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	<title>intelligence &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Mario Caligiuri: le scuole andavano riaperte?  Si allargheranno i divari sociali e territoriali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2020 13:21:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>
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		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[da Quotidiano del Sud/25.9.2020/pag.XI/di Mario Caligiuri/ Le scuole andavano riaperte? Si allargheranno i divari sociali e territoriali. Il Governo ha deciso di riaprire le scuole ma probabilmente non è la decisione più saggia. Secondo me, sarebbe cambiato poco se fino al termine del 2020, cioè fino al probabile arrivo del vaccino, le lezioni si fossero [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14808" aria-describedby="caption-attachment-14808" style="width: 1280px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-caligiuri-unical.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-14808" alt="Mario Caligiuri" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-caligiuri-unical.jpg" width="1280" height="826" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-caligiuri-unical.jpg 1280w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-caligiuri-unical-300x193.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-caligiuri-unical-418x270.jpg 418w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-caligiuri-unical-1024x660.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14808" class="wp-caption-text">Mario Caligiuri</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">da Quotidiano del Sud/25.9.2020/pag.XI/di Mario Caligiuri/</p>
<p style="text-align: justify;">Le scuole andavano riaperte? <strong>Si allargheranno i divari sociali e territoriali.</strong> Il Governo ha deciso di riaprire le scuole ma probabilmente non è la decisione più saggia. Secondo me, sarebbe cambiato poco se fino al termine del 2020, cioè fino al probabile arrivo del vaccino, le lezioni si fossero svolte da remoto. Non ne avrebbero certamente risentito le attuali competenze dei nostri concittadini: <strong>il 75 per cento non sa interpretare una semplice frase in italiano, il 27 per cento sono analfabeti funzionali</strong> e nelle classifiche internazionali combattiamo per conquistare gli ultimi posti nelle abilità di base. <strong>Adesso ci siamo superati:</strong> abbiamo concentrato la discussione sulla distanza sociale e sui banchi a rotelle. Su cosa e come insegnare neanche a parlarne. D&#8217;altronde non ci si può aspettare molto da chi viene catapultato nelle istituzioni dall&#8217;oggi al domani per occuparsi della cosa pubblica. Infatti, da un quarto di secolo per fare politica in Italia non occorre nessuna preparazione specifica e i risultati sono di conseguenza. E come per tutte le cose davanti agli occhi di tutti sono in pochi a prestarvi attenzione, grazie a un sistema mediatico che spesso rende credibile l&#8217;incredibile e tollerabile l&#8217;intollerabile. Società della disinformazione la definisco. Questo periodo di grandi incertezze rischia di essere una tregenda e quindi va detto con chiarezza: <strong>nelle scuole probabilmente tutto accadrà tranne che insegnare.</strong> Le responsabilità vengono coraggiosamente scaricate sui docenti e sopratutto sui dirigenti scolastici, che si presume siano supereroi solo perché hanno superato un concorso. Da assessore regionale alla Cultura in Calabria, ho avuto a che fare con molti di loro: tranne qualche eccezione straordinaria, per tanti c&#8217;era da mettersi le mani ai capelli. Allora, era proprio necessario tornare nelle aule? E quando arriverà l&#8217;influenza come si distinguerà dal Covid-19? E come si verificheranno i primi contagi si rimanderanno tutti a casa? E <strong>chi controllerà i risultati dell&#8217;attività educativa?</strong> Anche prima dell&#8217;emergenza, nelle scuole dell&#8217;obbligo sostanzialmente si promuovevano tutti e negli istituti superiori quasi. Adesso si vuole dare per forza una parvenza di normalità all&#8217;anormalità. Auspicherei piuttosto una vasta mobilitazione di genitori e insegnanti per riflettere con attenzione sulla reale qualità dell&#8217;istruzione, sopratutto al Sud e in generale per verificarne l&#8217;impatto sui figli delle famiglie di medio e basso reddito. In questi mesi, infatti, le disuguaglianze sociali e territoriali rischiano di allargarsi ancora di più. Pertanto, oggi più che mai, il futuro della società dipende in buona parte dall&#8217;educazione. Mi sbaglierò, e sono prontissimo a ricredermi, ma altri tre mesi di insegnamento a distanza in Italia probabilmente avrebbero potuto fare meno danni.</p>
<p style="text-align: justify;">Mario Caligiuri Professore ordinario di pedagogia della comunicazione Coordinatore del Corso di laurea di Scienze dell&#8217;Educazione dell&#8217;Università della Calabria</p>
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		<title>Google crea strumento anti odio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Feb 2017 20:39:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[guardian]]></category>
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		<category><![CDATA[perpesctive]]></category>
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					<description><![CDATA[Google lancia &#8220;Perspective&#8221;, uno stumento informatico basato sull&#8217;intelligence artificiale che aiuterà i media a moderare automaticamente i commenti online bloccando i messaggi di odio. Lo ha annunciato il gruppo americano. Api (interfaccia informatica), proposta gratuitamente, permetterà agli editori di creare programmi che noteranno la &#8220;tossicità&#8221; dei messaggi inviati sui loro forum e di regolare a loro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_11857" aria-describedby="caption-attachment-11857" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/google3.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-11857" alt="Google" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/google3.jpg" width="800" height="500" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/google3.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/google3-300x187.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/google3-432x270.jpg 432w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11857" class="wp-caption-text">Google</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Google lancia &#8220;Perspective&#8221;, uno stumento informatico basato sull&#8217;intelligence artificiale che aiuterà i media a moderare automaticamente i commenti online bloccando i messaggi di odio. Lo ha annunciato il gruppo americano. Api (interfaccia informatica), proposta gratuitamente, permetterà agli editori di creare programmi che noteranno la &#8220;tossicità&#8221; dei messaggi inviati sui loro forum e di regolare a loro piacimento quelli consentiti prima della pubblicazione. &#8220;Perspective&#8221; è stato testato con diversi media tra cui il New York Times, il Guardian e Wikipedia, con un apprendimento tramite macchina (machine learning) a partire da messaggi giudicati odiosi o fuori argomento da moderatori umani. L&#8217;obiettivo è semplificare il lavoro delle squadre di moderatori, spesso &#8220;travolte&#8221; dal flusso dei commenti odioso che caratterizzano le discussioni, che ha spinto molti giornali a chiudere le proprie pagine di commenti. (askanews)</p>
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		<title>Giampiero Massolo &#8211; Intelligence Collettiva</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2016/03/giampiero-massolo-intelligence-collettiva/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Mar 2016 22:51:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Television Post]]></category>
		<category><![CDATA[cyber-security]]></category>
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		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi Segreti]]></category>
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					<description><![CDATA[Giampiero Massolo – Direttore del Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza (DIS): L’Intelligence del futuro, l’importanza delle informazioni per le scelte strategiche di un Paese, cyber-security, integrazione Intelligence italiana con aziende pubbliche/private, sicurezza partecipata. Fonte You Tube]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giampiero Massolo – Direttore del Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza (DIS): L’Intelligence del futuro, l’importanza delle informazioni per le scelte strategiche di un Paese, cyber-security, integrazione Intelligence italiana con aziende pubbliche/private, sicurezza partecipata. Fonte You Tube</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giampiero-massolo.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-10930" alt="giampiero-massolo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giampiero-massolo.jpg" width="877" height="471" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giampiero-massolo.jpg 877w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giampiero-massolo-300x161.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giampiero-massolo-480x257.jpg 480w" sizes="(max-width: 877px) 100vw, 877px" /></a></p>
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		<title>Giancarlo Elia Valori: &#8220;Discorso sull&#8217;Intelligence&#8221; al Senato della Repubblica Italiana.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2015 21:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[brics]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura della Redazione de ILPARLAMENTARE.IT/ Oggi mi è stato affidato l&#8217;onore di pubblicare su ILPARLAMENTARE.IT una relazione molto, molto importante, a cura del Prof. Giancarlo Elia Valori, esperto in Geopolitica, Intelligence e non solo. Protagonista di uno spaccato di storia importante del nostro Paese in contesti sempre internazionale, il Prof. Valori continua ad arricchirci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9887" aria-describedby="caption-attachment-9887" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giancarlo-Elia-Valori.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9887" alt="Giancarlo-Elia-Valori" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giancarlo-Elia-Valori.jpg" width="800" height="400" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giancarlo-Elia-Valori.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giancarlo-Elia-Valori-300x150.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giancarlo-Elia-Valori-480x240.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9887" class="wp-caption-text">Il Prof. Giancarlo Elia Valori</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">a cura della Redazione de ILPARLAMENTARE.IT/</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi mi è stato affidato l&#8217;onore di pubblicare su ILPARLAMENTARE.IT una relazione molto, molto importante, a cura del Prof. Giancarlo Elia Valori, esperto in Geopolitica, Intelligence e non solo. Protagonista di uno spaccato di storia importante del nostro Paese in contesti sempre internazionale, il Prof. Valori continua ad arricchirci del suo sapere, questa volta con il chiaro fine di risvegliare le coscienze verso una cultura dell&#8217;Intelligence, sempre più indispensabile in una società globalizzante e sempre meno rispettosa dei Diritti Umani. Leggete e rileggete attentamente e scoprirete non solo che il mondo è diverso da come ci viene presentato ma che ci è concessa la grande opportunità di essere parte integrante della Verità. Fabio Gallo</p>
<p style="text-align: justify;">Si è svolto dalle ore 17,00 alle 20,00 presso il <strong>Senato della Repubblica Italiana</strong>, nel Chiostro del <strong>Convento di Santa Maria Sopra Minerva</strong>, il convegno su &#8220;<em>Geopolitica, Intelligence e Security</em>&#8221; a cura del Movimento Associativo di carattere culturale, formativo e sociale &#8220;<strong>Risorgere</strong>&#8220;. Ad aprire e chiudere i lavori è stato il Presidente del Movimento<strong> Dott. Emiliano Belmonte</strong>. Il <strong>Prof. Giancarlo Elia Valori</strong> Cavaliere del Lavoro ha parlato di <strong>Geopolitica ed Intellegence</strong> e il Senatore <strong>Giuseppe Esposito</strong> di Sicurezza, quale strumento di tutela delle libertà e paradigma necessario per la costruzione di una democrazia liberale globalizzata (limiti alla tolleranza sociale e politica).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DISCORSO SULL&#8217;INTELLIGENCE A CURA DEL</strong> <b>PROF. GIANCARLO ELIA VALORI </b> &#8220;<i>Honorable de l’Academie des Sciences de l’Institut de France&#8221;</i></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>Intelligence</strong> è quella parte di tecniche, saperi, esperienze, tradizioni che riguarda la gestione degli arcana imperii. Sono sempre esistiti, i meccanismi occulti del potere, e sempre esisteranno. Un Potere si definisce come un monopolio di informazioni essenziali, e nessun potere ha sempre largito a piene mani quello che è, in ogni caso, la natura stessa del suo permanere: il monopolio delle informazioni. I Servizi di Intelligence poi hanno sempre mantenuto questa aura di riservatezza intorno a loro stessi e alle loro operazioni, il che è certo una necessità, ma corrisponde anche a uno stile, un rito, una autorità specifica che i Servizi hanno sempre avuto. Certo, è benemerita l&#8217;azione delle Agenzie italiane di andare in giro per le università e selezionare una quota di giovani da far entrare nelle Agenzie, ma il problema è un altro: chi opera nell&#8217;intelligence, analista o operativo, non è un bravo studioso, è soprattutto un bravissimo scopritore di quella formula alla quale nessuno aveva pensato prima, e questo non si insegna a scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre, nel Servizio, chi metta insieme, in pochissimo tempo, dati diversissimi tra loro per fonderli insieme in una visione omogenea. La logica dell&#8217;intelligence è quella dell&#8217;abduzione: un modo diverso di creare catene logiche, attraverso la probabilità. Ecco il primo punto da valutare: la logica dell&#8217;intelligence non è quella del potere politico. Se il Servizio valuta certi fenomeni, i politici tendono a vederli lontani, incerti, improbabili. Invece il meccanismo dovrebbe essere all&#8217;incontrario: il potere politico dovrebbe pensare con le stesse categorie del servizio, e non viceversa. Oggi noi abbiamo a che fare con una lenta fase di adattamento, che è però ormai un dato certo, in cui l&#8217;intelligence ragiona come i politici. Il Servizio ha abbandonato quel ruolo di Grande Educatore dei Politici che è stato tipico del XX secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, i problemi che ci vengono posti davanti sono tali e tanti da necessitare di un costante apporto dell&#8217;intelligence. Oggi la politica è più complessa di quella delle grandi narrazioni novecentesche, e spesso non è comprensibile nemmeno da molti “tecnici”. Per non parlare del fatto che gli stessi “tecnici” non comunicano tra di loro, creando spesso ircocervi programmatici che, alla fine, mettono in crisi i governi che li hanno assunti. Nel caso del Servizio, niente di tutto questo: l&#8217;esperienza è quella degli antichi maestri, sostenuta dai necessari aggiornamenti, e non c&#8217;è bisogno di nessuna tecnologia particolare, quello che conta è il fatto. E&#8217; ovvio che i Servizi hanno una struttura informatica e di altro davvero gigantesca, ma possono averla altri operatori, anche non legati all”intelligence. Il problema non è la quantità, ma la qualità e soprattutto il fine.</p>
<p style="text-align: justify;">Un Servizio raccoglie fatti, certamente, ma anche e soprattutto opinioni classificate, dati del “nemico”, meccanismi di influenza, sistemi di “spin” per modificare le previsioni del candidato X che ci è vicino o per fare il contrario, insomma, l&#8217;intelligence ha la piena cognizione di come vada, davvero, un Paese. E ce l&#8217;ha anche del proprio, ma qui le ovvie limitazioni costituzionali e istituzionali bloccano tutto. Il paradosso di un Servizio è sempre quello, dai tempi di Fouchè, di essere inevitabilmente “uno stato nello Stato”, una organizzazione complessa, dall&#8217;elevatissimo potenziale, che può essere utilizzata per mandare dei fiori alla moglie dell&#8217;ambasciatore o per evitare un golpe. Qui, il tracciato è uno solo:la capacità soggettiva della classe politica di utilizzare al meglio i Servizi e di mantenere la pace sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è un dato del tutto ipotetico. Oggi il sistema politico è talmente frazionistico da non permettere accordi tra partiti su temi che riguardino l&#8217;intelligence. Inoltre, la cultura specifica dei politici è spesso così modesta da far pensare che non occorra nessuna “informativa”. Cosa farne, quindi, dei nostri apparati informativi oggi e in futuro? Intanto occorre prevedere un loro ruolo autonomo nel decision making. Un “ministero dei Servizi” che abbia un peso non transeunte nel processo politico. Poi, oltre alle questioni riguardanti le aziende, occorrerebbe che le Agenzie uscite dalla Legge del 2007 potessero impostare, senza rivelare dati sensibili le attività dei privati all&#8217;Estero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La geopolitica</strong> ha ripreso i suoi diritti sul mondo, dopo la fase in cui la sola “diffusione della democrazia” si credeva bastasse a risolvere sia i conflitti regionali che quelli a potenziale globale. La presenza in Afghanistan, da ISAF a “Resolute Support” ha dimostrato che le tecniche di peace enforcing e peace supporting sono capaci di mantenere i conflitti al di sotto di una determinata soglia di visibilità, ma non certo a spegnerli. E&#8217; facile prevedere, e la ripresa di Kunduz da parte dei talebani lo dimostra, che, alla fine della presenza multinazionale in Afghanistan, tomba degli imperi, da quello britannico a quello sovietico, sarà in mano agli “studenti” addestrati dal Pakistan, che vogliono mantenere un&#8217;area strategica di comporto e difesa di fronte ad un attacco nucleare indiano. E il Pakistan lo ricordiamo, era la fonte primaria di intelligence degli USA sui taliban. Come se gli Alleati avessero chiesto notizie riservate sulla Repubblica di Salò alle SS di Karl Wolff, con cui stavano trattando la resa a Berna.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, alcuni Stati, che sono stati sconfitti da una globalizzazione che sta scemando, si sono riuniti nei BRICS, (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e in quella che chiameremmo “la nuova NATO”, ma all&#8217;Est, la Shangai Cooperation Organization. I Brics hanno la stessa funzione, nel diverso contesto storico, che era caratteristica della Conferenza afroasiatica di Bandung del 1955, ma lì in quel discussione c&#8217;era in ballo la fine del colonialismo e il tentativo della Cina di portare all&#8217;estero la sua teoria “dei Tre Mondi”, il primo con l&#8217; URSS e gli USA uniti insieme, il secondo con le potenze intermedie, il terzo con “le campagne che accerchiano le città”, diretto dalla Cina maoista. Oggi il problema per le nuove riunioni di Stati è economico, ma assume sempre più spesso, negli equilibri strategici, un taglio di puro interesse nazionale. Ecco il ritorno dell&#8217;intelligence: i Paesi si ritrovano soli, nel momento in cui la globalizzazione sta cessando i suoi effetti, e valutano attentamente le proprie scelte geopolitiche sono, di fatto, “contro tutti”. Usare un rapporto preferenziale vuol dire eliminarne altri in linea di principio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema-mondo è ritornato una macchina a pesi e contrappesi automatici, in cui nessuno si fida, come accadeva nella fase della democrazia triumphans, del primo venuto. E&#8217; finita una fase politica come si è conclusa la correlativa ubriacatura finanziaria dei colossali investimenti negli emerging markets. Gli effetti strategici del crollo delle banche d&#8217;affari USA nel 2006-2008 non li abbiamo ancora valutati appieno, ma sono rilevantissimi. Nel mondo dell&#8217;intelligence, peraltro, abbiamo avuto riforme del sistema di sicurezza strategico proprio negli anni successivi alla prima grande crisi: quella italiana è del 2007, la riforma francese, dopo una lunga elaborazione, è stata votata dopo la strage di Charlie Hebdo, a fine aprile scorso il ministro competente ha fatto discutere al Parlamento tedesco la prima bozza di riforma della collaborazione tra i servizi già attivi. Già un errore: il Servizio Segreto deve essere uno, non nessuno e centomila, per dirla con Pirandello. Ma tralasciamo questo aspetto, gestito come un arcaismo anche nella nostra normativa del 2007.</p>
<p style="text-align: justify;">I problemi sono altri: la tematica della lotta contro “l&#8217;estremismo”, che è un fenomeno aiutato da altri o non è. Quando stava arrivando la riunificazione tedesca, i servizi della DDR pagarono gli estremisti neonazisti tedeschi dell&#8217;Ovest per sfregiare le tombe nei cimiteri ebraici. Il significato era chiaro, i tedeschi sono sempre quelli, non sono all&#8217;altezza di diventare un grande paese democratico. L&#8217;altra tematica che emerge dalle nuove normative è l&#8217;ossessione per la Rete, i social network, la “microfisica del potere”, come la chiamava Michel Foucault. Altro errore. I testi dei social sono delle mitografie, non dei dati da analisi intelligence. Possono aiutare a chiarire la personalità e i rapporti di stiamo già cercando, ma non sono la fonte primaria. Peraltro, chi ha problemi di terrorismo non scrive tutto su facebook.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza con i jihadisti londinesi del 7 luglio 2005, quella con i terroristi della stazione di Atocha, il passaggio silenzioso del garzone di macellaio halal che da Punta del Mar, sulla costa catalana, arriverà a compiere il feroce attentato alla nostra base di Nassiriya, tutto dimostra che il manovale del jihad sta il meno possibile sui nuovi media, anche se li usa per comunicare in codice quando occorre. Quindi, meno importanza alla mitologia della Nuova Comunicazione, più attenzione alla formazione di figure adatte alla HUMINT, Human Intelligence, a quegli uomini che con un solo sguardo capivano come stava cambiando l&#8217;animo dell&#8217;Emiro o lo spirito di rivolta del venditore di tè. Strano peraltro che la progressiva delegittimazione dei Servizi sia avvenuta nel momento in cui essi servivano sempre di più, non di meno. E che il rifiuto di massa delle strutture di intelligence sia divenuta una vera moda.</p>
<p style="text-align: justify;">Il DIS italiano sta facendo una meritoria azione di “pubblicità” della nostra nuova intelligence con le università e le scuole, ma non basta. Non basta a cancellare anni, decenni in cui i Servizi, peraltro troppo collegati a partiti e correnti, sono stati utilizzati per mascherare il lungo ventennio di “Stragi di Stato”, in cui i veri operatori furono agenti di Servizi nemici in primo luogo, ma anche di quelli formalmente amici. Evitare ogni tipo di contromossa informativa contro questa grande defamation del nostro paese è stata una colpa grave, che ha portato insieme al Caso Moro, alla fine della Prima Repubblica. Quindi, Servizi con continui controlli incrociati, come se fossero un Centro Acquisti Ospedaliero, il mondo mitizzato della globalizzazione che finisce, il ritorno del bellum contra omnes che avrebbe bisogno di Servizi fortissimi, una cultura politica dove la cultura della sicurezza piano piano svanisce, come il ricordo del valzer della nonna. Tre cose che non tornano, soprattutto se, in un contesto costituzionale, che è presente ovunque in Europa, l&#8217;intelligence è sottoposta con filo diretto all&#8217;Esecutivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso peraltro a una buona parte della L. 124 del 2007, dove l&#8217;obiettivo sembra più quello di tutelare la classe politica dai dossier detenuti (e ci mancherebbe altro se ciò non fosse) dai Servizi che non altro. Mitterand non era certo uno stinco di Santo, ma quando andò per la prima volta alla Presidenza francese il vecchio capo della SDECE, Alexandre de Marenches, vecchio gourmet come il nostro e suo amico Federico Umberto d&#8217;Amato, si rifiutò di servirlo e se ne andò in pensione. Altri mondi, altri uomini. Ma se non si ristabilisce un nesso fiduciario tra Intelligence e Governo, se non si ristabilisce, nei fatti, una maggiore autonomia al Servizio, sarà ben difficile prevedere le nuove crisi, valutarne gli attori, analizzare gli amici e i nemici sul campo. Il tempo della politica non è quello dell&#8217;intelligence, è un dato di fatto da sempre esistente. Se non ne prendiamo atto e trasformiamo, come sta accadendo in tutta Europa, i Servizi in corpi di polizia, che cercano il jihadista e lo assicurano alle patrie galere, senza vedere i nessi i paesi che lo sostengono, senza nemmeno studiare i riferimenti ideologici e storici della sua propaganda.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, prenderanno forma le Agenzie pubbliche della Mediazione, o i Comitati per Tizio o Caio, che manipoleranno per loro conto la pubblica opinione. Che, per evitare che il Cuore spenga la Ragione, deve talvolta rimanere all&#8217;oscuro. Se ogni problematica militare o di sicurezza deve essere utilizzata nel dibattito politico spicciolo, allora pesa come gli interessi dei tabaccai o delle ormai famosissime “casalinghe di Voghera”. Evitare che di questioni che fanno tremare le vene ai polsi si debba parlare in Aula, aumento delle Commissioni e del loro potere, miglioramento del COPASIR, aumento degli uomini e dei mezzi per il nostro nuovo Comparto Sicurezza. Che deve aprirsi a nuove professionalità, ma che deve infondere nei nuovi arrivati lo spirito di corpo, il senso di nobiltà della propria professione, la superiorità verso la politica, il senso di rappresentare, nella trincea degli equilibri mondiali, tutto il proprio Paese. Oggi iniziamo a combattere per i nostri interessi in uno scacchiere che non è più così semplice, perché la globalizzazione era stata pensata come asse della nuova potenza unica mondiale, gli USA, mentre oggi stati di diversa conformazione e tradizione stanno combattendo per una sola cosa: riprendersi la loro sovranità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne è un riflesso anche il dibattito italiano sull&#8217;Euro. Si sta riprendendo il ruolo sovrano e imperiale la Russia in Siria, atto che porta fuori dal Medio Oriente gli USA, con gli effetti strategici e geopolitici che possiamo bene immaginare, sta ritornando sovrana la Cina, che ha svalutato tre volte il renmimbi questa estate, ritornerà sovrano l&#8217;Iran, dopo l&#8217;inconsulto accordo del P5+1, scritto dalla fretta di “dare una mano” al “democratico” Rouhani ma la fretta fa i gattini ciechi, torna sovrano l&#8217;Egitto, dopo la follia dei Fratelli Musulmani arrivati al potere grazie alla “Primavere arabe”. Il Mondo si sta rinazionalizzando, i vincoli interstatali si stanno indebolendo, si stanno formando nuovi Centri del Potere, tra la SCO, Shangai Cooperation Organization, l&#8217;asse maghrebino tra Marocco e Tunisia, il nuovo polo di aggregazione tra Sudafrica e Africa subsahariana. E il Sudafrica è borderline per il nucleare.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito, i due centro globali del dopoguerra per la gestione dei conflitti sono l&#8217;ONU e il Trattato di Non Proliferazione nucleare. Bene. L&#8217;ONU non conta nulla, salvo mandare costosissimi emissari che contano meno dell&#8217;organizzazione che li invia. Il TNP ha escluso Stati che se lo potevano ben permettere, e ha accettato nel suo seno Stati dalla dubbia stabilità democratica. Ovvero: ha congelato il potere nucleare, quello che davvero conta nel mondo politico internazionale negli attuali Stati nucleari: alcuni peraltro stanno perdendo potere, altri stanno emergendo come attori globali, ma sono il tappo per nuovi equilibri di potenza, e vi sono stati come il Pakistan, la cui attrezzatura nucleare militare è in funzione antindiana e a difesa dell&#8217;Islam, fu finanziata dall&#8217;Arabia Saudita. Se non vi è equalizzazione nucleare tra lo sfidante e lo sfidato, nessun tipo di trattativa, né economica né militare, può andare a favore dello sfidante. Due vecchi lacci e lacciuoli, ONU e TNP, che vanno lentamente mandati a morire lentamente, nella Shangrilà dei loro miti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratterebbe invece, con realismo sognante, di immaginare alcuni assi omogenei di stabilizzazione del mondo, con una rete già configurata SCO, un Giappone che funge da protettore di Corea del Sud e, in futuro, di Vietnam e Laos, e non dimentichiamoci che Tokyo si è dotata da pochi giorni di una nuovissima struttura di intelligence. Il Brasile dovrebbe attirare verso di sé i suoi vicini confinari, mentre l&#8217;Argentina dovrebbe ricollegarsi con il Nord costiero, tra Messico e Stati Uniti. Gli USA, nella linea di Barack Obama, rimarranno egemoni solo nell&#8217;uso universale del dollaro, ma nemmeno questo è certo: rivolte contro il dollaro hanno caratterizzato Saddam Hussein e, oggi, l&#8217;Iran petrolifero. Il passaggio tra Dollaro ad Euro è ancora un incubo per i decisori nordamericani. Per questo, se l&#8217;UE accetterà il nuovo Trattato Transatlantico Economico, l&#8217;area dell&#8217;Euro si restringerà, mentre il Dollaro rimarrà stabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il potere non è una moneta, anche se la divisa è fondamentale. Allora è probabile che gli USA organizzeranno il loro lento declino afferrando per i pantaloni l&#8217;Europa, che è infatti già irrilevante, peggio ridicola, sul piano militare e strategico. La soluzione: intelligence nazionale tous azimuts, molto ben sostenuta e protetta dal sistema politico, attività preventiva nei confronti di minacce rilevanti, e le minacce, lo abbiamo già visto, sono molte altre oltre il jihadismo, un progetto di nuovo “sovranismo” italiano, visto che saremo presto abbandonati da tutti, meno che a parole, una postura di attacco rispetto alle minacce globali che lambiscano il nostro Paese.</p>
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		<title>&#8220;Intelligence e Sistema di Informazione nella Repubblica Italiana. Storia, cultura, evoluzione e paradigmi&#8221;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2015 00:10:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[glicerio taurisano]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
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		<category><![CDATA[repubblica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi Segreti]]></category>
		<category><![CDATA[sistema d'informazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Introduzione a cura di Fabio Gallo &#8211; Direttore Editoriale/ Più volte ho trattato l&#8217;argomento convinto del fatto che in Italia vi sia una scarsa cultura dell&#8217;Intelligence. Un vuoto strategico che dovremmo colmare per non sentirci insicuri, disorientati e, soprattutto, inutili e impotenti. Ancor di più, una scarsa cultura dell&#8217;Intelligence, a mio avviso, ci lascia credere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9664" aria-describedby="caption-attachment-9664" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-glicerio-taurisano.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9664" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-glicerio-taurisano.jpg" alt="intelligence-glicerio-taurisano" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-glicerio-taurisano.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-glicerio-taurisano-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-glicerio-taurisano-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9664" class="wp-caption-text">Il libro di Glicerio Taurisano</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">Introduzione a cura di Fabio Gallo &#8211; Direttore Editoriale/</p>
<p style="text-align: justify;">Più volte ho trattato l&#8217;argomento convinto del fatto che in Italia vi sia una scarsa cultura dell&#8217;Intelligence. Un vuoto strategico che dovremmo colmare per non sentirci insicuri, disorientati e, soprattutto, inutili e impotenti. Ancor di più, una scarsa cultura dell&#8217;Intelligence, a mio avviso, ci lascia credere che lo Stato non esista e che la nostra Nazione sia davvero in mano a 4 manigoldi che vivono in una sorta di quartiere senza Cristo ove tutto è possibile. Ma tranne rare eccezioni questa forma di acculturazione all&#8217;intelligence si svolge in ambienti chiusi e così l&#8217;informazione, oggi, svolge un ruolo fondamentale nella promozione del &#8220;sapere&#8221;, della &#8220;conoscenza&#8221;, della cultura, in questo caso, dell&#8217;Intelligence. Cari Amici, &nbsp;oggi siamo bombardati di notizie, ma un milione di notizie al giorno rendono l&#8217;apprendimento troppo orizzontale e scivoloso, non radicato nella ragione che richiede tempo di lettura, approfondimento, meditazione, discernimento.<br />
<strong>Glicerio Taurisano</strong> oggi ci offre la grande opportunità di &#8220;conoscere&#8221; in profondità. E per questo avvertiamo l&#8217;esigenza di raccomandarvi, cari amici, questo libro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INTELLIGENCE E SISTEMA DI INFORMAZIONE NELLA REPUBBLICA ITALIANA</strong><br />
I<strong> Servizi di Informazione italiani</strong> durante un lungo periodo della loro esistenza hanno accumulato avversità, pregiudizi e fuorvianti opinioni, sia sulle loro strutture che sugli agenti che in essi hanno operato, ma quali sono stati i contesti politici e sociali che hanno contribuito a fermentare tali idee&nbsp;sull&#8217;organizzazione&nbsp;istituzionale che provvede alla sicurezza tramite la raccolta delle informazioni? E soprattutto perché è stato così alimentato il senso di contrarietà sui Servizi segreti? E inoltre quali e quante strutture sono state create sin&nbsp;dall&#8217;epoca&nbsp;più remota e quali strumenti, attori e ambienti di studio hanno poi contribuito alla realizzazione di un’ immagina fresca, diafana e&nbsp;responsiva&nbsp;nella comunicazione pubblica?</p>
<p style="text-align: justify;">Su queste ed altre domande l’Autore si confronta e destina ad esse delle riposte che non lasciano nulla di intentato, attraverso un percorso storico che inizia da lontano e giunge finalmente in seno alla contemporaneità per <strong>raccontare i Servizi segreti italiani con un comunicare fluido, chiaro</strong> e soprattutto privo di quelle diafonie tra realtà e letteratura fantasy; fatti, nomi, documenti, tabelle e note accompagnano il lettore nella profonda conoscenza di uomini e strutture del Sistema di Informazione per la sicurezza della Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-large wp-image-9656" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro-270x270.jpg" alt="intelligence-taurisano-libro" width="270" height="270" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro-270x270.jpg 270w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro-150x150.jpg 150w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro-300x300.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro-50x50.jpg 50w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-taurisano-libro.jpg 381w" sizes="auto, (max-width: 270px) 100vw, 270px" /></a>Un libro che si propone come <strong>contributo alla tanto ricercata cultura di Intelligence</strong>, e per far ciò non poteva l’Autore non chiedere sostegno a tre pilastri necessari alla costruzione di un dialogo e di una comunicazione che potesse generare su ogni pagina il favoloso rapporto, tra chi legge e chi scrive, di reciproco rispetto e confronto, condizione questa che poteva essere trovata solo attraverso un dialogare storico, filosofico e scientifico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo, frutto di ricerca e studi, vuole tracciare<strong> un percorso culturale sia&nbsp;sull&#8217;attività&nbsp;di intelligence che sui direttori</strong> che si sono succeduti e sule strutture esistite sin&nbsp;dall&#8217;epoca&nbsp;pre-unitaria; si confronta altresì con altri studi e ricercatori in quest’ambito e si spinge, attraverso il <strong>considerare l’Intelligence un’arte scientifica</strong>, nel delicato panorama della ricerca e dei paradigmi, di cosa e quanto è l’Intelligence, del suo antico e attuale significato, della sua funzione istituzionale e funzionale, fino ad arricchirsi di nuove metodologie di ricerca delle informazioni; sull’Intelligence Investigativa, sulla sicurezza cibernetica, sulle tecnologie e strumenti oggi occorrenti per la pianificazione della sicurezza e dell’analisi sulle <strong>informazioni OsInt</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Storia, filosofia e scienza dunque per argomentare finalmente delle strutture dei Servizi segreti italiani, dell’attuale Sistema di Informazione per la s<strong>icurezza della Repubblica</strong> e <strong>dell’Intelligence</strong>, senza restrizioni ideologiche e parvenze, ma con un raccontare, forse non usuale, che impernia tutto sul fare cultura e distaccare definitivamente questo Organismo Istituzionale da tutte le contraddizioni storiche e sociali che ha vissuto, specialmente durante le sue più prolifiche attività di sicurezza della Nazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Autore del Saggio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Glicerio Taurisano è consulente aziendale</strong>, specializzato in gestione d’azienda, comunicazione e marketing, formazione e analisi delle informazioni. Intelligence e Security Advisor, da molti anni si occupa di ricerca e studi, anche in ambienti di scienza politica e diplomatica, oltre ad essere un appassionato di storia, filosofia e psicologia. <strong>È un convinto sostenitore della divulgazione della cultura dell’intelligence</strong>, <strong>della sicurezza e della difesa della Nazione, nonché fautore della legalità e del rispetto verso le Istituzioni. Ama l&#8217;eccitazione e <a href="https://1win.fyi/it/">le scommesse.</a> </strong> Organizzatore e relatore in convegni di studi scientifici, ha pubblicato in rete e su cartaceo articoli di&nbsp;Intelligence&nbsp;e sulla sicurezza; ha scritto di terrorismo, di criminologia, di investigazione, di politica e di sociologia. Inoltre ha pubblicato: I Servizi di Intelligence, tra prevenzione ed alta investigazione, Roma, 2004; Il Terrorismo e la strategia politico – espansionista, stampe la Feltrinelli, Milano, 2005; Terrorismo: i precursori di Al Qaeda, in Intelligence e Storia Top Secret, n.4, Aracne Editrice, Roma, 2006; Ultima analisi su Al Qaeda, in Intelligence e Storia Top Secret, n.5, Aracne Editrice, Roma, 2006; La Sicurezza metropolitana, in I Sistemi di Homeland Security. Scenari, Tecnologie, Applicazioni, Cuzzolin Editore, Napoli, 2009.</p>
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		<title>Turchia, il Capo dell&#8217;Intelligence di dimette per entrare in Politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2015 12:32:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[hakan fidan]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[isis]]></category>
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		<category><![CDATA[recep-tayyip erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi Segreti]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Fabio Gallo &#8211; Direttore Editoriale/ Ankara, Il responsabile dei servizi segreti turchi (Mit), Hakan Fidan, ha rinunciato all&#8217;incarico per candidarsi a giugno alle elezioni politiche con il partito del presidente Recep Tayyip Erdogan. Lo ha riportato l&#8217;agenzia di stampa Anatolia. Ciò denota anche l&#8217;importanza che il governo turco sta dando alla Politica [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8865" aria-describedby="caption-attachment-8865" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Hakan-Fidan.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8865" alt="Hakan Fidan Capo Intelligence Turca" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Hakan-Fidan.jpg" width="795" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Hakan-Fidan.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Hakan-Fidan-300x175.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Hakan-Fidan-460x270.jpg 460w" sizes="auto, (max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8865" class="wp-caption-text">Hakan Fidan Capo dell&#8217;Intelligence Turca</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura di Fabio Gallo &#8211; Direttore Editoriale/</p>
<p style="text-align: justify;">Ankara, Il responsabile dei servizi segreti turchi (Mit),<strong> Hakan Fidan</strong>, ha rinunciato all&#8217;incarico per candidarsi a giugno alle elezioni politiche con il partito del presidente <strong>Recep Tayyip Erdogan.</strong> Lo ha riportato l&#8217;agenzia di stampa <strong>Anatolia</strong>. Ciò denota anche l&#8217;importanza che il governo turco sta dando alla Politica internazionale sempre più competitiva anche sul piano dell&#8217;Intelligence. Ma anche come i recenti repentini cambiamenti sul piano geopolitico richiedano sempre maggiore attenzione sul piano della cooperazione con l&#8217;Europa e i Paesi del Mediterraneo, soprattutto nel momento in cui l&#8217;ISIS è alle porte della Turchia che, prima o poi, potrebbe essere coinvolta direttamente. La questione di una più responsabile diffusione della cultura dell&#8217;Intelligence allargata anche al mondo civile, è stata più volte toccata in Italia dalla stampa anche in virtù di una più consapevole cultura all&#8217;universalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Fidan ha presentato venerdì sera le dimissioni al <strong>primo ministro Ahmet Davutoglu</strong> che le ha accettate, ha chiarito l&#8217;Anatolia citando fonti vicine al capo del governo. Secondo la legge turca, i funzionari hanno tempo fino al 10 febbraio per abbandonare i propri incarichi se ambiscono a un mandato da parlamentari in occasione del voto, calendarizzato per il prossimo 7 giugno.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi organi di informazione nazionali hanno affermato negli ultimi giorni che Fidan, considerato vicinissimo al capo dello stato, potrebbe diventare il prossimo ministro degli Esteri dell&#8217;attuale governo islamista-conservatore, che governa in Turchia dal 2002. <strong>Nato nel 1968, Hakan Fidan è dal 2010 il numero 1 dell&#8217;agenzia nazionale di intelligence</strong> (Mit).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/2014/09/maggiore-attenzione-verso-una-cultura-dellintelligence " target="_blank">https://ilparlamentare.it/2014/09/maggiore-attenzione-verso-una-cultura-dellintelligence </a></p>
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		<title>Ecco perché l’Italia necessita di una nuova cultura dell’Intelligence</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2014/10/ecco-perche-litalia-necessita-di-una-nuova-cultura-dellintelligence/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2014 14:23:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[Introduzione a cura di Fabio Gallo &#8211; direttore editoriale/ E&#8217; importante oggi più che mai offrire spazio in rete a chi ha idee e saperi che possono contribuire ad alimentare una seria e severa coscienza dedicata alla &#8220;sicurezza&#8221; della nostra Nazione: quella che con enormi e secolari sforzi ha prodotto il brand più famoso nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8281" aria-describedby="caption-attachment-8281" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-fabio-gallo-ballerino-coreografo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8281" alt="intelligence-fabio-gallo-ballerino-coreografo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-fabio-gallo-ballerino-coreografo.jpg" width="790" height="438" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-fabio-gallo-ballerino-coreografo.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-fabio-gallo-ballerino-coreografo-300x166.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-fabio-gallo-ballerino-coreografo-480x266.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8281" class="wp-caption-text">Per una diffusa cultura dell&#8217;Intelligence Intelligente</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;" align="JUSTIFY">Introduzione a cura di Fabio Gallo &#8211; direttore editoriale/</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">E&#8217; importante oggi più che mai offrire spazio in rete a chi ha idee e saperi che possono contribuire ad alimentare una seria e severa coscienza dedicata alla &#8220;sicurezza&#8221; della nostra Nazione: quella che con enormi e secolari sforzi ha prodotto il brand più famoso nel mondo: il Made in Italy, il vero grande valore e motore economico dell&#8217;Italia che il mondo rispetta e di cui il mondo necessita. Quel valore culturale tipico degli italiani d&#8217;Italia, che nel mondo ha generato e genera economia reale, e che gli stati parassiti imitano rendendosi protagonisti di una economia distorta e una distorta immagine dell&#8217;Italia. Se ciò è accaduto è solo colpa dei poteri, nessuno escluso, che hanno privilegiato le dinastie alle capacità che rendono libera e rispettabile uno Stato.<br />
Chi scrive non appartiene a lobby di potere ma ha il potere di pensare autonomamente e questo è oggi il vero potere di dire e fare per il bene della propria Nazione. Siamo cattolici e in Cristo ci crediamo per davvero non per educazione alla tradizione o per consuetudine. La nostra fede è anche frutto di lunghe ricerche e scoperte. Ad esempio abbiamo scoperto che è proprio vero che la Chiesa siamo tutti noi e questo ci deve responsabilizzare a non ritenere che sei cattolico e un buon cristiano solo se vai dal Papa o dal Vescovo. Lo si è anche se abbiamo accanto il semplice parroco di campagna e lo si è anche e soprattutto se siamo da soli a costruire una città, mattone per mattone, perché Cristo ha fatto di ogni battezzato una testata d&#8217;angolo. Esattamente come con Pietro Discepolo su cui ha istituito la su cui ha istituito la sua stessa Chiesa. Ma siamo qui a parlare di Intelligence e comprendo che potrebbe essere assurdo unire le due cose. Invece sarebbe assurdo ritenere che la fede possa essere disgiunta dal ragionamento e la lettera enciclica &#8220;Fides et Ratio&#8221; di Benedetto XVI lo insegna. Se fosse una astro l&#8217;Italia sarebbe il Sole poiché in essa risplende Roma, con tutto il suo significato quale simbolo dell&#8217;Occidente ma anche e soprattutto perché essa è stata la Città ricercata e trovata dall&#8217;Apostolo Pietro e dall&#8217;Apostolo delle genti, San Paolo &#8211; Paolo di Tarso &#8211; forse più grande e meritevole di Pietro stesso perché è la sua straordinaria &#8220;intelligenza&#8221; che ci ha consentito di comprendere la grandezza di Cristo. Dunque l&#8217;Italia è la culla della Cristianità, la nuova Gerusalemme e per questo, presto o tardi, sarà come nella storia nuovamente attaccata anche dall&#8217;esterno.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">AMARE L&#8217;ITALIA NON E&#8217; UN DELITTO MA UNA VIRTU&#8217;<br />
Qualche tempo addietro tutti ridevano di noi e oggi gli stessi ci guardano con rispetto. Questo è il nostro successo, quello del &#8220;fare&#8221; per il bene e per il decoro del Paese e della nostra Fede che oggi con Papa Francesco compie un ulteriore passo di maturità rispetto al tempo attuale. Per questo il nostro Gruppo di giovani Testate Giornalistiche si chiama semplicemente &#8220;ComunicareITALIA&#8221;: perché intendiamo comunicare il &#8220;Valore dell&#8217;Italia&#8221; che è anche quello di amarla in modo viscerale e tutelarla, rispettarla facendola amare dalle Nazioni. E insieme ad essa amare e tutelare i Valori della Chiesa di Cristo, senza avvertire l&#8217;esigenza di porsi in prima fila. Per questo abbiamo fatto dell&#8217;ultima fila il luogo del nostro vero protagonismo. Ciò indica una via percorribile e costruttiva orientata al bene comune e non, esclusivamente al proprio protagonismo.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Ricordo quanto siamo stati definiti dall&#8217;autore di &#8220;Kelebek Blog&#8221; promotori in rete di un ritrovo &#8220;italico&#8221;, solo perché abbiamo pubblicato un articolo, guarda caso, inerente alla presentazione di un libro di Giancarlo Elia Valori. Come se si trattasse di un reato o di un crimine. Oggi, proprio l&#8217;articolo di quel Blog è la testimonianza di come sono cambiati i tempi e di come debba diventare una consuetudine essere &#8220;Italici&#8221; che amano e tutelano l&#8217;Italia e si riuniscono per capire anche come farlo meglio. L&#8217;articolo del Blog edito da un signore che dice di essere tutto ma anche il contrario di tutto è, come appare chiaro un Blog che, come dice Arianna Editrice, ..&#8221;che si occupa del Medio Oriente, con particolare attenzione alla questione del conflitto israelo-palestinese&#8221;. Nel tentativo di ironizzare con metafore devianti e nascondere la sua ideologia, il blogger una cosa giusta l&#8217;ha detta e cioè che in quella presentazione c&#8217;era anche gente molto seria. E noi di ComunicareITALIA tra essa, al punto tale, da avere avvertito l&#8217;esigenza di riportare nel suo Blog il nostro redazionale. Ma quel Blog apparentemente innocente nel suo dire, incredibile a credersi,  anticipava una realtà e cioè che l&#8217;Italia avrebbe avuto bisogno di &#8220;italici&#8221;. Di certo i contributi del prof. Elia Valori, dovrebbero essere presi sul serio. Vedi link del Blog per valutare&#8230;(<a href="http://kelebeklerblog.com/2010/11/24/giancarlo-elia-valori-gianfranco-fini-e-molti-molti-cortigiani-in-parrucca" target="_blank">http://kelebeklerblog.com/2010/11/24/giancarlo-elia-valori-gianfranco-fini-e-molti-molti-cortigiani-in-parrucca</a>)</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Oggi siamo nei guai, quelli seri e molti si chiedono se stiamo per essere invasi. Questa è la verità. Intanto bisogna chiedersi se per davvero a Milano nasceranno ancora Moschee e in caso positivo se il Sindaco e la politica italiana che avrebbe deciso in tal senso, se si preoccupano come il Prefetto di Milano di tanta gente italiana, sicuramente altrettanto per bene dei nostri fratelli islamici, che sono senza lavoro. Ciò, perchè il vero volto di EXPO Milano 2015 sarà quello dell&#8217;Islam che ha conquistato la capitale del made in Italy e la dicotomia tra una Milano improbabile (quella dell&#8217;EXPO) e quella di tanta, tanta gente che ieri aveva due lavori in ogni famiglia e oggi nessuno. Ecco perché sottoscriviamo l&#8217;esigenza non più rimandabile ad una scolarizzazione all&#8217;Intelligence. Perchè non è più ammessa l&#8217;ignoranza che produce ogni giorno l&#8217;incapacità dell&#8217;Italia di ricercare idee e risorse per un nuovo decollo dell&#8217;Economia.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">E a chi pensa che le invasioni siano quelle fatte con i carri armati dobbiamo dire che ve ne sono di estremamente più drammatiche se ad esse non si oppone il pensiero e l&#8217;intelligenza di Donne e Uomini per davvero unti da una visione strategica e davvero &#8220;intelligente&#8221; di un futuro plausibile. Ci sono Fondazioni in Italia che da sole stanno facendo più di dieci partiti. Ciò significa che la politica, in generale, non è più capace di concretizzare e di immaginare il futuro. E quella parte sana della politica non può esercitare la sua dignità. Ritengo che amplificare il pensiero del prof Giancarlo Elia Valori come intelligentemente sta facendo Formiche.net sia indispensabile. Chi scrive condivide lo scritto di Giancarlo Elia Valori e ciò significa metterci la faccia. Dobbiamo fare qualcosa per il nostro Popolo, per la nostra Società, per i nostri Giovani, per tutto ciò che l&#8217;Italia rappresenta nel mondo. Ora.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>IL REDAZIONALE A CURA DI GIANCARLO ELIA VALORI<br />
</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Con l’ISIS che entra</strong> in queste ore (è il sette ottobre 2014 mentre scriviamo) nell’area periferica di Kobane, la città siriana nell’area di Aleppo più vicina al confine turco, con un nome che significa “primavera degli arabi” in curdo, la situazione geopolitica dell’Europa, e quindi dell’Italia, cambia radicalmente.</p>
<p align="JUSTIFY">I curdi, che si sperava magicamente, pur da grandissimi combattenti quali sono sempre stati, potessero bastare da soli a bloccare e magari disperdere l’avanzata del jihad verso la costa mediterranea, sono stati ormai in gran parte debellati.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>E, con tutta probabilità,</strong> la linea strategica del “califfato” sarà quella di congiungersi con la rivolta delle popolazioni sciite nel Libano meridionale, con una colonna dell’ISIS verso Baalbeck, che naturalmente si prefiggerà di fare quello che tutti gli islamisti ardentemente vogliono, ovvero l’eliminazione dell’”Entità Sionista”.</p>
<p align="JUSTIFY">Quindi, tutta l’equazione strategica nella quale abbiamo operato dal 1989, con la fine del Patto di Varsavia e poi, con la <i>War on Terror </i>dopo l’attentato alle Torri Gemelle e al Pentagono (e alla Casa Bianca, non dimentichiamolo) ha cessato di operare i suoi effetti, in questi giorni.</p>
<p align="JUSTIFY">Tanto più che, se Kobane è a pochi chilometri dal confine turco, si innesca qui un’altra questione di straordinario rilievo: la funzione dell’articolo 5 nel quadro NATO, visto che la Turchia fa parte, ed è anzi la seconda Forza Armata dell’Alleanza dopo quella degli USA, dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Come è noto, l’art. 5</strong> del Trattato afferma che “ in un attacco armato contro uno o più tra i firmatari sarà considerato un attacco anche verso gli altri e quindi, ognuno dei Paesi firmatari, seguendo l’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, assisterà la o le Parti fatte segno ad un attacco”.</p>
<p align="JUSTIFY">Bene: se la Turchia, che entrò nella NATO in un contesto di ricostruzione del Paese in termini alla Atatűrk, laicisti e di “democrazia regolata”, che oggi non sussistono più, viene quindi attaccata e si richiama all’art.5 del <i>charter </i>dell’Organizzazione del Patto Atlantico, cosa succede? E, per essere più precisi, cosa succede in Italia?</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Per non parlare neanche</strong> del quadrante libico, dove, recentissimamente il gruppo <i>ansar al sharia</i> ha dichiarato un “emirato islamico” nella parte orientale di Derna, giurando peraltro fedeltà al “califfato” iraqeno dell’ISIS, e mentre a Benghazi avvengono centinaia di assassini “mirati” senza che nessuno riesca a controllare la situazione, e, paradosso assoluto, mentre il “fondo” che gestisce i prodotti petroliferi libici, il LIA, chiama in tribunale Goldman Sachs per presunti danni di oltre un miliardo di USD.</p>
<p align="JUSTIFY">Se quindi si destabilizza il Maghreb e l’antisemitismo che corre nelle vene di molti dei paesi occidentali (si pensi ad un gigante USA delle pubbliche relazioni che ha rifiutato un contratto da parte di una azienda israeliana, dato che già l’azienda USA lavora per la Fratellanza Musulmana) diventa “militante”, siamo davvero soli, e più deboli che mai.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Dal punto di vista dell’<i>intelligence </i></strong>italiana, questo è un danno ancora più grave che non per altri Paesi nostri alleati.</p>
<p align="JUSTIFY">Se è vero che la nostra <i>intelligence </i>ha sempre avuto una linea razionale e chiara nel Mediterraneo, dalla “conquista” della Tunisia con l’indimenticabile amm. Fulvio Martini, capo del SISMI dal 1984 al 1991, che anche Francesco Cossiga stimava altamente, fino alla gestione attenta del quadrante ma senza, di fatto “coperture” politiche durante la destabilizzazione del regime gheddafiano in Libia; allora la questione <i>intelligence</i>, dopo la riforma del 2007 che ha definito il DIS, oggi ormai “cabina centrale” delle Agenzie interna e estera, AISI e AISE, diventa centrale per tutto il nostro Paese.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Abbiamo avuto,</strong> più di altri Paesi alleati, una difficoltà di rapporti tra il vertice politico-istituzionale italiano proprio perché era finita la cosiddetta “Prima Repubblica” ed era cessato quel sistema politico per il fatto che l’Italia era stata obiettivo di azioni di <i>intelligence </i>portate a segno sia da Paesi alleati che da nazioni storicamente nemiche.</p>
<p align="JUSTIFY">Le forze politiche che si sono succedute al Governo, in tutta la sequela della “seconda” Repubblica, avevano una idea molto autoreferenziale e talvolta parrocchiale della politica italiana mentre, nella fase iniziale della nostra storia repubblicana, tutti i partiti politici avevano una perfetta conoscenza del sistema dell’<i>intelligence </i>e dei suoi fini, perfino i comunisti, che pure erano, e non lo nascondevano, legati all’URSS e quindi al Patto di Varsavia.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Siamo quindi</strong> in una situazione in cui certi Presidenti del Consiglio si informano su un Paese dove stanno andando in visita di Stato leggendo, sull’aereo, il fascicolo di una nota (e ottima) rivista che parla di quel Paese.</p>
<p align="JUSTIFY">Oppure siamo ad una lettura dell’<i>intelligence</i>, per quel che riguarda il nesso tra sovversione interna e jihad globale, come se questa fosse una forza di polizia, il che peraltro è espressamente proibito dalle leggi, e non solo in Italia.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti i protagonisti della “seconda” Repubblica, poi, hanno assorbito la <i>fabula </i>di Servizi, all’epoca della cosiddetta “strategia della tensione”, che fu tutt’altro da quello che si immagina, lavorassero per non si sa chi.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>E anche questa</strong> è una difficoltà di lavoro che nemmeno una riforma come quella del 2007 ha potuto modificare, perché, appunto, anche le sentenze giudiziarie su tante questioni della destabilizzazione dell’Italia negli anni ’70 e ’80 (ecco la vera “tensione”) hanno rovesciato la<i>vulgata </i>sulla inaffidabilità dei Servizi, che erano, ringraziando il Cielo, del tutto e pienamente “atlantici”.</p>
<p align="JUSTIFY">Insomma, per una serie di motivi l’<i>intelligence </i>italiana non è ancora a suo agio nel suo Paese dove, molto più che in altre nazioni europee, è stata un oggetto di speculazione politica.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>La fondazione,</strong> da oltre un anno, di un portale della sicurezza nazionale (<a href="http://www.sicurezzanazionale.gov.it/">www.sicurezzanazionale.gov.it</a>) la politica di comunicazione pubblica innovativa e spiazzante, il<i>road show </i>della nostra <i>intelligence </i>nelle più importanti università e in molte scuole sono tutti segnali positivi, che non vanno affatto trascurati, ma il vero problema rimane quello del canale decisionale tra le Agenzie e il Decisore, che non è necessariamente solo quello notissimo e visibile.</p>
<p align="JUSTIFY">Sembra in effetti che, in tutte le Agenzie occidentali, si sia ormai indebolito il rapporto di fiducia, che riguarda sia la qualità caratteriale e intellettuale del Decisore, che deve esserci tra il Capo del Governo o dello Stato e la sua <i>Intelligence.</i></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Nel caso dell’Italia,</strong> c’è anche la scarsa legittimazione, malgrado tutto, dei nostri Servizi presso la popolazione, che è stata innaffiata e talvolta ubriacata con notizie farlocche sui “servizi deviati” come se, data la struttura dell’<i>intelligence,</i> non fossero i Decisori, infatti, “deviati”, e non la Struttura del Servizio, che non poteva se non eseguire gli ordini.</p>
<p align="JUSTIFY">E, comunque, oggi, sia negli USA che in altri Paesi europei, manca l’essenziale, ovvero la comprensione, da parte dei governanti, dello strettissimo nesso che sussiste tra la sicurezza dello Stato e lo sviluppo economico, tra la protezione di alcuni nostri alleati e la nostra stessa sicurezza, tra l’economia interna e la strategia globale dell’Italia come di tutti i nostri principali alleati.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Barack Hussein Obama</strong>, per esempio, ha recentemente affermato, in una intervista a Thomas Friedman, nel giugno scorso, di avere “una certa invidia della Cina” che cura, secondo Obama, i suoi interessi interni di sviluppo senza immischiarsi negli affari del mondo, e il Presidente USA ha aggiunto che per risolvere i problemi mondiali occorre “una vasta azione inclusiva”, coinvolgendo tutti, ma proprio tutti, gli attori globali.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ vero che la Cina non opera militarmente all’estero, ma si sta riarmando a tappe forzate, e sta ormai controllando, con il suo “braccio armato”, gran parte del suo Estero Vicino.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>A Pechino sanno benissimo</strong> che la Pace ha bisogno della Guerra e viceversa, hanno studiato le tradizioni Zen (che vengono insegnate anche nelle migliori accademie militari) e sanno che occorre <i>colpire con una spada presa in prestito, </i>(cap.1, <i>36 stratagemmi) </i>oppure che occorre<i>creare una cosa dal nulla, </i>oppure ancora che è necessario <i>nascondere una spada dietro un sorriso. </i>E quindi, in termini di scontro bellico, fanno lavorare gli altri: <i>gettare un mattone per ottenere una gemma di giada.</i></p>
<p align="JUSTIFY">E quindi torniamo alla domanda, ormai del tutto retorica, della reazione dell’Europa occidentale, che ormai si sente un Circo a Tre Piste multietnico, multirazziale, multiculturale, una America in ritardo che, diversamente dall’originale, ha paura di tutto.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Quindi, anche se non entro</strong> qui nella questione della qualità ed efficienza dei nostri Servizi (io continuo a chiamarli così, “Agenzie” mi sembra un termine riduttivo) per ovvi motivi, sono invece del tutto certo che, oggi, non ci siano <i>leaders </i>politici, nei vari schieramenti attuali, che peraltro sono privi di idealità e di progetti a lungo termine che non siano l’adorazione del <i>leader </i>di turno, che sappiano leggere e utilizzare l’<i>intelligence </i>per tutto quello, che è molto, che potrebbe fare.</p>
<p align="JUSTIFY">Penso, per esempio, all’inerzia dei Decisori francesi e britannici nella gestione attuale del caos libico, che peraltro hanno direttamente causato con l’ingenua ideologia della “universalizzazione della democrazia” come se, peraltro, un Paese del Maghreb, se divenisse democratico, potesse fare solo e unicamente il <i>nostro </i>interesse.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>E penso inoltre</strong> all’improntitudine della nostra classe politica nei confronti della crisi in Ucraina, della quale non è stato letto il nesso principale: la nuova proiezione della Federazione Russa, tramite il Mare di Azov, verso la Turchia e il Mediterraneo orientale, e la parallela ricerca, sempre da parte del Cremlino, di ricostruire in termini geoeconomici la sua grande area di protezione in Europa Orientale, con la successiva proposta all’Italia e al resto dell’UE di una <i>Unione Eurasiatica </i>che disfacerà la NATO, relegherà la UE a comitato di affari, e estrometterà gli USA dagli affari europei.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Cossiga amava ripetere</strong> che “gli americani sono sempre sul piede di guerra poi, quando l’hanno iniziata, non la sanno concludere”. Ecco, siccome la “guerra fredda è stata davvero una guerra”, sempre per dirla con Francesco, oggi occorrerebbero statisti, ma non ne vedo in giro, che si accorgessero che, per esempio, la Cina e il Giappone stanno ridisegnando militarmente il Pacifico, e questo riguarda noi, e che la “guerra per l’Artico” sarà fondamentale nei prossimi anni, e la Russia l’ha già in parte vinta, e anche questo riguarda noi, il nostro modo di produrre, di dislocare la nostra sicurezza geopolitica e che, magari, sarà proprio la Cina, che non ha mosso un dito durante la lunghissima guerra in Afghanistan, a raccogliere i frutti strategici e geoeconomici della fuga, non precipitosa, dell’Occidente dall’Asia Centrale. E anche questo ci riguarda, e non solo perché abbiamo ancora dei soldati laggiù.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Ecco, io vedrei</strong> con estremo favore una struttura di interscambio tra la classe politica e l’<i>intelligence </i>che permettesse, oggi, ai Servizi di non compiere i palesi errori che sono stati talvolta ordinati loro, e alla classe politica di imparare a pensare in termini di <i>intelligence, </i>anche quando manchi l’intelligenza.</p>
<p align="JUSTIFY">Altrimenti, vedo già uno scenario: la Libia si destabilizza completamente e diviene una base ISIS, il “califfato” si muove subito verso le nostre reti energetiche e inizia le azioni contro le nostre coste meridionali, nel frattempo l’odio antisraeliano in Italia monta, e ci priviamo, con i politici che ascoltano solo i sondaggi, dell’unico alleato vero nel Mediterraneo.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Nei Balcani, intanto,</strong> le reti qaediste già operanti in Albania, Bosnia, Slovenia si attiveranno per penetrare l’area nordoccidentale del nostro Paese, mentre la pubblica opinione, manipolata a dovere dall’estero, darà la colpa di tutto ai “sionisti” e ripeterà ancora le fanfaluche “mutlietniche”, mentre una parte degli immigrati si troverà organizzata in partiti locali che fungeranno da Terze Colonne dell’Islam detto “radicale”.</p>
<p align="JUSTIFY">Ecco, si dovrà rieducare la classe politica ad un uso intelligente dell’<i>intelligence, </i>per evitare che gli scenari peggiori, puntualmente, avvengano.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Giancarlo Elia Valori</strong> <em>è professore di Economia e Politica Internazionale presso la Peking University e presidente de “La Centrale Finanziaria Generale Spa”</em></p>
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		<title>Maggiore attenzione verso una &#8220;cultura&#8221; dell&#8217;Intelligence</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2014 16:15:30 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: center;">A cura Fabio Gallo/direttore editoriale/</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto sta accadendo all&#8217;Economia italiana è anche conseguenza di una forma di aggressione all&#8217;Italia che nell&#8217;ultimo ventennio ha utilizzato il Potere della Rete (internet). Invisibili, incomprensibili per i più, i tentacoli dei sistemi di gestione della conoscenza sono entrati in Italia, così come in tutti i Paesi raggiungibili da Internet. In Italia, però, i tentacoli della piovra più intelligente del mondo, gestita da multinazionali estere (ovviamente), hanno pescato molto più che in ogni luogo del mondo. Hanno pescato e imbrigliato nella &#8220;loro&#8221; rete assetata di capitali il grande malloppo miliardario dei Beni Culturali, del Sistema Turistico, del mondo Agroalimentare, Tessile, Editoriale e molto, molto di più. Un capitale così prestigioso da rappresentare il più noto e incontestato Brand che nel pianeta è sinonimo di valore: il Made in Italy. La politica italiana ha certamente molte colpe dovute all&#8217;inestinguibile male della presunzione dell&#8217;arroganza, ma quella di avere consentito prima e favorito poi la gestione della sua anima stessa a società estere, è la colpa più grande che non trova assoluzione. Parliamo di centinaia di miliardi e negli anni di migliaia di miliardi che una indegna gestione del nostro capitale culturale ha ceduto e di conseguenza ha perso. Con essi, centinaia di migliaia di posti di lavoro. L&#8217;incapacità di sostenere progetti innovativi in questa direzione, è il secondo gravissimo peccato che non potrà trovare assoluzione e che ha causato la diaspora delle intelligenze da una Nazione &#8211; l&#8217;Italia &#8211; che paradossalmente grazie solo alla diaspora dalla propria terra, sta arricchendo il mondo di capacità ed esperienze tra le più sofisticate e innovative. Tutto ciò è fisiologico, lo insegna l&#8217;antropologia. Ma oggi abbiamo bisogno di fare soldi seriamente e in tutta fretta. Nel salotto di &#8220;Porta a Porta&#8221; condotto da Bruno Vespa il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha detto una grande verità: il mondo è cambiato e la rete in questo cambiamento con la comunicazione, il modo di relazionarsi e di combattere le moderne battaglie, sono frutto della visione di persone alle quali quasi nessuno, in principio, ha dato credibilità. Pensiamo a Stive Jobs e alla Apple, a Google, a Microsoft, a Expedia, Booking.com, etc, etc. Noi tutti viviamo in un grande buco nero che si chiama Google: una mostruosa falla nell&#8217;economia italiana che si presenta con la dignità di un motore di ricerca per vederci qualsiasi cosa paghi un posizionamento in prima pagina, al posto della verità. Così facendo ad essere messa in discussione è la Verità e con essa la Qualità, anche quella della vita se quando l&#8217;utente che ad esempio cerca cibo sano, il motore di ricerca ti propone pasticche per dimagrire o altro, dannose alla salute. Ogni etica muore in questo buco nero che fagocita e gestisce conoscenza solo ed esclusivamente per fare soldi. Poiché abbiamo preso ad esempio un motore di ricerca qualsiasi, possiamo dire che la tesi di chi scrive è oggi suffragata, dall&#8217;Autority europea che ha ottenuto che Google scriva che essa è una &#8220;società&#8221; e in quanto tale fa business. Non è molto ma è già qualcosa avvisare l&#8217;utente che nel fare una ricerca deve sapere preventivamente che il frutto della sua ricerca può essere non ciò che è vero ma ciò che paga.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul punto non si può che essere in armonia con quanto recentemente dichiarato da <strong>Elia Valori</strong> che esce allo scoperto &#8211; visti i tempi &#8211; per rendersi promotore di una necessità impellente: <strong>maggiore attenzione verso</strong> <strong>una &#8220;cultura&#8221; dell&#8217;Intelligence. </strong>Attenzione!, ciò non significa che la nostra Intelligence non sia tale, anzi! Ne siamo orgogliosi. La riflessione è grandangolare e include ciò che rappresenta dati incontrovertibili e che appartengono ad una cultura assolutamente moderna come lo è la Rete con i suoi sofisticati utilizzi rivolti anche alla produzione di economia. Oggi una semplice &#8220;App&#8221; che offre un discreto servizio può essere scaricata tranquillamente da 100 milioni di utenti e se essa è scaricabile ad un euro incassa 100 milioni di Euro. Il tutto anche in pochissimi giorni. Sono stati raggiunti record da 1 miliardo. Immaginiamo solo negli ultimi 10 anni quante royalty (miliardi), anche del valore di decine di euro come quelle dei servizi per il Turismo, sono state versate dalle Aziende italiane per la vendita, ad esempio, dei posti letto. Il clamoroso fallimento della piattaforma del turismo del Governo italianano www.italia.it è la certificazione dell&#8217;incapacità del sistema politico italiano che ha disposto e gestito questo spreco. Oltre 50 milioni di Euro per ottenere il nulla. Cosa centra in tutto questo l&#8217;Intelligence? Ad evitare il peggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutte le cose anche l&#8217;Intelligence, però, è correlata alla politica italiana che ci dice di guardare le stelle ma non riesce neanche a vedere il dito che le indica. Dunque, a chi non vede neanche il proprio dito com&#8217;è possibile chiedere di avere una visione lungimirante per dare spazio all&#8217;intelligenza dell&#8217;Innovazione perché essa produca economia? Abbiamo parlato di Agenda Digitale. Propongo il ritorno all&#8217;Abbecedari digitale. Torniamo a scuola. E&#8217; meglio. Riuscire ad amministrare &#8220;con intelligenza&#8221; il nostro grande Patrimonio Culturale potrebbe ancora evitarci una caduta fatale. L&#8217;Italia di oggi è come una Madre che per sopravvivere deve nutrirsi della creatura che ha nel suo ventre. Come fare? Trovare il coraggio di dare spazio a chi ha idee e capacità. Gli uomini dell&#8217;Intelligence, sono certo, sanno dove trovarli. La politica, se intende dimostrare che ha volontà, riconosca di non essere capace. Figli, fratelli e sorelle, cugini e nipoti, amanti e simpatizzanti, non sono più sufficienti. Oggi, allo stato attuale, non più. Se Montezemolo, dico Montezemolo, ha compreso che un passo indietro sarebbe stato utile al bene della Ferrari simbolo del Made in Italy, chiunque può ritenere che un pizzico di umiltà non sia lesiva del proprio onore bensì un bene per se stessi e per la Nazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora qualche dato perché possiamo riflettere insieme. Sono relativi allo scorso anno. Meditate politici, meditate:</p>
<p><b>Google:</b> 50,17 miliardi di Dollari di fatturato – 10, 73 miliardi di dollari utile netto – 53.546 dipendenti</p>
<p><b>Apple:</b> 156,508 miliardi di Dollari di fatturato – 41,733 miliardi di dollari di utile netto – 72.000 dipendenti</p>
<p><b>Microsoft:</b> 73,72 miliardi di fatturato – 16,97 miliardi di dollari utile netto 94.000 dipendenti</p>
<p><b>Oracle:</b> 37,1 miliardi di fatturato – 10 miliardi di dollari di utile netto – 105.000 dipendenti</p>
<p><b>Intel:</b> 53 miliardi di dollari di fatturato – 11.miliardi di utile netto – 104.77 dipendenti</p>
<p><b>E-bay:</b> si sa solo che opera sul mercato telematico di ben 38 Paesi</p>
<p><b>Pay pal:</b> circa 300 milioni di conti attivi in 192 paesi del mondo e rappresenta circa il 36% di fatturato della sua proprietaria e-bay. In ogni caso parliamo di cifre superiori a 100 miliardi di dollari anno</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
					
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		<title>Datagate: &#8220;niente è come appare&#8221;. L&#8217;Intelligence è intelligente sempre</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2013/10/datagate-niente-e-come-appare-lintelligence-e-intelligente-sempre/</link>
					<comments>https://ilparlamentare.it/2013/10/datagate-niente-e-come-appare-lintelligence-e-intelligente-sempre/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2013 09:32:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli / grrg.eu / Poco più di quarant’anni fa, nel giugno 19671, il New York Times iniziò la pubblicazione deiPentagon’s Papers, i documenti segreti del Pentagono, cioè del ministero della Difesa americano, aventi per oggetto la guerra del Vietnam che si trascinava ormai da otto anni e stava spaccando l’opinione pubblica. Quei documenti rivelarono che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_6493" aria-describedby="caption-attachment-6493" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="intelligence" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-6493" title="intelligence" alt="Datagate: l'Intelligence che vince sempre e comunque" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence1-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6493" class="wp-caption-text">Datagate: l&#8217;Intelligence che vince sempre e comunque</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli / grrg.eu /</p>
<p style="text-align: justify;">Poco più di quarant’anni fa, nel giugno 19671, il <em>New York Times</em> iniziò la pubblicazione dei<em>Pentagon’s Papers</em>, i documenti segreti del Pentagono, cioè del ministero della Difesa americano, aventi per oggetto la guerra del Vietnam che si trascinava ormai da otto anni e stava spaccando l’opinione pubblica. Quei documenti rivelarono che ben quattro amministrazioni – due repubblicane e due democratiche – avevano mentito e rafforzarono l’avversione pubblica alla guerra che, infatti, il presidente Nixon – che aveva autorizzato numerose operazioni segrete contro il Vietnam del Nord – decise di chiudere, lasciando il Vietnam del Sud al suo destino, ma a sua volta ne subì le conseguenze perché la stampa rivelò lo scandalo Watergate che alla fine lo costrinse alle dimissioni. Le due vicende, negli anni immediatamente successivi, confluirono nelle polemiche  venute alla luce tra il Pentagono (militari) e la Cia, che proprio sulla guerra del Vietnam avevano avuto divergenze, mentre per quanto riguarda il Watergate le polemiche riguardarono la Cia e l’Fbi e le loro attività legate all’azione governativa. Nel 1975-76 una speciale commissione del Congresso, presieduta dal senatore democratico Frank Church, indagò e tra le sue conclusioni che fecero più effetto in Europa ci furono le rivelazioni sulle pressioni  esercitate sistematicamente  da parte di aziende militari americane per vendere armi in Europa, Asia e Medioriente. La fase discendente della credibilità dell’intelligence americana culminò nel 1979 quando, in Iran, l’ambasciata americana fu posta sotto assedio dai pasdaran dell’ayatollah Komeyni.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante le tre successive presidente repubblicane, con Ronald Reagan (eletto nel 1980 e rieletto nel 1984) e George Bush Sr. (eletto nel 1988 e già ex direttore della Cia), <strong>l’intelligence americana si riprese anche in coincidenza con il progressivo collasso dell’Urss</strong>, il “nemico”. Allo stesso tempo, gli Usa restarono l’unica superpotenza. Ma la loro immagine, e quella dell’intelligence, subirono un improvviso e inaspettato colpo l’<strong>11 settembre 2001</strong>, cui seguì, inevitabilmente, un’ondata di polemiche contro i servizi segreti che non erano stati capaci di prevenirlo, forse a causa di un generale rilassamento seguito alla fine della Guerra fredda.  Giro di vite, riforme, dichiarazione di guerra al terrorismo “da colpire in qualsiasi parte del mondo”, guerra in Afghanistan e in Iraq, forte spinta sulle capacità tecnologiche e potenziamento della Nsa, l’agenzia di informazioni del Pentagono, protagonista delle ultime vicende dallo scorso giugno per la fuga, con documenti, di Snowden. Ma già dal 2010, Wikileaks aveva iniziato a diffondere centinaia di migliaia di documenti, questa volta principalmente comunicazioni delle sedi diplomatiche americane con pepati giudizi su leader esteri (di fatto era colpita l’intelligence del Dipartimento di Stato, cioè del ministero degli Esteri).</p>
<p style="text-align: justify;">Sintetizzata così una storia che in realtà è ben più complessa, <strong>sembra di assistere a una guerra tra i principali servizi d’intelligence americani</strong>, nella quale, tuttavia, entrano come comprimari i servizi di altri importanti Paesi. Parallelamente, si può scorgere, come in filigrana, <strong>un’altra guerra: quella contro la tendenza ad un particolare rafforzamento del ruolo della Presidenza</strong>: in un modo o nell’altro, da Nixon in poi, e nonostante la “popolarità” di presidenti come Reagan, Clinton e lo stesso Obama, di fatto il contropotere del Congresso ha riguadagnato posizioni nella<em>balance of power</em> degli Stati Uniti. Sotto un altro punto di vista, <strong>l’istituzione americana che, negli ultimi trent’anni, si è tendenzialmente rafforzata è stata la Fed; a seguire, e in parallelo, la Corte Suprema</strong>.  Ciò significa che la leadership mondiale conquistata dagli Usa con e dopo la Seconda guerra mondiale sta producendo una serie di contraccolpi all’interno del Paese che, da solo, produce oltre un quinto del Pil mondiale. In realtà poco emerge in superficie ma, se questa trema, è evidente che, in profondità, si è prodotto qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Seguendo la cronaca, emerge la <strong>difficoltà a riprendere il controllo della situazione</strong>. Sembra essersi scatenata una guerra di tutti contro tutti, che ha i due poli negli Usa e in Europa. Che terzi cerchino di approfittarne rientra nell’ordine delle cose, come l’episodio – da confermare – dello spionaggio russo nei confronti dei partecipanti al G-20 di San Pietroburgo. Del resto è noto che i congressi internazionali sono un’occasione d’oro per fare spionaggio. Qualche mese fa, i servizi segreti della Russia sembra che abbiano ordinato un certo numero di macchine da scrivere tradizionali, che non rilasciano segnali elettronici.</p>
<p style="text-align: justify;">James Clapper, capo della Dni (Office of the Director of National Intelligence), che è la struttura che sovrintende tutte le agenzie di intelligence americane, ha dichiarato che “anche i nostri alleati europei spiano i leader e i servizi d’intelligence americani”. Come dire che tutti spiano tutti. E il capo della Nsa, Keitt Alexander, ha detto: “Non abbiamo raccolto noi le informazioni sui cittadini europei ma questi dati erano forniti dai nostri partner europei”. Ovvero: <strong>erano gli stessi servizi europei a fornire a quelle americani informazioni e intercettazioni.</strong> Il che è senza dubbio vero per quanto riguarda il normale scambio di informazioni, e in particolare per quelle che riguardano la lotta al terrorismo o ad attività criminali. Ma forse non è tutta la verità e, probabilmente, Alexander intendeva qualcosa di più e questo scatenerà, all’interno dei servizi europei, la <strong>caccia ai funzionari tropo zelanti nei confronti dei colleghi americani</strong>. L’Ansa riferisce che “qualificate fonti” dei servizi italiani, commentando le dichiarazioni di Alexander, hanno detto che l’intelligence italiana non ha mai scambiato dati relativi a cittadini italiani con agenti americani.</p>
<p style="text-align: justify;">Per fare ualcosa, il presidente Obama, preso in giro perché nulla sapeva, ha ordinato alla Nsa di “limitare le intercettazioni nella sede della Nazioni Unite a New York”, dove è ben noto che tutti spiano tutti. Una mossa che non basta a calmare le critiche che gli vengono proprio dalle strutture dell’intelligence, come ha scritto il <em>Los Angeles Times</em>, che su questi temi è sempre bene infornato. Una fonte autorevole avrebbe detto: “Barack Obama ci ha scaricato, ci ha abbandonato al nostro destino, prendendo le distanze dallo scandalo Nsa”, proseguendo: “Il presidente potrebbe non aver ricevuto briefing sullo spionaggio dei leader, come dice la Nsa. Ma il Consiglio Nazionale della Sicurezza della Casa Bianca sapeva esattamente cosa stesse accadendo, sostenere il contrario è ridicolo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono stati il <em>Corriere della sera</em> e <em>La Stampa</em> a rivelare che, al vertice di San Pietroburgo, i russi avevano regalato ai leader mondiali chiavette Usb per intercettare i contenuti dei loro cellulari e computer. Aggiungono che i primi sospetti sono venuti al presidente dell’Ue, Herman Van Rompuy, il quale ha avvertito i servizi di sicurezza europei e incaricato quelli tedeschi di esaminare queste chiavette. Secondo il <em>Corriere</em>, ”l’esito delle prime analisi è positivo”. Questo vuol dire che la Ue, oltre a prendersela con gli Usa, intende prendersela anche con la Russia? Intanto, la Commissione della Ue ha reagito con un “No comment” alle notizie pubbliche dai due giornali italiani, che di sicuro non sono state gradite, ma ha ammesso che “sono in corso le verifiche”.  Ovviamente i russi hanno parlato di “un chiaro tentativo di sviare l’attenzione da un problema realmente esistente, l’attività di spionaggio Usa oggetto di discussione ora tra le capitali europee e Washington”: così ha detto Dmitri Peskov, portavoce di Putin, che ha parlato di un’ipotesi “che non esiste”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta, ha dato mandato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per la sicurezza della Repubblica, Marco Minniti, di convocare per giovedì prossimo, 31 ottobre, alle ore 10.00, il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr). All’ordine del giorno, questioni inerenti alla sicurezza delle telecomunicazioni, alla luce del caso Datagate e delle rivelazioni sullo scorso G20. A sua volta, il Direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), ambasciatore Giampiero Massolo, ha riferito sugli sviluppi della vicenda Datagate, rispondendo alle numerose domande dei componenti del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Questa la linea di Massolo: Sì a chiarezza e regole con Usa; piena adesione dei servizi segreti italiani all’iniziativa europea di fare chiarezza sulla vicenda Datagate e stabilire regole future per la collaborazione con gli Stati Uniti, come chiesto dall’ultimo Consiglio europeo. Il sottosegretario Minniti, parlando del Datagate, ha detto che “l’intelligence non può essere una foresta in cui tutto è permesso e non è vero che il fine giustifica i mezzi: se i mezzi non sono corretti anche il fine viene inficiato”. Ha aggiunto: “Garantisco sulla correttezza, lealtà e funzione positiva dell’intelligence italiana”, ma ha ammesso che “è evidente che c’è un problema che riguarda l’intelligence Usa ed il rapporto tra questo mondo e l’Europa”. Infine il Copasir chiederà di ascoltare in audizione Glenn Greenwald, il giornalista del Guardian autore delle rivelazioni sul Datagate.</p>
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		<title>Spiare è un dovere e anche farsi spiare. Ne parla Alessandro Corneli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2013 20:20:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_6320" aria-describedby="caption-attachment-6320" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="intelligence" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-6320" title="intelligence" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence.jpg" alt="Spiare è un dovere.., e anche farsi spiare" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/intelligence-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6320" class="wp-caption-text">Spiare è un dovere.., e anche farsi spiare</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Finalmente! Ora la mia riflessione è passata nientemeno che all&#8217;Esperto, un vero mito dell&#8217;Analisi, il Prof. Alessandro Corneli. Fino a ieri temevo che qualcuno mi prendesse per matto&#8230;di questi tempi.., quando, a proposito del Datagate e delle dichiarazioni di c ho pubblicato il mio pensiero favorevole alla necessità di dovere rinunciare intelligentemente all&#8217;idea di potere avere una propria privacy (vedi <a href="https://ilparlamentare.it/2013/09/datagate-o-troppo-cretini-o-troppo-intelligenti/">https://ilparlamentare.it/2013/09/datagate-o-troppo-cretini-o-troppo-intelligenti/</a>). Oggi, mi conforta la prestigiosa compagnia alla quale consegno il vostro desiderio di sapere cose che pochi sanno. Fabio Gallo</p>
<p style="text-align: center;">a cura di <strong>Alessandro Corneli</strong> &#8211; www.grrg.eu</p>
<p style="text-align: justify;">La notizia da cui parto è questa: la presidente del Brasile, <strong>Dilma Rousseff</strong>, avrebbe deciso, secondo la stampa brasiliana, di cancellare la sua visita ufficiale negli Stati Uniti, programmata per il prossimo 23 ottobre. Il motivo? La rivelazione, da parte di <strong>Edward Snowden</strong>, la ‘talpa’ del Datagate, che gli Stati Uniti hanno spiato le e-mail della Rousseff e della compagnia statale brasiliana del petrolio, Petrobras.</p>
<p style="text-align: justify;">Le “rivelazioni” di Snowden hanno solo reso pubblico ciò che si sapeva in privato; in più hanno dimostrato quanto sia vasta la rete americana destinata alla raccolta delle informazioni e come si serva di “alleati” insospettabili. Se ci fosse uno Snowden anche per altri grandi Paesi, ci si accorgerebbe che <strong>gli Usa non sono i soli a investire enormi risorse per sapere che cosa fanno gli “altri”, Stati e imprese soprattutto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno Stato che non investisse risorse per sapere che cosa fanno o hanno intenzione i fare i suoi principali interlocutori in campo politico-diplomatico, militare, economico, finanziario, energetico, ecc. , sarebbe uno Stato irresponsabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Di per sé lo spionaggio è vietato e infatti le leggi nazionali sono severe con le spie. Ma si fa lo stesso, violando la sovranità e le leggi degli altri Stati. Ogni tanto si coglie qualcuno con le mani nel sacco e, se le circostanze lo consigliano, si “monta” un caso: proteste diplomatiche, eventuali processi, espulsioni, ecc. Ad uso politico interno.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, <strong>se c’è bisogno di sapere che cosa fanno gli altri, è anche opportuno che gli altri sappiano che cosa facciamo noi</strong>. Così spiamo e consentiamo di essere spiati. Purché si resti nei limiti della tolleranza, del buon senso. Se bastassero le dichiarazioni ufficiali dei leader politici per conoscere qual è la politica dei loro Paesi, non ci sarebbe bisogno di spiare. Se il principio di libera concorrenza fosse accompagnato dalla pari conoscenza delle mosse degli attori economici, anche nel mercato le imprese non avrebbero bisogno di spiarsi. Invece i politici vogliono extra-guadagni in termini di potere politico e gli operatori economici vogliono extra-guadagni in termini di potere economico; e gli uni e gli altri non vogliono extra-perdite. Perciò tutti spiano tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi è diverso l’uso che si fa delle informazioni acquisite. E qui entra in gioco il caso della Rousseff, delle sue e-mail e della Petrobras. Una compagnia, quest’ultima, che è cresciuta d’importanza insieme all’economia brasiliana, e per sue le sue mosse (alleanze, prospezioni, prezzi praticati, ecc.) è diventata un soggetto di grandi interesse per i poteri pubblici e privati (compagnie petrolifere, banche) americani.  Sarebbe ingenuo credere che la Rousseff abbia scoperto adesso di essere spiata dagli Usa grazie a Snowden. Il punto è che le conviene adesso sollevare la questione, contro gli Usa e contro Obama. Perché? Questo sì che i servizi segreti americani vogliono scoprire e i servizi segreti brasiliani cercano di tenere nascosto.</p>
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