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	<title>lettere &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Lettera di ergastolano ostativo al Presidente della Repubblica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 18:07:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-2386" title="carcere" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/carcere.jpg" alt="" width="495" height="278" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/carcere.jpg 495w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/carcere-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/carcere-480x270.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/carcere-469x263.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/carcere-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></p>
<p>Pubblichiamo questo comunicato perché può capitare a tutti, oggi, di entrare e dovere risiedere in una patria galera. E chi redige l&#8217;introduzione a questo articolo ha vissuto tra mille anche questa funesta e inspiegabile esperienza. Provo molto dolore, come immagino <strong>Rita Bernardini</strong>, a rimbalzare questo comunicato stampa. Ma prima di farlo scorrere integralmente vorri dire al <strong>Presidente della Repubblica Italiana</strong> che, probabilmente, <strong>oltre l&#8217;ergastolo e la pena di morte vi possa esse la condanna a vivere onestamente e civilmente</strong>.<br />
Perché non proviamo a immaginare un sistema ove il condannato a morte possa pagare il suo debito con la vita, producendo per la società civile e ricavandone da essa la stima e l&#8217;apprezzamento finale?<br />
Forse, Signor Presidente, potremmo produrre un esempio di reinvestimento di tanti errori a favore di un progetto che, fermo rimanendo la reclusione, la renda utile alla Società. Non è una richiesta tesa ad allargare le sbarre per chi ha sbagliato ma, ad allargare la visuale delle opportunità che a Uomini e Donne possono darsi sempre per esprimere il desiderio di morire in modo rinnovato e utile. Nel 2012.  Fabio Gallo</p>
<p>Roma, 10 luglio 2011<br />
<strong>Egregio Presidente</strong>, caro <strong>Giorgio Napolitano</strong>,<br />
nella giornata di ieri ho effettuato una visita di sindacato ispettivo alla casa di reclusione di Spoleto dove ho incontrato decine di ergastolani, fra i quali il <strong>dott. Carmelo Musumeci</strong> che mi ha chiesto di consegnarLe una lettera sottoscritta da “gli ergastolani in lotta per la vita”.<br />
Come potrà constatare, si tratta di parole tristi di chi non ha più speranza. Pur avendomela consegnata ieri, l’ho letta solo oggi  e devo dire che non condivido affatto alcune espressioni a Lei rivolte, come quella nella quale gli ergastolani invocano il Suo aiuto a morire. Ma io non sono al loro posto ed è per questo che ho deciso di consegnarglieLa lo stesso. D’altra parte, il dramma di cui sono portatori è immenso. Infatti, la nostra legislazione non solo prevede la pena dell’ergastolo &#8211; che, a mio avviso, è nettamente in contrasto con l’art. 27 della nostra Costituzione tanto che, assieme ai miei colleghi radicali, ho presentato una proposta di legge di abrogazione &#8211; ma addirittura l’ergastolo “ostativo”, cioè una pena che effettivamente non finisce mai e che non dà diritto ad alcun beneficio, anche se il condannato assuma per decenni un comportamento irreprensibile, improntato alla ricerca del bene e della crescita umana di sé e degli altri. Voglia scusarmi, Signor Presidente, anche perché – in questo caso – il messaggero, quale io sono in questo momento, “porta pena” e che pena!<br />
Nell’augurarLe ogni bene, le porgo i miei più sinceri e deferenti saluti.<br />
<strong>Rita Bernardini</strong></p>
<p><strong>Signor Presidente della Repubblica</strong>,<br />
ci sono delle sere che il pensiero che possiamo rimanere in carcere per tutta la vita non ci fa dormire.<br />
E la speranza è un’arma pericolosa.<br />
Si può ritorcere contro di noi.<br />
Se però avessimo un fine pena…<br />
Se sapessimo il giorno, il mese e l’anno che potessimo uscire…<br />
Forse riusciremo a essere delle persone migliori…<br />
Forse riusciremo a essere delle persone più buone…<br />
Forse riusciremo a essere delle persone più umane…<br />
Forse riusciremo a non essere più delle belve chiuse in gabbia.<br />
<strong>Signor Presidente della Repubblica,<br />
</strong>noi “uomini ombra” non possiamo avere un futuro migliore, perché noi non abbiamo più nessun futuro.<br />
E per lo Stato noi non esistiamo, siamo come dei morti.<br />
Siamo solo come carne viva immagazzinata ad una cella a morire.<br />
Eppure a volte, quando ci dimentichiamo di essere delle belve, noi ci sentiamo ancora vivi.<br />
E questo è il dolore più grande per degli uomini condannati ad essere morti.<br />
A che serve essere vivi se non abbiamo nessuna possibilità di vivere?<br />
Se non sappiamo quando finisce la nostra pena?<br />
Se siamo destinati a essere colpevoli e cattivi per sempre?<br />
<strong>Signor Presidente della Repubblica,<br />
</strong>molti di noi si sono già uccisi da soli, l’ultimo proprio in questo carcere il mese scorso, altri non riescono ad uccidersi da soli, ci aiuti a farlo Lei.<br />
E come abbiamo fatto anni fa, Le chiediamo di nuovo di tramutare la pena dell’ergastolo in pena di morte.<br />
Gli ergastolani in lotta per la vita del carcere di Spoleto</p>
<p>Luglio 2011<br />
<strong>Carmelo Musumeci</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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