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	<title>italicum &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Ala Bersaniana all&#8217;attacco. Renzi visto come invasore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2015 18:39:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[italicum]]></category>
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					<description><![CDATA[Roma, 27 giu. (askanews) &#8211; E&#8217; un tentativo di &#8220;reconquista&#8221; quello lanciato oggi dalle minoranze Pd. L&#8217;ala bersaniana e quella cuperlian-dalemiana provano a mettere da parte le reciproche diffidenze per provare a riprendere il partito dalle mani di quel Matteo Renzi che sempre più viene visto come un intruso, una specie di invasore appunto come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9472" aria-describedby="caption-attachment-9472" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bersani-area-bersaniana.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-9472" alt="Pierluigi Bersani" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bersani-area-bersaniana.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bersani-area-bersaniana.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bersani-area-bersaniana-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bersani-area-bersaniana-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9472" class="wp-caption-text">Pierluigi Bersani</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Roma, 27 giu. (askanews) &#8211; E&#8217; un tentativo di &#8220;reconquista&#8221; quello lanciato oggi dalle minoranze Pd. L&#8217;ala bersaniana e quella cuperlian-dalemiana provano a mettere da parte le reciproche diffidenze per provare a riprendere il partito dalle mani di quel Matteo Renzi che sempre più viene visto come un intruso, una specie di invasore appunto come i sultani musulmani che dominarono il sud della Spagna nel Medioevo. La convinzione è che le ultime amministrative abbiano segnato una svolta, &#8220;il progetto del partito della nazione è fallito&#8221;, è il giudizio comune, e per questo bisogna cogliere l&#8217;occasione per preparare la rivincita. La ricomposizione delle minoranze non è ancora una realtà, ma la presenza di Gianni Cuperlo &#8211; all&#8217;incontro organizzato a Roma da Roberto Speranza &#8211; è un segnale e l&#8217;obiettivo è di serrare le file dopo l&#8217;estate, per poi lanciare un affondo contro il doppio ruolo di Renzi, contemporaneamente segretario e premier.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;incontro c&#8217;è tutta l&#8217;area bersaniana, perlomeno quella che ha scelto la linea dura non votando la fiducia all&#8217;Italicum. c&#8217;è soprattutto Pier Luigi Bersani, che però lascia la scena a Speranza. Ma, appunto, c&#8217;è anche Cuperlo, che chiede di superare gli &#8220;steccati&#8221; e propone &#8220;una grande assemblea in autunno&#8221;. Appello ovviamente raccolto da Speranza: &#8220;Non ci perderemo di vista. Dico da subito sì, parteciperò alle prossime iniziative che si faranno nel prossimo mese di luglio e in autunno dovremo immaginare un nuovo appuntamento largo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;analisi di partenza, del resto, è comune: &#8220;C&#8217;è un pezzo del nostro elettorato, della nostra gente, che non si fida più e rischia di voltarci le spalle&#8221;, ha spiegato Speranza. Il riferimento è all&#8217;astensionismo delle ultime elezioni, a quella diserzione di massa di una fetta degli elettori di sinistra che Cuperlo ha ricordato ancora più esplicitamente: &#8220;Un milione, un milione e mezzo di elettori a questo Pd ha voltato le spalle, colpiti nell&#8217;orgoglio da scelte che il governo ha compiuto. Se qualcuno pensava che questo disegno potesse congelare i voti della sinistra &#8211; &#8216;tanto non hanno dove andare&#8217; &#8211; e contemporaneamente sfondare dall&#8217;altra parte ha compiuto un errore di calcolo e di visione. Quella pessima lettura del partito della nazione si è spenta nelle urne&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiacchierando a microfoni spenti, l&#8217;analisi è più completa: &#8220;La strategia della minoranza dell&#8217;ultimo anno ha pagato &#8211; spiega un esponente della minoranza &#8211; ora è chiaro che Renzi senza di noi non ce la fa, gli abbiamo dimostrato che con le sue politiche è facile convincere i nostri a stare a casa. Non accetteremo più forzature come sulla scuola&#8221;. E proprio Speranza ha aggiunto: &#8220;Matteo, sbagli: se parli male della sinistra, stai segando il ramo su cui sei seduto e prima o poi vincerà la destra. Il Pd senza sinistra non può esistere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, Renzi si renda conto che deve trattare. Non a caso Speranza parte ricordando l&#8217;elezione di Sergio Mattarella, avvenuta grazie all&#8217;unità del Pd: &#8220;Quello &#8211; ha aggiunto &#8211; è stato il momento più bello, il migliore del Pd. Il momento in cui insieme abbiamo saputo essere all&#8217;altezza della sfida che la storia affida al Pd&#8221;. Concetto ripetuto da Guglielmo Epifani: &#8220;Il risultato delle Europee è stato un vero capolavoro, Renzi ebbe quel risultato tenendo assieme tre grandi spinte: al rinnovamento radicale, il no ai populismi e agli estremismi e contemporaneamente una risposta a una parte del nostro mondo, gli 80 euro, per quanto non risolutiva&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta di &#8220;dividere&#8221; attribuita a Renzi, invece, non funziona, secondo la minoranza Pd. &#8220;Nell&#8217;astensione &#8211; ha aggiunto Epifani &#8211; è andata una parte del nostro mondo che non si è riconosciuta in alcune delle scelte politiche del governo Renzi: abbiamo pagato e continueremo a pagare la vicenda della scuola, quella cosa esagerata che è stato il Jobs act&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mirino anche l&#8217;altra minoranza, quella &#8216;governativa&#8217; che fa capo a Maurizio Martina, Cesare Damiano, Enzo Amendola, che ha scelto di votare la fiducia sull&#8217;Italicum. Speranza li ha chiamati &#8220;renziani dell&#8217;ultima ora&#8221; e dice: &#8220;Noi ci teniamo la nostra coerenza&#8221;. Cuperlo è stato persino più tagliente, sferza quelli che fanno &#8220;da stampella&#8221; a Renzi: &#8220;Chi sceglie questa via &#8211; e non ce ne sono in questa sala &#8211; puntellare la strategia di quest&#8217;ultimo anno, levigare lo spigolo, mettere a posto il mobilio, a mio avviso sceglie la strada sbagliata. Perdente e sbagliata&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Deve cambiare l&#8217;Italicum, chiedono tutti, e se non cambia quello deve almeno tornare elettivo il Senato. Ma, soprattutto, c&#8217;è l&#8217;offensiva sul partito da avviare. Questa non viene esplicitata dal palco, ma è raccontata sottovoce: &#8220;E&#8217; il doppio incarico di Renzi che non regge più. Su questo apriremo una discussione dopo l&#8217;estate, non può fare il segretario e il premier. Il partito può anche andare a un renziano, non chiediamo che sia uno dei nostri. Per ora&#8221;.</p>
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		<title>Italicum, canguri e scavalchi: gli emendamenti azzeccagarbugli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2015 11:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[italicum]]></category>
		<category><![CDATA[matteo renzi]]></category>
		<category><![CDATA[parlamentari]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Pacuvio Labeone/ In origine era l&#8217; &#8220;emendamento a scavalco&#8221;: se l&#8217;articolo 72, primo comma della Costituzione (&#8220;Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l&#8217;approva articolo per articolo e con votazione finale&#8221;) parla di votazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8822" aria-describedby="caption-attachment-8822" style="width: 716px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ITALICUM.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-8822" alt="Italicum -politica" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ITALICUM.jpg" width="716" height="412" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ITALICUM.jpg 716w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ITALICUM-300x172.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ITALICUM-469x270.jpg 469w" sizes="(max-width: 716px) 100vw, 716px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8822" class="wp-caption-text">Italicum &amp; Company</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura di Pacuvio Labeone/</p>
<p style="text-align: justify;">In origine era l&#8217; &#8220;emendamento a scavalco&#8221;: se l&#8217;articolo 72, primo comma della Costituzione (&#8220;Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l&#8217;approva articolo per articolo e con votazione finale&#8221;) parla di votazione &#8220;articolo per articolo&#8221;, come si fa quando in un articolo c&#8217;è la spesa ed in un altro (magari molto lontano) c&#8217;è la copertura finanziaria?</p>
<p>Certo, in un <em>Riksdag</em> svedese o in un <em>Bundestag</em> tedesco non esisterebbe che la globalità dell&#8217;Assemblea non sentisse l&#8217;obbligo di due votazioni uniformi: passata la prima a maggioranza, nella seconda le opposizioni deporrebbero le armi e si unirebbero al voto di tutti. Ma l&#8217;Italia è la patria del garbuglio, l&#8217;ostruzionismo è dietro l&#8217;angolo e &#8211; se non ci fosse il benedetto &#8220;emendamento a scavalco&#8221; &#8211; rischieresti di giocare una rivincita (senza la bella, però!) nella seconda votazione: ecco quindi che le Presidente delle Camere, da tempo immemore, ammettono che un emendamento all&#8217;articolo x si concluda con le parole &#8220;<em>e conseguentemente all&#8217;articolo y apportare le seguenti modifiche</em>&#8230;&#8221;.</p>
<p>Poi arrivò l&#8217;emendamento sostitutivo di più di un articolo: era qualcosa di meno del maxi-emendamento, un po&#8217; più pudìco perché non vi si collegava la questione di fiducia, ma sufficientemente sporco per consentire di stravolgere in Aula il testo licenziato dalla Commissione con un vero e proprio &#8220;contro-testo&#8221;. Avveniva quando il colpo a sorpresa, in referente, aveva prodotto un testo di legge un po&#8217; troppo sensibile agli apporti delle opposizioni: in Aula, piuttosto che l&#8217;operazione chirurgica di asportazione degli elementi eterogenei, la maggioranza riallineata dal Governo presentava l&#8217;emendamento aperto dalle parole &#8220;<em>sostituire gli articoli 1, 2, 3 &#8230;. con il seguente</em>&#8220;, e tanti saluti all&#8217;articolo 72 Cost..</p>
<p>Una volta il presidente Ciampi fece un rilievo anche su questa sostanziale violazione della Costituzione, in un messaggio di rinvio alle Camere: tutti si cosparsero il capo di cenere e, passata la festa, lo santo tornò ad essere gabbato.</p>
<p>Poi si aprì la torrida stagione dei maxi-emendamenti: un emendamento sostitutivo dell&#8217;intero disegno di legge (quando di conversione del decreto-legge, la cosa era ancora più facile: lì si emenda l&#8217; &#8220;articolessa&#8221; che contiene il rinvio all&#8217;allegato decreto). Il pudore della presidenza Casini, alla Camera, imponeva che lo si spezzasse in tre, ai fini dell&#8217;inevitabile questione di fiducia che il Governo poneva a corredo; ma era una convenzione &#8211; intrisa del classico gesuitismo ex dc &#8211; che, ad esempio, il Senato non ha mai seguito, e che ha perso forza anche a Montecitorio (perché tre sì e due no? E perché due, quando potrebbe essere uno soltanto?)&#8230;</p>
<p>La sentenza n. 32 del 2014, a firma Cartabia, ha visto la stessa Corte costituzionale inarcare il sopracciglio, dinanzi a queste tecniche: esse vengono presentate come anti-ostruzionistiche ma oramai, di fatto, comprimono lo spazio di dialettica parlamentare sperequando i rapporti tra potere legislativo ed esecutivo.</p>
<p>Eppure non avevamo ancora visto niente: l&#8217;emendamento 01.103 alla legge elettorale approvato il 21 gennaio 2015 dall&#8217;Assemblea del Senato (definito <em>Expositum</em> dal suo firmatario) ha impresso davvero un colpo di reni a questo virtuosismo redazionale, dal quale sarà difficilissimo riprendersi.</p>
<p>L&#8217;antefatto è noto: la bulimia emendatizia del gruppo di appartenenza di uno storico vicepresidente ha portato a sopra quota quarantamila il numero di emendamenti al cosiddetto Italicum, arrivato alla Camera alta da Montecitorio e portato in Aula senza relatore.</p>
<p>Nell&#8217;eterna rincorsa tra il gatto ed il topo, la tecnica antiostruzionistica conosce variopinti accorgimenti per violare il feticcio del voto emendamento per emendamento: tagliole da contingentamento, ghigliottine da chiusura della discussione, &#8220;canguri&#8221; da votazioni per parti separate. Mai però si era arrivato ad immaginare l&#8217;emendamento &#8220;premissivo&#8221; di un articolo, che dettando principi precludesse contenutisticamente gli emendamenti divergenti.</p>
<p>Questo il trucco del quale oggi parlano le cronache: l&#8217;articolo 1 della legge elettorale (che al momento detta principi generalissimi) viene arricchito &#8211; grazie all&#8217;<em>Expositum</em> &#8211; di una selva di prescrizioni, che &#8220;anticipano&#8221; come sarà il contenuto (ancora da votare) della legge nel suo prosieguo; avrà un premio di maggioranza, avrà capilista bloccati, avrà una quota di preferenze, ecc. ecc..</p>
<p>Naturalmente, il garante dell&#8217;uniformità del prosieguo del testo diventa la Presidenza dell&#8217;Assemblea, che dovrà dichiarare inammissibili &#8211; perché contrari ad una deliberazione già assunta, ai sensi dell&#8217;articolo 97 comma 2 del regolamento del Senato &#8211; tutti gli emendamenti che vanno in senso contrario. Il passo successivo potrebbe essere dare direttamente istruzioni agli uffici di redigere il testo come dettato nell&#8217;emendamento premissivo, e mandare tutti a casa (o, al più, rinviare l&#8217;appuntamento direttamente al voto finale sul testo di legge nel suo complesso).</p>
<p>Che cosa ha impedito che, abdicato il principio, si percorresse &#8211; già trent&#8217;anni fa &#8211; tutta la china verso l&#8217;odierna, inaudita aberrazione dell&#8217;<em>Expositum</em>? Non certo la morale, ché le fedine penali attestano sulla quantità industriale di pelo sullo stomaco dei parlamentari di Prima Repubblica. Neppure la paura di vedersi opporre lo stesso trucco dalla parte dei perdenti, visto che la <em>conventio ad excludendum</em> garantiva l&#8217;eternità al ceto di potere dell&#8217;epoca.</p>
<p>La nostra  spiegazione è di stampo soggettivo; l&#8217;ipotesi parte dal fatto che questo governo si è fatto un punto d&#8217;onore di non attingere, nella formazione dei gabinetti ministeriali, dal solito sottobosco di magistrati amministrativi ed ordinari. Pur non essendo stato fedele <em>in toto</em> a tale promessa, è però vero che Renzi ha attinto &#8211; in misura almeno quattro volte superiore al passato &#8211; alla carriera dei funzionari parlamentari. Una carriera che, quanto a competenza legistica, è immensamente superiore a chiunque altro, nel nostro Paese; una carriera che, da decenni, rappresenta la crema della selezione dei giurisperiti italiani, in uno Stato che non ha la fortuna di attingere da un&#8217;ENA alla francese.</p>
<p>Ma anche una carriera diversa dai consiglieri di Stato, che da oltre un secolo fronteggiano la tutela del &#8220;bene della vita&#8221; (dalla materia appaltistica ai rapporti di pubblico impiego), guardando in faccia problemi e contenziosi, prefigurando soluzioni ed individuando princìpi cui rivolgersi, in assenza di un codice del procedimento amministrativo. Mentre Silvio Spaventa lottava per la costituzione della IV sezione del Consiglio di Stato, il consigliere Gaetano Mosca si collocava fuori ruolo, a Montecitorio, per entrare al servizio del governo Di Rudinì. Ambedue vedevano scontrarsi i sommi principi &#8211; appresi nel faticoso <em>cursus</em> accademico &#8211; con la realtà di una politica amorale. La reazione fu però diversa: chi conosceva il mondo (Spaventa), invocava la giustizia nell&#8217;amministrazione in <em>Lo Stato e le ferrovie. Scritti e discorsi sulle ferrovie come pubblico servizio </em>(1876); chi conosceva solo il Palazzo (Mosca), vergava le amare pagine di <em>Sulla teorica dei governi e sul governo parlamentare</em> (1884).</p>
<p>La negazione della democrazia come possibilità concreta, in funzionari parlamentari come Mosca, deriva dall&#8217;estrema vicinanza al sole, che abbaglia chi lo osserva. Ne deriva una curiosa abulìa tecnocratica, in cui si mette la profonda competenza giuridica al servizio di una disinvolta tecnica di rastrellamento del consenso tra le <em>elites</em>: non più quelle del Collare dell&#8217;Annunziata della dinastia sabauda, ma certo quelle da cui dipende la critica favorevole sul TG di prima serata.</p>
<p>Mosca ne fece il motivo per una teoretica della scienza politica, ma anche in questo lo spirito dei tempi è in calando: ora basta affilare la lama della ghigliottina con l&#8217;articolo &#8220;premissivo&#8221;, e credere che, attraverso la guerra di carta degli emendamenti, passi la strada per modernizzazione del nostro Paese. Cuor contento, il ciel l&#8217;aiuta.</p>
<div style="text-align: justify;">vedi anche<a href="http:// www.goleminformazione.it " target="_blank"> www.goleminformazione.it </a></div>
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		<title>Giorgio Napolitano cerca la via d&#8217;uscita prima della tempesta. Intanto il cielo è molto nero.</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2014/08/giorgio-napolitano-cerca-la-via-duscita-prima-della-tempesta-intanto-il-cielo-e-molto-nero/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2014 21:31:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
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		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
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		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli/ Si sostiene che il piatto forte del lungo incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sia stato la successione di Giorgio Napolitano; di contorno, qualche aggiustamento all’Italicum per dare un po’ di tranquillità ai piccoli partiti, un accenno alla giustizia e accordo pieno sulla riforma del Senato che procede, evitando sviste anticostituzionali sempre in agguato. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8048" aria-describedby="caption-attachment-8048" style="width: 702px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giorgio-napolitano4.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-8048" alt="crisi economica-europa-slovenia- Giorgio Napolitano" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giorgio-napolitano4.jpg" width="702" height="412" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giorgio-napolitano4.jpg 702w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giorgio-napolitano4-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giorgio-napolitano4-460x270.jpg 460w" sizes="(max-width: 702px) 100vw, 702px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8048" class="wp-caption-text">Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli/</p>
<p style="text-align: justify;">Si sostiene che il <strong>piatto forte </strong>del lungo incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sia stato la <strong>successione di Giorgio Napolitano</strong>; di contorno, qualche aggiustamento all’Italicum per dare un po’ di tranquillità ai piccoli partiti, un accenno alla giustizia e accordo pieno sulla riforma del Senato che procede, evitando sviste anticostituzionali sempre in agguato. L’ultima, ieri, è stata quella del ministro Elena Boschi che ha tentato di garantire che il Governo si adopererà affinché la riforma costituzionale non sia approvata dai due terzi di Camera e Senato, così da rendere possibile il referendum confermativo: sarebbe stato sancito il principio che il Governò dà ordini ai parlamentari su come votare e sarebbe stato violato il principio costituzionale della libertà di voto di ogni singolo parlamentare. Passiamo oltre.</p>
<p style="text-align: justify;">La notizia del giorno, largamente anticipata, è stata quella del <strong>Pil a meno 0,2 nel secondo trimestre</strong> che significa che l’Italia è in recessione. Dopo aver fatto sfogare media, commentatori e politici, in serata, a <em>In Onda</em>, Renzi ha tirato fuori l’ennesima trovata, dicendo: “È interessante ragionare sui dati perché la recessione tecnica dipende dal segno meno consecutivo in ultimi due trimestri. Ma negli ultimi anni l’Italia ha il segno meno per 11 volte, tranne una pausa. Dalla recessione non siamo mai usciti tecnicamente”. <strong>Nella sostanza ha ragione</strong>, ma il metodo di rigirare le cose è deplorevole. Peggio quando ha parlato delle difficoltà altrui, accennando al rallentamento dell’economia tedesca: la cosa non sarà piaciuta a Berlino che, il giorno prima, aveva replicato duramente a Hollande: la politica economica tedesca va bene così com’è e non si tocca. Una doccia fredda che l’Italia fa finta di non capire.</p>
<p style="text-align: justify;">O meglio: Renzi l’ha capita, saltando sulle parole di Mario Draghi: “Il presidente della Bce ha detto una cosa sacrosanta, noi dobbiamo rimettere in ordine l’Italia per farla diventare più competitiva”. Quindi ha preso la palla al balzo per ribadire che è giusto andare avanti con le riforme già avviate, che sono propedeutiche alla ripresa economica che, seppure ritarda, arriverà. Respinte, quindi, le critiche di chi diceva che le prime riforme avrebbero dovuto essere quelle sul lavoro e sulle tasse. Ma Renzi, sul punto, si è preso 1000 giorni e solo allora risponderà dei risultati del suo governo. La scommessa è chiara: entro il 2017 la ripresa in Europa ci sarà stata e l’Italia sarà stata in grado di beneficiarne. E Renzi ne porterà vanto nella successiva campagna elettorale.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, <strong>il dato Istat sulla recessione ha rilanciato il dibattito sull’euro</strong>. La moneta unica ha bloccato le svalutazioni competitive perciò i più forti diventano sempre più forti perché più competitivi. Si replica: non resta, ai più deboli, che diventare competitivi. Ma che significa? Che tutti diventeremo uguali? Sarà la fine della concorrenza? E, nel frattempo, i più avanzati rallenteranno? È ovvio che non sarà così: allora la gara si sposterà, a parità di condizioni, sulla qualità dei prodotti. E qui l’Italia, salvo alcuni settori, mostra le sue debolezze perché non bastano pochi spiccioli per fare ricerca e innovazione diffusa e avanzata in tutti i campi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un osservatore attento degli sviluppi della situazione è <strong>Giorgio Napolitano, che medita di lasciare nei primi mesi del 2015</strong>, appena si sarà concluso il primo ciclo di riforme costituzionali. Così potrà dire di avere compiuto la missione, prima che la situazione economica sia aggravata da una pesante manovra correttiva che se, come assicura Renzi, non ci sarà “tecnicamente” nel 2014, ci sarà “sostanzialmente” nel 2015; tra i 20 e i 40 miliardi. Una botta che renderà nulli i tentativi di rilanciare la competitività.</p>
<p style="text-align: justify;">È evidente che in quel momento le critiche pioveranno addosso a Renzi e, di rimbalzo, a Napolitano, che lo ha scelto dopo Monti e dopo Letta. Quindi <strong>vuole andarsene prima della bufera</strong> come il Presidente che ha “agevolato” (è un eufemismo) la riforma della Costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel colloquio tra Renzi e Berlusconi sembra che siano state eliminate le candidature di Prodi, Veltroni e D’Alema. Berlusconi non si opporrebbe a una donna, e Renzi punta sulla Pinotti. Secondo alcuni, Berlusconi darebbe il suo assenso in cambio della grazia che lo ricollocherebbe a pieno titolo nella vita politica. Ma la Pinotti potrebbe reggere la bufera di polemiche che un tale gesto susciterebbe? Quanto a Renzi, vuole un Presidente che torni di garanzia, cioè non interferisca sull’attività del Governo, il suo, naturalmente, per gli 800 giorni che gli resteranno.  Ma se la situazione economica dovesse aggravarsi e i poteri forti, già critici con Renzi, non la sopportassero, allora il giovane ex sindaco di Firenze dovrebbe fare posto a Mario Draghi, che a dicembre terminerà il mandato alla Bce. E per riavere la presidenza della Banca centrale europea, la Germania potrebbe fare qualche concessione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti suggeriamo di approfondire su www.grrg.eu</p>
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		<title>Movimento 5 Stelle: guerra totale e spiega le vele tra le onde dell&#8217; Italicum e del Mattarellum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2014 22:05:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[Cari amici, ecco una nuova perla da aggiungere al filo che non dobbiamo mai perdere per evitare di cadere nel grande inganno della politica che si muove al buio delle coscienze dei più. Il prof. Alessandro Corneli ci guida e non meno i commenti ai suoi articoli che vi suggerisco di approfondire. F.G. di Alessandro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/grillini-camera-deputati.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" alt="grillini-camera-deputati" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/grillini-camera-deputati.jpg" width="790" height="466" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Movimento 5 Stelle &#8211; grillini in rivolta nella Camera dei Deputati</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Cari amici, ecco una nuova perla da aggiungere al filo che non dobbiamo mai perdere per evitare di cadere nel grande inganno della politica che si muove al buio delle coscienze dei più. Il prof. Alessandro Corneli ci guida e non meno i commenti ai suoi articoli che vi suggerisco di approfondire. F.G.</p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /www.grrg.eu</p>
<p style="text-align: justify;">Un comunicato del gruppo parlamentare del M5S del Senato ha reso noto di avere “formalmente  depositato in entrambi i rami del Parlamento la denuncia per la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano”. Reazione del Capo dello Stato: “Faccia il suo corso”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il M5S non si è fermato, annunziando di volere presentare ricorso alla Corte Costituzionale per sollevare il conflitto di attribuzione nei confronti della presidente della Camera, Laura Boldrini, e dei presidenti delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia. L’obiettivo è di ottenere l’annullamento delle ultime votazioni sul decreto legge riguardante Bankitalia, e quello sulle carceri. nonché bloccare la nuova legge elettorale.</p>
<p style="text-align: justify;">Unanimi i commenti sdegnati delle forze politiche. Bonino: “Mancanza di decoro istituzionale”; Speranza: “Vogliono far saltare la democrazia”; Bondi: “Respingere campagna 5Stelle”; Mauro: “Sdegnato”; Cicchitto: “Impeachment è demenziale”; Grasso: “Mi pare qualcosa di assolutamente fantasioso”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il reato ipotizzato è, naturalmente, quello di <strong>“attentato alla Costituzione”</strong>, declinato sotto diverse voci: mancato rinvio alle Camere di leggi incostituzionali; abuso del potere di grazia; grave interferenza nei procedimenti giudiziari relativi alla trattativa Stato-mafia. Complessivamente, dovrà rispondere “delle violazioni che hanno messo in un angolo una parte” (politica, cioè il M5S). In particolare, “da arbitro si è trasformato in giocatore con la fascia di capitano. Tutte le cose che sta facendo sono per una parte”.</p>
<p style="text-align: justify;">Due sono le considerazioni, una politica e l’altra istituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sul piano politico, sembra evidente che il M5S senta aria di elezioni a breve.</strong> Sa che Mateo Renzi non può incassare la legge di riforma elettorale e poi tenerla nel cassetto per un anno e mezzo. È vero che Enrico Letta manovra per contenere il Segretario del Pd, e restare a Palazzo Chigi, ma sa anche che la situazione economica internazionale, dopo la riduzione del flusso di denaro della Fed a 65 miliardi di dollari al mese, sta subendo forti scossoni, dall’Argentina al Brasile, dal Sudafrica alla Turchia. I capitali intravedono interessi in aumento negli Usa e vanno alla ricerca di collocamenti sicuri. L’Europa potrebbe trovarsi di nuovo in difficoltà e l’Italia non è in una posizione di forza. A Bruxelles, nei giorni scorsi, Letta ha presentato promesse e intenzioni, ma pochi risultati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il presidente Napolitano deve fare buon viso a cattiva sorte.</strong> Probabilmente ha dei dubbi di ordine costituzionale sul progetto di legge elettorale, che della sentenza della Consulta ha preso solo l’indicazione di fissare un tetto per l’assegnazione del premio di maggioranza, ma da otto anni chiede riforme e dovrà accontentarsi di quella elettorale, che farà cadere la pregiudiziale di non volere sciogliere le Camere finché fosse rimasto in vigore il Porcellum. Il fatto è che l’Italicum gli assomiglia molto.</p>
<p style="text-align: justify;">A Letta non basterà l’appoggio di Alfano, che Renzi potrebbe costringere a lasciare la maggioranza solo rilanciando la questione dei matrimoni tra omosessuali maschi o femmine. Compensa un po’ la situazione la fronda all’interno di Forza Italia contro il nuovo organigramma che Silvio Berlusconi cerca di costruire pezzo a pezzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti questi motivi, <strong>il M5S vuole presentarsi alle elezioni alla ribalta della cronaca</strong>. L’impeachment e il conflitto di attribuzione forse non scuotono l’opinione pubblica, ma la delusione nei confronti dei due governi scelti da Napolitano – quello Monti e quello Letta – è un dato reale che facilita la convergenza della protesta sul movimento di Grillo. Anche a questo servono le bagarre nelle aule parlamentari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sul piano istituzionale</strong>, i ventidue anni trascorsi dall’inizio di Tangentopoli e della Seconda Repubblica non hanno portato stabilità ma hanno accentuato le contrapposizioni tra i partiti, che non sono venute meno per la “strana alleanza” di Monti e le “larghe-poi-piccole intese” di Letta. Nella logica istituzionale, <strong>era inevitabile che le <em>defaillance</em> di sei Paramenti e di dodici governi avrebbero esaltato il ruolo del Quirinale</strong>, unica istituzione stabile per sette anni, potenziata dalla rielezione di Napolitano. Ed era inevitabile che questa istituzione avrebbe depresso le altre, esercitando una pressione sempre più forte sulla Costituzione che non si è adeguata, cioè non è stata riformata. L’unica riforma importante, quella del Titolo V, ha invece creato più danni che benefici, a dimostrazione della irresponsabilità della coalizione di sinistra che la impose con i suoi soli voti nel 2001.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, indipendentemente dal <em>casus belli</em>, cioè dell’iniziativa di impeachment a firma M5S, <strong>le tensioni erano destinate ad emergere</strong>. È illusorio credere che tutto si possa risolvere abolendo il Senato, che sarebbe<strong>trasformato in una seconda Camera delle Autonomie, proprio quando si pensa di ri-riformare il Titolo V per ridurre quelle autonomie</strong>. Che cosa ci starà a fare se non rappresenterà dei veri poteri? Ma questi sono i limiti dei leader politici che saltano sul carro delle riforme-specchietto e dei costituzionalisti da troppi decenni disabituati a pensare con la propria testa e invece abituati a mettere la loro scienza al servizio del potere o dei poteri.</p>
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