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	<title>Spagna &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>La mostra &#8220;Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle Collezioni Reali di Spagna&#8221; inaugurata da Mattarella.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Apr 2017 16:59:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inaugurato la mostra &#8220;Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle Collezioni Reali di Spagna&#8221; aperta al pubblico alle Scuderie del Quirinale dal 14 aprile al 30 luglio. Il Presidente Mattarella ha visitato l&#8217;esposizione insieme al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
<figure id="attachment_12156" aria-describedby="caption-attachment-12156" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mostra-da-caravaggio-a-bernini.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-12156" alt="mattarella quirinale mostra" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mostra-da-caravaggio-a-bernini.jpg" width="1024" height="682" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mostra-da-caravaggio-a-bernini.jpg 1024w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mostra-da-caravaggio-a-bernini-300x199.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mostra-da-caravaggio-a-bernini-405x270.jpg 405w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12156" class="wp-caption-text">Inaugurazione Mostra &#8220;Da Caravaggio a Bernini, Capolavori del seicento italinao nelle Collezioni reali di Spagna&#8221;</figcaption></figure>
<p>Il Presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella</strong>, ha inaugurato la mostra &#8220;<strong>Da Caravaggio a Bernini. Capolavori del Seicento italiano nelle Collezioni Reali di Spagna</strong>&#8221; aperta al pubblico alle <strong>Scuderie del Quirinale dal 14 aprile al 30 luglio</strong>.</p>
<h2></h2>
<p>Il Presidente Mattarella ha visitato l&#8217;esposizione insieme al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, <strong>Dario Franceschini</strong>, alla Presidente della Camera dei Deputati di Spagna, <strong>Ana Pastor</strong>, al Presidente di Patrimonio Nacional, <strong>Alfredo Pérez de Armiñán y de la Serna</strong>, all&#8217;Ambasciatore di Spagna in Italia, <strong>Jesùs Manuel Gracia</strong> e all&#8217;Ambasciatore d&#8217;Italia a Madrid, <strong>Stefano Sannino</strong>.</p>
<h2></h2>
<p>Le opere sono state illustrate dal curatore della mostra <strong>Gonzalo Redìn Michaus</strong>.</p>
<p>Fonte Quirinale</p>
<h2><a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=71740"> </a></h2>
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		<title>Fine della Globalizzazione?</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2014/08/fine-della-globalizzazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Aug 2014 13:59:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli / Le sanzioni alla Russia e il negoziato per la firma del Ttip per una partnership transatlantica segnano (forse) la fine della globalizzazione, iniziata circa un trentennio fa, durata dunque lo spazio di una generazione, quella che ha visto la fine della Guerra fredda e ha immaginato un nuovo ordine mondiale fondato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8130" aria-describedby="caption-attachment-8130" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/globalizzazione.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-8130" alt="globalizzazione- politica internazionale" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/globalizzazione.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/globalizzazione.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/globalizzazione-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/globalizzazione-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8130" class="wp-caption-text">La politica internazionale dimostra che la Globalizzazione è finita</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /</p>
<p style="text-align: justify;">Le sanzioni alla Russia e il negoziato per la firma del Ttip per una partnership transatlantica segnano (forse) la fine della globalizzazione, iniziata circa un trentennio fa, durata dunque lo spazio di una generazione, quella che ha visto la fine della Guerra fredda e ha immaginato un nuovo ordine mondiale fondato sul diritto e la libertà di commercio. Due sono stati i punti salienti di questa fase: 1) il crollo del comunismo, con la fine della sua pretesa di offrire un modello economico (ma anche sociale e politico) alternativo a quello occidentale, fondato sul binomio capitalismo-democrazia (liberale); 2) l’ascesa prepotente della Cina sulla scena economica internazionale, con la prospettiva, per questo Paese, di assurgere, tra il 2020 e il 2030, al rango di prima potenza economica mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">La globalizzazione si è potuta affermare grazie all’interazione di progressi tecnologici nei campi dell’informatica e delle telecomunicazioni con cambiamenti di regole, principalmente la liberalizzazione dei movimenti dei capitali, affiancata da una spinta alle liberalizzazioni e alle privatizzazioni nonché da ulteriori riduzioni delle tariffe doganali.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ripete spesso che le regole sono tali perché sono uguali per tutti. Vero, ma poiché non tutti sono uguali tra loro, l’applicazione delle stesse regole produce, in tempi più o meno lunghi, differenze di risultati: alcuni ne traggono più vantaggio di altri. Infatti, se la pioggia cade con la stessa intensità (=una regola), gli effetti non sono gli stessi su un terreno argilloso o su un terreno calcareo. Allo stesso modo, le regole della globalizzazione hanno prodotto effetti diversi su sistemi economici condizionati da regole interne diverse sulla fiscalità, sul diritto del lavoro, sulla tutela dell’ambiente, sulle prestazioni previdenziali, sul sistema creditizio, giudiziario e amministrativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono risultati generalmente favoriti i Paesi che avevano (o si sono dotati di) meccanismi flessibili, come, in prima linea, i Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica); meno, quelli che avevano sistemi più rigidi, come Italia, Francia, Spagna (per limitarci ai maggiori). Tra questi, molti hanno visto il fenomeno della delocalizzazione delle imprese (grazie alle facilitazioni delle nuove “regole”), ma in questo caso i guadagni sono stati per le singole imprese, non per i Paesi che esse abbandonavano. Hanno guadagnato i Paesi ospitanti, almeno fino a quando hanno potuto offrire condizioni favorevoli. Quando poi le condizioni sono tornate ad eguagliarsi, ha preso il via il movimento opposto, della ri-locazione. Ma altrove, specie in Asia, il fenomeno va avanti: ormai è la stessa Cina a delocalizzare imprese in Paesi limitrofi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Stati Uniti hanno promosso la globalizzazione, non solo con la Cina, dove molte fabbriche americane hanno investito largamente, ma anche con la Russia. Oggi, mentre Washington polemizza con Mosca e vorrebbe isolarla, si dimentica facilmente il flusso di consiglieri, consulenti, uomini d’affari di industria e finanza americani che, soprattutto durante gli anni di Eltsin, invasero la Russia come fosse un terreno di conquista. Gli Usa hanno favorito la globalizzazione fin da tempi non sospetti, aprendo il loro mercato ai prodotti a basso costo prima del Giappone, poi di Taiwan, di Hong Kong, della Corea del Sud e di numerosi altri paesi del Sud-Est asiatico prima di spalancare le porte ai prodotti della Cina. Ma, così facendo, hanno ridotto il peso della loro capacità manifatturiera, hanno visto crescere la disoccupazione, hanno ridotto la loro presenza in alcuni mercati, hanno visto crescere in maniera abnorme il loro deficit commerciale. Sulla stessa linea si sono orientati molti paesi dell’Europa occidentale. Solo da qualche tempo al di qua e al di là dell’Atlantico si riscopre che la forza dell’economia è nell’industria manifatturiera, e non nei servizi e nella finanza in particolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima che tutto questo fosse evidente, è scoppiata la crisi, tra il 2007 e il 2008. Anche perché non poteva funzionare – in Usa come in Spagna o in Italia – la dilatazione dei servizi e il parallelo indebitamento privato attraverso la speculazione immobiliare. Ora, come rimediare alla perdita di capacità produttive mentre i nuovi concorrenti sono diventati più agguerriti e più forti anche sul piano finanziario? Qualche innalzamento di barriere doganali, tariffarie o non, non basta. La deflazione, comprimendo i consumi, se riduce un po’ le importazioni dall’estero, riduce anche la produzione interna. Svalutazioni e rivalutazioni monetarie striscianti non modificano in profondità la situazione. Rinnegare il libero scambio sarebbe traumatico e insopportabile. Non potendo buttare all’aria la scacchiera, si procede con quella mossa specifica che si chiama “arroccamento”, integrata con qualche “colpo” sferrato sul campo esterno. (nel caso specifico: la Russia).</p>
<p style="text-align: justify;">È chiaro che gli Usa, sfruttando la situazione dell’Ucraina, puntano a destabilizzare Putin e a introdurre “più democrazia”. Ma Washington dovrebbe rispondere a questa domanda: se Putin cadesse e in Russia si instaurasse più democrazia, accetterebbero che l’Europa tornasse a rifornirsi a tutta forza di gas e petrolio russi?</p>
<p style="text-align: justify;">Il Ttip corrisponde all’arroccamento. Ha ricordato Danilo Taino sul Corriere della sera del 27 luglio che le economie europea e americana pesano poco meno del 50% del Pil mondiale: 34 mila miliardi di dollari su quasi 75 mila miliardi. L’Ue porta in dote 17.350 miliardi, gli Usa 16,800. Tra le due parti, corre annualmente uno scambio di merci e servizi per 1000 miliardi di dollari che, però, è meno di un trentesimo del loro Pil complessivo: non molto. Inoltre, il tempo non gioca a loro favore: tra non molto, quel quasi 50% si ridurrà sempre più. I calcoli sui vantaggi che l’una e l’altra parte ricaverebbero dal costituirsi in una specie di “mercato comune transatlantico” sono controversi, soprattutto nel lungo periodo. E poi c’è un problema di fondo, non affrontato: con quale moneta? Con il dollaro o con l’euro? O con una nuova valuta comune da inventare che dovrebbe trovare una soluzione accettabile per i detentori terzi di dollari e di euro? La somma dei debiti pubblici degli Usa e dell’Ue è enorme: che fine farebbero? Ciascuna parte si terrà i propri debiti, ricreando le difficoltà che sono sorte in Europa con la creazione della moneta unica?</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, tutto questo lavora contro la globalizzazione e a favore della costituzione di alcuni mega-blocchi industriali-commerciali-finanziari di difficilissima gestione cui solo una preponderanza militare potrebbe dare un ordine, ma non sappiamo a quale prezzo. La recente istituzione di una banca dei Brics, in concorrenza e futura contrapposizione al Fmi e alla Wb, è un indizio che il resto del mondo non vuole restare a guardare. Anzi, un mercato comune Usa-Ue potrebbe segnare l’abbandono dell’Africa, del Medio Oriente, dell’America latina e naturalmente dell’Asia ad attori non americani e non europei, ai quali si unirebbe la Russia. E non dimentichiamo che è proprio questo resto del mondo a possedere la maggiore quantità di risorse minerarie ed energetiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Di solito, nelle partite di scacchi, l’arroccamento è una mossa per guadagnare tempo, in attesa di avere chiara una strategia. Per il momento, registriamo la prima mentre la seconda deve ancora delinearsi.</p>
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		<title>Così il New York Times &#8220;sfotte&#8221; l&#8217;Italia: truffe dell&#8217;Olio Extravergine di Oliva in un fumetto di Nicholas Blechman.</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2014/01/cosi-il-new-york-times-sfotte-litalia-truffe-dellolio-extravergine-di-oliva-in-un-fumetto-di-nicholas-blechman/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2014 17:34:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura della Redazione de IL PARLAMENTARE.IT/ Le truffe che da tempo gravano sulla distribuzione di Olio Extravergine in Italia diventano un fumetto che farebbe ridere se non ci fosse del vero e da vergognarsi. A pubblicarlo e a darlo alle Agenzie di tutto il mondo è il New York Times. Il fumetto è realizzato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy.jpg"><img decoding="async" alt="extra-virgin-suicide - nicholas-blechman" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy.jpg" width="790" height="466" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Extra Virgin Suicide &#8211; Nicholas Blechman is an illustrator and the art director of the New York Times Book Review</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">a cura della Redazione de IL PARLAMENTARE.IT/</p>
<p style="text-align: justify;">Le truffe che da tempo gravano sulla distribuzione di Olio Extravergine in Italia diventano un fumetto che farebbe ridere se non ci fosse del vero e da vergognarsi. A pubblicarlo e a darlo alle Agenzie di tutto il mondo è il New York Times. Il fumetto è realizzato a regola d&#8217;arte e deride il grande inganno del falso made in Italy che, a parere del New York Times, sta provocando il “suicidio dell&#8217;Extravergine” prodotto <strong>simbolo della Dieta Mediterranea.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, quando si parla di suicidio dell&#8217;Olio italiano si parla di un danno inestimabile compiuto nei confronti del lavoro e di tutta quell&#8217;economia che scaturisce dal rispetto che il mercato internazionale ha del Prodotto Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autore del fumetto interattivo è <strong>Nicholas Blechman</strong>, art director del New York Times Book Review al quale la<strong> Fondazione &#8220;Paolo di Tarso&#8221;, </strong>Capofila dell&#8217;<strong>EXPO MONDIALE DELLA DIETA MEDITERRANEA 2016 </strong>lancia un appello invitandolo in Italia a visitare nel Mezzogiorno d&#8217;Italia i Frantoi dove si produce l&#8217;oro verde, l&#8217;Olio Extra Vergine di Oliva principe della Dieta Mediterranea, quella vera. In poche battute la Capofila dell&#8217;EXPO 2016 ringrazia il New York Times per avere riproposto una problematica seria legata  alla contraffazione e alla criminalità politico-mafiosa che le organizzazioni italiane stanno cercando di contrastare. Allo stesso tempo la Capofila dell&#8217;EXPO 2016, a proposito &#8220;dell&#8217;Olio Vergine prodotto simbolo della Dieta Mediterranea&#8221; &#8211; come definito dal NYT, afferma che a sostenere la cultura dell&#8217;inganno è la politica internazionale che non intende garantire la salute dei cittadini, una sana economia e il bene comune. Non dobbiamo trascurare un dato &#8211; fa notare la Fondazione: se la grande truffa si confeziona in Italia bisogna andare fino in fondo per capire se l&#8217;acquirente è colluso, sapendo di poter guadagnare molto di più. Tutti sanno &#8211; afferma Fabio Gallo &#8211; che il vero Olio di Oliva, quello fatto nel frantoio con le olive dell&#8217;Albero di Ulivo piantato nella terra fertile, costa.</p>
<figure id="attachment_7448" aria-describedby="caption-attachment-7448" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-7448" alt="extra-virgin-suicide-di-nicholas-blechman" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy3.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy3.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy3-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy3-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7448" class="wp-caption-text">Extra Virgin Suicide &#8211; Nicholas Blechman is an illustrator and the art director of the New York Times Book Review</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">La Fondazione fa un esempio e invita la celebre Testata Giornalistica americana a prendere atto della decisione dell&#8217;Europa di non tutelare con la legge antirabocco l&#8217;Olio buono sulla tavola dei cittadini europei. La legge antirabocco, infatti, con l&#8217;applicazione alle bottiglie di Olio Extra Vergine di un tappo che una volta svuotata dell&#8217;Olio buono impedisce di riempirla nuovamente con olio taroccato per essere risposta a centro tavola, avrebbe tutelato la salute dei consumatori e insieme contrastato la cultura della frode. Ma poiché l&#8217;Italia che com&#8217;è noto produce insieme alla Spagna l&#8217;Olio migliore del Mondo, guarda caso, avrebbe avuto un ruolo fondamentale sulla tavola dell&#8217;Europa con ovvie ricadute economiche positive in un momento in cui la crisi è un&#8217;arma diplomatica. Per cui <strong>Angela Merkel, Dacian Cilos e David Cameron </strong>ritennero la legge poco opportuna e la bocciarono (leggi l&#8217;articolo <a href="http://dietamediterraneaitalia.it/2013/09/oliere-in-tavola-lue-ha-scelto-di-non-tutelare-i-consumatori/" target="_blank">http://dietamediterraneaitalia.it/2013/09/oliere-in-tavola-lue-ha-scelto-di-non-tutelare-i-consumatori/</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA CAPOFILA DELL&#8217;EXPO 2016 AL NEW YORK TIMES: FORNITECI 1000 ACQUIRENTI SERI </strong><br />
Fabio Gallo per la Capofila dell&#8217;EXPO 2016 conclude la nota affermando <em>&#8220;spettabile Direzione del New York Times, cari amici, dateci mille indirizzi di acquirenti qualificati e l&#8217;Organizzazione dell&#8217;EXPO MONDIALE DELLA DIETA MEDITERRANEA 2016 si farà carico di rifornirli del celebre Olio Extra Vergine di Oliva della Dieta Mediterranea. facciamo così, in modo che l&#8217;informazione possa costruire modelli etici per il bene comune. Invito il New York Times a tornare sull&#8217;argomento e siamo pronti ad ospitare un suo giornalista nell&#8217;Osservatorio che stiamo costituendo per l&#8217;EXPO 2016&#8221;. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em></em>Fabio Gallo parla anche di innovazione al servizio del lavoro onesto e cita il primo e-store realizzato da un gruppo di giovani che commercializza Cibo Sano delle Aziende Agricole italiane tra cui il primo brand dedicato esclusivamente all&#8217;Olio Extra Vergine di Oliva della Dieta Mediterranea. Una star-tup innovativa &#8220;autofinanziata&#8221; dai giovani stessi e dai loro nonni che intende assicurare l&#8217;accesso al Cibo Sano a tutti. A parere dei giovani che hanno fondato il Marchio Simply Med, infatti,  alla consapevolezza di questi inganni deve corrispondere un&#8217;azione culturale che si ponga come fine il diritto dell&#8217;uomo ad accedere al Cibo Sano. Questi giovani utilizzano l&#8217;e-commerce per contrastare le frodi: <a href="http://www.dietamediterraneaintavola.it" target="_blank">www.dietamediterraneaintavola.it</a>. Sarebbe cosa buona se il News York Times e Nicholas Blechman volessero dedicare la loro prestigiosa attenzione anche a chi esercita queste buone pratiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>EXTRA VIRGIN SUICIDE: IL LINK DEL FUMETTO DI NICHOLAS BLEHAMAN</strong><br />
Qui di seguito il link che vi porta al fumetto: <strong>“<em><a href="http://www.nytimes.com/interactive/2014/01/24/opinion/food-chains-extra-virgin-suicide.html?_r=0." target="_blank">Extra Virgin Suicide</a></em>”</strong>, ovvero “<em>Il suicidio dell’extravergine</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso 15 disegni completi di un breve testo Nicholas Blechman fa apparire la produzione nazionale di extravergine come un covo di truffatori, protetti dal potere politico, che importano olio dall’estero e una volta taroccato e miscelato con quello nostrano viene immesso sul mercato internazionale e spacciato come made in Italy. Un business così losco da riuscire a sfuggire anche all&#8217;Arma dei carabinieri che in Italia hanno un corpo esclusivamente dedicato a rintracciare le truffe alimentari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OLIO TAROCCATO DA SPAGNA, MAROCCO E TUNISIA</strong><br />
A parere del New York Times la maggioranza dell’olio di oliva venduto come Made in Italy proviene in realtà da Paesi come Spagna, Marocco e Tunisia i quali esportano in Italia dove arrivano anche olio di soia ed altri oli di bassa qualità che vengono etichettati e contrabbandati come olio extravergine di oliva.</p>
<p>Il fumetto mostra l’Italia principale importatore mondiale di olio che una volta giunto nelle raffinerie italiane viene miscelato con oli di bassa qualità e dopo l’aggiunta di beta-carotene per mascherare il sapore e di clorofilla per dare colore, viene imbottigliato ed etichettato come extravergine made in Italy. Il risultato di tutte queste frodi sono i bassi prezzi dell’olio di oliva italiano che si sta di fatto suicidando, come conclude il New York Times.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA COLDIRETTI E LA LEGGE SALVA OLIO</strong><br />
Recentemente la Coldiretti è riuscita a fare approvare nel febbraio 2013 la legge definita “salva olio” grazie alla quale oggi l&#8217;Italia può contare su rigide misure di repressione e contrasto alle frodi nonché di valorizzazione del vero Olio Extra Vergine Made in Italy. Come al solito in Italia, purtroppo, questa legge non è ancora pienamente applicata per l’inerzia della pubblica amministrazione e per l’azione delle lobby industriali denunciate dallo stesso New York Times, a livello nazionale e comunitario.</p>
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		<title>Anna Sacco: E&#8217; Cosenza, Brand Innovativo Camera Commercio Cosenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 16:50:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Sacco]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ Cosenza, Brand Innovativo ponte per l’America Latina. Intervista alla Dott.ssa Anna Sacco Responsabile Servizi alle imprese per i Mercati Esteri Camera Commercio Cosenza]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ Cosenza, Brand Innovativo ponte per l’America Latina.<br />
Intervista alla Dott.ssa Anna Sacco Responsabile Servizi alle imprese per i Mercati Esteri Camera Commercio Cosenza</p>
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		<title>è Cosenza: Giuseppe Gaglioti presenta Brand per l’America Latina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 12:19:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giuseppe Gaglioti Presidente Camera Commercio Cosenza risponde alla domanda della Redazione delle Testate Giornalistiche del Gruppo ComunicareITALIA: Presidente, ci dice cosa significa questo workshop per le aziende e le attività produttive del territorio? è Cosenza: un modello innovativo per l&#8217;export. America Latina: sfida e opportunità per il futuro. La Spagna come ponte e risorsa strategica [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giuseppe Gaglioti</strong> <strong>Presidente</strong> <strong>Camera Commercio Cosenza </strong>risponde alla domanda della Redazione delle Testate Giornalistiche del<strong> Gruppo ComunicareITALIA:</strong> Presidente, ci dice cosa significa questo workshop per le aziende e le attività produttive del territorio?<br />
<strong><br />
è Cosenza</strong>: un modello innovativo per l&#8217;export.<br />
<strong>America Latina</strong>: sfida e opportunità per il futuro.<br />
<strong>La Spagna</strong> come ponte e risorsa strategica<br />
<strong>Workshop</strong> 20 ottobre 2011 Archivio di Stato Cosenza<br />
Sala Conferenze &#8220;Michelangelo Baldassarre&#8221; ore 10.00</p>
<p><strong>News – Giuseppe Gaglioti: America latina: sfida e opportunità per il futuro. </strong>Il <strong>Presidente della Camera di Commercio di Cosenza Giuseppe Gaglioti</strong> presenta <strong>“E’ Cosenza”</strong>, modello innovativo per l’export.<br />
<strong>“E’ Cosenza” è un Brand molto forte</strong> e per presentarlo agli organi nazionali e Internazionali della Stampa il <strong>Presidente Giuseppe Gaglioti</strong> ha fatto lavorare la sua squadra sulla presentazione di un <strong>workshop</strong> già molto atteso dagli <strong>Imprenditori della provincia di Cosenza</strong> che necessitano di accedere a nuovi mercati capaci di <strong>delocalizzare i loro prodotti.<br />
</strong>Il workshop ha già preso la sua forma definitiva e si terrà giorno <strong>20 di Ottobre 2011</strong> presso la sala conferenze “Michelangelo Baldassarre dell’Archivio di Stato di Cosenza.</p>
<p>Fervono dunque i preparativi  da parte della <strong>Camera di Commercio di Cosenza</strong> ma anche e soprattutto le attese dai produttori perché il Brand <strong>“è Cosenza”</strong> è l’espressione di <strong>una finestra di promo commercializzazione </strong>alla quale potranno affacciarsi per essere conosciuti e acquistati prodotti di ogni tipo, che necessitano, appunto, di affacciarsi sul mercato internazionale.<br />
<strong>Giuseppe Gaglioti</strong> è convinto che <strong>l’innovazione </strong>per le Aziende e Imprenditori della provincia di Cosenza, debba essere non più un evento straordinario ma una consuetudine <strong>a vantaggio dell’affermazione del Prodotto e dunque del Brand della provincia di Cosenza, sul mercato internazionale del Made in Italy.</strong></p>
<p>In tal senso Giuseppe Gaglioti ha annunciato alcune anteprime del workshop che vedrà la <strong>Spagna farsi “Ponte” dei prodotti della provincia di Cosenza con i Paesi dell’America Latina.<br />
</strong>“<strong>E’ Cosenza</strong>” è supportato anche da un canale telematico dedicato sul quale potranno convergere Aziende e Prodotti che intendono essere veicolati da questo Brand al quale il lavoro del <strong>Presidente Giuseppe Gaglioti sta attribuendo i crismi della massima forza istituzionale.</strong></p>
<p><em>“Finalmente</em> – affermano alcuni Imprenditori che hanno già aderito al workshop – <em>grazie ad un meticoloso lavoro diplomatico del </em><strong>Presidente Giuseppe Gaglioti</strong><em> , il vastissimo mercato dell’America latina, con questo progetto, sarà una grande opportunità per il futuro delle Aziende della provincia di Cosenza e la </em><strong>Spagna un “ponte” e una risorsa strategica su cui poter contare già da subito”.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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