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	<title>ndrangheta &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Arresti a Cosenza, Gratteri: per anni la &#8216;ndrangheta comandava il carcere. Gravi omissioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2019 15:41:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Dario Ranieri/ Calabria &#8211; I Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno arrestato due assistenti capo in servizio nel carcere di Cosenza Luigi Frassanito (56 anni) e Giovanni Porco (53) con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, per avere favorito i clan Lanzino-Rua’-Patitucci, Bruni-Zingari e Rango-Zingari. Le indagini sono state coordinate dalla DDA di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_12360" aria-describedby="caption-attachment-12360" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-12360" alt="Il Procuratore Nicola Gratteri" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12360" class="wp-caption-text">Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura di Dario Ranieri/</p>
<p style="text-align: justify;">Calabria &#8211; I <strong>Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza</strong> hanno arrestato due assistenti capo in servizio nel carcere di Cosenza<strong> <strong>Luigi Frassanito </strong></strong>(56 anni)<strong><strong> e Giovanni Porco </strong></strong>(53) con l’accusa di <strong>concorso esterno in associazione mafiosa</strong>, per avere favorito i clan Lanzino-Rua’-Patitucci, Bruni-Zingari e Rango-Zingari.</p>
<p style="text-align: justify;">Le indagini sono state coordinate dalla <strong>DDA di Catanzaro</strong> e sono ritenute molto allarmanti per le gravissime omissioni che gli organi preposti al controllo, avrebbero posto in essere. Il <strong>Procuratore Nicola Gratteri  </strong>capo dell&#8217;indagine<strong> </strong>che ha esposto i dettagli alla stampa<strong>, ha lanciato un messaggio importante</strong>: <strong>non abbiamo paura e non guardiamo in faccia nessuno.</strong> Una dichiarazione che solleva l&#8217;animo dei<strong> calabresi onesti</strong> che da decenni nella Città di Cosenza e non solo, subiscono non solo soprusi da parte della &#8216;ndrangheta, ma anche da parte di chi la favorisce, piuttosto che combatterla per dovere d&#8217;ufficio.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa gravissima di questa indagine &#8211; <strong>ha affermato il Procuratore Nicola Gratteri</strong> &#8211; è che si sarebbe dovuta concludere già anni addietro, almeno 5 0 10, addirittura, perché i fatti erano noti da tempo ma nessuno ha mai provveduto lasciando, cosa gravissima, i detenuti condannati per &#8216;ndrangheta nel carcere della stessa Città dal quale dispensavano ordini di ogni tipo e nuovi battesimi di &#8216;nrdangheta, oltre che ricevere alcool e droga dall&#8217;esterno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Procuratore Gratteri ha ringraziato il</strong> <strong>Magistrato Camillo Falvo</strong> per avere saputo ricostruire tutta la vicenda con l&#8217;ausilio del Carabinieri. Sarebbero decine i pentiti di mafia che avrebbero delineato questo andazzo illecito nel carcere di Cosenza. Il Procuratore Nicola Gratteri che oggi con la sua Procura è al centro di importanti indagini che coinvolgono parte del corpo politico regionale che hanno già prodotto numerosi avvisi di garanzia, ha dichiarato “mi auguro che questi arresti servano a costringere chi di dovere, dal direttore del carcere di Cosenza al direttore del Dap, a intervenire per fare un po’ di ordine, quantomeno nell’applicazione dell’ordinamento penitenziario, in modo che – ha concluso il procuratore della Dda di Catanzaro – detenuti di alta sicurezza della stessa area criminale stiano a mille chilometri di distanza gli uni dagli altri e da Cosenza”.</p>
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		<title>‘Ndrangheta, 35 arresti. Il procuratore Gratteri accostato a Falcone in una intercettazione: “Morto che cammina”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2019 15:25:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Un morto che cammina”. Per le cosche crotonesi, il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri era come Giovanni Falcone. L’accostamento è esplicito ed emerge dalle intercettazioni registrate dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta “Malapianta” che stamattina ha portato all’arresto di 35 persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, estorsione, usura, porto illegale di armi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14152" aria-describedby="caption-attachment-14152" style="width: 1300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri.png"><img decoding="async" class="size-full wp-image-14152" alt="Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro  Nicola Gratteri" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri.png" width="1300" height="536" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri.png 1300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri-300x123.png 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri-480x197.png 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri-1024x422.png 1024w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14152" class="wp-caption-text">Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">“Un morto che cammina”. Per le cosche crotonesi, il procuratore della Repubblica di Catanzaro <strong>Nicola Gratteri </strong>era come <strong>Giovanni Falcone.</strong> L’accostamento è esplicito ed emerge dalle intercettazioni registrate dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta “Malapianta” che stamattina ha portato all’arresto di 35 persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, estorsione, usura, porto illegale di armi e intestazione fittizia di beni.</p>
<p style="text-align: justify;">Una “potentissima locale di ‘ndrangheta smantellata” a Crotone dove il boss di San Leonardo di Cutro Alfonso Mannolo e i suoi sodali avevano timore sia del procuratore Gratteri sia delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Chi si pentiva, per i boss faceva una scelta “vergognosa”: <i>“Ha fatto altre dichiarazioni?”</i>. “<i>Dice che sta cantando a ruota libera… così mi hanno detto”. </i>Capicosca e luogotenenti del clan avevano paura di essere arrestati e, nei loro discorsi, commentavano l’operato di Gratteri apostrofandolo con frasi ingiuriose (“Questo è un figlio di p….”). Più inquietanti, invece, le considerazioni di disprezzo in cui il procuratore di Catanzaro è stato accostato a Giovanni Falcone. “Un morto che cammina” è la frase intercettata durante una conversazione che, però, – è scritto nel provvedimento di fermo – non contemplava alcuna concreta progettazione, né tanto meno costituiva prova di una concertazione volta a pianificare un attentato nei confronti del procuratore Gratteri”.</p>
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<div id="viralize-native-p4blbeuhgpo">Il blitz dell’operazione “Malapianta” è scattato stamattina all’alba quando la guardia di finanza ha eseguito un provvedimento di fermo firmato dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Luberto e dai pm Paolo Sirleo, Antonio De Bernardo e Domenico Guarascio. In carcere è finito Alfonso Mannolo, 80 anni, considerato dagli inquirenti “il capo indiscusso dell’omonimo sodalizio mafioso” legato anche alla famiglia dei Grandi Aracri.</div>
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<p style="text-align: justify;">Per gli inquirenti, “la sua caratura criminale – è scritto nel provvedimento di fermo – appare manifesta ben oltre il notorio, quale essere il vero referente del comprensorio di San Leonardo di Cutro. La sua indiscussa carica ‘ndranghetistica ne fa uno dei principali protagonisti della ‘ndrangheta crotonese. Pianifica le estorsioni nei confronti delle diverse strutture turistiche del litorale crotonese, attua il reimpiego dei capitali lucrati dalla consorteria, discute della politica criminale della locale di ndrangheta con gli altri referenti della provincia quali Nicolino Grande Aracri”. Stando all’inchiesta, nonostante i suoi 80 anni, era attivo nel settore dell’usura che curava personalmente implementando la “bacinella” della cosca. Inoltre Alfonso Mannolo si recava “presso i domicili degli imprenditori vessati dalla consorteria spendendo chiaramente la matrice ‘ndranghetistica del sodalizio”. In manette anche i suoi figli, Dante e Remo <wbr />Mannolo di 51 e 47 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Stando a una vecchia informativa finita agli atti del processo “Stige”,  la famiglia Mannolo gestirebbe attualmente una ditta che si occupa della distribuzione del caffe ‘Santos Caffè’ e alcuni distributori di benzina, oggi sequestrati dalla Guardia di finanza. Alcune intercettazioni, inoltre, registrate dalla Dda in recenti inchieste, dimostrerebbero il coinvolgimento della cosca in affari legati alla droga. Per eseguire il provvedimento di fermo sono sono stati impiegati oltre 250 militari delle fiamme gialle di Crotone e dello Scico.</p>
<p style="text-align: justify;">Al Gr1, il procuratore Gratteri ha dichiarato che “alcune famiglie di ‘ndrangheta controllavano il respiro di un intero territorio della provincia di Crotone, l’indagine ne ha svelato i loro interessi. Avevano controllo assoluto sul territorio e chiedevano la tangente a tutti gli operatori turistici di quell’area, sottoponendoli anche a usura; rilevavano tutte le attività commerciali al punto che oggi abbiamo sequestrato diversi distributori di benzina, alberghi, ristoranti e bar. Vendevano cocaina in cinque regioni d’Italia e all’estero”. Il traffico di sostanze stupefacenti (hashish, cocaina ed eroina) era certamente tra i più redditizi per i Mannolo che acquistavano la droga dai clan di Reggio Calabria e Vibo Valentia. A Crotone c’era la base operativa dello spaccio. Nel quartiere di via Acquabona, infatti, la cosca aveva il suo “fortino” dove risiedono centinaia di persone appartenenti al gruppo degli “zingari”. Case abusive e vialetti stretti dove le donne e i bambini venivano utilizzati come vedette per lo spaccio.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo droga e usura. Storicamente attiva nel settore del traffico di sigarette, la “locale” di San Leonardo di Cutro dettava legge anche per quanto riguarda la gestione dei villaggi turisticiattraverso “una costante quanto pesantissima vessazione posta in essere con l’imposizione di proventi estorsivi, di assunzioni di lavoratori vicini alla consorteria ‘ndranghetista nonché di fornitori di beni e servizi anch’essi graditi alle cosche annullando, di fatto, ogni forma di libero mercato e di concorrenza”. Le regole erano chiare: i proprietari delle strutture ricettive dovevano subire l’estorsione di denaro contante per milioni di euro o affidare alla cosca la gestione di manodopera, forniture e manutenzioni: “Un progetto delinquenziale condiviso dalle consorterie operanti nella ‘circoscrizione’ criminale di Cutro” che, nel tempo, sono riuscite a imporre la loro assoluta egemonia in relazione a qualsivoglia aspetto delle attività connesse alla gestione di alberghi e villaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">I sospetti dei pm sono stati riscontrati anche dalle dichiarazioni di alcuni imprenditori come Giovanni Notarianni, titolare della società che gestisce il villaggio “Porto Kaleo”. Fino al 2013 è stato stritolato dalla cosca. Quando ha smesso di pagare, sono iniziate le intimidazioni. Nel 2001 Notarianni fu costretto a pagare 250mila euro “una tantum” ad Alfonso Mannolo che impose anche una “tassa mensile” corrispondente a 2mila euro per i servizi di “sicurezza e guardiania”. Cinque mila euro annui, invece, doveva versarli per le “cure termali” del boss. Con l’operazione “Malapianta”, la Guardia di finanza ha sequestrato beni e società per 30 milioni di euro. Durante la conferenza stampa, il procuratore capo Gratteri che “la ‘locale’ di San Leonardo di Cutro può sembrare piccola, insignificante, e invece già negli anni ’70 Cosa Nostra aveva impiantato in quel territorio una raffineria per la lavorazione e la produzione dell’eroina: questo a conferma della credibilità criminale di questa organizzazione, perché vuol dire che già a quel tempo c’era una struttura ben radicata, al punto da confrontarsi con la Cosa Nostra di quegli anni, che non è quella di oggi ma è quella che dominava gran parte del territorio nazionale e persino negli Stati Uniti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha affermato: “Trentacinque arresti per ‘ndrangheta a Crotone: grazie alle Guardia di Finanza, che ha messo in campo più di 250 uomini. Continua la pulizia, contro clan e delinquenti vari. E presto, col decreto sicurezza bis, avremo nuovi strumenti per combattere scafisti, mafiosi e delinquenti che aggrediscono le forze dell’ordine. Dalle parole ai fatti!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Il Fatto Quotidiano</p>
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		<title>Storia segreta della &#8216;ndrangheta, il libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2018 16:04:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un libro che è allo stesso tempo un grido d&#8217;allarme e una dichiarazione di guerra: è &#8220;Storia segreta della &#8216;ndrangheta&#8221; (Le Scie, Mondadori) che martedì 27 novembre, a partire dalle ore 10,30, verrà presentato a Roma, presenti il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, lo storico delle organizzazioni criminali Antonio Nicaso e gli studenti di alcuni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_13854" aria-describedby="caption-attachment-13854" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Nicaso-Gratteri-web.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-13854" alt="Nicaso-Gratteri" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Nicaso-Gratteri-web.jpg" width="800" height="572" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Nicaso-Gratteri-web.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Nicaso-Gratteri-web-300x214.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Nicaso-Gratteri-web-377x270.jpg 377w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13854" class="wp-caption-text">Nicola Gratteri e Antonio Nicaso</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Un libro che è allo stesso tempo un grido d&#8217;allarme e una dichiarazione di guerra: è &#8220;<strong>Storia segreta della &#8216;ndrangheta&#8221;</strong> (Le Scie, Mondadori) che martedì 27 novembre, a partire dalle ore 10,30, verrà presentato a Roma, presenti il <strong>procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri</strong>, lo storico delle organizzazioni criminali <strong>Antonio Nicaso</strong> e gli studenti di alcuni istituti superiori. Accanto agli autori, sul palco del <strong>Teatro Vittoria</strong>, il presidente della Regione Lazio<strong> Nicola Zingaretti</strong> e il presidente dell&#8217;Osservatorio per la Legalità e la Sicurezza <strong>Gianpiero Cioffredi</strong>. L&#8217;incontro, condotto dai <strong>giornalisti Paola Bottero e Alessandro Russo,</strong> darà spazio anche alle sollecitazioni e alle domande degli studenti. Il libro, scritto a due mani dal <strong>magistrato antimafia</strong> e da uno tra i massimi esperti di &#8216;ndrangheta, appena uscito è già stato ristampato ed è l&#8217;ultimo di una serie di fortunati volumi con cui i due autori hanno svelato al mondo i meccanismi della mafia calabrese, &#8220;una delle organizzazioni criminali più pericolose e potenti del pianeta, con un fatturato annuo di diverse decine di miliardi di euro, in gran parte provenienti dal traffico internazionale di cocaina&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/animafiagratteri-nicaso.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-13855" alt="'Storia segreta della 'ndrangheta&quot; a Roma: Gratteri incontra gli studenti al Teatro Vittoria con Zingaretti" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/animafiagratteri-nicaso.jpg" width="700" height="400" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/animafiagratteri-nicaso.jpg 700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/animafiagratteri-nicaso-300x171.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/animafiagratteri-nicaso-472x270.jpg 472w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>&#8220;Grazie alla sua enorme capacità di stringere relazioni con il potere &#8211; spiegano gli autori &#8211; la &#8216;ndrangheta si è radicata in quasi tutti i continenti e ha assunto una dimensione &#8220;globale&#8221;, in un singolare connubio di tradizione e adattabilità, forza d&#8217;urto e mediazione, logiche tribali e cointeressenze politico-finanziarie. Ma<strong> la &#8216;ndrangheta è anche, incredibilmente, l&#8217;organizzazione mafiosa meno conosciuta,</strong> tanto che non molti anni fa, prima della strage di Duisburg in Germania, era ancora considerata una versione casereccia e &#8220;stracciona&#8221; di Cosa nostra&#8221;. &#8220;Storia segreta della &#8216;ndrangheta&#8221; intende far capire quanto necessario sia combattere con ogni mezzo questo &#8220;mostruoso animale giurassico che non si estingue, perché sono ancora in tanti a proteggerlo, a tutelarlo e a legittimarlo&#8221;, e spezzare quell&#8217;oscuro grumo di potere che continua ad alimentarlo.</p>
<p>Fonte Ansa</p>
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		<title>Morra (M5S) a Occhiuto: su P.zza Bilotti a Cosenza Comune non esente dal vigilare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 May 2018 20:45:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Mario Occhiuto]]></category>
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					<description><![CDATA[«I lavori, a rischio infiltrazione, della metropolitana per la città ed i cosentini potrebbero diventare solo un grosso problema senza che in futuro vi sia un reale beneficio, se si considerano anche i disagi che vi saranno durante il cantiere con una mobilità cittadina già in grosso affanno. E’ chiaro come il gioco non valga [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_13266" aria-describedby="caption-attachment-13266" style="width: 680px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Morraspiritocritico.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-13266" alt="Il Senatore Nicola Morra" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Morraspiritocritico.jpg" width="680" height="458" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Morraspiritocritico.jpg 680w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Morraspiritocritico-300x202.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Morraspiritocritico-400x270.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13266" class="wp-caption-text">Il Senatore Nicola Morra</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">«I lavori, a rischio infiltrazione, della metropolitana per la città ed i cosentini potrebbero diventare solo un grosso problema senza che in futuro vi sia un reale beneficio, se si considerano anche i disagi che vi saranno durante il cantiere con una mobilità cittadina già in grosso affanno. E’ chiaro come il gioco non valga la candela» &#8211; queste sono le dichiarazione del <strong>Senatore Nicola Morra</strong> che controbatte alle affermazioni del <strong>Sindaco di Cosenza Mario Occhiuto</strong> sulla possibilità d’infiltrazione della ‘ndrangheta nei lavori per la metropolinata cittadina.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8216;NDRANGHETA INTERESSATA ALLA COSTRUZIONE DELLA METRO DI COSENZA<br />
<strong>Morra ricorda</strong> quanto già riscontrato dalla Procura: «Che la <strong>‘ndrangheta sia stata interessata ai lavori della metro di Cosenza</strong>, tanto da contrattare addirittura una promessa elettorale, questo non lo affermo io, ma la <strong>Dott.ssa Boccassini.</strong> Tutto ciò è contenuto nei verbali di indagine dell’<strong>antimafia di Milano</strong>. Se ne sono accorti tutti, <strong>compreso il fratello del Sindaco</strong> e questo dato allarmante è un rischio oggettivo che non muta neanche dopo l’archiviazione di un indagato» &#8211; il portavoce al Senato del cinquestelle prosegue <strong>ricordando ad Occhiuto</strong> la sua precedente posizione sulla realizzazione dell’opera &#8211; «Un Sindaco che era prima tra i più grossi contestatori della metro non dovrebbe permettere di far correre questo rischio alla città che già ha subito “l’infiltrazione” del clan Muto nei lavori di Piazza Fera.</p>
<p style="text-align: justify;">APPALTO METRO REGIONALE MA COMUNE DI COSENZA NON ESENTE DA CONTROLLO<br />
Nonostante l’appalto sulla metro sia regionale il <strong>Comune non è esente dal vigilare</strong> sulla possibile infiltrazione mafiosa nei lavori. Essere contro la mafia e difendere il proprio territorio <strong>è un dovere di tutti</strong> poiché ad essere depredata è collettività» &#8211; ricordiamo che dalle indagini sui lavori della piazza emergeva questo scenario: “le indagini consentono in maniera evidente di escludere che possa parlarsi del Barbieri e delle sue aziende quale imprenditore sottomesso alle pretese criminali dei clan. <strong>Il tenore delle conversazioni,</strong> quanto emerso circa le costanti e sistematiche rimesse economiche che <strong>l’imprenditore svolge in favore della cosca Muto</strong>, fanno ritenere come in realtà abbia svolto i rapporti, appunto, con la cosca Muto a proprio favore, utilizzando addirittura il riferimento alla cosca, e l’evocazione della stessa, nel proprio interesse economico. La gestione dell’appalto di piazza Bilotti sarebbe stato deciso a Cosenza nel corso di un incontro tra Barbieri con Muto, Patitucci e Morabito coinvolgendo quindi anche la ‘ndrangheta cosentina il che spiegherebbe la presenza dell’esponente di spicco del clan Lanzino”.</p>
<p style="text-align: justify;">MORRA RILANCIA DENUNCIANDO I CAMBIAMENTI DI ROTTA DEL SINDACO OCCHIUTO<br />
Morra rilancia denunciando i cambiamenti di rotta del Sindaco rispetto quanto promesso ai cittadini: «Durante la campagna elettorale delle amministrative Occhiuto ha raccolto le firme per fermare il progetto della metropolitana leggera, ma improvvisamente ha cambiato idea, forse per qualche finanziamento per l’ovovia, diventando addirittura quasi un promotore della metropolitana» &#8211; infine il Senatore pentastellato conclude &#8211; «<strong>Posso comprendere, ma non giustificare</strong>, l’imbarazzo di un amministratore che, nel corso del suo mandato, non riesce a nascondere <strong>le tante inversioni ad “U”</strong> improvvise rispetto alle promesse elettorali di cui il suo programma è ricco. Rassicuro il Sindaco del Comune di Cosenza che il M5S come sempre sarà vigile a denunciare ed intervenire su ogni “malefatta” prodotta da questa Amministrazione, come già accaduto in passato. Abbiamo massima fiducia nella magistratura».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
					
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		<title>Cosenza, Nicola Morra (M5s): una tranvia a rischio infiltrazioni di &#8216;nrdangheta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Apr 2018 22:12:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[collusioni]]></category>
		<category><![CDATA[metro]]></category>
		<category><![CDATA[movimento noi]]></category>
		<category><![CDATA[ndrangheta]]></category>
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					<description><![CDATA[A fare suonare le campane sulla Città di Cosenza che sembrava essere assopita sullo scandalo  &#8220;Tranvia&#8221; è stato un volantino in dieci punti a firma della Comunità politica del Movimento cattolico NOI e del polo civico &#8220;Buongiorno Cosenza. Dopo poche ore la Città aveva ben chiara l&#8217;assoluta follia politica che unisce trasversalmente FI e PD [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_13256" aria-describedby="caption-attachment-13256" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-morra3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-13256" alt="Il Senatore Nicola Morra" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-morra3.jpg" width="900" height="562" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-morra3.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-morra3-300x187.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-morra3-432x270.jpg 432w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13256" class="wp-caption-text">Il Senatore Nicola Morra</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">A fare suonare le campane sulla <strong>Città di Cosenza</strong> che sembrava essere assopita sullo scandalo  &#8220;Tranvia&#8221; è stato un volantino in dieci punti a firma della <a href="http://www.movimentonoi.it" target="_blank"><strong>Comunità politica del Movimento cattolico NOI</strong></a> e del polo civico <strong>&#8220;Buongiorno Cosenza. </strong>Dopo poche ore la Città aveva ben chiara<strong> l&#8217;assoluta follia politica</strong> che unisce trasversalmente FI e PD in una operazione dal costo di <strong>160 milioni di Euro</strong> per una Tranvia inutile, costosa e che devasta la parte buona della Città. Non si è fatto attendere il dettagliato commento del <strong>Comitato No Metro</strong>, apparso in rete dopo solo poche ore. Il caso Tranvia fa seguito ad altro scandalo che vuole l&#8217;Amministrazione della <strong>Città più povera d&#8217;Italia, Cosenza,</strong> concentrata a sperperare danaro pubblico, come nel caso dell&#8217;inaugurazione del <strong>ponte di Calatrava</strong> costruito, tra l&#8217;altro, con parte dei fondi originariamente destinati <strong>all&#8217;edilizia popolare</strong>. Una situazione che ha generato sacche di nuove povertà tali, da avere sollecitato l&#8217;Arcivescovo di Cosenza-Bisignano <strong>Mons. Francesco Nolè</strong> a rilasciare una dichiarazione in occasione della presentazione della campagna dell&#8217;8X1000, che sembra essere il sigillo sulla situazione generata dalla politica a Cosenza:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>“le opere di modernizzazione urbana, come l’imponente ponte di Calatrava, in realtà non incidono sulla povertà dei cittadini, dai giovani con contratti a termine ai padri separati. È ora di aprirci agli altri e dire: io ci sono”.</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">IL SENATORE NICOLA MORRA (M5S): UNA TRANVIA CON PERICOLO DI INFILTRAZIONI DELLA ‘N&#8217;DRANGHETA&#8221;<br />
E sempre a proposito di quanto sta per accadere con questa Tranvia che lo stesso attuale Sindaco Mario Occhiuto non voleva, al punto tale da avere sottoscritto per il No Metro in fase di campagna elettorale, tradendo, quindi, gli elettori, interviene con un comunicato il Senatore Nicola Morra che afferma:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Un accordo così “ampio” da coinvolgere tutti i partiti che fanno finta di combattersi, dietro <strong>“opere compensative”</strong> così numerose e costosissime a Cosenza, e forse in Calabria, non si era mai visto. Un accordo fatto così in fretta su una tranvia stile anni ‘50 milanesi, invece di sedersi attorno un tavolo e <strong>firmare per un nuovo Ospedale</strong> di cui la gente ha più bisogno <strong>è vergognoso.</strong> Ma a Cosenza e in Calabria la politica non decide per il bene comune, purtroppo. E così capita di ritrovarsi tra qualche mese l’inizio dei lavori di un accordo di programma che si tramuterà un <strong>un vero e proprio scempio</strong> per il <strong>forte impatto ambientale</strong> e l’alto <strong>inquinamento acustico e uno spreco di denaro pubblico senza precedenti</strong> così come ben sottolineato dal Comitato NoMetro. Si spenderanno <strong>160 milioni di euro</strong> per una tranvia rumorosa che rappresenta l’età della pietra dei trasporti pubblici che avrà costi di gestione altissimi che pagheranno i cittadini con altre tasse&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">UNA METRO INUTILE. ATTENZIONE ALLA &#8216;NDRANGHETA<br />
Il Senatore pentastellato punta il dito contro una possibile infiltrazione nell&#8217;affare: &#8220;Ci chiediamo come sia possibile credere e far credere ai cittadini che un mezzo che impiegherà 45 minuti per andare da Cosenza a Rende sia veramente concorrenziale all’auto.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ci chiediamo soprattutto come sia possibile un accordo così ampio e sbrigativo per costruire un’opera così inutile e così costosa e farla costruire ad un consorzio di imprese, uniche a partecipare alla gara d’appalto, alcune delle quali attenzionate dalla <strong>magistratura di Milano</strong> in <strong>inchieste su voti di scambio con la ‘Ndrangheta</strong>.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">I FATTI DELLA PROCURA DISTRETTUALE ANTIMAFIA DI MILANO<br />
Ricordiamo tutti infatti come l’ombra oscura della criminalità organizzata si sia non molto tempo fa poggiata sulla tranvia cosentina, quando un ciclone politico giudiziario si abbatté su Milano con un ondata di arresti e coinvolgimento di numerosi “colletti bianchi” grazie ad una maxi inchiesta coordinata dalla <strong>Procura distrettuale antimafia milanese</strong>. Tra gli arrestati c’era anche <strong>Vincenzo Giudice, padre di Sara Giudice</strong>, candidata alla regione Lombardia, all’epoca dei fatti <strong>presidente del Cda della Metro Engineering Srl</strong> una società partecipata della <strong>Metropolitana milanese S.p.A.,</strong> reo &#8216;<strong>d’aver stretto accordi con il Clan Grillo-Mancuso</strong>&#8216;. L’accordo prevedeva lo scambio della promessa di &#8216;raccogliere voti a favore della <strong>figlia dello stesso Giudice</strong> in cambio della concreta possibilità di <strong>assegnazione preferenziale di appalti e Lavori Pubblici</strong> per la costruzione della metropolitana leggera di <strong>Cosenza-Rende</strong>&#8216;. Anche se la posizione di Giudice è stata archiviata, rimane il dubbio forte delle promesse fatte attraverso un faccendiere di nome Cosentino&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">NICOLA MORRA: LO DENUNCIO&#8217; ANCHE ROBERTO OCCHIUTO. MA I FRATELLI NON SI PARLANO?<br />
Morra conclude lanciando: &#8220;<strong>Sollecitiamo il Sindaco di Cosenza Occhiuto e di Rende Marcello Manna</strong> se sia stata vagliata l’eventualità di aver firmato per una appalto inquinato dalla Ndrangheta. Ci chiediamo se siano stati valutati accuratamente tutti gli aspetti dell’intera vicenda e siano state verificate realmente anche le più remote possibilità per cui non ci siano precostituite le condizioni per consentire alla ‘Ndrangheta l’affidamento dei lavori della metro Cosenza &#8211; Rende, così come a suo tempo già denunciato dall’On.le<strong> Roberto Occhiuto</strong>, forse dobbiamo pensare che <strong>tra fratelli non si parlano?&#8221;</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Libera, Don Ennio Stamile: ringrazio tutti! Spiacevole vicenda intimidatoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jan 2018 00:24:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[don ciotti]]></category>
		<category><![CDATA[don ennio stamile]]></category>
		<category><![CDATA[Libera]]></category>
		<category><![CDATA[ndrangheta]]></category>
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					<description><![CDATA[Recentemente Don Ennio Stamile ha ricevuto una intimidazione che ha fatto indignare l&#8217;intera società civile, il mondo della comunicazione, della politica, dell&#8217;imprenditoria, degli ultimi, tutti coesi a suo sostegno, essendo note le sue qualità umana e sacerdotali, sempre a supporto di chiunque abbia bisogno. Nel confermare la nostra incondizionata vicinanza a Don Ennio Stamile, pubblichiamo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_12907" aria-describedby="caption-attachment-12907" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12907" alt="Don Ennio Stamile" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile1.jpg" width="1000" height="679" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile1.jpg 1000w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile1-300x203.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile1-397x270.jpg 397w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12907" class="wp-caption-text">Don Ennio Stamile</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Recentemente <strong>Don Ennio Stamile</strong> ha ricevuto una intimidazione che ha fatto indignare l&#8217;intera società civile, il mondo della comunicazione, della politica, dell&#8217;imprenditoria, degli ultimi, tutti coesi a suo sostegno, essendo note le sue qualità umana e sacerdotali, sempre a supporto di chiunque abbia bisogno. Nel confermare <strong>la nostra incondizionata vicinanza a Don Ennio Stamile</strong>, pubblichiamo integralmente la sua missiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Caro Direttore,<br />
profitto della sua cortesia e della sua attenzione che ha voluto dedicare alla <strong>spiacevole vicenda intimidatoria indirizzata alla mia persona,</strong> per esternare alcune considerazioni ed emozioni vissute in questi non facili momenti. Intanto, mi consenta di <strong>ringraziare dal profondo del cuore</strong> coloro che, in tutti i modi, si sono fatti a me prossimi, per formulare quel senso di solidarietà e di vicinanza che in questi casi ci fa sentire non solo meno soli, ma ci fa sperimentare <strong>quell’abbraccio fraterno, che sa di compagnia,</strong> sostegno, premura, <wbr />custodia, compassione. Ne abbiamo sempre bisogno! Sono davvero tanti, confratelli sacerdoti, <strong>in primis don Luigi Ciotti,</strong> con la sua parola rassicurante e nel contempo risoluta. <strong>Che invita a continuare l’impegno</strong>, a provocare le coscienze, ma anche alla conversione di chi si piega alle suggestioni del male. <strong>Tutti i referenti regionali di Libera,</strong> quelli provinciali e t<wbr />erritoriali calabresi. Poi i Vescovi,<strong> </strong>calabresi e non, che hanno pregato e fatto pregare per me, paternamente sostenuto, fraternamente incoraggiato.<br />
Il Presidente del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria. Le Forze delle Ordine ed i Prefetti di Reggio Calabria e di Cosenza. La Comunità tutta del Seminario teologico regionale San Pio X di Catanzaro. I tantissimi religiosi e religiose. Il Presidente ed il vice presidente della Regione, i Parlamentari calabresi, Assessori e Consiglieri regionali, i Sindaci, primo fra tutti quello di Cetraro, luogo dove dimoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Le numerose Associazioni di categoria, i <strong>Sindacati, L’Azione Cattolica e l’Agesci Calabria. I tanti giornalisti.</strong> Infine da ultimo, ma non per ultimo, le <strong>migliaia di semplici cittadin</strong>i. Ho avvertito l’esigenza discriverle dopo la Celebrazione eucaristica di questa domenica 14 marzo perché, al termine, sono stato avvicinato da un pescatore di questa terra che nel stringermi con vigore la mano, mi ha ringraziato con queste parole: <strong>“ora ho capito perché lo fai. Lo fai per noi e per i nostri figli, perché possano avere un futuro migliore”.</strong> Non le nascondo che queste parole mi hanno fatto piacere più di tutte, mi scuseranno gli altri. Sono gesti e parole profuse da chi, come tanti in Calabria, sa di poter contare solo sulle proprie forze. Di chi altra speranza non ha, se non quella che in inverno si plachi la furia del mare, per poter calare nuovamente la rete e sperare in una pesca fruttuosa, che si possa vendere senza imposizioni del boss di turno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cetraro da circa quarant’anni fa i conti con Francesco Muto</strong> alias il “re del pesce”, per ora assicurato alle patrie galere assieme ai suoi sodali, nel mentre è in corso il <strong>processo “Frontiera”,</strong> condannato dalla gloriosa storia millenaria di questa Città, prima ancora che dai tribunali. Tali uomini e donne non sperano più in certa politica, sempre più lontana dai veri problemi delle persone, <strong>che in Calabria si chiamano ‘ndrangheta, disoccupazione, lavoro nero o sottopagato, mala sanità, manc<wbr />anza di servizi socio-sanitari, di viabilità, di un serio progetto di sviluppo turistico ed agricolo.</strong> E molti altri che ben conosciamo. La maggior parte dei calabresi onesti, giovani e meno giovani, può contare solo nella propria capacità di non mollare mai. Nonostante prevaricazione, logica dell’appartenenza a scapito della competenza, sub-cultura del degrado e dell’<strong>assuefazione al degrado, racket ed usura, omertà, corruzione</strong> ed altri mali diventati quasi endemici non solo nella terra di Calabria, purtroppo. C’è poi un altro male che rischia anch’esso di disorientare: il mito dell’eroe di turno immaginato come “ardimentoso protagonista di mille imprese”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tante volte in passato ed anche oggi mi capita di essere confuso o indicato come “prete antimafia” oppure “prete sociale” ed altre più o meno simili fuorvianti “etichette”. <strong>Mons. Nunzio Galantino,</strong> durante l’incontro con i familiari delle vittime innocenti delle mafie nel mese di marzo dello scorso anno a Locri, ha ben chiarito che “gli uomini e le donne di Chiesa che si impegnano in questo fronte lo fanno perché credono al Vangelo, lo fanno per far sentire la vicinanza ed il sostegno a quanti come voi sentono il peso insopportabile della sofferenza provocata dalla prepotenza e dall’arroganza di uomini che, voglio ricordarlo, proprio qui in Calabria Papa Francesco ha detto essere scomunicati”. Dunque, nessuna diversità che ci fa essere “preti speciali”. <strong>Sebbene Libera sia un’Associazione aconfessionale ed apartitica,</strong> noi sacerdoti che vi operiamo, benché eletti dalle assemblee regionali o provinciali, <strong>riceviamo un mandato da parte del Vescovo, quindi della Chiesa.</strong> Questo sono in molti a dimenticarlo, purtroppo! Quando ciò accade ecco il mito dell’eroe di turno sempre in agguato.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono tantissimi i confratelli che operano nel silenzio del servizio pastorale in contesti spesso difficili ed isolati, che non hanno certo, né la cercano, l’attenzione delle cronache. Semplicemente una grande passione per questosplendido lembo terra e per gli uomini e le donne che la abitano. E’ il Vangelo ad accendere a tutti i credenti, ed in modo speciale a noi sacerdoti e consacrati tale passione per l’uomo. Consapevoli che Dio stesso in <strong>Cristo Gesù</strong> per primo ha percorso fino in fondo, fino alla Croce, la Via per raggiungere ogni uomo. Affinché in questa Verità, possiamo finalmente sperimentare il gusto e la bellezza di quella Libertà che ci fa essere compiutamente uomini, cittadini del mondo, autenticamente fratelli perché figli di un unico Padre. In forza di questa passione, continuiamo il nostro impegno, consapevoli che il bene vince sempre a volte perdendo, perché non è disposto a cedere alle logiche del male. Ma vince!</p>
<p>Infintamente grazie a tutti.</p>
<p>Don Ennio</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>&#8216;Ndrangheta, De Raho: &#8220;In questo territorio bisogna stare soli, non si possono avere rapporti con persone&#8221;</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2017/09/ndrangheta-de-raho-in-questo-territorio-bisogna-stare-soli-non-si-possono-avere-rapporti-con-persone/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2017 10:25:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Cafiero De Raho]]></category>
		<category><![CDATA[ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[procuratore]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[tg2000]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Questo e&#8217; un territorio nel quale non si possono avere rapporti con altre persone. Perche&#8217; quello che caratterizza la &#8216;ndrangheta e&#8217; la sua capacita&#8217; di confusione, d&#8217;infiltrazione e inquinamento dei vari settori: economico, politico e sociale. Quindi bisogna vivere sempre da soli&#8221;. Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_12680" aria-describedby="caption-attachment-12680" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federico-cafiero-de-raho.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12680" alt="federico-cafiero-de-raho" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federico-cafiero-de-raho.jpg" width="800" height="500" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federico-cafiero-de-raho.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federico-cafiero-de-raho-300x187.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federico-cafiero-de-raho-432x270.jpg 432w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12680" class="wp-caption-text">Il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Questo e&#8217; un territorio nel quale non si possono avere rapporti con altre persone. Perche&#8217; quello che caratterizza <strong>la &#8216;ndrangheta</strong> e&#8217; la sua capacita&#8217; di confusione, d&#8217;infiltrazione e inquinamento dei vari settori: economico, politico e sociale. Quindi bisogna vivere sempre da soli&#8221;. Lo ha detto il <strong>procuratore di Reggio Calabria</strong>, <strong>Federico Cafiero De Raho</strong>, in un&#8217;intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, riportata dai colleghi dell&#8217;Agi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il procuratore non vi è certezza di parlare con l&#8217;antimafia o con persone che hanno preso una posizione ferma contro la &#8216;ndrangheta.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La &#8216;ndrangheta per essere battuta necessita di esponenti delle istituzioni che adottino anche un codice etico che riporti alla rinuncia a tutti i rapporti esterni che non siano quelli strettamente istituzionali&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Prima giocavo a tennis &#8211; ha rivelato De Raho &#8211; oggi non lo posso piu&#8217; fare, perche&#8217; anche quello determina entrare in un circolo, avere rapporti con persone. Cosa penserebbe il cittadino se mi vedesse insieme a persone che io reputo perbene ma che invece hanno rapporti che io ignoro. Penserebbero tutti ad una Procura inaffidabile&#8221;. Nel contrasto alla &#8216;ndrangheta, ha proseguito De Raho, &#8220;non mi sento solo. Nell&#8217;ambito delle istituzioni i vertici sono rappresentati da uomini di altissimo spessore etico e di una straordinaria professionalità: il prefetto, il comandante provinciale dei carabinieri, il questore, il comandante della Guardia di Finanza. Persone con le quali si riesce a condividere un&#8217;impostazione strategica nel contrasto alla &#8216;ndrangheta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Una volta non c&#8217;erano denuncianti &#8211; ha concluso De Raho &#8211; oggi invece le vittime di estorsione a volte denunciano. E questo e&#8217; un passo enorme se si tiene conto che la &#8216;ndrangheta controlla tutto. Nella citta&#8217; di Reggio Calabria anche per pitturare una parete e&#8217; necessario chiamare l&#8217;impresa che e&#8217; autorizzata a lavorare in quell&#8217;edificio. Oggi invece ci sono cittadini che credono che questo sistema criminale puo&#8217; essere cambiato e che l&#8217;azione dello Stato e&#8217; costante, seria e forte. Alcune persone si presentano spontaneamente per riferire di estorsioni subi&#8217;te da anni. Questa e&#8217; la dimostrazione di una societa&#8217; che sta cambiando&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Il Dispaccio</p>
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		<title>Il Procuratore De Raho su Locri: sappiamo chi siete. Vi stiamo seguendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 10:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Apertura]]></category>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[Di Fabio Gallo/direttore editoriale/ Inutile fare finta di niente, è inutile imbrattare le pareti dell&#8217;episcopio di Locri con scritte che credono di poter dire qualcosa di sensato. I mafiosi rubano, commettono crimini e trovano la loro sponda solo tra la gente ignorante e incapace di compiere il benché minimo sacrificio per ottenere il necessario per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_12075" aria-describedby="caption-attachment-12075" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sergio-mattarella6.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12075" alt="Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sergio-mattarella6.jpg" width="1000" height="652" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sergio-mattarella6.jpg 1000w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sergio-mattarella6-300x195.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sergio-mattarella6-414x270.jpg 414w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12075" class="wp-caption-text">Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">Di Fabio Gallo/direttore editoriale/</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile fare finta di niente, è inutile imbrattare le pareti dell&#8217;episcopio di Locri con scritte che credono di poter dire qualcosa di sensato. I mafiosi rubano, commettono crimini e trovano la loro sponda solo tra la gente ignorante e incapace di compiere il benché minimo sacrificio per ottenere il necessario per vivere. Ma c&#8217;è di più, e a dirlo è direttamente il <strong>Presidente della Repubblica Sergio Mattarella</strong> in quella giornata storica del 19 Marzo a Locri: &#8220;I mafiosi non hanno senso dell&#8217;onore o del coraggio. I loro sicari colpiscono con viltà persone inermi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;elenco delle vittime, ha detto Mattarella, &#8220;vi sono sindacalisti, che lottavano per i diritti dei lavoratori e dei contadini. Vi sono numerosissimi appartenenti alle forze dell&#8217;ordine e alla magistratura, che combattevano la criminalità organizzata con coraggio e capacità. Vi sono giornalisti, medici, avvocati, imprenditori, commercianti, funzionari pubblici che non si sono piegati alla sopraffazione e hanno rifiutato l&#8217;omertà. Vi sono uomini politici e amministratori onesti, che guardavano soltanto all&#8217;interesse della loro gente. Vi sono animatori culturali, esponenti del volontariato, sacerdoti, caduti perché diffondevano parole di legalità, di non violenza, di riscatto, di resistenza, di perdono. Vi sono le vittime di faide e di vendette trasversali. Trucidate per una parentela o un&#8217;amicizia. Vi sono persone inconsapevoli: uccise perché si trovavano nel posto sbagliato, per uno scambio di persona, perché avevano visto cose che si volevano tener nascoste&#8221;. &#8220;Sono centinaia e centinaia di uomini, donne e bambini. Sì, tante donne e tanti bambini&#8221; ha concluso Mattarella.</p>
<figure id="attachment_12080" aria-describedby="caption-attachment-12080" style="width: 918px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri-cafiero-de-raho.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12080" alt="I Procuratori Nicola Gratteri e Federico Cafiero De Raho - Foto: rete" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri-cafiero-de-raho.jpg" width="918" height="580" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri-cafiero-de-raho.jpg 918w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri-cafiero-de-raho-300x189.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri-cafiero-de-raho-427x270.jpg 427w" sizes="auto, (max-width: 918px) 100vw, 918px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12080" class="wp-caption-text">I Procuratori Nicola Gratteri e Federico Cafiero De Raho &#8211; Foto: rete</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI REGGIO CALABRIA FEDERICO CAFIERO DE RAHO<br />
E dopo alcune ore reagisce l&#8217;Antimafia calabrese. E&#8217; il <strong>Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria</strong> che risponde in maniera molto dura: &#8220;Questo dimostra ancora una volta che la &#8216;ndrangheta vuole prenderci in giro. Sono i mafiosi a rubare i posti di lavoro&#8221;. Minacce prese molto sul serio. Il procuratore ha preso in mano lui stesso l&#8217;indagine, confermando, come pieno sostegno a<strong> don Ciotti e al vescovo Oliva</strong>, la sua presenza domani a Locri in occasione della Giornata della memoria e dell&#8217;impegno promossa da Libera con la piena adesione dei vescovi calabresi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Procuratore Cafiero De Raho</strong> continua e li accusa senza mezzi termini: &#8220;le imprese fuggono perché la &#8216;ndrangheta intimidisce, pretende la solita tangente. Proprio la scorsa settimana un&#8217;impresa non calabrese che lavorava all&#8217;archivio della Corte d&#8217;appello, ha abbandonato tutto ed è fuggita per le intimidazioni. Non sono gli sbirri o lo Stato ma la &#8216;ndrangheta a rubare lavoro e futuro a questa terra. I calabresi lo sanno ma ancora si lasciano abbindolare e tollerano queste scritte. Questo mi fa arrabbiare moltissimo. E poi si capisce perché alcuni politici e amministratori finiscono coinvolti nelle indagini, perché sono la cassa di risonanza degli interessi della &#8216;ndrangheta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine un messaggio chiaro alla &#8216;ndrangheta. <strong>&#8220;Noi siamo molto attenti. I mafiosi devono sapere che li stiamo seguendo, li abbiamo identificati quando si sono avvicinati alle iniziative di questi giorni, sappiamo chi sono e cosa fanno&#8221;.</strong></p>
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		<title>Don Ennio Stamile su scomunica di Papa Francesco a mafiosi. Fu criticato ingiustamente da Magistratura!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2017 18:57:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di Don Ennio Stamile/Corsi e ricorsi storici/ Don Ennio Stamile ripercorre i giorni in cui la Magistratura calabrese arrivò a dubitare anche di Papa Francesco. Certo, la questione &#8216;ndrangheta è una vera piaga e ognuno cerca di trattarla in base ai propri strumenti: la Magistratura con indagini e processi, la Chiesa con i suoi strumenti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_11933" aria-describedby="caption-attachment-11933" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/papa-francesco2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-11933" alt="Papa Francesco - Don Ennio Stamile" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/papa-francesco2.jpg" width="800" height="523" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/papa-francesco2.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/papa-francesco2-300x196.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/papa-francesco2-413x270.jpg 413w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11933" class="wp-caption-text">Papa Francesco &#8211; Don Ennio Stamile</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Di Don Ennio Stamile/Corsi e ricorsi storici/</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Don Ennio Stamile ripercorre i giorni in cui la Magistratura calabrese arrivò a dubitare anche di Papa Francesco. Certo, la questione &#8216;ndrangheta è una vera piaga e ognuno cerca di trattarla in base ai propri strumenti: la Magistratura con indagini e processi, la Chiesa con i suoi strumenti che appartengono più alla sfera educativa. A volte ha ragione la Magistratura che indaga ed è a conoscenza dei fatti. A volte ha ragione la Chiesa quando la cronaca dimostra che ad andare in galera, in Calabria, per motivi legati alla mafia, sono anche Magistrati e notabili di ogni ordine e grado. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nessuno poteva mai immaginare che Papa Francesco pronunciasse una vera e propria scomunica non solo ai &#8220;mafiosi&#8221; bensì a tutti gli &#8220;operatori del male&#8221;. Ecco, questa seconda, allarga la scomunica di Papa Francesco alla dimensione non più e solo dell&#8217;evidenza dettata dalle cronache (condannati per mafia, &#8216;ndranghetisti, etc.), ma alla dimensione più profonda del discernimento. E&#8217; scomunicato chi opera il male, chi fa male. Papa Francesco in quello che possiamo definire il &#8220;miracolo&#8221; della spianata di Sibari, riporta l&#8217;intera umanità sul binario unico della correttezza propria della fede e della dottrina cristiana.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma la strada è stata dura come dure le critiche da una parte e dall&#8217;altra, sia da parte della Magistratura, non di un Magistrato a caso, bensì di <strong>Nicola Gratteri</strong>; dall&#8217;altra non un sacerdote a caso ma <strong>Don Ennio Stamile</strong>. Alla fine, in fondo, entrambi (battaglieri e capaci come pochi, ndr.) possono dirsi soddisfatti della picconata di Papa Francesco su quella zolla di meravigliosa Terra che è la Calabria, alla ricerca di libertà.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">IL REDAZIONALE DELL&#8217;EPOCA DI DON ENNIO STAMILE<br />
Chissà come l&#8217;ha presa l&#8217;omelia di <strong>Papa Francesco</strong> il <strong>dottor Gratteri</strong> che pochi giorni prima dell&#8217;arrivo del pontefice in Calabria (Sibari 21 giugno del 2015) non ha fatto mancare nuove esternazioni contro la chiesa, i presbiteri e lo stesso Papa che, a suo dire si sarebbe convertito alla tenerezza dei sorrisi, degli abbracci e delle foto. Quella di <em>Trame 4</em>, festival dei libri contro le mafie svoltasi a Lamezia Terme proprio alla vigilia dell&#8217;arrivo del Papa, è stata per il magistrato reggino un&#8217;altra occasione sprecata per stare in silenzio su argomenti che non conosce, come l&#8217;azione pastorale dell&#8217;educazione delle coscienze in contesti di <strong>&#8216;ndrangheta</strong>, che in molte zone della nostra terra di Calabria viene svolto spesso in silenzio da sacerdoti, consacrati e consacrate religiosi e tanti laici impegnati nelle catechesi e nel cammino educativo dei giovani. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Debbo riconoscere che Nicola Gratteri questa volta, oltre ad aver davvero superato il limite della decenza con i soliti luoghi comuni circa i sacerdoti che secondo la sua visione distorta sarebbero tutti o collusi o pedofili, è stato davvero un pessimo profeta nei confronti di Papa Francesco, anche se ciò, francamente, non mi sorprende. La supponenza tipica di chi pensa di possedere la verità, cede sotto le lusinghe dei riflettori mediatici che da troppo tempo sono fermi sulla sua persona, alla enfiagioni di quel pericoloso &#8220;so tutto di tutti e dico sempre comunque, e dovunque la verità&#8221;. Papa Francesco è sceso in Calabria non per fare una gita turistica sotto i riflettori delle telecamere, per dispensare sorrisi ed abbracci. Ma per confermare nella fede &#8211; è questo il ruolo di Pietro e dei suoi successori &#8211; il popolo di questa Terra di Calabria con le sue bellezze, i suoi drammi e le sue fragilità. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E puntualmente Papa Francesco non è venuto meno alla sua missione: visitando i carcerati luogo di disperazione e di sofferenza, non dimentichiamo che nel carcere di Castrovillari spesso si registrano suicidi; per stare con i poveri e condividere il pranzo con loro; per dare una parola di speranza ai tanti giovani calabresi, spesso costretti a lasciare la loro Terra per trovare fortuna: <strong>&#8220;<em>non lasciatevi rubare la speranza</em>&#8220;</strong>, questo lo slogan con il quale spesso il Papa si rivolge a tutti i giovani e che abbiamo sentito ripetere anche ieri; per pronunciare una parola forte di condanna verso ogni sopruso e violenza. Molti si aspettavano che Papa Francesco pronunciasse parole chiare contro gli &#8216;ndranghetisti e non sono stati delusi. Quelle di ieri sotto il sole della pianura di Sibari, sono state parole davvero infuocate dalla grazia. Non era semplice accostare la <strong>Solennità del Corpus Domini</strong> a questo male radicale che ammorba la nostra Terra. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il Papa lo ha fatto ricordando ciò che contraddistingue i cristiani: &#8220;<em>quello di essere un popolo che adora il Signore e contemporaneamente un popolo che cammina</em>&#8220;. Chi non adora Dio spesso si piega ad adorare gli idoli ed il più importante di tutti è il denaro, &#8220;<em>tutti coloro che appartengo alle associazioni mafiose sono adoratori del male come lo sono coloro che vivono di malaffare di violenza. La &#8216;ndrangheta é questo: adoratori del male e disprezzo bene comune. Questo male va combattuto e coloro che nella loro vita intraprendono questa strada di violenza non sono in comunione con Dio perciò sono scomunicati</em>&#8220;. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Queste parole esprimono in maniera chiara, semplice ed inconfutabile la non conciliabilità tra l&#8217;apparenza alle associazioni mafiose ad alla Chiesa. La scomunica pronunciata da Papa Francesco è importante perché offre ai Vescovi ed ai sacerdoti calabresi una spinta in più per rintracciare quei percorsi pastorali condivisi in tutte le Diocesi calabresi che al di là dei pronunciamenti, che pure in questi anni non sono mancati, sono a questo punto davvero improcrastinabili.</span></p>
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		<title>Michele Trematerra rinviato a Giudizio. L&#8217;Accusa: concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Feb 2017 19:39:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dalle Regioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Calabria &#8211; È stato rinviato a giudizio l&#8217;ex Assessore all&#8217;Agricoltura della Regione Calabria Michele Trematerra, dell&#8217;Udc, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta, denominata &#8220;Acheruntia&#8221;. L&#8217;indagine è stata condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Il rinvio a giudizio è stato emanato da Giovanna Gioia, Gup del Tribunale di Catanzaro, su [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_11774" aria-describedby="caption-attachment-11774" style="width: 680px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-trematerra1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-11774" alt="L'ex Assessore della Regione Calabria Michele Trematerra" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-trematerra1.jpg" width="680" height="380" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-trematerra1.jpg 680w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-trematerra1-300x167.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/michele-trematerra1-480x268.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11774" class="wp-caption-text">L&#8217;ex Assessore della Regione Calabria Michele Trematerra</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Calabria &#8211; È stato rinviato a giudizio l&#8217;<strong>ex</strong> <strong>Assessore all&#8217;Agricoltura della Regione Calabria Michele Trematerra</strong>, dell&#8217;Udc, <strong>accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale</strong> nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta, denominata &#8220;Acheruntia&#8221;. L&#8217;indagine è stata condotta dalla <strong>Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.</strong> Il rinvio a giudizio è stato emanato da<strong> Giovanna Gioia</strong>, Gup del Tribunale di Catanzaro, su richiesta del Pubblico Ministero Pierpaolo Bruni. <strong>Serve sempre prudenza nei processi</strong> che numerose volte, troppe, si sono rivelati solo un dispendio di risorse dello Stato con clamorose assoluzioni di massa. <strong>Michele Trematerra</strong>, recita l&#8217;accusa, avrebbe avuto rapporti con la cosca &#8220;Lanzino-Rua&#8217;&#8221; della &#8216;ndrangheta. Se l&#8217;accusa dovesse trovare conferma, senza dubbio, significherebbe che la zona grigia costituita dai rapporti tra politica e mafia, inizierebbe a scalfirsi.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La ’ndrangheta non è solo una delle mafia. La ’ndrangheta è la mafia &#8211; scrive la Gazzetta del Sud nel lancio della notizia che fa tremare la politica calabrese. Una organizzazione criminale che sa infiltrarsi arrivando dove altri non riescono ad arrivare, stringendo rapporti con la politica per gestire voti e appalti. La mafia delle ’ndrine mostra il suo solito volto anche nell’inchiesta “Acheruntia”, una indagine che ha rischiarato gli ipotetici patti costruiti lungo l’asse Acri-Catanzaro. Il gup distrettuale di Catanzaro, Giovanna Gioia, ha disposto il processo nei confronti dell’ex assessore regionale dell&#8217;Udc, Michele Trematerra, e di altri 21 imputati coinvolti, a vario titolo, nell’inchiesta della Dda di Catanzaro. Il giudice ha pure pronunciato la sentenza, col rito abbreviato, nei confronti dell’ipotetico reggente del clan degli italiani di Cosenza, Rinaldo Gentile (difeso dall’avvocato Cesare Badolato), che è stato condannato a 8 anni di reclusione. Assolto, invece, «perché il fatto non sussiste», Angelo Cofone, come aveva sollecitato il suo difensore, l’avvocato Pasquale Di Iacovo. <strong>Il pm antimafia, Pierpaolo Bruni</strong> aveva chiesto nove anni per Gentile e 4 per Cofone. A giudizio sono finiti: Elio Abbruzzese, Francesco Abbruzzese, Luigi Belsito, Giuliano Bevilacqua, Alfredo Bruno, Giuseppe Burlato, Domenico Cappello, Franco Caruso, Andrea Cello, Adolfo D&#8217;Ambrosio, Claudio Dolce, Giampaolo Ferraro, Angelo Gencarelli, Salvatore Gencarelli, Massimo Greco, Enzo La Greca, Luigi Maiorano, Gemma Martorino, Giuseppe Perri, Antonio Rosa, Giuseppe Tarsitano e, appunto, l’ex esponente di punta dell’Udc calabrese, Michele Trematerra.</p>
<p style="text-align: justify;">
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