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	<title>Pierluigi Bersani &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Ala Bersaniana all&#8217;attacco. Renzi visto come invasore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2015 18:39:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Roma, 27 giu. (askanews) &#8211; E&#8217; un tentativo di &#8220;reconquista&#8221; quello lanciato oggi dalle minoranze Pd. L&#8217;ala bersaniana e quella cuperlian-dalemiana provano a mettere da parte le reciproche diffidenze per provare a riprendere il partito dalle mani di quel Matteo Renzi che sempre più viene visto come un intruso, una specie di invasore appunto come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9472" aria-describedby="caption-attachment-9472" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bersani-area-bersaniana.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-9472" alt="Pierluigi Bersani" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bersani-area-bersaniana.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bersani-area-bersaniana.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bersani-area-bersaniana-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bersani-area-bersaniana-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9472" class="wp-caption-text">Pierluigi Bersani</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Roma, 27 giu. (askanews) &#8211; E&#8217; un tentativo di &#8220;reconquista&#8221; quello lanciato oggi dalle minoranze Pd. L&#8217;ala bersaniana e quella cuperlian-dalemiana provano a mettere da parte le reciproche diffidenze per provare a riprendere il partito dalle mani di quel Matteo Renzi che sempre più viene visto come un intruso, una specie di invasore appunto come i sultani musulmani che dominarono il sud della Spagna nel Medioevo. La convinzione è che le ultime amministrative abbiano segnato una svolta, &#8220;il progetto del partito della nazione è fallito&#8221;, è il giudizio comune, e per questo bisogna cogliere l&#8217;occasione per preparare la rivincita. La ricomposizione delle minoranze non è ancora una realtà, ma la presenza di Gianni Cuperlo &#8211; all&#8217;incontro organizzato a Roma da Roberto Speranza &#8211; è un segnale e l&#8217;obiettivo è di serrare le file dopo l&#8217;estate, per poi lanciare un affondo contro il doppio ruolo di Renzi, contemporaneamente segretario e premier.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;incontro c&#8217;è tutta l&#8217;area bersaniana, perlomeno quella che ha scelto la linea dura non votando la fiducia all&#8217;Italicum. c&#8217;è soprattutto Pier Luigi Bersani, che però lascia la scena a Speranza. Ma, appunto, c&#8217;è anche Cuperlo, che chiede di superare gli &#8220;steccati&#8221; e propone &#8220;una grande assemblea in autunno&#8221;. Appello ovviamente raccolto da Speranza: &#8220;Non ci perderemo di vista. Dico da subito sì, parteciperò alle prossime iniziative che si faranno nel prossimo mese di luglio e in autunno dovremo immaginare un nuovo appuntamento largo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;analisi di partenza, del resto, è comune: &#8220;C&#8217;è un pezzo del nostro elettorato, della nostra gente, che non si fida più e rischia di voltarci le spalle&#8221;, ha spiegato Speranza. Il riferimento è all&#8217;astensionismo delle ultime elezioni, a quella diserzione di massa di una fetta degli elettori di sinistra che Cuperlo ha ricordato ancora più esplicitamente: &#8220;Un milione, un milione e mezzo di elettori a questo Pd ha voltato le spalle, colpiti nell&#8217;orgoglio da scelte che il governo ha compiuto. Se qualcuno pensava che questo disegno potesse congelare i voti della sinistra &#8211; &#8216;tanto non hanno dove andare&#8217; &#8211; e contemporaneamente sfondare dall&#8217;altra parte ha compiuto un errore di calcolo e di visione. Quella pessima lettura del partito della nazione si è spenta nelle urne&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiacchierando a microfoni spenti, l&#8217;analisi è più completa: &#8220;La strategia della minoranza dell&#8217;ultimo anno ha pagato &#8211; spiega un esponente della minoranza &#8211; ora è chiaro che Renzi senza di noi non ce la fa, gli abbiamo dimostrato che con le sue politiche è facile convincere i nostri a stare a casa. Non accetteremo più forzature come sulla scuola&#8221;. E proprio Speranza ha aggiunto: &#8220;Matteo, sbagli: se parli male della sinistra, stai segando il ramo su cui sei seduto e prima o poi vincerà la destra. Il Pd senza sinistra non può esistere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, Renzi si renda conto che deve trattare. Non a caso Speranza parte ricordando l&#8217;elezione di Sergio Mattarella, avvenuta grazie all&#8217;unità del Pd: &#8220;Quello &#8211; ha aggiunto &#8211; è stato il momento più bello, il migliore del Pd. Il momento in cui insieme abbiamo saputo essere all&#8217;altezza della sfida che la storia affida al Pd&#8221;. Concetto ripetuto da Guglielmo Epifani: &#8220;Il risultato delle Europee è stato un vero capolavoro, Renzi ebbe quel risultato tenendo assieme tre grandi spinte: al rinnovamento radicale, il no ai populismi e agli estremismi e contemporaneamente una risposta a una parte del nostro mondo, gli 80 euro, per quanto non risolutiva&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta di &#8220;dividere&#8221; attribuita a Renzi, invece, non funziona, secondo la minoranza Pd. &#8220;Nell&#8217;astensione &#8211; ha aggiunto Epifani &#8211; è andata una parte del nostro mondo che non si è riconosciuta in alcune delle scelte politiche del governo Renzi: abbiamo pagato e continueremo a pagare la vicenda della scuola, quella cosa esagerata che è stato il Jobs act&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mirino anche l&#8217;altra minoranza, quella &#8216;governativa&#8217; che fa capo a Maurizio Martina, Cesare Damiano, Enzo Amendola, che ha scelto di votare la fiducia sull&#8217;Italicum. Speranza li ha chiamati &#8220;renziani dell&#8217;ultima ora&#8221; e dice: &#8220;Noi ci teniamo la nostra coerenza&#8221;. Cuperlo è stato persino più tagliente, sferza quelli che fanno &#8220;da stampella&#8221; a Renzi: &#8220;Chi sceglie questa via &#8211; e non ce ne sono in questa sala &#8211; puntellare la strategia di quest&#8217;ultimo anno, levigare lo spigolo, mettere a posto il mobilio, a mio avviso sceglie la strada sbagliata. Perdente e sbagliata&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Deve cambiare l&#8217;Italicum, chiedono tutti, e se non cambia quello deve almeno tornare elettivo il Senato. Ma, soprattutto, c&#8217;è l&#8217;offensiva sul partito da avviare. Questa non viene esplicitata dal palco, ma è raccontata sottovoce: &#8220;E&#8217; il doppio incarico di Renzi che non regge più. Su questo apriremo una discussione dopo l&#8217;estate, non può fare il segretario e il premier. Il partito può anche andare a un renziano, non chiediamo che sia uno dei nostri. Per ora&#8221;.</p>
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		<title>Riforme a marce forzate tra incertezze, miopie e spionaggio informatico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2013 12:17:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gli sviluppi del DATAGATE che mostrano uno scenario apocalittico in termini di spionaggio internazionale ad opera della superpotenza USA finiranno per rendere epica la giornata del 4 di Luglio 2013 quando le Associazioni &#8220;la Scuola di Atene&#8221; e &#8220;Alumni Bocconi&#8221; hanno inteso parlare del futuro economico del grande Patrimonio Culturale Italia (Made in Italy), chiedendo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_6471" aria-describedby="caption-attachment-6471" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="gestione-della-conoscenza" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/gestione-della-conoscenza.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-6471" title="gestione-della-conoscenza" alt="Forse non cresciamo perché qualcuno controlla da 10 anni la nostra possibilità di sviluppo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/gestione-della-conoscenza.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/gestione-della-conoscenza.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/gestione-della-conoscenza-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/gestione-della-conoscenza-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6471" class="wp-caption-text">Forse non cresciamo perché qualcuno controlla da 10 anni la nostra possibilità di sviluppo</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Gli sviluppi del DATAGATE che mostrano uno scenario apocalittico in termini di spionaggio internazionale ad opera della superpotenza USA finiranno per rendere epica la giornata del 4 di Luglio 2013 quando le Associazioni &#8220;la Scuola di Atene&#8221; e &#8220;Alumni Bocconi&#8221; hanno inteso parlare del futuro economico del grande Patrimonio Culturale Italia (Made in Italy), chiedendo alla Fondazione &#8220;Paolo di Tarso&#8221; e ai suoi esperti cosa c&#8217;è, in tal senso, nel futuro. Incredibile a credersi ma distanza di tre mesi potremmo dire per ricordare una frase importante &#8220;tutto è compiuto&#8221; di quanto emerso da quella conferenza (vedi: </span><a style="text-align: justify;" title="&quot;Il Potere della Rete logora chi non ce l'ha&quot; a cura di Fabio Gallo, esperto di gestione della conoscenza" href="http://www.comunicareitalia.it/2013/08/potere-della-rete-alte-istituzioni-ascoltano-lesperto-per-difesa-cultura-ed-economia-italiana/" target="_blank">Il Potere della Rete logora chi non ce l&#8217;ha</a><span style="text-align: justify;">). Oggi, più che mai, è importante comprendere bene e a fondo cosa sta succedendo perchè l&#8217;intelligenza dei giovani e competenti esperti italiani possa essere orientata verso la ricerca di soluzioni innovative a sostegno della classe politica che si trova a governare un Paese ingovernabile per l&#8217;eccesso di burocrazia che impedisce in ogni modo la crescita e lo sviluppo. L&#8217;innovazione può miracolosamente aiutare la nostra Nazione ma la politica deve saper delegare con fiducia che è intelligente per davvero e non solo che ha la tessera del partito. Intanto, per aiutarci ad avere sempre una lettura &#8220;logica&#8221; vi ripresentiamo Alessandro Corneli che ci aiuta ad orientarci. la Redazione:</span></p>
<p style="text-align: justify;">di Alessandro Corneli / grrg.eu /Da quasi due anni <strong>Silvio Berlusconi</strong> non ha più il controllo della situazione, passato decisamente al Quirinale, che ha esercitato i suoi poteri costituzionali (nomina di <strong>Mario Monti</strong> a senatore a vita, incarico allo stesso di formare il Governo nel novembre 2011,  scioglimento anticipato delle Camere, rifiuto di incaricare <strong>Pierluigi Bersani</strong> di formare il Governo dopo il voto del febbraio scorso, incarico conferito a <strong>Enrico Letta</strong>) e quel particolare potere che si chiama <strong><em>moral suasion</em></strong> (ripetuta insistenza a fare le riforme – della Costituzione e della legge elettorale in primo luogo –, invito alle forze politiche a non perdere l’occasione delle larghe intese per non pregiudicare il rilancio dell’economia, suggerimento ad alleviare la situazione carceraria con un provvedimento di indulto e di amnistia), a cui ha aggiunto diverse dichiarazioni su accuse o illazioni nei suoi confronti da parte di esponenti politici, rilanciate da alcuni giornali. Come l’affermazione secondo cui egli avrebbe “tradito” un “patto” con Berlusconi per “salvarlo” dalla magistratura, sdegnosamente respinta dal Quirinale, ma che è servita a fare molto fumo.</p>
<p style="text-align: justify;">Napolitano giustifica i suoi interventi con la necessità, per l’Italia, di non perdere il contatto con l’Europa, ma anzi di contribuire a rafforzarne il processo di integrazione verso una reale unione politica. Ma <strong>in questo affollamento di interventi si nota una crescente fretta, che potrebbe anche essere ansia</strong>, di fronte a un diffondersi di critiche nei suoi confronti che non erano immaginabili solo pochi mesi fa. Siamo lontani da una situazione analoga a quella che si creò intorno a <strong>Oscar Luigi Scalfaro</strong> che lo spinse, il <strong>3 novembre 1993</strong>, <strong>a pronunziare il celebre “io non ci sto”</strong>. Ma la china è quella.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per evitare di scivolare su questo piano inclinato, la strada scelta sembra quella di <strong>forzare le forze politiche a fare le riforme</strong>, presentate come l’antidoto più efficace contro il declino economico e il disfacimento istituzionale, cui certi commenti del <em>Corriere della Sera</em> di questi giorni – da quello di <strong>Ernesto Galli Della Loggia</strong> a quello di <strong>Piero Ostellino</strong> – sul fallimento della classe politica-dirigente forniscono una sorta di giustificazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi Napolitano ha detto che “c’è l’occasione, oggi, in questo 2013-2014, di giungere a delle conclusioni valide, più o meno comprensive di molteplici necessità”. Spiega che “il tema delle riforme istituzionali e costituzionali è ormai ineludibile. Non se ne può più discutere a vuoto”. Eppure il “rinnovamento istituzionale” dell’Italia, “dopo una lunga serie di omissioni e ritardi, ancora fatica a prendere corpo e cozza contro ostacoli e resistenze molteplici”. L’espressione “ostacoli e resistenze molteplici” è eloquente.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ha fatto eco il presidente del Consiglio, Enrico Letta, alle prese con le “correzioni” da apportare alla Legge di stabilità. Le riforme, a suo parere, permetteranno “al nostro paese di funzionare meglio”. Infatti, “se l’Italia non funziona è perché ha regole che non funzionano, regole vecchie”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Senato, con 218 voti, appena 4 in più della maggioranza dei due terzi, ha intanto approvato in terza lettura il ddl costituzionale che istituisce il Comitato parlamentare per le riforme costituzionali. Ora l’approvazione finale spetta alla Camera. Con questo voto del Senato, è stato  evitato il pericolo di una richiesta di referendum e, dopo il voto scontato della Camera, il Comitato potrà presentare il suo progetto, sul quale, per la verità, ci sono ancora divergenze, anche se meno grandi di quelle che circondano il progetto di riforma della legge elettorale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è dubbio che Napolitano e Letta cerchino di concentrare l’attenzione sulle riforme per distoglierla, entro certi limiti, dall’economia e dalla Legge di stabilità che ha scontentato tutti, nonché da vicende spinose che riguardano la sorte di grandi aziende come Telecom e Alitalia, o quelle che potrebbero emergere dalle continue rivelazioni relative alla vicenda Datagate. Dopo la Francia, che ha protestato violentemente con Washington, adesso è la volta della Germania: anche il telefono della cancelliera Merkel sarebbe stato intercettato. Inoltre, dopo il Brasile anche il Messico protesta. E questo proprio quando si dovrebbe stringere sul grande accordo economico e finanziario tra Stati Uniti ed Europa. <strong>Invece di restringersi, l’Atlantico potrebbe allagarsi</strong>. A chi conviene? E quanto c’entra il dibattito sul ruolo del dollaro che va crescendo? Gli Stati Uniti vogliono far capire quale baratro economico globale si aprirebbe se la loro leadership fosse messa in discussione? Oppure altri Paesi sono convinti che gli Usa siano alle corde? E come se ne esce da questa prova di forza? Quali vasi di coccio si romperanno nello scontro tra vasi di ferro? È realistico, per l’Italia, chiudersi in sé, occupandosi delle proprie riforme come se fuori non infuriassero contemporaneamente più tempeste?</p>
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		<title>Governo: Direzione PD approva proposta Besani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2013 20:31:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ASCA) &#8211; Roma, 6 mar &#8211; Pier Luigi Bersani ottiene pressoche&#8217; l&#8217;unanimita&#8217; sulla sua relazione alla Direzione del Pd, dopo una riunione intensa durata quasi 8 ore. &#8221;Abbiamo dimostrato cos&#8217;e&#8217; un dibattito&#8221;, ha commentato il segretario nelle sue conclusioni. Pochi distinguo (Ranieri molto critico, Franceschini, Fioroni e Gentiloni hanno chiesto apertura di rapporti anche verso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5588" aria-describedby="caption-attachment-5588" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="Bersani" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Bersani3.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-5588" title="Bersani" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Bersani3.jpg" alt="Pier Luigi Bersani" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Bersani3.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Bersani3-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Bersani3-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5588" class="wp-caption-text">Pier Luigi Bersani</figcaption></figure>
<p>ASCA) &#8211; Roma, 6 mar &#8211; Pier Luigi Bersani ottiene pressoche&#8217; l&#8217;unanimita&#8217; sulla sua relazione alla Direzione del Pd, dopo una riunione intensa durata quasi 8 ore. &#8221;Abbiamo dimostrato cos&#8217;e&#8217; un dibattito&#8221;, ha commentato il segretario nelle sue conclusioni. Pochi distinguo (Ranieri molto critico, Franceschini, Fioroni e Gentiloni hanno chiesto apertura di rapporti anche verso Scelta civica) e qualche silenzio (Renzi ha lasciato a mezzogiorno la Direzione senza prendere la parola, scelta poi seguita da Veltroni) hanno accompagnato la decisione di stringersi intorno al segretario che ha presentato un programma in 8 punti sul quale tentera&#8217; di confrontarsi con il M5S. Bersani, nelle conclusioni, ha escluso piani B e ha rifiutato ogni ipotesi di governissimo con il Pdl (&#8221;il Paese non ha bisogno di altre paludi, sono inaffidabili, facevano compravendita di parlamentari&#8221;). Chi non e&#8217; d&#8217;accordo con il segretario ha forse scelto di affidare i prossimi giudizi allo scorrere degli eventi, che potrebbero dar ragione o meno alla buona volonta&#8217; del candidato premier.</p>
<p>Bersani ha annunciato che giovedi&#8217; della prossima settimana verranno convocati i parlamentari eletti, &#8221;e appena sara&#8217; chiaro l&#8217;andamento dei calendari dovremo fissare l&#8217;assemblea anche per la convocazione del congresso&#8221;. Parole di stima infine verso il Colle: &#8221;Per oggi basta. Adesso con fiducia ci affidiamo al lavoro del Presidente della Repubblica. A tempo debito ci riconvocheremo&#8221;.</p>
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		<title>Bersani perde a casa sua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Feb 2013 18:49:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel paese del Piacentino dove è nato Pier Luigi Bersani, Bettola, vince ancora una volta il centrodestra. Al Senato, infatti, la coalizione guidata da Silvio Berlusconi ha 659 voti, il 41%, mentre il centrosinistra si è fermato a 525, il 32,6%. Ottimo il risultato del M5S con il 17,8%. Numeri confermati alla Camera: centrodestra 41,9% [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5547" aria-describedby="caption-attachment-5547" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="pierluigi-bersani" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pierluigi-bersani.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5547" title="pierluigi-bersani" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pierluigi-bersani.jpg" alt="Pierluigi Bersani" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pierluigi-bersani.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pierluigi-bersani-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pierluigi-bersani-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5547" class="wp-caption-text">Pierluigi Bersani</figcaption></figure>
<p>Nel paese del Piacentino dove è nato Pier Luigi Bersani, Bettola, vince ancora una volta il centrodestra. Al Senato, infatti, la coalizione guidata da Silvio Berlusconi ha 659 voti, il 41%, mentre il centrosinistra si è fermato a 525, il 32,6%. Ottimo il risultato del M5S con il 17,8%. Numeri confermati alla Camera: centrodestra 41,9% (700 voti), centrosinistra 31,6% (534), M5S 18,4 (312).</p>
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		<title>Il rischio di elezioni truccate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 18:58:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Truccate]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli La notizia, data dai giornali del 17 gennaio, di un incontro “segreto” tra Mario Monti e Pierluigi Bersani, il cui oggetto sarebbe stato un accordo di desistenza in alcune Regioni per consentire al Pd e al Centro di conquistare con maggiore facilità un certo numero di seggi, è stato smentito, ma ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" title="Elezioni-2013" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Elezioni-2013.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-5428" title="Elezioni-2013" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Elezioni-2013.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Elezioni-2013.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Elezioni-2013-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Elezioni-2013-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a>di <strong>Alessandro Corneli</strong></p>
<p>La notizia, data dai giornali del 17 gennaio, di un incontro “segreto” tra <strong>Mario Monti e Pierluigi Bersani</strong>, il cui oggetto sarebbe stato un accordo di desistenza in alcune Regioni per consentire al Pd e al Centro di conquistare con maggiore facilità un certo numero di seggi, è stato smentito, ma ha allarmato Pierferdinando Casini che si è sentito scavalcato da Monti e ha provocato nette prese di distanza da accordi di tal genere da parte di Antonio Ingroia e Antonio Di Pietro. Ragion per cui la segreteria del Pd ha cominciato a dare qualche riconoscimento ai seguaci di Matteo Renzi che, secondo diversi osservatori, potrebbero spostare i loro voti sul Centro e ridurre l’ampiezza del successo di Bersani.</p>
<p>Come se non bastasse la distorsione creata dal premio di maggioranza, l’ipotesi di intese pre-voto per sfruttare al massimo la legge elettorale accentua l’impressione che <strong>queste elezioni</strong>, doverose ma politicamente inutili, <strong>potrebbero anche essere truccate</strong> da questo genere di accordi. Non c’è però da scandalizzarsi. Dai vertici dei partiti sono sempre passate agli elettori parole d’ordine da attuarsi nelle cabine elettorali. Il desiderio dei leader si incontra con quello dei militanti e degli elettori. <strong>È inutile illudersi sulla distinzione tra partiti, elettori e istituzioni. La democrazia è congegnata per tenere insieme questi tre elementi e ciascuno di essi trae il proprio profitto</strong>.</p>
<p>Televisione e radio, giornali e new media, comizi in piazza o al chiuso, manifesti. e-mail, sms, twitter e face book, siti e blog, accuse e promesse, sono funzionali al voto di scambio che, dalle preferenze all’interno di una singola lista, adesso è diventato un negoziato diretto tra interi partiti: non si può né vietare né fermare tutto questo. Illudersi che a tutti i candidati sia concesso lo stesso spazio comunicativo, che tutti i candidati si limitino ad illustrare i propri programmi in modo preciso e dettagliato, che gli elettori si trasformino in severi e implacabili giudici come quelli che assistono alle gare di ginnastica alle Olimpiadi è – appunto – pura illusione. Perché, <strong>dietro i partiti e i candidati, ci sono masse di tifosi che aspettano il gol e i premi del dopo-partita. </strong>Certe illusioni possono essere giuste, ma restano illusioni.</p>
<p>Non può essere altrimenti se si pensa che chi vince, collocandosi al vertice dello Stato o degli Enti locali, gestisce per alcuni anni la metà del Pil, ovvero la ridistribuisce con un occhio di riguardo per coloro che gli hanno consentito di vincere. Si può restringere questa quota, ma non annullare. Dovrebbe esistere un corpo intermedio di funzionari dello Stato e degli Enti territoriali formalmente e sostanzialmente estraneo alla politica per garantire una meritocrazia ex ante e un giudizio corretto ex post nella gestione del denaro pubblico. Ma non c’è perché la democrazia lo ha divorato, lo ha assimilato, ne ha fatto carne della sua carne.</p>
<p><strong>La democrazia è il sistema per cui una parte, quella maggioritaria, rappresenta il tutto e, grazie a questa rappresentanza, gestisce il tutto, anche se a prevalente vantaggio di una parte</strong>. Dietro le belle parole e i principi costituzionali, questa è la realtà. In questa fase storica di riduzione della sovranità degli Stati, le classi politiche elette si accontentano di fungere da mediatori tra i poteri trans-statali e i cittadini che pensano di essere i detentori della sovranità. Il gioco vale la candela perché i mediatori sanno sempre come ricavare per sé qualche vantaggio.</p>
<p>Fonte GR&amp;RG</p>
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