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	<title>Vincenzo Luberto &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Catanzaro, anziana malata di Sla maltrattata in clinica. Lei denuncia via mail: nove arresti tra medici e infermieri</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2017/07/catanzaro-anziana-malata-di-sla-maltrattata-in-clinica-lei-denuncia-via-mail-nove-arresti-tra-medici-e-infermieri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jul 2017 17:56:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Maltrattavano una donna malata di Sla. L’hanno chiamata “Urla silenziose” ed è l’inchiesta che oggi ha portato all’arresto di nove persone tra cui un medico, diversi infermieri e operatori socio-sanitari della casa di cura San Vitaliano di Catanzaro, una struttura privata convenzionata con il servizio sanitario nazionale, specializzata nel trattamento delle malattie neuromuscolari – Sla e neurodegenerative. La casa di cura, di cui è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-12436" alt="clinica-sanvitaliano-catanzaro" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro.jpg" width="981" height="737" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro.jpg 981w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro-300x225.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro-359x270.jpg 359w" sizes="(max-width: 981px) 100vw, 981px" /></a><br />
Maltrattavano una donna malata di <strong>Sla</strong>. L’hanno chiamata “<strong>Urla silenziose</strong>” ed è l’inchiesta che oggi ha portato all’<strong>arresto di nove persone</strong> tra cui un medico, diversi infermieri e operatori socio-sanitari della <strong>casa di cura</strong> <strong>San Vitaliano di Catanzaro</strong>, una struttura privata convenzionata con il <strong>servizio sanitario nazionale</strong>, specializzata nel trattamento delle malattie neuromuscolari – Sla e neurodegenerative.</p>
<figure id="attachment_12360" aria-describedby="caption-attachment-12360" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-12360" alt="Il Procuratore Nicola Gratteri" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12360" class="wp-caption-text">Il Procuratore Nicola Gratteri</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">La casa di cura, di cui è proprietario il <strong>gruppo Citrigno</strong>, è al centro di un’indagine della sezione di polizia giudiziaria del <strong>Nisa </strong>e della <strong>Polizia di Stato</strong>. Su richiesta del procuratore <strong>Nicola Gratteri</strong>, dell’aggiunto <strong>Vincenzo Luberto</strong> e del sostituto <strong>Stefania Paparazzo</strong>, il gip <strong>Barbara Saccà</strong> ha disposto gli arresti domiciliari per gli indagati accusati <strong>maltrattamenti</strong> nei confronti di una paziente malata di <strong>Sla</strong> che negli ultimi cinque anni aveva sporto numerose denunce. I magistrati contestano al medico e gli infermieri anche le aggravanti dell’aver agito per <strong>motivi abbietti</strong>, ovvero per dispetto o per ritorsione a causa delle continue richieste di assistenza da parte della paziente, <strong>abusando dei poteri</strong> e violando i doveri inerenti alla loro funzione.</p>
<p style="text-align: justify;">La vittima è una donna, completamente paralizzata, che non aveva parenti o amici contrariamente alla maggior parte dei pazienti del reparto. Tuttavia, secondo gli inquirenti, è “una persona <strong>assolutamente vigile </strong>e percepisce coscientemente gli atti di scherno posti in essere nei suoi confronti”.  L’unico strumento a sua disposizione per comunicare con l’esterno era un computer da cui poteva inviare mail. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/13/catanzaro-malata-di-sla-offesa-e-maltrattata-in-clinica-puzzi-come-un-asino-qui-mi-stanno-ammazzando/3726730/" target="_blank">Ed è così che si è rivolta all’autorità giudiziaria denunciando le continue <strong>condotte vessatorie </strong>di cui è stata vittima.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Avviata le indagini, le <strong>intercettazioni ambientali</strong> disposte dalla Procura di Catanzaro sono riuscite a dimostrare quanto segnalava la paziente.  Tre anni di indagini e filmati nei quali si vede la donna rimproverata con “<strong>cinismo ed insensibilità</strong>”. Per i pm, la paziente ha subito “<strong>comportamenti persecutori</strong>, vessatori, a volte aggravati da rabbiosi insulti, posti in essere da parte di alcuni operatori sanitari del centro clinico”.  Tra le gravissime condotte perpetrate nei suoi confronti c’è lo <strong>spegnimento dell’audio</strong> del comunicatore. Oppure le spostavano semplicemente <strong>il monitor</strong>, così impedendo al lettore ottico di intercettare le sue pupille.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo, la paziente veniva privata non solo della sua voce ma anche della possibilità di impiegare il suo tempo attraverso attività quali <strong>la lettura</strong>, le ricerche su internet, <strong>telefonare ad un amico </strong>o ad un parente, leggere e scrivere e-mail.  Senza quel dispositivo elettronico posto di fronte al suo viso, la casa di cura “San Vitaliano” diventava per lei <strong>una sorta di prigione</strong> dove era costretta, inerme nel suo letto, a fissare una parete, nella piena consapevolezza di non poter comandare al suo corpo altro movimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comportamento degli indagati, quindi, ha imposto alla paziente  un regime di vita “<strong>doloroso e mortificante</strong>”, tale da cagionarle frequenti <strong>crisi di pianto </strong>e da impedirle, a seguito della privazione del dispositivo elettronico, di comunicare in qualsiasi modo, di svolgere le uniche attività possibili per la persona offesa e, soprattutto, comunicare con gli operatori e, finanche, di chiedere assistenza.  Secondo gli inquirenti, gli operatori sanitari “hanno agito con <strong>inciviltà</strong>, <strong>mancanza del sentimento di umanità e assoluta mancanza di rispetto delle regole dello Stato</strong> e in particolare di quelle regole che guidano l’esercizio della professione sanitaria”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le persone arrestate</strong> sono  Emanuela Caporale, 41 anni, di Lamezia Terme; Denisia Elena Rosu, 39 anni, nata in Romania e residente a Catanzaro; Giacinto Muraca, 38 anni, di Catanzaro; Tonino Bria, 35 anni, nato Cosenza ma residente a Luzzi; Antonio Di Bari, 29 anni, di Cosenza; Giovanni Presta, 55 anni, di San Lucido; Donatella Folino Gallo, 29 anni, di Soveria Mannelli; Caterina Ester, 30 anni, nata a Cosenza e residente a Rota Greca; Giuseppe Rotundo, 39 anni, di Catanzaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Il Fatto Quotidiano &#8211; servizio a cura di Lucio Musolino</p>
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		<title>Regione Calabria, pressioni cosche: chiesto arresto (non confermato dal Gip) di Michele Trematerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2015 12:45:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno arrestato 7 presunti elementi di spicco della cosca Lanzino-Ruà, tra i quali un ex consigliere comunale di Acri e alcuni imprenditori. La cosca avrebbe condizionato l&#8217;attività del Dipartimento Agricoltura della Regione Calabria e del Comune di Acri per ottenere appalti nel settore della forestazione. L&#8217;ex assessore all&#8217;Agricoltura [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9511" aria-describedby="caption-attachment-9511" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-trematerra-regione-calabria.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-9511" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-trematerra-regione-calabria.jpg" alt="michele trematerra-regione-calabria" width="795" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-trematerra-regione-calabria.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-trematerra-regione-calabria-300x175.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-trematerra-regione-calabria-460x270.jpg 460w" sizes="(max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9511" class="wp-caption-text">Michele Trematerra &#8211; ex Assessore all&#8217;Agricoltura della Regione Calabria</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">I carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno arrestato 7 presunti elementi di spicco della <strong>cosca Lanzino-Ruà,</strong> tra i quali un ex consigliere comunale di Acri e alcuni imprenditori. La cosca avrebbe condizionato l&#8217;attività del <strong>Dipartimento Agricoltura della Regione Calabria e del Comune di Acri</strong> per ottenere appalti nel settore della forestazione. L&#8217;ex <strong>assessore all&#8217;Agricoltura Michele Trematerra (Udc)</strong> è indagato in stato di libertà per concorso esterno in associazione mafiosa. <strong>I magistrati inquirirenti Vincenzo Luberto e Pierpaolo Bruni,</strong> titolari dell&#8217;inchiesta &#8220;Acheruntia&#8221; &nbsp;avevano <strong>chiesto l&#8217;arresto di Michele Trematerra,</strong> non confermato dal Gip che, però, traccia del politico Michele Trematerra una cornice assai poco lusinghiera che, per la prima volta in Calabria, fa emergere da parte della politica l&#8217;accusa, se pur morale, di tradimento nei confronti dei Cittadini e dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ordinanza emessa dal Gip si legge infatti:&nbsp;«Una vicenda in cui l&#8217;uomo politico, per di più chiamato a ricoprire un ruolo istituzionale di primo piano, quale quello di assessore regionale, <strong>tradendo gli elettori e l&#8217;intera popolazione calabrese</strong>, non esita a sviare, <strong>screditando il prestigio dell&#8217;istituzione che rappresenta</strong>, i propri poteri dai fini istituzionali, anteponendo il soddisfacimento di interessi (anche economici) personalistici del singolo beneficiario di turno a discapito del perseguimento del bene comune. Significativa in tal senso appare la vicenda legata a Gencarelli che conservava il proprio posto anche e soprattutto a fronte di resistenze dei membri dell&#8217;apparato che osteggiavano il mantenimento dell&#8217;incarico da parte di un soggetto inadatto a ricoprire il ruolo rivestito e che, per sua stessa ammissione, non svolgeva neanche le funzioni connesse all&#8217;incarico cui era preposto, disertando il luogo di lavoro e preoccupandosi di utilizzarlo solo come strumento per soddisfare i propri interessi». Young porn <a href="https://www.xxxtube1.com/categories/644/young">https://www.xxxtube1.com/categories/644/young</a> watch online.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, come giusto che sia, nel garantire un&#8217;informazione corretta e a garanzia dei Diritti dei Cittadini, ci si riserva di pubblicare le dichiarazioni dell&#8217;indagato appena questa dovessero essere rilasciate.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Stragi Delitti e Misteri&#8221; il libro di Arcangelo Badolati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2011 16:48:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Calabria crocevia di molti misteri italiani. Luogo in cui s&#8217;incrociano le storie del comandante generale dell&#8217;Arma, Enrico Mino, morto misteriosamente a bordo di un elicottero caduto sul monte Covello in provincia di Catanzaro e del terrorista neofascista Franco Freda, rimasto latitante a Reggio Calabria e poi aiutato dalla &#8216;ndrangheta a fuggire in Costarica. La [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1919" title="Arcangelo Badolati" alt="" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/arcangelo-badolati1.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/arcangelo-badolati1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/arcangelo-badolati1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/arcangelo-badolati1-250x140.jpg 250w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/arcangelo-badolati1-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" />La Calabria</strong> crocevia di molti misteri italiani. Luogo in cui s&#8217;incrociano le storie del comandante generale dell&#8217;Arma, <strong>Enrico Mino</strong>, morto misteriosamente a bordo di un elicottero caduto sul monte Covello in provincia di Catanzaro e del terrorista neofascista <strong>Franco Freda</strong>, rimasto latitante a <strong>Reggio Calabria</strong> e poi aiutato dalla &#8216;ndrangheta a fuggire in Costarica.<br />
<strong>La Calabria</strong> come terra in cui viene concluso un patto scellerato tra la destra eversiva guidata dal principe nero <strong>Junio Valerio Borghese</strong> e le cosche della mafia calabrese e siciliana per portare a termine un colpo di stato.<br />
<strong>La Calabria</strong> terra nella quale viene compiuta una delle stragi impunite che affollano il nostro Paese, quella provocata dal deragliamento del treno &#8220;Freccia del Sud&#8221; a Gioia Tauro che costò la vita a molte persone. Una strage coperta da depistaggi di ogni tipo ora svelati in tutta la loro diabolicità.<br />
<strong>La Calabria</strong> testimone pure della strage di Ustica perchè luogo nel quale finì il Mig libico abbattuto dai caccia occidentali che puntavano ad uccidere Muammar Gheddafi. La Calabria teatro d&#8217;un terribile delitto rimasto impunito: l&#8217;uccisione di una studentessa universitaria, Roberta Lanzino, violentata e uccisa in un giorno d&#8217;estate mentre andava al mare in motorino. Di tutto questo parla il volume &#8220;<strong>Stragi, delitti e misteri</strong>&#8221; edito dalla <strong>Pellegrini</strong> nella collana &#8220;<strong>Mafie</strong>&#8221; diretta da <strong>Antonio Nicaso</strong>. Il testo, scritto da <strong>Arcangelo Badolati</strong>, caposervizio del quotidiano <strong>Gazzetta del Sud</strong> e autore di altri 12 libri sui fenomeni criminali calabresi, consta di 237 pagine e reca la <strong>prefazione</strong> del <strong>procuratore aggiunto antimafia</strong> di <strong>Reggio Calabria</strong>, <strong>Nicola Gratteri</strong> e l&#8217;introduzione dell&#8217;inviato della Rai, <strong>Pietro Melia</strong>. Il volume sarà presentato venerdì 20, alle 16,30, nella sala della Camera di Commercio di Cosenza. Saranno presenti il prefetto della città dei Bruzi, <strong>Raffaele Cannizzaro</strong>, i procuratori della Repubblica di Paola, <strong>Bruno Giordano</strong>; di Castrovillari, <strong>Franco Giacomantonio</strong>; di Cosenza, <strong>Dario Granieri</strong>; di Rossano, <strong>Leonardo Leone de Castris</strong>, il pm antimafia della Dda di Catanzaro, <strong>Vincenzo Luberto</strong>, il procuratore aggiunto antimafia di Reggio Calabria, <strong>Nicola Gratteri</strong>; <strong>padre Michele Cordiano</strong>, responsabile della <strong>Fondazione &#8220;Cuore Immacolato di Maria &#8211; Rifugio delle anime&#8221;</strong> fondata da <strong>Natuzza Evolo</strong>, <strong>cui andranno tutti i diritti di autore dell&#8217;opera</strong>, l&#8217;inviato della Rai, Pietro Melia. L&#8217;incontro, che sarà introdotto dal presidente della Unione delle Camere di Commercio calabresi, <strong>Giuseppe Gaglioti</strong>, verrà moderato da <strong>Attilio Sabato</strong>, consigliere nazionale dell&#8217;Ordine dei giornalisti e direttore di Teleuropa network. Interverranno, inoltre, il provveditore agli Studi, Luigi Troccoli, ed i rappresentanti di tutte le scuole medie superiori del Cosentino.<br />
<strong>Arcangelo Badolati</strong> nel volume rivela, attraverso testimonianze e documenti, i retroscena della tragica morte del comandante generale dei carabinieri, Enrico Mino, ricostruendo il contesto storico, politico e criminale di quegli anni. L&#8217;alto ufficiale che temeva d&#8217;essere ucciso, aveva gestito la difficile fase della fuga dall&#8217;ospedale militare di Roma del criminale nazista Herbert Kappler, stava lavorando a un progetto di riforma dell&#8217;Arma ed era autore del rapporto che svelava l&#8217;appartenenza alla massoneria deviata di alti prelati del Vaticano. Mino era arrivato in Calabria per fare il punto sulla lotta alla &#8216;ndrangheta ed i sequestri di persona. L&#8217;elicottero su cui viaggiava si schiantò alla pendici del Monte Covello a causa &#8211; si disse all&#8217;epoca &#8211; della nebbia.<br />
Nel libro vengono poi ripercorse tutte le fasi della strage di Ustica e del misterioso ritrovamento, il 18 luglio del 1980, in Sila, di un Mig libico.<br />
<strong>Arcangelo Badolati</strong> riporta le rivelazioni fatte, poco prima di morire, dal presidente emerito della Repubblica, <strong>Francesco Cossiga</strong> e da <strong>Massimo Ciancimino</strong>, figlio dell&#8217;ex sindaco di Palermo, Vito. Non solo: in relazione al Mig presenta decine di testimonianze che confermano come la data di ritrovamento del velivolo militare non coincida con quella della reale caduta. Nel testo sono inoltre riportati documenti dei servizi segreti ed i risultati delle indagini svolte dal giudice istruttore Rosario Priore.<br />
Alla strategia della tensione ed ai rapporti tra la criminalità organizzata calabrese e la destra eversiva e golpista sono poi dedicate decine di pagine con testimonianze dirette dei protagonisti dell&#8217;epoca che riferiscono del progetto di colpo di stato che avrebbe dovuto coinvolgere i mafiosi locali e quelli siciliani e gli uomini del principe Junio Valerio Borghese. In merito sono anche riportate le dichiarazioni rese dal capo dei corleonesi Luciano Liggio, da <strong>Tommaso Buscetta</strong>, dal mammasantissima reggino, Giacomo Ubaldo Lauro, dall&#8217;ordinovista Vincenzo Vinciguerra. In questo complesso contesto venne pure pianificata la strage di Gioia Tauro. Una strage provocata con una carica di esplosivo ­- come rivelato allo scrittore da uno degli autori &#8211; e fatta invece passare all&#8217;epoca come un deragliamento del treno la &#8220;Freccia del Sud&#8221; provocato da un guasto meccanico.<br />
<strong>Arcangelo Badolati</strong> produce confessioni e relazioni tecniche che dimostrano definitivamente il contrario. Ampio spazio è poi dedicato ad una superloggia massonica istituita a Reggio Calabria con l&#8217;avallo del neofascista Franco Freda e del boss palermitano Stefano Bontate, che avrebbe dovuto controllare appalti e politica in riva allo Stretto. Il terrorista nero si nascose nella città calabrese per lungo tempo come rivela il pentito Filippo Barreca e venne aiutato ad espatriare dalla &#8216;ndrangheta. Badolati riporta le dichiarazioni di Barreca e le lettere che Freda scrisse ai suoi complici calabresi quando già si trovava in centro America.<br />
A un &#8220;giallo&#8221; rimasto per più di vent&#8217;anni insoluto è dedicato l&#8217;ultimo capitolo. L&#8217;autore ricostruisce, infatti, la dinamica dell&#8217;assassinio di Roberta Lanzino, una studentessa universitaria violentata e uccisa nel luglio del 1988 lungo la strada che collega Rende a San Lucido. Per il delitto, grazie a un&#8217;abile opera di depistaggio smascherata da Badolati, vennero incriminati e mandati a giudizio tre pastori innocenti. Grazie alle confessioni rese dall&#8217;ex capobastone di Cosenza, Franco Pino, e alle testimonianze del fratello di una donna strangolata nel 1990 perchè a conoscenza dei nomi dei veri autori del barbaro crimine, lo scrittore disegna lo scenario reale entro il quale maturò il delitto. Nel libro vi sono le dichiarazioni del padre di Luigi Carbone, scomparso per lupara bianca, e indicato come uno degli assassini della studentessa, che accusa il complice del figlio. Toccante, infine, quanto testimoniato a Badolati dai genitori della studentessa che sperano di ottenere finalmente giustizia.</p>
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