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	<title>la repubblica &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>I &#8220;Predatori del Turismo Italiano&#8221; e i Paladini che formano alla resistenza.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2015 19:43:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[alumni bocconi]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Fabio Gallo /IL PARLAMENTARE.IT/ Roma &#8211; Se proprio vogliamo parlare della gestione dell&#8217;immenso Patrimonio Culturale Italiano e dell&#8217;incapacità di strutturarlo perché esso diventi la vera mecca dell&#8217;economia italiana, dobbiamo analizzare almeno due fattori: il primo, relativo all&#8217;incapacità della politica italiana di comprendere per tempo il potere della rete; il Secondo, la perdita di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9694" aria-describedby="caption-attachment-9694" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/turismo-italia-fabiogallo.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-9694" alt="turismo-italia-fabio gallo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/turismo-italia-fabiogallo.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/turismo-italia-fabiogallo.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/turismo-italia-fabiogallo-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/turismo-italia-fabiogallo-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9694" class="wp-caption-text">Il saccheggio del Turismo in Italia</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura di Fabio Gallo /IL PARLAMENTARE.IT/</p>
<p style="text-align: justify;">Roma &#8211; Se proprio vogliamo parlare della <strong>gestione dell&#8217;immenso Patrimonio Culturale Italiano</strong> e dell&#8217;incapacità di strutturarlo perché esso diventi la vera mecca dell&#8217;economia italiana, dobbiamo analizzare almeno <strong>due fattori: </strong>il primo, relativo all&#8217;<strong>incapacità della politica italiana</strong> di comprendere per tempo il <strong>potere della rete</strong>; il Secondo, la <strong>perdita di memoria</strong> da parte dei cittadini italiani, dovuta allo spopolamento delle migliori intelligenze, in modo particolare dal Mezzogiorno d&#8217;Italia ove si concentra una imponente quantità di <strong>storia plurimillenaria </strong>che costituisce il vero grande valore del Territorio se speso con intelligenza moderna e connettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Entrambe le questioni sono gravi, anzi, gravissime, poiché costituiscono il motivo per cui l&#8217;<strong>Italia sta perdendo quotidianamente enormi flussi di economia</strong> che potrebbero arrivare nelle tasche degli Italiani e in quelle dello Stato se solo, con umiltà, la politica riuscisse ad applicare l&#8217;intelligenza degli esperti di gestione della conoscenza, disciplina, quest&#8217;ultima, amplificatasi nel suo utilizzo con l&#8217;avvento della Rete (Internet). Di fatto la gestione di massa dei flussi turistici, così come di tutti i servizi legati alla gestione informatica, anche nel settore FOOD e non solo, non entrano nelle casse italiane.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ITALIA E L&#8217;INCAPACITA&#8217; DI GESTIRE IL MADE IN ITALY</strong><br />
Un solo esempio pratico per aiutare il lettore: ogni giorno in Italia <strong>rinunciamo alle royalty provenineti dalle prenotazioni alberghiere</strong> che vengono effettuate tramite i motori di ricerca per lo più esteri. E così per tutto quanto viene veicolato dalla rete gestita, come ben sappiamo, da Google, Yahoo, Bing e altri motori di ricerca che altro non sono che società che gestiscono dati a pagamento. Se paghi sei primo in prima pagina altrimenti rischi di non esistere. Siamo dunque gestiti da un mostro che manipola ogni cosa che ci appartiene e ne trae un vantaggio in termini di economia pura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NE HO PARLATO AGLI ALUMNI BOCCONI: LA SOLUZIONE C&#8217;E&#8217;</strong><br />
Ma la soluzione c&#8217;è e prima che in altre conferenze, ne ho parlato facendo carico sulla mia esperienza nel settore della gestione della conoscenza, nella Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali insieme a <strong>Derrick de Kerckhove</strong>, direttore del <strong>McLuhan Program in Culture &amp; Technology dell&#8217;Università di Toronto</strong>, insieme al quale abbiamo tenuto banco annunciando ciò che sarebbe accaduto, esattamente come poi è accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Già in questa sede ho dimostrato come il magnetismo generato dall&#8217;aggregazione di interessi comuni gestiti da un &#8220;collo di bottiglia&#8221; intelligente in grado di gestire il <strong>Made in Italy</strong> sarebbe stato in grado di dialogare con l&#8217;esterno e generare nuove economie. E ciò fu detto nel corso della stessa relazione in cui annunciai che Google sarebbe stato superato da Facebook (all&#8217;epoca impensabile).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA POLITICA NON ASCOLTA LE INTELLIGENZE ITALIANE</strong><br />
La domanda è: ma se abbiamo queste menti da veri visionari, come mai non le ascoltiamo?  Dunque il terzo problema in Italia è l&#8217;incapacità di <strong>ascoltare le intelligenze</strong> che hanno soluzioni. Si parla di decine e decine di miliardi di euro cui l&#8217;Italia rinuncia annualmente solo perché non riesce a rinunciare alla tentazione di appropriarsi di idee, programmi e progetti di Giovani competenti e capaci, saccheggiarli e realizzarli male.  Il paradosso? E&#8217; che a fare la fortuna delle multinazionali estere sono proprio quelle intelligenze italiane costrette a migrare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OGGI NEL CIBO SANO IL FUTURO DELLE NAZIONI LEADER</strong><br />
Oggi, dopo anni che ne parlo con dati alle mani è &#8220;LA REPUBBLICA&#8221; a titolare &#8220;I PREDATORI DEL TURISMO ITALIANO&#8221; e a dare vita ad un Reportage che merita di essere letto più volte dagli esperti. Vedrete come l&#8217;Italia e il suo grande Patrimonio Culturale che produce economia è ceduto alle multinazionali dall&#8217;ignoranza della politica italiana incapace di avere una visione olistica del suo futuro perchè esso possa essere più grande di quanto siamo capaci di immaginare oggi. Ecco il link: <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2015/08/31/news/l_occasione_perduta_del_turismo_italiano-118994824/?ref=HREC1-34" target="_blank">INCHIESTA LA REPUBBLICA</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Giusto per offrire al lettore che voglia determinare un miglior futuro (capita che i Ministri abbiano tempo per leggere ILPARLAMENTARE.IT), concludo suggerendo la lettura del rendiconto di una storica giornata che ho vissuto grazie all&#8217;invito delle Associazioni Scuola di Atene e Alumni Bocconi il 4 Luglio del 2013. Il tema che mi è stato chiesto di affrontare quale relatore della Fondazione Culturale &#8220;Paolo di Tarso&#8221; era quello affrontato da &#8220;La Repubblica&#8221; dopo 2 anni. Ciò significa che nulla è cambiato, anzi, le cose peggiorano e perdiamo economie quotidianamente. Economia che la politica ricerca frugando ancora nei diritti acquisiti della povera gente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco il link: <a href="http://www.comunicareitalia.it/2013/08/il-potere-della-rete-logora-chi-non-ce-lha-alte-istituzioni-ascoltano-lesperto-per-difesa-cultura-ed-economia-italiana" target="_blank">http://www.comunicareitalia.it/2013/08/il-potere-della-rete-logora-chi-non-ce-lha-alte-istituzioni-ascoltano-lesperto-per-difesa-cultura-ed-economia-italiana</a>/</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Eugenio Scalfari tra ragione e misericordia.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2014 14:59:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[eugenio scalfari]]></category>
		<category><![CDATA[la repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[papa bergoglio]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli / Eugenio Scalfari insiste (Repubblica, 5 gennaio): vuole avere ragione a tutti i costi. Secondo lui, con quello che ha detto, Papa Bergoglio, papa rivoluzionario, fa scomparire peccato e punizione. Così riassume i termini della polemica: “E’nata una polemica sul tema del peccato e, a detta di alcuni miei critici, io avrei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eugenio-scalfari-repubblica.jpg"><img decoding="async" alt="eugenio-scalfari-repubblica-alessandro-corneli-ilparlamentare" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eugenio-scalfari-repubblica.jpg" width="790" height="426" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Eugenio Scalfari tra ragione e misericordia &#8211; a cura di Alessandro Corneli</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /</p>
<p style="text-align: justify;">Eugenio Scalfari insiste (<em>Repubblica</em>, 5 gennaio): vuole avere ragione a tutti i costi. Secondo lui, con quello che ha detto, Papa Bergoglio, papa rivoluzionario, fa scomparire peccato e punizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Così riassume i termini della polemica: “E’nata una polemica sul tema del peccato e, a detta di alcuni miei critici, io avrei sostenuto che il Papa lo ha di fatto abolito. Io non ho detto questo: un Papa cattolico non può abolire il peccato, può estendere a tutte le anime la misericordia divina fino all’ultimo attimo d’una vita di peccati gravi e ripetuti; ma in quell’attimo finale il peccatore si penta e sarà perdonato. Dunque il peccato c’è e richiede pentimento”.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche osservazione merita questa sintesi.  Non è il Papa né la Chiesa che possono “estendere a tutte le anime la misericordia divina… ecc.”. Possono, devono e  fanno qualcosa per l’uomo: ricordano a tutti l’infinita misericordia divina e che Dio accoglie anche all’ultimo istante un barlume di pentimento, che poi, nelle condizioni precarie dell’ultimo istante, non può essere molto di più di un pensiero confuso e offuscato che può condensarsi in una parola pensata: “Dio mio, Madonna mia…”. Non c’è una formula canonica da recitare per l’occasione, da estrarre dalla memoria e mostrare come un biglietto “buono” per entrare nell’Aldilà dalla porta giusta. Non c’è più tempo, in quel momento, per un calcolo ragionieristico, per puntare opportunisticamente sul dilemma di Pascal: “Se Dio non c’è, non perdo nulla ad invocarlo; se c’è, mi salvo per il rotto della cuffia”. Questo non vuole assolutamente dire che Dio rifiuti la sua misericordia o abbia in uggia i furbetti. Se “gli ultimi saranno i primi, e viceversa”, i furbi di qui si rassegnino a far la figura di sciocchi di là.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi Scalfari passa a illustrare di nuovo quella che gli appare come la “novità di Francesco” : “Il Papa ricorda che l’uomo è stato creato libero. È lui che decide i suoi comportamenti ed è Dio che l’ha creato in questo modo. Qual è la verità rivoluzionaria di questo riconoscimento? Non che l’uomo sceglie il male perché in tal caso muore dannato; bensì che l’uomo sceglie il bene come lui se lo raffigura… Se la coscienza è libera e se l’uomo non sceglie il male ma sceglie il bene così come lui lo configura, allora il peccato di fatto scompare e con esso la punizione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Che l’uomo sia stato creato libero è il principio fondamentale – insieme a quello di Dio “creatore” dell’universo, primo articolo del Credo – del Vecchio e del Nuovo Testamento, è alla base della “salvezza”, prima del popolo eletto, poi di ogni uomo. Non lo ha scoperto Papa Francesco , e non ha scoperto nemmeno la “coscienza”. Basta considerare Giobbe che, “in coscienza”, era sicuro di essersi comportato sempre bene per cui non capiva la causa dei “mali” che lo colpivano. Scalfari fa qui la figura di uno degli “amici” di Giobbe che – razionalisticamente – gli dicevano: “Se le sventure ti colpiscono, di sicuro hai fatto qualcosa di male”. Seguendo il ragionamento di Scalfari, Giobbe sarebbe dovuto morire disperato, convinto di avere agito male.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre: come fa la coscienza a scegliere tra il male e il bene? In genere, razionalmente si è convinti – in coscienza – di agire bene nella data circostanza: anche rubare o uccidere. La scelta presuppone la consapevolezza dell’alternativa, e implica la responsabilità; se la “coscienza” è tutta concentrata su una scelta, non c’è alternativa, non c’è responsabilità. Allora, perché Scalfari ammette che se l’uomo sceglie il male è dannato? Come fa a sceglierlo se non lo distingue dal bene? Gesù Cristo disse: “Va’ e non peccare più”; non disse: “Va’ e fa’ come ti detta la coscienza”.</p>
<p style="text-align: justify;">È ovvio che c’è “libertà di coscienza”, ma Scalfari vuole la “coscienza libera”; vuole che non sia Dio a dare i comandamenti, ponendo costantemente l’uomo di fronte alla scelta se rispettarli o no, ma vuole che sia l’uomo a darli a se stesso: questo implica che l’uomo si consideri Dio. O meglio, che l’uomo dica: “io sono colui che è, e non c’è altro fuori da me”.  Con tutte le sue forze (intellettuali), Scalfari non riuscirà a trascinare il Papa su questa posizione.</p>
<p style="text-align: justify;">La chiusa della controreplica, infine, è fuori tema. Scalfari ricorda infatti gli ultimi versi dell’ode scritta dal Manzoni per la morte di Napoleone in cui il credente Manzoni afferma che la misericordia divina non abbandonò l’imperatore finito nella polvere, benché di peccati ne avesse commessi molti (ma in base a quale “codice”?). Dice: “Concludo su questo punto capitale: la misericordia va oltre il pentimento per chi crede fermamente in Dio che secondo il Papa fu creato libero”. Che fu creato libero è il presupposto fondamentale, non un’idea rivoluzionaria di Papa Francesco; e che la misericordia divina sia incommensurabile è sempre stato ripetuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto (l’obiettivo della tesi e della replica) è un altro: se basta “credere fermamente” in Dio e nella sua misericordia, allora non c’è bisogno di intermediari, della Chiesa e del Papa innanzitutto. Non c’è bisogno del Papa e della Chiesa per ricordarci che Dio è misericordioso. È qui che il puntiglioso Scalfari vuole arrivare. “Se non puoi battere il tuo avversario, abbraccialo”. Eugenio “abbraccia” Francesco, ma non credo che Papa Francesco si lascerà sedurre dal relativismo, che egli combatte con mezzi e modi diversi ma con lo stesso obiettivo di Papa Ratzinger. (Quando Scalfari se ne accorgerà, smetterà di “abbracciarlo”).</p>
<p style="text-align: justify;">Infine,  perché Scalfari, che conferma di essere “non credente”,  è sicuro che non sarà punito? Se è non credente, che gli importa? Per il non credente non c’è punizione se fa il male, non c’è premio se fa il bene. Anzi, non c’è distinzione tra il bene e il male, ma solo il successo o l’insuccesso in questa vita, il plauso o il biasimo dei contemporanei.  E lui dice che sono gli altri che commettono “errori di ragionamento”? Di Scalfari rispetto l’impegno unidirezionale, che sicuramente conduce in piena e libera coscienza, ma non la logica interna del ragionamento.</p>
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		<title>Vogliono cambiare la Costituzione ma non sanno la lingua italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2013 18:08:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli/grrg.eu/ Gaetano Quagliariello, ministro per le Riforme istituzionali, in una Lettera al Corriere della Sera (11 novembre), rispondendo ad alcuni rilievi del costituzionalista Michele Ainis sulla legge elettorale (Ainis ha sostenuto che il Porcellum, da tutti ufficialmente aborrito, in realtà fa comodo a tutti), afferma: “… Ainis… sa meglio di altri come il governo non intenda abdicare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_7141" aria-describedby="caption-attachment-7141" style="width: 702px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-ilparlamentare1.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-7141" alt="matteo renzi-politica italiana" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-ilparlamentare1.jpg" width="702" height="412" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-ilparlamentare1.jpg 702w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-ilparlamentare1-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-ilparlamentare1-460x270.jpg 460w" sizes="(max-width: 702px) 100vw, 702px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7141" class="wp-caption-text">Matteo Renzi</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli/grrg.eu/</p>
<p style="text-align: justify;">Gaetano Quagliariello, ministro per le Riforme istituzionali, in una <em>Lettera </em><span style="text-align: justify;">al </span><em style="text-align: justify;">Corriere della Sera</em><span style="text-align: justify;"> (11 novembre), rispondendo ad alcuni rilievi del costituzionalista Michele Ainis sulla legge elettorale (Ainis ha sostenuto che il Porcellum, da tutti ufficialmente aborrito, in realtà fa comodo a tutti), afferma: “… Ainis… sa meglio di altri come il governo non intenda abdicare a quella più complessiva riforma delle istituzioni all’esito della quale il Parlamento dovrebbe orientarsi verso una legge elettorale definitiva e innovativa, ma coerente e connessa alla nuova forma di governo. Si tratta dunque di due propositi </span><em style="text-align: justify;">affatto</em><span style="text-align: justify;"> contraddittori, addirittura complementari”.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Ho evidenziato in corsivo l’avverbio “affatto”, che Quagliariello usa in senso negativo, ma che, nella lingua italiana, ha valore positivo, e significa “del tutto, interamente”. Dal <em>Vocabolario della lingua italiana</em>, Edizione Treccani: “Non ha per se stesso valore negativo; è perciò ritenuto scorretto l’uso del semplice <em>affatto</em>, non raro nelle risposte, col senso di ‘niente affatto, no davvero’”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel rispetto della lingua italiana, pertanto, la frase del ministro Quagliariello suona così: “Si tratta dunque di due propositi <em>del tutto</em> contraddittori, addirittura complementari”, che è l’opposto di ciò che intende sostenere. D’accordo con l’uso diffuso di <em>affatto</em> in senso negativo, ma resta il fatto che è un uso “scorretto”, cioè non corretto, sbagliato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci lamentiamo del linguaggio spesso contorto dei testi delle leggi italiane. Inutilmente era stato deciso che avrebbero dovuto essere scritte in modo comprensibile. Niente da fare: la sciatteria continua a imperversare. Ma è una sciatteria che rimanda a una debolezza logica e culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Passo oltre. Domenica 10 novembre, Eugenio Scalfari, su <em>La Repubblica</em>, a una settimana di distanza dal suo pollice verso nei confronti di Beppe Grillo, ha ripetuto l’operazione nei confronti di Matteo Renzi: “è un grande venditore di se stesso, al livello del primo Berlusconi”. Commentando indirettamente la partecipazione di Renzi alla trasmissione <em>Servizio Pubblico</em> (del 7 novembre), ha aggiunto: “I maliziosi potrebbero pensare ad una sua somiglianza con Grillo e con Berlusconi seconda maniera”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Paragonare Renzi a Berlusconi, prima e seconda maniera, è una condanna a morte politica</strong>. Non a caso, dall’interno del Pd si sono fatte più forti le critiche al sindaco di Firenze. Anche Guglielmo Epifani, dando per scontato che Renzi concorrerà per la nomina a candidato premier, ha detto che Enrico Letta potrebbe scendere in campo. La partita è aperta: il direttore di <em>Repubblica</em>, Mauro, e De Benedetti, sostengono (ancora?) Renzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo, 11 novembre, è intervenuto il <em>Corriere della sera</em> con un articolo di Mari Teresa Meli, la quale ha detto che <strong>Letta difficilmente concorrerà per essere candidato premier in quanto punta a diventare uno dei commissari della Commissione europea</strong>. Quanto a Renzi, “riassume in sé uno strano (per l’Italia) mix di politica liberale in economia e di populismo. Il che significa che, da una parte, attaccherà i privilegi dei sindacati, e della Cgil, in special modo, che difende solo i garantiti, mentre dall’altra attaccherà duramente i poteri forti, i banchieri, la Confindustria e un certo tipo di capitalismo, senza fare troppi sconti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le parole della Meli sono chiarificatrici. A <em>Servizio pubblico</em>, Renzi aveva attaccato alcune (sole alcune) istituzioni dei “poteri forti”. Probabilmente<strong>con questo attacco si è giocato molte possibilità di successo</strong>. Tanto è vero che lo stesso Scalfari ha scritto: “Non credo che lo voterò alle primarie del Pd per la semplice ragione che, avendo promesso tutto, la sua eventuale riuscita politica rappresenta (avrebbe dovuto scrivere: rappresenterebbe – ndr) un’imprevedibile avventura e in politica le avventure possono giovare all’avventuriero ma quasi mai al paese che rappresenta”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se aggiungiamo che Renzi ha sollevato il problema della trasparenza dei bilanci dei sindacati (ma non quello del prelievo automatico in busta paga dei lavoratori della quota di adesione) e ha detto che, al posto della Cancellieri, si sarebbe dimesso, si comprendono due cose: la prima è il pollice verso di Scalfari nei suoi confronti, la seconda è che il sindaco di Firenze vorrebbe combattere una guerra su due fronti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per completezza di informazione, <strong>Scalfari non si limita a critiche, ma traccia la via</strong>. Elogia Mario Draghi, che non è simpatico e ciarliero come Renzi; propugna la nascita dello Stato federale europeo; afferma che motore di questo avanzamento dell’Europa “dovrebbe essere” la Germania. Il dibattito politico che si profila, quindi, non è semplicemente tra europeisti e anti-europeisti, ma tra chi vuole un’Europa a leadership tedesca e chi non la vuole sotto questa leadership. In altre parole, sessant’anni fa l’Europa fu salvata dagli Stati Uniti; adesso dovrebbe essere salvata dalla Germania.</p>
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