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	<title>Procura di Reggio Calabria &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Lega: in cassaforte Francesco Belsito spunta cartella &#8216;Family&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 14:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[cosca de stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Belsito lega nord]]></category>
		<category><![CDATA[francesco petrone]]></category>
		<category><![CDATA[Procura di Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Umberto Bossi]]></category>
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					<description><![CDATA[I dirigenti leghisti che oggi prenderanno parte al Consiglio federale stanno arrivando in via Bellerio, tra i primi ad entrare Roberto Maroni mentre il leader del Carroccio sarebbe gia&#8217; nel suo ufficio, come anche Roberto Calderoli. &#8221;Oggi decido la nomina del nuovo segretario amministrativo della Lega, il consiglio federale si riunisce per questo&#8221; ha detto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dirigenti leghisti che oggi prenderanno parte al Consiglio federale stanno arrivando in via Bellerio, tra i primi ad entrare Roberto Maroni mentre il leader del Carroccio sarebbe gia&#8217; nel suo ufficio, come anche Roberto Calderoli.</p>
<figure id="attachment_4340" aria-describedby="caption-attachment-4340" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="belsito-bossi" href="https://ilparlamentare.it/?attachment_id=4340"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-4340" title="belsito-bossi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/belsito-bossi.jpg" alt="Francesco Belsito e Umberto Bossi" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/belsito-bossi.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/belsito-bossi-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/belsito-bossi-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-4340" class="wp-caption-text">Francesco Belsito e Umberto Bossi</figcaption></figure>
<p>&#8221;Oggi decido la nomina del nuovo segretario amministrativo della Lega, il consiglio federale si riunisce per questo&#8221; ha detto all&#8217;Ansa Bossi. Alla domanda se ci siano altri argomenti all&#8217;ordine del giorno, Bossi ha replicato secco: &#8221;Oggi nominiamo il nuovo segretario amministrativo&#8221;.</p>
<p>IN CASSAFORTE BELSITO CARTELLA &#8216;FAMILY&#8217; &#8211; Nella cassaforte del tesoriere della Lega Francesco Belsito tra la documentazione contabile sequestrata ieri dai carabinieri del Noe e dalla Guardia di Finanza vi e&#8217; anche una cartella con l&#8217;intestazione &#8221;The family&#8217;.</p>
<p>L&#8217;ipotesi degli investigatori e&#8217; che i documenti siano relativi alle elargizioni ai familiari del leader del Caroccio Umberto Bossi. Gli atti sono all&#8217;esame del pm di Napoli, Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e John Henry Woodcock.</p>
<p>IN CORSO INTERROGATORIO DA PM MILANO PAOLO SCALA &#8211; E&#8217; in corso da questa mattina in procura a Milano l&#8217;interrogatorio di Paolo Scala il presunto uomo d&#8217;affari indagato perla vicenda dei sospetti finanziamenti con i fondi &#8216;sottratti&#8217; dalle casse della Lega in Tanzania e a Cipro. Scala ieri e&#8217; stato sentito dal magistrato della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo che lo ha indagato per riciclaggio insieme all&#8217;ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito. L&#8217;uomo d&#8217;affari e&#8217; invece indagato a Milano per appropriazione indebita reato commesso in concorso con lo stesso Belsito e con l&#8217;imprenditore Stefano Bonet. A Belsito gli inquirenti milanesi hanno anche contestato il reato di truffa ai danni dello Stato, mentre a Bonet solo truffa.</p>
<p>INDAGINI DDA REGGIO DA 2009, PARTITE DA COSCA DE STEFANO &#8211; Sono iniziate nel 2009, da accertamenti sugli affari nel nord Italia della cosca di &#8216;ndrangheta dei De Stefano di Reggio Calabria, le indagini della Dda reggina da cui sono nati i filoni di cui si occupano le Procure di Milano e Napoli, che hanno portato ad indagare l&#8217;ex tesoriere della Lega Francesco Belsito.</p>
<p>Procedendo nei loro accertamenti, gli investigatori reggini si sono imbattuti in una serie di personaggi, tra i quali Romolo Girardelli, soprannominato &#8221;l&#8217;ammiraglio&#8221;, il faccendiere genovese che gia&#8217; nel 2002 era finito in una inchiesta della Dda perche&#8217; sospettato di essere un riciclatore dei De Stefano in contatto con elementi di spicco della cosca che operavano in Liguria ed in Francia quali Paolo Martino e Antonio Vittorio Canale.</p>
<p>E&#8217; stato seguendo le mosse di Girardelli che gli investigatori della Dia sono risaliti a Belsito, col quale il faccendiere era in societa&#8217; tramite il figlio Alex Girardelli, nella Effebi Immobiliare, societa&#8217; con sede a Genova e attiva nel settore immobiliare e commerciale. Dagli ulteriori riscontri sono emersi i rapporti con l&#8217;imprenditore veneto Stefano Bonet, il suo promotore finanziario Paolo Scala e l&#8217;avv. calabrese di origini ma con studio a Milano Bruno Mafrici, su cui adesso sono concentrate le attenzioni di tre Procure. ANSA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DA PANORAMA di Arianna Giunti.<br />
LA GRANDE ABBUFFATA DI FRANCESCO BELSITO &#8211; <strong><span style="color: #800000;">LE INTERCETTAZIONI </span></strong></p>
<p>“<em>Si è abbuffato…perché si vede che ha il fiato corto!</em>”. Sta tutta qui, in questa frase pronunciata da <strong>Romolo Girardelli</strong>, detto “l’ammiraglio”, considerato dagli investigatori di Reggio Calabria “il ponte”, in carne e ossa, fra <strong>Francesco Belsito</strong> e le potenti cosche calabresi, la sintesi di quello che, secondo i suoi ex “soci in affari”, sarebbe stato negli ultimi tempi il comportamento dell’ormai ex Tesoriere della Lega Nord, indagato per appropriazione indebita e truffa aggravata a danni dello Stato. Un uomo “ingordo”, dunque, “che raschia tutto a più non posso” e che, secondo gli altri indagati dalla Procura di Reggio Calabria i uno dei tre filoni investigativi che riguardano Belsito, era diventato sempre più esigente.</p>
<p>Le intercettazioni telefoniche (<a href="http://blog.panorama.it/italia/files/2012/04/decreto-gip-reggio-calabria.pdf">scarica il documento sulle perquisizioni della Procura di Reggio, pdf</a>) contenute nel decreto di perquisizione firmato dal giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria <strong>Francesco Petrone</strong>, infatti, lasciano poco spazio all’immaginazione. Si fa riferimento a orologi costosi, a una Porsche Panamera ottenuta come pagamento di una intermediazione svolta proprio dall’ex sottosegretario per l’accaparramento di un contratto di consulenza. Favori e regali, dunque, secondo le carte in mano ai magistrati e secondo le parole di chi, con l’ex Tesoriere del Carroccio, avrebbe fatto affari e permesso un transito di soldi sospetti, soprattutto attraverso società esterovestite, dove, nello sfondo, si colloca l’inquietante presenza di una delle più potenti famiglie della ‘Ndrangheta calabrese: i<strong> De Stefano</strong>.</p>
<p>Perché – secondo la Procura di Reggio Calabria – c’è proprio la cosca reggina a reggere le fila dell’attività dell’”ammiraglio” Girardelli che, recitano le carte del Tribunale, “è un procacciatore di grandi affari a favore di Belsito” e, già indagato dalla Dia nel 2002, risulta essere associato a “elementi di primissimo piano della cosca De Stefano”.</p>
<p>Genovese ma origini calabresi, 53 anni, Girardelli secondo gli inquirenti è dunque uomo di riferimento dei boss. E a Belsito risulta legato da almeno dieci anni. Un sodalizio che alla fine ha anche portato alla nascita di una società: la “Effebiimmobiliare” con sede a Genova, che si occupa di mediazioni nel settore immobiliare e commerciale, ma anche di consulenza e amministrazione di stabili.</p>
<p>Dalle intercettazioni telefoniche emerge che fino all’autunno scorso i rapporti tra Belsito e Girardelli sono ottimi. I due si parlano spesso al telefono, pianificano gli incontri per ottenere i lavori. Ma alla fine dell’anno c’è uno scontro violento. Al centro della disputa proprio le elargizioni che sarebbero arrivate da <strong>Bonet</strong>, che i due chiamano “lo shampato”, e dall’avvocato Bruno Mafrici, anche lui indagato nell’inchiesta. Accade il 23 dicembre scorso. E così è raccontato nel brogliaccio: “Litigano al telefono e si insultano reciprocamente con particolare riferimento alle scorrettezze sul piano del lavoro. Girardelli gli esterna la sua rabbia per il comportamento tenuto da Belsito in questi dieci anni di collaborazione … l’avvocato ti ha regalato gli orologi e non me ne hai dato neanche mezzo a me e i soldi che ti sei pigliato da shampato … se vuoi te li faccio vedere i numeri e poi ti faccio vedere pure le quote del Sol Levante”.</p>
<p>Se l’”ammiraglio”, infatti, è abituato a navigare in acque non proprio limpide, e spesso mosse, lo stesso non si può dire per il genovese Belsito. Che, appunto, secondo gli altri indagati, avrebbe alzato un po’ troppo il tiro, tanto da suscitare reazioni energiche e parole di fuoco: “ Questa persona – dicono gli indagati riferendosi a Belsito – è bastarda dentro. Si è abbuffato. Bisognerà stringerlo un attimino, distruggerlo su tutti i fronti e poi andare all’attacco”. E poi ancora: “Sta girando un sacco di denaro…pensa si è pagato l’agenzia delle entrate…si è sistemato tutto….con noi ha fatto Bingo”.</p>
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		<title>Intervista al pm Nicola Gratteri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 14:35:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Gratteri]]></category>
		<category><![CDATA[Procura di Reggio Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[“La responsabilità diretta dei magistrati si pone in contrasto con la Costituzione”: il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, in prima fila contro la ‘ndrangheta, parla anche di riforma della giustizia, federalismo fiscale e della scuola come arma più importante contro le mafie. Responsabilità diretta del magistrato. È contrario? Sono assolutamente contrario alla previsione di una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_3962" aria-describedby="caption-attachment-3962" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-3962" title="nicola-gratteri" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /><figcaption id="caption-attachment-3962" class="wp-caption-text">Nicola Gratteri Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria</figcaption></figure>
<p>“La responsabilità diretta dei magistrati si pone in contrasto con la Costituzione”: il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, in prima fila contro la ‘ndrangheta, parla anche di riforma della giustizia, federalismo fiscale e della scuola come arma più importante contro le mafie.</p>
<p><strong>Responsabilità diretta del magistrato. È contrario?</strong><br />
Sono assolutamente contrario alla previsione di una responsabilità diretta del magistrato. Non si tratta di una “difesa” preconcetta della categoria a cui appartengo, ma di un’opinione dettata dal mio senso profondo della giustizia che può essere perseguita solo da magistrati realmente autonomi e indipendenti. L’azione oggi può essere esercitata nei confronti dello Stato, così come avviene in molti paesi, ed è lo Stato a rivalersi nei confronti del magistrato. L’accertamento della responsabilità civile del magistrato comporta peraltro la trasmissione degli atti al Procuratore Generale per l’esercizio dell’azione disciplinare. Sono quindi già previste sanzioni sia in termini risarcitori che in termini disciplinari. Il problema è quello di rendere effettive le fasi successive al giudizio instaurato nei confronti dello Stato e concluso con il riconoscimento della responsabilità civile del magistrato (sia sotto il profilo dell’azione di rivalsa dello Stato, che sotto il profilo disciplinare, ove ricorrano gli estremi di un illecito di tal fatta).</p>
<p><strong>L’Anm, per bocca del suo presidente Luca Palamara, l’ha definita “incostituzionale e una forma intimidatoria e di vendetta verso il libero esercizio della funzione di giudice”. Concorda?</strong><br />
Sono abituato ad affrontare le questioni giuridiche non solo da un punto di vista strettamente teorico, ma anche prettamente pratico. In termini giuridici, la responsabilità diretta dei magistrati, a mio avviso, si pone in contrasto con la Costituzione nella parte in cui prevede che la magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è soggetta solo alla legge. Qualunque giudice potrebbe essere destinatario di migliaia di cause pretestuose nelle quali egli dovrebbe difendersi, nel contempo amministrando la giustizia nei casi che riguardano terzi soggetti. In termini pratici, quale autonomia e quale indipendenza può avere un magistrato nei cui diretti confronti possono essere strumentalmente intentate centinaia di cause di risarcimento? Esperire l’azione nei confronti dello Stato significa rispondere anche al principio di buon andamento dell’amministrazione che sarebbe, evidentemente, compromessa ove un giudice dovesse difendere direttamente se stesso e fosse personalmente esposto nei giudizi contenziosi intentati nei suoi confronti.</p>
<p><strong>Quali sono i primi cambiamenti, i più urgenti da fare nel sistema giudiziario?</strong><br />
Non a caso il libro che ho scritto unitamente al prof. Nicaso è intitolato <em>La giustizia è una cosa seria</em>. Sembra scontato ma non lo è. Per affrontare in modo “serio” il problema delle riforme in una fase in cui le risorse sono molte limitate occorre innanzi tutto eliminare gli sprechi. Ha poco senso parlare di riforme radicali senza i mezzi economici per farvi fronte. L’informatizzazione del processo, per fare un esempio, consente un risparmio notevole di costi e la possibilità di destinare maggiori risorse, umane e materiali, a settori della giustizia in situazioni drammatiche. Si tratta di una primo indispensabile intervento, utile sia nel settore civile che nel settore penale.</p>
<p><strong>Nel nord sempre più comuni sciolti per ‘ndrangheta. Due, prima Bordighera ora Ventimiglia, nell’arco di neppure un anno in Liguria, non in Sicilia o Calabria. Il livello di penetrazione della criminalità al nord è oggi la stessa che al sud?</strong><br />
Direi proprio di si, e ciò non per una mia opinione personale, ma per i risultati investigativi di importanti indagini (per ultima l’operazione “Crimine”) che hanno dimostrato come la ‘ndrangheta si sia riproposta con le sue regole, le sue strutture, le sue articolazioni,  nelle regioni  del nord Italia dove la forza economica della ndrangheta ha la possibilità di esprimersi nelle attività di riciclaggio o di reimpiego. Voglio aggiungere che il nord, più che un’area geografica è l’area più ricca dal punto di vista economico e finanziario. È dunque un luogo ideale che, per certi versi, costituisce il terreno di elezione dell’attività della ndrangheta perchè la ‘ndrangheta persegue arricchimento e potere. L’equazione è semplice: dove c’è arricchimento e potere lì c’è la ‘ndrangheta. E’ un terreno favorevole perchè non ha anticorpi è perchè il fenomeno corruttivo è amplificato dalla maggiore circolazione di denaro rispetto ad altri luoghi. In sostanza la ‘ndrangheta al nord può, se non si interviene massicciamente, affondare come il coltello nel burro. Il punto debole potrebbe essere rappresentato dal fatto che al nord la ndrangheta ha più difficoltà a radicarsi nelle coscienze: crea mercenari ma non “fedeli” soldati. Per questo il fenomeno del pentitismo potrebbe diventare esplosivo.</p>
<p><strong>Il federalismo fiscale è il metodo più facile per consegnare lo Stato alla mafia?</strong><br />
Rispondo provocatoriamente con una proporzione: la ‘ndrangheta sta al federalismo fiscale come Gulliver sta ai nani nel viaggio descritto da Swift. Quello che voglio dire è che la frammentazione dei centri di potere rende ciascuno di essi più debole e permeabile perchè diluisce il potere stesso. Di fronte a un potere frammentato la ‘ndrangheta ha molte più possibilità di ingerirsi e di condizionare l’operato degli enti pubblici.</p>
<p><strong>Contro la mafia bisogna ripartire dalla scuola e dalla cultura. Eppure non si investe. Perché?</strong><br />
Credo a tal punto nell’importanza della cultura e dell’istruzione e nella necessità di partire, nella lotta alla mafia, dalla scuola che dedico buona parte dei miei giorni di ferie a incontrare i giovani negli istituti scolastici. Perchè non si investe in questo settore? Provo a dare una risposta: creare cittadini istruiti e consapevoli significa creare persone non condizionabili, competitive, in grado di esprimere opinioni critiche maturate all’interno delle loro coscienze. Se è vero che l’istruzione è un’arma formidabile contro la mafia, è una pericolosa arma anche nei confronti di coloro che intendono mantenere il potere all’interno di classi limitate di soggetti.</p>
<p>Fonte L&#8217;Unità</p>
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		<title>Reggio Calabria: CSM applica due Magistrati. Soddisfatto Pignatone</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2011/03/reggio-calabria-csm-applica-due-magistrati-soddisfatto-pigantone/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 17:06:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio SUperiore della magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Pignatone]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Venditti]]></category>
		<category><![CDATA[Procura di Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Valeria Sottosanti]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Csm ha disposto l&#8217;applicazione di due magistrati alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria così come sollecitato dal Procuratore Giuseppe Pignatone. Si tratta di Mario Venditti e Valeria Sottosanti, provenienti, rispettivamente, dalle Procure di Milano e di Ancona. &#8221;La decisione del Csm &#8211; ha detto Giuseppe  Pignatone &#8211; rappresenta la conferma dell&#8217;attenzione nei confronti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1483" title="Giuseppe-Pignatone" alt="" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giuseppe-Pignatone.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giuseppe-Pignatone.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giuseppe-Pignatone-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giuseppe-Pignatone-250x140.jpg 250w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giuseppe-Pignatone-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" />Il Csm ha disposto l&#8217;applicazione di due magistrati alla <strong>Procura della Repubblica di Reggio Calabria </strong>così come sollecitato dal Procuratore<strong> Giuseppe Pignatone</strong>. Si tratta di <strong>Mario Venditti </strong>e <strong>Valeria Sottosanti</strong>, provenienti, rispettivamente, dalle Procure di Milano e di Ancona.</p>
<p>&#8221;La decisione del Csm &#8211; ha detto <strong>Giuseppe  Pignatone </strong>&#8211; rappresenta la conferma dell&#8217;attenzione nei confronti delle difficolta&#8217; della Procura di Reggio&#8221;. Molte volte fu lamentata la necessità di rinforzare gli Uffici anche a causa della grande mole di lavoro che  grava sulla Procura della Repubblica più impegnata d&#8217;Italia in merito alla lotta alla ndrangheta e ai suoi affari in ambito locale e  internazionale.</p>
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