<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>repubblica &#8211; Il Parlamentare</title>
	<atom:link href="https://ilparlamentare.it/tag/repubblica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilparlamentare.it</link>
	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
	<lastBuildDate>Sun, 10 Nov 2013 00:21:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
	<item>
		<title>Cecile Kyenge Ministro all&#8217;Integrazione</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2013/04/cecile-kyenge-ministro-allintegrazione/</link>
					<comments>https://ilparlamentare.it/2013/04/cecile-kyenge-ministro-allintegrazione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 20:21:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[cecile kienge]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilparlamentare.it/?p=5807</guid>

					<description><![CDATA[Medico oculista, 48 anni, congolese di nascita e modenese di adozione. Kyenge e&#8217; il primo ministro di colore della storia della Repubblica italiana. Attivista per i diritti civili, deputata del Pd eletta nelle elezioni dello scorso febbraio, e&#8217; stata anche consigliere provinciale a Modena e responsabile regionale delle politiche dell&#8217;immigrazione. E proprio i diritti dei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5808" aria-describedby="caption-attachment-5808" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="cecile-kyenge" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/cecile-kyenge.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-5808" title="cecile-kyenge" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/cecile-kyenge.jpg" alt="Cecile Kyenge - Ministro all'Integrazione" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/cecile-kyenge.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/cecile-kyenge-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/cecile-kyenge-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5808" class="wp-caption-text">Cecile Kyenge - Ministro all&#39;Integrazione</figcaption></figure>
<p>Medico oculista, 48 anni, congolese di nascita e modenese di adozione. Kyenge e&#8217; il primo ministro di colore della storia della Repubblica italiana. Attivista per i diritti civili, deputata del Pd eletta nelle elezioni dello scorso febbraio, e&#8217; stata anche consigliere provinciale a Modena e responsabile regionale delle politiche dell&#8217;immigrazione. E proprio i diritti dei migranti, i diritti umani e quelli di cittadinanza rappresentano l&#8217;ambito politico nel quale l&#8217;onorevole Kyenge si e&#8217; spesa maggiormente negli ultimi anni. Nel 2011 organizzo&#8217; lo sciopero dei migranti.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilparlamentare.it/2013/04/cecile-kyenge-ministro-allintegrazione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Senato della Repubblica Italiana</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2013/02/senato-della-repubblica-italiana/</link>
					<comments>https://ilparlamentare.it/2013/02/senato-della-repubblica-italiana/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 16:03:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[bicamerale]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[elezione]]></category>
		<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Finanze]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Il Parlamentare]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[previdenza]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Senato]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilparlamentare.it/?p=5528</guid>

					<description><![CDATA[Il Senato della Repubblica (spesso semplicemente Senato) è, unitamente alla Camera dei deputati, una delle due assemblee che costituiscono il Parlamento italiano. La Costituzione Italiana prevede che il Senato sia composto da 309 senatori eletti in Italia più 6 nella Circoscrizione Estero sicché il loro numero totale è di 315 membri eletti tra i cittadini [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5529" aria-describedby="caption-attachment-5529" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="senato-della-repubblica" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/senato-della-repubblica.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-5529" title="senato-della-repubblica" alt="Senato della Repubblica Italiana" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/senato-della-repubblica.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/senato-della-repubblica.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/senato-della-repubblica-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/senato-della-repubblica-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5529" class="wp-caption-text">Senato della Repubblica Italiana</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Il Senato della Repubblica (spesso semplicemente Senato) è, unitamente alla Camera dei deputati, una delle due assemblee che costituiscono il Parlamento italiano. La Costituzione Italiana prevede che il Senato sia composto da 309 senatori eletti in Italia più 6 nella Circoscrizione Estero sicché il loro numero totale è di 315 membri eletti tra i cittadini italiani che abbiano compiuto i 40 anni d&#8217;età. Il parlamentare del Senato è detto senatore (abbreviato: sen.) La carica di senatore è elettiva e termina con la fine della legislatura, tuttavia fanno parte del Senato anche alcuni senatori a vita e senatori di diritto e a vita in numero variabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Sede del Senato della Repubblica è Palazzo Madama, a Roma, dove si riunisce sin dalla sua nascita (1948). In precedenza la stessa sede ospitava, dal 1871 (poco dopo lo spostamento della capitale del Regno d&#8217;Italia a Roma), il Senato del Regno; sedi precedenti del Senato del Regno furono Palazzo Madama a Torino (1861-1865) e Palazzo Vecchio a Firenze (1865-1871).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SISTEMA DI ELEZIONE DEL SENATO</strong><br />
Per l&#8217;articolo 57 della Costituzione, il Senato della Repubblica è eletto su base regionale; per l&#8217;art.58 i senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età. Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua prima stesura, la Costituzione prevedeva un numero variabile di senatori in base alla popolazione di ciascuna regione; in seguito il numero dei Senatori elettivi venne fissato a 315. Prevedeva inoltre che la durata della legislatura, a differenza della Camera, fosse di sei anni.</p>
<p style="text-align: justify;">I seggi vengono divisi tra le regioni in base alla popolazione corrispondente, prevedendo che alla Valle d&#8217;Aosta spetti 1 senatore, al Molise 2, e a ciascuna delle restanti regioni un numero non inferiore a 7. Per la Circoscrizione Estero (nella quale sono iscritti i cittadini residenti all&#8217;estero) sono riservati 6 seggi.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima legge elettorale del dopoguerra, come per la Camera dei deputati, prevedeva una ripartizione dei seggi entro ciascuna regione in senso proporzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dal 1994 era stato introdotto un nuovo sistema elettorale per la proclamazione dei senatori. È entrato in vigore, con la nuova legge elettorale, il cosiddetto periodo della Seconda Repubblica, che comportava una sostanziale abolizione del sistema proporzionale &#8220;puro&#8221; in vigore sino a quel momento. 232 senatori venivano eletti con un sistema di tipo maggioritario: in ciascuno dei 232 collegi in cui veniva diviso il territorio italiano, si presentano dei candidati (con delle liste collegate) e viene eletto chi raccoglie il maggior numero di voti. Questo sistema costituisce il fondamento del bipolarismo: generalmente, infatti, nei collegi si presenta un candidato del centrosinistra e uno del centrodestra, in aggiunta ad altri eventuali candidati di partiti minori. I restanti 83 senatori venivano eletti con un sistema di tipo proporzionale; questi seggi, già attribuiti in numero fisso alle 20 regioni italiane, venivano distribuiti tra le liste cui erano collegati i perdenti nei collegi uninominali della regione in proporzione alla somma dei voti di questi ultimi (i voti raccolti dai vincitori dei collegi non venivano conteggiati).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2005 è stata introdotta una nuova legge elettorale, che prevede una ripartizione proporzionale dei seggi all&#8217;interno delle regioni, più un premio per la lista di maggioranza relativa. Le singole liste possono coalizzarsi per raggiungere il cosiddetto premio di maggioranza: alla coalizione che risulti di maggioranza relativa all&#8217;interno di ciascuna regione viene attribuito un numero di senatori pari ad almeno il 55% a meno che non le spetti comunque una quota superiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l&#8217;attribuzione dei seggi sono previsti uno sbarramento del 20% dei voti per le coalizioni e uno dell&#8217;8% per i partiti non coalizzati (o facenti parte di coalizioni che non raggiungano il 20%). All&#8217;interno delle coalizioni i voti sono ripartiti tra le liste aventi raggiunto almeno il 3% dei voti. Tali sbarramenti sono solo teorici, in quanto l&#8217;esiguo numero di seggi per ciascuna circoscrizione pone di fatto il limite per l&#8217;accesso alla rappresentanza ben più in alto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I SENATORI A VITA</strong><br />
Diventano &#8220;senatori di diritto e a vita&#8221;, per il primo comma dell&#8217;art. 59 della Costituzione, tutti i presidenti della Repubblica Italiana, una volta terminato il proprio mandato, salvo possibile rinuncia, prevista dallo stesso comma. Il presidente della Repubblica, per il secondo comma dell&#8217;articolo medesimo, può individuare e nominare &#8220;senatore a vita&#8221; personalità che hanno reso lustro alla Nazione per altissimi meriti nei campi sociale, scientifico, artistico e letterario. Queste personalità non possono superare il numero di cinque sebbene alcuni presidenti della Repubblica abbiano interpretato tale norma nel senso che ciascuno di essi potesse nominarne sino a cinque.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GLI ORGANI PARLAMENTARI</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Il Consiglio di Presidenza</strong></span><br />
Il Consiglio di Presidenza costituisce il vertice amministrativo del Senato. È composto dal presidente, che lo presiede, e da:</p>
<p style="text-align: justify;">Vicepresidenti<br />
Questori<br />
Segretari</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #800000;">Il Collegio dei Questori<br />
</span></strong>I tre senatori questori sovrintendono collegialmente al buon andamento dell&#8217;Amministrazione, al cerimoniale, al mantenimento dell&#8217;ordine e alla sicurezza delle sedi del Senato, secondo le disposizioni del presidente. Essi compongono altresì il Collegio dei Questori.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>I Gruppi Parlamentari</strong></span><br />
I senatori si organizzano in gruppi parlamentari a seconda dello schieramento politico di appartenenza. È previsto un gruppo misto per quei senatori le cui formazioni non raggiungono la consistenza di almeno 10 parlamentari, e i senatori non iscritti ad alcuna componente. Tuttavia il Consiglio di Presidenza può autorizzare la costituzione di gruppi con meno di 10 iscritti, purché rappresentino un partito o un movimento organizzato nel paese che abbia presentato, con il medesimo contrassegno, in almeno 15 regioni, proprie liste di candidati alle elezioni per il Senato ed abbia ottenuto eletti in almeno tre regioni, e purché ai gruppi stessi aderiscano almeno 5 senatori (anche se eletti con diversi contrassegni).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>La Conferenza dei Capigruppo</strong></span><br />
La Conferenza dei capigruppo è presieduta dal presidente del Senato e costituita dai presidenti dei gruppi parlamentari. Il Governo è sempre informato delle riunioni della Conferenza per farvi intervenire un proprio rappresentante.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>L&#8217;Assemblea</strong></span><br />
L&#8217;Assemblea è costituita da tutti i senatori riuniti in seduta a Palazzo Madama, che organizzano il proprio lavoro secondo un calendario costituito da ordini del giorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Commissioni e Giunte<br />
</strong></span>Sono organi collegiali, costituite da senatori per attingere informazioni o indagare su indirizzi specifici.<br />
Attualmente (XVI Legislatura) operano le seguenti Commissioni permanenti:</p>
<p style="text-align: justify;">1ª Affari costituzionali<br />
2ª Giustizia<br />
3ª Affari esteri, emigrazione<br />
4ª Difesa<br />
5ª Bilancio<br />
6ª Finanze e tesoro<br />
7ª Istruzione pubblica, beni culturali<br />
8ª Lavori pubblici, comunicazioni<br />
9ª Agricoltura e produzione agroalimentare<br />
10ª Industria, commercio, turismo<br />
11ª Lavoro, previdenza sociale<br />
12ª Igiene e sanità<br />
13ª Territorio, ambiente, beni ambientali<br />
14ª Politiche dell&#8217;Unione europea</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>e le seguenti Giunte:<br />
</strong></span>Giunta per il Regolamento<br />
Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari<br />
Commissione per la biblioteca e per l&#8217;archivio storico.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Le Commissioni bicamerali</strong></span><br />
Le Commissioni bicamerali sono composte collegialmente da senatori e deputati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ELEZIONI DEL PRESIDENTE DEL SENATO<br />
</strong>All&#8217;apertura di una nuova legislatura il presidente provvisorio del Senato è il senatore più anziano. In fase di elezione del nuovo presidente i sei senatori più giovani fungono da segretari.<br />
L&#8217;elezione del presidente del Senato comporta al massimo quattro scrutini di votazioni a scrutinio segreto da effettuarsi in due giorni differenti.<br />
Nelle prime due votazioni, per essere eletti, è necessario raggiungere il quorum della maggioranza assoluta dei componenti del Senato (315 senatori più quelli a vita). Nello scrutinio seguente, che viene effettuato il giorno successivo le prime due votazioni, è necessario raggiungere la maggioranza dei voti dei presenti conteggiando anche le schede bianche. Nel caso non si sia ancora riusciti a eleggere un presidente si procede alla quarta, ed ultima votazione che consiste in un ballottaggio tra i due candidati che precedentemente hanno ottenuto più voti. Viene eletto chi riceve la maggioranza relativa dei voti; in caso di parità tra i due è eletto il più anziano.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilparlamentare.it/2013/02/senato-della-repubblica-italiana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giorgio Napolitano: avanti con le riforme strutturali</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2012/06/giorgio-napolitano-avanti-con-le-riforme-strutturali/</link>
					<comments>https://ilparlamentare.it/2012/06/giorgio-napolitano-avanti-con-le-riforme-strutturali/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 11:41:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[il Parlamentare.it]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilparlamentare.it/?p=4666</guid>

					<description><![CDATA[Ci auguriamo la coerenza e la determinazione necessaria perche&#8217; in Italia vadano avanti le riforme strutturali e le politiche di risanamento intraprese dal governo Monti&#8221;. L&#8217;invito viene dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che questa mattina a Varsavia ha aperto un forum economico]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_4667" aria-describedby="caption-attachment-4667" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="Giorgio-Napolitano" href="https://ilparlamentare.it/?attachment_id=4667"><img decoding="async" class="size-full wp-image-4667" title="Giorgio-Napolitano" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano7.jpg" alt="Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano7.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano7-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano7-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-4667" class="wp-caption-text">Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano</figcaption></figure>
<p>Ci auguriamo la coerenza e la determinazione necessaria perche&#8217; in Italia vadano avanti le riforme strutturali e le politiche di risanamento intraprese dal governo Monti&#8221;. L&#8217;invito viene dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che questa mattina a Varsavia ha aperto un forum economico</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilparlamentare.it/2012/06/giorgio-napolitano-avanti-con-le-riforme-strutturali/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Italia alla ricerca di Leader normali</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2011/10/italia-alla-ricerca-di-leader-normali/</link>
					<comments>https://ilparlamentare.it/2011/10/italia-alla-ricerca-di-leader-normali/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 20:05:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Decapitati]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Floris]]></category>
		<category><![CDATA[Il Parlamentare]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilparlamentare.it/?p=2957</guid>

					<description><![CDATA[Contemplare, attoniti, la nazione nella quale viviamo. E alla fine sentirci in un solo modo: «decapitati». È così che Giovanni Floris ammette di percepire se stesso e quelli che lo circondano in questo periodo. Non a caso è il titolo che ha scelto per il suo ultimo libro:Decapitati. Perché abbiamo la classe dirigente che non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_2958" aria-describedby="caption-attachment-2958" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/2011/10/italia-alla-ricerca-di-leader-normali/decapitati_giovanni-floris/" rel="attachment wp-att-2958"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-2958" title="Decapitati_Giovanni-Floris" alt="" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Decapitati_Giovanni-Floris.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Decapitati_Giovanni-Floris.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Decapitati_Giovanni-Floris-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Decapitati_Giovanni-Floris-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-2958" class="wp-caption-text">Decapitati di Giovanni Floris è il nuovo libro sulla Classe Dirigente</figcaption></figure>
<p>Contemplare, attoniti, la nazione nella quale viviamo. E alla fine sentirci in un solo modo: «decapitati». È così che Giovanni Floris ammette di percepire se stesso e quelli che lo circondano in questo periodo. Non a caso è il titolo che ha scelto per il suo ultimo libro:<em>Decapitati. Perché abbiamo la classe dirigente che non ci meritiamo</em>(Rizzoli). Il conduttore di «Ballarò» compie un viaggio nella classe dirigente italiana, per bocciarla (quasi) in toto. Scrive Floris: «Suonano lontane le parole di Alcide De Gasperi: &#8220;Badate che nella vita pubblica non importerà tanto quello che voi direte, ma quello che voi sarete&#8221;. In questi 60 anni chi lo ha ascoltato? In pochi, tra i politici di oggi. E in pochi anche tra noi cittadini, che in qualche modo li abbiamo scelti e tollerati». Risultato disarmante: «Ora i nostri capi si stanno incamminando sul viale del tramonto: politica, economia, cultura, da dove viene la crisi di leadership che ha decapitato l&#8217;Italia?».</p>
<p><strong>È una storia della nostra Repubblica</strong>, quella che tratteggia Giovanni Floris, evidenziando le molteplici dicotomie italiane: Cavour e Garibaldi, Agnelli e Marchionne, Totti e Baggio, Riina e Giovanni Paolo II. Le tante volte in cui la fiducia è andata (sbagliando) all&#8217;Uomo della provvidenza, e quelle in cui invece sul ponte di comando sono finiti leader normali: i De Gasperi e i Pertini, i Ciampi e gli Amato. Secondo Floris quelli che, più di tanti altri, sono riusciti a tirar fuori il Paese dalla crisi in cui versava. Da promuovere, per lui, poi, sono soprattutto gli «eroi senza megafono». Due esempi su tutti: Carlo Rosselli e Giorgio Ambrosoli. Storie quanto mai attuali, le loro, e alle quali ispirarsi per individuare un criterio attraverso il quale tentare di costruire una nuova classe dirigente. Che infatti, per il conduttore di «Ballarò», è ciò che serve con maggiore urgenza. Il quesito più difficile al quale rispondere, però, è uno solo: dove cercarla? Scrive Floris: «In mancanza di investimenti sulla formazione, bisogna ripartire da quello che c&#8217;è: gli uomini e le donne italiani. Da quello che fanno, quindi dalle loro professioni. Da quello che pensano, quindi la loro attuale formazione politica e culturale».</p>
<p><strong>Esiste poi, secondo l&#8217;autore di <em>Decapitati</em></strong>, un forte parallelismo tra l&#8217;attuale periodo storico italiano, caratterizzato dal berlusconismo, e la fase craxiana degli anni Ottanta: «A partire dalla modernità tanto agognata e mai raggiunta, che a quei tempi sembrava impersonata dal Psi di Craxi e in questi anni dal pluribattezzato partito di Berlusconi». Adesso, invece, siamo in una fase di transizione, dove «la prossima leadership verrà raccolta, non conquistata&#8230; La mia idea è che questo Paese non verrà preso di slancio da un uomo forte, ma consegnato dagli elettori a chi avrà il coraggio di sobbarcarsi una nazione messa in ginocchio da una crisi pesantissima». L&#8217;Obama italiano, dunque? «No, una semplice persona per bene che si slanci oltre». Ma il primo passo «tocca ai cittadini: occorre la capacità di diventare un po&#8217; leader di se stessi. Ognuno nella sua vita deve riprendere il coltello dalla parte del manico e ricordarsi che il potere dei capi poggia sulle spalle di chi è comandato». Per non farsi più decapitare.</p>
<p>Angela Frenda Corriere della Sera</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilparlamentare.it/2011/10/italia-alla-ricerca-di-leader-normali/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia compie 150 anni: proposta eccentrica e semisera di un evento celebrativo</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2011/01/litalia-compie-150-anni-proposta-eccentrica-e-semisera-di-un-evento-celebrativo/</link>
					<comments>https://ilparlamentare.it/2011/01/litalia-compie-150-anni-proposta-eccentrica-e-semisera-di-un-evento-celebrativo/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 23:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[federalismo]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[liguoro]]></category>
		<category><![CDATA[Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[partenopea]]></category>
		<category><![CDATA[regioni]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
		<category><![CDATA[unità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ilparlamentare.it/?p=1026</guid>

					<description><![CDATA[di Alberto Liguoro &#8212; Mi trovai casualmente a Parigi, con la mia famiglia, il 14 luglio 1989. Suscitava davvero grande emozione vedere le strade gremite di gente in festa; si aveva quasi la sensazione di un corpo unico, ma potremmo anche togliere il quasi. Vero o apparente che fosse, qui il discorso non è di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1027" href="https://ilparlamentare.it/2011/01/21/litalia-compie-150-anni-proposta-eccentrica-e-semisera-di-un-evento-celebrativo/federalismo/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1027" title="federalismo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federalismo-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federalismo-150x150.gif 150w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federalismo-50x50.gif 50w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>di <strong>Alberto Liguoro</strong> &#8212;</p>
<p>Mi trovai casualmente a Parigi, con la mia famiglia, il 14 luglio 1989.</p>
<p>Suscitava davvero grande emozione vedere le strade gremite di gente in festa; si aveva quasi la sensazione di un corpo unico, ma potremmo anche togliere il quasi. Vero o apparente che fosse, qui il discorso non è di cronaca, ma di considerazioni astratte di riferimento, quello spettacolo induceva ad immaginare un popolo assolutamente unito e orgoglioso, come se non esistessero classi, partiti, appartenenze religiose e territoriali. Tutti uniti per quell’irrinunziabile minimo comune denominatore della salvaguardia del benessere pubblico e del prestigio, della proiezione verso il futuro del loro Paese, con la forza trainante e rassicurante del passato. Persino l’estrema destra era affratellata da questo spirito, alle altre espressioni socioculturali, non esclusa la sinistra più battagliera; persino i Maghrebini si sentivano e professavano francesi al 100%.</p>
<p>Eppure divisioni politiche, etniche, religiose, anche lì, non mancano, c’è una sinistra radicale, come una destra, c’è integralismo religioso ed etnico, c’è un midi anche in Francia.</p>
<p>Ora, ritornando dalle nostre parti, faccio enorme fatica ad immaginarmi qualcosa di simile anche qui.</p>
<p>L’odio di classe (ricchi e poveri; oltre all’area snob della nobiltà o pseudo-tale, un po’ di qua un po’ di là, ma prevalentemente… di là) ce lo portiamo appresso come il dna; c’è una inconciliabile divisione tra Nord e Sud; un razzismo latente, ma poi neanche tanto, serpeggia nell’animo di tutti, non solo verso altre etnie e altri popoli, ma anche, reciprocamente, tra settentrionali (da Roma in su) e meridionali (in giù – la città di Roma poi è strapazzata da un parte e dall’altra, ma va affermandosi la collocazione-lega al Sud); la divisione religiosa, sostanzialmente incentrata su Cattolici da una parte e Non Cattolici (dove c’è di tutto, inutile specificare) è manichea e ineluttabile; sul fronte politico la contrapposizione Destra/ Sinistra, di remoto retaggio, ma accentuatasi a dismisura col sistema maggioritario è di impronta sostanzialmente estremista e caratterizzata fondamentalmente da odio reciproco.</p>
<p>Immaginiamoci un settentrionale ricco, di destra e cattolico da una parte e un meridionale povero, di sinistra e ateo da un’altra parte, in una discussione sulle rispettive ricette per il governo dell’Italia. Prima o poi si azzufferebbero, come avviene tra esagitati tifosi di calcio (ma anche tra esponenti politici, le cui uscite in TV sono, a volte, surreali); e in mezzo ci sono molteplici variazioni e gradazioni, ma tutte in senso antagonista e intollerante.</p>
<p>Questa è l’Italia, di oggi per moltissime ragioni che si omette qui di esaminare, essendo diverso lo scopo del presente elaborato. Certo fa male al cuore vedere i campi sportivi del resto d’Europa, pur con notevoli e pericolosi eccessi anche lì (evidentemente fronteggiati e tenuti sotto controllo ed osservazione in modo abbastanza efficace), senza gabbie, recinti ecc., con i giocatori quasi a contatto con il pubblico, mentre qui ogni fine settimana è una guerra.</p>
<p>Ora in tale situazione ci accingiamo ad intraprendere iniziative varie, anzi la macchina celebrativa già si muove, per il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia, evento non dissimile dall’esempio francese di cui sopra.</p>
<p>Che cosa c’è da immaginare? In tutte le sedi, televisive, di piazza, di palazzo, nella migliore delle ipotesi, sorrisi melensi e chiacchiere ipocrite tra berlusconiani (dove poi si distinguono e si contrappongono quelli che vogliono i voti per Berlusconi, quelli che vogliono da quest’ultimo soldi, posti, favori, o a loro volta, appoggi politici, artistici, professionali, semmai uno spicchietto o uno spicchione di potere, quelli che strumentalizzano Berlusconi ad altri fini – v. Lega per il federalismo, quelli che, più o meno sotto sotto, preparano il terreno per l’immancabile dopo…, ecc.) e antiberlusconiani (dove pure c’è di tutto in lotta tra tutti: centro, sinistra anche estrema, finiani, democratici in eterna contesa per trovare una leadership, anarchici, qualunquisti e così via); tra cattolici (con varie categorie di antiaboristi, antidivorzisti, antipreservativo, antiricerche varie, antieducazione sessuale, antifamiglie di fatto, antiomosessuali, antimusulmani, anti-altre religioni ecc) e non cattolici (ma italiani? Nonché extracomunitari? Atei? Per caso gay? Appartenenti ad altre religioni tra di loro altrettanto incompatibili?); tra “appartenenti alle classi più abbienti (ma anche qui un ricco ed affermato dirigente o professionista ecc. è un poveraccio al confronto di un Berlusconi, un Tronchetti Provera, una Marcegaglia ecc.)” e c.d. “lavoratori” (dove non manca di farsi viva la solita guerra tra poveri, per cui gli operai si guardano in cagnesco con gli impiegati, e, tra questi, c’è acredine tra i pubblici e i privati); sulla contrapposizione Nord/ Sud (accentuata dal dilagare della Lega) inutile spendere altre parole, basti qui far mente locale ad un mixage tra i vari contrasti sopra menzionati, con in più la solfa Nord/ Sud che vale a rimettere in discussione anche gli equilibri già raggiunti in altre collocazioni. Basti pensare a quante se ne dicono o, in teoria, potrebbero dirsene un cattolico (antiaborista, anti…, anti…, anti ecc.) di Pordenone e un cattolico (parimenti anti…, anti, anti…) di Canicattì, o due berlusconiani (o anti), ma uno di Treviso, e un altro di Catanzaro.</p>
<p>A questo punto vado momentaneamente fuori tema per ricordare come, a partire da Carlo Marx in poi, tutti gli intellettuali, i politici di ogni tendenza, le persone di buon senso e di buona volontà, hanno sempre considerato che le contraddizioni nella società e nell’individuo, devo esplodere per progredire (basta cercare su Google la frase “far esplodere le contraddizioni” per rendersene conto).</p>
<p>In altri termini, se vuoi raggiungere un obiettivo non devi disdegnare, in presenza di condizioni che lo richiedano, di agire in modo addirittura opposto all’obiettivo stesso (la cd. terapia d’urto, o, come nelle vaccinazioni, la somministrazione calibrata e ponderata del morbo stesso che si vuole combattere).</p>
<p>Dobbiamo allora chiederci, stando così le cose, se non sia il caso di cambiare strategia.</p>
<p>Il mio vuole essere un tono provocatorio, eccentrico e  semiserio, va da sé, però non lo dico neanche come qualcosa di cui ridere. Vorrei che si riflettesse un po’ su queste cose, nient’altro.</p>
<p>In sostanza, dico io, vogliamo essere aggregati come non mai, compatti come i Francesi? Perché non provare, allora, a disgregare tutto?</p>
<p>Perché non celebrare, su questo abbrivio, il 150° anniversario dell’Unità d’Italia (anche) con un convegno.</p>
<p>Tema del convegno “LE DIVISIONI D’ITALIA”.</p>
<p>In tal caso io proporrei (il tono è sempre quello “provocatorio, eccentrico, semiserio, ma non troppo”) la seguente soluzione:</p>
<p>Divisione dell’Italia in Stati fortemente confederati tra loro, con libera circolazione ed unità di indirizzo, ad es.:</p>
<p>Lombardo-Veneto allargato all’ex Stato sabaudo, Liguria, Emilia-Romagna, nonché Regioni del Nord (nel contesto il Sud Tirolo potrebbe realizzare il suo sogno: fuori dall’Italia e dal bilancio dello Stato italiano – e qui magari il sogno andrebbe sfumandosi, ma non si può avere tutto). Una  specie di Repubblica Subalpina, diciamo così.</p>
<p>Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio (compresa forse la Sardegna ed esclusa Roma capitale e satelliti, che continuerebbe ad essere la Città Eterna, la Roma dei Cesari, dei Papi e dei Popoli, e che avrebbe comunque ruolo di centralità e rappresentanza verso l’estero), le Regioni Unite dell’Italia Centrale.</p>
<p>Finalmente la gloriosa Repubblica Partenopea, tutte le Regioni del Sud (compresa o esclusa la Sicilia, che potrebbe avere una collocazione a sé stante, secondo la volontà dei Siciliani stessi).</p>
<p>Quali sarebbero i risultati? Secondo me, a parte quello psicologico di grande liberazione e gioia costruttiva, un risultato di forte unità (chi è più unito di chi non è costretto ad essere unito, ma usufruisce semplicemente di condizioni geografiche, storiche, culturali ed ambientali? Esempi a iosa qui: gli Stati Uniti d’America, la Svizzera, gli stessi Paesi Bassi), progresso e crescita industriale ed economica.</p>
<p>Si stempererebbero naturalmente le contrapposizioni Nord/ Sud;  si svilupperebbe una benefica concorrenza in tutti i campi e segnatamente quello turistico (nel quale il nostro Paese, in men che non si dica si collocherebbe ai vertici mondiali).</p>
<p>La struttura coriacea, diciamo pure burocratica e istituzionale del Cattolicesimo, per cui esso si identifica come un polo, rispetto al quale ogni altra aggregazione di idee, di uomini, di tradizioni, di religioni o filosofie frutto del libero pensiero, persino di correnti o tendenze artistiche, costituisce il polo contrapposto, che deriva oggi dalla centralità del Vaticano, parallela e combaciante con la centralità dello Stato Italiano, si disperderebbe e diffonderebbe (come avviene oggi rispetto agli altri Stati) nelle varie realtà decentrate e delle relative organizzazioni e comunità clericali, e non  sarebbe più occasione di frizioni, prevaricazioni, e, a volte dure o durissime lotte e contese, come sul divorzio, sull’aborto, sull’eutanasia, sull’educazione sessuale e così via.</p>
<p>Il popolo sarebbe sempre il popolo ad ogni latitudine; sono convinto che quel che unisce tutti i popoli del Mondo, non ha nulla  a che vedere con i confini territoriali. La vanga, l’aratro, la vite da coltivare e la legna da ardere, lo scalpello e  il martello, il compasso ed ogni altro attrezzo, e i loro derivati moderni, dai computer alle catene di montaggio, tutto questo unisce i popoli del Mondo, come i libri vengono letti da tutti gli intellettuali del Mondo e li uniscono e i mercati dove si vende e si compra e, come si sa, le leggi sono invariate ad ogni latitudine.</p>
<p>Non ci sono contrapposizioni e divisioni qui, se non quelle fisiologiche dei mestieri e delle idee.</p>
<p>La contrapposizione viscerale, quella che vede da una parte il popolo inteso come massa indistinta, e dall’ altra, la ricca borghesia, il c.d. nobilato bianco o nero che sia, la massoneria, il clero delle alte gerarchie, si frantumerebbe a sua volta e, in definitiva, non avrebbe ragion d’essere perché i piani di confronto sarebbero disomogenei. I contrasti verrebbero a galla, sarebbero, quindi visibili e verrebbero, conseguentemente, risolti, solo se effettivi e concreti, su situazioni specifiche, non come ora, con riferimento alle categorie di portata generale e nazionale dei “reazionari” e “rivoluzionari”, “conservatori” e “progressisti”, qualificazioni superate dalla Storia, che, finalmente, sarebbero superate anche nella nostra quotidianità e cronaca attuale; potremmo anzi essere noi, una volta tanto, modello e guida per altri popoli.</p>
<p>La stessa sorte, in non piccola parte collimante con quanto appena osservato sulle divisioni basate sul censo, toccherebbe alle situazioni politiche che si fronteggiano, come la Grande Destra (o Grande Centro-Destra che dir si voglia) e Grande Sinistra ( o Centro- Sinistra), semplicemente perché non esisterebbero più. Ogni Stato Confederato, fermi restando i comuni principi, interessi, intenti di crescita economica, culturale, scientifica, artistica, di benessere sociale, di tradizioni, di irrinunciabile fratellanza, per cui mai potrebbero esserci ostilità interne dirette, sarebbe governato nel modo liberamente scelto dagli elettori di appartenenza.</p>
<p>Il controllo del territorio sarebbe più vicino e pregnante; anche l’amministrazione della Giustizia sarebbe più rapida e vicina ai problemi degli Italiani, liberata dai ceppi della centralità e omogeneità per imposizione calata ciecamente in contesti sociali assolutamente disomogenei.</p>
<p>Le capacità e le peculiarità di soluzioni immediate e inventiva degli Italiani emergerebbero e si rafforzerebbero.</p>
<p>Le scuole, con diversificate politiche e gestioni, si misurerebbero tra di loro, che so, la scuola partenopea con quella lombarda, la fiorentina con la ligure piuttosto che con la bolognese, e così via, e non parlo solo di arti e mestieri, licei e Università, emulandosi, immancabilmente migliorerebbero e si migliorerebbero a vicenda. Verrebbero allora sì fuori le intelligenze più elevate, i cervelli che, con tutta probabilità, non fuggirebbero più all’estero, ma anzi richiamerebbero qui altri cervelli e investimenti.</p>
<p> In altri termini, esploderebbero le contraddizioni, come si diceva, si configurerebbe come vincente la terapia d’urto, la ponderata e graduale utilizzazione proprio del virus che si vuole combattere.</p>
<p>Sarebbe assolutamente orribile tutto questo? Io direi il contrario. Visto così, davvero sembrerebbe un sogno; pur dovendosi riconoscere che, come in tutte le cose, anche qui ci sono i pro e i contro, come ad esempio la sfida di responsabilità per un meccanismo politico e organizzativo complessivamente più articolato e la delicatezza della gestione della separatezza.</p>
<p>Ma alla fine tutto funzionerebbe come un orologio svizzero (appunto) e, alla celebrazione del 200° anniversario dell’Unità d’Italia e della liberazione (questo è importante e quasi sempre viene sottovalutato) dall’Austria, dalle dinastie di provenienza ispanica, dall’influenza dominante di Francia e Inghilterra, dall’invadenza del potere temporale della Chiesa, dall’autoritarismo e provincialismo dei Granducati, attraverso l’affermazione dell’unità nella libertà, non ci sarebbe, certamente, nulla da invidiare alle celebrazioni degli altri popoli.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilparlamentare.it/2011/01/litalia-compie-150-anni-proposta-eccentrica-e-semisera-di-un-evento-celebrativo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
