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	<title>inquinamento &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>La prova che COVI19 e inquinamento vanno a braccetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2020 09:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[covin19]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[leonardo becchetti]]></category>
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					<description><![CDATA[Da Famiglia Cristiana &#8211; E’ un dato di fatto innegabile: le associazioni statistiche tra la pandemia del Coronavirus e la crisi ambientale, il cambiamento climatico, la cattiva qualità dell’aria che respiriamo sono schiaccianti. Nel prossimo futuro, se vogliamo ridurre i rischi di pandemie da virus come il Covid-19, è necessario un radicale cambiamento: non possiamo più continuare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da Famiglia Cristiana &#8211; E’ un dato di fatto innegabile:<strong> le associazioni statistiche tra la pandemia del Coronavirus e la crisi ambientale, il cambiamento climatico, la cattiva qualità dell’aria che respiriamo sono schiaccianti.</strong> Nel prossimo futuro, se vogliamo ridurre i rischi di pandemie da virus come il Covid-19, è necessario un radicale cambiamento: non possiamo più continuare sulla vecchia strada, in termini di stili di vita, lavoro, gestione casalinga e attività produttive. A metterlo in evidenza e spiegarlo con chiarezza è <strong>uno studio intitolato “Comprendere l’eterogeneità degli esiti avversi del Covid 19: il ruolo della scarsa qualità dell’aria e le decisioni del lockdown”, </strong>condotto da <strong>Leonardo Becchetti,</strong> docente dell’Università di Roma Tor Vergata, Gianluigi Conzo, anche lui della Tor Vergata, Pierluigi Conzo dell’Università di Torino e Francesco Salustri, del Centro di ricerca sull’economia della salute dell’Università di Oxford.</p>
<p style="text-align: justify;">Come spiega Becchetti, economista e docente di Economia politica, nell’indagine <strong>sulle cause di contagio e decessi per Covid-19 in tutta Italia, sulla base di decine di migliaia di dati giornalieri comunali e provinciali,</strong> emerge la correlazione fra tre fattori: il lockdown, il livello dell’inquinamento locale &#8211; polveri sottili ma anche biossido di azoto &#8211; e le tipologie delle strutture produttive locali, in particolare le attività non digitalizzabili, che quindi nel periodo peggiore della crisi epidemica hanno avuto maggiori resistenze a chiudere. «Da decenni la letteratura medica ha dimostrato che <strong>l’inquinamento ha effetti diretti sul contagio e sulla gravità degli effetti che un virus può creare».</strong> La qualità dell’aria e le caratteristiche atmosferiche contribuiscono a favorire la diffusione di un virus resporatorio o a inibirla.  «E i risultati della significatività statistica del rapporto tra polveri sottili, contagi e decessi da Covid-19 nei Comuni e nelle Provincie italiane dopo aver controllato per gli altri fattori concomitanti confermano questo quadro. Il nostro studio è nazionale, su tutto il territorio italiano, ma <strong>il livello delle polveri sottili risulta più elevato in Lombardia, nella Pianura padana (Emilia-Romagna) e anche nelle Marche, la zona di Pesaro-Urbino, </strong>proprio le aree dove si sono manifestati i numeri maggiori di contagio. Già prima che scoppiasse l’epidemia del Coronavirus, avevamo centinaia di ricerche che dimostravano che laddove sono presenti in modo più consistente le polveri sottili <strong>i polmoni tendono a reagire in maniera più infiammatoria nel momento in cui entrano in circolazione virus e malattie respiratorie,</strong> facendo sì che gli effetti di questi virus siano più gravi. Il problema è anche la durata dell’esposizione, ovvero per quanto tempo le persone abbiano vissuto in luoghi con concentrazioni alte di polveri e abbiano quindi respirato quest’aria».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il lockdown in questo senso ha prodotto come effetto un’aria più pulita</strong>. «Bisogna però tenere presente che l’inquinamento dell’aria non dipende solo dal traffico dei veicoli, ma anche da altri fattori, <strong>tra questi il riscaldamento domestico e le perturbazioni atmosferiche</strong>». A differenza di quello che in generale si tende a pensare, il traffico conta solo per il 10-15%. <strong>«Il riscaldamento delle abitazioni incide per il 30-40%.</strong> Diventa dunque essenziale cambiare il modo di riscaldare le nostre case, che vuol dire evitare le biomasse, il riscaldamento centralizzato a carbone. Contano molto, poi, <strong>le modalità di produzione industriale, di produzione agricola, gli allevamenti intensivi</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">Allora, se il contagio ha un legame con la qualità atmosferica, per il nostro futuro diventa indispensabile fare delle scelte e operare dei cambiamenti. «Con il nostro studio noi lanciamo un appello: dobbiamo proteggere il nostro Paese dai rischi. <strong>Questo significa che anche le imprese devono impegnarsi per migliorare l’ambiente in cui operano perché così ci saranno meno esposizioni al rischio per la salute, con una ricaduta benefica sulle aziende stesse, </strong>che diventeranno più competitive. La parola chiave per il prossimo futuro, da oggi, deve essere resilienza, in termini di lavoro, crescita economica, tutela ambientale e della salute, ricchezza di tempo».</p>
<p style="text-align: justify;">Per realizzare questi obiettivi l’indagine individua tre fattori chiave: «<strong>L’economia circolare </strong>(rigenerativa ed ecosostenibile), <strong>lo smart work</strong> e l<strong>’ecobonus </strong>(detrazione fiscale per ristrutturazioni finalizzate al risparmio energetico) che riduce l’impatto del riscaldamento sulle polveri, diminuisce la bolletta e dà uno stimolo al settore edilizio».</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito di incentivazione allo smart work, Becchetti spiega: «Con il ministero dell’Ambiente ora stiamo pensando all’obiettivo di <strong>avere tre giorni a settimana di lavoro in casa (smart work), che vorrebbe dire il 60% di traffico in meno. </strong>Lo smart work permette di arricchire il nostro tempo perché, eliminando ad esempio il tragitto degl spostamenti casa-lavoro e viceversa,<strong> ci consegna un “gruzzolo” di tempo &#8220;liberato&#8221; di cui possiamo disporre e che possiamo gestire. </strong>Ovviamente, si parla di smart work in una condizione di ritorno alla normalità, nella quale questa tipologia di lavoro sarà volontaria, i figli andranno a scuola e ci sarà una serie di servizi, compresi quelli domestici, di cui in questo momento non disponiamo. <strong>Lo smart work dopo il Covid, insomma, non sarà quello del lockdown</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">Negli Stati Uniti l’Università di Harvard ha effettuato un’indagine analoga ed è arrivata agli stessi risultati. <strong>«L’importante è non fare gli struzzi, mettere la testa sotto la sabbia,</strong> perché così non si farebbe il bene nazionale. Penso ad esempio a fattori di rischio ambientale e sanitario che non si riducono scoraggiando decisioni di investimento e di insediamento di imprese. Una cosa è certa: <strong>economia circolare, ecobonus e smart work favoriscono la produttività </strong>e vanno nella nuova direzione della “resilienza trasformativa” (ovvero fanno contemporaneamente più valore economico, più lavoro, ambiente e salute migliori)<strong>. Sono misure che andranno a vantaggio di tutti</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">www.famigliacristiana.it</p>
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		<title>PFAS: Costa, a settembre verranno riesaminati i limiti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 16:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Green Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[green economy]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[ministro sergio costa]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[“Siamo di fronte a un’emergenza che va affrontata con tutti gli strumenti a nostra disposizione” Roma, 8 agosto 2018 – Il Ministero dell’Ambiente è pronto a riesaminare i valori limite allo scarico per i PFAS e per altre sostanze chimiche. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha convocato a inizio settembre un tavolo tecnico urgente a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<figure id="attachment_13575" aria-describedby="caption-attachment-13575" style="width: 1200px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/costa_01.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-13575" alt="ministro dell’Ambiente Sergio Costa" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/costa_01.jpg" width="1200" height="801" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/costa_01.jpg 1200w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/costa_01-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/costa_01-404x270.jpg 404w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/costa_01-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13575" class="wp-caption-text">Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa</figcaption></figure>
<p><strong><em>“Siamo di fronte a un’emergenza che va affrontata con tutti gli strumenti a nostra disposizione”</em></strong></p>
</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Roma, 8 agosto 2018 – Il Ministero dell’Ambiente è pronto a riesaminare i valori limite allo scarico per i <strong>PFAS</strong> e per altre sostanze chimiche. Il <strong>ministro dell’Ambiente Sergio Costa</strong> ha convocato a inizio settembre un tavolo tecnico urgente a cui parteciperanno gli istituti scientifici e di ricerca competenti in materia (<strong>CNR IRSA, ISS e ISPRA</strong>). Il Gruppo di lavoro tecnico dovrà prendere in esame le Linee Guida per la definizione di valori limite allo scarico per i PFAS e per altre sostanze chimiche.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Al Gruppo di lavoro partecipano dal 2016 tutte le Regioni e le rispettive Agenzie ambientali, a cominciare dalla Regione Veneto e da ARPAV, il cui territorio è purtroppo particolarmente coinvolto nella problematica in questione, oltreché le Autorità di distretto.  Lo scorso mese l’ARPAV segnalava la presenza nelle falde del GenX, una sostanza del gruppo dei PFAS che, da alcuni anni, viene utilizzata in processi industriali di sintesi di composti fluorurati al posto del più noto PFOA.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">La presenza dei Pfas interessa comunque l’intero territorio nazionale e le Agenzie regionali protezione Ambiente di Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Friuli, Liguria, Sicilia e Umbria stanno effettuando dei monitoraggi sui PFAS, i cui risultati attesi per la fine del 2018 consentiranno di valutare l’estensione del fenomeno e stabilire l’adozione di misure per la salvaguardia ambientale.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">“Non possiamo permetterci di ignorare che siamo di fronte a una contaminazione delle falde da PFAS che solo in Veneto interessa almeno 300 mila persone ed è nostra responsabilità intervenire nel rispetto dei ruoli per assicurare la tutela ambientale. Siamo di fronte a un’emergenza che va affrontata con tutti gli strumenti a nostra disposizione, tra cui il tavolo esteso a tutte le Regioni, le quali hanno competenza sui valori limite di queste sostanze negli scarichi &#8211; afferma il ministro Costa &#8211; Le conoscenze scientifiche su queste sostanze sono sempre più solide e questo ci richiama alla necessità di una valutazione più approfondita sui valori limite da adottare e sulla possibile inclusione di nuove sostanze del gruppo dei PFAS”.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Fonte Ministero dell&#8217;Ambiente</div>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Scandalo depurazione: Occhiuto diserta l’incontro tra i 28 sindaci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2018 22:41:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dalle Regioni]]></category>
		<category><![CDATA[coda di volpe]]></category>
		<category><![CDATA[fiume crati]]></category>
		<category><![CDATA[indagine]]></category>
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		<category><![CDATA[rimborso bollette]]></category>
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					<description><![CDATA[Fonte Quicosenza.it &#8211; di Maria Teresa Improta/ RENDE (CS) – “Non abbiamo paura della Procura, perché siamo trasparenti”. Il presidente del Consorzio Valle Crati Maximiliano Granata torna a tuonare dalla propria poltrona. Dopo l’annullamento da parte della Cassazione dell’interdizione dai pubblici uffici per abuso d’ufficio, in un’indagine relativa a un presunto caso di corruzione elettorale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_13052" aria-describedby="caption-attachment-13052" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/foto-USCITA-IMPIANTO-01-1-735x400.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-13052" alt="foto-USCITA-IMPIANTO-01-1-735x400" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/foto-USCITA-IMPIANTO-01-1-735x400.jpg" width="800" height="435" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/foto-USCITA-IMPIANTO-01-1-735x400.jpg 735w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/foto-USCITA-IMPIANTO-01-1-735x400-300x163.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/foto-USCITA-IMPIANTO-01-1-735x400-480x261.jpg 480w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13052" class="wp-caption-text">Dall’impianto di Coda di Volpe i liquami arrivavano nel fiume Crati</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">Fonte Quicosenza.it &#8211; di Maria Teresa Improta/</p>
<p style="text-align: justify;">RENDE (CS) – “Non abbiamo paura della Procura, perché siamo trasparenti”. Il presidente del Consorzio Valle Crati Maximiliano Granata torna a tuonare dalla propria poltrona. Dopo l’annullamento da parte della Cassazione dell’interdizione dai pubblici uffici per abuso d’ufficio, in un’indagine relativa a un presunto caso di corruzione elettorale volta a favorire il fratello Vincenzo Granata candidato (ed eletto) tra le fila del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, è tornato a capo della famigerata Valle Crati. Per informare i 28 sindaci dei Comuni ‘depurati’ dall’impianto di Coda di Volpe, sulla situazione creatasi a seguito dell’operazione Cloaca Maxima, ha indetto un incontro tenutosi stamattina a Rende presso la sede del consorzio in contrada Cutura. La Procura di Cosenza, a seguito delle numerose segnalazioni presentate dai residenti, concluse le indagini, durate circa un anno e mezzo tra intercettazioni e appostamenti, ha accertato l’esistenza di sversamenti anomali nel fiume Crati.</p>
<p><span style="font-size: 1.17em;"><strong>LE PREOCCUPAZIONI DEI RESIDENTI</strong><br />
</span>Schiuma bianca e acque maleodoranti sarebbero state analizzate portando alla luce la presenza di agenti inquinanti oltre i livelli consentiti dalla legge. La contaminazione del fiume sarebbe, secondo gli investigatori, avvenuta volontariamente per ridurre i costi della depurazione. I liquami della rete fognaria di un circondario che conta oltre 220mila abitanti pare siano così finiti parte nel mar Jonio, parte nella sibaritide per l’irrigazione dei campi coltivati. Ad oggi, dopo il sequestro dell’impianto, i residenti di contrada Coda di Volpe continuano a denunciare strani odori e colorazioni che assume l’acqua all’uscita dal bocchettone del depuratore. Insieme all’associazione Crocevia hanno deciso di lanciare una campagna rivolta a tutti i cittadini dei Comuni collettati per chiedere il rimborso di almeno gli ultimi cinque anni di tasse pagate per la depurazione, che a loro dire, non sarebbe mai stata effettuata. Una voce presente su tutti le ‘bollette dell’acqua’ con cui da Cosenza a San Giovanni in Fiore viene pagato il servizio idrico fornito ad ogni famiglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>IL SEQUESTRO DEL 2013</h3>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft" alt="foto 02" src="https://www.quicosenza.it/news/wp-content/uploads/2018/02/foto-02-1-440x254.jpg" srcset="https://www.quicosenza.it/news/wp-content/uploads/2018/02/foto-02-1-440x254.jpg 440w, https://www.quicosenza.it/news/wp-content/uploads/2018/02/foto-02-1-768x444.jpg 768w, https://www.quicosenza.it/news/wp-content/uploads/2018/02/foto-02-1-692x400.jpg 692w, https://www.quicosenza.it/news/wp-content/uploads/2018/02/foto-02-1-240x140.jpg 240w" width="440" height="254" />“Sono tornato a dicembre – ha spiegato il presidente del consorzio Valle Crati Maximiliano Granata – e ho trovato il caos. Ora custode dell’impianto è Andrea Manna che ha nominato nuovamente la Geko come gestore. Mi preoccupa la copertura di costi, visto che si avvale della collaborazione di altri cinque professionisti (un commercialista, due ingegneri e due avvocati) che sicuramente dovranno essere retribuiti. Mi terrorizza invece il non riuscire a capire se si stia depurando o meno. E’ mio interesse che l’impianto funzioni a norma, come presidente, ma soprattutto come cittadino. Nel 2013 sono stato io a denunciare Salvaguardia Ambientale perché non depurava. E l’impianto fu sequestrato“. In quel caso però il ‘trattamento’ riservato all’azienda dell’ex patron del Crotone Raffaele Vrenna, titolare della discarica di Celico, fu ben diverso. Salvaguardia Ambientale, tornata alla ribalta delle cronache per la pessima gestione dei rifiuti speciali dell’Ospedale di Cosenza, accatastati senza alcun riguardo per le norme di sicurezza in una stanzetta al lato del reparto di Oncologia, fu sottoposta ad una semplice oblazione, cioè il pagamento di una sorta di multa.</p>
<h3><strong>IL FUNZIONAMENTO DEL DEPURATORE</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Con il sequestro delle scorse settimane invece si è arrivati anche alla notifica di quattro misure cautelari per altrettanti lavoratori che, comunque ad oggi, continuano a lavorare nell’impianto. Un depuratore tarato per 19 milioni di metri cubi di reflui fognari che invece ne smaltisce almeno 28 milioni di metri quadri. Anche se l’ingegnere Pasquale Russo di Valle Crati garantisce che “fino a 23 milioni riusciamo a gestirlo. L’80% viene depurato, per il 20% garantiamo il trattamento primario”. Per ampliare il depuratore sono stati stanziati 35 milioni di euro di cui però i primi finanziamenti, circa due milioni e mezzo di euro, sono stati bloccati dalla magistratura. I lavori verrebbero eseguiti in project financing, quindi con l’apporto economico anche di un privato, che secondo i calcoli effettuati dal sindaco di San Vincenzo la Costa in cinque anni avrebbe un introito di ben 75 milioni di euro. Ciò non preoccupa il presidente di Valle Crati Granata che perentorio garantisce: “Nonostante il provvedimento della Procura possiamo realizzare l’ammodernamento dell’impianto usufruendo del finanziamento da 35 milioni di euro. La Geko è un’azienda solvibile che ha già anticipato 5 milioni di euro per l’impermeabilizzazione delle vasche”.</p>
<h3>SINDACI ASSENTI E SINDACI PRESENTI</h3>
<p style="text-align: justify;">Nel corso dell’incontro di stamattina <strong>l’assenza del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto</strong>, <strong>il Comune più popoloso</strong> che conferisce le acque ‘nere’ all’impianto, ha indispettito i ‘colleghi’ già provati dall’eventualità di dover pagare un debito da oltre 2 milioni di euro creato nel 1997 ai tempi di Giacomo Mancini. Presenti invece la maggior parte dei sindaci dei 28 Comuni collettati. In prima fila Marcello Manna sindaco di Rende, Caracciolo per Montalto Uffugo e Giovanni Greco per il Comune di Castrolibero. Poi Casali del Manco, Castiglione Cosentino, Cerisano, Domanico, Marano Principato, Mendicino, Montalto Uffugo, Rose, Rovito, San Benedetto Ullano, San Martino di Finita e San Vincenzo la Costa. Mancavano invece all’appello i primi cittadini di Aprigliano, Carolei, Cerzeto, Dipignano, Lappano, Lattarico, Marano Marchesato, San Demetrio Corone, San Fili, San Giovanni in Fiore, San Pietro in Guarano, Spezzano della Sila e Zumpano.</p>
<h3>LE INTERCETTAZIONI VIDEO PUBBLICATE IL 2 FEBBRAIO</h3>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/DTKB6eoN6uM?rel=0" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Basilicata, allarme disastro ambientale: nel Lago del Pertusillo che irriga l&#8217;agricoltura, vaste macchie nere</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2017/03/basilicata-allarme-disastro-ambientale-nel-lago-del-pertusillo-che-irriga-lagricoltura-vaste-macchie-nere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2017 10:44:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dalle Regioni]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[disastro ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Inquietanti macchie nere sotto la superficie del Lago del Pertusillo in Basilicata: a svelarle le immagini realizzate dall’alto con il drone da Michele Tropiano, 38enne di Grumento Nova con la passione e l’hobby per le fotografie ed i video naturalistici. Si tratta di video e fotografie davvero scioccanti che stanno facendo indignare la popolazione locale, e che rappresentano l’ennesimo allarme ambientale in Basilicata. Le immagini tratte dal volo del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_11921" aria-describedby="caption-attachment-11921" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Basilicata-inquinamento.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-11921" alt="inquinamento ambientale, basilicata, lago del pertusillo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Basilicata-inquinamento.jpg" width="900" height="506" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Basilicata-inquinamento.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Basilicata-inquinamento-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Basilicata-inquinamento-480x270.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11921" class="wp-caption-text">https://www.facebook.com/LesIncompetents</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Inquietanti macchie nere sotto la superficie del <strong>Lago del Pertusillo in Basilicata</strong>: a svelarle le immagini realizzate dall’alto con il drone da <strong>Michele Tropiano</strong>, 38enne di Grumento Nova con la passione e l’hobby per le fotografie ed i video naturalistici. <strong>Si tratta di video e fotografie davvero scioccanti</strong> che stanno facendo indignare la popolazione locale, e che rappresentano l’ennesimo allarme ambientale in Basilicata. <strong>Le immagini tratte dal volo del drone dono raccapriccianti</strong> e mostrano una macchia talmente estesa da sembrare il lago stesso. Si attendono risposte dalle Autorità competenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Al momento non si sa ancora da cosa le macchie siano causate, ma di certo quelle enormi chiazze di colore variabile tra il nero e il marrone scuro riprese dall’altro generano dubbi e sospetti.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Non ne so granché di depurazioni di acque -spiega M<strong>ichele Tropiano</strong>, l’autore del video a <strong>italia2tv.it</strong> &#8211; ma spero che qualcuno più esperto vedendo il video e le foto si attivi per darci le risposte. Io ho solo visto il lago sotto casa mia diventare da blu a marrone e ruggine in quest’ultimo mese -continua Michele- e per questo ho voluto documentare la preoccupante situazione con le riprese e le foto realizzate con il drone. Adesso vorrei anche io delle risposte su cosa sia tutto questo, e che rischio c’è per l’ambiente e la nostra salute, ma ad oggi (come da sempre), nessuno fa luce su ciò che davvero accade in queste terre ed acque!”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Una situazione davvero preoccupante: il lago di Pietra del Pertusillo è un lago artificiale situato nel territorio dei <strong>comuni di Grumento Nova, Montemurro e Spinoso</strong>, ed è stato costruito tra il 1957 e il 1962, a sbarramento del fiume Agri, con i fondi della <strong>Cassa del Mezzogiorno.</strong> Ha una capienza massima di<strong> 155 milioni di metri cubi d’acqua</strong>. Il lago è utilizzato per la pesca sportiva e per gare di canottaggio nazionale, oltre che tappa obbligata nel ferragosto della val d’Agri ed occupa una superficie di 7.5 chilometri quadrati.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua realizzazione ha dato vita ad un invaso di 155 milioni di metri cubi d’acqua in grado di rispondere ad un uso plurimo delle risorse idriche, quali lo sfruttamento dell’energia idroelettrica e l<strong>’irrigazione di oltre trentacinquemila ettari di terreno tra Basilicata e Puglia.</strong> È uno dei punti di partenza dell’acquedotto pugliese. Tra i primi a prendere posizione sulla questione il parlamentare lucano di Sinistra Italiana Antonio Placido, che come riporta il basilicata24.it ha presentato una interrogazione al Governo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vicino al Lago del Pertusillo- afferma Placido- ci sono il Centro Oli di Viggiano e decine di pozzi petroliferi. È incredibile -continua- che si siano concesse attività di estrazione di idrocarburi nelle vicinanze di bacini idrici: il rischio concreto è un inquinamento irreversibile non solo dell’invaso, ma anche delle falde idriche. Il tanto decantato oro nero lucano, estratto nel più grande giacimento di idrocarburi d’Europa, rischia di inquinare i 450 miliardi di litri di acqua che la Basilicata produce annualmente e che rappresentano -conclude Placido- il vero patrimonio della Basilicata”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Approfondisci su:<br />
<a href="http://www.italia2tv.it/2017/02/24/allarme-ambientale-al-lago-del-pertusillo-inquietanti-macchie-nere-sotto-le-acque-svelate-dal-drone-il-video">http://www.italia2tv.it/2017/02/24/allarme-ambientale-al-lago-del-pertusillo-inquietanti-macchie-nere-sotto-le-acque-svelate-dal-drone-il-video</a></p>
<p style="text-align: justify;">Vedi: <a href="https://www.facebook.com/LesIncompetents">https://www.facebook.com/LesIncompetents</a></p>
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]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilparlamentare.it/2017/03/basilicata-allarme-disastro-ambientale-nel-lago-del-pertusillo-che-irriga-lagricoltura-vaste-macchie-nere/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Mattarella Si, Renzi NO: la trivella a chi la do, la do al lupo nero e inquino il mondo intero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Apr 2016 15:06:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[petroli]]></category>
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					<description><![CDATA[Ancora una volta la politica italiana è divisa ma questa volta sul futuro del mare, dell&#8217;ambiente e, perchè no, sul futuro delle energie rinnovabili. Matteo Renzi, evidentemente dimentico di essere Presidente del Consiglio dei Ministri, contraddice ogni regola conquistata dalla Costituzione e invita a disertare il voto. Ma la gente inizia a capire, anche grazie [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_10635" aria-describedby="caption-attachment-10635" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/trivelle.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-10635" alt="Piattaforma petrolifera in mare" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/trivelle.jpg" width="800" height="511" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/trivelle.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/trivelle-300x191.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/trivelle-422x270.jpg 422w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-10635" class="wp-caption-text">Piattaforma petrolifera in mare</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta la politica italiana è divisa ma questa volta sul futuro del mare, dell&#8217;ambiente e, perchè no, sul futuro delle energie rinnovabili. Matteo Renzi, evidentemente dimentico di essere Presidente del Consiglio dei Ministri, contraddice ogni regola conquistata dalla Costituzione e invita a disertare il voto. Ma la gente inizia a capire, anche grazie alla rete e ai social network, che continuare a trivellare il mare ha un costo troppo alto per l&#8217;ambiente e per il futuro del genere umano che dal mare ne trae sostentamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio stamattina su Facebook l&#8217;On. <strong>Roberto Occhiuto (FI-PDL) della Commissione Parlamentare d&#8217;inchiesta sul fenomeno delle mafie</strong>, analizzando la questione relativa<strong> ai mari della Calabria</strong>, ha dichiarato che voterà &#8220;SI&#8221; perché non può esistere compatibilità tra una regione la cui economia di oggi e di domani si basa sul mare e sul turismo, se si deturpano Ambiente, Paesaggio e Territorio trivellando i mari per distruggere un capitale ambientale così esclusivo e indispensabile per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si, no, resto a casa o vado al mare: mai come al referendum sulle trivellazioni entro le 12 miglia di domani le tre possibili posizioni riguardo alla consultazione referendaria sono rappresentate. Il governo punta al non raggiungimento del quorum invitando gli elettori ad astenersi ma le posizioni sia nel Consiglio dei ministri che nella maggioranza sono molto variegate. A scompigliare le carte al premier per cui è &#8220;inutile&#8221; andare a votare ci si è messo il presidente della Corte Costituzionale, <strong>Paolo Grossi,</strong> con la sua esortazione, senza tanti giri di parole, a partecipare al voto: &#8220;Al referendum si deve votare, nel modo in cui ogni cittadino crede di votare, ma si deve partecipare al voto&#8221;. Alfieri della partecipazione i presidenti di Camera e Senato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>Laura Boldrini &#8220;dobbiamo incrementare la partecipazione e non scoraggiarla</strong>, tanto più in un tempo in cui c&#8217;è molto disamore. Poi uno vota quello che vuole ma il diritto-dovere di votare è una grande opportunità che non va persa&#8221;. Della stessa opinione Pietro Grasso secondo il quale il referendum &#8220;è uno strumento popolare, democratico, costituzionale. Quindi io certamente io parteciperò alla votazione&#8221;. Sulla stessa linea, nonostante non ci sia ancora una conferma ufficiale, anche il <strong>Presidente della Repubblica Sergio Mattarella</strong> in linea con la tradizione seguita dai suoi predecessori al Colle: sempre presenti alle urne per qualsiasi consultazione. Regola aurea sempre rispettata anche da Giorgio Napolitano nei suoi quasi due settennati al Quirinale che però, stavolta, ha espresso forti riserve sulla consistenza del ricorso al referendum considerato &#8220;pretestuoso&#8221; perché &#8220;non si possono dare significati simbolici a un referendum&#8221;. Insomma, ha spiegato, &#8220;se la Costituzione prevede che la non partecipazione della maggioranza degli aventi diritto sia causa di nullità, non andare a votare è un modo di esprimersi sull&#8217;inconsistenza dell&#8217;iniziativa referendaria&#8221;. Punto interrogativo, quindi, sulla partecipazione di Napolitano, che peraltro ha anche impegni a Londra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>premier Matteo Renzi e la maggioranza dei Dem sono scesi in campo a favore dell&#8217;astensione</strong>. Una posizione condivisa da gran parte dei ministri. &#8220;Seguo le indicazioni del mio partito&#8221; ha tagliato corto il ministro Maria Elena Boschi mentre Beatrice Lorenzin ha rivendicato che &#8220;il non voto è una scelta politica&#8221;. Pronti a disertare le urne domenica anche i ministri Graziano Delrio e Dario Franceschini insieme ai sottosegretari Luca Lotti e Claudio De Vincenti. Andrà, invece, a votare e voterà no il ministro dell&#8217;Ambiente Gianluca Galletti. In prima fila nella campagna per il sì al referendum M5S, Lega Nord e Sinistra italiana. Beppe Grillo ha detto senza mezzi termini che &#8220;l&#8217;unica cosa da fare è andare a votare sì, sulla fiducia&#8221;, visto che &#8220;non si capisce bene, la gente non lo capirà&#8221; ma &#8220;l&#8217;energia è una questione culturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non si tratta di tivelle sì, trivelle no&#8230; Dobbiamo chiederci che tipo di società vogliamo entro 30-40 anni&#8221;.</strong> Il segretario della <strong>Lega Nord Matteo Salvini</strong> ha spiegato, invece, che il 17 aprile gli italiani devono andare a votare &#8220;sì&#8221; al referendum sulle trivelle &#8220;per difendere il nostro territorio&#8221; mentre Sinistra italiana con il coordinatore nazionale Nicola Fratoianni ha detto che &#8220;nonostante le &#8216;furbizie&#8217; del presidente del consiglio per boicottare l&#8217;appuntamento referendario, bisogna andare a votare e votare si per dire basta alle lobby del petrolio, e agli &#8216;amici degli amici'&#8221;. Caso diverso per la Sinistradem e Forza Italia a favore della partecipazione al referendum ma con posizioni divise al loro interno tra favorevoli e contrari. Silvio Berlusconi non si è espresso ma con molta probabilità, come Renzi, non voterà: dovrebbe venire a Roma dove ha la residenza. &#8220;Non risultano spostamenti nella capitale del presidente&#8221;, rispondono dal suo staff.</p>
<p style="text-align: justify;">Il capogruppo alla Camera degli azzurri <strong>Renato Brunetta</strong>, personalmente schierato per il no, è impegnato da giorni nell&#8217;appello alla partecipazione al voto che assume nelle sue intenzioni un valore squisitamente politico: &#8220;Votate sì, votate no ma andate a votare per raggiungere il quorum e mandare a casa Renzi&#8221; ha twittato. A favore del sì si è invece espresso il consigliere politico di <strong>Silvio Berlusconi e presidente della Regione Liguria Giovanni Toti,</strong> capofila di una sorta di partito dei governatori che in difesa del territorio è compatto sul sì: un &#8216;partito&#8217; trasversale che va da Toti, appunto, fino a Luca Zaia (Lega) presidente del Veneto, a Michele Emiliano (Pd) presidente della Puglia, Luca Ceriscioli (Pd) alla guida delle Marche. Sul fronte dem ci sono quelli che si distinguono dalla linea del premier e della maggioranza a favore dell&#8217;astensionismo e che a votare ci andranno eccome.E voteranno no: tra questi l&#8217;ex segretario del Pd <strong>Pierluigi Bersani, gli ex premier Massimo D&#8217;Alema e Romano Prodi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Schieratissimo per il sì, invece, Roberto Speranza della minoranza dem</strong> convinto che <strong>&#8220;la scelta giusta sia andare a votare&#8221;.</strong> &#8220;Personalmente &#8211; ha annunciato &#8211; <strong>voterò sì</strong> per accelerare il processo di conversione dal fossile all&#8217;energia verde. Sono convinto che saremo in tanti a recarci alle urne e che domenica sarà una bellissima giornata di partecipazione democratica&#8221;. Speranza ha anche scritto una lettera ai militanti invitandoli a &#8220;correggere gli errori dei dirigenti&#8221;. Particolare anche la dinamica interna a Scelta civica, partito con molti imprenditori &#8216;prestati&#8217; alla politica: lo strumento referendario viene considerato inutile per risolvere la materia ma la risposta ai quesiti è no anche per una preoccupazione, si spiega, sulle conseguenze occupazionali. Il vice ministro all&#8217;Economia Enrico Zanetti alla fine ha deciso di andare a votare &#8220;ma lo faccio con entusiasmo pari allo zero: confesso &#8211; ha detto &#8211; che se non sentissi il peso del mio ruolo istituzionale, sarei più distratto. Questo è un referendum inutile, che ha un contenuto vicino allo zero, sostanzialmente&#8221;. L&#8217;ex ministro all&#8217;Agricoltura Mario Catania, invece, propende per il sì al referendum e insieme al <strong>leader di Possibile Pippo Civati</strong> ha firmato un&#8217;interrogazione al ministro dell&#8217;Ambiente Gianluca Galletti perché vengano sottoposte a valutazione di impatto ambientale anche le piattaforme costruite prima del 1986.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine Ap che registra due posizioni come ha spiegato il capogruppo alla Camera Maurizio Lupi: astensione o votare no. <strong>La vice presidente del Senato Laura Bianconi</strong> ha sottolineato che non andrà a votare a un referendum &#8220;che rischia solo di avere ricadute negative sull&#8217;occupazione, nello sciagurato caso che a vincere fossero sì&#8221;. Ma c&#8217;è un&#8217;eccezione. L&#8217;ex presidente del Senato Renato Schifani è orientato a votare sì: ha infatti spiegato di volersi esprimere &#8220;secondo coscienza&#8221; aggiungendo di aver già chiesto mesi fa lumi al governo sulle concessioni per le trivellazioni in mare senza però aver ottenuto alcuna risposta. Veronica Passeri ASCA</p>
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