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	<title>Servizi Segreti &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Giampiero Massolo &#8211; Intelligence Collettiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Mar 2016 22:51:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Television Post]]></category>
		<category><![CDATA[cyber-security]]></category>
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					<description><![CDATA[Giampiero Massolo – Direttore del Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza (DIS): L’Intelligence del futuro, l’importanza delle informazioni per le scelte strategiche di un Paese, cyber-security, integrazione Intelligence italiana con aziende pubbliche/private, sicurezza partecipata. Fonte You Tube]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giampiero Massolo – Direttore del Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza (DIS): L’Intelligence del futuro, l’importanza delle informazioni per le scelte strategiche di un Paese, cyber-security, integrazione Intelligence italiana con aziende pubbliche/private, sicurezza partecipata. Fonte You Tube</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giampiero-massolo.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-10930" alt="giampiero-massolo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giampiero-massolo.jpg" width="877" height="471" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giampiero-massolo.jpg 877w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giampiero-massolo-300x161.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giampiero-massolo-480x257.jpg 480w" sizes="(max-width: 877px) 100vw, 877px" /></a></p>
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		<title>Cronaca di una guerra annunciata..nel &#8220;secolo degli spettatori&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2016 21:38:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[di Paolo Callari/ Era nel 2008 quando, durante una conferenza dal titolo “L’Europa: tempio comune”, emerse la notizia che avremmo vissuto una guerra come spettatori distanti. La complessità del tempo presente ha colori tanto vividi e sgargianti per un occhio attento a rilevare segnali utili a valutare il futuro prossimo che lo spettatore rischia di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_10463" aria-describedby="caption-attachment-10463" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/PORTAEREI.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-10463" alt="Portaerei" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/PORTAEREI.jpg" width="900" height="560" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/PORTAEREI.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/PORTAEREI-300x186.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/PORTAEREI-433x270.jpg 433w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><figcaption id="caption-attachment-10463" class="wp-caption-text">Portaerei</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Paolo Callari/</p>
<p style="text-align: justify;">Era nel 2008 quando, durante una conferenza dal titolo <strong>“L’Europa: tempio comune”</strong>, emerse la notizia che avremmo vissuto una guerra come spettatori distanti.</p>
<p style="text-align: justify;">La complessità del tempo presente ha colori tanto vividi e sgargianti per un occhio attento a rilevare segnali utili a valutare il futuro prossimo che lo spettatore rischia di perdere la memoria della radice di ciò che, forse artatamente, non è stato cautamente evitato.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ come se il marinaio sulla coffa dell’albero maestro che avvista lo scoglio affiorante che rischia di affondare la nave riscontra un timoniere spregiudicato come fosse socio del cantiere nautico che riparerà il natante dopo l’impatto oppure “sperando cammina sulle acque” contando sulle probabilità di non impatto.</p>
<p style="text-align: justify;">I naufragi nel Mediterraneo, le migrazioni presenti e dense come mai nella storia degli ultimi settanta anni, rilevate e descritte in maniera imperfettibile dal sig. <strong>Presidente della Repubblica Italiana</strong>, lasciano comprendere chi si è dichiarato essere <strong>il timoniere incauto</strong> <strong>rispetto al valore della vita umana</strong> sperimentando come convergenti parametri e perimetri europei con storie e tradizioni fino ad oggi non sintetizzabili come un unicum di quella “madre patria” che alberga come sentimento degli <strong>Americani, dei Russi e dei Cinesi</strong>, territori vasti ma uniti <strong>con un solo governo nazionale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema della conferenza, <strong>Europa tempio comune</strong>, lascerebbe immaginare come se l’organizzazione fosse stata delegata al sentimento della Massoneria Universale, invece il relatore, uno dei traduttori personali di sua santità <strong>Papa Benedetto decimo sesto</strong>, ci raccontava di un <strong>incontro tenuto nella sua Germania dal Santo Padre in quel periodo storico</strong>, a motivo di <strong>costruire quei ponti che oggi sembrano franare</strong> da ogni dove.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA GUERRA ANNUNCIATA ERA GIA&#8217; ALL&#8217;ORIZZONTE</strong><br />
Quella guerra annunciata, della quale noi avremmo dovuto sperimentare echi lontani, era già all’orizzonte lo scontro <strong>fra Israele ed Hamas</strong>, l’Iran terrorizzava l’occidente, la Cina sembrava l’unico fattore stabilizzante per il volume di forza spiegabile in campo, oggi non sembra più una questione scontata da potere vincere a tavolino.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la teoria dei giochi, il dilemma del prigioniero, la migliore fra le guerre è l’accordo a tavolino, senza sostenere il costo di un aereo che si alza e consuma carburante e di una bomba che deflagrando dissipa energia potenziale, sempre che il timoniere, facendo riferimento alle poche righe spese sopra, non sia socio in affari con il cantiere nautico che deve riparare la nave che si scontra con lo scoglio affiorante già avvistato da chi è sulla coffa dell’albero maestro. <strong>La relazione epistolare avvenuta fra Einstein e Freud</strong> sui motivi che spingono il genere umano a muovere una guerra è il documento cardine rispetto al bilancio costi benefici di un qualsiasi conflitto armato già stimato da <strong>Sun Tzu</strong> come strategia marginale.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nella storia presente, dove i satelliti in orbita geostazionaria, sembrano volare più in alto di tutti, le cosiddette aquile, che colgono i segni del futuro intuendoli nel presente, avevano “visto” più lontano quando, piuttosto che utilizzare gli aeroporti a supporto del bisogno dei migranti, i governi sovranazionali hanno finanziato le vie del mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché non amo i termini giornalistici del complotto, dei servizi deviati, governo ombra, e quant’altro alimenti il voyeurismo adeguato alla migliore vendita della pubblicità ma concettualmente inconsistente, ritengo che <strong>il timoniere che si è dimostrato tacitamente assente</strong> possa essere considerato in parte <strong>il governo sovranazionale di Bruxelles</strong>, e in parte, non fosse altro che la strategia della tensione per i fatti che leggiamo in Libia in questi giorni, <strong>giovi alla stabilità di governi europei friabili</strong> <strong>rispetto alle opposizioni dei movimenti podemos e cinquestelle</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A suo tempo trattai l’argomento nel non luogo di Facebook assemblando voci assai prestigiose del mondo intellettuale e militare italiano sostenendo l’immediata necessità di un intervento in Libia con l’esercito di terra ma, le determinazioni politiche, portarono ad una riduzione di costi in armamenti per l’Italia e, in seguito, al presidio del Mediterraneo in quella parte della Siria prossima allo stato di Israele da parte della Russia, con il confronto conseguente con la confinante Turchia.</p>
<p style="text-align: justify;">Occupata e smembrata la Siria, porta di terra della “<strong>via della seta”</strong>, l’Europa risulta avvizzita ed impoverita dalle sanzioni contro la Russia e dai focolai di guerra che la circondano, senza che nulla, almeno così sembra, decidano i perimetri Europei se non di allertare i confini per eventualità di attacchi all’interno dei medesimi, quanto, piuttosto, arginare il fenomeno oltre frontiera senza stare ad aspettare che la fiamma divampi all’interno.</p>
<p style="text-align: justify;">In tempi di globalizzazione e del mercato unico tutto ciò sembrerebbe dissonante con quello che gli indici borsistici ci raccontano ogni giorno, influendo fra di loro come per la legge di domanda ed offerta che regola ogni prezzo, forse anche il costo sistemico di una guerra che ha troppi spettatori, <strong>Zygmunt Baumann : Il Secolo degli Spettatori.</strong></p>
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		<title>Servizi Segreti USA: oggi la Marina Militare russa di Vladimir Putin fa paura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2015 17:53:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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		<category><![CDATA[sistemi missilistici]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Franco Iacch per www.difesaonline.it/ “La Marina Militare russa sta compiendo enormi sforzi per minare la supremazia della US NAVY”. A 24 anni di distanza dall’ultimo dossier effettuato dall’intelligence della Marina degli Stati Uniti, un nuovo documento è stato redatto e reso pubblico.&#160;“Emerge il chiaro intendimento della leadership russa di proseguire in un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_10095" aria-describedby="caption-attachment-10095" style="width: 975px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/kaliber_3_risultato.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-10095" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/kaliber_3_risultato.jpg" alt="Sistema Kaliber russo" width="975" height="512" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/kaliber_3_risultato.jpg 975w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/kaliber_3_risultato-300x157.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/kaliber_3_risultato-480x252.jpg 480w" sizes="(max-width: 975px) 100vw, 975px" /></a><figcaption id="caption-attachment-10095" class="wp-caption-text">Sistema Kaliber russo</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura di Franco Iacch per www.difesaonline.it/</p>
<p style="text-align: justify;">“La Marina Militare russa sta compiendo enormi sforzi per minare la supremazia della US NAVY”. A 24 anni di distanza dall’ultimo dossier effettuato dall’intelligence della Marina degli Stati Uniti, un nuovo documento è stato redatto e reso pubblico.&nbsp;“Emerge il chiaro intendimento della leadership russa di proseguire in un rapido e sempre più aggressivo riarmo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dossier consta di 68 pagine, molte delle quali illustrate. E’ stato scritto dal massimo esperto dell’intelligence navale degli Stati Uniti, George Fedoroff. E’ ritenuto uno dei pochi analisti al mondo ad aver continuato a studiare l’involuzione della marina sovietica e l’evoluzione di quella russa. A differenza di quanto hanno investito tempo e risorse nell’analizzare le presunte o reali capacità dell’Iran e della Corea del Nord, Fedoroff non ha mai perso di vista l’asset navale del Cremlino. Perseveranza ritornata utile al Pentagono 24 anni dopo.&nbsp;&#8220;La Russia, nel corso del prossimo decennio, farà grandi passi in avanti per schierare una Marina in grado di difendere il Paese con un’impressionante potenza, limitata soltanto dalla sterminata estensione dei suoi confini. Anche le aree di interesse globale, restano distanti dai principali presidi russi. Nonostante ciò, la flotta russa del 21° secolo sarà una delle più moderne del pianeta e gestita da una nuova generazione di militari di professione”.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Office of Naval Intelligence smise di pubblicare la propria relazione annuale nel 1991, a seguito del crollo dell’Unione Sovietica. Da quel momento, gli USA si convinsero che Mosca non avrebbe mai potuto riportare in auge l’intero asset navale. Un concetto per certi versi coerente con il disastro economico che sancì la fine della Guerra Fredda, ma che fu stravolto dall’arrivo di Putin che avviò la ricostruzione dell’intera flotta. L’invasione lampo della penisola di Crimea, nei primi mesi del 2014, ha probabilmente sancito il ritorno della Marina Militare russa. Quell’episodio spinse il Pentagono ad investire analisti e risorse nella stesura del report sulle nuove capacità del Cremlino.&nbsp;&#8220;A partire dal 2000, complice un governo stabile, l’economia del Paese si è stabilizzata. C’è stato uno sforzo mirato e finanziato per rivitalizzare la Marina russa. Molti dei programmi sospesi per mancanza di fondi sono stati ripresi. Altri di nuova concezione sono stati finanziati ed alcuni di essi hanno già messo in mare piattaforme sottomarine e di superficie&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">“Nel 2000 i russi disponevano di una manciata di navi in grado di combattere. Il Cremlino, oggi, ha in mare 186 piattaforme (tra navi da guerra e sottomarini) che operano dall’Oceano Atlantico al Pacifico, dal Mar Nero al Baltico, dal Caspico al Mediterraneo fino all’Artico”.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;Paragonando l’ultima relazione con quella pubblicata negli anni ’90, il Pentagono si ritrova con una Marina totalmente diversa da quella in rovina descritta dopo la Caduta dell’Unione Sovietica.&nbsp;“La Marina russa è la terza forza più potente al mondo dopo la Cina, al secondo posto, ed agli Stati Uniti, ancora in grado di schierare 280 piattaforme da guerra ed oltre 100 navi appoggio”.&nbsp;Capitolo a parte nel dossier dei servizi segreti della Marina è la raggiunta capacità missilistica dei russi, dimostrata con il doppio lancio dei sistemi Kalibr dal Mar Caspio e dal Mediterraneo in Siria.</p>
<p style="text-align: justify;">“Soltanto gli Stati Uniti, prima di quei lanci, avevano dimostrato la capacità cruise dal mare”.&nbsp;I missili da crociera rappresentano una fondamentale capacità di un paese di adottare determinate strategie in particolari contesti.</p>
<p style="text-align: justify;">“Il Kalibr fornisce una significativa capacità offensiva anche a piattaforme di modeste dimensioni come le corvette e la capacità di attaccare bersagli terrestri fissi con testate convenzionali. La proliferazione di questa capacità all&#8217;interno del nuovo sistema russo sta modificando profondamente la strategia di scoraggiare, minacciare o distruggere il nemico&#8221;. <a href="https://az-kazino.com">Onlayn kazino tövsiyə edirəm</a></p>
<p style="text-align: justify;">Ironia della sorte. L’ultima relazione dell’Intelligence della US NAVY si concludeva con un piccolo passaggio: “L’Unione Sovietica sta sviluppando nuove e potenti munizioni intelligenti chiamate Kalibr. Se entrasse in servizio, quel sistema conferirebbe enormi capacità strategiche al Cremlino, ad oggi raggiunte soltanto dalla nostra Marina”. Il 18 novembre scorso il sottomarino &#8220;Rostov-on-Don&#8221;, ha lanciato l&#8217;intera salva di missili da crociera “Kalibr 3M54” imbarcata contro obiettivi nemici nei pressi della città siriana di Raqqa. Il “Rostov-on-don” è di fatto entrato nella storia della Marina russa per essere stato il&nbsp;primo sottomarino ad aver lanciato missili da crociera contro obiettivi nemici reali.</p>
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		<title>Giancarlo Elia Valori: &#8220;Discorso sull&#8217;Intelligence&#8221; al Senato della Repubblica Italiana.</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2015/10/giancarlo-elia-valori-discorso-sullintelligence-al-senato-della-repubblica-italiana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2015 21:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[brics]]></category>
		<category><![CDATA[emiliano belmonte]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Gallo]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo elia valori]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[senato della repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi Segreti]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura della Redazione de ILPARLAMENTARE.IT/ Oggi mi è stato affidato l&#8217;onore di pubblicare su ILPARLAMENTARE.IT una relazione molto, molto importante, a cura del Prof. Giancarlo Elia Valori, esperto in Geopolitica, Intelligence e non solo. Protagonista di uno spaccato di storia importante del nostro Paese in contesti sempre internazionale, il Prof. Valori continua ad arricchirci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9887" aria-describedby="caption-attachment-9887" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giancarlo-Elia-Valori.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9887" alt="Giancarlo-Elia-Valori" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giancarlo-Elia-Valori.jpg" width="800" height="400" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giancarlo-Elia-Valori.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giancarlo-Elia-Valori-300x150.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giancarlo-Elia-Valori-480x240.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9887" class="wp-caption-text">Il Prof. Giancarlo Elia Valori</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">a cura della Redazione de ILPARLAMENTARE.IT/</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi mi è stato affidato l&#8217;onore di pubblicare su ILPARLAMENTARE.IT una relazione molto, molto importante, a cura del Prof. Giancarlo Elia Valori, esperto in Geopolitica, Intelligence e non solo. Protagonista di uno spaccato di storia importante del nostro Paese in contesti sempre internazionale, il Prof. Valori continua ad arricchirci del suo sapere, questa volta con il chiaro fine di risvegliare le coscienze verso una cultura dell&#8217;Intelligence, sempre più indispensabile in una società globalizzante e sempre meno rispettosa dei Diritti Umani. Leggete e rileggete attentamente e scoprirete non solo che il mondo è diverso da come ci viene presentato ma che ci è concessa la grande opportunità di essere parte integrante della Verità. Fabio Gallo</p>
<p style="text-align: justify;">Si è svolto dalle ore 17,00 alle 20,00 presso il <strong>Senato della Repubblica Italiana</strong>, nel Chiostro del <strong>Convento di Santa Maria Sopra Minerva</strong>, il convegno su &#8220;<em>Geopolitica, Intelligence e Security</em>&#8221; a cura del Movimento Associativo di carattere culturale, formativo e sociale &#8220;<strong>Risorgere</strong>&#8220;. Ad aprire e chiudere i lavori è stato il Presidente del Movimento<strong> Dott. Emiliano Belmonte</strong>. Il <strong>Prof. Giancarlo Elia Valori</strong> Cavaliere del Lavoro ha parlato di <strong>Geopolitica ed Intellegence</strong> e il Senatore <strong>Giuseppe Esposito</strong> di Sicurezza, quale strumento di tutela delle libertà e paradigma necessario per la costruzione di una democrazia liberale globalizzata (limiti alla tolleranza sociale e politica).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DISCORSO SULL&#8217;INTELLIGENCE A CURA DEL</strong> <b>PROF. GIANCARLO ELIA VALORI </b> &#8220;<i>Honorable de l’Academie des Sciences de l’Institut de France&#8221;</i></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>Intelligence</strong> è quella parte di tecniche, saperi, esperienze, tradizioni che riguarda la gestione degli arcana imperii. Sono sempre esistiti, i meccanismi occulti del potere, e sempre esisteranno. Un Potere si definisce come un monopolio di informazioni essenziali, e nessun potere ha sempre largito a piene mani quello che è, in ogni caso, la natura stessa del suo permanere: il monopolio delle informazioni. I Servizi di Intelligence poi hanno sempre mantenuto questa aura di riservatezza intorno a loro stessi e alle loro operazioni, il che è certo una necessità, ma corrisponde anche a uno stile, un rito, una autorità specifica che i Servizi hanno sempre avuto. Certo, è benemerita l&#8217;azione delle Agenzie italiane di andare in giro per le università e selezionare una quota di giovani da far entrare nelle Agenzie, ma il problema è un altro: chi opera nell&#8217;intelligence, analista o operativo, non è un bravo studioso, è soprattutto un bravissimo scopritore di quella formula alla quale nessuno aveva pensato prima, e questo non si insegna a scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre, nel Servizio, chi metta insieme, in pochissimo tempo, dati diversissimi tra loro per fonderli insieme in una visione omogenea. La logica dell&#8217;intelligence è quella dell&#8217;abduzione: un modo diverso di creare catene logiche, attraverso la probabilità. Ecco il primo punto da valutare: la logica dell&#8217;intelligence non è quella del potere politico. Se il Servizio valuta certi fenomeni, i politici tendono a vederli lontani, incerti, improbabili. Invece il meccanismo dovrebbe essere all&#8217;incontrario: il potere politico dovrebbe pensare con le stesse categorie del servizio, e non viceversa. Oggi noi abbiamo a che fare con una lenta fase di adattamento, che è però ormai un dato certo, in cui l&#8217;intelligence ragiona come i politici. Il Servizio ha abbandonato quel ruolo di Grande Educatore dei Politici che è stato tipico del XX secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, i problemi che ci vengono posti davanti sono tali e tanti da necessitare di un costante apporto dell&#8217;intelligence. Oggi la politica è più complessa di quella delle grandi narrazioni novecentesche, e spesso non è comprensibile nemmeno da molti “tecnici”. Per non parlare del fatto che gli stessi “tecnici” non comunicano tra di loro, creando spesso ircocervi programmatici che, alla fine, mettono in crisi i governi che li hanno assunti. Nel caso del Servizio, niente di tutto questo: l&#8217;esperienza è quella degli antichi maestri, sostenuta dai necessari aggiornamenti, e non c&#8217;è bisogno di nessuna tecnologia particolare, quello che conta è il fatto. E&#8217; ovvio che i Servizi hanno una struttura informatica e di altro davvero gigantesca, ma possono averla altri operatori, anche non legati all”intelligence. Il problema non è la quantità, ma la qualità e soprattutto il fine.</p>
<p style="text-align: justify;">Un Servizio raccoglie fatti, certamente, ma anche e soprattutto opinioni classificate, dati del “nemico”, meccanismi di influenza, sistemi di “spin” per modificare le previsioni del candidato X che ci è vicino o per fare il contrario, insomma, l&#8217;intelligence ha la piena cognizione di come vada, davvero, un Paese. E ce l&#8217;ha anche del proprio, ma qui le ovvie limitazioni costituzionali e istituzionali bloccano tutto. Il paradosso di un Servizio è sempre quello, dai tempi di Fouchè, di essere inevitabilmente “uno stato nello Stato”, una organizzazione complessa, dall&#8217;elevatissimo potenziale, che può essere utilizzata per mandare dei fiori alla moglie dell&#8217;ambasciatore o per evitare un golpe. Qui, il tracciato è uno solo:la capacità soggettiva della classe politica di utilizzare al meglio i Servizi e di mantenere la pace sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è un dato del tutto ipotetico. Oggi il sistema politico è talmente frazionistico da non permettere accordi tra partiti su temi che riguardino l&#8217;intelligence. Inoltre, la cultura specifica dei politici è spesso così modesta da far pensare che non occorra nessuna “informativa”. Cosa farne, quindi, dei nostri apparati informativi oggi e in futuro? Intanto occorre prevedere un loro ruolo autonomo nel decision making. Un “ministero dei Servizi” che abbia un peso non transeunte nel processo politico. Poi, oltre alle questioni riguardanti le aziende, occorrerebbe che le Agenzie uscite dalla Legge del 2007 potessero impostare, senza rivelare dati sensibili le attività dei privati all&#8217;Estero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La geopolitica</strong> ha ripreso i suoi diritti sul mondo, dopo la fase in cui la sola “diffusione della democrazia” si credeva bastasse a risolvere sia i conflitti regionali che quelli a potenziale globale. La presenza in Afghanistan, da ISAF a “Resolute Support” ha dimostrato che le tecniche di peace enforcing e peace supporting sono capaci di mantenere i conflitti al di sotto di una determinata soglia di visibilità, ma non certo a spegnerli. E&#8217; facile prevedere, e la ripresa di Kunduz da parte dei talebani lo dimostra, che, alla fine della presenza multinazionale in Afghanistan, tomba degli imperi, da quello britannico a quello sovietico, sarà in mano agli “studenti” addestrati dal Pakistan, che vogliono mantenere un&#8217;area strategica di comporto e difesa di fronte ad un attacco nucleare indiano. E il Pakistan lo ricordiamo, era la fonte primaria di intelligence degli USA sui taliban. Come se gli Alleati avessero chiesto notizie riservate sulla Repubblica di Salò alle SS di Karl Wolff, con cui stavano trattando la resa a Berna.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, alcuni Stati, che sono stati sconfitti da una globalizzazione che sta scemando, si sono riuniti nei BRICS, (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e in quella che chiameremmo “la nuova NATO”, ma all&#8217;Est, la Shangai Cooperation Organization. I Brics hanno la stessa funzione, nel diverso contesto storico, che era caratteristica della Conferenza afroasiatica di Bandung del 1955, ma lì in quel discussione c&#8217;era in ballo la fine del colonialismo e il tentativo della Cina di portare all&#8217;estero la sua teoria “dei Tre Mondi”, il primo con l&#8217; URSS e gli USA uniti insieme, il secondo con le potenze intermedie, il terzo con “le campagne che accerchiano le città”, diretto dalla Cina maoista. Oggi il problema per le nuove riunioni di Stati è economico, ma assume sempre più spesso, negli equilibri strategici, un taglio di puro interesse nazionale. Ecco il ritorno dell&#8217;intelligence: i Paesi si ritrovano soli, nel momento in cui la globalizzazione sta cessando i suoi effetti, e valutano attentamente le proprie scelte geopolitiche sono, di fatto, “contro tutti”. Usare un rapporto preferenziale vuol dire eliminarne altri in linea di principio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema-mondo è ritornato una macchina a pesi e contrappesi automatici, in cui nessuno si fida, come accadeva nella fase della democrazia triumphans, del primo venuto. E&#8217; finita una fase politica come si è conclusa la correlativa ubriacatura finanziaria dei colossali investimenti negli emerging markets. Gli effetti strategici del crollo delle banche d&#8217;affari USA nel 2006-2008 non li abbiamo ancora valutati appieno, ma sono rilevantissimi. Nel mondo dell&#8217;intelligence, peraltro, abbiamo avuto riforme del sistema di sicurezza strategico proprio negli anni successivi alla prima grande crisi: quella italiana è del 2007, la riforma francese, dopo una lunga elaborazione, è stata votata dopo la strage di Charlie Hebdo, a fine aprile scorso il ministro competente ha fatto discutere al Parlamento tedesco la prima bozza di riforma della collaborazione tra i servizi già attivi. Già un errore: il Servizio Segreto deve essere uno, non nessuno e centomila, per dirla con Pirandello. Ma tralasciamo questo aspetto, gestito come un arcaismo anche nella nostra normativa del 2007.</p>
<p style="text-align: justify;">I problemi sono altri: la tematica della lotta contro “l&#8217;estremismo”, che è un fenomeno aiutato da altri o non è. Quando stava arrivando la riunificazione tedesca, i servizi della DDR pagarono gli estremisti neonazisti tedeschi dell&#8217;Ovest per sfregiare le tombe nei cimiteri ebraici. Il significato era chiaro, i tedeschi sono sempre quelli, non sono all&#8217;altezza di diventare un grande paese democratico. L&#8217;altra tematica che emerge dalle nuove normative è l&#8217;ossessione per la Rete, i social network, la “microfisica del potere”, come la chiamava Michel Foucault. Altro errore. I testi dei social sono delle mitografie, non dei dati da analisi intelligence. Possono aiutare a chiarire la personalità e i rapporti di stiamo già cercando, ma non sono la fonte primaria. Peraltro, chi ha problemi di terrorismo non scrive tutto su facebook.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza con i jihadisti londinesi del 7 luglio 2005, quella con i terroristi della stazione di Atocha, il passaggio silenzioso del garzone di macellaio halal che da Punta del Mar, sulla costa catalana, arriverà a compiere il feroce attentato alla nostra base di Nassiriya, tutto dimostra che il manovale del jihad sta il meno possibile sui nuovi media, anche se li usa per comunicare in codice quando occorre. Quindi, meno importanza alla mitologia della Nuova Comunicazione, più attenzione alla formazione di figure adatte alla HUMINT, Human Intelligence, a quegli uomini che con un solo sguardo capivano come stava cambiando l&#8217;animo dell&#8217;Emiro o lo spirito di rivolta del venditore di tè. Strano peraltro che la progressiva delegittimazione dei Servizi sia avvenuta nel momento in cui essi servivano sempre di più, non di meno. E che il rifiuto di massa delle strutture di intelligence sia divenuta una vera moda.</p>
<p style="text-align: justify;">Il DIS italiano sta facendo una meritoria azione di “pubblicità” della nostra nuova intelligence con le università e le scuole, ma non basta. Non basta a cancellare anni, decenni in cui i Servizi, peraltro troppo collegati a partiti e correnti, sono stati utilizzati per mascherare il lungo ventennio di “Stragi di Stato”, in cui i veri operatori furono agenti di Servizi nemici in primo luogo, ma anche di quelli formalmente amici. Evitare ogni tipo di contromossa informativa contro questa grande defamation del nostro paese è stata una colpa grave, che ha portato insieme al Caso Moro, alla fine della Prima Repubblica. Quindi, Servizi con continui controlli incrociati, come se fossero un Centro Acquisti Ospedaliero, il mondo mitizzato della globalizzazione che finisce, il ritorno del bellum contra omnes che avrebbe bisogno di Servizi fortissimi, una cultura politica dove la cultura della sicurezza piano piano svanisce, come il ricordo del valzer della nonna. Tre cose che non tornano, soprattutto se, in un contesto costituzionale, che è presente ovunque in Europa, l&#8217;intelligence è sottoposta con filo diretto all&#8217;Esecutivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso peraltro a una buona parte della L. 124 del 2007, dove l&#8217;obiettivo sembra più quello di tutelare la classe politica dai dossier detenuti (e ci mancherebbe altro se ciò non fosse) dai Servizi che non altro. Mitterand non era certo uno stinco di Santo, ma quando andò per la prima volta alla Presidenza francese il vecchio capo della SDECE, Alexandre de Marenches, vecchio gourmet come il nostro e suo amico Federico Umberto d&#8217;Amato, si rifiutò di servirlo e se ne andò in pensione. Altri mondi, altri uomini. Ma se non si ristabilisce un nesso fiduciario tra Intelligence e Governo, se non si ristabilisce, nei fatti, una maggiore autonomia al Servizio, sarà ben difficile prevedere le nuove crisi, valutarne gli attori, analizzare gli amici e i nemici sul campo. Il tempo della politica non è quello dell&#8217;intelligence, è un dato di fatto da sempre esistente. Se non ne prendiamo atto e trasformiamo, come sta accadendo in tutta Europa, i Servizi in corpi di polizia, che cercano il jihadista e lo assicurano alle patrie galere, senza vedere i nessi i paesi che lo sostengono, senza nemmeno studiare i riferimenti ideologici e storici della sua propaganda.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, prenderanno forma le Agenzie pubbliche della Mediazione, o i Comitati per Tizio o Caio, che manipoleranno per loro conto la pubblica opinione. Che, per evitare che il Cuore spenga la Ragione, deve talvolta rimanere all&#8217;oscuro. Se ogni problematica militare o di sicurezza deve essere utilizzata nel dibattito politico spicciolo, allora pesa come gli interessi dei tabaccai o delle ormai famosissime “casalinghe di Voghera”. Evitare che di questioni che fanno tremare le vene ai polsi si debba parlare in Aula, aumento delle Commissioni e del loro potere, miglioramento del COPASIR, aumento degli uomini e dei mezzi per il nostro nuovo Comparto Sicurezza. Che deve aprirsi a nuove professionalità, ma che deve infondere nei nuovi arrivati lo spirito di corpo, il senso di nobiltà della propria professione, la superiorità verso la politica, il senso di rappresentare, nella trincea degli equilibri mondiali, tutto il proprio Paese. Oggi iniziamo a combattere per i nostri interessi in uno scacchiere che non è più così semplice, perché la globalizzazione era stata pensata come asse della nuova potenza unica mondiale, gli USA, mentre oggi stati di diversa conformazione e tradizione stanno combattendo per una sola cosa: riprendersi la loro sovranità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne è un riflesso anche il dibattito italiano sull&#8217;Euro. Si sta riprendendo il ruolo sovrano e imperiale la Russia in Siria, atto che porta fuori dal Medio Oriente gli USA, con gli effetti strategici e geopolitici che possiamo bene immaginare, sta ritornando sovrana la Cina, che ha svalutato tre volte il renmimbi questa estate, ritornerà sovrano l&#8217;Iran, dopo l&#8217;inconsulto accordo del P5+1, scritto dalla fretta di “dare una mano” al “democratico” Rouhani ma la fretta fa i gattini ciechi, torna sovrano l&#8217;Egitto, dopo la follia dei Fratelli Musulmani arrivati al potere grazie alla “Primavere arabe”. Il Mondo si sta rinazionalizzando, i vincoli interstatali si stanno indebolendo, si stanno formando nuovi Centri del Potere, tra la SCO, Shangai Cooperation Organization, l&#8217;asse maghrebino tra Marocco e Tunisia, il nuovo polo di aggregazione tra Sudafrica e Africa subsahariana. E il Sudafrica è borderline per il nucleare.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito, i due centro globali del dopoguerra per la gestione dei conflitti sono l&#8217;ONU e il Trattato di Non Proliferazione nucleare. Bene. L&#8217;ONU non conta nulla, salvo mandare costosissimi emissari che contano meno dell&#8217;organizzazione che li invia. Il TNP ha escluso Stati che se lo potevano ben permettere, e ha accettato nel suo seno Stati dalla dubbia stabilità democratica. Ovvero: ha congelato il potere nucleare, quello che davvero conta nel mondo politico internazionale negli attuali Stati nucleari: alcuni peraltro stanno perdendo potere, altri stanno emergendo come attori globali, ma sono il tappo per nuovi equilibri di potenza, e vi sono stati come il Pakistan, la cui attrezzatura nucleare militare è in funzione antindiana e a difesa dell&#8217;Islam, fu finanziata dall&#8217;Arabia Saudita. Se non vi è equalizzazione nucleare tra lo sfidante e lo sfidato, nessun tipo di trattativa, né economica né militare, può andare a favore dello sfidante. Due vecchi lacci e lacciuoli, ONU e TNP, che vanno lentamente mandati a morire lentamente, nella Shangrilà dei loro miti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratterebbe invece, con realismo sognante, di immaginare alcuni assi omogenei di stabilizzazione del mondo, con una rete già configurata SCO, un Giappone che funge da protettore di Corea del Sud e, in futuro, di Vietnam e Laos, e non dimentichiamoci che Tokyo si è dotata da pochi giorni di una nuovissima struttura di intelligence. Il Brasile dovrebbe attirare verso di sé i suoi vicini confinari, mentre l&#8217;Argentina dovrebbe ricollegarsi con il Nord costiero, tra Messico e Stati Uniti. Gli USA, nella linea di Barack Obama, rimarranno egemoni solo nell&#8217;uso universale del dollaro, ma nemmeno questo è certo: rivolte contro il dollaro hanno caratterizzato Saddam Hussein e, oggi, l&#8217;Iran petrolifero. Il passaggio tra Dollaro ad Euro è ancora un incubo per i decisori nordamericani. Per questo, se l&#8217;UE accetterà il nuovo Trattato Transatlantico Economico, l&#8217;area dell&#8217;Euro si restringerà, mentre il Dollaro rimarrà stabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il potere non è una moneta, anche se la divisa è fondamentale. Allora è probabile che gli USA organizzeranno il loro lento declino afferrando per i pantaloni l&#8217;Europa, che è infatti già irrilevante, peggio ridicola, sul piano militare e strategico. La soluzione: intelligence nazionale tous azimuts, molto ben sostenuta e protetta dal sistema politico, attività preventiva nei confronti di minacce rilevanti, e le minacce, lo abbiamo già visto, sono molte altre oltre il jihadismo, un progetto di nuovo “sovranismo” italiano, visto che saremo presto abbandonati da tutti, meno che a parole, una postura di attacco rispetto alle minacce globali che lambiscano il nostro Paese.</p>
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		<title>&#8220;Intelligence e Sistema di Informazione nella Repubblica Italiana. Storia, cultura, evoluzione e paradigmi&#8221;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2015 00:10:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Introduzione a cura di Fabio Gallo &#8211; Direttore Editoriale/ Più volte ho trattato l&#8217;argomento convinto del fatto che in Italia vi sia una scarsa cultura dell&#8217;Intelligence. Un vuoto strategico che dovremmo colmare per non sentirci insicuri, disorientati e, soprattutto, inutili e impotenti. Ancor di più, una scarsa cultura dell&#8217;Intelligence, a mio avviso, ci lascia credere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9664" aria-describedby="caption-attachment-9664" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-glicerio-taurisano.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9664" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-glicerio-taurisano.jpg" alt="intelligence-glicerio-taurisano" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-glicerio-taurisano.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-glicerio-taurisano-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-glicerio-taurisano-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9664" class="wp-caption-text">Il libro di Glicerio Taurisano</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">Introduzione a cura di Fabio Gallo &#8211; Direttore Editoriale/</p>
<p style="text-align: justify;">Più volte ho trattato l&#8217;argomento convinto del fatto che in Italia vi sia una scarsa cultura dell&#8217;Intelligence. Un vuoto strategico che dovremmo colmare per non sentirci insicuri, disorientati e, soprattutto, inutili e impotenti. Ancor di più, una scarsa cultura dell&#8217;Intelligence, a mio avviso, ci lascia credere che lo Stato non esista e che la nostra Nazione sia davvero in mano a 4 manigoldi che vivono in una sorta di quartiere senza Cristo ove tutto è possibile. Ma tranne rare eccezioni questa forma di acculturazione all&#8217;intelligence si svolge in ambienti chiusi e così l&#8217;informazione, oggi, svolge un ruolo fondamentale nella promozione del &#8220;sapere&#8221;, della &#8220;conoscenza&#8221;, della cultura, in questo caso, dell&#8217;Intelligence. Cari Amici, &nbsp;oggi siamo bombardati di notizie, ma un milione di notizie al giorno rendono l&#8217;apprendimento troppo orizzontale e scivoloso, non radicato nella ragione che richiede tempo di lettura, approfondimento, meditazione, discernimento.<br />
<strong>Glicerio Taurisano</strong> oggi ci offre la grande opportunità di &#8220;conoscere&#8221; in profondità. E per questo avvertiamo l&#8217;esigenza di raccomandarvi, cari amici, questo libro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INTELLIGENCE E SISTEMA DI INFORMAZIONE NELLA REPUBBLICA ITALIANA</strong><br />
I<strong> Servizi di Informazione italiani</strong> durante un lungo periodo della loro esistenza hanno accumulato avversità, pregiudizi e fuorvianti opinioni, sia sulle loro strutture che sugli agenti che in essi hanno operato, ma quali sono stati i contesti politici e sociali che hanno contribuito a fermentare tali idee&nbsp;sull&#8217;organizzazione&nbsp;istituzionale che provvede alla sicurezza tramite la raccolta delle informazioni? E soprattutto perché è stato così alimentato il senso di contrarietà sui Servizi segreti? E inoltre quali e quante strutture sono state create sin&nbsp;dall&#8217;epoca&nbsp;più remota e quali strumenti, attori e ambienti di studio hanno poi contribuito alla realizzazione di un’ immagina fresca, diafana e&nbsp;responsiva&nbsp;nella comunicazione pubblica?</p>
<p style="text-align: justify;">Su queste ed altre domande l’Autore si confronta e destina ad esse delle riposte che non lasciano nulla di intentato, attraverso un percorso storico che inizia da lontano e giunge finalmente in seno alla contemporaneità per <strong>raccontare i Servizi segreti italiani con un comunicare fluido, chiaro</strong> e soprattutto privo di quelle diafonie tra realtà e letteratura fantasy; fatti, nomi, documenti, tabelle e note accompagnano il lettore nella profonda conoscenza di uomini e strutture del Sistema di Informazione per la sicurezza della Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-large wp-image-9656" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro-270x270.jpg" alt="intelligence-taurisano-libro" width="270" height="270" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro-270x270.jpg 270w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro-150x150.jpg 150w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro-300x300.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro-50x50.jpg 50w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro.jpg 381w" sizes="auto, (max-width: 270px) 100vw, 270px" /></a>Un libro che si propone come <strong>contributo alla tanto ricercata cultura di Intelligence</strong>, e per far ciò non poteva l’Autore non chiedere sostegno a tre pilastri necessari alla costruzione di un dialogo e di una comunicazione che potesse generare su ogni pagina il favoloso rapporto, tra chi legge e chi scrive, di reciproco rispetto e confronto, condizione questa che poteva essere trovata solo attraverso un dialogare storico, filosofico e scientifico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo, frutto di ricerca e studi, vuole tracciare<strong> un percorso culturale sia&nbsp;sull&#8217;attività&nbsp;di intelligence che sui direttori</strong> che si sono succeduti e sule strutture esistite sin&nbsp;dall&#8217;epoca&nbsp;pre-unitaria; si confronta altresì con altri studi e ricercatori in quest’ambito e si spinge, attraverso il <strong>considerare l’Intelligence un’arte scientifica</strong>, nel delicato panorama della ricerca e dei paradigmi, di cosa e quanto è l’Intelligence, del suo antico e attuale significato, della sua funzione istituzionale e funzionale, fino ad arricchirsi di nuove metodologie di ricerca delle informazioni; sull’Intelligence Investigativa, sulla sicurezza cibernetica, sulle tecnologie e strumenti oggi occorrenti per la pianificazione della sicurezza e dell’analisi sulle <strong>informazioni OsInt</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Storia, filosofia e scienza dunque per argomentare finalmente delle strutture dei Servizi segreti italiani, dell’attuale Sistema di Informazione per la s<strong>icurezza della Repubblica</strong> e <strong>dell’Intelligence</strong>, senza restrizioni ideologiche e parvenze, ma con un raccontare, forse non usuale, che impernia tutto sul fare cultura e distaccare definitivamente questo Organismo Istituzionale da tutte le contraddizioni storiche e sociali che ha vissuto, specialmente durante le sue più prolifiche attività di sicurezza della Nazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Autore del Saggio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Glicerio Taurisano è consulente aziendale</strong>, specializzato in gestione d’azienda, comunicazione e marketing, formazione e analisi delle informazioni. Intelligence e Security Advisor, da molti anni si occupa di ricerca e studi, anche in ambienti di scienza politica e diplomatica, oltre ad essere un appassionato di storia, filosofia e psicologia. <strong>È un convinto sostenitore della divulgazione della cultura dell’intelligence</strong>, <strong>della sicurezza e della difesa della Nazione, nonché fautore della legalità e del rispetto verso le Istituzioni. Ama l&#8217;eccitazione e <a href="https://1win.fyi/it/">le scommesse.</a> </strong> Organizzatore e relatore in convegni di studi scientifici, ha pubblicato in rete e su cartaceo articoli di&nbsp;Intelligence&nbsp;e sulla sicurezza; ha scritto di terrorismo, di criminologia, di investigazione, di politica e di sociologia. Inoltre ha pubblicato: I Servizi di Intelligence, tra prevenzione ed alta investigazione, Roma, 2004; Il Terrorismo e la strategia politico – espansionista, stampe la Feltrinelli, Milano, 2005; Terrorismo: i precursori di Al Qaeda, in Intelligence e Storia Top Secret, n.4, Aracne Editrice, Roma, 2006; Ultima analisi su Al Qaeda, in Intelligence e Storia Top Secret, n.5, Aracne Editrice, Roma, 2006; La Sicurezza metropolitana, in I Sistemi di Homeland Security. Scenari, Tecnologie, Applicazioni, Cuzzolin Editore, Napoli, 2009.</p>
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		<title>Intelligence: ogni cittadino che usa internet deve diventare un hacker patriottico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2015 01:22:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Corre anche sulla frontiera del web la guerra contro il terrorismo jihadista dell&#8217;Isis, e quindi &#8220;ogni cittadino che usa internet deve diventare un hacker patriottico&#8220;. E&#8217; l&#8217;appello del vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito, lanciato in un&#8217;intervista al settimanale Panorama. &#8220;Serve &#8211; ha detto Esposito &#8211; una risposta asimmetrica con l&#8217;hashtag #noncybercrisis: non mandare più in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9032" aria-describedby="caption-attachment-9032" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giustizia2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9032" alt="Anonymous" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giustizia2.jpg" width="630" height="350" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giustizia2.jpg 630w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giustizia2-300x166.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giustizia2-480x266.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9032" class="wp-caption-text">Anonymous</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Corre anche sulla frontiera del web la guerra contro il terrorismo jihadista dell&#8217;Isis, e quindi <strong>&#8220;ogni cittadino che usa internet deve diventare un hacker patriottico</strong>&#8220;. E&#8217; l&#8217;appello del <strong>vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito</strong>, lanciato in un&#8217;intervista al settimanale Panorama.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Serve &#8211;</strong> ha detto Esposito &#8211; <strong>una risposta asimmetrica con l&#8217;hashtag #noncybercrisis</strong>: <strong>non mandare più in onda né rilanciare video o tweet dei terroristi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si può diventare hacker patriottici <strong>non cliccando &#8216;mi piace&#8217; su una foto o un video dell&#8217;Isis,</strong> non rilanciare un loro tweet perchè significa rilanciare anche le paure ancestrali che i terroristi vorrebbero suscitare in noi. <strong>Loro vogliono utilizzare le nostre paure</strong> per portare l&#8217;Occidente a scatenare una guerra santa&#8221;. &#8220;I giovani &#8211; ha riferito Esposito &#8211; sono i più a rischio. Le tre adolescenti scomparse per andare con l&#8217;Isis sono state attratte perché non conoscono la Siria o l&#8217;Iraq. Dalla Slovenia sono partiti una ventina di ragazzini dai 12 ai 17 anni. Ecco perché &#8211; ha concluso il vicepresidente del Copasir &#8211; lancio un altro hashtag: babyterroristi. Va integrato lo statuto della Corte penale internazionale che protegge i bambini-soldato, ma non quelli arruolati come terroristi&#8221;. askanews</p>
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		<title>Barconi e Barcaccia segno di debolezze che conducono ai mali della Democrazia.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2015 17:43:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[barcaccia]]></category>
		<category><![CDATA[isis]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura della Redazione de ILVATICANESE.IT Non possiamo certo pretendere che un poliziotto padre di figli venga sacrificato per difendere &#8220;una pietra&#8221;, seppur di valore eterno, da un&#8217;orda di delinquenti che l&#8217;Olanda accetta di far diventare suo simbolo nel mondo. La vita, a questo punto, è più importante di ogni cosa. Certo, ciò che fa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_11765" aria-describedby="caption-attachment-11765" style="width: 630px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.ilvaticanese.it/wp-content/uploads/barcaccia-roma.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-11765" alt="barcaccia-piazza di spagna-roma" src="http://www.ilvaticanese.it/wp-content/uploads/barcaccia-roma.jpg" width="630" height="350" /></a><figcaption id="caption-attachment-11765" class="wp-caption-text">La Barcaccia &#8211; Piazza di Spagna &#8211; Roma</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura della Redazione de ILVATICANESE.IT</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo certo pretendere che un poliziotto padre di figli venga sacrificato per difendere &#8220;una pietra&#8221;, seppur di valore eterno, da un&#8217;orda di <strong>delinquenti che l&#8217;Olanda accetta</strong> di far diventare suo simbolo nel mondo. La vita, a questo punto, è più importante di ogni cosa. Certo, ciò che fa riflettere è l&#8217;attacco a Roma, se pur ad una fontana a da parte di un gruppo di scemi olandesi che vanno ad alcolici. Roma, in ogni caso, li ha subiti per un giorno mentre l&#8217;Olanda, che evidentemente se li merita, li terrà per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA POLIZIA E&#8217; STATA EQUILIBRATA IN UNA SITUAZIONE DIFFICILE</strong><br />
Di certo tre o quattrocento ubriaconi non fanno specie alla Polizia italiana o ai Romanisti. Inoltre, appare chiaro che questi <strong>ubriaconi olandesi</strong> devono la loro vita alla Polizia. Se li avessero intercettati gli <strong>Ultrà di Roma</strong> nessuno di loro sarebbe ritornato sano a casa e, soprattutto, non avrebbero avuto a vita un bel ricordo dei tifosi e della Città Eterna. In ogni caso stiamo parlando di Sport, deviato dai tempi che viviamo, ma sempre Sport.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il problema è che la storia della Barcaccia di Piazza di Spagna evoca è altro: <strong>l&#8217;incapacità della Politica Italiana di governare</strong> la crisi nella quale l&#8217;Italia e parte dell&#8217;Occidente è travolta. Oggi gli italiani stanno pagando il buonismo politico, il falso amore per il prossimo e la falsa carità che hanno preso il posto delle capacità che la politica, invece, avrebbe dovuto sviluppare per conquistare la sua autonomia tra le Nazioni, fermo rimanendo i guai combinati nella storia che ipotecano ancora per centinaia di anni la vita di chi verrà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA POLITICA ITALIANA HA PERSO</strong><br />
Detto ciò, a perdere in questa vicenda dove la Polizia ha dimostrato di avere giudizio, è il sistema Italia e in modo particolare la Politica. Essa non poteva certo aprire il fuoco contro una massa di delinquenti ubriaconi armati di lattine e bottiglie di birra! La politica, piuttosto, per come ha gestito e sta gestendo la questione, ha dimostrato e dimostra di essere ancora una volta vuota, ignorante, impreparata e ancor più, incapace di comprendere ciò che accade. Questo, il punto più grave. Gli accadimenti di Piazza di Spagna hanno fatto comprendere agli italiani che non sono protetti e che questo è un problema serio. Al punto tale da <strong>sollecitare i Servizi Segreti ad uscire allo scoperto</strong> (finalmente, ndr.), come accaduto in queste ore in Calabria ove si parla di &#8220;Mediterraneo&#8221;. Se centinaia di matti arrivano in Piazza di Spagna e si permettono di fare ciò che hanno fatto, tutto ciò che ha consentito loro di arrivare a fare ciò che hanno fatto, non funziona. E sono anche ripartiti indisturbati.<br />
Con i fatti di Roma tutti hanno pensato la stessa cosa: quando a scendere in piazza dovessero essere invece che <strong>400 ubriaconi</strong>, <strong>terroristi armati fino ai denti</strong> e spietati, cosa accadrà? Tutti conoscono già la risposta e questo è il motivo per cui la coscienza politica dovrebbe maturare una svolta epocale. E a farlo dovrebbero essere anche i Cittadini e quando si dice &#8220;Cittadini&#8221; si vuole indicare tutti: <strong>lavoratori, famiglie, Forze dell&#8217;Ordine, Esercito, Magistratura, Servizi Segreti</strong>, etc. <strong>La responsabilità è anche di tutti noi.</strong><br />
In Italia i soldi si buttano e si sprecano, vedi miliardi dell&#8217;Europa non spesi per colpa dell&#8217;incapacità della politica calabrese. Potrebbero servire, a questo punto, per essere dirottati sulla Sicurezza Nazionale e su una sana e diffusa cultura dell&#8217;Intelligence che la politica sta inaridendo (buona idea per non essere presi con le mani nel sacco, ndr), come ha dichiarato il Generale Mario Mori fondatore dei ROS e già Direttore del Servizio Segreto Interno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>POLITICA SERIA SEPOLTA DALL&#8217;IGNORANZA</strong><br />
Ignoranti, incapaci di analisi razionali, di allargare il loro pensiero alla geopolitica, all&#8217;economia reale, la politica italiana preferisce da un decennio la cipria e i salotti televisivi con i palinsesti delle televisioni di Stato che sprecano migliaia di ore su programmi inutili e devastanti a livello culturale. E&#8217; proprio <strong>la RAI insieme alle TV digitali servizievoli</strong> le cui linee editoriali sono rese <strong>schiave del contributo economico</strong>, fanno bella coppia con questa politica inesistente, sostenendola con migliaia di ore dei suoi palinsesti che i Cittadini sono costretti a pagare con l&#8217;imposta di una tassa assurda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BARCONI E BARCACCE PARODIA DI SUPERFICIALITA&#8217; E INCOMPETENZA</strong><br />
Fricchettona, incipriata e pronta ad essere ripresa da telefonini e telecamere, la politica italiana è stata colta ancora una volta a sorpresa e per uno strano paradosso, come un monito provvidenziale, barconi e barcaccia sono stati assimilati all&#8217;inesistenza di un sistema di difesa dell&#8217;Italia. <strong>E la &#8220;barcaccia&#8221;, simbolo dell&#8217;Arte, dell&#8217;Accoglienza e della Convivialità italiana, grida agli italiani e a tutto l&#8217;Occidente: FATE ATTENZIONE!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MARCO MINNITI: E&#8217; GUERRA TRA CIVILTA&#8217; E TERRORISMO</strong><br />
Un segno grave che mostra quanto l&#8217;Italia nella sua storia ha dovuto versare sangue non solo ingiustamente ma inutilmente. Nessun politico ha pietà del sangue dei propri avi. Questa sembra essere la realtà. In Italia, in questo momento, nessuno è più al sicuro. Se l&#8217;ISIS dovesse decidere di attaccare l&#8217;Italia, con questa politica, capitolerebbe in un giorno. Inoltre, l&#8217;unica ad avere le Armi, quelle serie, è la mafia. Proprio oggi il Procuratore Antimafia di Reggio Calabria <strong>Federico Cafiero De Raho</strong> a margine dell’incontro organizzato all’Università “Mediterranea” dai servizi segreti, ha affermato che il Terrorismo potrebbe avere appoggio logistico dalla mafia. Non vorremmo che la politica mettesse in condizioni i poveri italiani e le comunità in essa presenti da secoli, di dover supplicare la mafia di non accettare patti con l&#8217;SIS. Timore rafforzato dalle parole di <strong>Marco Minniti</strong> che nel corso del suo intervento ha affermato: &#8220;il conflitto con l’<strong>Isis</strong> è un conflitto tra <strong>democrazia</strong> e terrorismo. Non è un conflitto di <strong>religione</strong>, di civiltà&#8221;. Per questo la Politica deve tornare ad essere cosa seria e dare spazio a gente seria. Ma bisogna togliere dalla bocca del gatto la sua stessa cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Turchia, il Capo dell&#8217;Intelligence di dimette per entrare in Politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2015 12:32:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[hakan fidan]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[isis]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[recep-tayyip erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi Segreti]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Fabio Gallo &#8211; Direttore Editoriale/ Ankara, Il responsabile dei servizi segreti turchi (Mit), Hakan Fidan, ha rinunciato all&#8217;incarico per candidarsi a giugno alle elezioni politiche con il partito del presidente Recep Tayyip Erdogan. Lo ha riportato l&#8217;agenzia di stampa Anatolia. Ciò denota anche l&#8217;importanza che il governo turco sta dando alla Politica [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8865" aria-describedby="caption-attachment-8865" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Hakan-Fidan.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8865" alt="Hakan Fidan Capo Intelligence Turca" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Hakan-Fidan.jpg" width="795" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Hakan-Fidan.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Hakan-Fidan-300x175.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Hakan-Fidan-460x270.jpg 460w" sizes="auto, (max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8865" class="wp-caption-text">Hakan Fidan Capo dell&#8217;Intelligence Turca</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura di Fabio Gallo &#8211; Direttore Editoriale/</p>
<p style="text-align: justify;">Ankara, Il responsabile dei servizi segreti turchi (Mit),<strong> Hakan Fidan</strong>, ha rinunciato all&#8217;incarico per candidarsi a giugno alle elezioni politiche con il partito del presidente <strong>Recep Tayyip Erdogan.</strong> Lo ha riportato l&#8217;agenzia di stampa <strong>Anatolia</strong>. Ciò denota anche l&#8217;importanza che il governo turco sta dando alla Politica internazionale sempre più competitiva anche sul piano dell&#8217;Intelligence. Ma anche come i recenti repentini cambiamenti sul piano geopolitico richiedano sempre maggiore attenzione sul piano della cooperazione con l&#8217;Europa e i Paesi del Mediterraneo, soprattutto nel momento in cui l&#8217;ISIS è alle porte della Turchia che, prima o poi, potrebbe essere coinvolta direttamente. La questione di una più responsabile diffusione della cultura dell&#8217;Intelligence allargata anche al mondo civile, è stata più volte toccata in Italia dalla stampa anche in virtù di una più consapevole cultura all&#8217;universalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Fidan ha presentato venerdì sera le dimissioni al <strong>primo ministro Ahmet Davutoglu</strong> che le ha accettate, ha chiarito l&#8217;Anatolia citando fonti vicine al capo del governo. Secondo la legge turca, i funzionari hanno tempo fino al 10 febbraio per abbandonare i propri incarichi se ambiscono a un mandato da parlamentari in occasione del voto, calendarizzato per il prossimo 7 giugno.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi organi di informazione nazionali hanno affermato negli ultimi giorni che Fidan, considerato vicinissimo al capo dello stato, potrebbe diventare il prossimo ministro degli Esteri dell&#8217;attuale governo islamista-conservatore, che governa in Turchia dal 2002. <strong>Nato nel 1968, Hakan Fidan è dal 2010 il numero 1 dell&#8217;agenzia nazionale di intelligence</strong> (Mit).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/2014/09/maggiore-attenzione-verso-una-cultura-dellintelligence " target="_blank">https://ilparlamentare.it/2014/09/maggiore-attenzione-verso-una-cultura-dellintelligence </a></p>
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		<title>Immigrati: &#8220;I barconi vanno affondati prima che prendano il mare&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2015 16:50:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[copasir]]></category>
		<category><![CDATA[difesa nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[rutelli]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di ILGIORNALE.IT/ È la ricetta di Francesco Rutelli a quella che lui stesso definisce un&#8217;«emergenza criminale», l&#8217;abbandono delle navi alla deriva con centinaia di uomini, donne e bambini a bordo che è l&#8217;ultima frontiera dell&#8217;emigrazione selvaggia. Rutelli, andiamo con ordine. Perché l&#8217;Italia e l&#8217;Europa dovrebbero darle ascolto? «Perché come presidente del Copasir scrissi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8704" aria-describedby="caption-attachment-8704" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/immigrati.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8704" alt="rutelli, copasirservizi segreti" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/immigrati.jpg" width="700" height="400" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/immigrati.jpg 700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/immigrati-300x171.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/immigrati-472x270.jpg 472w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8704" class="wp-caption-text">Secondo Rutelli, ex capo del COPASIR, i barconi vanno fermati subito</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura di ILGIORNALE.IT/</p>
<p>È la ricetta di Francesco Rutelli a quella che lui stesso definisce un&#8217;«emergenza criminale», l&#8217;abbandono delle navi alla deriva con centinaia di uomini, donne e bambini a bordo che è l&#8217;ultima frontiera dell&#8217;emigrazione selvaggia.</p>
<p><strong>Rutelli, andiamo con ordine. Perché l&#8217;Italia e l&#8217;Europa dovrebbero darle ascolto?</strong></p>
<p>«Perché come presidente del Copasir scrissi la relazione al Parlamento approvata all&#8217;unanimità il 29 aprile 2009 sulla tratta degli esseri umani e le sue implicazioni per la sicurezza della Repubblica: 75 pagine di analisi dei flussi dei migranti organizzati da organizzazioni criminali internazionali e di proposte rivolte al governo italiano e all&#8217;Ue. È tutto online, per chi abbia voglia di leggerlo».</p>
<p><strong>Sono passati quasi sei anni. Che cosa è cambiato, nel frattempo?</strong></p>
<p>«La situazione oggi è di una gravità senza precedenti, c&#8217;è stato un salto di qualità del traffico di uomini. Ora i trafficanti acquistano un&#8217;imbarcazione per poche centinaia di migliaia di euro, la caricano di disperati disposti a pagare, guadagnano cinque volte tanto e poi abbandonano la nave alla deriva per evitare di essere arrestati. Con due implicazioni gravissime a mio avviso sottovalutate da chi guarda al fenomeno ancora con gli occhi di vent&#8217;anni fa. La prima è che si tratta di un crimine contro l&#8217;umanità. E contro la navigazione, la cui sicurezza è messa a repentaglio».</p>
<p><strong>E la seconda?</strong></p>
<p>«Le organizzazioni criminali che gestiscono questo traffico lo utilizzano come strumento di finanziamento di entità che stanno preparando l&#8217;offensiva nei nostri confronti. Con la droga, la tratta dei migranti sta alimentando incessantemente il potere economico e politico delle nuove mafie e dei movimenti fondamentalisti e terroristici».</p>
<p><strong>Come possiamo rispondere a questo scenario quasi apocalittico?</strong></p>
<p>«Emergenze gravi richiedono risposte più forti del passato. Occorre affondare navi e barche gestite dai trafficanti criminali prima che imbarchino le persone, così da scoraggiare drasticamente l&#8217;industria illecita che sta prosperando».</p>
<p><strong>Un&#8217;azione alla radice?</strong></p>
<p>«Un&#8217;azione che colpisca i network criminali direttamente nelle centrali direttive e organizzative, nei porti e nei tragitti che precedono gli imbarchi».</p>
<p><strong>Da dove dovremmo partire?</strong></p>
<p>«Al momento la situazione più pericolosa è alle porte di casa nostra, in Libia».</p>
<p><strong>Come sarebbe possibile agire fuori dai confini europei?</strong></p>
<p>«Naturalmente bisognerebbe assicurarsi la collaborazione di alcuni dei Paesi da cui le carrette partono. Qualcosa che l&#8217;Italia fece in Albania per stroncare il business degli scafisti all&#8217;inizio anni &#8217;90, sostanzialmente con la collaborazione del governo di Tirana. E che la comunità internazionale ha fatto e continua a fare per eliminare la pirateria al largo della Somalia e nell&#8217;Oceano Indiano. Si può e deve rafforzare la collaborazione coi diversi Paesi non complici della tratta di esseri umani».</p>
<p><strong>Da un punto di vista giuridico non sembra facile.</strong></p>
<p>«Certo, ma l&#8217;Ue dovrebbe muoversi per crimini contro l&#8217;umanità, ciò che renderebbe il suo intervento irrefutabile. E i capi del traffico una volta catturati andrebbero su iniziativa europea davanti al Tribunale penale internazionale».</p>
<p><strong>Un&#8217;utopia?</strong></p>
<p>«No. Il Partito Democratico Europeo, di cui sono copresidente e che conta 14 eurodeputati, ha già chiesto alla commissione Juncker di occuparsi urgentemente di combattere i trafficanti di esseri umani, mai così potenti nel Mediterraneo e in Africa. E ho constatato una grande attenzione da parte di Dimitris Avramopoulos, commissario europeo per le migrazioni».</p>
<p><strong>E l&#8217;accoglienza?</strong></p>
<p>«L&#8217;Europa non può accogliere all&#8217;infinito. Attualmente esistono 15 milioni di profughi da conflitti in corso, molti di più se si considerano anche i rifugiati interni. Possiamo e dobbiamo accogliere un numero limitato di persone, quelle che rischiano la vita, sulla base di regole e procedure trasparenti. E aiutare i molti che soffrono in loco. Altrimenti ci facciamo dettare le regole dai trafficanti, che grazie anche alla loro disponibilità economica stanno diventando più potenti degli Stati».</p>
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		<title>Ecco perché l’Italia necessita di una nuova cultura dell’Intelligence</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2014 14:23:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[balcani]]></category>
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					<description><![CDATA[Introduzione a cura di Fabio Gallo &#8211; direttore editoriale/ E&#8217; importante oggi più che mai offrire spazio in rete a chi ha idee e saperi che possono contribuire ad alimentare una seria e severa coscienza dedicata alla &#8220;sicurezza&#8221; della nostra Nazione: quella che con enormi e secolari sforzi ha prodotto il brand più famoso nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8281" aria-describedby="caption-attachment-8281" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-fabio-gallo-ballerino-coreografo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8281" alt="intelligence-fabio-gallo-ballerino-coreografo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-fabio-gallo-ballerino-coreografo.jpg" width="790" height="438" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-fabio-gallo-ballerino-coreografo.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-fabio-gallo-ballerino-coreografo-300x166.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-fabio-gallo-ballerino-coreografo-480x266.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8281" class="wp-caption-text">Per una diffusa cultura dell&#8217;Intelligence Intelligente</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;" align="JUSTIFY">Introduzione a cura di Fabio Gallo &#8211; direttore editoriale/</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">E&#8217; importante oggi più che mai offrire spazio in rete a chi ha idee e saperi che possono contribuire ad alimentare una seria e severa coscienza dedicata alla &#8220;sicurezza&#8221; della nostra Nazione: quella che con enormi e secolari sforzi ha prodotto il brand più famoso nel mondo: il Made in Italy, il vero grande valore e motore economico dell&#8217;Italia che il mondo rispetta e di cui il mondo necessita. Quel valore culturale tipico degli italiani d&#8217;Italia, che nel mondo ha generato e genera economia reale, e che gli stati parassiti imitano rendendosi protagonisti di una economia distorta e una distorta immagine dell&#8217;Italia. Se ciò è accaduto è solo colpa dei poteri, nessuno escluso, che hanno privilegiato le dinastie alle capacità che rendono libera e rispettabile uno Stato.<br />
Chi scrive non appartiene a lobby di potere ma ha il potere di pensare autonomamente e questo è oggi il vero potere di dire e fare per il bene della propria Nazione. Siamo cattolici e in Cristo ci crediamo per davvero non per educazione alla tradizione o per consuetudine. La nostra fede è anche frutto di lunghe ricerche e scoperte. Ad esempio abbiamo scoperto che è proprio vero che la Chiesa siamo tutti noi e questo ci deve responsabilizzare a non ritenere che sei cattolico e un buon cristiano solo se vai dal Papa o dal Vescovo. Lo si è anche se abbiamo accanto il semplice parroco di campagna e lo si è anche e soprattutto se siamo da soli a costruire una città, mattone per mattone, perché Cristo ha fatto di ogni battezzato una testata d&#8217;angolo. Esattamente come con Pietro Discepolo su cui ha istituito la su cui ha istituito la sua stessa Chiesa. Ma siamo qui a parlare di Intelligence e comprendo che potrebbe essere assurdo unire le due cose. Invece sarebbe assurdo ritenere che la fede possa essere disgiunta dal ragionamento e la lettera enciclica &#8220;Fides et Ratio&#8221; di Benedetto XVI lo insegna. Se fosse una astro l&#8217;Italia sarebbe il Sole poiché in essa risplende Roma, con tutto il suo significato quale simbolo dell&#8217;Occidente ma anche e soprattutto perché essa è stata la Città ricercata e trovata dall&#8217;Apostolo Pietro e dall&#8217;Apostolo delle genti, San Paolo &#8211; Paolo di Tarso &#8211; forse più grande e meritevole di Pietro stesso perché è la sua straordinaria &#8220;intelligenza&#8221; che ci ha consentito di comprendere la grandezza di Cristo. Dunque l&#8217;Italia è la culla della Cristianità, la nuova Gerusalemme e per questo, presto o tardi, sarà come nella storia nuovamente attaccata anche dall&#8217;esterno.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">AMARE L&#8217;ITALIA NON E&#8217; UN DELITTO MA UNA VIRTU&#8217;<br />
Qualche tempo addietro tutti ridevano di noi e oggi gli stessi ci guardano con rispetto. Questo è il nostro successo, quello del &#8220;fare&#8221; per il bene e per il decoro del Paese e della nostra Fede che oggi con Papa Francesco compie un ulteriore passo di maturità rispetto al tempo attuale. Per questo il nostro Gruppo di giovani Testate Giornalistiche si chiama semplicemente &#8220;ComunicareITALIA&#8221;: perché intendiamo comunicare il &#8220;Valore dell&#8217;Italia&#8221; che è anche quello di amarla in modo viscerale e tutelarla, rispettarla facendola amare dalle Nazioni. E insieme ad essa amare e tutelare i Valori della Chiesa di Cristo, senza avvertire l&#8217;esigenza di porsi in prima fila. Per questo abbiamo fatto dell&#8217;ultima fila il luogo del nostro vero protagonismo. Ciò indica una via percorribile e costruttiva orientata al bene comune e non, esclusivamente al proprio protagonismo.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Ricordo quanto siamo stati definiti dall&#8217;autore di &#8220;Kelebek Blog&#8221; promotori in rete di un ritrovo &#8220;italico&#8221;, solo perché abbiamo pubblicato un articolo, guarda caso, inerente alla presentazione di un libro di Giancarlo Elia Valori. Come se si trattasse di un reato o di un crimine. Oggi, proprio l&#8217;articolo di quel Blog è la testimonianza di come sono cambiati i tempi e di come debba diventare una consuetudine essere &#8220;Italici&#8221; che amano e tutelano l&#8217;Italia e si riuniscono per capire anche come farlo meglio. L&#8217;articolo del Blog edito da un signore che dice di essere tutto ma anche il contrario di tutto è, come appare chiaro un Blog che, come dice Arianna Editrice, ..&#8221;che si occupa del Medio Oriente, con particolare attenzione alla questione del conflitto israelo-palestinese&#8221;. Nel tentativo di ironizzare con metafore devianti e nascondere la sua ideologia, il blogger una cosa giusta l&#8217;ha detta e cioè che in quella presentazione c&#8217;era anche gente molto seria. E noi di ComunicareITALIA tra essa, al punto tale, da avere avvertito l&#8217;esigenza di riportare nel suo Blog il nostro redazionale. Ma quel Blog apparentemente innocente nel suo dire, incredibile a credersi,  anticipava una realtà e cioè che l&#8217;Italia avrebbe avuto bisogno di &#8220;italici&#8221;. Di certo i contributi del prof. Elia Valori, dovrebbero essere presi sul serio. Vedi link del Blog per valutare&#8230;(<a href="http://kelebeklerblog.com/2010/11/24/giancarlo-elia-valori-gianfranco-fini-e-molti-molti-cortigiani-in-parrucca" target="_blank">http://kelebeklerblog.com/2010/11/24/giancarlo-elia-valori-gianfranco-fini-e-molti-molti-cortigiani-in-parrucca</a>)</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Oggi siamo nei guai, quelli seri e molti si chiedono se stiamo per essere invasi. Questa è la verità. Intanto bisogna chiedersi se per davvero a Milano nasceranno ancora Moschee e in caso positivo se il Sindaco e la politica italiana che avrebbe deciso in tal senso, se si preoccupano come il Prefetto di Milano di tanta gente italiana, sicuramente altrettanto per bene dei nostri fratelli islamici, che sono senza lavoro. Ciò, perchè il vero volto di EXPO Milano 2015 sarà quello dell&#8217;Islam che ha conquistato la capitale del made in Italy e la dicotomia tra una Milano improbabile (quella dell&#8217;EXPO) e quella di tanta, tanta gente che ieri aveva due lavori in ogni famiglia e oggi nessuno. Ecco perché sottoscriviamo l&#8217;esigenza non più rimandabile ad una scolarizzazione all&#8217;Intelligence. Perchè non è più ammessa l&#8217;ignoranza che produce ogni giorno l&#8217;incapacità dell&#8217;Italia di ricercare idee e risorse per un nuovo decollo dell&#8217;Economia.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">E a chi pensa che le invasioni siano quelle fatte con i carri armati dobbiamo dire che ve ne sono di estremamente più drammatiche se ad esse non si oppone il pensiero e l&#8217;intelligenza di Donne e Uomini per davvero unti da una visione strategica e davvero &#8220;intelligente&#8221; di un futuro plausibile. Ci sono Fondazioni in Italia che da sole stanno facendo più di dieci partiti. Ciò significa che la politica, in generale, non è più capace di concretizzare e di immaginare il futuro. E quella parte sana della politica non può esercitare la sua dignità. Ritengo che amplificare il pensiero del prof Giancarlo Elia Valori come intelligentemente sta facendo Formiche.net sia indispensabile. Chi scrive condivide lo scritto di Giancarlo Elia Valori e ciò significa metterci la faccia. Dobbiamo fare qualcosa per il nostro Popolo, per la nostra Società, per i nostri Giovani, per tutto ciò che l&#8217;Italia rappresenta nel mondo. Ora.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>IL REDAZIONALE A CURA DI GIANCARLO ELIA VALORI<br />
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<p align="JUSTIFY"><strong>Con l’ISIS che entra</strong> in queste ore (è il sette ottobre 2014 mentre scriviamo) nell’area periferica di Kobane, la città siriana nell’area di Aleppo più vicina al confine turco, con un nome che significa “primavera degli arabi” in curdo, la situazione geopolitica dell’Europa, e quindi dell’Italia, cambia radicalmente.</p>
<p align="JUSTIFY">I curdi, che si sperava magicamente, pur da grandissimi combattenti quali sono sempre stati, potessero bastare da soli a bloccare e magari disperdere l’avanzata del jihad verso la costa mediterranea, sono stati ormai in gran parte debellati.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>E, con tutta probabilità,</strong> la linea strategica del “califfato” sarà quella di congiungersi con la rivolta delle popolazioni sciite nel Libano meridionale, con una colonna dell’ISIS verso Baalbeck, che naturalmente si prefiggerà di fare quello che tutti gli islamisti ardentemente vogliono, ovvero l’eliminazione dell’”Entità Sionista”.</p>
<p align="JUSTIFY">Quindi, tutta l’equazione strategica nella quale abbiamo operato dal 1989, con la fine del Patto di Varsavia e poi, con la <i>War on Terror </i>dopo l’attentato alle Torri Gemelle e al Pentagono (e alla Casa Bianca, non dimentichiamolo) ha cessato di operare i suoi effetti, in questi giorni.</p>
<p align="JUSTIFY">Tanto più che, se Kobane è a pochi chilometri dal confine turco, si innesca qui un’altra questione di straordinario rilievo: la funzione dell’articolo 5 nel quadro NATO, visto che la Turchia fa parte, ed è anzi la seconda Forza Armata dell’Alleanza dopo quella degli USA, dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Come è noto, l’art. 5</strong> del Trattato afferma che “ in un attacco armato contro uno o più tra i firmatari sarà considerato un attacco anche verso gli altri e quindi, ognuno dei Paesi firmatari, seguendo l’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, assisterà la o le Parti fatte segno ad un attacco”.</p>
<p align="JUSTIFY">Bene: se la Turchia, che entrò nella NATO in un contesto di ricostruzione del Paese in termini alla Atatűrk, laicisti e di “democrazia regolata”, che oggi non sussistono più, viene quindi attaccata e si richiama all’art.5 del <i>charter </i>dell’Organizzazione del Patto Atlantico, cosa succede? E, per essere più precisi, cosa succede in Italia?</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Per non parlare neanche</strong> del quadrante libico, dove, recentissimamente il gruppo <i>ansar al sharia</i> ha dichiarato un “emirato islamico” nella parte orientale di Derna, giurando peraltro fedeltà al “califfato” iraqeno dell’ISIS, e mentre a Benghazi avvengono centinaia di assassini “mirati” senza che nessuno riesca a controllare la situazione, e, paradosso assoluto, mentre il “fondo” che gestisce i prodotti petroliferi libici, il LIA, chiama in tribunale Goldman Sachs per presunti danni di oltre un miliardo di USD.</p>
<p align="JUSTIFY">Se quindi si destabilizza il Maghreb e l’antisemitismo che corre nelle vene di molti dei paesi occidentali (si pensi ad un gigante USA delle pubbliche relazioni che ha rifiutato un contratto da parte di una azienda israeliana, dato che già l’azienda USA lavora per la Fratellanza Musulmana) diventa “militante”, siamo davvero soli, e più deboli che mai.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Dal punto di vista dell’<i>intelligence </i></strong>italiana, questo è un danno ancora più grave che non per altri Paesi nostri alleati.</p>
<p align="JUSTIFY">Se è vero che la nostra <i>intelligence </i>ha sempre avuto una linea razionale e chiara nel Mediterraneo, dalla “conquista” della Tunisia con l’indimenticabile amm. Fulvio Martini, capo del SISMI dal 1984 al 1991, che anche Francesco Cossiga stimava altamente, fino alla gestione attenta del quadrante ma senza, di fatto “coperture” politiche durante la destabilizzazione del regime gheddafiano in Libia; allora la questione <i>intelligence</i>, dopo la riforma del 2007 che ha definito il DIS, oggi ormai “cabina centrale” delle Agenzie interna e estera, AISI e AISE, diventa centrale per tutto il nostro Paese.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Abbiamo avuto,</strong> più di altri Paesi alleati, una difficoltà di rapporti tra il vertice politico-istituzionale italiano proprio perché era finita la cosiddetta “Prima Repubblica” ed era cessato quel sistema politico per il fatto che l’Italia era stata obiettivo di azioni di <i>intelligence </i>portate a segno sia da Paesi alleati che da nazioni storicamente nemiche.</p>
<p align="JUSTIFY">Le forze politiche che si sono succedute al Governo, in tutta la sequela della “seconda” Repubblica, avevano una idea molto autoreferenziale e talvolta parrocchiale della politica italiana mentre, nella fase iniziale della nostra storia repubblicana, tutti i partiti politici avevano una perfetta conoscenza del sistema dell’<i>intelligence </i>e dei suoi fini, perfino i comunisti, che pure erano, e non lo nascondevano, legati all’URSS e quindi al Patto di Varsavia.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Siamo quindi</strong> in una situazione in cui certi Presidenti del Consiglio si informano su un Paese dove stanno andando in visita di Stato leggendo, sull’aereo, il fascicolo di una nota (e ottima) rivista che parla di quel Paese.</p>
<p align="JUSTIFY">Oppure siamo ad una lettura dell’<i>intelligence</i>, per quel che riguarda il nesso tra sovversione interna e jihad globale, come se questa fosse una forza di polizia, il che peraltro è espressamente proibito dalle leggi, e non solo in Italia.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti i protagonisti della “seconda” Repubblica, poi, hanno assorbito la <i>fabula </i>di Servizi, all’epoca della cosiddetta “strategia della tensione”, che fu tutt’altro da quello che si immagina, lavorassero per non si sa chi.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>E anche questa</strong> è una difficoltà di lavoro che nemmeno una riforma come quella del 2007 ha potuto modificare, perché, appunto, anche le sentenze giudiziarie su tante questioni della destabilizzazione dell’Italia negli anni ’70 e ’80 (ecco la vera “tensione”) hanno rovesciato la<i>vulgata </i>sulla inaffidabilità dei Servizi, che erano, ringraziando il Cielo, del tutto e pienamente “atlantici”.</p>
<p align="JUSTIFY">Insomma, per una serie di motivi l’<i>intelligence </i>italiana non è ancora a suo agio nel suo Paese dove, molto più che in altre nazioni europee, è stata un oggetto di speculazione politica.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>La fondazione,</strong> da oltre un anno, di un portale della sicurezza nazionale (<a href="http://www.sicurezzanazionale.gov.it/">www.sicurezzanazionale.gov.it</a>) la politica di comunicazione pubblica innovativa e spiazzante, il<i>road show </i>della nostra <i>intelligence </i>nelle più importanti università e in molte scuole sono tutti segnali positivi, che non vanno affatto trascurati, ma il vero problema rimane quello del canale decisionale tra le Agenzie e il Decisore, che non è necessariamente solo quello notissimo e visibile.</p>
<p align="JUSTIFY">Sembra in effetti che, in tutte le Agenzie occidentali, si sia ormai indebolito il rapporto di fiducia, che riguarda sia la qualità caratteriale e intellettuale del Decisore, che deve esserci tra il Capo del Governo o dello Stato e la sua <i>Intelligence.</i></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Nel caso dell’Italia,</strong> c’è anche la scarsa legittimazione, malgrado tutto, dei nostri Servizi presso la popolazione, che è stata innaffiata e talvolta ubriacata con notizie farlocche sui “servizi deviati” come se, data la struttura dell’<i>intelligence,</i> non fossero i Decisori, infatti, “deviati”, e non la Struttura del Servizio, che non poteva se non eseguire gli ordini.</p>
<p align="JUSTIFY">E, comunque, oggi, sia negli USA che in altri Paesi europei, manca l’essenziale, ovvero la comprensione, da parte dei governanti, dello strettissimo nesso che sussiste tra la sicurezza dello Stato e lo sviluppo economico, tra la protezione di alcuni nostri alleati e la nostra stessa sicurezza, tra l’economia interna e la strategia globale dell’Italia come di tutti i nostri principali alleati.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Barack Hussein Obama</strong>, per esempio, ha recentemente affermato, in una intervista a Thomas Friedman, nel giugno scorso, di avere “una certa invidia della Cina” che cura, secondo Obama, i suoi interessi interni di sviluppo senza immischiarsi negli affari del mondo, e il Presidente USA ha aggiunto che per risolvere i problemi mondiali occorre “una vasta azione inclusiva”, coinvolgendo tutti, ma proprio tutti, gli attori globali.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ vero che la Cina non opera militarmente all’estero, ma si sta riarmando a tappe forzate, e sta ormai controllando, con il suo “braccio armato”, gran parte del suo Estero Vicino.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>A Pechino sanno benissimo</strong> che la Pace ha bisogno della Guerra e viceversa, hanno studiato le tradizioni Zen (che vengono insegnate anche nelle migliori accademie militari) e sanno che occorre <i>colpire con una spada presa in prestito, </i>(cap.1, <i>36 stratagemmi) </i>oppure che occorre<i>creare una cosa dal nulla, </i>oppure ancora che è necessario <i>nascondere una spada dietro un sorriso. </i>E quindi, in termini di scontro bellico, fanno lavorare gli altri: <i>gettare un mattone per ottenere una gemma di giada.</i></p>
<p align="JUSTIFY">E quindi torniamo alla domanda, ormai del tutto retorica, della reazione dell’Europa occidentale, che ormai si sente un Circo a Tre Piste multietnico, multirazziale, multiculturale, una America in ritardo che, diversamente dall’originale, ha paura di tutto.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Quindi, anche se non entro</strong> qui nella questione della qualità ed efficienza dei nostri Servizi (io continuo a chiamarli così, “Agenzie” mi sembra un termine riduttivo) per ovvi motivi, sono invece del tutto certo che, oggi, non ci siano <i>leaders </i>politici, nei vari schieramenti attuali, che peraltro sono privi di idealità e di progetti a lungo termine che non siano l’adorazione del <i>leader </i>di turno, che sappiano leggere e utilizzare l’<i>intelligence </i>per tutto quello, che è molto, che potrebbe fare.</p>
<p align="JUSTIFY">Penso, per esempio, all’inerzia dei Decisori francesi e britannici nella gestione attuale del caos libico, che peraltro hanno direttamente causato con l’ingenua ideologia della “universalizzazione della democrazia” come se, peraltro, un Paese del Maghreb, se divenisse democratico, potesse fare solo e unicamente il <i>nostro </i>interesse.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>E penso inoltre</strong> all’improntitudine della nostra classe politica nei confronti della crisi in Ucraina, della quale non è stato letto il nesso principale: la nuova proiezione della Federazione Russa, tramite il Mare di Azov, verso la Turchia e il Mediterraneo orientale, e la parallela ricerca, sempre da parte del Cremlino, di ricostruire in termini geoeconomici la sua grande area di protezione in Europa Orientale, con la successiva proposta all’Italia e al resto dell’UE di una <i>Unione Eurasiatica </i>che disfacerà la NATO, relegherà la UE a comitato di affari, e estrometterà gli USA dagli affari europei.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Cossiga amava ripetere</strong> che “gli americani sono sempre sul piede di guerra poi, quando l’hanno iniziata, non la sanno concludere”. Ecco, siccome la “guerra fredda è stata davvero una guerra”, sempre per dirla con Francesco, oggi occorrerebbero statisti, ma non ne vedo in giro, che si accorgessero che, per esempio, la Cina e il Giappone stanno ridisegnando militarmente il Pacifico, e questo riguarda noi, e che la “guerra per l’Artico” sarà fondamentale nei prossimi anni, e la Russia l’ha già in parte vinta, e anche questo riguarda noi, il nostro modo di produrre, di dislocare la nostra sicurezza geopolitica e che, magari, sarà proprio la Cina, che non ha mosso un dito durante la lunghissima guerra in Afghanistan, a raccogliere i frutti strategici e geoeconomici della fuga, non precipitosa, dell’Occidente dall’Asia Centrale. E anche questo ci riguarda, e non solo perché abbiamo ancora dei soldati laggiù.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Ecco, io vedrei</strong> con estremo favore una struttura di interscambio tra la classe politica e l’<i>intelligence </i>che permettesse, oggi, ai Servizi di non compiere i palesi errori che sono stati talvolta ordinati loro, e alla classe politica di imparare a pensare in termini di <i>intelligence, </i>anche quando manchi l’intelligenza.</p>
<p align="JUSTIFY">Altrimenti, vedo già uno scenario: la Libia si destabilizza completamente e diviene una base ISIS, il “califfato” si muove subito verso le nostre reti energetiche e inizia le azioni contro le nostre coste meridionali, nel frattempo l’odio antisraeliano in Italia monta, e ci priviamo, con i politici che ascoltano solo i sondaggi, dell’unico alleato vero nel Mediterraneo.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Nei Balcani, intanto,</strong> le reti qaediste già operanti in Albania, Bosnia, Slovenia si attiveranno per penetrare l’area nordoccidentale del nostro Paese, mentre la pubblica opinione, manipolata a dovere dall’estero, darà la colpa di tutto ai “sionisti” e ripeterà ancora le fanfaluche “mutlietniche”, mentre una parte degli immigrati si troverà organizzata in partiti locali che fungeranno da Terze Colonne dell’Islam detto “radicale”.</p>
<p align="JUSTIFY">Ecco, si dovrà rieducare la classe politica ad un uso intelligente dell’<i>intelligence, </i>per evitare che gli scenari peggiori, puntualmente, avvengano.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Giancarlo Elia Valori</strong> <em>è professore di Economia e Politica Internazionale presso la Peking University e presidente de “La Centrale Finanziaria Generale Spa”</em></p>
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