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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Paolo Callari: il punto focale in teoria dei giochi di Thomas Schelling</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Aug 2017 11:19:33 +0000</pubDate>
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<p dir="ltr" style="text-align: justify;">Nella teoria dei giochi <strong>un punto di Schelling</strong> (chiamato anche <strong>punto focale</strong>) è una soluzione che i giocatori tendono ad adottare in assenza di comunicazione, poiché esso appare naturale, speciale o rilevante per loro. Il concetto fu introdotto dall&#8217;economista statunitense, premio Nobel nel 2005, Thomas Schelling nel libro La strategia del conflitto (1960). In questo libro Schelling descrive un punto focale come: &#8220;l&#8217;aspettativa di ogni giocatore su quello che gli altri si aspettano che lui si aspetti di fare&#8221;<br />
Consideriamo un semplice esempio: a due persone, che non possono comunicare tra loro, è mostrato un pannello con quattro quadrati e gli viene chiesto di selezionarne uno; se e solo se entrambi selezionano lo stesso ricevono un premio. Tre quadrati sono blu e uno è rosso. Assumiamo quindi che non conoscano nulla sull&#8217;altro giocatore, ma che entrambi vogliano vincere il premio, ragionevolmente sceglieranno entrambi il quadrato rosso. Di certo, il quadrato rosso non è un quadrato migliore degli altri; i giocatori possono vincere scegliendo entrambi un qualsiasi quadrato. È il quadrato giusto da scegliere solo se possiamo essere sicuri che l&#8217;altro giocatore ha scelto quello; ma per le ipotesi del gioco nessun quadrato è certamente quello giusto. È il quadrato che si nota maggiormente e i giocatori sceglieranno quello con frequenza maggiore di tutti gli altri. Questo fatto viene verificato grazie a prove empiriche.<br />
Schelling stesso illustra questo concetto tramite il seguente problema: domani devi incontrare un estraneo a New York. Dove e quando lo incontri? Questo è un gioco di coordinamento, dove tutti gli orari e tutti i luoghi della città possono essere una soluzione di equilibrio. Schelling propose ad un gruppo di studenti questo quesito e trovò che la risposta più comune era: &#8220;alla Grand Central Station a mezzogiorno&#8221;. Non c&#8217;è nulla che rende la GCS un luogo con un payoff maggiore (il giocatore potrebbe facilmente incontrare qualcuno al bar, o nella stanza di lettura di una biblioteca pubblica), ma la sua tradizione come luogo di incontro la rende speciale, ed è perciò un &#8220;Punto di Shelling&#8221;.<br />
Nel 2016, il 13 di dicembre, è mancato, a 95 anni, <strong>Thomas Schelling</strong>. Nel 2005, il 10 di ottobre, il segretario del Comitato per i Nobel chiama Schelling che, per un istante, pensa: «Per la pace o per l’economia?». In realtà per l’economia. In assenza di Nobel per le altre scienze umane, sono premiati come “economisti” studiosi che non lo sono, creando non poca confusione. Schelling soleva scherzare dicendo che aveva avuto il Nobel per qualcosa che non era successo, non per un’opera letteraria o scientifica. Nel 1960 Charles Percy Snow, allora noto per il dibattito sulle “due culture” (scientifica e umanistica), aveva scritto sulla prima pagina del «New York Times» che, «con certezza matematica», sarebbe presto scoppiata una guerra termonucleare se le due superpotenze non avessero ridotto drasticamente i loro arsenali nucleari. Da allora la dotazione nucleare di Russia e Stati Uniti è cresciuta a dismisura ma non ci sono state guerre atomiche. Thomas Schelling è la persona che più ha contribuito a questo risultato.<br />
La storia comincia a metà del secolo scorso. A Schelling era capitato di cercare un amico dopo che si erano persi in una città. Ciascuno dei due si era messo nei panni dell’altro immaginando il punto d’incontro più probabile. Una cosa del genere poteva capitare quando non c’erano telefoni portatili. Thomas Schelling ci pensò su e poi chiese ai suoi studenti: «Domani devi incontrare un compagno a New York, ma non puoi comunicare con lui. Che cosa fai?». La risposta prevalente fu: «Vado al centro informazioni della Stazione Centrale». E se non sapessi nemmeno l’ora? «Ci vado a mezzogiorno». Schelling provò con domande analoghe: Se devi scegliere testa o croce? – Testa, risposero i più. Di fronte a una scacchiera, quale quadrato sarebbe stato scelto? Risposta: il quadrato in alto a sinistra! Schelling aveva scoperto il “punto focale”, cioè il punto che permette il coordinamento reciproco delle azioni.<br />
E per evitare uno scontro termonucleare tra Urss e Usa? Risposta: ciascuna delle due superpotenze deve essere certa della rappresaglia dell’altra. Di qui la strategia preventiva del “mutuo terrore”, adottata congiuntamente da Usa e Urss. Non occorre difendere le popolazioni delle principali città, come nel caso di Londra durante la Seconda guerra mondiale. Basta rendere invulnerabile la fonte del contrattacco. Molti bombardieri, dotati di bombe atomiche, dovevano restare in volo in modo da non essere localizzabili e “pareggiare” un eventuale attacco nemico. E nel caso di un imprevisto? Se chi comandava i bombardieri fosse “impazzito”, come ne Il dottor Stranamore (1964), il film di Stanley Kubrick con Peter Sellers? Schelling propose a Urss e Usa di risolvere gli imprevisti prima che sfuggissero di mano grazie a una linea di comunicazione sempre attiva. Il famoso “telefono rosso” era in realtà una robusta telescrivente che i sovietici e gli americani usarono ogni giorno, anche quando c’erano da mandarsi solo saluti. Un’idea non scontata tra due rivali, ma che si rivelò cruciale in occasione della crisi cubana. Andava mantenuto l’equilibrio che si sarebbe rotto con missili così vicini agli Stati Uniti da impedire un contrattacco tempestivo. Allora i sovietici tolsero i missili con testate nucleari da Cuba e gli americani dalla Turchia.<br />
<strong>Su che cosa poggia la nozione di punto focale? </strong>In certi casi si tratta di uno schema culturale condiviso. Per esempio, il giorno di San Valentino a New York, il posto per due innamorati sarebbe stato non la stazione ma la terrazza in cima al grattacielo Empire State Building. Questa consuetudine è sfruttata nel film Insonnia d’amore (Nora Ephron, 1993), quando il bambino riesce a far incontrare il padre (Tom Hanks) e la futura madre (Meg Ryan). Nella scelta del quadrato della scacchiera, il punto focale dipende dall’attenzione visiva.<br />
Gli schemi condivisi, necessari per prevedere che cosa farebbero gli altri in una data situazione, sono il punto di partenza per immaginare mondi possibili. Il lavoro di Thomas Schelling è l’anticamera per le scoperte di Daniel Kahneman e Amos Tversky, gli psicologi israeliani che hanno studiato i modi con cui “progettiamo” scenari alternativi “dis-facendo” (un-doing) il nostro mondo. The Undoing Project è proprio il titolo di un’appassionante ricostruzione dei rapporti di amicizia e di studio tra Kahneman e Tversky. È stata scritta da Michael Lewis ed è la novità più di successo negli Stati Uniti. Schelling ha chiarito la celebre frase, un po’ sibillina, del filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein: «Se un leone potesse parlare, noi non potremmo capirlo» (Ricerche Filosofiche, 1953). Immaginiamo di arrivare in un Paese radicalmente diverso: parlare la stessa lingua non servirebbe nella totale assenza di schemi mentali e di punti focali condivisi.</p>
<p dir="ltr" style="text-align: justify;">a cura di Paolo Callari, liberamente tratto dal web</p>
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		<title>L&#8217;Italia sta ripartendo. Non fermiamoci adesso. Renzi a New York</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2015 23:13:15 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;">New York, 26 set. (askanews) &#8211; Nuova missione di Matteo Renzi negli Stati Uniti, un&#8217;intensa &#8220;tre giorni&#8221; tra economia e diplomazia. &#8220;L&#8217;Italia sta ripartendo, non fermiamoci adesso&#8221;. Lanciando questo messaggio, a un lettore su &#8220;L&#8217;Unità&#8221;, Renzi si presenta a New York City. Il presidente del Consiglio ha un&#8217;agenda fittissima di impegni nella metropoli americana. La cornice è la 70esima edizione dell&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu, di fronte ai cui membri parlerà martedì quando in Italia saranno le 20 circa. Sarà quello l&#8217;evento conclusivo del suo viaggio in America, che inizia questa sera (la notte italiana) con la partecipazione nel polmone verde della città, Central Park, al &#8220;Global Citizen Festival&#8221;. L&#8217;evento gratuito &#8211; che vedrà esibirsi artisti del calibro di Pearl Jam, Beyoncé, Ed Sheeran e Coldplay &#8211; coincide con il lancio da parte del Palazzo di vetro dei nuovi Global Goals, obiettivi globali per mettere fine alle ineguaglianze, per proteggere il Pianeta e per eradicare la povertà estrema entro il 2030. Renzi parlerà durante questo appuntamento. La domenica del presidente del consiglio è piena. Si inizierà con la partecipazione al &#8220;Global Leaders&#8217; Meeting on Gender Equality and Women&#8217;s Empowerment: A Commitment to action&#8221;, riunione focalizzata sulla parità di genere e un maggiore potere per le donne nella quale è previsto un intervento di Renzi. Successivamente il presidente del consiglio parlerà al Summit sull&#8217;agenda per lo sviluppo 2030. Nel tardo pomeriggio americano, il leader italiano si sposterà dall&#8217;Onu allo Sheraton New York Hotel sulla 52esima strada all&#8217;angolo con la settima Avenue per partecipare a un panel organizzato dalla Clinton Global Initiative, l&#8217;iniziativa lanciata nel 2005 dal 42esimo presidente americano Bill Clinton &#8220;per trasformare idee in azioni&#8221; e che raduna oltre mille leader globali della filantropia, della finanza, dell&#8217;imprenditoria, del governo e della società civile. Anche quest&#8217;anno, come l&#8217;anno scorso, Renzi sarà presente. Parteciperà a un panel con il finanziere George Soros, presidente del Soros Fund Management. Il tema? La crescita in Grecia e nel Sud dell&#8217;Europa. In quell&#8217;occasione Renzi potrà ricordare che sotto la sua guida l&#8217;Italia si è risollevata dopo tre anni consecutivi di recessione. E che il suo governo ha da poco rivisto leggermente al rialzo le stime di crescita per questo e il prossimo anno. In vista del varo della legge di stabilità a metà ottobre, le stime sono per il momento pari a un Pil 2015 in crescita dello 0,9% contro lo 0,7% anticipato e nel 2016 è attesa un&#8217;accelerazione a un +1,6% e non più a un +1,4%. Il deficit/Pil resta poi sotto il 3% imposto dall&#8217;Ue anche se è visto crescere nel 2016 e 2017 rispetto ai precedenti calcoli, visto che il governo Renzi intende usare la flessibilità di bilancio a disposizione per liberare nuove risorse finanziarie. Il debito pubblico in rapporto al Pil resta però alto. Lo ha notato ieri anche l&#8217;agenzia di rating Dbrs, che però ha parlato di &#8220;progressi concreti&#8221; sul piano delle riforme strutturali e istituzionali. Progressi riconosciuti anche da istituzioni come il Fondo monetario internazionale, che potrebbe a sua volta ritoccare al rialzo le stime di crescita dell&#8217;Italia quando a inizio ottobre pubblicherà il suo World Economic Outlook nell&#8217;ambito degli Annual Meetings che quest&#8217;anno si svolgeranno a Lima, Perù, e dove ci sarà anche il ministro dell&#8217;Economia Pier Carlo Padoan. Lo stato economico dell&#8217;Italia da lunedì passerà in secondo piano dando spazio ai temi caldi che toccano il nostro Paese. Renzi parteciperà infatti al summit sul peacekeeping presieduto dal presidente americano Barack Obama e martedì a quello sul contrasto al terrorismo e all&#8217;estremismo. Quella sarà l&#8217;occasione per il presidente del consiglio di parlare anche di Mediterraneo e di Libia. E all&#8217;ombra di un Palazzo di vetro che ha sempre lodato il ruolo dell&#8217;Italia nell&#8217;affrontare la peggiore crisi di rifugiati dalla Seconda guerra mondiale, Renzi dirà di apprezzare il fatto che nelle ultime settimane l&#8217;Europa &#8220;sembra essersi svegliata&#8221;. Ma lui chiederà &#8220;fatti, non solo parole&#8221;. Intanto la penisola, con orgoglio, &#8220;continuerà a fare la sua parte&#8221;.</p>
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		<title>L&#8217;italiano Giorgio Kiaris nella S Artspace di New York</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2013 20:09:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 702px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giorgio-kiaris.jpg"><img decoding="async" alt="giorgio kiaris-arte" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giorgio-kiaris.jpg" width="702" height="412" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Giorgio Kiaris espone alla galleria S Artspace di New York</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">La galleria <em>S Artspace di New York, </em>Lower-East Side,  è lieta di presentare la prima mostra negli Stati Uniti del <strong>noto artista italiano </strong><em><strong>Giorgio Kiaris.</strong> </em>Questa personale, a cura di <strong>Vera Agosti</strong>, ospita le opere più recenti dell’artista, intitolate <em>“Cromografie”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Ogni collezione è l’inizio di un nuovo viaggio, con qualunque riferimento &#8230;.” Attratto dagli artisti del XX secolo, <em>Giorgio Kiaris</em> non ha nulla in comune con gli esperti del web o i mixed-media artist che rompono ogni legame con i codici e le regole della pittura classica. In verità, le opere di <em>Giorgio Kiaris</em> sono strettamente legate agli eventi naturali e, di  conseguenza, la sua pittura si riferisce a temi ecologici: la terra, il mare e le stagioni.  I suoi quadri raccolgono un’energia cromatica che enfatizza il loro valore in un’eterogenea varietà di toni e  colori.</p>
<p style="text-align: justify;">La creatività di <em>Kiaris</em> non è accidentale, ma sempre il frutto di un sottile calcolo. “Sono riuscito  a trovare l’equilibrio primigenio, grazie all’analisi di tre elementi: totalità, trasformazione, autoregolazione. Questo mi conduce a una scelta matura e tutti quelli che vedono i miei lavori arrivano alla coscienza di chi siamo tutti.” Un ritorno alla purezza, alla bellezza e alla poesia che gli dà una sensazione di appagamento, che porta a un assoluto equilibrio di segni e colori nelle sue opere; l’artista continua a seminare i semi e i frutti dell’intelligenza sulle tele. “Ora più che mai, dovremmo guardare alla natura come se guardassimo dentro noi stessi; senza di essa, non saremmo chi siamo.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Giorgio Kiaris</em> è nato a Roma nel 1968.  Dopo il diploma in arte, è  diventato l’assistente di Gastone Biggi, viaggiando per l’Europa e gli Stati Uniti. La sua arte è stata influenzata dal teatro, dalla musica  e dalla natura. La sua ultima produzione è stata presentata nella personale  “Sinergie”, a Milano, nel febbraio 2012.</p>
<p style="text-align: justify;"><em></em><em>S Artspace Gallery</em> si trova nel cuore del Lower East Side in NYC. <em>S Artspace</em> <em>Gallery</em> offre un palcoscenico agli artisti contemporanei giovani e al centro della loro carriera, provenienti principalmente dall’Europa, dall’America latina e dai Caraibi per esporre le loro emozioni attraverso l’arte.  I direttori, Catherine Testorf ed Elizabeth Rosso, si impegnano per portare sulla vibrante scena artistica di NYC opere originali ed innovative. La galleria<em>S Artspace </em>è situata al 345 di Broome Street, NYC (tra Elizabeth e Bowery).</p>
<p style="text-align: justify;">L’inaugurazione è prevista per mercoledì 9 ottobre 2013, ore 18-20<strong> </strong>presso<em> S Artspace Gallery</em>, 345 Broome Street, NY. La mostra sarà visitabile fino al 31 ottobre 2013. A cura di lifestyleart.it</p>
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