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	<title>ingiustizia &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Giustizia ingiusta: i PM di Napoli gli stroncano la carriera ma il Vice Capo di Polizia Nicola Izzo è prosciolto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2014 13:34:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[antonio maganelli]]></category>
		<category><![CDATA[ingiustizia]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[nicola izzo]]></category>
		<category><![CDATA[polizia di stato]]></category>
		<category><![CDATA[riforma della giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Giacomo Amadori per “Libero Quotidiano” In questi giorni in Parlamento si sta discutendo di riforma della giustizia e responsabilità civile dei magistrati. Sono migliaia in Italia le persone rovinate dagli errori giudiziari delle toghe. E sicuramente uno dei casi più celebri è quello del prefetto Nicola Izzo. Da qualche mese è in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8078" aria-describedby="caption-attachment-8078" style="width: 702px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/malagiustizia-2.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-8078" alt="nicola izzo-polizia-giustizia-napoli" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/malagiustizia-2.jpg" width="702" height="412" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/malagiustizia-2.jpg 702w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/malagiustizia-2-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/malagiustizia-2-460x270.jpg 460w" sizes="(max-width: 702px) 100vw, 702px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8078" class="wp-caption-text">Assolto Nicola Izzo Vice Capo di Polizia</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura di Giacomo Amadori per “<a href="http://www.liberoquotidiano.it/" target="_blank">Libero Quotidiano</a>”</p>
<p>In questi giorni in Parlamento si sta discutendo di riforma della giustizia e responsabilità civile dei magistrati. Sono migliaia in Italia le persone rovinate dagli errori giudiziari delle toghe. E sicuramente uno dei casi più celebri è quello del prefetto Nicola Izzo. Da qualche mese è in pensione,ma sino al novembre 2012 era il vicecapo vicario della Polizia, quasi il comandante in pectore vista la battaglia contro la malattia che stava conducendo l’allora numero uno Antonio Manganelli.</p>
<p>Un gruppo di agguerriti pm napoletani gli ha stroncato la carriera indagandolo per turbativa d’asta nell’ambito di un’inchiesta sull’appalto per il Centro elaborazione dati della Polizia. Lo scorso maggio il gip di Roma, dove il fascicolo era stato trasferito per competenza, ha prosciolto Izzo da ogni accusa. Lui ora resta alla finestra, in attesa che qualcuno lo risarcisca per un danno tanto grande.</p>
<p>Dottor Izzo, quanti milioni di euro dovrebbero darle per ripagarla di questo clamoroso errore giudiziario?</p>
<p><strong>NICOLA IZZO</strong></p>
<p>«Non saprei cosa risponderle. Si parla, ormai da troppi anni, dei malanni della giustizia senza trovare un rimedio. Io comunque ho sempre pensato che chi sbaglia deve rispondere: l’irresponsabilità crea i presupposti per aumentare gli errori e formare il convincimento in chi li commette di esercitare un potere incontrollato».</p>
<p>Il gip che ha archiviato il procedimento contro di lei e altri 14 indagati vi ha prosciolti senza ombre. Non fa male avere questo riconoscimento dopo aver lasciato la Polizia?</p>
<p>«Fa male perché in tutto il procedimento ci sono una serie di “travisamenti” che avrebbero, se valutati correttamente e con accertamenti approfonditi, consentito, anziché immaginifiche ricostruzioni giudiziarie, l’immediata archiviazione del tutto, senza creare danni irreparabili. L’inesistenza di qualsiasi ipotesi collusiva tra noi indagati era di un’evidenza solare ».</p>
<p>I pm sembra che non abbiano brillato in precisione. Per esempio siete stati accusati di aver fatto vincere aziende senza Nos (nullaosta di sicurezza), mentre in realtà tutte ne erano in possesso. Come è possibile mettere nero su bianco un’accusa del genere senza averla verificata?</p>
<p><strong>PROCURA DI NAPOLI</strong></p>
<p>«Questa, al pari di alcune altre accuse, è una delle cose più strabilianti e gravi. Come si fa a riportare tra i capi di imputazione fatti neanche accertati, ma solo frutto della propria immaginazione? C’era da fare un semplice accertamento cartaceo, lo stesso che hanno fatto le difese. Bastava consultare gli archivi degli enti deputati al rilascio del Nos».</p>
<p>L’inchiesta è stata trasferita a Roma per competenza. Ma non era chiaro sin dall’inizio che quella presunta turbativa d’asta, se mai ci fosse stata, era stata consumata nella Capitale (dove si tenne la gara) e non a Napoli?</p>
<p>«Dico solo che dal 20 dicembre del 2012, data in cui la Procura Generale della Cassazione aveva individuato la competenza della Procura di Roma, abbiamo dovuto attendere il luglio 2013 per la trasmissione di tutti gli atti da Napoli, con la conseguenza che la procura di Roma ha dovuto emettere due distinti decreti di chiusura indagini per la“rateizzazione”, forse dovuta, mi passi il termine, a “dimenticanze” nella trasmissione dei documenti».</p>
<p><strong>ANTONIO MANGANELLI</strong></p>
<p>Certi pm sono innamorati dei loro fascicoli e se ne separano mal volentieri. Non vorrei infierire, ma per il giudice della Capitale «tutte le condizioni necessarie al regolare svolgimento della gara erano state seguite ». Ma allora perché tenervi sotto processo per tanti anni?</p>
<p>«Non voglio infierire neanche io, credo solo che in questo clamoroso caso di malagiustizia ci siano, per chi ha la responsabilità di farlo, sufficienti elementi per accertare l’inconsistenza e la fantasia dei capi di imputazione e la leggerezza con cui è stata condotta l’indagine».</p>
<p>Pensa che qualcuno risponderà di questo svarione?</p>
<p>«Spero di scoprirlo presto».</p>
<p>In questa vicenda anche i media hanno contribuito al suo calvario. Per esempio hanno dato ampio risalto alla lettera anonima di un “corvo” che collegava il suicidio di un suo stretto collaboratore alle pressioni gerarchiche che avrebbe subito per alterare le procedure di gara. Ma la vicenda processuale ha raccontato un’altra verità.</p>
<p><strong>PANSA ALESSANDRO POLIZIA</strong></p>
<p>«La morte del collega, anche per l’affetto che nutrivo per lui, è la vera tragedia nel contesto di questa vicenda. I verbali delle nostre riunioni di lavoro raccontano una verità molto diversa da quella immaginata dal “corvo”, verbali da cui emergono le richieste del mio collaboratore di maggiori risorse economiche per finanziare imprevisti progettuali e le mie pressanti pretese di giustificazioni per questi nuovi costi. Nell’ultima riunione il collega ammetteva di non conoscere il progetto a suo tempo elaborato, ma di essere convinto che avremmo dovuto ricorrere a inconsueti ampliamenti dei contratti, con l’utilizzo di ulteriori risorse economiche».</p>
<p>Di fronte a tale affermazione come ha reagito?</p>
<p><strong>ANNA MARIA CANCELLIERI</strong></p>
<p>«Nonostante fossi convinto della sua buona fede, lo richiamai molto fermamente a essere più attento e a documentarsi prima di reclamare altri fondi, anche perché qualsiasi superficialità poteva causare dei dispiaceri. È questo in sintesi il prologo della tragedia sulla quale ho sempre tenuto il più stretto riserbo per non ledere l’immagine di una persona onesta e perbene».</p>
<p>In questa storia c’è stata anche un’altra morte prematura. Per qualcuno pure in questo caso si sarebbe trattato di suicidio…</p>
<p>«Questa notizia non è un refuso di stampa, viene da un’affermazione del Gip di Napoli che a proposito di un dirigente di polizia ha scritto: «anch’egli recentemente deceduto in circostanze oggetto di accertamento, come emerso nel corso degli interrogatori». Di questi accertamenti e interrogatori non ho trovato traccia, se non nell’affermazione falsa, «si è suicidato», fatta dal pm nel corso dell’interrogatorio di un teste. Il figlio del compianto funzionario ha dovuto smentire la circostanza «assurda» con due comunicati in cui dichiarava che il padre era deceduto naturalmente, «stroncato da un infarto».</p>
<p>Perché secondo lei la lettera del “corvo” spunta sui giornali 3-4 mesi dopo la sua spedizione? Secondo lei c’era un piano dietro a quella strana fuga di notizie?</p>
<p><strong>ANNA MARIA CANCELLIERI</strong></p>
<p>«Il ministro dell’Interno, all’epoca Anna Maria Cancellieri, non ha ritenuto di disporre alcuna inchiesta per scoprire questi motivi e quindi non posso avere certezze sul punto. Di certo, però, quell’azione va contestualizzata: nell’estate del 2012 ci trovavamo in un grave momento di crisi del vertice della Pubblica Sicurezza e vi erano grandi fermenti per la sua sostituzione. Gli artefici della lettera non erano dei passanti: hanno potuto manipolare i documenti sull’attività del Ministero di cui erano in possesso, falsando nei contenuti, e hanno diffuso la lettera utilizzando tecnologie così sofisticate da rendere non identificabili i mittenti neanche per i tecnici della Polizia delle comunicazioni ».</p>
<p>Il “corvo” ha trovato anche spazio sui giornali…</p>
<p>«Quel documento anonimo è stato accolto con favore in importanti redazioni che hanno così dato risalto mediatico a una realtà travisata e falsa. Tanto falsa che oggi vi sono tre direttori di testate nazionali e vari giornalisti rinviati a giudizio per diffamazione, ma questo a differenza delle farneticazioni di un anonimo sembra che non sia una notizia degna di nota».</p>
<p><strong>ALESSANDRO PANSA MEDIUM</strong></p>
<p>Potremmo definirla una “congiurina” contro la sua eventuale candidatura forte a Capo della Polizia?</p>
<p>«Certo i malpensanti possono opinare che vi sia dietro un vile, ma astuto manovratore, qualche puffo incapace di altro che possa aver ordito un qualche “disegno” per bruciare il mio nome per la successione di Manganelli, ma io non sono un malpensante e quindi mi ostino a credere che sia stato il “fato”».</p>
<p>Subito dopo le notizie di stampa che facevano riferimento al “corvo”, lei ha deciso di presentare le dimissioni. Qualcuno ha fatto pressioni per ottenere quel suo passo indietro?</p>
<p>«Assolutamente no, tutt’altro. Il ministro Cancellieri le respinse. Ma io non sono un personaggio da operetta, come ce ne sono molti in questo Paese, che presenta le dimissioni per incassarne il rigetto. In quel momento c’era un’ombra su di me ed era giusto fare un passo indietro. Per senso dello Stato».</p>
<p><strong>PREFETTO ALESSANDRO PANSA</strong></p>
<p>Che cosa le ha fatto più male in questa vicenda, dal punto di vista umano? Di fronte a quelle ricostruzioni fantasiose, non ha avuto la sensazione di essere prigioniero di un castello kafkiano?</p>
<p>«Ho avuto modo in questo periodo di approfondire Kafka, e posso risponderle prendendo in prestito una frase “del traduttore”, Primo Levi: «Si può essere perseguiti e puniti per una colpa non commessa, ignota, che il “tribunale” non ci rivelerà mai; e tuttavia, di questa colpa si può portar vergogna, fino alla morte e forse anche oltre». Tutto questo lo sto provando sulla mia pelle. E nessuno vi potrà porre mai rimedio ».</p>
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		<title>Finocchiaro all&#8217;Ikea con scorta. Le chiede notizie di Pino Masciari Il Parlamentare.it</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 May 2012 18:31:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[anna finocchiaro]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_4558" aria-describedby="caption-attachment-4558" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="finocchiaro-ikea" href="https://ilparlamentare.it/?attachment_id=4558"><img decoding="async" class="size-full wp-image-4558" title="finocchiaro-ikea" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/finocchiaro-ikea.jpg" alt="La Senatrice Finocchiaro all'Ikea" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/finocchiaro-ikea.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/finocchiaro-ikea-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/finocchiaro-ikea-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-4558" class="wp-caption-text">La Senatrice Finocchiaro all&#39;Ikea</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cara Senatrice, ne dicono di tutti i colori: una mossa studiata per farsi pubblicità, per apparire normale, per essere come tutti, oggi, costretti a comprare da Ikea, etc., etc.<br />
Lei sa bene che la gente è feroce. Ma noi de IL PARLAMENTARE.IT non le rimproveriamo assolutamente nulla. Riproponiamo la riflessione di Aldo Grasso per il Corriere della Sera semplicemente per farle notare che la vita è strana e basta poco per governare l&#8217;immagine e la vita di una persona.  Basta una fotografia: un semplice click di qualcuno che la segue, studia le sue mosse, la scruta, attende il momento tenendola sempre nel mirino per coglierla al momento opportuno impreparata, debole. Immagini se al posto del fotografo ci fosse stato un killer che ha il compito di prendersi la sua vita, di toglierla dal mondo e se al posto della macchina fotografica avesse avuto il controllo elettronico di una bomba. Lei sarebbe già morta insieme alla sua scorta.<br />
Ma lei, fortunatamente, non corre questo rischio. C&#8217;è, invece, qualcuno che ha avuto il coraggio di denunciare i mafiosi, gli estortori, al quale hanno tolto la scorta. Non conosciamo i motivi per cui ciò sia accaduto ma è importante, per quell&#8217;uomo e per la sua famiglia, non rimanere da soli.<br />
Oggi che finalmente ricordiamo la solitudine di due veri eroi della Repubblica italiana come <strong>Giovanni Falcone e Paolo Borsellino</strong>, <strong>morti perchè rimasti soli,</strong> le chiediamo di volere approfondire le motivazioni per cui è stata tolta la scorta a <strong>Pino Masciari, imprenditore edile calabrese sottoposto a programma speciale di protezione nell’ottobre del 1997 (insieme alla moglie e ai due bambini) per aver denunciato la ‘ndrangheta e le collusioni con la politica. </strong></p>
<p><strong>Ecco, attendiamo sue notizie. Notizie da una Senatrice della Repubblica Italiana.</strong></p>
<p>Fabio Gallo</p>
<p><em>&#8220;Una vita di scorta, questo ci vorrebbe quando in quella «vera» inciampiamo in qualcosa di fastidioso. Hanno fatto molto discutere le fotografie che ritraggono Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, mentre fa la spesa all&#8217;Ikea accompagnata da tre uomini di scorta. Gentilmente, uno dei tre spingeva il carrello.</em></p>
<p><em>Su Internet si sono scatenati: non solo è stato creato all&#8217;istante l&#8217;hashtag #finocchiarovergogna, ma sono fioriti i commenti più feroci: «gli agenti usati come domestici», «ritirate la scorta alla Finocchiaro», «vergogna, usare le braccia della scorta per andare a fare la spesa» e altre cosucce del genere. La senatrice si è subito difesa: «Avere la scorta per me non è un piacere. Mi è stata imposta e nonostante ciò provo a fare una vita normale». In effetti, bisognerebbe conoscere i motivi per cui è stata dotata di una scorta e magari apprezzare la cortesia del poliziotto.</em></p>
<p><em>Ma Anna Finocchiaro dovrebbe aver imparato che le fotografie hanno una loro vita autonoma e che comunque, da decenni, l&#8217;immagine è un atto mirato a rivelare particolari, a raccontare qualcosa di più su noi stessi e sul mondo. Si chiedeva Leonardo Sciascia: «Che cosa è la fotografia se non verità momentanea, verità di un momento che contraddice altre verità di altri momenti?».</em></p>
<p><em>La «verità» di quella fotografia è spietata: i tre uomini della scorta sembrano interessati solo al contenuto low cost del carrello, nessuno ha l&#8217;atteggiamento del bodyguard, lo sguardo attento a possibili pericoli. È vero, ogni fotografia ha una storia alle spalle che noi non conosciamo, ma è altrettanto vero che la forza di una fotografia sta nel conservare, passibili di indagine, momenti che sfuggono alle nostre consuetudini: esistono, sono lì davanti ai nostri occhi, ma non li vediamo.</em></p>
<p><em>«Finocchiaro all&#8217;Ikea» ribalta la «vita normale», è l&#8217;immagine perfetta della separatezza che ormai esiste fra i politici di maggior peso e la gente comune: gli uni votati sempre più all&#8217;ostentazione, gli altri alla sobrietà, che qui appare come la virtù dei fessi.</em></p>
<p><em>Quel carrello di scorta offre il fianco al ridicolo. Che, a volte, danneggia più di una colpa tutta da dimostrare&#8221;.</em></p>
<p>Aldo Grasso (corriere della sera)</p>
<p>&nbsp;</p>
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