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	<title>stato &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>«Riina, lei è catturato per mano dei carabinieri»: trent&#8217;anni fa l&#8217;arresto del capo dei capi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2023 16:26:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[di Virgilio Fagone &#8211; Fonte Il Giornale di Sicilia/ La cattura del boss corleonese Salvatore Riina segnò il primo passo della offensiva dello Stato contro Cosa nostra dopo le stragi del ’92 in cui caddero i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino assieme agli agenti di scorta. Sono passati trent’anni da quel 15 gennaio del 1993, [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">di Virgilio Fagone &#8211; Fonte Il Giornale di Sicilia/</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cattura del boss corleonese Salvatore Riina segnò il primo passo della offensiva dello Stato contro Cosa nostra dopo le stragi del ’92 in cui caddero i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino assieme agli agenti di scorta. Sono passati trent’anni da quel 15 gennaio del 1993, quando i carabinieri intercettarono l’auto del capomafia appena uscita dal residence di via Bernini in cui viveva da tempo con la famiglia e misero le mani sul superlatitante, che era riuscito a sfuggire alla cattura per 24 anni. Riina, seduto sul sedile del passeggero di un’anonima Citroen Zx grigia, guidata da Salvatore Biondino, fu bloccato quando mancava poco alle 8,30 e l’auto aveva appena superato il motel Agip su via Regione Siciliana. <strong>Il capitano Ultimo aprì lo sportello: «Riina, lei è catturato per mano dei carabinieri».</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La cattura di Salvatore Riina si è portata dietro una serie di misteri, a cominciare da quello sulla mancata perquisizione sul covo di via Bernini sino alla cosiddetta <strong>trattativa tra Stato e mafia</strong> <strong>per fare cessare la stagione delle bombe</strong>. Il boss corleonese, che ha trascorso in carcere quasi un quarto di secolo sommerso da decine di ergastoli, è considerato l’artefice di quella sanguinaria stagione del terrore a suon di morti ammazzati e attentati condotta a cominciare dagli anni Settanta, quando i corleonesi presero il dominio di Cosa nostra con una guerra interna ai clan che lasciò sul terreno circa tremila vittime. Un’epoca in cui venne scagliata un’offensiva anche contro magistrati, investigatori, politici e giornalisti, falciati dal piombo mafioso. Molti di questi delitti, messi a segno in un periodo in cui la Sicilia era governata da un perverso accordo di potere politico-affaristico-mafioso, sono ancora avvolti dal mistero riguardo al movente e anche, in alcuni casi, agli esecutori materiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quel 15 gennaio del ’93, alla vigilia dell’insediamento alla guida della Procura del capoluogo di Giancarlo Caselli, Riina fu subito portato nella caserma e i carabinieri gli scattarono una foto sotto il ritratto del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.</strong> Tarchiato, (tanto da essere soprannominato «’u curtu»), infagottato in un abito da contadino con una sciarpa al collo, disse di avere fatto per anni l’agricoltore e sostenne di avere appreso dell’esistenza della mafia solo da giornali e tv. Mai un cedimento, mai un colloquio con i magistrati, un atteggiamento che non ha mutato. Ed ha sempre ostentato un comportamento da irriducibile. Fu lui, secondo l’accusa, a pianificare la stagione delle stragi all’indomani della sentenza definitiva del maxiprocesso, primo storico colpo contro Cosa nostra, decidendo di arrivare alla <strong>«resa dei conti»</strong> nei confronti di tutti coloro che avevano dato assicurazione che, alla fine, sarebbe stato possibile evitare gli ergastoli già inflitti ma anche dei magistrati che avevano incardinato lo storico procedimento con oltre 400 imputati. <strong>Il primo a essere ucciso fu l’esponente Dc Salvo Lima.</strong> Poi a maggio e a luglio vennero piazzate le bombe a Capaci e in via D’Amelio per eliminare Falcone e Borsellino. Azioni terroristiche che provocarono la durissima reazione dello Stato. E pochi mesi dopo l’imprendibile Salvatore Riina finì in trappola.</p>
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		<title>Il Coordinamento &#8220;Riferimenti&#8221; restituisce allo Stato i beni confiscati ai Mancuso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2018 16:56:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[I Beni Confiscati alla Cosca Mancuso ed affidati al Coordinamento Antimafia Riferimenti, ritornano al Mittente. Vogliono cosi&#8217; e cosi&#8217; sia. Hanno vinto Loro. A tale scopo, Adriana Musella, per conto del Coordinamento, ha chiesto un incontro col Prefetto di Vibo Valentia. Su proposta progettuale della stessa Musella era stata realizzata in quei beni l&#8217;Università dell&#8217;antimafia che avrebbe [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_12929" aria-describedby="caption-attachment-12929" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Adriana-Musella.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-12929" alt="adriana musella" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Adriana-Musella.jpg" width="800" height="533" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Adriana-Musella.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Adriana-Musella-300x199.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Adriana-Musella-405x270.jpg 405w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12929" class="wp-caption-text">Adriana Musella</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>Beni Confiscati</strong> alla <strong>Cosca Mancuso</strong> ed affidati al <strong>Coordinamento Antimafia Riferimenti</strong>, ritornano al Mittente. Vogliono cosi&#8217; e cosi&#8217; sia. Hanno vinto Loro.<br />
A tale scopo, <strong>Adriana Musella</strong>, per conto del Coordinamento, ha chiesto un incontro col <strong>Prefetto di Vibo Valentia</strong>. Su proposta progettuale della stessa Musella era stata realizzata in quei beni <strong>l&#8217;Università dell&#8217;antimafia</strong> che avrebbe dovuto ospitare studenti da tutta Italia e con l&#8217;<strong>Erasmus</strong> anche dai paesi Europei. Al progetto didattico formativo, avevano aderito con appositi protocolli, l&#8217;Università della Calabria, la Confapi, la Fondazione Caponnetto e l&#8217;Associazione Premio Giorgio Ambrosoli. Dopo <strong>9 anni di lotte ad ostacoli</strong>, <strong>7 anni sotto scorta</strong> e <strong>due Amministrazioni cadute</strong>, il giorno seguente alla consegna di detti beni da parte della Prefettura di Vibo al Coordinamento, un articolo metteva in discussione la corretta attività dell&#8217;Associazione e la relativa gestione di fondi pubblici. Ne è seguita un&#8217;indagine giudiziaria che ha visto indagata la stessa Presidente, oggetto di una <strong>gogna mediatica</strong> senza precedenti.<br />
&#8220;<em>Restituiamo allo Stato i beni a noi affidati, nell&#8217;impossibilità di poter continuare nel nostro impegno. Hanno voluto così e così sia. Questa non è la nostra sconfitta, ma quella dello Stato di diritto. A questo Stato e alla causa, siamo coscienti di avere già dato e tanto, forse troppo. Lo abbiamo fatto perché abbiamo creduto. Oggi non crediamo più. Il capitolo antimafia che ci ha visto coinvolti,  termina qui, per la gioia di tanti. Per noi parla e parlerà la storia. Ai posteri l&#8217;ardua sentenza</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Adriana Musella</strong><br />
Fondatrice Coordinamenro Antimafia Riferimenti</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Matteo Renzi e Mario Oliverio Presidente e Vice della squadra di calcio femminile minacciata. La proposta allo Stato!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2015 14:45:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura della redazione de ILPARAMENTARE.IT/ Roma &#8211; Non è lotta allo Sport bensì affronto allo Stato! Un attacco sfrontato e frontale è portato dalle Mafie nella Calabria che cerca lo spunto per un miracolo di rinascita. Arriva dalla Rete, da Facebook, una proposta simbolica ma coerente e credibile che, se accolta da Matteo Renzi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_10069" aria-describedby="caption-attachment-10069" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-mario-oliverio1.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-10069" alt="matteo-renzi-mario-oliverio" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-mario-oliverio1.jpg" width="1000" height="522" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-mario-oliverio1.jpg 1000w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-mario-oliverio1-300x156.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-mario-oliverio1-480x250.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><figcaption id="caption-attachment-10069" class="wp-caption-text">Una proposta al Premier Matteo Renzi e al Presidente Mario Oliverio</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">A cura della redazione de ILPARAMENTARE.IT/</p>
<p style="text-align: justify;">Roma &#8211; Non è lotta allo Sport bensì affronto allo Stato! Un attacco sfrontato e frontale è portato dalle Mafie nella Calabria che cerca lo spunto per un miracolo di rinascita. Arriva dalla Rete, da Facebook, una proposta simbolica ma coerente e credibile che, se accolta da <strong>Matteo Renzi e Gerardo Mario Oliverio,</strong> rappresenterebbe un compromesso culturale e politico per il futuro dell&#8217;intera Calabria. In ogni caso, un atto di presenza reale!</p>
<p style="text-align: justify;">Le minacce alle campionesse e ai dirigenti della squadra femminile di calcio della locride stanno facendo il giro del mondo. Ancora una volta la Calabria con le sue storie criminali approda sulle testate giornalistiche internazionali sottraendo, e non è poco, spazio ai crimini dell&#8217;ISIS e alle condizioni ambientali che vedono le capitali italiane paralizzate dalle conseguenze dello Smog.</p>
<p style="text-align: justify;">La criminalità organizzata, si sa, ha un testa funzionante e chi ha messo in atto queste minacce, di certo, sapeva bene che indirettamente esse avrebbero leso l&#8217;immagine dello Stato.<br />
Suscitando, un&#8217;aggressione al mondo dello Sport femminile, in un territorio devastato dal condizionamento della malavita organizzata e in cui l&#8217;unica risorsa sono i giovani, la deflagrazione dello scandalo nelle Istituzioni nazionali sarebbe stato certo! Se fossimo autori della migliore fantapolitica, verrebbe da pensare che questo fulmine a ciel sereno potrebbe essere stato creato ad &#8220;hoc&#8221;, per distrarre l&#8217;attenzione della Stampa locale e non solo da ben altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Più che una minaccia, dunque, si sta aprendo un confronto diretto tra cultura mafiosa e Stato, in un momento in cui quest&#8217;ultimo &#8211; come citano le cronache &#8211; sta dimostrando di essere assente dalla Calabria, se non attraverso pochi colpi di cipria sul volto ormai barocco delle promesse alla Calabria, incapace di creare lavoro e piena di contraddizioni all&#8217;interno dello stesso partito di governo. E quando la politica è inefficace e insegue la sussistenza quotidiana e le emergenze, è noto, il crimine programma il suo futuro e sa farlo meglio di tutti. Soprattutto, poi, quando la cultura mafiosa e della sopraffazione esonda dai ranghi per trovare la sua espressione nel corpo stesso dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Si torna dunque a parlare di quanto accade in Calabria dove &#8220;Locri&#8221; è un nome simbolico che non indica solo un territorio geografico, bensì un modello esistenziale e culturale cui i cittadini si piegano per evitare di avere problemi, di ogni sorta. Non si tratta di un cancro innanzi al quale c&#8217;è sempre la speranza della terapia ma di una cultura che si accetta consapevoli della totale inefficacia della Legge, della Magistratura e dello Stato che, per uno strano paradosso, si trovano ad essere imbrigliati da se stessi perché la Legge non offre strumenti validi, la Magistratura non ne dispone e lo Stato &#8211; questo il mistero &#8211; non si decide a legiferare perché &#8220;la malapianta&#8221; venga estirpata e combattuta ad armi pari.</p>
<p style="text-align: justify;">I Social Network pongono sotto accusa questo contesto culturalmente mafioso perché dimostra con i fatti che trionfa indisturbato dalla politica locale ovunque vi sia indipendenza, sviluppo, onestà, cultura, giustizia, sanità, lavori pubblici, fede e non ultimo, ove crescono istinti positivi e propositivi della politica. Perché va detto che l&#8217;intenzione di uscire dal baratro da parte di una certa politica c&#8217;è, ma è esposta alla solitudine e, parlando il gergo calcistico, alla panchina a vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In tal senso e in un clima propositivo giunge la proposta di coinvolgere Matteo Renzi e Gerardo Mario Oliverio in un &#8220;gioco di squadra&#8221; per la Calabria.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adriana-musella-piero-grasso.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-10000" alt="adriana-musella-piero-grasso" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adriana-musella-piero-grasso.jpg" width="800" height="533" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adriana-musella-piero-grasso.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adriana-musella-piero-grasso-300x199.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adriana-musella-piero-grasso-405x270.jpg 405w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a>LA &#8220;GERBERA GIALLA&#8221; CON ADRIANA MUSELLA, FACEBOOK E LA RESISTENZA CIVICA</strong><br />
Veramente inaccettabile quanto accaduto! Ma, giustamente, i responsabili della squadra femminile di calcio raggiunti da pesanti minacce dirette anche ai propri figli e già sottoposti a scorta dalle Autorità locali, fanno sapere che un conto è la solidarietà di chi invia messaggi tramite telegiornali da lontano, altro è subire minacce in un luogo ove, certificato dalla storia delle cronache, non si scherza. Ne è possibile pensare di mettere tutta la Calabria onesta sotto scorta così come non è possibile che lo Stato possa chiedere a tutti i cittadini di vivere sotto scorta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA PROPOSTA: MATTEO RENZI E GERARDO MARIO OLIVERIO INSIEME PER LA CALABRIA</strong><br />
E proprio in questa fase molto delicata in cui la cipria e la solidarietà ai fini promozionali rischiano di aggiungere al danno anche la beffa, che sul mondo dei social prende vita una proposta. E&#8217; il <strong>Presidente del Coordinamento Nazionale Antimafia &#8220;Riferimenti&#8221; Adriana Musella</strong> ad aprire la discussione cui stanno aderendo migliaia di utenti che stanno evidenziando reali problematiche della Calabria. A seguire, tra i tanti professionisti intervenuti nella discussione l&#8217;<strong>Avvocato</strong> <strong>Vincenzo Nucara, l&#8217;imprenditore Gaetano Saffioti</strong> e <strong>Fabio Gallo,</strong> fondatore della &#8220;Carta della Pace per la Tutela dei Diritti Umani&#8221; che raccoglie l&#8217;invito dell&#8217;ideatrice del simbolo antimafia (la Gerbera Gialla, ndr) alla discussione e propone al Premier <strong>Matteo Renzi</strong> di assumere la Presidenza onoraria della Squadra, al Governatore della Regione Calabria <strong>Gerardo Mario Oliverio</strong> la Vicepresidenza e al Coordinamento Antimafia presieduto da <strong>Adriana Musella</strong> i rapporti con le Istituzioni, Enti No Profit, Associazioni di Categoria, Professionisti, Organi della Stampa locali e nazionali. Ciò, fino a quando non si giunge a chiarimenti definitivi, affiancando i Dirigenti effettivi che oggi sono simbolo dello Sport più di una intera Olimpiade. Seguiremo gli sviluppi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>DALLE AGENZIE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">28 Dicembre &#8211; ore 17,13/<br />
<strong>COORDINAMENTO ANTIMAFIA RIFERIMENTI DISPOSTO A RILEVARE SQUADRA</strong><br />
<strong> IL SUGGERIMENTO DI GAETANO SAFFIOTI</strong><br />
Nella vicenda dello Sporting calcio Locri non è in gioco solo,una squadra che vuol fare sport ma un gruppo di persone alle quali viene tolto il Diritto Sacrosanto dell&#8217;autodeterminazione  e alla libertà.Riteniamo che in questa vicenda le vere vittime siano lo sport e le ragazze che tanti sacrifici hanno affrontato in questi anni per vedere oggi i loro sogni spezzati dalla vigliaccheria e dalla  sopraffazione.Che ci sia o meno la &#8216;ndrangheta sotto questa faccenda non possiamo dirlo ma che la metodologia usata sia mafiosa e che l&#8217;operazione e&#8217; comunque delinquenziale questo non si può negare.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo dall&#8217;esito delle indagini potremo saperne di più. Al momento di certo la vicenda appare molto poco chiara e qualunque ipotesi va vagliata.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa certa,la sola e&#8217; che Il messaggio lasciato passare e&#8217; che le minacce ordinano e le teste si chinano e obbediscono.Questo non possiamo permetterlo. Per tale motivo il Coordinamento antimafia Riferimenti,da sempre impegnato sul territorio calabrese, comunica di prendere in esame la possibilità di rilevare la squadra che sembra l&#8217;attuale dirigenza ceda a costo zero. Questo al fine di permettere alle ragazze di potere tornare in campo e di non subire la vergogna di una resa imposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Coordinamento essendo un&#8217;associazione no profit ,basata sul volontariato,non dispone di fondi o di rendite e per questo chiama a raccolta ,imprenditori coraggiosi e con la schiena dritta e professionisti onesti perché siano di supporto. Alla proposta sono già pervenute adesioni, prima tra le quali, quella dell&#8217;imprenditore <strong>Gaetano Saffioti</strong>, <strong>testimone di giustizia e verità</strong> che certamente la testa non l&#8217;ha mai abbassata e che ha offerto il proprio aiuto al Coordinamento Riferimenti. Se ne attendono altre.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;iniziativa ha bisogno del sostegno di tutti privati ed istituzioni calabresi, Coni e lega italiana calcio, perché non la si può dare vinta. E&#8217; indubbio che Il Coordinamento Riferimenti non assumerà alcuna iniziativa in merito senza prima aver consultato gli  inquirenti ed aver avuto l&#8217;assenso della Prefettura di Reggio Calabria e degli altri organi preposti. Adriana Musella</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COMUNICATO DEL COORDINAMENTO ANTIMAFIA &#8220;RIFERIMENTI&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">28 Dicembre &#8211; 11,20/<br />
&#8230;..E&#8217; normale che una squadra di calcio chiuda per minacce ?Eppure avviene&#8230;..a Locri ,che se un tempo e&#8217; stata culla di civilta&#8217; ,oggi appare tutt&#8217;altro. Forse la Calabria farebbe bene a dichiararsi regione autonoma &#8230;.considerando che e&#8217; Stato nello Stato avulsa da qualsiasi regola&#8230;..una terra dove ciascuno fa quello che vuole e nessuno fiata!Una terra senza voce e senza diritti ,ieri come oggi. Ritengo che il popolo servo abbia una grande responsabilita&#8217; in tutto questo &#8230;.Ci si vende per bisogno,paura ,indifferenza o ignoranza &#8230;.diventando strumenti della mala politica e della criminalita&#8217;&#8230;.col risultato di rinunciare allo status di cittadini portatori di diritti e doveri. Ordinaria amministrazione per questa regione&#8230;.ormai abituata a calare il capo e soccombere&#8230;..La calabria e&#8217; fuori da qualsiasi schema che piaccia o meno&#8230;Ci auguriamo che la magistratura voglia far luce su quest&#8217;ulteriore inquietante episodio che fotografa uno spaccato di societa&#8217; prona alle regole del male e non a quelle del vivere civile&#8230;&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Adriana Musella &#8211; Presidente Coordinamento Nazionale Antimafia &#8220;Riferimenti&#8221; www.riferimenti.org<br />
presidenza@riferimenti.org &#8211; Telefax.0965312841 &#8211; Skype : adrimusella</p>
<p>MALAGO&#8217;: LOCRI DEVE GIOCARE<br />
<span style="text-align: justify;">Roma, 27 dic. (askanews) &#8211; &#8220;Locri deve giocare. Il 10 gennaio voglio vedere le ragazze in campo&#8221;. Così il Presidente del Coni, Giovanni Malagò, esprime il suo sostegno e la sua solidarietà alla squadra femminile calabrese di calcio a 5 costretta a lasciare l&#8217;attività a causa di minacce. &#8220;Lo sport italiano è al fianco della società Sporting Locri, dei suoi dirigenti, dei tecnici e soprattutto delle atlete che non devono assolutamente cedere a questi vergognosi gesti, intollerabili in un Paese civile. Sono a disposizione per qualsiasi iniziativa necessaria a far tornare le ragazze in campo&#8221;</span></p>
<p style="text-align: justify;">CARLO TAVECCHIO&#8217;: PORTEREMO LE AZZURRE A LOCRI<br />
&#8220;Vergogna, porteremo a Locri le azzurre del calcio a cinque per testimoniare la nostra solidarietà&#8221;. E&#8217; la reazione del presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio dove i fatti di Locri dove il presidente della squadra di calcio a 5 femminile ha deciso di ritirare la squadra dopo aver ricevuto minacce per se e per la sua famiglia. &#8220;Esprimo massima solidarietà allo Sporting Locri, ai suoi dirigenti e alle sue tesserate &#8211; Ha detto Tavecchio &#8211; la Figc è al loro fianco. Andremo in Calabria con la Nazionale femminile di Calcio a 5 per testimoniare tutto il nostro sostegno&#8221;. L&#8217;obiettivo è che nel meridione d&#8217;Italia non si spenga una bella realtà di sport in rosa.</p>
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		<title>Lo Stato non é piu in grado di garantire i diritti dei cittadini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2014 01:12:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[gianni borrelli]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[stadio olimpico]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Gianni Borrelli/ Al famoso  paradosso dilemma o dictum di  E.W. Bockenforde , riportato nel titolo, col quale  denunciava la crisi dello Stato liberale  nell&#8217;occidente secolarizzato, si può accostare il recente fatto sportivo disputatosi all&#8217;Olimpico in occasione  di un  evento  che doveva essere solo una festa per lo sport. Abbiamo invece assistito, attoniti, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ultra-olimpico-roma1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" alt="ultra-olimpico-roma" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ultra-olimpico-roma1.jpg" width="790" height="426" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Quando lo Stato perde la partita</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">A cura di Gianni Borrelli/</p>
<p style="text-align: justify;">Al famoso  paradosso dilemma o dictum di  E.W. Bockenforde , riportato nel titolo, col quale  denunciava la crisi dello Stato liberale  nell&#8217;occidente secolarizzato, si può accostare il recente fatto sportivo disputatosi all&#8217;Olimpico in occasione  di un  evento  che doveva essere solo una festa per lo sport.<br />
Abbiamo invece assistito, attoniti, ad uno spettacolo indegno che ha esposto il nostro Paese  a critiche invereconde, ma  tutte meritate , che hanno evidenziato , con acredine, la  deprecabile  esistenza  di un  subdolo intreccio tra tifoserie e club di calcio che  nulla hanno di vero sport.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; inaccettabile che di fronte a  migliaia di persone  ed a milioni di  utenti, un cosiddetto capo tifoso che ha l&#8217;ardire di  indossare una maglietta con la scritta inneggiante allo assassino di un onesto servitore dello stato, si permetta con un solo gesto perentorio di farsi ubbidire da una intera curva  di migliaia di tifosi ed uno stato di diritto con alti rappresentanti in tribuna, autorizzi trattative con tale personaggio e sopporti l&#8217;oltraggio dei fischi all&#8217;inno nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">É evidente il processo dissolutivo della nostra comunità nazionale, la debolezza delle istituzioni corrose da anni di delegittimazione dei fondamentali principi di autorità la cui credibilità é stata posta in evidenza proprio dai beceri oltraggiosi fischi, che hanno rafforzato, si badi bene, proprio chi alzando solo il pollice,  riesce a farsi ubbidire.</p>
<p style="text-align: justify;">E questo  dovrebbe preoccuparci tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
					
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		<title>Giorgio Napolitano è rieletto Presidente della Repubblica Italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 15:46:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
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					<description><![CDATA[Al n. 498 dei voti è scattato il grande applauso per Napolitano Presidente. 738 i voti definitivi, per Rodotà 217, altri 19, 10 schede bianche. E&#8217; la prima volta nella storia che viene eletto per la seconda volta lo stesso Presidente della Repubblica. Al sesto scrutinio Giorgio Napolitano è stato rieletto Presidente della Repubblica Italiana, a garanzia del senso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_5761" aria-describedby="caption-attachment-5761" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="Giorgio-Napolitano" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano11.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5761" title="Giorgio-Napolitano" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano11.jpg" alt="Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano11.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano11-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano11-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5761" class="wp-caption-text">Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Al n. 498 dei voti è scattato il<strong> grande applauso per Napolitano Presidente</strong>. 738 i voti definitivi, per Rodotà 217, altri 19, 10 schede bianche. E&#8217; la prima volta nella storia che viene eletto per la seconda volta lo stesso Presidente della Repubblica. Al sesto scrutinio <strong>Giorgio Napolitano è stato rieletto Presidente della Repubblica Italiana</strong>, a garanzia del senso dello Stato che è necessario trionfi sempre ma, in particolare, in questo momento.<br />
Le forze politiche sono state in grande difficoltà ed hanno trovato un accordo nell’ex Presidente della Repubblica Italiana per essere uniti.<br />
Una nota del Quirinale stamani ha diffuso tali parole che hanno restituito la speranza: “<em>Nella consapevolezza</em> – afferma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano &#8211; <em>delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilita’ che mi e’ stata richiesta. Naturalmente, nei colloqui di questa mattina, non si e’ discusso di argomenti estranei al tema dell’elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilita’ verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità</em>”. A <strong>Giorgio Napolitano</strong> i migliori auguri di rinnovato buon lavoro dal <strong>Gruppo Editoriale di Rete ComunicareITALIA</strong> della <strong>Fondazione Paolo di Tarso</strong> pronto a sostenere autenticamente la Presidenza della Repubblica, gli Organi dello Stato, con la promozione del <strong>Brand Italia e made in Italy in Rete</strong>, la stessa rete che può generare anche progetti concreti e risolutivi nel nostro Paese.<br />
Si ipotizza un Governo di larghe intese dopo le dimissioni di Pierluigi Bersani ma ciò che conta adesso è che l’Italia abbia di nuovo il suo Presidente.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Io piccolino: mamma, dov&#8217;è papà? Un  Principio non aderente  alla Costituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jan 2013 18:24:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[avvocato giovanni borrelli]]></category>
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					<description><![CDATA[La prima sezione della Suprema  Corte di Cassazione, con la sentenza n°4855/12, ha stabilito che  non sussista alcun danno per un bambino e per il suo equilibrato sviluppo, ”vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale“. Affermando tale principio devastante, si sono avallati i “desiderata“ di molti omosessuali che  aspirano ad allevare e far [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_5368" aria-describedby="caption-attachment-5368" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="bambini-e--giustizia" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bambini-e-giustizia.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5368" title="bambini-e--giustizia" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bambini-e-giustizia.jpg" alt="L'Infanzia e la Giustizia dei grandi" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bambini-e-giustizia.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bambini-e-giustizia-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bambini-e-giustizia-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5368" class="wp-caption-text">L&#39;Infanzia e la Giustizia dei grandi</figcaption></figure></p>
<p>La prima sezione della <strong>Suprema  Corte di Cassazione</strong>, con la <strong>sentenza n°4855/12</strong>, ha stabilito che  non sussista alcun danno per un bambino e per il suo equilibrato sviluppo, ”vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale“.</p>
<p>Affermando tale principio devastante, si sono avallati i “desiderata“ di molti omosessuali che  aspirano ad allevare e far crescere, nel nuovo tipo di <strong>famiglia omoparentale</strong>, un bambino, senza però che il Giudice, a nostro avviso, si sia chiesto se tale pronunzia  possa ritenersi conforme o meno alle norme costituzionali. Per evitare falsi fraintendimenti, tale desiderio di amore, paterno o materno, è sicuramente dettato da una forte aspirazione di genitorialità, encomiabile, ma non vi si può però non intravedere, soprattutto, un eccesso di mero egoismo individuale, che si pone in aperto conflitto  proprio con l’altro principio, questo a nostro avviso molto più forte e degno di tutela: quello del minore, vale a dire il diritto di avere un padre maschio ed una madre femmina.</p>
<p>La critica a tale decisione si badi bene, viene  sollevata, non per denigrare l’omosessualità o la convivenza tra persone dello stesso sesso, legate da lodevoli vincoli affettivi, sicuramente apprezzabili, tant’ è che è giusto e legittimo che tali convivenze vengano legittimamente riconosciute ma allorché si vengono a coinvolgere i diritti della persona bambino, nella impossibilità di esprimere il proprio pensiero, non può essere tale diritto assolutamente declassato ed assoggettato all’egoismo di un adulto o alla sua aspirazione ad avere un figlio, né il Giudice assecondando tale aspirazione dovrebbe imporre al minore una volontà non sua, considerando che sarà la scelta fondamentale della sua vita futura. Occorre, allora, dare la preferenza al diritto costituzionale del bambino nato o che nascerà, impedendogli di trovarsi “<em>manu militari</em>” incluso in una famiglia composta da due padri o due madri, perché così ha stabilito la Cassazione o lo Stato se riterrà di emanare una legge in tal senso. Tali considerazioni in merito alla sentenza del Giudice Supremo, che avalla ed impone un principio, non recepito da una società ritenuta retriva, ci inducono a ritenerla, con tutto il rispetto, non condivisibile, non per principio preso, ma perché  elude la norma costituzionale che sino ad oggi tutela e riconosce con <strong>l’art.29</strong> “<strong>i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio</strong>”, per cui è doveroso attenersi. Si rafforza così, nel nostro animo, un principio fondamentale e cioè che i legittimi diritti del bambino o di un nascituro,  proprio perché indifesi e non in grado di esprimere la propria volontà, non possono essere merce di scambio, essendo persone e come tali degne di rispetto, non inseribili d’ufficio fuori dalla realtà naturale, per cui richiamando quanto già scritto si appalesa l’ urgenza che i minori vengano tutelati da un difensore che possa far valere i loro diritti rispetto a tutti, genitori o stato compreso, proprio per sottrarli, ai giochi perversi degli adulti ed ai falsi pregiudizi, che pretenderebbero di tenerli fuori dai parametri del diritto naturale. Sarebbe stato  pertanto più corretto che il <strong>Supremo Giudice</strong>, si fosse nella decisione limitato a motivare l’affidamento del minore alla madre ritenendolo più consono, rispetto a quello del padre ai fini della educazione da impartire al minore, astenendosi così dal dettare un principio che stravolge il diritto naturale, e supera il limite costituzionale anche riguardo alla educazione religiosa voluta dal padre, anch’essa disattesa dalla Corte che l’ ha ritenuta non necessaria per questo ragazzo conteso.</p>
<p><strong>Giovanni Borrelli</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Napolitano e la triplice partita. Qualcuno potrebbe volerlo fuori dai giochi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 21:27:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[Giorgio Napolitano, protagonista della formazione del governo Monti, è da qualche mese sotto attacco per l’indagine sulla presunta trattativa tra lo Stato e la mafia. Ma questa potrebbe essere la scusa per metterlo fuori gioco prima della scadenza del suo mandato al Quirinale così da lasciare le forze politiche libere di giocarsi la triplice partita della legge elettorale, della formazione del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_5184" aria-describedby="caption-attachment-5184" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="alessandro-corneli" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5184" title="alessandro-corneli" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli.jpg" alt="Professore Alessandro Corneli Direttore GR&amp;RG &quot;GLOBAL RESEARCH &amp; REPORTS GROUP&quot;" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5184" class="wp-caption-text">Professore Alessandro Corneli Direttore GR&amp;RG                                                    &quot;GLOBAL RESEARCH &amp; REPORTS GROUP&quot;</figcaption></figure></p>
<p><strong>Giorgio Napolitano</strong>, protagonista della formazione del <strong>governo Monti</strong>, è da qualche mese sotto attacco per l’indagine sulla presunta trattativa tra lo <strong>Stato e la mafia</strong>. Ma questa potrebbe essere la scusa per metterlo fuori gioco prima della scadenza del suo mandato al <strong>Quirinale</strong> così da lasciare le forze politiche libere di giocarsi la triplice partita della <strong>legge elettorale</strong>, della <strong>formazione del nuovo governo</strong> e della scelta del <strong>nuovo presidente della Repubblica</strong>.  Si può aggiungere, sottotraccia, la partita trasversale per impedire che quel presidenzialismo o semipresidenzialismo <em>de facto</em> possa consolidarsi come più di un semplice esperimento dettato dall’emergenza e invece come l’anticipazione di una futura riforma costituzionale.</p>
<p>L’offensiva è partita dall’inchiesta condotta dalla <strong>Procura di Palermo</strong> sulla presunta trattativa Stato-mafia che il 13 giugno scorso ha chiuso le indagini con la richiesta di alcuni rinvii a giudizio, tra i quali anche quello  dell’ex ministro, ex parlamentare ed ex vicepresidente della Corte costituzionale, <strong>Nicola Mancino</strong>, per falsa testimonianza. Il 15 giugno iniziano a circolare sulla stampa indiscrezioni sulle registrazioni di alcune telefonate che lo stesso Mancino avrebbe  avuto con il consigliere giuridico di Napolitano, <strong>Loris</strong> <strong>D’Ambrosio</strong>, e con lo stesso Presidente, nel corso delle quali l’ex parlamentare (sottoposto a intercettazioni) avrebbe manifestato la sua preoccupazione per l’indagine di Palermo e, presumibilmente, avrebbe sollecitato un intervento del Quirinale a suo favore.</p>
<p>Nel Paese delle raccomandazioni e degli interventi autorevoli  a favore anche delle più piccole vicende personali, la storia sarebbe potuta finire in breve tempo, ma il Quirinale decise di rispondere con un certa durezza e rapidamente con una lettera dello stesso D’Ambrosio al Capo dello Stato, resa pubblica il 18 giugno, con l’offerta delle proprie dimissioni, respinte il giorno successivo. Questa reazione del Quirinale fa aumentare la curiosità sulla vicenda e da più parti si chiede che vengano resi noti i contenuti delle telefonate, ma il 21 giugno Napolitano affronta la questione con i giornalisti: “Negli ultimi giorni si è alimentata una campagna di insinuazioni e sospetti nei confronti del Presidente della Repubblica e dei suoi collaboratori, una campagna costruita sul nulla”.</p>
<p>Tre settimane più tardi, il 16 luglio, Napolitano decide di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla <strong>Corte Costituzionale</strong> nei confronti della Procura di Palermo, sostenendo che “le intercettazioni anche indirette (era Mancino l’intercettato, non chi era all’altro capo del telefono – ndr) ledono le prerogative del presidente”.  A stretto giro, la Procura di Palermo risponde di non poter distruggere le intercettazioni perché la decisione spetta al Gip, sentite le pari in causa. Il principale magistrato interessato, <strong>Antonio Ingroia</strong>, si dichiara “stupito” dal conflitto di attribuzione. Il 26 luglio, muore improvvisamente d’infarto Loris D’Ambrosio.</p>
<p>Un quotidiano, <em>Il Fatto</em>, fin dall’inizio si è gettato sulla storia delle telefonate, chiedendo che fossero resi noti i contenuti delle telefonate, e poi ha contestato la sollevazione del conflitto di attribuzione. Quindi è scesa in campo  la politica con un attacco di <strong>Antonio Di Pietro</strong>, fin dall’inizio all’opposizione del governo Monti insieme alla Lega, allo stesso presidente della Repubblica, nel frattempo attestatosi sull’attesa della sentenza della Corte costituzionale. Di Pietro, inoltre, ha collegato esplicitamente le sue critiche al Quirinale con l’inizio di un’offensiva contro di lui e contro il suo partito: “Da quando <strong>l’Italia dei Valori</strong> ha chiesto con determinazione chiarezza sulla trattativa fra Stato e mafia… e da quando ci siamo permessi di muovere delle critiche anche al presidente della Repubblica per gli interventi del Quirinale in questa vicenda, siamo diventati oggetto di una campagna di denigrazione e calunnie senza precedenti”, ha scritto sul suo blog il 9 luglio. Con un’accusa diretta al Capo dello Stato: “Prima fa finta di non vedere, e poi briga per impedire di conoscere i fatti, andando oltre i confini costituzionali del suo mandato”.</p>
<p>Le critiche di Di Pietro al Quirinale non sono state seguite dalle altre forze politiche. Anzi, hanno provocato una profonda spaccatura <strong>tra l’Idv e il Pd</strong>, pregiudicando l’alleanza che si stava consolidando in vista delle prossime  elezioni politiche.  Anche in questo caso, la polemica tra Di Pietro e il Quirinale si sarebbe potuta acquietare se , il 3 novembre, la trasmissione<em> Report</em> di Rai 3 non avesse imbastito un vero e proprio “processo” al leader dell’Idv sul modo in cui egli aveva gestito il denaro del finanziamento pubblico dei partiti mettendo insieme fatti già noti da anni e sui quali la Magistratura si era già pronunziata a favore di Di Pietro. Il quale, se durante la trasmissione è apparso in difficoltà, nei giorni successivi ha invece dato prova di sicurezza in contrasto con il fatto che dal suo partito, finito nell’occhio del ciclone anche per alcune indagini riguardanti il modo in cui alcuni suoi esponenti avevano utilizzato i fondi pubblici, erano subito usciti alcuni esponenti di primo piano.</p>
<p>Pochi giorni dopo,l’8 novembre, è <strong>il canale televisivo <em>La 7</em></strong> che, nella trasmissione <em>Servizio pubblico</em> diretta <strong>da Michele Santoro</strong>, torna sulla vicenda, ma con tutt’altro taglio. Forte di un’indagine de <em>Il Fatto</em>, che riduceva a 11 le proprietà immobiliari della famiglia Di Pietro, anziché una sessantina, consente al leader dell’Idv di spiegarsi in modo convincente. Ma il punto è che, durante la trasmissione, Enrico Mentana, direttore del <em>Tg de La 7</em>, chiede a Di Pietro se ci sia una relazione tra gli attacchi da lui subiti e quelli da lui rivolti a Napolitano.  Lo chiede con insistenza, ripetutamente, ma il leader dell’Idv non dà una risposta.</p>
<p>Non basta: il 9 novembre, sempre su <em>La 7</em>, nel programma “Crozza nel paese delle meraviglie”, il noto comico ironizza sulle proprietà immobiliari di Di Pietro ma soprattutto si produce in una lunga parodia del Capo dello Stato.</p>
<p>Lo stesso giorno, 9 novembre, il leader del <strong>Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo</strong>, che da quattro anni bersaglia Giorgio Napolitano  e che in agosto ne aveva criticato le sollecitazioni per una nuova legge elettorale, su questo stesso tema, e alla luce del voto in Sicilia del 28 ottobre, dice: “E’ colpo di Stato”.  E riceve un inedito appoggio tre giorni dopo dalla radicale <strong>Emma Bonino</strong>, secondo la quale le sollecitazioni del Quirinale affinché venga cambiata la legge elettorale hanno raggiunto “un livello da stalking”, forte anche della dichiarazione del <strong>presidente del Senato, Renato Schifani</strong>, secondo il quale, se non si modifica la legge elettorale, Grillo può arrivare all’80%.</p>
<p>Questa vicenda, di per sé abbastanza confusa, si intreccia con le ipotesi sulla data di scioglimento delle Camere:  se fossero sciolte con un discreto anticipo, sarebbe lo stesso Napolitano a gestire la successione del governo Monti prima di lasciare il Quirinale a maggio. Alla fine è lo stesso Capo dello Stato ad affermare che le elezioni si svolgeranno al termine regolare della Legislatura: il voto, quindi, si terrà probabilmente il 7 aprile, dopo la Pasqua cristiana e quella ebraica.</p>
<p>Fonte GRRG.EU &#8211; a cura di<strong> Alessandro Corneli</strong></p>
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		<title>I Cattolici nella Politica: &#8220;sentinelle&#8221; contro la decadenza morale della Politica Italiana</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2012/10/i-cattolici-nella-politica-sentinelle-contro-la-decadenza-morale-della-politica-italiana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2012 10:22:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[alcide de gasperi]]></category>
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					<description><![CDATA[Roma, 23 Ottobre 2012 &#8211; a cura di Giovanni Borrelli &#8211; L’attuale incresciosa decadenza morale della politica nel nostro paese impone, a quei  cattolici che sono rimasti sempre ai margini delle vicende politiche, che facciano sentire  vigorosamente il loro pensiero in tutti i partiti e ne  richiedano una  forte vera revisione etica, che consenta il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_5130" aria-describedby="caption-attachment-5130" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="alcide-de-gasperi" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alcide-de-gasperi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5130" title="alcide-de-gasperi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alcide-de-gasperi.jpg" alt="Alcide De Gasperi" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alcide-de-gasperi.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alcide-de-gasperi-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alcide-de-gasperi-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5130" class="wp-caption-text">Alcide De Gasperi</figcaption></figure></p>
<p>Roma, 23 Ottobre 2012 &#8211; a cura di <strong>Giovanni Borrelli</strong> &#8211; L’attuale incresciosa <strong>decadenza morale della politica</strong> nel nostro paese impone, a<strong> quei  cattolici che sono rimasti sempre ai margini</strong> delle vicende politiche, che <strong>facciano sentire  vigorosamente il loro pensiero</strong> in tutti i partiti e ne  richiedano una  forte <strong>vera revisione etica</strong>, che consenta il recupero dei valori e ripristini fiducia nei cittadini.</p>
<p>E’ indispensabile, in questo decadente momento storico, che <strong>si pretenda l’onestà assoluta nella gestione della cosa pubblica</strong> da chi venga eletto e che si eserciti il potere esclusivamente <strong>nell’interesse del Paese, nel rispetto del giuramento alla Costituzione</strong>, disatteso in maniera sconcertante dagli attuali cosiddetti politici.</p>
<p><strong>Dovere dei cattolici sarà, dunque, quello di controllare gli eletti</strong> perché svolgano le  corrette funzioni loro demandate imponendo loro, nei partiti stessi, regole assolute di trasparenza, nel rispetto sempre dei cittadini elettori, evitando di essere coinvolti <strong>da maliziose tentazioni affaristiche</strong> che possano poi essere usate a loro danno.</p>
<p><figure id="attachment_5132" aria-describedby="caption-attachment-5132" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="giovanni-borrelli" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giovanni-borrelli1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5132" title="giovanni-borrelli" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giovanni-borrelli1.jpg" alt="Giovanni Borrelli - Storico e Filosofo - Avvocato del Foro di Roma" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giovanni-borrelli1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giovanni-borrelli1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giovanni-borrelli1-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5132" class="wp-caption-text">Giovanni Borrelli - Storico e Filosofo - Avvocato del Foro di Roma</figcaption></figure></p>
<p>Non sarà né semplice né facile, ma costituisce un impegno assolutamente doveroso, <strong>nel rispetto però assoluto, si badi bene,  della laicità dello Stato</strong>, evitando forzature verso uno stato confessionale che non apporterebbe vantaggi ma sarebbe deleterio proprio per tutti i credenti, senza abiurare ai valori non negoziabili.</p>
<p>Se vogliamo ricordare la storia, rammentiamoci dell’insegnamento del grande <strong>statista Alcide De Gasperi</strong> che, pur  cattolico, <strong>seppe sempre  rispettare la laicità dello Stato</strong> e quindi anche la voce di tutti, purché <strong>onesti servitori dello Stato.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Corte Costituzionale da ragione a Giorgio Napolitano: il conflitto c&#8217;è</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 20:57:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di interessi]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[magistrati di palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola mancino]]></category>
		<category><![CDATA[quirinale mafia]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
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					<description><![CDATA[ROMA – Il conflitto di attribuzione tra il Capo dello Stato e la Procura di Palermo c’è. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, dichiarando ammissibile il ricorso di Giorgio Napolitano contro la Procura di Palermo sulla vicenda delle intercettazioni delle telefonate con Nicola Mancino. Il Quirinale aveva presentato il ricorso dopo le intercettazioni indirette di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_5053" aria-describedby="caption-attachment-5053" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="Giorgio-Napolitano-3" href="https://ilparlamentare.it/?attachment_id=5053"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5053" title="Giorgio-Napolitano-3" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano-37.jpg" alt="Il Presidente della repubblica Italiana Giorgio Napolitano" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano-37.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano-37-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano-37-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5053" class="wp-caption-text">Il Presidente della repubblica Italiana Giorgio Napolitano</figcaption></figure></p>
<p>ROMA – Il conflitto di attribuzione tra il Capo dello Stato e la Procura di Palermo c’è. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, dichiarando ammissibile il ricorso di Giorgio Napolitano contro la Procura di Palermo sulla vicenda delle intercettazioni delle telefonate con Nicola Mancino.</p>
<p>Il Quirinale aveva presentato il ricorso dopo le intercettazioni indirette di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato fatte nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia.</p>
<p>I giudici della Consulta hanno ritenuto fondato il ricorso perché Capo dello Stato e Procura di Palermo sono entrambi poteri dello Stato.</p>
<p>Il Quirinale sostiene che il Presidente non poteva essere intercettato e che le registrazioni dovevano essere distrutte. Secondo i pm palermitani, invece, la distruzione può essere disposta solo dal giudice per le indagini preliminari.</p>
<p>Le telefonate al Presidente Napolitano erano state registrate intercettando le conversazioni telefoniche dell’ex ministro Mancino, la cui utenza era stata messa sotto controllo su mandato dei magistrati palermitani. Quelle registrazioni non sono state distrutte.</p>
<p>Il Presidente della Repubblica, ritenendo lese le proprie prerogative garantite dall’articolo 90 della Costituzione, ha fatto ricorso alla Consulta.</p>
<p>La Procura di Palermo sostiene invece che per procedere alla distruzione delle intercettazioni è necessaria, in base al codice di procedura penale, un’apposita udienza, in contraddittorio, davanti al gip.</p>
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		<title>Trattativa STATO &#038; MAFIA: a processo Nicola Mancino, ex ministri, mafiosi, ufficiali dell&#8217;Arma e Ciancimino jr</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2012/07/trattativa-stato-mafia-a-processo-nicola-mancino-ex-ministri-mafiosi-ufficiali-dellarma-e-ciancimino-jr/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 21:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[ciancimino]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Falcone]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mario mori]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[presidenza consiglio ministri]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
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					<description><![CDATA[Chissà cosa si stanno dicendo oggi Paolo Borsellino e Giovanni Falcone che sembrano sorridere sulla complessa vicenda che sta prendendo vita per tentare di far luce sul periodo più nero in Italia per quanto riguarda le collusioni tra Stato e mafia. E ne combineranno ancora delle belle Paolo e Giovanni che questa volta hanno dalla parte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_4896" aria-describedby="caption-attachment-4896" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="paolo-borsellino-giovanni-falcone" href="https://ilparlamentare.it/?attachment_id=4896"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4896" title="paolo-borsellino-giovanni-falcone" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/paolo-borsellino-giovanni-falcone.jpg" alt="I Magistrati Paolo Borsellino e Giovanni Falcone" width="469" height="278" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/paolo-borsellino-giovanni-falcone.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/paolo-borsellino-giovanni-falcone-300x177.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/paolo-borsellino-giovanni-falcone-455x270.jpg 455w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-4896" class="wp-caption-text">I Magistrati Paolo Borsellino e Giovanni Falcone</figcaption></figure></p>
<p><strong>Chissà cosa si stanno dicendo oggi Paolo Borsellino e Giovanni Falcone</strong> che sembrano sorridere sulla complessa vicenda che sta prendendo vita per tentare di far luce sul periodo più nero in Italia per quanto riguarda le collusioni tra Stato e mafia.<br />
<strong>E ne combineranno ancora delle belle Paolo e Giovanni</strong> che questa volta hanno dalla parte loro anche un <strong>Giudice, Francesca Morvillo</strong> e gloriosi investigatori, i loro Angeli custodi che sono stati smembrati dalle esplosioni di un tempo, per essere ricomposti, prima o poi, insieme ai loro Magistrati e a tutte le vittime di Mafia e dei rapporti Stato &amp; Mafia, nelle <strong>Aule di Giustizia della Sicilia.</strong></p>
<p>Sarà questo <strong>l&#8217;esorcismo a cura di Don Pino Puglisi</strong> ad un demone che si chiama &#8220;Legioni&#8221; perché ha <strong>i mille volti della Mafia</strong>: delinquenti e criminali, potenti e invidiosi, portaborse ed ignoranti, faccendieri e poliziotti corrotti, smaniosi di potere e, purtroppo, anche Carabinieri. Tanti uomini e una stessa anima infame che ha distrutto una moltitudine di cuori, per finire, prima o poi, dannata per sempre.</p>
<p>E&#8217; folle illudersi che le verità possano morire per sempre quando esse gridano giustizia attraverso la stessa società civile che matura e che si rende conto che, per crescere e cambiare, bisogna partire <strong>dalla Verità</strong>, dal <strong>Diritto dell&#8217;Uomo alla sua vita e ad una morte &#8220;diversamente utile&#8221;.</strong></p>
<p>Abbiamo imparato tutti che quando si entra in un Tribunale<strong> non vi sono ne vincitori ne vinti</strong>.<br />
Ma il tentativo di mettere in scena la rappresentazione della verità per chiudere quella ferita sanguinante una volta per sempre, è fondamentale.<br />
<strong>Due Uomini, due Eroi Moderni, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone</strong>, sono oggi il simbolo dell&#8217;immortalità della Verità.<br />
Un simbolo più grande del tempo stesso di cui dispongono molte menzogne della storia, la cui evocazione oggi, diventa un esempio di altezza umana e di lungimiranza, di Etica del rapporto dell&#8217;uomo con L&#8217;Uomo stesso e con Dio.<br />
Rispetto alla Morte, il <strong>sorriso di Paolo e Giovanni</strong>, è una consolazione.</p>
<p>A cura di Fabio Gallo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando un mese fa si seppe che la sua firma non era accanto a quelle dei suoi pm nell&#8217;atto di chiusura dell&#8217;indagine sulla trattativa Stato-mafia, spiegò che la legge non lo obbligava a sottoscrivere il provvedimento conclusivo di un&#8217;inchiesta di cui non era titolare. Una argomentazione che aveva il gusto del cavillo giuridico, ma che non risolse il problema. Un problema che torna a porsi oggi che la Procura di Palermo ha chiesto il processo per i 12 indagati: ex ministri, mafiosi, ufficiali dell&#8217;Arma e Ciancimino jr. Sull&#8217;istanza, infatti, la firma del procuratore Francesco Messineo manca anche oggi. Anche se stavolta c&#8217;é il suo visto.</p>
<p>&#8220;Una presa d&#8217;atto che non significa condivisione né assunzione di responsabilità&#8221;, commenta in Procura chi, già un mese fa, aveva criticato la presa di distanze di un magistrato ritenuto molto prudente e in attesa della pronuncia del Csm sulla sua nomina a Procuratore Generale di Palermo. La richiesta, comunque, è scesa all&#8217;ufficio del gip che ha cinque giorni per decidere la data dell&#8217;udienza preliminare, sede in cui gli imputati possono chiedere riti alternativi o sottoporsi alla pronuncia di proscioglimento o rinvio a giudizio.</p>
<p>L&#8217;atto sarà notificato anche all&#8217;Avvocatura dello Stato perché possa costituirsi in giudizio per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri indicata come parte lesa. &#8220;Preferisco farmi giudicare da un giudice terzo. Dimostrerò la mia estraneità ai fatti addebitatimi ritenuti falsa testimonianza, e la mia fedeltà allo Stato&#8221;, ha commentato Nicola Mancino, ex ministro dell&#8217;Interno coinvolto nell&#8217;inchiesta per le dichiarazioni rese durante il processo al generale Mario Mori, altro presunto protagonista della trattativa.</p>
<p>A rischiare il processo, dunque, sono in 12: oltre a Mancino, finito in una rovente polemica per le sue conversazioni, intercettate dalla Dia, con il consigliere giuridico del Quirinale Loris D&#8217;Ambrosio, i vertici del Ros di quegli anni: il generale Mario Mori, l&#8217;ex comandante Antonio Subranni e l&#8217;ex capitano Giuseppe De Donno che nel &#8217;92 avrebbero avviato il dialogo con Cosa nostra tramite Vito Ciancimino. E ancora i capimafia Bernardo Provenzano, Toto&#8217; Riina, Luca Bagarella, Giovanni Brusca e Antonino Cinà e Massimo Ciancimino, figlio di don Vito. Nella lista anche l&#8217;ex ministro dc Calogero Mannino e il senatore del Pdl Marcello Dell&#8217;Utri. L&#8217;uno, accusato di avere dato input alla trattativa perché temeva di essere ucciso, l&#8217;altro perché si sarebbe proposto come intermediario con i clan dopo l&#8217;omicidio dell&#8217;eurodeputato Salvo Lima. ANSA</p>
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