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	<title>Mafia &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Giustizia, Nordio: &#8220;Mai alcun controllo del potere esecutivo sulla magistratura&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Sep 2023 17:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
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					<description><![CDATA[Così il ministro intervenendo a Palermo al congresso nazionale di Area democratica per la Giustizia: &#8220;Intercettazioni su mafia e terrorismo non si toccano. Lentezza processi ci costa due punti del Pil, necessario velocizzare&#8221;. &#8220;Quando parlo di intercettazioni non solo lascio sempre da parte il problema del terrorismo e della mafia su cui non solo non [&#8230;]]]></description>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="750" height="500" src="https://www.ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nordio-carlo-ministro-giustizia.jpeg" alt="" class="wp-image-16686" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nordio-carlo-ministro-giustizia.jpeg 750w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nordio-carlo-ministro-giustizia-300x200.jpeg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nordio-carlo-ministro-giustizia-405x270.jpeg 405w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nordio-carlo-ministro-giustizia-696x464.jpeg 696w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /><figcaption>Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Così il ministro intervenendo a Palermo al congresso nazionale di Area democratica per la Giustizia</strong>: &#8220;Intercettazioni su mafia e terrorismo non si toccano. Lentezza processi ci costa due punti del Pil, necessario velocizzare&#8221;. &#8220;Quando parlo di intercettazioni non solo lascio sempre da parte il problema del terrorismo e della mafia su cui non solo non si tocca nulla, ma proprio con il Procuratore nazionale antimafia Melillo stiamo progettando una serie di interventi nuovi, perché la grande delinquenza non comunica coi mezzi tradizionali&#8221;. A dirlo è <strong>il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenendo a Palermo al congresso nazionale di Area democratica per la Giustizia</strong>. &#8220;Quando ho detto che la mafia non parla al telefono, alludevo al fatto che sappiamo perfettamente che oggi le grandi organizzazioni comunicano con mezzi che non siamo in grado di interpretare perché costano tanti soldi&#8221;, ha detto.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="-mai-controllo-politica-su-magistratura-55">&#8220;Mai controllo politica su magistratura&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Nessuno ha mai pensato né penserà mai che vi possa essere un domani una soggezione della magistratura, sia giudicante che requirente, al potere esecutivo né di qualsiasi altra forma di controllo estranea alla indipendenza della magistratura&#8221;, ha assicurato quindi il ministro. &#8220;Ho fatto il magistrato e lo rifarei e mi sento con la toga addosso. Perciò &#8211; sottolinea &#8211; mi preme dire che, quali che siano le riforme, per me sarebbe una eresia pensare che la magistratura possa finire sotto il controllo dell&#8217;esecutivo&#8221;. &#8220;Ho scelto questa professione perché è la più libera e importante nell&#8217;attuazione del dettato costituzionale, vincolata come è solo alla legge. Mai l&#8217;avrei scelta se avessi pensato che da pm avrei avuto sopra di me un potere gerarchico rappresentato da un partito&#8221;, ha detto.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="-lentezza-processi-costa-due-punti-di-pil-85">&#8220;Lentezza processi costa due punti di Pil&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La lentezza dei processi ci costa due punti di Pil, lo sappiamo. Dunque, c&#8217;è la necessità di rendere i processi più veloci&#8221;, ha aggiunto il ministro.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="-ho-cercato-di-mettere-in-evidenza-elementi-che-uniscono-per-soluzione-rapida-92">&#8220;Ho cercato di mettere in evidenza elementi che uniscono per soluzione rapida&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Io ho cercato di annunciare le riforme secondo noi essenziali e prioritarie che riguardano l&#8217;efficientamento della giustizia, di cui nessuno parla mai, colgo anzi questa occasione per ribadire questo concetto. Noi stiamo lavorando alacremente, diciamo che quasi due terzi della nostra attività è dedicata all&#8217;efficientamento della giustizia ai fini di attuare i piani del Pnrr, e soprattutto velocizzare i processi, soprattutto quelli civili. Perché la lentezza della giustizia ci costa circa 2 punti di Pil&#8221;, ha detto il ministro della Giustizia lasciando il congresso. &#8220;Poi nessuno si nasconde, lo sappiamo &#8211; dice &#8211; siamo persone reali e mature, che ci sono differenti idee di concepire alcune soluzioni per quanto riguarda soprattutto il diritto penale, ma io ho cercato di mettere in evidenza le cose che ci uniscono. E tra queste c&#8217;è sicuramente quella di rendere la giustizia più efficiente e più rapida&#8221;, conclude.</p>
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		<title>&#8220;Era Mio Padre&#8221; &#8230;di Adriana Musella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Apr 2023 19:34:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[adriana musella]]></category>
		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[gennaro musella]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[vittime di mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura di Adriana Musella/ Il ricordo di un dolore sara&#8217; sempre dolore. Fa male! Parlando di mio papá ancora oggi non riesco a non essere emotivamente coinvolta. Ma la memoria e&#8217; un imperativo categorico. Sono trascorsi tanti anni da quel 3 maggio del 1982. Fino ad allora, di mafia avevo solo sentito parlare, una [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">a cura di Adriana Musella/</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ricordo di un dolore sara&#8217; sempre dolore. Fa male! Parlando di mio papá  ancora oggi non riesco a non essere emotivamente coinvolta. Ma la memoria e&#8217; un imperativo categorico. <strong>Sono trascorsi tanti anni da quel 3 maggio del 1982</strong>. Fino ad allora, di mafia avevo solo sentito parlare, una storia come altre da leggere o un film da vedere. <strong>Quel giorno fummo chiamati alla realtà e il problema rivoluzionò le nostre esistenze</strong>, mandando in frantumi il corpo di un uomo, i suoi e i nostri sogni, per sempre. Era una  calda giornata di sole, <strong>Gennaro Musella</strong>, <strong>alle 8,20, scese come al solito di casa, pochi metri, l’apertura della portiera, la messa in moto, il boato assordante</strong>. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Reggio Calabria, tremò come scossa da un terremoto: mio padre veniva disintegrato da una potentissima carica di tritolo posizionata sotto il sedile di guida.&nbsp;</p></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="957" height="589" src="https://www.ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Immagine-uccisioneGennaroMusella2022-05-03-082239.jpeg" alt="" class="wp-image-16503" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Immagine-uccisioneGennaroMusella2022-05-03-082239.jpeg 957w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Immagine-uccisioneGennaroMusella2022-05-03-082239-300x185.jpeg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Immagine-uccisioneGennaroMusella2022-05-03-082239-439x270.jpeg 439w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Immagine-uccisioneGennaroMusella2022-05-03-082239-768x473.jpeg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Immagine-uccisioneGennaroMusella2022-05-03-082239-696x428.jpeg 696w" sizes="(max-width: 957px) 100vw, 957px" /><figcaption>Il&nbsp;<strong>3 maggio 1982&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.citynow.it/luoghi/reggio-calabria/" target="_blank">Reggio Calabria</a></strong>&nbsp;viveva una delle pagini più tristi e crudeli della propria storia.</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’auto si accartocciò su se stessa</strong>, volando in aria per poi tornare al suolo, mentre l’urlo straziante della gente si alzava in cielo.&nbsp;<strong>Sull’asfalto si formò una voragine</strong> che ancora oggi, quando piove molto, riaffiora. Una colonna di fumo nero, fitto, circondò gli edifici, mentre <strong>il corpo dell&#8217;uomo giaceva dilaniato e sventrato. I suoi occhi spalancati sembravano essere quasi increduli</strong>. Di lui rimase solo un tronco monco; <strong>il cervello spappolato fu trovato appiccicato sul muro di un edificio della via antistante, una mano raccolta sull’asfalto</strong>. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Moriva così mio padre, Gennaro Musella, moriva in una terra non sua ma&nbsp;di cui s’era innamorato, sognando di creare una seconda Positano in terra di Calabria. Ma il suo sogno fu disintegrato con lui e il suo sorriso spento. Dopo appena due giorni, avrebbe compiuto 57 anni. </p></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="960" height="691" src="https://www.ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IMG-20230501-WA0006.jpg" alt="Adriana Musella " class="wp-image-16511" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IMG-20230501-WA0006.jpg 960w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IMG-20230501-WA0006-300x216.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IMG-20230501-WA0006-375x270.jpg 375w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IMG-20230501-WA0006-768x553.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IMG-20230501-WA0006-696x501.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Adriana Musella</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">In un attimo di follia, la distruzione di un corpo, di una vita, di una famiglia che non è mai stata più la stessa e che da ieri ad oggi non ha smesso mai di pagare le conseguenze di quella tragedia che ci ha timbrato a fuoco la vita è che ci portiamo dentro. <strong>Mio padre non era un eroe ma una persona semplice e buona che ha pagato a caro prezzo la sua ribellione alla prepotenza e alla sopraffazione mafiosa, nel difendere dignità e libertà</strong>. Ho trascorso la mia vita nella testimonianza quotidiana al fine di trasmetterne memoria e ricordarlo alle coscienze della gente. Non so se ci sono riuscita ma certamente so di aver fatto tutto quello che potevo…bene o male, poco o molto, ma assolvendo al mio dovere di figlia e di cittadina. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="820" height="546" src="https://www.ilparlamentare.it/wp-content/uploads/musella-gennaro-quotidianodelsud_net.jpeg" alt="" class="wp-image-16506" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/musella-gennaro-quotidianodelsud_net.jpeg 820w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/musella-gennaro-quotidianodelsud_net-300x200.jpeg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/musella-gennaro-quotidianodelsud_net-405x270.jpeg 405w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/musella-gennaro-quotidianodelsud_net-768x511.jpeg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/musella-gennaro-quotidianodelsud_net-696x463.jpeg 696w" sizes="auto, (max-width: 820px) 100vw, 820px" /><figcaption>Gennaro Musella</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando ad essere ucciso è un personaggio delle Istituzioni, le Istituzioni stesse lo ricordano ma, se a cadere sono cittadini comuni, i palazzi restano molto lontani e si rischia di ucciderli due volte</strong> <strong>nella dimenticanza e nella negazione di verità e giustizia</strong>. Ecco che allora nasce per i familiari l’esigenza di mettersi in gioco e il dolore si fa forza e strumento indispensabile di riscatto. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Le vittime di mafia non gridano vendetta ma esigono e meritano giustizia, orfani di un futuro loro rubato con la sopraffazione.</p></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="540" src="https://www.ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adranamusella-gennaromusella.jpeg" alt="" class="wp-image-16508" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adranamusella-gennaromusella.jpeg 720w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adranamusella-gennaromusella-300x225.jpeg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adranamusella-gennaromusella-360x270.jpeg 360w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adranamusella-gennaromusella-696x522.jpeg 696w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>Adriana Musella con Piero Grasso già Presidente del Senato a Reggio Calabria in occasione del 35° anniversario della morte di Gennaro Musella</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La lotta della memoria contro l’oblio rappresenta il riscatto dalla barbarie per non rendere vane tante morti ingiuste e dare un senso a ciò che senso non ha. Il ricordo di alcuni uomini e la loro orrenda fine va trasmesso perché possa trasformarsi in patrimonio comune.&nbsp;<strong>A loro è stata riservata la parte più difficile, quella di morire, a noi resta un compito molto più agevole, diffonderne e tutelarne la memoria per non renderne vano il sacrificio ma trasformarlo in opportunità nella costruzione di una coscienza civile</strong>.</p>
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		<title>«Riina, lei è catturato per mano dei carabinieri»: trent&#8217;anni fa l&#8217;arresto del capo dei capi</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2023/01/riina-lei-e-catturato-per-mano-dei-carabinieri-trentanni-fa-larresto-del-capo-dei-capi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2023 16:26:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[di Virgilio Fagone &#8211; Fonte Il Giornale di Sicilia/ La cattura del boss corleonese Salvatore Riina segnò il primo passo della offensiva dello Stato contro Cosa nostra dopo le stragi del ’92 in cui caddero i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino assieme agli agenti di scorta. Sono passati trent’anni da quel 15 gennaio del 1993, [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">di Virgilio Fagone &#8211; Fonte Il Giornale di Sicilia/</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cattura del boss corleonese Salvatore Riina segnò il primo passo della offensiva dello Stato contro Cosa nostra dopo le stragi del ’92 in cui caddero i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino assieme agli agenti di scorta. Sono passati trent’anni da quel 15 gennaio del 1993, quando i carabinieri intercettarono l’auto del capomafia appena uscita dal residence di via Bernini in cui viveva da tempo con la famiglia e misero le mani sul superlatitante, che era riuscito a sfuggire alla cattura per 24 anni. Riina, seduto sul sedile del passeggero di un’anonima Citroen Zx grigia, guidata da Salvatore Biondino, fu bloccato quando mancava poco alle 8,30 e l’auto aveva appena superato il motel Agip su via Regione Siciliana. <strong>Il capitano Ultimo aprì lo sportello: «Riina, lei è catturato per mano dei carabinieri».</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La cattura di Salvatore Riina si è portata dietro una serie di misteri, a cominciare da quello sulla mancata perquisizione sul covo di via Bernini sino alla cosiddetta <strong>trattativa tra Stato e mafia</strong> <strong>per fare cessare la stagione delle bombe</strong>. Il boss corleonese, che ha trascorso in carcere quasi un quarto di secolo sommerso da decine di ergastoli, è considerato l’artefice di quella sanguinaria stagione del terrore a suon di morti ammazzati e attentati condotta a cominciare dagli anni Settanta, quando i corleonesi presero il dominio di Cosa nostra con una guerra interna ai clan che lasciò sul terreno circa tremila vittime. Un’epoca in cui venne scagliata un’offensiva anche contro magistrati, investigatori, politici e giornalisti, falciati dal piombo mafioso. Molti di questi delitti, messi a segno in un periodo in cui la Sicilia era governata da un perverso accordo di potere politico-affaristico-mafioso, sono ancora avvolti dal mistero riguardo al movente e anche, in alcuni casi, agli esecutori materiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quel 15 gennaio del ’93, alla vigilia dell’insediamento alla guida della Procura del capoluogo di Giancarlo Caselli, Riina fu subito portato nella caserma e i carabinieri gli scattarono una foto sotto il ritratto del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.</strong> Tarchiato, (tanto da essere soprannominato «’u curtu»), infagottato in un abito da contadino con una sciarpa al collo, disse di avere fatto per anni l’agricoltore e sostenne di avere appreso dell’esistenza della mafia solo da giornali e tv. Mai un cedimento, mai un colloquio con i magistrati, un atteggiamento che non ha mutato. Ed ha sempre ostentato un comportamento da irriducibile. Fu lui, secondo l’accusa, a pianificare la stagione delle stragi all’indomani della sentenza definitiva del maxiprocesso, primo storico colpo contro Cosa nostra, decidendo di arrivare alla <strong>«resa dei conti»</strong> nei confronti di tutti coloro che avevano dato assicurazione che, alla fine, sarebbe stato possibile evitare gli ergastoli già inflitti ma anche dei magistrati che avevano incardinato lo storico procedimento con oltre 400 imputati. <strong>Il primo a essere ucciso fu l’esponente Dc Salvo Lima.</strong> Poi a maggio e a luglio vennero piazzate le bombe a Capaci e in via D’Amelio per eliminare Falcone e Borsellino. Azioni terroristiche che provocarono la durissima reazione dello Stato. E pochi mesi dopo l’imprendibile Salvatore Riina finì in trappola.</p>
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		<title>Arresti a Cosenza, Gratteri: per anni la &#8216;ndrangheta comandava il carcere. Gravi omissioni</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2019/06/arresti-a-cosenza-gratteri-per-anni-la-ndrangheta-comandava-il-carcere-gravi-omissioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2019 15:41:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[carcere di cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Gratteri]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Dario Ranieri/ Calabria &#8211; I Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno arrestato due assistenti capo in servizio nel carcere di Cosenza Luigi Frassanito (56 anni) e Giovanni Porco (53) con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, per avere favorito i clan Lanzino-Rua’-Patitucci, Bruni-Zingari e Rango-Zingari. Le indagini sono state coordinate dalla DDA di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_12360" aria-describedby="caption-attachment-12360" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12360" alt="Il Procuratore Nicola Gratteri" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12360" class="wp-caption-text">Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">A cura di Dario Ranieri/</p>
<p style="text-align: justify;">Calabria &#8211; I <strong>Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza</strong> hanno arrestato due assistenti capo in servizio nel carcere di Cosenza<strong> <strong>Luigi Frassanito </strong></strong>(56 anni)<strong><strong> e Giovanni Porco </strong></strong>(53) con l’accusa di <strong>concorso esterno in associazione mafiosa</strong>, per avere favorito i clan Lanzino-Rua’-Patitucci, Bruni-Zingari e Rango-Zingari.</p>
<p style="text-align: justify;">Le indagini sono state coordinate dalla <strong>DDA di Catanzaro</strong> e sono ritenute molto allarmanti per le gravissime omissioni che gli organi preposti al controllo, avrebbero posto in essere. Il <strong>Procuratore Nicola Gratteri  </strong>capo dell&#8217;indagine<strong> </strong>che ha esposto i dettagli alla stampa<strong>, ha lanciato un messaggio importante</strong>: <strong>non abbiamo paura e non guardiamo in faccia nessuno.</strong> Una dichiarazione che solleva l&#8217;animo dei<strong> calabresi onesti</strong> che da decenni nella Città di Cosenza e non solo, subiscono non solo soprusi da parte della &#8216;ndrangheta, ma anche da parte di chi la favorisce, piuttosto che combatterla per dovere d&#8217;ufficio.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa gravissima di questa indagine &#8211; <strong>ha affermato il Procuratore Nicola Gratteri</strong> &#8211; è che si sarebbe dovuta concludere già anni addietro, almeno 5 0 10, addirittura, perché i fatti erano noti da tempo ma nessuno ha mai provveduto lasciando, cosa gravissima, i detenuti condannati per &#8216;ndrangheta nel carcere della stessa Città dal quale dispensavano ordini di ogni tipo e nuovi battesimi di &#8216;nrdangheta, oltre che ricevere alcool e droga dall&#8217;esterno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Procuratore Gratteri ha ringraziato il</strong> <strong>Magistrato Camillo Falvo</strong> per avere saputo ricostruire tutta la vicenda con l&#8217;ausilio del Carabinieri. Sarebbero decine i pentiti di mafia che avrebbero delineato questo andazzo illecito nel carcere di Cosenza. Il Procuratore Nicola Gratteri che oggi con la sua Procura è al centro di importanti indagini che coinvolgono parte del corpo politico regionale che hanno già prodotto numerosi avvisi di garanzia, ha dichiarato “mi auguro che questi arresti servano a costringere chi di dovere, dal direttore del carcere di Cosenza al direttore del Dap, a intervenire per fare un po’ di ordine, quantomeno nell’applicazione dell’ordinamento penitenziario, in modo che – ha concluso il procuratore della Dda di Catanzaro – detenuti di alta sicurezza della stessa area criminale stiano a mille chilometri di distanza gli uni dagli altri e da Cosenza”.</p>
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		<title>‘Ndrangheta, 35 arresti. Il procuratore Gratteri accostato a Falcone in una intercettazione: “Morto che cammina”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2019 15:25:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[“Un morto che cammina”. Per le cosche crotonesi, il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri era come Giovanni Falcone. L’accostamento è esplicito ed emerge dalle intercettazioni registrate dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta “Malapianta” che stamattina ha portato all’arresto di 35 persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, estorsione, usura, porto illegale di armi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_14152" aria-describedby="caption-attachment-14152" style="width: 1300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14152" alt="Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro  Nicola Gratteri" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri.png" width="1300" height="536" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri.png 1300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri-300x123.png 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri-480x197.png 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri-1024x422.png 1024w" sizes="auto, (max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14152" class="wp-caption-text">Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">“Un morto che cammina”. Per le cosche crotonesi, il procuratore della Repubblica di Catanzaro <strong>Nicola Gratteri </strong>era come <strong>Giovanni Falcone.</strong> L’accostamento è esplicito ed emerge dalle intercettazioni registrate dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta “Malapianta” che stamattina ha portato all’arresto di 35 persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, estorsione, usura, porto illegale di armi e intestazione fittizia di beni.</p>
<p style="text-align: justify;">Una “potentissima locale di ‘ndrangheta smantellata” a Crotone dove il boss di San Leonardo di Cutro Alfonso Mannolo e i suoi sodali avevano timore sia del procuratore Gratteri sia delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Chi si pentiva, per i boss faceva una scelta “vergognosa”: <i>“Ha fatto altre dichiarazioni?”</i>. “<i>Dice che sta cantando a ruota libera… così mi hanno detto”. </i>Capicosca e luogotenenti del clan avevano paura di essere arrestati e, nei loro discorsi, commentavano l’operato di Gratteri apostrofandolo con frasi ingiuriose (“Questo è un figlio di p….”). Più inquietanti, invece, le considerazioni di disprezzo in cui il procuratore di Catanzaro è stato accostato a Giovanni Falcone. “Un morto che cammina” è la frase intercettata durante una conversazione che, però, – è scritto nel provvedimento di fermo – non contemplava alcuna concreta progettazione, né tanto meno costituiva prova di una concertazione volta a pianificare un attentato nei confronti del procuratore Gratteri”.</p>
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<div id="viralize-native-p4blbeuhgpo">Il blitz dell’operazione “Malapianta” è scattato stamattina all’alba quando la guardia di finanza ha eseguito un provvedimento di fermo firmato dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Luberto e dai pm Paolo Sirleo, Antonio De Bernardo e Domenico Guarascio. In carcere è finito Alfonso Mannolo, 80 anni, considerato dagli inquirenti “il capo indiscusso dell’omonimo sodalizio mafioso” legato anche alla famiglia dei Grandi Aracri.</div>
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<p style="text-align: justify;">Per gli inquirenti, “la sua caratura criminale – è scritto nel provvedimento di fermo – appare manifesta ben oltre il notorio, quale essere il vero referente del comprensorio di San Leonardo di Cutro. La sua indiscussa carica ‘ndranghetistica ne fa uno dei principali protagonisti della ‘ndrangheta crotonese. Pianifica le estorsioni nei confronti delle diverse strutture turistiche del litorale crotonese, attua il reimpiego dei capitali lucrati dalla consorteria, discute della politica criminale della locale di ndrangheta con gli altri referenti della provincia quali Nicolino Grande Aracri”. Stando all’inchiesta, nonostante i suoi 80 anni, era attivo nel settore dell’usura che curava personalmente implementando la “bacinella” della cosca. Inoltre Alfonso Mannolo si recava “presso i domicili degli imprenditori vessati dalla consorteria spendendo chiaramente la matrice ‘ndranghetistica del sodalizio”. In manette anche i suoi figli, Dante e Remo <wbr />Mannolo di 51 e 47 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Stando a una vecchia informativa finita agli atti del processo “Stige”,  la famiglia Mannolo gestirebbe attualmente una ditta che si occupa della distribuzione del caffe ‘Santos Caffè’ e alcuni distributori di benzina, oggi sequestrati dalla Guardia di finanza. Alcune intercettazioni, inoltre, registrate dalla Dda in recenti inchieste, dimostrerebbero il coinvolgimento della cosca in affari legati alla droga. Per eseguire il provvedimento di fermo sono sono stati impiegati oltre 250 militari delle fiamme gialle di Crotone e dello Scico.</p>
<p style="text-align: justify;">Al Gr1, il procuratore Gratteri ha dichiarato che “alcune famiglie di ‘ndrangheta controllavano il respiro di un intero territorio della provincia di Crotone, l’indagine ne ha svelato i loro interessi. Avevano controllo assoluto sul territorio e chiedevano la tangente a tutti gli operatori turistici di quell’area, sottoponendoli anche a usura; rilevavano tutte le attività commerciali al punto che oggi abbiamo sequestrato diversi distributori di benzina, alberghi, ristoranti e bar. Vendevano cocaina in cinque regioni d’Italia e all’estero”. Il traffico di sostanze stupefacenti (hashish, cocaina ed eroina) era certamente tra i più redditizi per i Mannolo che acquistavano la droga dai clan di Reggio Calabria e Vibo Valentia. A Crotone c’era la base operativa dello spaccio. Nel quartiere di via Acquabona, infatti, la cosca aveva il suo “fortino” dove risiedono centinaia di persone appartenenti al gruppo degli “zingari”. Case abusive e vialetti stretti dove le donne e i bambini venivano utilizzati come vedette per lo spaccio.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo droga e usura. Storicamente attiva nel settore del traffico di sigarette, la “locale” di San Leonardo di Cutro dettava legge anche per quanto riguarda la gestione dei villaggi turisticiattraverso “una costante quanto pesantissima vessazione posta in essere con l’imposizione di proventi estorsivi, di assunzioni di lavoratori vicini alla consorteria ‘ndranghetista nonché di fornitori di beni e servizi anch’essi graditi alle cosche annullando, di fatto, ogni forma di libero mercato e di concorrenza”. Le regole erano chiare: i proprietari delle strutture ricettive dovevano subire l’estorsione di denaro contante per milioni di euro o affidare alla cosca la gestione di manodopera, forniture e manutenzioni: “Un progetto delinquenziale condiviso dalle consorterie operanti nella ‘circoscrizione’ criminale di Cutro” che, nel tempo, sono riuscite a imporre la loro assoluta egemonia in relazione a qualsivoglia aspetto delle attività connesse alla gestione di alberghi e villaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">I sospetti dei pm sono stati riscontrati anche dalle dichiarazioni di alcuni imprenditori come Giovanni Notarianni, titolare della società che gestisce il villaggio “Porto Kaleo”. Fino al 2013 è stato stritolato dalla cosca. Quando ha smesso di pagare, sono iniziate le intimidazioni. Nel 2001 Notarianni fu costretto a pagare 250mila euro “una tantum” ad Alfonso Mannolo che impose anche una “tassa mensile” corrispondente a 2mila euro per i servizi di “sicurezza e guardiania”. Cinque mila euro annui, invece, doveva versarli per le “cure termali” del boss. Con l’operazione “Malapianta”, la Guardia di finanza ha sequestrato beni e società per 30 milioni di euro. Durante la conferenza stampa, il procuratore capo Gratteri che “la ‘locale’ di San Leonardo di Cutro può sembrare piccola, insignificante, e invece già negli anni ’70 Cosa Nostra aveva impiantato in quel territorio una raffineria per la lavorazione e la produzione dell’eroina: questo a conferma della credibilità criminale di questa organizzazione, perché vuol dire che già a quel tempo c’era una struttura ben radicata, al punto da confrontarsi con la Cosa Nostra di quegli anni, che non è quella di oggi ma è quella che dominava gran parte del territorio nazionale e persino negli Stati Uniti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha affermato: “Trentacinque arresti per ‘ndrangheta a Crotone: grazie alle Guardia di Finanza, che ha messo in campo più di 250 uomini. Continua la pulizia, contro clan e delinquenti vari. E presto, col decreto sicurezza bis, avremo nuovi strumenti per combattere scafisti, mafiosi e delinquenti che aggrediscono le forze dell’ordine. Dalle parole ai fatti!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Il Fatto Quotidiano</p>
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		<title>Pecunia non olet, il libro di Alessandro Da Rold: l’evoluzione parallela della mafia e dell’industria italiana della difesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2019 15:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[Questo libro, presentato e distribuito nelle librerie da gennaio 2019, ricostruisce per la prima volta, attraverso documenti inediti e testimonianze dirette, l’evoluzione parallela della mafia e dell’industria italiana della difesa. I due mondi sono entrati spesso in contatto: Cosa Nostra è sempre stata consapevole che le armi rappresentano un settore tra i più appetibili economicamente e rilevanti politicamente. La storia raccontata [&#8230;]]]></description>
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<p><figure id="attachment_13946" aria-describedby="caption-attachment-13946" style="width: 1280px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecunianonolet-libroalessandrodarold.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-13946" alt="pecunianonolet-libroalessandrodarold" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecunianonolet-libroalessandrodarold.jpg" width="1280" height="720" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecunianonolet-libroalessandrodarold.jpg 1280w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecunianonolet-libroalessandrodarold-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecunianonolet-libroalessandrodarold-480x270.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecunianonolet-libroalessandrodarold-1024x576.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13946" class="wp-caption-text">Un momento della presentazione del Libro &#8220;Pecunia non Olet&#8221; con l&#8217;autore Alessandro Da Rold</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Questo libro, presentato e distribuito nelle librerie da gennaio 2019, ricostruisce per la prima volta, attraverso documenti inediti e testimonianze dirette, <strong>l’evoluzione parallela della mafia e dell’industria italiana della difesa</strong>. I due mondi sono entrati spesso in contatto: Cosa Nostra è sempre stata consapevole che le armi rappresentano un settore tra i più appetibili economicamente e rilevanti politicamente. <strong>La storia raccontata da Alessandro Da Rold</strong>, che si apre in un piccolo porto toscano (Talamone in provincia di Grosseto) per chiudersi in un carcere di massima sicurezza lombardo (Opera, a sud di Milano), assume i ritmi di un noir incredibile ma, purtroppo, ben reale. Un noir con due protagonisti, emblematici di due visioni opposte dell’esistenza e del business: la criminalità e la legalità, l’omertà e la trasparenza, il compromesso affaristico senza remore e l’etica professionale senza incertezze. Il primo è <strong>Vito Roberto Palazzolo</strong>, «uno dei soggetti più pericolosi della comunità criminale internazionale». Il secondo è <strong>Francescomaria Tuccillo</strong>, avvocato penalista e manager napoletano, ex direttore della regione Africa Subsahariana per Finmeccanica (oggi Leonardo), a lungo considerata insieme a Eni il fiore all’occhiello dell’industria in Italia. I due si incrociano, forse fortuitamente o forse no, in un albergo di Luanda nel 2009, durante un seminario presieduto da un membro del nostro governo dell’epoca. Questo incontro cambia la vita di entrambi e soprattutto rivela come Finmeccanica abbia nascosto per decenni l’ombra di Cosa nostra, rappresentata dalla presenza discreta, dietro alcuni dei suoi affari più lucrosi, di un latitante condannato per mafia da sentenza definitiva della Cassazione e riconosciuto da Falcone in poi come il tesoriere di Totò Riina e Bernardo Provenzano, le «Belve» di Corleone. <strong>La vicenda africana che vede coinvolti Tuccillo e Palazzolo è soltanto uno dei molti episodi dell’ampio affresco che un magistrato napoletano ha definito come «l’unitario disegno criminoso del gruppo Finmeccanica».</strong></p>
<p><figure id="attachment_13943" aria-describedby="caption-attachment-13943" style="width: 1039px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Francescomaria-Tuccillo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-13943" alt="Francescomaria-Tuccillo - protagonista libro pecunia non olet" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Francescomaria-Tuccillo.jpg" width="1039" height="1166" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Francescomaria-Tuccillo.jpg 1039w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Francescomaria-Tuccillo-267x300.jpg 267w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Francescomaria-Tuccillo-240x270.jpg 240w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Francescomaria-Tuccillo-1024x1149.jpg 1024w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Francescomaria-Tuccillo-300x336.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 1039px) 100vw, 1039px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13943" class="wp-caption-text">Francescomaria Tuccillo,<br />avvocato penalista e Manager napoletano, ex direttore della regione Africa Subsahariana per Finmeccanica</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Un affresco in cui appaiono, in una frenetica successione quasi difficile da seguire, episodi inquietanti  e mai interamente chiariti, dove entrano in gioco non solo la criminalità organizzata ma anche le evoluzioni geopolitiche del pianeta e le relazioni tra gli Stati e i loro servizi di intelligence. Basti citare la celebre «mega-tangente indiana», intorno alla quale le indagini stanno oggi conoscendo nuovi sviluppi: i sospetti che gravano su Finmeccanica non sono probabilmente del tutto estranei all’annosa vicenda dei nostri marò, su cui hanno influito. O ancora un progetto di vendita di fregate italiane al Brasile. La gara, il cui ammontare era di oltre 2,5 miliardi di euro, ha visto Finmeccanica, insieme a un’altra grande azienda di Stato, Fincantieri, battersi contro i francesi e ha toccato da vicino le sorti del terrorista italiano Cesare Battisti, rifugiatosi da tempo nel paese latinoamericano dopo una lunga latitanza in Francia. «L’elemento Battisti – afferma un altro magistrato che conosce molto bene gli intrighi noti e secretati del maggior gruppo nazionale di difesa – si inserisce in maniera molto raffinata nel contesto competitivo.» Sono state e sono molte le procure che hanno cercato di dipanare tale perversa matassa in nome della legge, a cominciare da quelle di Palermo e di Napoli. A Palermo la ricerca del latitante Palazzolo, avviata da Giovanni Falcone e durata quasi trent’anni, è stata considerata una sorta di passaggio di testimone tra il giudice ucciso a Capaci e coloro che ne hanno raccolto i faldoni con una dolorosa determinazione che andava ben oltre il puro senso del dovere. A Napoli è toccato invece l’arduo compito di decrittare quello che si può definire il «metodo Finmeccanica»: pur se affidate nel tempo ad altre sedi per ragioni di competenza territoriale, quasi tutte le inchieste che hanno permesso di comprendere come operava il colosso statale della difesa sono state avviate, con grande acume investigativo, nelle stanze della più grande procura d’Italia, quella del centro direzionale partenopeo. Il libro rende volutamente omaggio al lavoro di questi valorosi magistrati del Sud, che hanno permesso di arrestare Palazzolo e, soprattutto, di fare luce sui troppi ingombranti misteri che hanno marcato la vita civile e industriale italiana per decenni. Molti, moltissimi sono stati e sono coloro – rappresentanti delle istituzioni, giornalisti di parte, opinionisti di ogni specie – che lamentano l’ingerenza delle toghe nel campo della politica e dell’economia. È tuttavia fuor di dubbio che la responsabilità delle inchieste contro le quali la politica si scaglia è da attribuirsi sovente alla politica stessa, sempre impegnata ad auto assolversi in nome di un presunto bene più grande e mai critica nei confronti dei tanti che approfittano del suo lassismo o della sua connivenza. Palazzolo ne è un esempio lampante. Per contro, Tuccillo è l’emblema della «persona per bene», come l’ha definito uno dei suoi capi, non sappiamo se con reale ammirazione o con scettica incredulità.</p>
<p><figure id="attachment_13944" aria-describedby="caption-attachment-13944" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/vito_roberto_palazzolo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-13944" alt="Vito Roberto Palazzolo, " src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/vito_roberto_palazzolo.jpg" width="1024" height="703" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/vito_roberto_palazzolo.jpg 1024w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/vito_roberto_palazzolo-300x205.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/vito_roberto_palazzolo-393x270.jpg 393w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13944" class="wp-caption-text">Vito Roberto Palazzolo, uno dei soggetti più pericolosi della<br />comunità criminale internazionale, uno dei due protagonisti del libro.</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">È stato infatti il solo in Finmeccanica, dove molti sapevano, a denunciare la presenza di un mafioso siciliano latitante in luoghi in cui non sarebbe dovuto essere, a fare cose che non avrebbe dovuto fare. Perché ha parlato? Per ingenuità, per temerarietà o per mania di protagonismo? Nessuna delle tre ipotesi è azzeccata. Tuccillo è un avvocato e un manager esperto, dotato di un pensiero strategico rapido e sottile, ai limiti della freddezza. Ha denunciato Palazzolo e le sue presunte connivenze con il gruppo di cui era parte perché convinto che solo il buon lavoro e la competenza possano generare una prosperità reale e durevole nel tempo. La sua scelta, a lungo meditata, gli è costata un prezzo elevato in termini sia personali sia professionali. Purtroppo, ancora oggi, chi denuncia una colpa viene spesso considerato colpevole, in un’inversione di ruoli tanto assurda quanto generalizzata: colpevole di aver rotto equilibri politici o affaristici oscuri, che servono solo a consolidare gli interessi, la ricchezza e il potere di chi li ha ideati. Certamente non a rafforzare un’impresa, la sua capacità di competere, di creare occupazione, di inventare prodotti nuovi e di affermarsi sui mercati, come l’evoluzione di Finmeccanica prova senza incertezze. A distanza di nove anni dall’incontro di Luanda, il gruppo conserva ancora le profonde cicatrici del «disegno criminoso» di cui è stata per anni teatro. Basti citare qualche numero per provarlo: la sua azione in Borsa vale oggi circa 8 euro, a fronte dei 100 di Airbus, dei 116 di Thales, dei 314 di Boeing, suoi omologhi europei e americani. Gli intrighi di corte che l’hanno percorsa per decenni ne hanno ferito profondamente la competitività, le dimensioni, la cultura gestionale, la lungimiranza strategica, le capacità innovative e la volontà di identificare e promuovere il merito, che di tutto il resto è vettore. Quando ci si illude che la corruzione sia il più rapido strumento di crescita, si investe poco e male in quello che fa crescere davvero. Forse se qualcuno, come Francescomaria Tuccillo, avesse parlato prima e provato a lavorare diversamente l’attuale Leonardo sarebbe più competitiva e il nostro paese nel suo complesso più forte e più prospero. Aveva ben ragione chi temeva, più della cattiveria dei malvagi, il silenzio degli onesti.</p>
<p><figure id="attachment_13947" aria-describedby="caption-attachment-13947" style="width: 803px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecunianonolet.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-13947" alt="Pecunia non Olet, il libro di Alessandro Da Rold" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecunianonolet.jpg" width="803" height="1200" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecunianonolet.jpg 803w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecunianonolet-200x300.jpg 200w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecunianonolet-180x270.jpg 180w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/pecunianonolet-300x448.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 803px) 100vw, 803px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13947" class="wp-caption-text">Pecunia non Olet, il libro di Alessandro Da Rold</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE BREVI SULL&#8217;AUTORE</strong><br />
<strong>Alessandro Da Rold</strong> (Milano, 1980), cronista, scrive di giudiziaria, economia e politica. Ha lavorato per «Il Riformista», «Lettera43», «Linkiesta» e «La Verità». Per anni si è interessato alle vicende della Lega e nel 2012 ha pubblicato un libro, Lega Spa, un’inchiesta sui conti del partito. Segue da vicino le nostre aziende partecipate, in particolare il colosso petrolifero Eni. Ha scritto spesso anche di servizi segreti e di difesa. E’ stato tra i primi a occuparsi del caso  Finmeccanica.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO A MILANO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1143506082488351&amp;id=100004869096630" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://m.facebook.com/story.php?story_fbid%3D1143506082488351%26id%3D100004869096630&amp;source=gmail&amp;ust=1548428088292000&amp;usg=AFQjCNEing1uSNZkrYR7bIWyUC9q2_K0CQ">https://m.facebook.com/story.<wbr />php?story_fbid=<wbr />1143506082488351&amp;id=<wbr />100004869096630</a></p>
<p><figure id="attachment_13945" aria-describedby="caption-attachment-13945" style="width: 1300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/presentazioneamilano-libropecunianonolet.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-13945" alt="presentazioneamilano-libropecunianonolet" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/presentazioneamilano-libropecunianonolet.jpg" width="1300" height="490" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/presentazioneamilano-libropecunianonolet.jpg 1300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/presentazioneamilano-libropecunianonolet-300x113.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/presentazioneamilano-libropecunianonolet-480x180.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/presentazioneamilano-libropecunianonolet-1024x385.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13945" class="wp-caption-text">Presentazione del Libro Pecunia non Olet di Alessandro Da Rold a Milano</figcaption></figure></p>
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		<title>DDA di Catanzaro: indagato Gerardo Mario Oliverio Presidente della Regione Calabria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Dec 2018 17:09:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[inpianti risalita lorica]]></category>
		<category><![CDATA[lande desolate]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[marco oliverio]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Occhiuto]]></category>
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		<category><![CDATA[Nicola Gratteri]]></category>
		<category><![CDATA[Procura di Catanzaro]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Gip distrettuale di Catanzaro ha emesso un provvedimento di obbligo di dimora nel comune di San Giovanni in Fiore per il presidente della Regione Calabria, Gerardo Mario Oliverio, eletto nelle file del Pd. L&#8217;accusa è abuso di ufficio. In un primo momento la stampa locale aveva evidenziato il metodo mafioso, smentito dagli stessi inquirenti. Il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_9522" aria-describedby="caption-attachment-9522" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/MARIO-OLIVERIO1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9522" alt="mario oliverio-regione calabria-nuova giunta" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/MARIO-OLIVERIO1.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/MARIO-OLIVERIO1.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/MARIO-OLIVERIO1-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/MARIO-OLIVERIO1-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9522" class="wp-caption-text">Il Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Il Gip distrettuale di Catanzaro ha emesso un provvedimento di <strong>obbligo di dimora</strong> nel comune di San Giovanni in Fiore per il <strong>presidente della Regione Calabria, Gerardo Mario Oliverio</strong>, eletto nelle file del Pd. L&#8217;accusa è abuso di ufficio. In un primo momento la stampa locale aveva evidenziato il metodo mafioso, smentito dagli stessi inquirenti. Il provvedimento è stato emesso nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione condotta dalla <strong>Guardia di Finanza di Cosenza</strong> in materia di appalti pubblici che prende il nome &#8220;landa desolata&#8221;, parole pronunciate da uno degli indagati per descrivere l&#8217;aeroporto di Scalea che, rispetto a quanto finanziato e previsto dalla classe politica, era, appunto, una &#8220;landa desolata&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La Dda di Catanzaro aveva chiesto <strong>gli arresti domiciliari per Mario Oliveri</strong>o, richiesta non accolta dal Gip <strong>Pietro Carè</strong> che invece ha disposto l&#8217;obbligo di dimora nel comune di residenza &#8211; San Giovanni in Fiore (Cosenza) &#8211; per il Governatore.</p>
<p><figure id="attachment_13888" aria-describedby="caption-attachment-13888" style="width: 735px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Aeroporto-Scalea-Riviera-735x312.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-13888" alt="Aeroporto di Scalea " src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Aeroporto-Scalea-Riviera-735x312.jpg" width="735" height="312" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Aeroporto-Scalea-Riviera-735x312.jpg 735w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Aeroporto-Scalea-Riviera-735x312-300x127.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Aeroporto-Scalea-Riviera-735x312-480x203.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 735px) 100vw, 735px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13888" class="wp-caption-text">Aeroporto di Scalea</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inchiesta sugli appalti pubblici è coordinata dalla <strong>Dda di Catanzaro</strong> riguarda, secondo quanto si è appreso, <strong>due appalti, uno sul Tirreno Cosentino</strong>, ed uno riguardante <strong>un impianto sciistico in Sila</strong>. Nei confronti di alcuni indagati viene ipotizzata anche l&#8217;aggravante dell&#8217;articolo 7 per avere agevolato la <strong>cosca di &#8216;ndrangheta Muto di Cetraro.</strong> Complessivamente le misure emesse dal Gip distrettuale su richiesta della Procura distrettuale antimafia catanzarese al termine delle indagini condotte dal <strong>Nucleo di Polizia economico-finanziaria</strong> diretto dal colonnello <strong>Michele Merulli,</strong> sono 16, due delle quali riguardano l&#8217;ex sindaco di Pedace <strong>Marco Oliverio</strong> (obbligo di dimora) e l&#8217;imprenditore <strong>Giorgio Barbieri, già arrestato</strong> nel febbraio dello scorso anno nell&#8217;ambito di un&#8217;altra inchiesta perché accusato di essere intraneo alla cosca Muto.</p>
<p style="text-align: justify;">LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE MARIO OLIVERIO<br />
&#8220;Di fronte ad accuse infamanti ho deciso di fare lo sciopero della fame. La mia vita e il mio impegno politico e istituzionale sono stati sempre improntati al massimo di trasparenza, di concreta lotta alla criminalità, di onestà e rispettosa gestione della cosa pubblica. I polveroni sono il vero regalo alla mafia. Tra l&#8217;altro l&#8217;opera oggetto della indagine non è stata appaltata nel corso della mia responsabilità alla guida della Regione&#8221;. Lo afferma in una nota il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio. Ma, <strong>a rassicurare la fondatezza</strong> <strong>delle indagini</strong> è il Procuratore della Repubblica di Catanzaro <strong>Nicola Gratteri</strong> che cita sia <strong>intercettazioni ambientali che telefoniche inequivocabili.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">DALL&#8217;INDAGINE &#8220;LANDE DESOLATE&#8221; EMERGE VOLTO DELLA POLITICA DI BASSO LIVELLO<br />
Dall&#8217;ordinanza di applicazione della misura cautelare emergono fatti gravi destinati ad animare il dibattito sul ruolo della politica che, vissuto come descritto delle intercettazioni riportate nell&#8217;ordinanza, che non lasciano spazio ad equivoci, sembrano essere il volto della drammatica involuzione. In modo particolare, come più volte dichiarato dallo stesso <strong>Procuratore Nicola Gratteri</strong>, a proposito della realizzazione della nota <strong>Piazza Bilotti di Cosenza</strong> che si scopre essere realizzata sotto il patrocinio della &#8216;ndrangheta, si evidenziano <strong>&#8220;metodi&#8221;</strong> <strong>di un fare politica</strong> diametralmente opposta all&#8217;immagine che sia Mario Oliverio che Mario Occhiuto promuovono di se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">MARIO OLIVERIO E MARIO OCCHIUTO RACCONTATI NELLE INTERCETTAZIONI DAL DIRETTORE DEI LAVORI DI PIAZZA BILOTTI<br />
Protagonisti sarebbero il Presidente della Regione Calabria <strong>Gerardo Mario Oliverio</strong> e il Sindaco di Cosenza <strong>Mario Occhiuto </strong>(cfr. ordinanza pag. 99 e 100). Il primo, avrebbe chiesto di rallentare i lavori di realizzazione per evitare che ad inaugurarla fosse il Sindaco di Cosenza. <strong>Mario Occhiuto, parimenti,</strong> una volta decaduto dal ruolo di Sindaco di Cosenza e sostituito dal Commissario, avrebbe manifestato lo stesso interesse ma al contrario del Presidente della Regione Oliverio. Il Sindaco Mario Occhiuto, dalle intercettazioni, avrebbe dichiarato <strong>&#8220;non ho più l&#8217;interesse che voi finiate presto&#8221;</strong>. Il tutto, mentre i lavori venivano gestiti dall&#8217;impresa che sarebbe profondamente inquinata dalla &#8216;ndrangheta. A raccontare le malefatte della politica, il direttore dei lavori della nota piazza cosentina che non esita a dire dei politici: <strong>&#8220;sono come delinquenti: ti ricattano&#8221;</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">MASSIMA ATTENZIONE DEI SISTEMI DI SICUREZZA PER NICOLA GRATTERI<br />
Ciò fa credere che le indagini a cura della Procura della Repubblica di Catanzaro coordinate dal <strong>Procuratore Nicola Gratteri,</strong> come egli stesso ha dichiarato, avrà molti sviluppi e molte sorprese. L&#8217;indagine &#8220;Landa desolata&#8221; tocca grandi interessi e a vari livelli. Le intercettazioni mostrano un groviglio di attività nelle quali si intrecciano pericolosamente in Calabria mafia e politica ai massimi livelli. Certamente, va detto, ogni accusa dovrà essere dimostrata all&#8217;interno delle aule di giustizia e tutti sono innocenti fino all&#8217;ultimo grado di giudizio. Ma dalle 180 pagine dell&#8217;ordinanza emerge un gravissimo danno alla società civile,  motivo per cui è <strong>aumentata l&#8217;attenzione per la tutela</strong> della persona <strong>del Procuratore Nicola Gratteri,</strong> oggi posta a serio rischio, visti i livelli politici e mafiosi coinvolti.</p>
<p style="text-align: justify;">SCARICA L&#8217;ORDINANZA<br />
<a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ordinanza-misura-cautelare.pdf">Ordinanza della Misura Cautelare</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi anche</p>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="RhdFAqC7Mn"><p><a href="https://www.corrieredellacalabria.it/regione/item/169153-limpossibile-collaudo-degli-impianti-di-lorica/">L’impossibile collaudo degli impianti di Lorica</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;L’impossibile collaudo degli impianti di Lorica&#8221; &#8212; Corriere della Calabria" src="https://www.corrieredellacalabria.it/regione/item/169153-limpossibile-collaudo-degli-impianti-di-lorica/embed/#?secret=RhdFAqC7Mn" data-secret="RhdFAqC7Mn" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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			</item>
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		<title>Don Ennio Stamile di Libera: Chiesa e Massoneria dialogo «scandaloso»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2017 23:29:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Dalle Regioni]]></category>
		<category><![CDATA[don ennio spamile]]></category>
		<category><![CDATA[Libera]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[massoneria]]></category>
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					<description><![CDATA[Fonte: l&#8217;Avvenire di Calabria/ Un dibattito che si cerca di mantenere vivo da diverso tempo, quello sul rapporto tra Chiesa e massoneria. Da circa quarant’anni, da quando la Congregazione per la dottrina della fede ha emanato la Dichiarazione sulla Massoneria, chiarendo che se bene nel nuovo Codice di Diritto Canonico essa non viene espressamente menzionata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_12763" aria-describedby="caption-attachment-12763" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12763" alt="Don Ennio Stamile" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile.jpg" width="1000" height="679" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile.jpg 1000w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile-300x203.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile-397x270.jpg 397w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12763" class="wp-caption-text">Don Ennio Stamile &#8211; Libera Calabria</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">Fonte: l&#8217;Avvenire di Calabria/</p>
<p style="text-align: justify;">Un dibattito che si cerca di mantenere vivo da diverso tempo, quello sul rapporto tra <strong>Chiesa e massoneria.</strong> Da circa quarant’anni, da quando la Congregazione per la dottrina della fede ha emanato la <strong>Dichiarazione sulla Massoneria</strong>, chiarendo che se bene nel nuovo Codice di Diritto Canonico essa non viene espressamente menzionata come nel Codice anteriore “rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita”.</p>
<p style="text-align: justify;">Veniva ribadita, quindi, a chiare lettere <strong>la scomunica latae sentiae</strong> nei confronti di essa. Nessuna novità se periodicamente vengono riaccesi i riflettori sulla vexata questio. Questa volta, però, il dibattito dal titolo “Chiesa e Massoneria, così vicini e così lontani” organizzato dal GOI a Siracusa ha suscitato molto scalpore, addirittura scandalo in alcuni, per ragioni che francamente non mi sento di condividere. Intanto per l’immagine utilizzata sul manifesto. E’ stato raffigurato un <strong>Cristo con il compasso in mano</strong>, a voler rappresentare che “anche” Cristo per i massoni può essere considerato il Grande architetto dell’universo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ arcinota la strategia della fratellanza massonica tesa ad utilizzare particolari simboli, messaggi ed attività filantropiche per diffondere messaggi che non hanno nulla a che fare con un corretto approccio alla fede cristiana. Per noi Dio non è una sorta di vago noumeno kantiano o G.A.D.U. che possa essere veicolato da tutte le religioni del mondo, purché infinitamente ed indefinitivamente distante dall’uomo. Insomma, una sorta di <strong>neo-arianesimo</strong> sempre latente. Senza dover richiamare alcun “assioma rahneriano”, le nostre verità di fede si fondano su quel volto Unitrinitario di Dio che l’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù ci ha rivelato. Come ci ricorda la stessa <strong>Congregazione per la dottrina della fede</strong>, con la Riflessione ad un anno di distanza dalla Dichiarazione sulla massoneria: <strong>“solo Gesù Cristo è il Maestro della Verità e solo in Lui i cristiani possono trovare la luce e la forza per vivere secondo il disegno di Dio, lavorando al vero bene dei loro fratelli”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo bisogno né di essere massoni, né di maestri, venerabili e non, con tanto di grembiulini colorati! L’altro motivo che ha suscitato scandalo è il fatto che a questo dibattito vi partecipino il v<strong>escovo di Noto Mons. Antonio Staglianò</strong> e <strong>mons. Maurizio. P Aliotti.</strong> Intanto vorrei ricordare che trattasi di due affermati ed apprezzati teologi. Il primo, mi sento di conoscerlo molto bene essendo stato mio docente di teologia sistematica. Per usare una metafora calcistica un autentico <strong>“autogol”</strong> per chi lo ha invitato.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi numerosi testi e le sue lezioni mi hanno fatto gustare la <strong>bellezza e la profondità della fede cristiana.</strong> Al di là dei risibili tentativi di strumentalizzazione, a questi dibattiti debbono partecipare persone in grado di motivare anche teologicamente le ragioni di questa inconciliabile lontananza. Troppa la superficialità (a volte ahi noi anche l’ignoranza) che serpeggia indisturbata in molti ambienti anche ecclesiali sul rapporto Chiesa-massoneria. Infine, vorrei richiamare non solo l’importanza di quel <strong>fides quaerens intellectum</strong> (e viceversa), tanto dimenticato anch’esso soprattutto nella prassi omiletica, ma anche quell’invito al dialogo con tutti &#8211; nessuno escluso quindi &#8211; che <strong>Papa Francesco</strong> ha sin da subito intrapreso ed indicato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho l’impressione che spesso si ha paura di dialogare quasi con il timore di perdere la propria identità. Il dialogo rimane l’unica strada da percorre, affinché, nonostante le differenze, si decidono percorsi autentici di servizio al bene comune, all’impegno responsabile per la giustizia sociale. Perché scompaiano finalmente quelle sorti di “lobby di potere” tutte incentrate non solo alla ricerca ed alla custodia di esso con i soliti <strong>intrecci politico-mafiosi</strong>, ma a creare logiche di appartenenza a scapito di meriti e competenze delle quali nessuno, neanche la Chiesa in alcune sue realtà, può dirsi estraneo.</p>
<p style="text-align: justify;">http://www.avveniredicalabria.it</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Morire di Maggio&#8230;.ci vuole tanto&#8230;troppo coraggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2017 21:56:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[adriana musella]]></category>
		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[gennaro musella]]></category>
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					<description><![CDATA[Di Fabio Gallo/ Se potessimo scegliere come morire, morire da leoni o da pecore, da infami o da eroi, da santi o da maledetti, cosa scegliremo? O decidere prima ancora di nascere come vivere: da leoni o da pecore, da infami o da eroi, da maledetti o da santi? Credo che sia desiderio di tutti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/gennaromusella-3maggio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-12256" alt="3 Maggio in ricordo di Gennaro Musella" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/gennaromusella-3maggio.jpg" width="1000" height="750" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/gennaromusella-3maggio.jpg 1000w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/gennaromusella-3maggio-300x225.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/gennaromusella-3maggio-360x270.jpg 360w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><br />
Di Fabio Gallo/</p>
<p style="text-align: justify;">Se potessimo scegliere come morire, morire da leoni o da pecore, da infami o da eroi, da santi o da maledetti, cosa scegliremo? O decidere prima ancora di nascere come vivere: da leoni o da pecore, da infami o da eroi, da maledetti o da santi? Credo che sia desiderio di tutti vivere da persone normali, in pace, portando sulla scena della vita &#8211; come la chiama San Paolo &#8211; se stessi con i propri sogni.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, capita che la normalità fatta di cose semplici che si intrecciano con l&#8217;amicizia, la speranza, l&#8217;amore &#8211; d&#8217;un tratto &#8211; non debba più essere tale perché qualcuno, un infame senza patria e senza onore, decide che devi morire, che tu non devi esistere più.</p>
<p style="text-align: justify;">Così è capitato a molti, troppi. E nulla è cambiato!</p>
<p style="text-align: justify;">E si muore due volte quando ti ammazzano nel mese in cui il profumo delle ginestre è così intenso da sfidare la morte e uscirne sconfitto anch&#8217;esso. E&#8217; così che il meraviglioso profumo di Ginestra può identificare una strage, tutte le stragi e gli omicidi di Maggio, ma anche tutti gli inganni, tradimenti e traditori, fino a non rendere più distinguibile il bene dal male, lo Stato dall&#8217;antistato. E&#8217; così che, ogni volta che un innocente viene perseguitato o ucciso, il persecutore o l&#8217;assassino, entrano nel quartiere dei senza Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">E già, così recita l&#8217;anatema, del <strong>Santo Padre, di Pietro Discepolo</strong>, che nella spianata si Sibari ha chiarito: <strong>scomunica per gli operatori del male.</strong> Non solo per chi è certificato dalla Giustizia, ma anche per chi eticamente, moralmente compie il male ad altro essere umano. <strong>Qui termina l&#8217;inganno della dialettica e anche quella dei Giudici iniqui</strong> e scopriamo che bisogna scegliere da quale parte stare per subirne in ogni caso le conseguenze. Sarebbe assai imprudente, dopo avere appreso di vite vittoriose come quella di <strong>Francesco e Chiara di Assisi, Caterina da Siena, Teresa D&#8217;Avila, Giovanni della Croce, Antonio da Padova, Padre Pio, Francesco di Paola</strong> e di centinaia di altri testimoni, che la vita termini senza applauso o condanna eterni.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi desidero ricordare la storia di <strong>Gennaro Musella</strong>, uno per tutti, perché tutti possano <strong>rispettare la morte e le sue conseguenze</strong> che sono sempre ingiuste come la morte stessa. Perché quando si muore ammazzati non si è mai soli a morire ma si muore in tanti, a partire dai propri cari. E desidero dare voce alla figlia di Gennaro Musella, ad Adriana Musella, &#8220;D&#8221;onna speciale, anche perché a decidere se popolare il quartiere senza Cristo è anche chi abbandona chi in un momento della vita può essere in difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">ADRIANA MUSELLA CI RACCONTA QUEL GIORNO DI MAGGIO</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Maggio, mese della rinascita, per eccellenza, racchiude una contraddizione intrinseca, riportando alla mente quasi in ogni suo giorno un tragico eccidio. Tante le vittime ad opera di mafia e terrorismo: nomi comuni e altisonanti, cittadini comuni e uomini delle Istituzioni, dalla strage di <strong>Portella della Ginestra</strong> a quella di <strong>Brescia</strong>, da <strong>Capaci a via D&#8217;Amelio</strong>, <strong>Scaglione Calabresi, Musella, Basile, Impastato, Congiusta</strong> fino alle piccole <strong>Simonetta Lamberti e Mariangela Ansalone</strong> . Per loro e per tutte le vittime della violenza criminale il fiore della resistenza:<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono trascorsi 35 anni da quel mattino di Maggio&#8230;..; proprio quando pensi che la vita stia scorrendo senza dolori, ecco che la brezza diventa tempesta e, quella tempesta, d&#8217;improvviso, arriva come una furia maledetta, devastatrice, una furia che non conosce clemenza ma solo distruzione. Fino ad allora, di mafia avevo solo sentito parlare, una storia come altre da leggere o un film da vedere. Come spesso avviene, sentivo il problema non mio, ma lontano, estraneo alla mia vita. Quel giorno fummo chiamati alla realtà e il problema rivoluzionò le nostre esistenze, mandando in frantumi il corpo di un uomo, i suoi e i nostri sogni, per sempre&#8230;.. &#8230;..</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Era una splendida e calda giornata di sole quel 3 maggio del 1982.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Gennaro Musella, alle 8,20,scese come al solito di casa, solo per un fortuito caso, senza la compagnia del caro nipotino Saverio,mio figlio, che ogni mattina era solito accompagnare a scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno dopo, avremmo dovuto felicemente festeggiare il suo compleanno, ma non avevamo fatto i conti con il destino crudele.</p>
<p style="text-align: justify;">Pochi metri, l’apertura della portiera, la messa in moto, il boato assordante .</p>
<p style="text-align: justify;">La città tremò come scossa da un terremoto : mio padre veniva disintegrato da una potentissima carica di tritolo posizionata sotto il sedile di guida.</p>
<p style="text-align: justify;">Il buio pesto, livide fiamme di fuoco, l’auto si accartocciò su se stessa,volando in aria per poi tornare al suolo, mentre l’urlo straziante della gente in strada si alzava in cielo, come grido lacerante di dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Sull’asfalto si formò una voragine che ancora oggi, quando piove molto, riaffiora.</p>
<p style="text-align: justify;">Una colonna di fumo nero, fitto, saliva verso il cielo, circondando gli edifici, mentre del corpo dilaniato e sventrato dell’uomo, non esisteva più nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi occhi spalancati sembravano essere quasi increduli.</p>
<p style="text-align: justify;">Di lui rimase solo un tronco monco; il cervello spappolato fu trovato appiccicato sul muro di un edificio della via antistante,una mano raccolta sull’asfalto. Per uno strano scherzo del destino, un&#8217;agenda, rimasta a terra macchiata di sangue, unica superstite nella totale devastazione, indicava la data dell&#8217;8 maggio 1982, per la nuova gara d&#8217; appalto del porto di Bagnara Calabra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Moriva così mio padre, Gennaro Musella, moriva in una terra non sua ma che aveva imparato ad amare</strong> e di cui s&#8217;era innamorato,sognando di creare una seconda Positano in terra di Calabria. Ma il suo sogno fu disintegrato con lui e il suo sorriso spento .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo appena due giorni, avrebbe compiuto 57 anni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In un attimo di follia, la distruzione di un corpo, di una vita, di una famiglia che non è mai stata più la stessa è che da ieri ad oggi non ha smesso mai di pagare le conseguenze di quella tragedia che ci ha timbrato a fuoco la vita è che ci portiamo dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora oggi non riesco a spiegarmi il perché di tanta barbarie e ancora oggi non riesco a non essere emotivamente coinvolta nel ricordo.</p>
<p style="text-align: justify;">Mio padre non era un eroe ma una persona semplice e buona che ha pagato a caro prezzo la sua ribellione alla prepotenza e alla sopraffazione mafiosa, nel difendere dignità e libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho trascorso la mia vita nella testimonianza quotidiana al fine di trasmetterne memoria e ricordarlo alle coscienze della gente. Non so se ci sono riuscita ma certamente so di aver fatto tutto quello che potevo&#8230;&#8230;bene o male, poco o molto, ma assolvendo al mio dovere di figlia e di cittadina&#8230;Quando ad essere ucciso è un personaggio delle Istituzioni, le Istituzioni stesse lo ricordano ma, se a cadere sono cittadini comuni, i palazzi restano molto lontani e si rischia di ucciderli due volte nella dimenticanza e nella negazione di verità&#8217; e giustizia&#8230;..Ecco che allora nasce per i familiari l&#8217;esigenza di mettersi in gioco e il dolore si fa forza e strumento indispensabile di riscatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le vittime di mafia non gridano vendetta ma esigono e meritano giustizia, orfani di un futuro loro rubato con la sopraffazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;antica Roma, per i condannati per fatti gravissimi, v&#8217;era la &#8221; damnatio memoriae &#8220;, l&#8217;oblio forzato, l&#8217;eliminazione d&#8217;ogni traccia che potesse mantenerne il ricordo.</p>
<p style="text-align: justify;">La lotta della memoria contro l&#8217;oblio rappresenta il riscatto dalla barbarie per non rendere vane tante morti ingiuste e dare un senso a ciò&#8217; che senso non ha. Il ricordo di alcuni uomini e la loro orrenda fine va trasmesso perché possa trasformarsi in patrimonio comune. A loro è&#8217; stata riservata la parte più difficile, quella di morire, a noi resta un compito molto più&#8217; agevole, diffonderne e tutelarne la memoria per non renderne vano il sacrificio ma trasformarlo in opportunità nella costruzione di una coscienza civile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Il Procuratore De Raho su Locri: sappiamo chi siete. Vi stiamo seguendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 10:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[ndrangheta]]></category>
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					<description><![CDATA[Di Fabio Gallo/direttore editoriale/ Inutile fare finta di niente, è inutile imbrattare le pareti dell&#8217;episcopio di Locri con scritte che credono di poter dire qualcosa di sensato. I mafiosi rubano, commettono crimini e trovano la loro sponda solo tra la gente ignorante e incapace di compiere il benché minimo sacrificio per ottenere il necessario per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_12075" aria-describedby="caption-attachment-12075" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sergio-mattarella6.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12075" alt="Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sergio-mattarella6.jpg" width="1000" height="652" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sergio-mattarella6.jpg 1000w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sergio-mattarella6-300x195.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sergio-mattarella6-414x270.jpg 414w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12075" class="wp-caption-text">Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">Di Fabio Gallo/direttore editoriale/</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile fare finta di niente, è inutile imbrattare le pareti dell&#8217;episcopio di Locri con scritte che credono di poter dire qualcosa di sensato. I mafiosi rubano, commettono crimini e trovano la loro sponda solo tra la gente ignorante e incapace di compiere il benché minimo sacrificio per ottenere il necessario per vivere. Ma c&#8217;è di più, e a dirlo è direttamente il <strong>Presidente della Repubblica Sergio Mattarella</strong> in quella giornata storica del 19 Marzo a Locri: &#8220;I mafiosi non hanno senso dell&#8217;onore o del coraggio. I loro sicari colpiscono con viltà persone inermi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;elenco delle vittime, ha detto Mattarella, &#8220;vi sono sindacalisti, che lottavano per i diritti dei lavoratori e dei contadini. Vi sono numerosissimi appartenenti alle forze dell&#8217;ordine e alla magistratura, che combattevano la criminalità organizzata con coraggio e capacità. Vi sono giornalisti, medici, avvocati, imprenditori, commercianti, funzionari pubblici che non si sono piegati alla sopraffazione e hanno rifiutato l&#8217;omertà. Vi sono uomini politici e amministratori onesti, che guardavano soltanto all&#8217;interesse della loro gente. Vi sono animatori culturali, esponenti del volontariato, sacerdoti, caduti perché diffondevano parole di legalità, di non violenza, di riscatto, di resistenza, di perdono. Vi sono le vittime di faide e di vendette trasversali. Trucidate per una parentela o un&#8217;amicizia. Vi sono persone inconsapevoli: uccise perché si trovavano nel posto sbagliato, per uno scambio di persona, perché avevano visto cose che si volevano tener nascoste&#8221;. &#8220;Sono centinaia e centinaia di uomini, donne e bambini. Sì, tante donne e tanti bambini&#8221; ha concluso Mattarella.</p>
<p><figure id="attachment_12080" aria-describedby="caption-attachment-12080" style="width: 918px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri-cafiero-de-raho.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12080" alt="I Procuratori Nicola Gratteri e Federico Cafiero De Raho - Foto: rete" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri-cafiero-de-raho.jpg" width="918" height="580" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri-cafiero-de-raho.jpg 918w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri-cafiero-de-raho-300x189.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri-cafiero-de-raho-427x270.jpg 427w" sizes="auto, (max-width: 918px) 100vw, 918px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12080" class="wp-caption-text">I Procuratori Nicola Gratteri e Federico Cafiero De Raho &#8211; Foto: rete</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI REGGIO CALABRIA FEDERICO CAFIERO DE RAHO<br />
E dopo alcune ore reagisce l&#8217;Antimafia calabrese. E&#8217; il <strong>Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria</strong> che risponde in maniera molto dura: &#8220;Questo dimostra ancora una volta che la &#8216;ndrangheta vuole prenderci in giro. Sono i mafiosi a rubare i posti di lavoro&#8221;. Minacce prese molto sul serio. Il procuratore ha preso in mano lui stesso l&#8217;indagine, confermando, come pieno sostegno a<strong> don Ciotti e al vescovo Oliva</strong>, la sua presenza domani a Locri in occasione della Giornata della memoria e dell&#8217;impegno promossa da Libera con la piena adesione dei vescovi calabresi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Procuratore Cafiero De Raho</strong> continua e li accusa senza mezzi termini: &#8220;le imprese fuggono perché la &#8216;ndrangheta intimidisce, pretende la solita tangente. Proprio la scorsa settimana un&#8217;impresa non calabrese che lavorava all&#8217;archivio della Corte d&#8217;appello, ha abbandonato tutto ed è fuggita per le intimidazioni. Non sono gli sbirri o lo Stato ma la &#8216;ndrangheta a rubare lavoro e futuro a questa terra. I calabresi lo sanno ma ancora si lasciano abbindolare e tollerano queste scritte. Questo mi fa arrabbiare moltissimo. E poi si capisce perché alcuni politici e amministratori finiscono coinvolti nelle indagini, perché sono la cassa di risonanza degli interessi della &#8216;ndrangheta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine un messaggio chiaro alla &#8216;ndrangheta. <strong>&#8220;Noi siamo molto attenti. I mafiosi devono sapere che li stiamo seguendo, li abbiamo identificati quando si sono avvicinati alle iniziative di questi giorni, sappiamo chi sono e cosa fanno&#8221;.</strong></p>
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