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	<title>pietro stilo &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Pietro Stilo: prematura, una riflessione sulla politica estera di Donald Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2016 14:48:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Pietro Stilo/ Una riflessione sulla politica estera di Donald Trump ad oggi la considero non semplice e prematura, oltre al fatto che essa richiederebbe, naturalmente, un ragionamento molto più profondo di quello che propongo in questa analisi, ma provo comunque a darne una prima lettura. Partiamo dai temi che il Presidente neo-eletto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_11409" aria-describedby="caption-attachment-11409" style="width: 799px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donal-trump1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-11409" alt="Il Presidente degli Stati Uniti d'America Donal Trump" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donal-trump1.jpg" width="799" height="541" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donal-trump1.jpg 799w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donal-trump1-300x203.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donal-trump1-398x270.jpg 398w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11409" class="wp-caption-text">Il Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America Donald Trump</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura di Pietro Stilo/</p>
<p style="text-align: justify;">Una riflessione sulla politica estera di Donald Trump ad oggi la considero non semplice e prematura, oltre al fatto che essa richiederebbe, naturalmente, un ragionamento molto più profondo di quello che propongo in questa analisi, ma provo comunque a darne una prima lettura.<br />
Partiamo dai temi che il Presidente neo-eletto degli Stati Uniti d&#8217;America, ha toccato durante la sua quantomeno singolare campagna elettorale, una campagna fatta di slogan e di argomenti in totale antinomia con i suoi predecessori.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso parlo al plurale, perché il Tycoon di NY, non ha solamente criticato l&#8217;approccio e l&#8217;eredità lasciata all&#8217;America ed al mondo da Barack Obama, ma ha anche criticato le linee di intervento di molti presidenti americani prima di lui, compresi i due Bush, che l&#8217;ex candidato anti-sistema considera al pari dei Clinton una casta politica, ma è arrivato finanche a criticare Ronald Reagan, considerato da sempre un mito per l&#8217;elettorato repubblicano. Dietro lo slogan “America First”, più volte ripetuto quasi come un mantra durante la sua campagna presidenziale, Trump cela il desiderio di cambiare le carte in tavola nella politica estera USA, così come lasciate da Obama; quasi tutto infatti lo divide dal presidente uscente: dalla volontà di non proseguire nei vari accordi regionali di libero scambio come il TTP con l&#8217;area del Pacifico, il TTIP con l&#8217;Europa ed il NAFTA con Canada e Messico (la sua avversione è diretta al Messico per via dell&#8217;immigrazione clandestina, del narcotraffico e della manodopera a basso costo che attrae la delocalizzazione delle imprese USA); alla volontà di regolamentare la finanza che dalla presidenza Clinton in poi ha prodotto sperequazioni mai conosciute prima; alla revisione del percorso di riavvicinamento con la Cuba castrista; un nuovo impegno in Medio Oriente magari non più in contrasto con la Russia ma di concerto con essa (ribadendo sempre però la superiorità relativa a stelle e strisce), in questa direzione la nomina di Rex Tillerson a Segretario di Stato è un chiaro segnale di avvicinamento diplomatico e geo – economico verso Mosca; gli accordi con l’Iran sembrano ancora una volta essere messi in discussione, al Senato si approva l’Iran Sanctions Act che prolungherebbe le sanzioni economiche verso Teheran (con il malcontento diffuso tra le big companies come Boeing), il contrasto comune con la Russia all&#8217;IS ed al fondamentalismo di matrice islamica che negli ultimi anni ha conosciuto una mutazione ed una proliferazione mai conosciute prima, tali obiettivi passano dal recupero del rapporto di vicinanza con paesi come Israele, con il quale il dialogo si era un pò incrinato durante l&#8217;Amministrazione Obama e che oggi sembra poter avere nuovo slancio in seguito all&#8217;annuncio della nomina ad Ambasciatore USA in Israele di David Friedman un avvocato di 57 anni, ebreo ortodosso e suo amico, che ha dichiarato che non vede l&#8217;ora di mettersi all&#8217;opera a Gerusalemme, creando non poche polemiche nel mondo arabo e non solo, in considerazione anche del fatto che la capitale dove lavorano le ambasciate è Tel Aviv, e la volontà di un ulteriore riavvicinamento con l&#8217;Egitto di Abd al-Fattha al-Sisi, da sempre considerato paese pivot nell&#8217;area sud del Mediterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ulteriori elementi che lo dividono dal suo predecessore sono: la riduzione dell&#8217;intervento militare americano nel mondo, che a dire il vero già con Obama cominciava a far sentire i suoi effetti, basta considerare il lento disimpegno USA in Medio Oriente degli ultimi anni; ed in linea con tale pensiero la ridefinizione del ruolo e dei contributi economici degli USA alla NATO, considerata non più strategica da molto tempo ormai, anche in vista di una distensione dei rapporti con la Russia e con il suo leader Vladimir Putin, più volte annunciata da Trump in campagna elettorale e che trova nel capo del Cremlino un interlocutore disponibile, almeno a parole, i due infatti ancora non si sono mai incontrati, è di questi giorni inoltre la polemica sul sostegno a Trump fatto dalla Russia durante la campagna elettorale, criticato direttamente niente di meno che da Barack Obama. In questo perimetro si inseriscono anche i rapporti con la Cina, che non sembrano idilliaci fino al momento, Trump infatti ha più volte dichiarato di voler alzare muri protezionistici attraverso dazi ed altri strumenti di politica commerciale, nell&#8217;idea di spingere le imprese USA a non delocalizzare, ed in questa politica di rottura si inserisce anche la telefonata con Taiwan tanto criticata da Pechino. Tutto ciò cambierà lo scenario fin ora conosciuto, questo è ormai comprensibile anche ai non addetti ai lavori, ma senza particolari contraccolpi a mio avviso, ciò per diversi motivi, tra cui il pragmatismo che muove l&#8217;azione politica di Donald Trump. Certo è che un eventuale spazio lasciato vuoto dall&#8217;amministrazione Trump verrà occupato immediatamente da altri attori geopolitici globali, ad esempio dalle cosiddette economie emergenti dello scacchiere planetario, molto dinamiche in questa direzione; insieme ad esse potrebbe sicuramente avere un ruolo maggiore (in un potenziale scenario del genere) anche la stessa Unione Europea se fosse capace però, di essere maggiormente concreta ed incisiva nella sua azione esterna e nei suoi obiettivi comuni.</p>
<p>Dr. Pietro Stilo<br />
Università Mediterranea di Reggio Calabria</p>
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		<title>Aldo Moro e la Politica Estera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2016 11:15:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
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		<category><![CDATA[democrazia cristiana]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura di Pietro Stilo Università Mediterranea di Reggio Calabria/ Il 23 settembre ricorreva l&#8217;anniversario dei 100 anni della nascita di Aldo Moro, uno dei più importanti protagonisti della storia repubblicana, la cui azione ed attività politica e di uomo di governo, spesso viene oscurata dai tragici eventi che vanno dal rapimento fino alla sua morte per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_11213" aria-describedby="caption-attachment-11213" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/aldo-moro.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-11213" alt="aldo-moro" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/aldo-moro.jpg" width="900" height="531" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/aldo-moro.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/aldo-moro-300x177.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/aldo-moro-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11213" class="wp-caption-text">Aldo Moro</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">a cura di <strong>Pietro Stilo</strong> Università Mediterranea di Reggio Calabria/</p>
<p style="text-align: justify;">
Il 23 settembre ricorreva l&#8217;anniversario dei <strong>100 anni della nascita di Aldo Moro</strong>, uno dei più importanti protagonisti della storia repubblicana, la cui azione ed attività politica e di uomo di governo, spesso viene oscurata dai tragici eventi che vanno dal rapimento fino alla sua morte per mano delle Brigate Rosse. La sua opera passa dunque nell&#8217;immaginario collettivo in secondo piano rispetto a quei tragici eventi che hanno segnato la sua esistenza e la storia del nostro paese; eventi oscuri che hanno cristallizzato il nome di Aldo Moro con il rapimento ed il suo drammatico epilogo.<br />
<strong><br />
Aldo Moro</strong> persona di grandi qualità umane e politiche, al quale tutti sempre, hanno riconosciuto  senso dello Stato e delle istituzioni e grande equilibrio nel gestire le situazioni che gli si presentavano nei vari ruoli che ha ricoperto (membro della Costituente, Segretario e Presidente Democrazia Cristiana, Ministro della Pubblica Istruzione, di Grazia e Giustizia e degli Esteri, da Presidente del Consiglio dei Ministri per ben cinque volte. Fu anche professore di diritto all&#8217;università, ma la sua attività politica lo assorbì sin da giovane, dapprima nei movimenti giovanili cattolici poi nell&#8217;Assemblea Costituente. Nel 1948 venne eletto deputato assumendo proprio l&#8217;incarico di Sottosegretario agli Affari Esteri. Incarico che proseguì dal 1969 al 1974 come Ministro degli Affari Esteri. Durante tale periodo si occupò di Europa, relazioni atlantiche e soprattutto di Mediterraneo, a tal proposito, celebre è la sua frase: “<em>Nessuno è chiamato a scegliere tra l&#8217;essere in Europa ed essere nel Mediterraneo, poiché l&#8217;Europa intera è nel Mediterraneo</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ragionamento importante che sintetizza come Aldo Moro interpretava la dimensione europea e la politica estera italiana “immersa nel Mediterraneo”. Uno scenario quello mediterraneo che aveva conosciuto una evoluzione molto forte con il passaggio di numerosi paesi da coloniali a post-coloniali, attraverso il fenomeno della Decolonizzazione, durato circa un ventennio (dai primi anni &#8217;50 fino alla metà degli anni &#8217;70). Aldo Moro prese atto, dei cambiamenti di un mondo arabo intriso di nazionalismo panarabo e che cominciava ad essere consapevole del suo ruolo nel mondo, in particolare attraverso la vendita di idrocarburi, riconoscendo la necessità che l&#8217;Italia aveva ed ha necessità di approvvigionamenti dall&#8217;estero. Un periodo di grandi cambiamenti per le due sponde del Mediterraneo, quella nord si incamminava verso la pacificazione comunitaria (in quegli anni nascono i primi embrioni di quella che diventerà l&#8217;UE), dopo essere stata teatro di 2 Guerre Mondiali; quella sud invece cominciava un difficile cammino verso l&#8217;indipendenza coloniale, l&#8217;autoaffermazione e la pari dignità con le altre nazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aldo Moro</strong> <strong>avviò un nuovo modo di fare politica estera</strong>, una politica che guardava oltre gli “steccati” e oltre l&#8217;interesse degli Stati sovrani; una politica ispirata forse dal suo essere cattolico e democratico, che guardava alla gente, alla volontà popolare, ai diritti umani ed alle libertà dell&#8217;individuo in quanto tale.</p>
<p style="text-align: justify;">Erano anni difficili quelli in cui Moro si occupava di politica estera, sul suo tavolo di Ministro c’erano numerosi dossier a partire da quello spinoso sulla Libia di Muammar Gheddafi, giovane colonnello dell&#8217;esercito libico, che ispirandosi alla rivoluzione di Nasser in Egitto aveva preso il potere nella Libia di Re Idris, un paese molto importante per gli interessi italiani non solo per i legami coloniali, ma anche per le sue risorse energetiche e per la presenza di circa 20 mila nostri connazionali. Erano anche gli anni delle proteste studentesche in tutta Europa, delle donne e degli operai che rivendicavano i loro diritti, gli anni della guerra in Vietnam, dell&#8217;occupazione della Cecoslovacchia da parte dei sovietici, della Guerra dello Yom Kippur, della crisi petrolifera, della fase più acuta della Guerra Fredda, della fine del Gold Standard (1973), nei quali la Cina viene ammessa all&#8217;ONU e tanto altro ancora. Erano gli anni del cosiddetto “<strong>Lodo Moro</strong>”, una forte distensione ed apertura verso i paesi arabi, pur continuando i rapporti di stretta collaborazione con gli Usa e Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale politica ebbe i suoi momenti più alti quando Moro contribuì al successo della <strong>Conferenza di Helsinki del 1975</strong>, durante la quale sia nella preparazione che durante i lavori e la fase finale, egli <strong>svolse un&#8217;opera importante per la pace e la cooperazione tra i popoli</strong> e nello stesso anno quando da Presidente del Consiglio dei Ministri firma il Trattato di Osimo con il quale si mette fine all&#8217;annosa questione dei rapporti con la Jugoslavia di Tito.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma Aldo Moro gestì la politica estera italiana in anni difficili, ma lo seppe fare con grande abilità nonostante le critiche subite da importanti analisti e suoi colleghi tra cui il più famoso sicuramente è <strong>Henry Kissinger</strong>, che criticò la sua apertura verso l&#8217;URSS, opera che gli venne riconosciuta molti anni dopo dal suo omologo russo di quegli anni <strong>Andrej Gromyco</strong> nelle sue memorie.</p>
<p style="text-align: justify;">Un Aldo Moro insomma, <strong>grande protagonista del novecento</strong>, da studiare e conoscere ben oltre la sua tragica vicenda umana e politica. Aspetti importanti a mio avviso, da ricordare soprattutto adesso, nell&#8217;anno del suo anniversario, in un epoca in cui oggi più che mai, avremmo bisogno di personaggi con la sua capacità di intellegere ed interpretare gli eventi.</p>
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