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	<title>terra e gusto &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Ue, pecorino Monte Poro iscritto a registro Dop</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 10:44:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food&Drink]]></category>
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					<description><![CDATA[La Commissione europea ha approvato la richiesta di iscrizione del Pecorino del Monte Poro nel registro delle denominazioni di origine protette (Dop). Il Pecorino del Monte Poro è un formaggio di latte di pecora calabrese ed è ottenuto da latte crudo e intero di pecora. I suoi aromi di fiori selvatici, macchia mediterranea e fieno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14720" aria-describedby="caption-attachment-14720" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecorinomonteporo.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-14720" alt="Pecorino di Monte Poro" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecorinomonteporo.jpg" width="700" height="525" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecorinomonteporo.jpg 700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecorinomonteporo-300x225.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecorinomonteporo-359x270.jpg 359w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14720" class="wp-caption-text">Pecorino di Monte Poro</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">La Commissione europea ha approvato la richiesta di iscrizione del Pecorino del Monte Poro nel registro delle denominazioni di origine protette (Dop).<br />
Il Pecorino del Monte Poro è un formaggio di latte di pecora calabrese ed è ottenuto da latte crudo e intero di pecora. I suoi aromi di fiori selvatici, macchia mediterranea e fieno provengono dai pascoli del Monte Poro particolarmente ricchi di essenze aromatiche e fragranti. Sono questi arbusti ed essenze vegetali che conferiscono al prodotto le caratteristiche che lo distinguono dagli altri formaggi a base di latte di pecora. Questa nuova denominazione si unirà agli oltre 1.480 prodotti agricoli già protetti, in eAmbrosia, il database dei prodotti a indicazione geografica dell&#8217;Unione europea.<br />
Con il riconoscimento assegnato al formaggi tipico del Vibonese da oggi salgono a 13 le Dop calabresi, cui si aggiungono le 6 Igp (Indicazioni Geografiche Protette) e 267 specialità tradizionali garantite. (ANSA).</p>
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		<title>Da Trieste a Polignano a Mare, iniziano  i food reportage di Cucina Corriere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2017 17:46:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cibo]]></category>
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					<description><![CDATA[Un viaggio nei sapori dell’Italia contemporanea, fra storie di impegno, passione e successo. Visitando ristoranti, stellati e non, ma anche bar, pasticcerie e produttori. Sia locali e imprese in cui vive la tradizione (che si rinnova di generazione in generazione), che attività nuove, nate da idee giovani, accomunate dal desiderio di valorizzare il proprio territorio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tour-enogastronomico.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-12188" alt="tour enogastronomico 3.0" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tour-enogastronomico.jpg" width="638" height="400" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tour-enogastronomico.jpg 638w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tour-enogastronomico-300x188.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tour-enogastronomico-430x270.jpg 430w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></a><br />
Un viaggio nei sapori dell’Italia contemporanea</strong>, fra storie di impegno, passione e successo. Visitando ristoranti, stellati e non, ma anche bar, pasticcerie e produttori. Sia locali e imprese in cui vive la tradizione (che si rinnova di generazione in generazione), che attività nuove, nate da idee giovani, accomunate dal desiderio di valorizzare il proprio territorio e i suoi prodotti. È la nostra nuova serie di «Food reportage», il format che «Cucina Corriere» ha ideato assieme a «Pastificio Garofalo», main sponsor dell’iniziativa, e che ogni anno ci consente di raccontare pezzi d’Italia attraverso immagini, indirizzi gourmet e consigli gastronomici. La nostra intenzione è quella di offrirvi dieci valide guide per i vostri (gustosissimi) week end in Italia. Per fare in modo, però, che questo <strong>tour enogastronomico 3.0</strong> fosse speciale, ci siamo affidati a due bravissime fotografe, <strong>Claudia Ferri e Stefania Giorgi</strong>, che vi racconteranno il nostro territorio. Dieci tappe, dieci luoghi, dieci gusti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si comincia da Cortina d’Ampezzo</strong>. Rifugio Averau, tempio della chef Paola De Lorenzi, che è la tappa fissa di chi voglia provare un’esperienza gourmet in vetta. Qui si cucina il cappello di alpino, un raviolo verde, a punta, ripieno di formaggi, con, al posto della piuma, una foglia di timo. Ancora, il ristorante El Brite de Larieto, che ha un suo caseificio e utilizza solo prodotti della propria azienda agraria. Lo chef è l’ex campione di sci Riccardo Gaspari, allievo e amico di Massimo Bottura. Poi il Tivoli, unico ristorante stellato cortinese, in cui i prodotti della montagna vengono uniti ad esempio al pesce: dando vita agli gnocchi di patate ripieni di baccalà, serviti in una crema di funghi cantarelli e polvere di capperi, per donargli la giusta sapidità. E poi l’aperitivo dell’Hotel Cortina. Ancora, la Pasticceria Alverà, in cui dolci some lo strudel sono scomposti, modificati e trasformati in coloratissimi pasticcini mignon.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Seconda tappa Trieste</strong>. La tradizione del caffè, i buffet dove dominano ancora i sapori della cucina slava, pasticcerie d’impronta austroungarica, in cui si prepara la Torta Dobos: dolce ungherese con sei strati di pasta con crema al caramello. Un salto alla drogheria Toso, ferma a un secolo fa, in cui si vendono ancora sfusi té e spezie. Ma anche l’Antico Caffè San Marco, dove in periodo austroungarico si ritrovavano i patrioti italiani, e dove oggi gastronomia e cultura si incontrano grazie al gestore, l’editore italo-greco Alexandros Delithanassis .</p>
<p><strong>Si prosegue con Bergamo.</strong> Il Conero. E poi la zona gastronomicamente opulenta del Cilento (abbiamo girovagato da Paestum a Castellabate). Qui abbiamo assaggiato la mozzarella biologia della Tenuta Vanullo. La pasta fresca della tradizione: cavatelli, lagane e fusilli de La Dispensa di San Salvatore. Le ricette dello stellato Peppe Stanzione de Le Trabe. I sottolio Maida (speciali i carciofini piccolissimi, colti al punto di maturazione ideale). Ma anche i cannoli di pistacchio con cialda di mandorle caramellate de La Torretta di Marina di Castellabate.</p>
<p><strong>Altra tappa sarà Alba</strong>, dove il tartufo regna sovrano.<strong> Ma anche l’Abruzzo</strong>: da Castel di Sangro a Sulmona; Il Reale del tristellato Niko Romito; i confetti Rapone (confettari da 10 generazioni), i formaggi di Gregorio Rotolo. E poi, non volevate fare un tuffo nella Costiera Sorrentina? Noi vi racconteremo il meglio di Vico Equense, Sorrento, Massa Lubrense&#8230; La torrefazione Maresca, dove il caffè è ancora tostato a legna a Piano di Sorrento. La delizia al limone di Gabriele Cuomo a Vico. La Pizza a Metro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chiudiamo con la Puglia (Polignano a Mare) e la Basilicata (Matera).</strong> Inoltre, per ogni regione, sarà disponibile una video ricetta di Racconti di Cucina con un piatto legato al tema del reportage. Per imparare a preparare ricette quasi dimenticate come gli gnocchi di patate alle susine o i gemelli con peperoni cruschi. Chi desidera poi approfondire le tradizioni regionali troverà nella sezione «Fud Week» una guida online che illustra attraverso schede i prodotti dei vari territori, selezionati dalla redazione Cucina tra i tanti raccolti su «Gente del Fud», il portale sul cibo italiano creato dal «Pastificio Garofalo». Insomma, da questa settimana, ogni giovedì state con noi (<a href="http://cucina.corriere.it/reportage/">troverete i food reportage a questo link</a>). Saremo la vostra (gastro) guida.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Corriere.it a cura di Gabriele Principato</p>
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		<title>Chiara e il Vino anti terremoto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2017 17:39:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Aiutate l’Umbria ad aiutare gli umbri”. Chiara Lungarotti è tornata dal Vinitaly di Verona nella sua Torgiano, dove guida la cantina di famiglia, assieme alla sorella Teresa e alla madre Maria Grazia. Non ha trovato le folle di turisti di primavera che assaggiano e visitano il Museo che secondo il New York Times è il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_12176" aria-describedby="caption-attachment-12176" style="width: 726px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-12176" alt="Chiara Lungarotti" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti.jpg" width="726" height="400" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti.jpg 726w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti-300x165.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti-480x264.jpg 480w" sizes="(max-width: 726px) 100vw, 726px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12176" class="wp-caption-text">Chiara Lungarotti</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">“<em>Aiutate l’Umbria ad aiutare gli umbri</em>”. <strong>Chiara Lungarotti</strong> è tornata dal <strong>Vinitaly di Verona</strong> nella sua Torgiano, dove guida la cantina di famiglia, assieme alla sorella Teresa e alla madre Maria Grazia.</p>
<figure id="attachment_12181" aria-describedby="caption-attachment-12181" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/le-vigne-di-turrita-di-montefalco.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12181" alt="Le Vigne di Turrita di Montefalco" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/le-vigne-di-turrita-di-montefalco.jpg" width="1000" height="667" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/le-vigne-di-turrita-di-montefalco.jpg 1000w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/le-vigne-di-turrita-di-montefalco-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/le-vigne-di-turrita-di-montefalco-404x270.jpg 404w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12181" class="wp-caption-text">Le Vigne di Turrita di Montefalco</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Non ha trovato le folle di turisti di primavera che assaggiano e visitano il Museo che secondo il New York Times è il migliore al mondo sul vino. Dal 24 agosto scorso, quando un rombo di magnitudo 6 ha scosso Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e Accumuli (Rieti), l’Umbria è finita in un cono d’ombra. “E’ come se fossimo in un secondo cratere: nel 95% della regione non ci sono stati stati danni, ma a crollare è stato il turismo”. Ristoranti e musei non sono più pieni, le visite e gli acquisti nelle cantine sono state colpite da questo effetto collaterale. Per questo Chiara Lungarotti lancia il suo appello agli italiani: tornate in Umbria, aiutate gli umbri.</p>
<figure id="attachment_12179" aria-describedby="caption-attachment-12179" style="width: 907px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-Tenuta-di-torgiano.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12179" alt="La Tenuta di Torgiano" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-Tenuta-di-torgiano.jpg" width="907" height="605" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-Tenuta-di-torgiano.jpg 907w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-Tenuta-di-torgiano-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-Tenuta-di-torgiano-404x270.jpg 404w" sizes="auto, (max-width: 907px) 100vw, 907px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12179" class="wp-caption-text">La Tenuta di Torgiano</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Qui si scrutano i terremoti da secoli. “A Perugia, nell’abbazia di San Pietro – spiega la vignaiola – c’è padre Mariano, sa tutto sulle scosse, guida l’Osservatorio sismico Bina dove c’è un sismografo a pendolo del 1751, il più antico d’Italia. Padre Mariano nel 1997 riuscì a presagire quello che poi accadde e corse dal prefetto. Non era una previsione, ma un timore purtroppo azzeccato”.<br />
Chiara Lungarotti mostra i muri dell’azienda: “Nemmeno una crepa”. E sembra di sentire lo scrittore John Fante raccontare il suo Abruzzo e la “gente che mi somiglia, gente piccola che quando fa una casa con tutto l’universo dentro, è capace di resistere anche al Diluvio universale”. La donna del vino racconta: “Papà Giorgio costruì questo edifico nel 1964, portò i suoi operai da fuori regione, disse che voleva una casa di cui fidarsi. Ed eccola qui, neppure un segno dopo le scosse”. Slow Food, pochi giorni fa, ha lanciato un appello: “se non ve la sentite di visitare le cantine perché temete nuove scosse, comprate in vino di Umbria, Abruzzo e Marche nelle enoteche delle vostre città, sostenete i vignaioli in difficoltà, se lo meritano”.</p>
<figure id="attachment_12182" aria-describedby="caption-attachment-12182" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-sede-della-cantina.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12182" alt="La sede della Cantina" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-sede-della-cantina.jpg" width="1000" height="750" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-sede-della-cantina.jpg 1000w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-sede-della-cantina-300x225.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-sede-della-cantina-360x270.jpg 360w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12182" class="wp-caption-text">La sede della Cantina</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Tra i possibili acquisti c’è l’ultimo nato in casa Lungarotti. Si chiama Ilbio, un Sagrantino 2015 dalla Tenuta di Montefalco. Un vino che conferma la svolta ambientale anche di antiche cantine italiane: Antinori, ad esempio, ha appena acquistato Capraia, azienda bio con 45 ettari di viti, a Castellina, nel Chianti Classico (“Tutte le nostre aziende sono sostenibili, ma questo è un passo avanti in una strada, come il biologico, che tutti devono percorrere”), ha detto la presidente Albiera Antinori al “Corriere Fiorentino”.</p>
<figure id="attachment_12183" aria-describedby="caption-attachment-12183" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12183" alt="Chiara Lungarotti" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti1.jpg" width="900" height="873" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti1.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti1-300x291.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti1-278x270.jpg 278w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/chiara-lungarotti1-50x50.jpg 50w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12183" class="wp-caption-text">Chiara Lungarotti</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il bio di Lungarotti,</strong> un Igt Umbria, “come ogni Sagrantino riflette più il produttore che la provenienza”, dice Lungarotti, “lo abbiamo voluto morbido e piacevole. Il Sagrantino può diventare un cavallo selvaggio. L’abbiamo domato. Ci pensavamo da anni, durante le prove lo chiamavano il vino bio. Nessuna fantasia. Abbiamo continuato così, mettendo nell’etichetta la pianta catastale della zona da cui arriva, Turrita di Montefalco, certificata bio da tre anni”. Solo diecimila bottiglie per questa prima incursione nel pianeta biologico di Lungarotti. Un bel color rubino, un profumo di frutti rossi, nel bicchiere i tannini si fanno sentire: un vino piacevole che promette di resistere bene agli anni.<br />
Nonostante il calo di turisti in Umbria, Chiara Lungarotti continua a ricevere gli appassionati del vino e a vendere in cantina circa il 10% delle bottiglie. Ne produce 2,5 milioni. Sei bottiglie su dieci vengono vendute in Italia, un mercato in crescita del 2,6% nel 2016. Una storica cantina che si evolve per stare al passo con i tempi e assomiglia alla resistente casa di John Fante “con dentro tutto l’universo” della gente che l’ha costruita.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Corriere.it a cura di Luciano Ferraro</p>
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		<title>Euro 2016 ispira chef stellato, ecco &#8216;Spaghetto d&#8217;Italia&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jun 2016 22:44:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terra&Gusto]]></category>
		<category><![CDATA[chef stellato]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno spaghetto tricolore, dal bianco del formaggio locale (mascarpa ossolana), al rosso del pomodoro al verde del cavolo o broccolo utilizzati per il condimento. E&#8217; questa la nuova creazione, in omaggio agli Azzurri impegnati negli europei di calcio, proposta nel suo ristorante sulle acque del lago di Mergozzo a Verbania dallo chef bistellato Marco Sacco. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/spaghetti-euro2016.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-10962" alt="spaghetti-euro2016" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/spaghetti-euro2016.jpg" width="780" height="488" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/spaghetti-euro2016.jpg 780w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/spaghetti-euro2016-300x187.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/spaghetti-euro2016-431x270.jpg 431w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /></a>Uno <strong>spaghetto tricolore,</strong> dal bianco del formaggio locale (mascarpa ossolana), al rosso del pomodoro al verde del cavolo o broccolo utilizzati per il condimento. E&#8217; questa la nuova creazione, in omaggio agli Azzurri impegnati negli europei di calcio, proposta nel suo ristorante sulle acque del lago di Mergozzo a Verbania dallo chef bistellato <strong>Marco Sacco</strong>.<br />
Un piatto dedicato all&#8217;orgoglio italiano &#8211; spiega lo chef &#8211; capace di unire Nord e Sud, creato dalla simbiosi di due culture culinarie. Marco Rispo, sous-chef originario di Napoli, lo spaghetto lo vuole saltato in bianco, condito con polvere di pomodoro essiccato. Marco Sacco, più piemontese, prende il formaggio mascarpa ossolana, lo trasforma in una crema bianca e spumeggiante e infine il cavolo nero (in alternativa il broccolo veneto) scottato nell&#8217;acqua bollente e raffreddato nel ghiaccio.<br />
Questo piatto, annuncia Sacco, sarà inoltre &#8216;esportato&#8217; come emblema del made in Italy nei suoi numerosi viaggi soprattutto in Estremo Oriente dove lo chef è molto conosciuto e dove di reca spesso in qualità di ambasciatore dell&#8217; alta cucina italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte ANSA</p>
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		<title>Langhe-Roero e Monferrato patrimonio Unesco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2014 10:52:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, in Piemonte, sono patrimonio mondiale dell&#8217;umanità. Il sì definitivo alla candidatura è arrivato dal comitato dell&#8217;Unesco, riunito a Doha, nel Qatar. E&#8217; il 50/o sito italiano che ottiene il riconoscimento: il primo, nel 1979, erano stati i luoghi dell&#8217;Arte rupestre della Val Camonica.  L&#8217;Italia &#8211; prima al mondo per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_7892" aria-describedby="caption-attachment-7892" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/terraegusto-piemonte-viticoltura.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-7892" alt="terraegusto-piemonte-viticoltura" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/terraegusto-piemonte-viticoltura.jpg" width="795" height="303" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/terraegusto-piemonte-viticoltura.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/terraegusto-piemonte-viticoltura-300x114.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/terraegusto-piemonte-viticoltura-480x182.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7892" class="wp-caption-text">Paesaggi Langhe-Roero e Monferrato patrimonio Unesco</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">I <strong>paesaggi vitivinicoli</strong> di <strong>Langhe-Roero e Monferrato,</strong> in Piemonte, sono <strong>patrimonio mondiale dell&#8217;umanità</strong>. Il sì definitivo alla candidatura è arrivato dal comitato dell&#8217;Unesco, riunito a Doha, nel Qatar. E&#8217; il 50/o sito italiano che ottiene il riconoscimento: il primo, nel 1979, erano stati i luoghi dell&#8217;Arte rupestre della Val Camonica.  L&#8217;Italia &#8211; prima al mondo per numero di siti riconosciuti dall&#8217;organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;educazione, la scienza e la cultura, ra 50 &#8211; iscrive per prima nelle World Heritage List dei luoghi più belli del pianeta un&#8217;area geografica premiata per la cultura legata al vino.</p>
<p style="text-align: justify;">Neppure le rinomate colline francesi dove si producono lo Champagne od il Bordeaux ci sono ancora arrivate. Il Piemonte è arrivata al traguardo con una candidatura nata dieci anni fa, a Canelli, nelle cantine che sono chiamate le &#8216;cattedrali sotterranee&#8217;, decollata nel 2008 con il protocollo d&#8217;intesa firmato da Regione, Province di Alessandria, Asti e Cuneo e dal ministero dei Beni Culturali. Strada facendo si è poi aggiunto il ministero delle Politiche Agricole.</p>
<p style="text-align: justify;">Dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte fanno parte tre aree nelle Langhe, due nell&#8217;Alto Monferrato, un&#8217;altra, infine, nel Basso Monferrato. Sono le colline dove i doni della natura ed il sapiente lavoro di generazioni e generazioni di uomini, ogni anno portano a staccare dalle vigne i grappoli d&#8217;uva che poi diventeranno Barolo, Barbaresco, Asti spumante, noti in tutto il mondo, ma anche altri vini molto amati.</p>
<p style="text-align: justify;">E dove la terra è generosa dei tartufi più pregiati. Colline raccontate da grandi scrittori &#8211; Pavese, Fenoglio, Pavese &#8211; custodi di straordinarie bellezze e di grandi tradizioni legate alla terra, di storiche cantine e castelli. Sono sei i territori d&#8217;eccellenza entrati nell&#8217;Heritage List dell&#8217;Unesco: la Langa del Barolo, il Castello di Grinzane Cavour, le Colline del Barbaresco, Nizza ed il Barbera, Canelli e l&#8217;Asti spumante, il Monferrato degli Infernotti. Un&#8217;area in tre province, che copre un&#8217;estensione di 10.789 ettari in 29 Comuni. Il dossier piemontese è stato curato da Siti, associazione fondata dal Politecnico di Torino con la Compagnia di San Paolo. La strada verso il sì dell&#8217;Unesco alla candidatura piemontese era stata aperta, a fine aprile, dal parere positivo dell&#8217;Icomos, l&#8217;organismo indipendente che valuta le candidature per la lista Unesco: &#8220;I paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato &#8211; sono unici per la sua armonia e per l&#8217;efficace bilanciamento tra qualità estetiche del paesaggio rurale, architetture e costruzioni storiche, ed antica e autentica tradizione della viticoltura&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte ANSA</p>
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