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	<title>Salone Nautico di Genova &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Salone Nautico Internazionale di Genova</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 17:14:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[News Salone Nautico]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_2876" aria-describedby="caption-attachment-2876" style="width: 495px" class="wp-caption aligncenter"><a rel="attachment wp-att-2876" href="https://ilparlamentare.it/2011/10/salone-nautico-internazionale-di-genova/5-salone-nautico/"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-2876" title="Salone Nautico Internazionale di Genova" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/5-salone-nautico.jpg" alt="" width="495" height="278" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/5-salone-nautico.jpg 495w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/5-salone-nautico-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/5-salone-nautico-480x270.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/5-salone-nautico-469x263.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/5-salone-nautico-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a><figcaption id="caption-attachment-2876" class="wp-caption-text">Salone Nautico Internazionale di Genova</figcaption></figure>
<p>La crisi che già nel 2010 aveva subito una flessione dei ricavi del 20,9 per cento non si arresta e perde in soli dodici mesi un quinto del fatturato italiano. Si parla dunque di una discesa della Nautica Italiana dovuta all’attuale situazione finanziaria nazionale e internazionale e non certamente al gusto e alla qualità che l’Impresa del settore Nautico italiano è capace di esprimere.</p>
<p>Osservando il diagramma della “caduta” del mercato italiano è osservabile, <strong>rispetto al 2008 che la caduta è stata del 45,7%</strong>. Dunque esattamente metà dei suoi ricavi. Ciò in un contesto che finanziariamente non si annuncia dei migliori, almeno per le piccole e medie imprese.</p>
<p>Preoccupano non poco i numeri dell´indagine dell´<strong>Ucina</strong>, la <strong>Confindustria della nautica</strong>, realizzata insieme al <strong>dipartimento di Economia e Metodi Quantitativi della facoltà di Economia dell´università di Genova</strong> e al <strong>Monte dei Paschi di Siena.</strong><strong><br />
</strong><br />
CONFINDUSTRIA AVVERTE: POSSIBILI DELOCALIZZAZIONI</p>
<p>In tal senso lo studio presentato presso i Saloni dell’Expo di Genova che pone da una parte la nautica da diporto, così come fotografata dalla ricerca dell´<strong>Ucina</strong>, dall´altra il segmento delle navi e delle imbarcazioni realizzato dal Monte dei Paschi, che ha inquadrato in maniera specifica cinque distretti, analizzandone il contributo sull´export e sulla produzione globale. Unico, invece, il risultato: la forza trainante della nautica è sempre più rappresentata dall´export, mentre in parallelo si contrae ancor di più il peso del mercato domestico. Nessuna sorpresa, da questo punto di vista. Appare fondamentale evidenziare che nella giornata inaugurale, il presidente di <strong>Confindustria Anton Francesco Albertoni</strong> aveva parlato chiaramente della <strong>crisi del mercato interno</strong>, spingendo addirittura il leader degli imprenditori della nautica a parlare di <strong>possibili “delocalizzazioni” della produzione</strong>. «Se ci fanno fare solo barche per gli stranieri qualcuno comincerà a farle direttamente là» aveva detto.</p>
<p>LA CRISI HA INSEGNATO MOLTE COSE A IMPRESE ITALIANE</p>
<p><strong>Ma sono i numeri, più di tante parole, a fotografare nitidamente una situazione difficile,</strong> che non spinge però certo gli operatori ad abbassare la guardia. Anzi, se possibile, proprio l´orientamento del mercato guida gli addetti nelle loro strategie.<br />
Sempre dati alla mano il tutto sembra essere molto chiaro: il <strong>2010 della nautica italiana è rappresentato per il 67 per cento dall´export</strong> <strong>e per il rimanente 33 dal mercato italiano</strong> (tradotto in cifre, <strong>1.61 miliardi contro 1,16</strong>). Ragionamento analogo anche nello studio sui cinque distretti (Fano, Viareggio, Venezia, La Spezia e il polo Trieste-Gorizia) con cifre simili proprio grazie a una sempre più spiccata vocazione internazionale.<br />
«Dal 2003 al 2008 abbiamo avuto una forte crescita che ha finito per creare disequilibri sia finanziari che di bilancio – spiega Albertoni – <strong>La crisi, tuttavia, ha insegnato molto alle imprese del settore</strong> – e queste hanno saputo reagire continuando a destinare risorse alla crescita, tanto che le prime analisi relative al 2011 indicano che la discesa si è fermata e che il percorso avviato è quello giusto».</p>
<p>ALLA FINE DEL 2011 SI RISALE DEL 10%</p>
<p><strong>Già alla fine del 2011, infatti, il “segno meno” scomparirà.</strong> Si stima già una crescita del dieci per cento, frutto principalmente delle performance dei grandi gruppi (Azimut-Benetti e Ferretti valgono da sole, con i loro marchi, più del cinquanta per cento del totale). La piccola nautica, e tutti quelli che non hanno saputo o potuto internazionalizzarsi, non possono dire di stare altrettanto bene.<br />
Tornando al dettaglio delle cifre del 2010, la produzione destinata alle vendite in Italia ha subito una significativa contrazione, passando dai 2,65 miliardi del 2008 – anno in cui superava quella verso mercati esteri che registravano un peso di 2,33 miliardi – agli 1,16 miliardi del 2010. La clessidra si è quindi rovesciata e il fatto di aver saputo reggere allo sconvolgimento conferma come le aziende italiane abbiano saputo intraprendere la strada dell´internazionalizzazione. Una tendenza ancor più accentuata se si guarda alla sola cantieristica, dove la produzione nazionale rivolta all´estero nel 2010 è stata di 1,26 miliardi rispetto a 0,62 miliardi dell´Italia.</p>
<p>SEGMENTO SUPERYACHT REGGE IN CONTROTENDENZA<br />
<strong>In controtendenza c´è solo il segmento dei superyacht, che evidenzia una tenuta del mercato interno, cresciuto di 1,3 punti</strong> <strong>percentuali rispetto al 2009,</strong> e che vede un bilancio in crescita a testimonianza dell´eccellenza del Made In Italy in un settore in cui il nostro Paese resta leader mondiale.<br />
In termini assoluti, nel 2010 la nautica da diporto ha registrato un fatturato complessivo di <strong>3,36 miliardi di euro</strong>, ripartito nei segmenti della cantieristica (circa 2 miliardi), del <strong>refitting</strong> (0,17 miliardi), degli <strong>accessori</strong>(0,88 miliardi) e <strong>dei motori</strong> (0,30 miliardi). La riduzione del numero di addetti diretti rispetto al 2009 è stata infine dell´11 per cento.</p>
<p>SUPER COMUNICAZIONE VINCE</p>
<p><em>“In un momento in cui tutti parlano della crisi finanziaria internazionale, la notizia in generale sta sviluppando tendenza negativa come un gatto che si morde la coda e rischia di trascinare sul fondo del mare anche chi rema ogni giorno per affermare il proprio lavoro &#8211;</em> ha affermato <strong>Fabio Gallo</strong> – <em>Direttore Editoriale di <strong><a title="Brand Italia e Made in Italy in Rete" href="http://www.comunicareitalia.it/" target="_blank">ComunicareITALIA</a></strong><strong><a title="Brand Italia e Made in Italy in Rete" href="http://www.comunicareitalia.it/" target="_blank">. </a></strong>E’ fondamentale che il mondo della Comunicazione sostenga ora l’industria italiana e sia sentinella della politica, a spada tratta. Ciò significa che le Testate debbono potere immaginare un tariffario accessibile a tutti, dalla piccola Impresa alla grande. Ciò procurerà una nuova forma di “magnetismo” informativo dominante a vantaggio del <strong>Brand Italia e del Made in Italy</strong> con forti e immediate ricadute sul mercato. Allo stesso tempo le Aziende italiane debbono manifestare maggiore attenzione alla comunicazione di rete professionale perchè è in Rete che oggi si muove la bilancia delle nuove economie”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura di ComunicareITALIA.it  – Repubblica.it</p>
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