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	<title>Svezia &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Crisi: UE, 150 Mld a FMI, ma Londra dice &#8220;No&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 21:07:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alla zona Euro servivano 200 miliardi di euro per aumentare le risorse del Fondo monetario internazionale e indirettamente aiutare i Paesi dell&#8217;Euro in difficoltà. Ne ha trovati 150 di cui Italia ne metterà 23,48, mentre la Gran Bretagna si è di nuovo chiamata fuori dal gioco. La riunione telefonica dei ministri dell&#8217;Economia dell&#8217;Eurogruppo, poi allargata a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_3626" aria-describedby="caption-attachment-3626" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/2011/12/crisi-ue-150-mld-a-fmi-ma-londra-dice-no/economia-8/" rel="attachment wp-att-3626"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-3626" title="Crisi Finanziaria" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/economia2.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/economia2.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/economia2-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/economia2-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-3626" class="wp-caption-text">Crisi Finanziaria</figcaption></figure>
<p>Alla zona Euro servivano 200 miliardi di euro per aumentare le risorse del Fondo monetario internazionale e indirettamente aiutare i Paesi dell&#8217;Euro in difficoltà. Ne ha trovati 150 di cui Italia ne metterà 23,48, mentre la Gran Bretagna si è di nuovo chiamata fuori dal gioco.</p>
<p>La riunione telefonica dei ministri dell&#8217;Economia dell&#8217;Eurogruppo, poi allargata a tutti i 27, è riuscita a strappare promesse per 150 miliardi di euro a 13 Paesi di Eurolandia (fuori l&#8217;Estonia e quelli sotto programma ovvero Irlanda, Portogallo e Grecia) ma non ha potuto assicurare il contributo di Londra, refrattaria da sempre a qualunque mezzo, anche indiretto, per aiutare i suoi vicini della moneta unica. L&#8217;Italia sarà il terzo maggiore contribuente mettendo a disposizione il 15,66% dei 150 miliardi totali, dopo la Germania che metterà 41,5 miliardi (27,67% del totale) e Parigi con 31,4 (20,94% del totale). Quarto contribuente la Spagna con 14,86 miliardi di euro, davanti all&#8217;Olanda con 13,61 miliardi. Il Belgio è sesto con 9,99 miliardi. Ma non saranno i soli: anche la Repubblica Ceca, la Danimarca, la Polonia e la Svezia hanno indicato la loro volontà di partecipare al rafforzamento del Fmi, ma per alcuni, come per la Svezia, è necessario sottoporre la questione ai Parlamenti nazionali prima di poter prendere una posizione. In ogni caso, secondo il presidente dell&#8217;Eurogruppo Jean Claude Juncker, sono i Paesi dell&#8217;Euro a dover dimostrare &#8220;una particolare responsabilità in questa circostanza&#8221;. Se non l&#8217;obiettivo di raggiungere 200 miliardi di euro, l&#8217;Europa ha almeno rispettato la scadenza che si era data: il 9 dicembre, i leader dei 27 avevano annunciato che avrebbero trovato i fondi per rafforzare l&#8217;Fmi entro dieci giorni. E oggi é arrivata la conferma, a riprova della volontà di fare in fretta che l&#8217;Eurozona vuole dimostrare, per rassicurare i mercati, i partner internazionali e cercare di riportare le borse in territorio positivo. Ma come già il 9 dicembre, la volontà dell&#8217;Europa si scontra con quella della Gran Bretagna. Il cancelliere dello scacchiere George Osborne, durante la teleconferenza con i suoi colleghi, ha detto un nuovo &#8216;no&#8217;: Londra, a cui l&#8217;Europa aveva chiesto 30 miliardi di euro, non è disposta ad aumentare il suo contributo al Fmi e ha rimandato qualunque decisione al prossimo G20, dimostrando ancora una volta di sentirsi più vicina ai partner oltreoceano che a quelli oltremanica. Prima di versare altri soldi al Fondo, la Gran Bretagna vuole che prima di tutto che l&#8217;Eurozona rafforzi il fondo salva-Stati Efsf. L&#8217;aumento delle quote del Fmi è il &#8216;trucco&#8217; che l&#8217;Europa ha trovato per cercare di costruire un &#8216;firewall&#8217; credibile, ovvero un&#8217;arma sufficientemente potente da contrastare un eventuale fallimento di un Paese più grande della Grecia. Quello che chiedono i mercati, secondo gli analisti, è proprio &#8216;cash&#8217; pronto a sostenere i Paesi in difficoltà. Non austerità, non complicate riforme dei Trattati per aumentare il rigore e la disciplina di bilancio. Per rassicurare gli investitori, occorre dimostrare loro che anche se un Paese dovesse crollare sotto il suo debito, c&#8217;é qualcuno pronto a garantire per lui. Per il presidente della Bce Mario Draghi, come ha ricordato anche oggi, quel &#8216;firewall&#8217; dovrebbe essere il fondo salva-Stati Efsf e poi l&#8217;Esm, cioé la sua versione permanente che è stata anticipata a metà 2012 invece di entrare in vigore nel 2013. Ma tutte le decisioni per rafforzare il fondo non hanno mai convinto abbastanza i mercati, per cui l&#8217;Europa ha volto lo sguardo al Fmi, guardiano sufficientemente rassicurante, dotato ora di 150 miliardi in più, ovvero il 20% in più della precedente quota di partecipazione di Eurolandia.</p>
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