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	<title>peculato &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Mario Occhiuto indagato per truffa, falso e peculato dalla Procura di Cosenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Oct 2018 17:37:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Facciolla]]></category>
		<category><![CDATA[falso]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Occhiuto]]></category>
		<category><![CDATA[marisa manzini]]></category>
		<category><![CDATA[peculato]]></category>
		<category><![CDATA[procura della repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[truffa]]></category>
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					<description><![CDATA[La Redazione/ Mario Occhiuto, sindaco della Città di Cosenza, ha ricevuto un nuovo avviso di garanzia, questa volta dalla Procura della Repubblica di Cosenza per il reato di truffa, falso e peculato, nell’ambito di un’inchiesta relativa a spese per voli aerei e pernottamenti in hotel, conseguenza di missioni istituzionali dal 2013 al 2017. Il nuovo scandalo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_13736" aria-describedby="caption-attachment-13736" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-occhiuto-sindaco-cosenza2.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-13736" alt="mario occhiuto, corrado clini, margherita hauser" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-occhiuto-sindaco-cosenza2.jpg" width="900" height="623" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-occhiuto-sindaco-cosenza2.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-occhiuto-sindaco-cosenza2-300x207.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-occhiuto-sindaco-cosenza2-390x270.jpg 390w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13736" class="wp-caption-text">Mario Occhiuto &#8211; Sindaco di Cosenza</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">La Redazione/</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mario Occhiuto</strong>, <strong>sindaco della Città di Cosenza</strong>, ha ricevuto un <strong>nuovo avviso di garanzia</strong>, questa volta dalla <strong>Procura della Repubblica di Cosenza</strong> per il reato di <strong>truffa, falso e peculato</strong>, nell’ambito di un’inchiesta relativa a spese per voli aerei e pernottamenti in hotel, conseguenza di missioni istituzionali dal 2013 al 2017. Il nuovo scandalo che ha visto il nome del Sindaco di Cosenza su tutti i giornali regionali, ha letteralmente inondato la rete. Il Sindaco di Cosenza, recentemente, <strong>non sembra più essere gradito ai suoi concittadini</strong>, gli stessi che lo hanno rieletto nelle scorse amministrative, a causa di forti contestazioni per avere invertito i suoi programmi politici. Un cambiamento che starebbe trascinando la Città di Cosenza nel caos ed i cittadini in uno stato di elevato stress.</p>
<p style="text-align: justify;">MARIO OCCHIUTO INDAGATO DA COSENZA, ROMA, CASTROVILLARI<br />
Una nuova pesante tegola cade sulla testa del Sindaco Architetto molto contestato di recente dai suoi concittadini. Solo pochi giorni prima un nuovo scandalo lo ha visto protagonista. <strong>È indagato, infatti, anche dalla Procura della Repubblica di Roma</strong> per <strong>associazione a delinquere transnazionale</strong> finalizzata alla <strong>corruzione, turbativa d’asta, peculato</strong>. Avrebbe ottenuto lavori dalla Direzione Generale del Ministero dell’Ambiente e aver tratto vantaggio per se e le proprie società senza evidenza pubblica, per fatti svolti in Italia e all’estero prima del 2013.</p>
<p style="text-align: justify;">Mario Occhiuto, è indagato anche dalla <strong>Procura della Repubblica di Castrovillari</strong> nell’ambito dell’inchiesta sull’<strong>alluvione di Rossano nel 2005</strong> con l’accusa di disastro colposo, per non aver ottemperato alla manutenzione dell’alveo e degli argini dei fiumi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Garantisti come sempre,</strong> non si può non notare la gravità delle accuse pur sempre mosse dalla Magistratura di tre diversi distretti e rivolte allo stesso Sindaco che risulta non avere il buon senso di informare, come etica politica vorrebbe, i suoi concittadini delle vicende giudiziarie che lo vedono protagonista. Certo è che sono solo indagini e ciò non indica colpevoli in via definitiva, ma un soggetto pubblico, tra l&#8217;altro un pubblico amministratore, ha il dovere di relazionarsi con i propri concittadini in maniera immediata e trasparente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Leggi anche l&#8217;articolo de <a href="https://www.quotidianodelsud.it/calabria/cronache/cronaca/2018/10/27/false-missioni-pagate-comune-cosenza-indagato-sindaco-mario?fbclid=IwAR100TBGObAfxRpqGE76Sv4M9NrCUCnOmgdjrT_fp5WsWJYVHb467tmYwJw" target="_blank">Il Quotidiano del Sud,</a></strong> il primo a riportare la notizia della recente indagine a carico del <strong>Sindaco Mario Occhiuto e altri.</strong></p>
<p>COSENZA &#8211; Il sindaco Mario Occhiuto è indagato per truffa, falso e peculato nell’ambito di un’inchiesta relativa a spese per voli aerei e pernottamenti in hotel, conseguenza di missioni istituzionali che, secondo la Procura, non si sarebbero mai svolte, ma per le quali il primo cittadino e il suo ex segretario Giuseppe Cirò avrebbero percepito circa 80mila in rimborsi erogati dal Municipio.</p>
<p>La notizia è stata pubblicata oggi sull&#8217;edizione cartacea del Quotidiano. L’ipotesi è che per ottenere i soldi, siano state esibite ricevute false così da indurre in errore l’Economato di Palazzo dei Bruzi. Occhiuto si ritrova, suo malgrado, coinvolto in questa vicenda nonostante sia stato lui, un anno e mezzo fa, a sollevare il caso, additando proprio il collaboratore dell’epoca come responsabile dei reati in questione. Oltre a essere licenziato, Cirò fu anche denunciato in Procura, ma a seguito degli accertamenti svolti dal procuratore aggiunto Marisa Manzini e dal pm Giuseppe Visconti è emerso anche il presunto coinvolgimento del sindaco cosentino.</p>
<p>Si tratta della seconda tegola giudiziaria piovuta addosso, negli ultimi mesi, al sindaco di Cosenza, aspirante candidato in pectore alla carica di governatore. Occhiuto, infatti, risulta indagato anche a Roma (LEGGI LA NOTIZIA) per associazione a delinquere aggravata dalla transnazionalità unitamente ad altri imprenditori per via di una serie di appalti che le sue imprese di progettazione hanno ottenuto nel decennio scorso in Cina, ma che secondo gli inquirenti sarebbero stati pilotati dall’allora ministro all’Ambiente Corrado Clini attraverso un vorticoso giro di mazzette e corruzione.</p>
<p>Occhiuto ha commentato la notizia, affermando: «È una vicenda paradossale. Risulto indagato in un procedimento penale che io stesso ho provocato per aver denunciato un mio assistente, Giuseppe Cirò, dopo aver scoperto che falsificava le sue e le mie missioni».</p>
<p>«Si tratta di una vecchia vicenda &#8211; aggiunge Occhiuto &#8211; che ritorna in auge in questo periodo in cui il clima è molto velenoso e insidioso perché pieno di tentativi di condizionamento di ogni tipo, mediatico e politico. D’altra parte, ormai da anni subisco persecuzioni mediatiche diffamatorie vergognose e intollerabili. Cirò, che avevo conosciuto in modo personale e diretto perché collaborò nella mia prima campagna elettorale del 2011, era stato poi scelto come componente del mio staff perché apparentemente sembrava molto efficiente. Solo in seguito mi sono accorto che tradiva di nascosto e in modo subdolo la mia fiducia, evidentemente per avidità e ingordigia personale, e non ho esitato a denunciarlo perché il mio ruolo pubblico di sindaco me lo imponeva e perché con il suo comportamento truffaldino aveva messo a rischio irresponsabilmente un grande progetto di miglioramento della città di Cosenza, che insieme a tante altre persone stiamo faticosamente portando avanti con enorme motivazione personale».</p>
<p>«Voglio anche dire &#8211; dice ancora il sindaco di Cosenza &#8211; che, nella mia lunga e intensa attività privata, altre volte mi è capitato di essere tradito da collaboratori con comportamenti discutibili, ma ho sempre perdonato senza ricorrere all’autorità giudiziaria. Così è il mio carattere. Nel caso di Giuseppe Cirò non era possibile soprassedere perché avrei commesso un grave reato, in quanto si trattava non di questioni di &#8220;casa mia&#8221; ma di quattrini che appartengono ai cittadini cosentini. Tutto questo Cirò non l’ha accettato e per ritorsione si è consegnato completamente nelle mani di alcuni miei avversari, senatori e consiglieri regionali e comunali con i quali più volte è stato visto pubblicamente, che non si fanno alcuno scrupolo per tentare di farmi fuori con tutti i mezzi possibili manipolando le persone e la realtà. Ovviamente ciò comporterà un’altra ulteriore mia denuncia per calunnia».</p>
<p>«Sono sereno, anche se amareggiato &#8211; conclude Mario Occhiuto &#8211; perché sicuro della mia buona fede e di non aver mai toccato nemmeno un centesimo che non mi appartenesse. Non avrei mai potuto tradire i miei cittadini, approfittando del ruolo che mi hanno affidato, per ottenere vantaggi personali. Resto convinto che anche in questo caso riusciremo ad affermare la verità».</p>
<p>Leggi anche l&#8217;articolo relativo all&#8217;indagine di Roma: <a href="https://www.quotidianodelsud.it/calabria/cronache/inchieste/2018/10/09/corruzione-riqualificazione-ambientale-indagato-sindaco" target="_blank">https://www.quotidianodelsud.it/calabria/cronache/inchieste/2018/10/09/corruzione-riqualificazione-ambientale-indagato-sindaco</a></p>
<p>Leggi anche su <a href="https://ilparlamentare.it/2018/10/mario-occhiuto-indagato-con-clini-ed-hauser-dalla-dda-di-roma/" target="_blank">https://ilparlamentare.it/2018/10/mario-occhiuto-indagato-con-clini-ed-hauser-dalla-dda-di-roma/</a></p>
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		<title>Domenico Barile ex Fondazione Field arrestato per peculato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2013 14:13:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[domenico barile]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione field]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione in house]]></category>
		<category><![CDATA[maria rosaria di girolamo]]></category>
		<category><![CDATA[peculato]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[lo dice l&#8217;ANSA / L&#8217;ex presidente della fondazione Field, società in house della Regione Calabria, Domenico Barile, è stato posto agli arresti domiciliari per il reato di peculato. A Barile è stato notificato un provvedimento cautelare emesso dal gip di Catanzaro, Maria Rosaria Di Girolamo, che ha accolto la richiesta del pm Paolo Petrolo. L&#8217;inchiesta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_6447" aria-describedby="caption-attachment-6447" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="domenico-barile" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/domenico-barile.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-6447" title="domenico-barile" alt="Domenico barile ex Presidente Fondazione Field in house alla regione Calabria posto ai domiciliari per peculato" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/domenico-barile.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/domenico-barile.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/domenico-barile-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/domenico-barile-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6447" class="wp-caption-text">Domenico barile ex Presidente Fondazione Field in house alla regione Calabria posto ai domiciliari per peculato</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">lo dice l&#8217;ANSA /</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ex presidente della fondazione Field, società <strong>in house della Regione Calabria</strong>, Domenico Barile, è stato posto agli arresti domiciliari per il reato di peculato. A Barile è stato notificato un provvedimento cautelare emesso dal gip di Catanzaro, Maria Rosaria Di Girolamo, che ha accolto la richiesta del pm Paolo Petrolo. L&#8217;inchiesta s&#8217;incentra su un ammanco di 500 mila euro dalle casse della Fondazione Field. Domenico Barile, nei mesi scorsi, era stato rimosso dall&#8217;incarico.</p>
<p style="text-align: justify;">DOMENICO BARILE IN MANETTE PER FONDAZIONE IN HOUSE A REGIONE CALABRIA<br />
Secondo l’impianto accusatorio, infatti, Barile <em>“nell’esercizio delle sue funzioni – si legge nel decreto di perquisizione dello scorso giugno – si appropriava di denaro pubblico per l’ammontare di 500mila euro”</em>. Le indagini, partite quasi un anno fa portarono anche alla sospensione di Barile dalla carica di presidente Field da parte dell’Esecutivo regionale. Già nel giugno scorso erano state perquisite dalla Guardia di Finanza le 4 sedi della Field, mentre ora le perquisizioni hanno riguardato la sua abitazione e altre strutture a lui riconducibili.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca degli investigatori si concentra su 51 assegni di diverso importo firmati dall’ex presidente Barile e destinati a diversi soggetti tra cui anche uno studio notarile. In sostanza l’ex capo di Field avrebbe prima spostato i 500 mila euro sul proprio conto e poi li avrebbe girati a persone fidate di sua conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Approfondisci su <strong>Il Quotidiano della Calabria<br />
</strong><a href="www.ilquotidianodellacalabria.it " target="_blank">www.ilquotidianodellacalabria.it<br />
</a>a cura di Stefania Papaleo</p>
<p style="text-align: justify;">A risparmiargli il carcere era stata la speranza della Procura di far tornare quei soldi pubblici – ben 500 mila euro -, sfilati dalle casse della Field, al loro posto. Ma, alla fine, ad incastrare l&#8217;ex presidente della “Fondazione innovazione emersione locale disegno del territorio”, Antonio Barile, è stata proprio la fideiussione completamente falsa posta a garanzia del Piano di restituzione del maltolto proposto alla Regione Calabria. Da qui la misura cautelare agli arresti domiciliari alla quale ieri lo hanno sottoposto i finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro che, al comando del tenente colonnello Massimo Battaglino, lo hanno raggiunto nella sua abitazione cosentina con in mano l&#8217;ordinanza firmata dal gip Maria Rosaria De Girolamo.</p>
<div>Contro di lui l&#8217;accusa di peculato che, in realtà, aveva indotto il sostituto procuratore, Paolo Petrolo, a sollecitare la misura più pesante del carcere già diversi mesi fa, come epilogo di uno scandalo scoppiato alla fine dello scorso anno con la scoperta del “buco” da parte del presidente del collegio dei revisori, Maurizio De Filippo. Da lì l&#8217;avvio degli accertamenti che hanno portato alla luce ben 51 assegni di cui ancora si sta seguendo il percorso, così come ha spiegato questa mattina il generale della Guardia di finanza, Antonio De Nisi, che ha affiancato il procuratore Vincenzo Lombardo nel corso di una conferenza stampa indetta proprio per illustrare i dettagli dell&#8217;operazione. Presente anche il comandante del Nucleo di polizia tributaria di Catanzaro, colonnello Antonio Palumbo, che si è soffermato sulle spese arbitrarie sostenute da Barile con i fondi pubblici non solo per motivi personali, ma anche per supportare le proprie attività imprenditoriali nel cosentino. Le indagini, infatti, hanno svelato come il conto corrente della Field, di cui Barile aveva la piena ed esclusiva disponibilità, sia servito per il pagamento di fornitori degli alberghi di proprietà dello stesso a Cosenza o, in altri casi, per il pagamento di quote di mutui personali. E lo stesso ex presidente della Fondazione, d’altra parte, aveva ammesso di aver messo le mani sui soldi in questione, “ma a prestito”, aveva anche ribadito più volte, tirando in ballo le difficoltà economiche in cui versava e tentando poi di proporre al commissario straordinario che nel frattempo gli era succeduto alla guida della Fondazione, un piano di restituzione dell’illecito “prestito” attraverso una fideiussione che, dopo gli opportuni accertamenti dei militari del nucleo di polizia tributaria, è risultata falsa. Chiuso il capitolo Barile, dunque, le indagini ora puntano a fare piena luce sulle altre somme impiegate dalla Field per pagare progetti, compensi ai suoi stessi amministratori ed un gran numero di viaggi, anche in Cina. Il sospetto degli investigatori, infatti, è che molte di queste spese siano state sostenute quanto meno arbitrariamente e con l’avallo dello stesso Barile.</p>
<div>Il procuratore Lombardo si è soffermato sullo sviluppo dell&#8217;inchiesta: &#8220;Tempestivamente abbiamo dato un imput al sostituto procuratore Petrolo, condividendone il percorso che inizialmente è stato morbido solo per tentare di rientrare nel capitale, per cui una eventuale detenzione avrebbe ostacolare la restituzione dei soldi&#8221;.  Secondo il generale De Nisi, &#8220;questi 500 mila euro dovevano essere dedicati all&#8217;interesse pubblico e invece le indagini tecniche ne hanno dimostrato un utilizzo prettamente personale&#8221;.</div>
</div>
<p style="text-align: justify;">
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