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	<title>romano prodi &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>A Prodi non piace la mozione Pd su Bankitalia, Renzi maldestro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2017 22:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Bankitalia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_12732" aria-describedby="caption-attachment-12732" style="width: 990px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/romano-prodi1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-12732" alt="Romano Prodi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/romano-prodi1.jpg" width="990" height="660" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/romano-prodi1.jpg 990w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/romano-prodi1-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/romano-prodi1-405x270.jpg 405w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12732" class="wp-caption-text">Romano Prodi</figcaption></figure>
<p>“Vedo maldestri tentativi di ricercare precedenti alla improvvida mozione presentata dal Pd sul Governatore della Banca d’Italia e che si propone un parallelismo con una mia presa di posizione del 2005. Il mio intervento di allora mirava ad accelerare la approvazione della legge sul risparmio che conteneva il giusto passaggio della carica di Governatore da carica a vita a carica con una scadenza di mandato e che assegnava alla Consob il compito di vigilare sulla concorrenza anche nel sistema bancario. E’ del tutto evidente che parliamo di obiettivi e modalità completamente diversi”. Lo ha affermato in una dichiarazione l’ex premier Romano Prodi, a seguito delle affermazioni di Matteo Renzi. Fonte Ascanews)</p>
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		<title>Emilia Romagna e Calabria vincono gli astenuti. E&#8217; l&#8217;ora delle grandi idee e dei posti di lavoro.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2014 01:21:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
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					<description><![CDATA[Redazione de ILPARLAMENTARE.IT/ Se la percentuale dei votanti fosse stata più alta la crisi sarebbe stata una mera messa in scena. Vincere senza rappresentare neanche la metà degli aventi diritto al voto significa, in ogni caso, governare per i meno e non per i più. Chi ha vinto queste elezioni regionali sono dunque coloro i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8198" aria-describedby="caption-attachment-8198" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-8198" alt="matteo-renzi-europa" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8198" class="wp-caption-text">Il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">Redazione de ILPARLAMENTARE.IT/</p>
<p style="text-align: justify;">Se la percentuale dei votanti fosse stata più alta la crisi sarebbe stata una mera messa in scena. Vincere senza rappresentare neanche la metà degli aventi diritto al voto significa, in ogni caso, governare per i meno e non per i più. Chi ha vinto queste elezioni regionali sono dunque coloro i quali non hanno votato: il vero partito di maggioranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Matteo Renzi esulta per il risultato politico e dall&#8217;altra parte Romano Prodi afferma che questa percentuale di votanti desta molte preoccupazioni. Della stessa idea in calabria è Magorno che pur felice per il risultato ottenuto dal PD si rende conto che questa percentuale di votanti, se non si prenderanno seri provvedimenti, è preludio di un dramma sociale senza precedenti dal dopoguerra. Dunque ci sarà poco da festeggiare ma da rimboccarsi le maniche e vedere come investire miliardi di Euro che in Calabria dovranno procurare posti di lavoro e non più farneticanti visioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Donna molto preparata Wanda Ferro ha catturato molte attenzioni ma per il Centrodestra ha pagato, sempre in Calabria, l&#8217;effetto dell&#8217;era Scopelliti. L&#8217;ex Governatore della Regione Calabria che aveva inizialmente infuocato i calabresi di speranze per un programma mai realizzato e crollato sulle spalle degli stessi cittadini che oggi in parte non hanno votato e in parte hanno fatto migrare le proprie preferenze nel PD. Giunta e Consiglio regionale sono stati, infatti, decimati da inchieste giudiziarie con clamorosi arresti e la stessa condanna del Governatore costretto alle dimissioni. Dunque alla vittoria di Mario Oliverio in Calabria ha contribuito prima di tutti lo stesso Giuseppe Scopelliti con il fallimento della sua mission politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad Oliverio toccherà un compito difficile: ricostruire e agire velocemente dando vita ad una politica di mediazione culturale che sappia coinvolgere tutti coloro i quali si sono allontananti dalla politica di destra e di sinistra, come mostrano i risultato.</p>
<p style="text-align: justify;">In Emilia Romagna e Calabria 5,5 milioni di elettori sono stati chiamati al voto per scegliere i nuovi governatori. In Emilia si registra un forte calo dell&#8217;affluenza: alle 23 ha votato il 37,67% degli aventi diritto, il 30,3% in meno rispetto all&#8217;ultima tornata del 2010 (68,06%), quando si votava anche di lunedì. In Calabria, invece, si è recato alle urne il 44,1% degli elettori contro il 59,26% registrato nel 2010 (con voto anche il lunedì).</p>
<p style="text-align: justify;">risultati &#8211; In Emilia Romagna, con 848 sezioni scrutinate su 4.512, il Pd ottiene il 43,9% delle preferenze contro il 20,5% della Lega Nord, l&#8217;8,5% di Forza Italia e il 13,4% del M5S. In Calabria, con 35 sezioni scrutinate su 2.409 il Pd ottiene il 28,6% delle preferenze contro il 13,7% di Forza Italia e il 3,5% del M5S. Per quanto riguarda i governatori, in Emilia Romagna Stefano Bonaccini (centrosinistra) è in testa con il 47,7% dei voti contro il 32,1% di Alan Fabbri (centrodestra) e il 13,2% di Giulia Gibertoni (M5S). In Calabria Gerardo Oliverio (centrosinistra) è avanti con il 62,2% delle preferenze contro il 23,9% di Wanda Ferro (centrodestra) e il 3,4% di Cono Cantelmi (M5S).</p>
<p style="text-align: justify;">Emilia-Romagna, crolla l&#8217;affluenza &#8211; E&#8217; bassissima la percentuale di votanti in Emilia-Romagna. Il dato definitivo dà un&#8217;affluenza al voto regionale del 37,67%. Il dato è in calo del 30,3% rispetto alle regionali del 2010 (fu il 68,06%), e del 32,33% rispetto alle europee di sei mesi fa (era il 70%).</p>
<p style="text-align: justify;">Affluenza a picco anche in Calabria &#8211; Crolla l&#8217;affluenza per le regionali anche in Calabria. Alla chiusura dei seggi ha votato il 44,1%. Alle precedenti regionali, nel 2010, quando si votò anche il lunedì, l&#8217;affluenza, alla era stata del 59,26%. Alle Europee del maggio scorso i votanti furono il 45,77%. A Catanzaro città ha votato per le regionali il 52,54 (il 66,21% alle precedenti regionali).</p>
<p style="text-align: justify;">Renzi: &#8220;Bene i risultati&#8221; &#8211; &#8220;Male affluenza, bene risultati: 2-0 netto. 4 regioni su 4 strappate alla dx in 9 mesi. Lega asfalta Forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40%&#8221;. E&#8217; questo il commento che il premier Matteo Renzi affida a Twitter sulle regionali a spoglio in corso. Sulla stessa linea il commento del Pd: il risultato delle elezioni è &#8220;una vittoria netta&#8221;, secondo fonti del Nazareno. Certo, ammettono le stesse fonti, il dato dell&#8217;affluenza preoccupa ma il risultato è chiaro: &#8220;Il Pd sta sopra il 40% sia in Emilia Romagna che in Calabria&#8221;. In particolar in Emilia la Lega &#8220;asfalta Fi e Grillo ma non il Pd&#8221;.</p>
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		<title>La Grande Mistificazione: l&#8217;EUROPA e l&#8217;EURO dopo la CRISI &#8211;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2013 17:37:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli/grrg.eu/ Le notizie di oggi scacciano quelle di ieri, la memoria svanisce. I discorsi (specie dei politici) che riguardano il futuro promettono sempre qualcosa di positivo. Da oltre due anni ci si racconta – non solo in Italia –  che, dopo la fase di austerità e correzione dei conti pubblici, ci sarà la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/svalutazione-euro.jpg"><img decoding="async" alt="svalutazione-euro-crisi-dollaro-mistificazione finanziaria" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/svalutazione-euro.jpg" width="790" height="466" /></a><figcaption class="wp-caption-text">La Grande Mistificazione: l&#8217;Europa e l&#8217;Euro prima e dopo la Crisi</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli/grrg.eu/</p>
<p style="text-align: justify;">Le notizie di oggi scacciano quelle di ieri, la memoria svanisce. I discorsi (specie dei politici) che riguardano il futuro promettono sempre qualcosa di positivo. Da oltre due anni ci si racconta – non solo in Italia –  che, dopo la fase di austerità e correzione dei conti pubblici, ci sarà la ripresa e che ciò che vene fatto è ben fatto. Non si dimentica di aggiungere qualche variante locale. In Italia,  Monti e Letta hanno spesso ripetuto  che l’eredità che avevano ricevuto era disastrosa, dovuta a una politica (quella di Berlusconi) fatta, soprattutto a partire dal 2007-2008, cioè dopo l’inizio della grande crisi finanziaria, senza consapevolezza, negando la crisi, evitando di prendere provvedimenti seri. E poi, naturalmente, c’è la crisi stessa, per superare la quale, occorre “più Europa” anziché “meno Europa” perché l’Europa ha la ricetta giusta. In genere, ci si fida di un medico dopo avere sperimentato che le sue diagnosi e le sue terapie hanno funzionato bene, ma non ci si fida di un medico che ha sbagliato diagnosi e terapie. Per le sue passate performance, possiamo fidarci dell’Europa?</p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto il <strong>Working Paper n. 56</strong> del Centro Studi Confindustria, licenziato a <strong>dicembre 2006</strong>, quindi elaborato prima della crisi, durante il secondo governo Prodi, ex presidente della Commissione ed europeista convinto. All’epoca, presidente di Confindustria era Luca Cordero di Montezemolo. Benché, come si legge nel frontespizio, le valutazioni espresse impegnino esclusivamente i loro autori (nel caso specifico: Anna Ruocco e Ciro Rapacciuolo), la pubblicazione è pur sempre di Confindustria e del suo Centro Studi. Il tiolo: “Nessuno stimolo alla crescita dell’area dell’euro dalla politica economica? Alcune evidenze empiriche”. <strong>Il periodo esaminato va dal 2002 (anno dell’introduzione della moneta unica nelle tasche dei cittadini dell’Eurozona) al 2005, ovvero termina due anni prima dell’inizio della crisi finanziaria</strong>. Quindi nella fase ascendente ed euforica dell’introduzione della moneta unica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ricordo se questo studio ebbe qualche impatto. Bisognerebbe cercare nei giornali dell’epoca. È uno studio importante perché compilato ex ante, rispetto alla crisi, quando nessuno la intravvedeva dietro l’angolo, e non è nemmeno uno studio ex post, nel quale i dati empirici possono essere raggruppati con il senno di poi. È questo genere di lavori che bisognerebbe rispolverare di tanto in tanto, perché consentono un esame non condizionato dall’attualità e dalle relative polemiche. Esso <strong>ci consente di valutare il funzionamento (lungimiranza, mezzi, politiche) dell’Unione europea prima della crisi, onde accordarle fiducia o esprimere qualche perplessità prima di concederle maggiori poteri</strong> come essa chiede secondo una logica di accanimento terapeutico. Perché l’argomento forte “occorre più Europa” è tautologico e indimostrabile; è solo un atto di fede; meglio: è una scelta politica, che può rivelarsi disastrosa sul piano economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, bastano poche citazioni di quel testo per smantellare tutte le considerazioni che da qualche tempo vanno per la maggiore e anche per filtrare, opportunamente, certe dichiarazioni che riguardano il futuro e che sollecitano certe politiche. (Miei i grassetti all’interno delle citazioni riportate tra virgolette)</p>
<p style="text-align: justify;">L’inizio del saggio non consente interpretazioni diverse e di comodo: “Tra il 2002 e il 2005 il PIL dell’area dell’euro è cresciuto in media dell’1,2% all’anno, <strong>un ritmo di crescita molto inferiore a quello degli Stati Uniti e a quelli sperimentati in passato dal Continente</strong>… Il rallentamento dell’area dell’euro è dovuto a fattori di debolezza strutturale interni (nel mercato del lavoro, delle merci, dei servizi) aggravati dalla concorrenza sempre più agguerrita da parte dei paesi emergenti”. Osservo: l’euro non ha fatto bene alla crescita, l’ha rallentata. Oppure i fattori indicati avrebbero agito comunque e l’euro sarebbe superfluo? Oppure i calcoli sui benefici che ciascun Paese aderente ha effettuato sono stati così egoistici da elidersi? In questo caso, l’europeismo dichiarato dai sottoscrittori era pura finzione o pura illusione (come quello di chi, in Italia, pensava di poter diluire il debito pubblico nella vasca europea).</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordando che lo studio non si riferisce all’Italia ma a tutta l’Eurozona, osservo che l’elenco dei fattori di debolezza strutturale implica una rimozione del tipo: “spostate di 100 km il Monte Bianco, spianate il Massiccio Centrale, abolite i Pirenei”, e simili. Ovvero: si fa presto a dire, ma <strong>una politica seria deve essere soprattutto realistica, altrimenti è velleitaria</strong> <strong>e si traduce in una auto-assoluzione</strong> di fronte agli obiettivi mancati. Quanto alla concorrenza sempre più agguerrita da parte dei paesi emergenti, o si è (era) in grado di capire le conseguenza della globalizzazione oppure li si è immaginati come alieni extraterrestri.</p>
<p style="text-align: justify;">Aggiungo di mio i seguenti dati:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          il 2 gennaio 2002 il cambio euro/dollaro era di 1,106</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          il 2 gennaio 2003 il cambio euro/dollaro era di 0,957</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;           il 2 gennaio 2004 il cambio euro/dollaro era di 0,794</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;           il 3 gennaio 2005 il cambio euro/dollaro era di 0,740</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;           Il 24 dicembre 2013 (a titolo di confronto) era di 0,730</p>
<p style="text-align: justify;">Rilevo inoltre che l’apprezzamento sempre più deciso dell’euro nei confronti del dollaro iniziò a partire dall’ottobre 2004 quando il cambio scese al di sotto dello 0,800. Quindi, per quasi due anni, l’euro non dovette pagare il costo di una sopravvalutazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Procediamo con le citazioni: “I vincoli alle politiche di bilancio, imposti dalla normativa europea, <strong>non hanno indotto i Paesi membri a ridurre la spesa corrente al netto degli interessi</strong>, che nell’area dell’euro, tra il 1998 e il 2005, è perfino cresciuta, seppure di poco” (con due eccezioni: Austria a Germania – è ricordato in nota).  Rilevo che porre dei vincoli e non vederli rispettati può apparentemente assolvere il medico che ordina una medicina ma il malato non la prende. Ma in questo caso sbaglia il medico che non sa che il paziente non può sopportare una certa medicina. O si voleva indebolire ulteriormente chi era già debole?</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora: “A partire dal 2002, con il rallentamento dell’economia europea, <strong>la politica di bilancio non solo non ha svolto una funzione di sostegno alla crescita ma ha mancato pure l’obiettivo del risanamento</strong>”. Poiché, aggiungono gli autori, gli Stati membri sono tenuti a perseguire nel medio termine il risanamento dei conti pubblici, ma non hanno vincoli sul “come” raggiungere tale risultato, “in molti casi questo ha indotto i governi ad attuare politiche di bilancio con discreti risultati nel breve periodo rinviando però al futuro la soluzione dei problemi strutturali”. Osservo: come dire che il comandante ordine al plotone di marciare compatto per venti km ma il plotone si sbanda e ciascuno va per conto suo. Che si fa? Si rimuove il comandante.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli autori esaminano poi la politica monetaria della Bce. Non trascurando le variazioni di indirizzo nei passaggi da un presidente all’altro (da Duisenberg a Trichet), sostengono che essa, “pur senza averlo come obiettivo esplicito,<strong> ha esercitato un’azione di sostegno ciclico dell’economia</strong> europea nelle fasi depressive(2001-2005) e un’azione restrittiva nelle fasi di crescita sostenuta (1999-2001)”. Osservo: ciò vuol dire che<strong> se la Bce ha fatto bene, lo ha fatto ai margini dei suoi compiti istituzionali</strong>. Ciò può incoraggiare chi vuole dare più poteri alla Bce, ma va a critica di chi l’ha concepita male. Se l’architetto sbaglia, la costruzione crolla, prima o poi.</p>
<p style="text-align: justify;">Rilevate infine le discrasie tra politiche di bilancio e politica monetaria, gli autori concludono “che l<strong>a politica economica complessiva non ha fornito quello stimolo alla crescita nell’area che avrebbe potuto esercitare</strong>”. Osservo: in linguaggio crudo, ha fallito. E ha fallito in tempi normali, non in tempi di crisi. Possiamo fidarci?</p>
<p style="text-align: justify;">È bene precisare che gli autori non mostrano tracce di scetticismo sul processo di integrazione europea e sull’euro. Anzi: per il 2006 percepivano segnali positivi. Ma, a loro avviso, i dati empirici dimostrano che nel quadriennio 2002-2005 “le politiche di bilancio nell’area dell’euro, condizionate dal rispetto di rigidi target numerici sul deficit, <strong>non solo non hanno raggiunto l’obiettivo di risanare in modo stabile i conti pubblici, ma non hanno nemmeno perseguito un efficace sostegno della crescita nell’area</strong>, né nel lungo termine – come sarebbe negli obiettivi – né nel breve”. Ripeto: allora c’è da fidarsi?</p>
<p style="text-align: justify;">In questi ultimi anni, a crisi finanziaria esplosa, è stata accentuata la linea del rispetto di “rigidi target numerici” che, in sostanza, ha però avuto un solo obiettivo: salvare le banche attraverso l’austerity imposta ai popoli. Si può ammettere che una crisi bancaria avrebbe travolto il Continente e staremmo peggio di quanto stiamo, ma si deve anche ammettere che <strong>la politica europea pre-crisi ha fallito i suoi obiettivi</strong>. È vero che, nel dicembre 1991, quando furono fissati i parametri di Maastricht, si prevedeva a una lunga fase di crescita del 5% annuo, ma poi bisognava, non appena questo traguardo apparve irraggiungibile, correre ai ripari anziché irrigidirsi. Come tuttora si tende a fare e avendo indebolito, anche se in misura disuguale, tre delle quattro maggiori potenze economiche dell’Ue: Spagna, Italia e Francia (la prima potenza, la Germania, almeno all’apparenza non sembra essersi indebolita ma il coperchio sulle pentole delle sue banche non è stato ancora sollevato ). In ogni caso, è piena disinformazione considerare la crisi attuale come risultato macroscopico della crisi finanziaria esplosa negli Stati Uniti; bisogna invece ammettere che, prima che questa arrivasse, l’Europa era già fuori strada.</p>
<p style="text-align: justify;">Piuttosto che correre a tappare una falla dopo l’altra, e proseguire la navigazione, reprimendo ogni tentativo di ammutinamento, sarebbe più opportuno volgere la prua verso un grande cantiere navale e sottoporre il gigante a una revisione integrale, cambiando i pezzi e le regole di ciò che non ha funzionato. Forse chi sta in prima classe sente meno i contraccolpi, ma se la nave affonda, affondano tutti.</p>
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		<title>Quirinale: in Italia non ci sono Prodi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 19:54:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quirinale Roma &#8211; 19 Aprile 2013 &#8211; 20:55 &#8211; Fumata nera anche alla quarta votazione, con il Professore che si ferma a quota 395 e abbandona la corsa al Colle. &#8216;&#8216;Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilità&#8221;. &#8221;Oggi mi e&#8217; stato offerto un compito che molto mi onorava anche se [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a class="lightbox" title="romano-prodi" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/romano-prodi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-5756" title="romano-prodi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/romano-prodi.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/romano-prodi.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/romano-prodi-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/romano-prodi-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><br />
Quirinale Roma</strong> &#8211; 19 Aprile 2013 &#8211; 20:55 &#8211; <strong>Fumata nera anche alla quarta votazione</strong>, con <strong>il Professore</strong> che <strong>si ferma a quota 395 e abbandona la corsa al Colle.</strong> &#8216;<em>&#8216;Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilità</em>&#8221;. &#8221;<em>Oggi mi e&#8217; stato offerto un compito che molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi della mia vita. Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che e&#8217; alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni. Ritorno dunque serenamente ai programmi della mia vita. Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilita&#8217;. Io non posso che prenderne atto</em>&#8221;. Lo dichiara in una nota <strong>Romano Prodi</strong>. Si era fermato sotto i 400 voti, Prodi, nella quarta votazione per l&#8217;elezione del Presidente della Repubblica. Al termine dello scrutinio il presidente della Camera <strong>Laura Boldrini</strong> ha comunicato che l&#8217;ex premier ha raccolto 395 preferenze mentre il giurista <strong>Stefano Rodota&#8217;</strong> 213. Al ministro dell&#8217;Interno uscente, <strong>Annamaria Cancellieri,</strong> sono andati 78 voti mentre <strong>Massimo D&#8217;Alema</strong> ne ha raccolti 15. Le schede disperse sono state 7, le bianche 15 e le nulle 4. I presenti e votanti sono stati 732. <strong>La quinta votazione si svolgera&#8217; domani mattina alle ore 10</strong>, come ha comunicato nell&#8217;Aula di Montecitorio il presidente della Camera, Laura Boldrini. &#8221;<em>La candidatura di Romano Prodi non c&#8217;e&#8217; piu</em>&#8221;&#8217;, ha detto poco dopo <strong>Matteo Renzi</strong> commentando con i giornalisti a Firenze l&#8217;esito della quarta votazione. &#8221;<em>Rispetto a quella di Marini, quella di Prodi</em> &#8211; ha osservato Renzi &#8211; <em>e&#8217; una vicenda un po&#8217; diversa. Oggi il segretario del Pd ha chiesto per l&#8217;unita&#8217; del partito di offrire una candidatura molto autorevole come quella di Prodi. Tutti hanno detto di si&#8217;, hanno fatto l&#8217;applausone, poi hanno fatto il contrario, hanno fatto il giochino dei franchi tiratori che non e&#8217; una battaglia a viso aperto. Il risultato e&#8217; assolutamente piu&#8217; basso delle aspettative</em>&#8221;, ha aggiunto. &#8221;<em>Adesso vediamo cosa proporra&#8217; Bersani e cosa proporra&#8217; il Partito democratico. In queste ore i grandi elettori dovranno sciogliere la matassa</em>&#8221;, ha concluso. Poi, Renzi non ha risposto ai cronisti che gli chiedevano una sua opinione sulla eventuale candidatura di Massimo D&#8217;Alema o su un appoggio a Stefano Rodota&#8217;: &#8221;<em>Ragazzi, per favore, fatemi andare a casa</em>&#8221;, ha glissato.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte <strong>ASCA</strong></p>
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		<title>Colle: Milena Gabanelli candidato a 5 stelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 10:13:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È Milena Gabanelli il candidato del Movimento 5 Stelle, selezionato al termine dei due turni di &#8220;quirinarie&#8221; online. È quanto comunicato dal Movimento sulla web tv La Cosa. Gli altri candidati in ordine di preferenze ottenute sono Gino Strada, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Ferdinando Imposimato, Emma Bonino, Gian Carlo Caselli, Dario Fo, Romano Prodi. «Ci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5752" aria-describedby="caption-attachment-5752" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="milena-gabanelli" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena-gabanelli.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5752" title="milena-gabanelli" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena-gabanelli.jpg" alt="Milena Gabanelli candidata al Quirinale dal Movimento 5 Stelle" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena-gabanelli.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena-gabanelli-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena-gabanelli-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5752" class="wp-caption-text">Milena Gabanelli candidata al Quirinale dal Movimento 5 Stelle</figcaption></figure>
<p>È <strong>Milena Gabanelli il candidato del Movimento 5 Stelle</strong>, selezionato al termine dei due turni di &#8220;quirinarie&#8221; online. È quanto comunicato dal Movimento sulla web tv La Cosa. Gli altri candidati in ordine di preferenze ottenute sono <strong>Gino Strada, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Ferdinando Imposimato, Emma Bonino, Gian Carlo Caselli, Dario Fo, Romano Prodi.</strong></p>
<p>«Ci pensi Bersani, ci pensi» a votare Gabanelli per il Quirinale. «Potrebbe essere un inizio? Chissà. Provi, provi a votarla. Poi vedremo» se a partire dai temi dei «rimborsi elettorali» e della«corruzione», se sarà possibile «trovare una convergenza». Beppe Grillo, insomma, sembra aprire al segretario Pd.</p>
<p>«Volevo dare un consiglio a Bersani, senza ironie, senza battute. Seriamente potrebbe essere un punto di incontro: voti la Gabanelli anche lei. Voti una signora che ha sempre fatto bene il suo lavoro. La Gabanelli è una che non ha mai fatto inciuci con Berlusconi, un miracolo di questi tempi. E poi è una signora. Sarebbe veramente un grande segnale», ha detto Grillo in un videomessaggio si rivolge al segretario del Pd, aggiungendo: «Ci pensi Bersani, ci pensi. Potrebbe essere veramente l&#8217;inizio di una, chissà, collaborazione. Provi. Provi a votarla. E cominciamo da lì. Poi vedremo: rimborsi elettorali, legge anti corruzione, incandidabilità di Berlusconi. Magari troveremo una convergenza. Se non con lei, con i giovani del Pd».</p>
<p>Poi, in serata, l&#8217;ex comico precisa: «Non c&#8217;è alcuna apertura al Pd perché i sondaggi darebbero Berlusconi in crescita: non sono valutazioni che abbiamo fatto. La legge sull&#8217;incandidabilità dell&#8217;uomo di cerà è pronta adesso il Pd dovrà votarla altrimenti ne risponderà ai propri elettori e al Paese».</p>
<p><strong>L&#8217;ex comico ha anche aperto al costituzionalista Stefano Rodotà</strong>: «La Gabanelli è una mossa vincente e straordinaria, ma Rodotà è perfetto e deve essere votato: è un altro nome spendibile benissimo dalla Sinistra». «Non sappiamo se accetteranno &#8211; ha aggiunto Grillo &#8211; ma noi proseguiremo su questa strada perché è questo il vero cambiamento che Bersani deve solo cogliere», ha concluso.</p>
<p><strong>Per Grillo, «il Movimento ha espresso un miracolo</strong>: la <strong>signora Gabanelli Presidente della Repubblica italiana</strong>. È straordinario, proprio in sintonia col Movimento. Io spero vivamente che accetti. Qualcuno &#8211; prosegue Grillo &#8211; ha detto che potrebbe diventare con la Gabanelli la Repubblica delle manette. Eh! Chissà che non sia un&#8217;idea anche quella con la quale ci potremmo togliere qualche soddisfazione».</p>
<p>Gabanelli. «<strong>Quando pensano che tu sia all&#8217;altezza di un compito così grande si può solo essere onorati, perchè è altamente gratificante»</strong>. Così Milena Gabanelli commenta con l&#8217;Ansa la scelta di M5s di proporla alla presidenza della Repubblica. Gabanelli ha detto di essere «assolutamente commossa e anche sopravvalutata». «In merito alla candidatura &#8211; ha aggiunto la giornalista &#8211; quando i proponenti mi chiederanno però risponderò. Intanto ci penserò questa notte. Ora posso dire solo che sono assolutamente commossa e anche sopravvalutata». È un premio alle sue battaglie? «Le battaglie le faccio nel campo di mia competenza, ovvero nel territorio che conosco», ha risposto.</p>
<p>Ai grillini che propongono Milena Gabanelli il Partito Democratico ricorda la necessità, prevista anche in Costituzione, di cercare un&#8217;ampia maggioranza. Fonti del Pd, infatti, su questa questione evidenziano che la Costituzione vale per tutti e prevede i 2/3 per le prime tre votazioni e dunque se ognuno arriva alla prima votazione con le proprie bandierine è difficile &#8211; sottolineano &#8211; arrivare a una candidatura ampiamente condivisa. Il Messaggero.it</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quirinale e Governo: veti incrociati e asimmetrici. A cura di Alessandro Corneli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 09:23:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Amato]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Dalema]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Alessandro Corneli www.grrg.eu Dice Berlusconi: “No a Prodi al Quirinale”. Dice Bersani: “No al governissimo”. Dice Renzi: per il governo bisogna prendere atto che il Pdl c’è; per il Quirinale, no a Marini e Finocchiaro, sì a Prodi. Il M5S, nella fase preliminare, ha detto sì a Prodi (inviso a Berlusconi) e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a class="lightbox" title="prodi-dalema-amato" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/prodi-dalema-amato.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-5739" title="prodi-dalema-amato" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/prodi-dalema-amato.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/prodi-dalema-amato.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/prodi-dalema-amato-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/prodi-dalema-amato-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a>A cura di Alessandro Corneli</strong><br />
<a href="http://www.grrg.eu" target="_blank">www.grrg.eu</a></p>
<p>Dice Berlusconi: “No a Prodi al Quirinale”. Dice Bersani: “No al governissimo”. Dice Renzi: per il governo bisogna prendere atto che il Pdl c’è; per il Quirinale, no a Marini e Finocchiaro, sì a Prodi. Il M5S, nella fase preliminare, ha detto sì a Prodi (inviso a Berlusconi) e sì a Bonino (gradita a Berlusconi ma non a Bersani), pur non essendo né l’un né l’altra le prime scelte del Movimento che andrebbero a un magistrato, che in quanto tale non piace a Berlusconi. Per Berlusconi, che nella sua vita politica ha sempre combattuto i “comunisti”, al Quirinale vedrebbe bene anche D’Alema, che nel sangue (politico) ha conservato molto comunismo.</p>
<p>Le incongruenze all’interno di queste posizioni – come mai Renzi appoggia Prodi, avversato da Berlusconi, nel momento stesso in cui apre a Berlusconi? Come mai Renzi attacca Bersani eppure appoggia Prodi che è gradito a Bersani? Come mai Bersani attacca Renzi, spaccando il partito, mentre ha bisogno del partito compatto per vincere la battaglia del Quirinale e anche quella del Governo? – si spiegano principalmente per due ragioni: la divisione interna  la Pd e il tentativo estremo di Berlusconi di non essere messo fuori dal gioco politico.</p>
<p>Che Berlusconi perdesse le elezioni era scontato, indipendentemente dal M5S anche se molti voti ex Pdl sono finiti al partito di Grillo. Ma a far perdere Bersani è stata la fuga di voti dal Pd verso M5S. Quindi <strong>Pd e Pdl hanno lo stesso interesse a ridimensionare il M5S</strong>: perché non si mettono d’accordo almeno su una legge elettorale che penalizzi i “grillini”? Proprio la non-vittoria del Pd avrebbe consentito a Bersani di sganciarsi dall’antiberlusconismo di principio sbandierato lungo tutta la campagna elettorale; non lo ha fatto e ha clamorosamente dato spazio a Renzi. Si tratta solo di errori politici? Perché Bersani non fa come Berlusconi, ponendo il veto su Amato, e costringendolo ad inseguire?</p>
<p>Molte cose non tornano in questo convulso avvicinamento all’elezione del successore di Napolitano. E poi si trascura un fatto fondamentale.<strong> Una volta eletto, il Capo dello Stato entra in possesso di tutte le funzioni e le prerogative del suo ufficio e nessuno può imporgli determinati comportamenti</strong>. Non ci sono impegni o promesse che tengano. Oscar Luigi Scalfaro, nel 1992, doveva incaricare Craxi e invece incaricò Amato. Se Amato verrà eletto, ha un precedente cui riferirsi, sia per quanto riguarda la nomina del capo del Governo sia per quanto riguarda eventuali elezioni anticipate: lo stesso Scalfaro le decise nel 1996 solo dopo che Berlusconi aveva perso l’alleanza con la Lega e una vittoria della sinistra era certa. Bersani e Berlusconi sbagliano a credere che se il successore di Napolitano sarà di loro gradimento, prenderà decisioni a loro gradite. Forse potrà farlo nell’immediato, ma poi le situazioni cambiano, soprattutto in un periodo lungo di sette anni.</p>
<p>In un quadro generale di reciproci sospetti – testimoniato dal repentino innalzamento della polemica tra Renzi e Bersani, dai veti di Renzi su Marini e Finocchiaro, dalla dura replica di quest’ultima a Renzi; cui si aggiungono un certo rinnovato presenzialismo di Mario Monti, gli scontri all’interno della Lega e le tensioni dentro e intorno al M5S – dal punto di vista dei maggiori partiti e dei loro leader, l’interesse sarebbe quello di eleggere una personalità più debole e con esperienza di vita politica più limitata di personaggi come Prodi o Amato. Non è certo che l’autorevolezza e le conoscenze del Capo dello Stato possono influire sullo spread. Su questo influisce la ripresa economica. E su questa influisce una realtà economica che non dipende dal Quirinale. Ai vertici europei, per l’Italia va il Capo del Governo non il Capo dello Stato.</p>
<p>Sarebbe infine pericoloso che il nuovo governo e le forze politiche della sua maggioranza, stabile o instabile, pensassero di avere una sponda nel Quirinale anziché nel Parlamento. Se ciò accadesse, l’unica riforma che si potrebbe fare sarebbe quella elettorale, ma niente altro. Se prefiguriamo uno scenario in cui il successore di Napolitano faccia politica quotidiana, allora il caos è assicurato.</p>
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