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	<title>skype &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>P4: orecchie su Skipe? Possibile anche oltre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 17:59:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[intercettazioni su skype]]></category>
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<p>È stato un software a registrare le conversazioni tra gli indagati durante l&#8217;inchiesta sul gruppo della P4. Chi parlava era convinto di essere al sicuro perché aveva accesso a Skype e poteva discutere attraverso una connessione a internet: i dati inviati sono protetti da formule matematiche con un livello di tutela quasi militare. Ma la falla è altrove. Gli investigatori hanno sfruttato le vulnerabilità informatiche per installare un software in grado di registrare la voce a partire dalla scheda audio, prima che sia cifrata da Skype. Poi i file sono recuperati frammento dopo frammento attraverso internet. E chi è intercettato non si accorge di nulla. È un metodo impiegato da tempo: in Germania le forze dell&#8217;ordine hanno impiegato tecniche simili per ascoltare le discussioni su <strong>Skype</strong>. Ma l&#8217;immissione dei dati resta un tradizionale anello debole.</p>
<p>Da più di dieci anni è celebre &#8220;Lanterna magica&#8221;, sviluppato dall&#8217;Fbi: registra le informazioni digitate sulla tastiera (&#8220;keylogger&#8221;, in inglese). E gli agenti leggono senza sforzo cifre e testi scritti dai criminali. Inoltre hanno nella loro cassetta degli attrezzi i cipav (&#8220;computer and internet protocol access verifier&#8221;): abilitano <strong>l&#8217;accesso dall&#8217;esterno a password, software utilizzati, indirizzi web visitati e altri dati. Trojan e keylogger vengono installati all&#8217;insaputa degli utenti.</strong> Possono arrivare attraverso link camuffati all&#8217;interno di un messaggio email o nella pagina di un social network. A volte è sufficiente aprire un&#8217;immagine nella posta elettronica o sul web: il collegamento per il download è nascosto in pochi pixel, invisibili all&#8217;occhio umano. Anche ciò che appare sui display digitali può essere &#8220;copiato&#8221; a distanza: dagli anni Cinquanta viene sfruttato l&#8217;effetto tempest che consente di replicare a qualche decina di metri ciò che viene visualizzato su uno schermo crt o lcd.</p>
<p>Ma alcune tecnologie sono più resistenti. E i criminali lo sanno. L&#8217;approfondimento de Il Sole 24 Ore riporta un approfondimento di cui sarnno fieri tutti i possessori di Blackberry. Questi apparecchi, infatti,  hanno un servizio di chat (Messenger) che utilizza una sofisticata formula matematica per la cifratura dei dati (triple Des) e abilita lo scambio locale con il sistema &#8220;pin-to-pin&#8221;. Le informazioni attraversano soltanto i server cifrati della Rim, l&#8217;azienda canadese che produce i Blackberry.</p>
<p>Sul fronte dei pirati informatici un&#8217;area di intensa attività è quella del wardriving. È una sorta di caccia dove il terreno per trovare dati sensibili sono le reti wireless: wifi, telefonia mobile, bluetooth. Software come Kismet, per esempio, abilitano la rilevazione dei network senza fili nelle vicinanze. E il passo successivo è quello di decodificare le password: uno standard di protezione considerato sicuro è il Wpa2. I cybercriminali rintracciano anche i cellulari con bluetooth attivo e in modalità invisibile attraverso software per il &#8220;bluesniffing&#8221;, scaricabili da internet. I dati archiviati su hard disk crittografati possono essere a rischio: attacchi anche non complessi come quelli &#8220;brute force&#8221; che prevedono tentativi ripetuti di trovare le parole chiave possono violare gli archivi digitali senza troppa difficoltà, se la password è debole.</p>
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