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	<title>livelli essenziali assistenza &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>LEA – Livelli Essenziali di Assistenza. Perché le regioni italiane non sono tutte uguali.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 10:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dalle Regioni]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura di Angelo Falcone &#8211; Delegato alla Salute Movimento NOI/ C&#8217;è un&#8217;elite che in Italia costituisce un&#8217;eccezione pur dovendo sulla carta rappresentare la regola. Dopodiché, la qualità dell&#8217;assistenza sanitaria di base fornita dalle Regioni italiane è suddivisa in tre tronconi, separati da altrettante nette fratture. Sia in termini di prevenzione che di cura, chi abita [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_4253" aria-describedby="caption-attachment-4253" style="width: 1700px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://noimagazine.it/wp-content/uploads/2020/07/angelo-falcone-movimento-noi2.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-4253" alt="Angelo Falcone - Responsabile settore Salute del Movimento NOI" src="http://noimagazine.it/wp-content/uploads/2020/07/angelo-falcone-movimento-noi2.jpg" width="1700" height="1047" /></a><figcaption id="caption-attachment-4253" class="wp-caption-text">Angelo Falcone &#8211; Responsabile settore Salute del Movimento NOI</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">a cura di <strong>Angelo Falcone</strong> &#8211; Delegato alla Salute Movimento NOI/</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un&#8217;elite che in Italia costituisce un&#8217;eccezione pur dovendo sulla carta rappresentare la regola. Dopodiché, la <strong>qualità dell&#8217;assistenza sanitaria</strong> <strong>di base</strong> fornita dalle Regioni italiane <strong>è suddivisa in tre tronconi,</strong> separati da altrettante nette fratture. Sia in termini di prevenzione che di cura, chi abita nelle aree del Centro e del Nord della Penisola, può contare spesso su quelle tutele che il servizio sanitario nazionale dovrebbe garantire ovunque. Cosa che invece non accade ai <strong>14 milioni di italiani</strong> che risiedono <strong>dall&#8217;Abruzzo alla Sicilia</strong> che, costantemente, <strong>vengono trattati come cittadini di seconda fascia</strong>. E, in molti casi, devono rinunciare a servizi e prestazioni di base. Inevitabile che, a fronte di un simile scenario, la mobilità sanitaria lungo la Penisola non accenni ad arrestarsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://noimagazine.it/wp-content/uploads/2020/07/lea.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-4254" alt="" src="http://noimagazine.it/wp-content/uploads/2020/07/lea.jpg" width="900" height="450" /></a>Il monitoraggio dei <strong>Livelli Essenziali di Assistenza</strong> (Lea) fotografa un Paese che marcia, almeno, a tre velocità. Le prestazioni e i servizi di cui parliamo, sono quelli che il <strong>Servizio Sanitario Nazionale</strong> deve, o dovrebbe fornire a tutti i cittadini gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione, il tanto vituperato ticket. Questi servizi, garantiti dal gettito fiscale, dovrebbero essere il fulcro dell&#8217;assistenza sanitaria italiana. E la loro valutazione, in seguito all&#8217;introduzione del federalismo in sanità, è il principale indicatore dell&#8217;efficienza dei singoli servizi sanitari regionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://noimagazine.it/wp-content/uploads/2020/07/soldistatolea.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-4255" alt="Stato Regioni Lea" src="http://noimagazine.it/wp-content/uploads/2020/07/soldistatolea.jpg" width="1200" height="600" /></a>Ma, spesso, questa valutazione si basa su rilevazioni affidate alle autocertificazioni regionali e con soglie invariate dal 2015. Per cui, <strong>basarsi sui Lea, non è più uno strumento adeguato per verificare la reale erogazione delle prestazioni sanitarie</strong> e la loro effettiva esigibilità da parte dei cittadini. Detto ciò, considerando l&#8217;assenza di strumenti più efficaci, ed utilizzando i dati disponibili, veniamo a sapere che <strong>il 26.3% delle risorse assegnate dallo Stato alle Regioni tra il 2010 e il 2018 non ha prodotto servizi per i cittadini.</strong> Di fatto, un quarto dei soldi che avrebbero dovuto essere spesi per aiutare cittadini in difficoltà, sono andati in fumo senza lasciare tracce.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://noimagazine.it/wp-content/uploads/2020/07/mobilitasanitaria.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-4256" alt="Mobilità Sanitaria" src="http://noimagazine.it/wp-content/uploads/2020/07/mobilitasanitaria.jpg" width="1122" height="561" /></a>Ci sono almeno <strong>due conseguenze</strong> che scaturiscono da un&#8217;erogazione ridotta dei Livelli Essenziali di Assistenza: <strong>l&#8217;aumento della mobilità sanitaria e l&#8217;impatto sulle prospettive di vita</strong>. Per far fronte alle inadempienze delle proprie Regioni, nel 2018 quasi un milione di italiani si sono allontanati da casa per sottoporsi a esami diagnostici, interventi chirurgici o altre terapie. I cittadini sono partiti dal Mezzogiorno per curarsi, in linea di massima, dalla Emilia &#8211; Romagna in su. Scegliendo di farlo o, peggio ancora, trovandosi obbligati, in assenza di soluzioni affidabili e tempestive a pochi chilometri dalla propria residenza. Ancora più rilevante è l&#8217;impatto che le disuguaglianze nell&#8217;offerta sanitaria generano in termini di prospettive di vita. Come dimostrano le <strong>statistiche dell&#8217;Istat</strong>, un cittadino calabrese corre il rischio di vivere mediamente 18 anni in meno in buona salute rispetto a un coetaneo altoatesino. <strong>Per spostarsi</strong>, d&#8217;altra parte, <strong>c&#8217;è bisogno di danaro</strong>. E <strong>chi non ne ha a sufficienza, finisce per evitare di curarsi</strong>: sorte che in ogni anno riguarderebbe all&#8217;incirca 4 milioni di italiani. A tutti gli effetti, <strong>Italiani di serie C</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte NOI Magazine</p>
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