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	<title>New York Times &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Elezioni: Nyt, reportage da Taranto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2018 15:44:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dalle Regioni]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Buio nell&#8217;Italia che si appresta a votare&#8220;. Il New York Times apre la sua edizione internazionale con un lungo reportage da Taranto, eletta a simbolo di un paese in difficoltà e con scarse prospettive per i giovani. Con una grande foto su un quartiere della città pugliese che ospita l&#8217;Ilva. Si cita la testimonianza del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_13123" aria-describedby="caption-attachment-13123" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/newyorktimes.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-13123" alt="Il New York Times Taranto" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/newyorktimes.jpg" width="800" height="514" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/newyorktimes.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/newyorktimes-300x192.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/newyorktimes-420x270.jpg 420w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13123" class="wp-caption-text">Il New York Times apre la sua edizione internazionale con un lungo reportage da Taranto</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Buio nell&#8217;Italia che si appresta a votare</strong>&#8220;. Il <strong>New York Times</strong> apre la sua edizione internazionale con un <strong>lungo reportage da Taranto</strong>, eletta a simbolo di un <strong>paese in difficoltà</strong> e con <strong>scarse prospettive per i giovani</strong>. Con una grande foto su un quartiere della città pugliese che ospita <strong>l&#8217;Ilva</strong>. Si cita la testimonianza del <strong>29enne Elio Vagali</strong>, che &#8220;come milioni di giovani italiani si confronta con opportunità di carriera che vanno dal minimo all&#8217;inesistente. Ha pulito case, raccolto i mandarini, senza le protezioni di un contratto a tempo pieno&#8221;. E &#8220;in misura della sua disperazione, il datore di lavoro dei suoi sogni è una acciaieria fatiscente che domina la vita di questa città in declino sul Mar Ionio&#8221;, l&#8217;Ilva, &#8220;accusata dalla comunità di provocare tumori&#8221;. Eppure, per Vigali, sarebbe &#8220;la porta per un&#8217;altra vita, per uscire dalla casa dei genitori&#8221;. Ma l&#8217;Ilva non assume: &#8220;O conosci qualcuno, o non entri. Non c&#8217;è niente qui per me&#8221;, dice il giovane.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte ANSA</p>
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		<title>EXPO 2015: New York Times, l’Italia è rimasta indietro di 30 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2015 20:55:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Expo 2015]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times]]></category>
		<category><![CDATA[Roger Cohen]]></category>
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					<description><![CDATA[In occasione dell’apertura di Expo 2015 Roger Cohen, un editorialista del New York Times, è venuto a Milano e ha raccontato il suo viaggio sulle colonne del prestigioso quotidiano americano. Il giornalista ha vissuto più di 30 anni fa in Italia e secondo lui non è cambiato molto da allora. Il quadro che ne esce [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9368" aria-describedby="caption-attachment-9368" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/new-york-times.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-9368" alt="new-york-times" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/new-york-times.jpg" width="795" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/new-york-times.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/new-york-times-300x175.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/new-york-times-460x270.jpg 460w" sizes="(max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9368" class="wp-caption-text">the new york times</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">In occasione dell’apertura di Expo 2015 <strong>Roger Cohen</strong>, un editorialista del <strong>New York Times</strong>, è venuto a Milano e ha raccontato il suo viaggio sulle colonne del prestigioso quotidiano americano. Il giornalista ha vissuto più di 30 anni fa in Italia e secondo lui non è cambiato molto da allora. Il quadro che ne esce del nostro Paese è piuttosto impietoso.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia secondo lui è un Paese che non ha saputo cambiare ed evolvere soprattutto su certi aspetti come quello dell’efficienza che secondo Cohen “è una delle cose che l’Italia non ha imparato dalla modernità”. E così inizia una “triste” lista di inefficienze che Cohen ha trovato venendo in Italia: le navette che portano dall’aereo allo scalo di Linate sono le stesse di trent’anni fa, il bancomat dell’aeroporto è rotto, il banco informazioni è deserto. Poi il giornalista arriva in città e incontra i manifestanti che rompono vetrine e incendiano auto. La scena così gli permette di scrivere che “lo Stato è debole in Italia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le critiche arriva anche qualche elogio per il nostro Paese, ma non mancano i soliti cliché che ci rappresentano da anni all’estero. Cohen parla di noi come un Paese con famiglie forti, grandi sentimenti di amicizia, un Paese dove ci si lamenta di dover lavorare il primo maggio per accogliere i turisti, un Paese dove è quasi impossibile lavorare e produrre, ma ideale per godersi la vita e passare il tempo, un Paese che lui definisce “pieno di curve”, pericolose e affascinanti allo stesso tempo. Insomma il quadretto non dei più edificanti per l’Italia e seppur infastiditi dobbiamo ammettere che in alcune critiche un fondo di verità c’è e che se chi viene dall’estero nel nostro Paese poi si lamenta non ha per forza e sempre tutti i torti. <strong>Diretta News TV</strong></p>
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		<title>Così il New York Times &#8220;sfotte&#8221; l&#8217;Italia: truffe dell&#8217;Olio Extravergine di Oliva in un fumetto di Nicholas Blechman.</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2014/01/cosi-il-new-york-times-sfotte-litalia-truffe-dellolio-extravergine-di-oliva-in-un-fumetto-di-nicholas-blechman/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2014 17:34:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Dieta Mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[dietamediterraneaintavola]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura della Redazione de IL PARLAMENTARE.IT/ Le truffe che da tempo gravano sulla distribuzione di Olio Extravergine in Italia diventano un fumetto che farebbe ridere se non ci fosse del vero e da vergognarsi. A pubblicarlo e a darlo alle Agenzie di tutto il mondo è il New York Times. Il fumetto è realizzato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy.jpg"><img decoding="async" alt="extra-virgin-suicide - nicholas-blechman" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy.jpg" width="790" height="466" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Extra Virgin Suicide &#8211; Nicholas Blechman is an illustrator and the art director of the New York Times Book Review</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">a cura della Redazione de IL PARLAMENTARE.IT/</p>
<p style="text-align: justify;">Le truffe che da tempo gravano sulla distribuzione di Olio Extravergine in Italia diventano un fumetto che farebbe ridere se non ci fosse del vero e da vergognarsi. A pubblicarlo e a darlo alle Agenzie di tutto il mondo è il New York Times. Il fumetto è realizzato a regola d&#8217;arte e deride il grande inganno del falso made in Italy che, a parere del New York Times, sta provocando il “suicidio dell&#8217;Extravergine” prodotto <strong>simbolo della Dieta Mediterranea.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, quando si parla di suicidio dell&#8217;Olio italiano si parla di un danno inestimabile compiuto nei confronti del lavoro e di tutta quell&#8217;economia che scaturisce dal rispetto che il mercato internazionale ha del Prodotto Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autore del fumetto interattivo è <strong>Nicholas Blechman</strong>, art director del New York Times Book Review al quale la<strong> Fondazione &#8220;Paolo di Tarso&#8221;, </strong>Capofila dell&#8217;<strong>EXPO MONDIALE DELLA DIETA MEDITERRANEA 2016 </strong>lancia un appello invitandolo in Italia a visitare nel Mezzogiorno d&#8217;Italia i Frantoi dove si produce l&#8217;oro verde, l&#8217;Olio Extra Vergine di Oliva principe della Dieta Mediterranea, quella vera. In poche battute la Capofila dell&#8217;EXPO 2016 ringrazia il New York Times per avere riproposto una problematica seria legata  alla contraffazione e alla criminalità politico-mafiosa che le organizzazioni italiane stanno cercando di contrastare. Allo stesso tempo la Capofila dell&#8217;EXPO 2016, a proposito &#8220;dell&#8217;Olio Vergine prodotto simbolo della Dieta Mediterranea&#8221; &#8211; come definito dal NYT, afferma che a sostenere la cultura dell&#8217;inganno è la politica internazionale che non intende garantire la salute dei cittadini, una sana economia e il bene comune. Non dobbiamo trascurare un dato &#8211; fa notare la Fondazione: se la grande truffa si confeziona in Italia bisogna andare fino in fondo per capire se l&#8217;acquirente è colluso, sapendo di poter guadagnare molto di più. Tutti sanno &#8211; afferma Fabio Gallo &#8211; che il vero Olio di Oliva, quello fatto nel frantoio con le olive dell&#8217;Albero di Ulivo piantato nella terra fertile, costa.</p>
<figure id="attachment_7448" aria-describedby="caption-attachment-7448" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-7448" alt="extra-virgin-suicide-di-nicholas-blechman" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy3.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy3.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy3-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/suicidio-del-made-in-italy3-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7448" class="wp-caption-text">Extra Virgin Suicide &#8211; Nicholas Blechman is an illustrator and the art director of the New York Times Book Review</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">La Fondazione fa un esempio e invita la celebre Testata Giornalistica americana a prendere atto della decisione dell&#8217;Europa di non tutelare con la legge antirabocco l&#8217;Olio buono sulla tavola dei cittadini europei. La legge antirabocco, infatti, con l&#8217;applicazione alle bottiglie di Olio Extra Vergine di un tappo che una volta svuotata dell&#8217;Olio buono impedisce di riempirla nuovamente con olio taroccato per essere risposta a centro tavola, avrebbe tutelato la salute dei consumatori e insieme contrastato la cultura della frode. Ma poiché l&#8217;Italia che com&#8217;è noto produce insieme alla Spagna l&#8217;Olio migliore del Mondo, guarda caso, avrebbe avuto un ruolo fondamentale sulla tavola dell&#8217;Europa con ovvie ricadute economiche positive in un momento in cui la crisi è un&#8217;arma diplomatica. Per cui <strong>Angela Merkel, Dacian Cilos e David Cameron </strong>ritennero la legge poco opportuna e la bocciarono (leggi l&#8217;articolo <a href="http://dietamediterraneaitalia.it/2013/09/oliere-in-tavola-lue-ha-scelto-di-non-tutelare-i-consumatori/" target="_blank">http://dietamediterraneaitalia.it/2013/09/oliere-in-tavola-lue-ha-scelto-di-non-tutelare-i-consumatori/</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA CAPOFILA DELL&#8217;EXPO 2016 AL NEW YORK TIMES: FORNITECI 1000 ACQUIRENTI SERI </strong><br />
Fabio Gallo per la Capofila dell&#8217;EXPO 2016 conclude la nota affermando <em>&#8220;spettabile Direzione del New York Times, cari amici, dateci mille indirizzi di acquirenti qualificati e l&#8217;Organizzazione dell&#8217;EXPO MONDIALE DELLA DIETA MEDITERRANEA 2016 si farà carico di rifornirli del celebre Olio Extra Vergine di Oliva della Dieta Mediterranea. facciamo così, in modo che l&#8217;informazione possa costruire modelli etici per il bene comune. Invito il New York Times a tornare sull&#8217;argomento e siamo pronti ad ospitare un suo giornalista nell&#8217;Osservatorio che stiamo costituendo per l&#8217;EXPO 2016&#8221;. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em></em>Fabio Gallo parla anche di innovazione al servizio del lavoro onesto e cita il primo e-store realizzato da un gruppo di giovani che commercializza Cibo Sano delle Aziende Agricole italiane tra cui il primo brand dedicato esclusivamente all&#8217;Olio Extra Vergine di Oliva della Dieta Mediterranea. Una star-tup innovativa &#8220;autofinanziata&#8221; dai giovani stessi e dai loro nonni che intende assicurare l&#8217;accesso al Cibo Sano a tutti. A parere dei giovani che hanno fondato il Marchio Simply Med, infatti,  alla consapevolezza di questi inganni deve corrispondere un&#8217;azione culturale che si ponga come fine il diritto dell&#8217;uomo ad accedere al Cibo Sano. Questi giovani utilizzano l&#8217;e-commerce per contrastare le frodi: <a href="http://www.dietamediterraneaintavola.it" target="_blank">www.dietamediterraneaintavola.it</a>. Sarebbe cosa buona se il News York Times e Nicholas Blechman volessero dedicare la loro prestigiosa attenzione anche a chi esercita queste buone pratiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>EXTRA VIRGIN SUICIDE: IL LINK DEL FUMETTO DI NICHOLAS BLEHAMAN</strong><br />
Qui di seguito il link che vi porta al fumetto: <strong>“<em><a href="http://www.nytimes.com/interactive/2014/01/24/opinion/food-chains-extra-virgin-suicide.html?_r=0." target="_blank">Extra Virgin Suicide</a></em>”</strong>, ovvero “<em>Il suicidio dell’extravergine</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso 15 disegni completi di un breve testo Nicholas Blechman fa apparire la produzione nazionale di extravergine come un covo di truffatori, protetti dal potere politico, che importano olio dall’estero e una volta taroccato e miscelato con quello nostrano viene immesso sul mercato internazionale e spacciato come made in Italy. Un business così losco da riuscire a sfuggire anche all&#8217;Arma dei carabinieri che in Italia hanno un corpo esclusivamente dedicato a rintracciare le truffe alimentari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OLIO TAROCCATO DA SPAGNA, MAROCCO E TUNISIA</strong><br />
A parere del New York Times la maggioranza dell’olio di oliva venduto come Made in Italy proviene in realtà da Paesi come Spagna, Marocco e Tunisia i quali esportano in Italia dove arrivano anche olio di soia ed altri oli di bassa qualità che vengono etichettati e contrabbandati come olio extravergine di oliva.</p>
<p>Il fumetto mostra l’Italia principale importatore mondiale di olio che una volta giunto nelle raffinerie italiane viene miscelato con oli di bassa qualità e dopo l’aggiunta di beta-carotene per mascherare il sapore e di clorofilla per dare colore, viene imbottigliato ed etichettato come extravergine made in Italy. Il risultato di tutte queste frodi sono i bassi prezzi dell’olio di oliva italiano che si sta di fatto suicidando, come conclude il New York Times.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA COLDIRETTI E LA LEGGE SALVA OLIO</strong><br />
Recentemente la Coldiretti è riuscita a fare approvare nel febbraio 2013 la legge definita “salva olio” grazie alla quale oggi l&#8217;Italia può contare su rigide misure di repressione e contrasto alle frodi nonché di valorizzazione del vero Olio Extra Vergine Made in Italy. Come al solito in Italia, purtroppo, questa legge non è ancora pienamente applicata per l’inerzia della pubblica amministrazione e per l’azione delle lobby industriali denunciate dallo stesso New York Times, a livello nazionale e comunitario.</p>
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		<title>Datagate: &#8220;niente è come appare&#8221;. L&#8217;Intelligence è intelligente sempre</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2013/10/datagate-niente-e-come-appare-lintelligence-e-intelligente-sempre/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2013 09:32:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli / grrg.eu / Poco più di quarant’anni fa, nel giugno 19671, il New York Times iniziò la pubblicazione deiPentagon’s Papers, i documenti segreti del Pentagono, cioè del ministero della Difesa americano, aventi per oggetto la guerra del Vietnam che si trascinava ormai da otto anni e stava spaccando l’opinione pubblica. Quei documenti rivelarono che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_6493" aria-describedby="caption-attachment-6493" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="intelligence" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-6493" title="intelligence" alt="Datagate: l'Intelligence che vince sempre e comunque" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6493" class="wp-caption-text">Datagate: l&#8217;Intelligence che vince sempre e comunque</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli / grrg.eu /</p>
<p style="text-align: justify;">Poco più di quarant’anni fa, nel giugno 19671, il <em>New York Times</em> iniziò la pubblicazione dei<em>Pentagon’s Papers</em>, i documenti segreti del Pentagono, cioè del ministero della Difesa americano, aventi per oggetto la guerra del Vietnam che si trascinava ormai da otto anni e stava spaccando l’opinione pubblica. Quei documenti rivelarono che ben quattro amministrazioni – due repubblicane e due democratiche – avevano mentito e rafforzarono l’avversione pubblica alla guerra che, infatti, il presidente Nixon – che aveva autorizzato numerose operazioni segrete contro il Vietnam del Nord – decise di chiudere, lasciando il Vietnam del Sud al suo destino, ma a sua volta ne subì le conseguenze perché la stampa rivelò lo scandalo Watergate che alla fine lo costrinse alle dimissioni. Le due vicende, negli anni immediatamente successivi, confluirono nelle polemiche  venute alla luce tra il Pentagono (militari) e la Cia, che proprio sulla guerra del Vietnam avevano avuto divergenze, mentre per quanto riguarda il Watergate le polemiche riguardarono la Cia e l’Fbi e le loro attività legate all’azione governativa. Nel 1975-76 una speciale commissione del Congresso, presieduta dal senatore democratico Frank Church, indagò e tra le sue conclusioni che fecero più effetto in Europa ci furono le rivelazioni sulle pressioni  esercitate sistematicamente  da parte di aziende militari americane per vendere armi in Europa, Asia e Medioriente. La fase discendente della credibilità dell’intelligence americana culminò nel 1979 quando, in Iran, l’ambasciata americana fu posta sotto assedio dai pasdaran dell’ayatollah Komeyni.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante le tre successive presidente repubblicane, con Ronald Reagan (eletto nel 1980 e rieletto nel 1984) e George Bush Sr. (eletto nel 1988 e già ex direttore della Cia), <strong>l’intelligence americana si riprese anche in coincidenza con il progressivo collasso dell’Urss</strong>, il “nemico”. Allo stesso tempo, gli Usa restarono l’unica superpotenza. Ma la loro immagine, e quella dell’intelligence, subirono un improvviso e inaspettato colpo l’<strong>11 settembre 2001</strong>, cui seguì, inevitabilmente, un’ondata di polemiche contro i servizi segreti che non erano stati capaci di prevenirlo, forse a causa di un generale rilassamento seguito alla fine della Guerra fredda.  Giro di vite, riforme, dichiarazione di guerra al terrorismo “da colpire in qualsiasi parte del mondo”, guerra in Afghanistan e in Iraq, forte spinta sulle capacità tecnologiche e potenziamento della Nsa, l’agenzia di informazioni del Pentagono, protagonista delle ultime vicende dallo scorso giugno per la fuga, con documenti, di Snowden. Ma già dal 2010, Wikileaks aveva iniziato a diffondere centinaia di migliaia di documenti, questa volta principalmente comunicazioni delle sedi diplomatiche americane con pepati giudizi su leader esteri (di fatto era colpita l’intelligence del Dipartimento di Stato, cioè del ministero degli Esteri).</p>
<p style="text-align: justify;">Sintetizzata così una storia che in realtà è ben più complessa, <strong>sembra di assistere a una guerra tra i principali servizi d’intelligence americani</strong>, nella quale, tuttavia, entrano come comprimari i servizi di altri importanti Paesi. Parallelamente, si può scorgere, come in filigrana, <strong>un’altra guerra: quella contro la tendenza ad un particolare rafforzamento del ruolo della Presidenza</strong>: in un modo o nell’altro, da Nixon in poi, e nonostante la “popolarità” di presidenti come Reagan, Clinton e lo stesso Obama, di fatto il contropotere del Congresso ha riguadagnato posizioni nella<em>balance of power</em> degli Stati Uniti. Sotto un altro punto di vista, <strong>l’istituzione americana che, negli ultimi trent’anni, si è tendenzialmente rafforzata è stata la Fed; a seguire, e in parallelo, la Corte Suprema</strong>.  Ciò significa che la leadership mondiale conquistata dagli Usa con e dopo la Seconda guerra mondiale sta producendo una serie di contraccolpi all’interno del Paese che, da solo, produce oltre un quinto del Pil mondiale. In realtà poco emerge in superficie ma, se questa trema, è evidente che, in profondità, si è prodotto qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Seguendo la cronaca, emerge la <strong>difficoltà a riprendere il controllo della situazione</strong>. Sembra essersi scatenata una guerra di tutti contro tutti, che ha i due poli negli Usa e in Europa. Che terzi cerchino di approfittarne rientra nell’ordine delle cose, come l’episodio – da confermare – dello spionaggio russo nei confronti dei partecipanti al G-20 di San Pietroburgo. Del resto è noto che i congressi internazionali sono un’occasione d’oro per fare spionaggio. Qualche mese fa, i servizi segreti della Russia sembra che abbiano ordinato un certo numero di macchine da scrivere tradizionali, che non rilasciano segnali elettronici.</p>
<p style="text-align: justify;">James Clapper, capo della Dni (Office of the Director of National Intelligence), che è la struttura che sovrintende tutte le agenzie di intelligence americane, ha dichiarato che “anche i nostri alleati europei spiano i leader e i servizi d’intelligence americani”. Come dire che tutti spiano tutti. E il capo della Nsa, Keitt Alexander, ha detto: “Non abbiamo raccolto noi le informazioni sui cittadini europei ma questi dati erano forniti dai nostri partner europei”. Ovvero: <strong>erano gli stessi servizi europei a fornire a quelle americani informazioni e intercettazioni.</strong> Il che è senza dubbio vero per quanto riguarda il normale scambio di informazioni, e in particolare per quelle che riguardano la lotta al terrorismo o ad attività criminali. Ma forse non è tutta la verità e, probabilmente, Alexander intendeva qualcosa di più e questo scatenerà, all’interno dei servizi europei, la <strong>caccia ai funzionari tropo zelanti nei confronti dei colleghi americani</strong>. L’Ansa riferisce che “qualificate fonti” dei servizi italiani, commentando le dichiarazioni di Alexander, hanno detto che l’intelligence italiana non ha mai scambiato dati relativi a cittadini italiani con agenti americani.</p>
<p style="text-align: justify;">Per fare ualcosa, il presidente Obama, preso in giro perché nulla sapeva, ha ordinato alla Nsa di “limitare le intercettazioni nella sede della Nazioni Unite a New York”, dove è ben noto che tutti spiano tutti. Una mossa che non basta a calmare le critiche che gli vengono proprio dalle strutture dell’intelligence, come ha scritto il <em>Los Angeles Times</em>, che su questi temi è sempre bene infornato. Una fonte autorevole avrebbe detto: “Barack Obama ci ha scaricato, ci ha abbandonato al nostro destino, prendendo le distanze dallo scandalo Nsa”, proseguendo: “Il presidente potrebbe non aver ricevuto briefing sullo spionaggio dei leader, come dice la Nsa. Ma il Consiglio Nazionale della Sicurezza della Casa Bianca sapeva esattamente cosa stesse accadendo, sostenere il contrario è ridicolo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono stati il <em>Corriere della sera</em> e <em>La Stampa</em> a rivelare che, al vertice di San Pietroburgo, i russi avevano regalato ai leader mondiali chiavette Usb per intercettare i contenuti dei loro cellulari e computer. Aggiungono che i primi sospetti sono venuti al presidente dell’Ue, Herman Van Rompuy, il quale ha avvertito i servizi di sicurezza europei e incaricato quelli tedeschi di esaminare queste chiavette. Secondo il <em>Corriere</em>, ”l’esito delle prime analisi è positivo”. Questo vuol dire che la Ue, oltre a prendersela con gli Usa, intende prendersela anche con la Russia? Intanto, la Commissione della Ue ha reagito con un “No comment” alle notizie pubbliche dai due giornali italiani, che di sicuro non sono state gradite, ma ha ammesso che “sono in corso le verifiche”.  Ovviamente i russi hanno parlato di “un chiaro tentativo di sviare l’attenzione da un problema realmente esistente, l’attività di spionaggio Usa oggetto di discussione ora tra le capitali europee e Washington”: così ha detto Dmitri Peskov, portavoce di Putin, che ha parlato di un’ipotesi “che non esiste”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta, ha dato mandato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per la sicurezza della Repubblica, Marco Minniti, di convocare per giovedì prossimo, 31 ottobre, alle ore 10.00, il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr). All’ordine del giorno, questioni inerenti alla sicurezza delle telecomunicazioni, alla luce del caso Datagate e delle rivelazioni sullo scorso G20. A sua volta, il Direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), ambasciatore Giampiero Massolo, ha riferito sugli sviluppi della vicenda Datagate, rispondendo alle numerose domande dei componenti del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Questa la linea di Massolo: Sì a chiarezza e regole con Usa; piena adesione dei servizi segreti italiani all’iniziativa europea di fare chiarezza sulla vicenda Datagate e stabilire regole future per la collaborazione con gli Stati Uniti, come chiesto dall’ultimo Consiglio europeo. Il sottosegretario Minniti, parlando del Datagate, ha detto che “l’intelligence non può essere una foresta in cui tutto è permesso e non è vero che il fine giustifica i mezzi: se i mezzi non sono corretti anche il fine viene inficiato”. Ha aggiunto: “Garantisco sulla correttezza, lealtà e funzione positiva dell’intelligence italiana”, ma ha ammesso che “è evidente che c’è un problema che riguarda l’intelligence Usa ed il rapporto tra questo mondo e l’Europa”. Infine il Copasir chiederà di ascoltare in audizione Glenn Greenwald, il giornalista del Guardian autore delle rivelazioni sul Datagate.</p>
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