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	<title>inghilterra &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Brexit: Johnson, usciremo dall&#8217;Ue comunque il 31 Ottobre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2019 13:26:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;unica alternativa alla proposta offerta da Boris Johnson all&#8217;Ue come nuovo accordo sulla Brexit è quella di un no deal, un divorzio senz&#8217;accordo. Lo ha detto lo stesso premier Tory al congresso di Manchester, in uno dei passaggi ripresi con maggiore evidenza dai media britannici. Johnson ha presentato la sua proposta come &#8220;un compromesso&#8221; positivo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14409" aria-describedby="caption-attachment-14409" style="width: 1020px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Boris-Johnson-1020-afp.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-14409" alt="Boris-Johnson" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Boris-Johnson-1020-afp.jpg" width="1020" height="533" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Boris-Johnson-1020-afp.jpg 1020w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Boris-Johnson-1020-afp-300x156.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Boris-Johnson-1020-afp-480x250.jpg 480w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14409" class="wp-caption-text">Boris-Johnson</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica alternativa alla proposta offerta da Boris Johnson all&#8217;Ue come nuovo accordo sulla Brexit è quella di un no deal, un divorzio senz&#8217;accordo. Lo ha detto lo stesso premier Tory al congresso di Manchester, in uno dei passaggi ripresi con maggiore evidenza dai media britannici. Johnson ha presentato la sua proposta come &#8220;un compromesso&#8221; positivo &#8220;per entrambe le parti&#8221;, avvertendo tuttavia che &#8211; se Bruxelles dirà no &#8211; Londra uscirà comunque il 31 ottobre, anche senz&#8217;accordo: &#8220;uno sbocco per il quale siamo pronti&#8221;.</p>
<p>&#8220;Con un accordo, ma in ogni caso&#8221; il 31 ottobre, ripete. Poi accusa la Camera dei Comuni di aver finora &#8220;rifiutato di attuare la Brexit, rifiutato di presentare qualunque proposta costruttiva e rifiutato le elezioni&#8221;, di non ascoltare gli elettori che voglio ormai guardare avanti e di aver presentato &#8220;una legge della resa&#8221; per un rinvio contro l&#8217;opzione del no deal.</p>
<p>Johnson ha definito al Congresso Tory la sua offerta a Bruxelles sulla Brexit come &#8220;un compromesso costruttivo&#8221; e accettabile per entrambe le parti. Il premier britannico ha sostenuto che la proposta, pur prevedendo forme di controllo doganale, non ripristinerà &#8220;in alcuna circostanza un confine&#8221; fra Irlanda del Nord e Irlanda, nel rispetto degli accordi di pace del Venerdì Santo. E nello stesso tempo farà sì che il Regno esca unito dall&#8217;Ue, per &#8220;riprendere il controllo delle sue leggi, del suo denaro, dei suoi confini&#8221;.</p>
<p>&#8220;Due confini per 4 anni&#8221;: è questo il senso della proposta di Boris Johnson, estensivamente anticipata dal Telegraph, per un accordo con l&#8217;Ue sulla Brexit come alternativa al backstop per il nodo chiave dell&#8217;Irlanda del Nord. Irlanda del Nord che uscirebbe dopo la transizione a fine 2021 sia dall&#8217;Ue sia dall&#8217;unione doganale, come il resto del Regno. Ma rimarrebbe allineata per 4 anni al mercato unico per i beni agricoli e industriali, oltre a godere nello stesso periodo di un&#8217;esenzione dal codice doganale europeo e dall&#8217;Iva europea.</p>
<p>Reazioni opposte in Irlanda sulla proposta di accordo sulla Brexit inviata da Boris Johnson all&#8217;Ue e anticipata dai media prima dello speech del premier britannico al congresso Tory. La ministra degli Affari Europei di Dublino, Helen McEntee, parla di un&#8217;offerta &#8216;prendere o lasciare&#8217; con aspetti &#8220;inaccettabili&#8221;. E l&#8217;opposizione del Fianna Fail di proposte &#8220;impraticabili e illegali&#8221;. Pieno sostegno a Johnson invece dagli unionisti nordirlandesi del Dup, oppostisi in precedenza al backstop e all&#8217;accordo raggiunto da Theresa May.</p>
<p>Fonte ANSA</p>
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		<title>Magdi Cristiano Allam: evitiamo che le moshee diventino fabbriche di Terrore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 May 2013 18:18:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[estremismo]]></category>
		<category><![CDATA[infedeli]]></category>
		<category><![CDATA[inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[Kyenge]]></category>
		<category><![CDATA[Magdi Cristiano Allam]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[da www.intelligonews.it &#8211; di Francesco Siciliano &#8220;Dalle moschee spesso parte il terrore&#8221; &#8211; Magdi Cristiano Allam è perentorio, e intervistato da IntelligoNews sul feroce attentato terroristico di Londra (così è stato definito dallo stesso Cameron), condanna fermamente l’integralismo islamico. Come commenta l’episodio di Londra? «È un atto di estrema gravità, accentuata dal fatto che gli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a class="lightbox" title="islam-mecca" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/islam-mecca.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter  wp-image-5977" title="islam-mecca" alt="" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/islam-mecca.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/islam-mecca.jpg 495w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/islam-mecca-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/islam-mecca-480x270.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/islam-mecca-469x263.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/islam-mecca-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a>da www.intelligonews.it &#8211; di Francesco Siciliano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Dalle moschee spesso parte il terrore&#8221; &#8211; Magdi Cristiano Allam è perentorio, e intervistato da IntelligoNews sul feroce attentato terroristico di Londra (così è stato definito dallo stesso Cameron), condanna fermamente l’integralismo islamico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come commenta l’episodio di Londra?</strong><br />
«È un atto di estrema gravità, accentuata dal fatto che gli autori hanno rivendicato, pubblicamente orgogliosamente, la paternità di questo gesto, facendosi pure fotografare».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Terrorismo allo stato puro?</strong><br />
«Sì, ci troviamo di fronte a un terrorismo britannico autoctono, sono immigrati di terza e quarta generazione, tutti con la cittadinanza britannica. Il che evidenzia il livello di radicamento dell’estremismo islamico in Gran Bretagna, il Paese europeo più infiltrato dall’estremismo».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il terrorismo islamico sta tornando prepotentemente in Europa?</strong><br />
«Non credo stia tornando: questi gesti solo solo la punta dell’iceberg».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa c’è sotto l’ “acqua”?</strong><br />
«C’è una realtà consolidata: non credo che la mattina ci si sveglia di soprassalto e si va in strada con un coltello per decapitare un soldato. Quando avvengono questi episodi vuol dire che a monte è stato fatto un lavaggio del cervello che trasforma le persone in robot della morte, in persone che immagino che la loro morte e la morte dei nemici dell’iIslam spalancherà loro le porte del paradiso islamico».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dove avviene questo lavaggio del cervello?</strong><br />
«Nelle moschee: all’interno di qualcuna di queste qualche Imam predica l’odio, la violenza, la morte. Quelli sono luoghi in cui vengono citati i versi del Corano esortando i musulmani a combattere cristiani, infedeli e apostati, fin quando non si saranno tutti sottomessi all’Islam».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come impedire tutto questo?</strong><br />
«Evitando che le moschee nei nostri Paesi diventino fabbriche del terrore».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Povertà, può essere considerato l’incipit per il compimento di questi atti?</strong><br />
«No. I 19 terroristi suicidi dell’11 settembre appartenevano al ceto medio egiziano e arabo: non erano certo dei disgraziati, né poveracci. Il coinvolgimento dell’ideologia radicale è trasversale: attrae giovani altamente istruiti, ma in crisi di identità, che condividono la dimensione materiale della modernità occidentale, ma non quella spirituale. E si rifugiano nell’integralismo islamico come alternativa valoriale e identitaria».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La povertà e l’immigrazione clandestina?</strong><br />
«Non credo neppure che la questione dell’immigrazione clandestina possa essere da abbinare automaticamente a questo discorso».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A questo proposito: come ha accolto le proposte del ministro Kyenge in merito allo ius soli?</strong><br />
«Sono esterrefatto dal fatto che qualche politico fino ai supremi vertici delle istituzioni sembrino dimenticare che la nostra Costituzione stabilisce la cittadinanza italiana sulla base dello ius sanguinis».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un suo pensiero sulla Kyenge?</strong><br />
«La Kyenge dapprima ha giurato sulla nostra Costituzione – che prevede il servire l’interesse esclusivo (e sottolineo esclusivo) della nazione. Qualche giorno dopo, nel corso di una conferenza stampa, ha dichiarato pubblicamente: “Non potrei essere interamente italiana”. Non le sembra che qui ci sia un conflitto di interessi?».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come reagirebbe l’Europa se adottassimo lo ius soli?</strong><br />
«Lo ius soli esiste solo in Francia, quindi non è un qualcosa che porrebbe in nostro Paese al di fuori della realtà Europea. E comunque torno a ripetere: noi dobbiamo considerare in primis il nostro interesse nazionale, senza preoccuparci degli altri. Lo stesso presidente del Senato, Piero Grasso, ha preso una posizione decisamente contraria allo ius soli, sostenendo che l’Italia in questo modo diverrebbe la meta privilegiata delle puerpere che verrebbero inItalia per far nascere i loro figli e avere per tutti la cittadinanza e di conseguenza tanti diritti. In un momento in cui oltre il 40% delle famiglie italiane subisce la crisi economica, un provvedimento di questo tipo sarebbe una vera beffa, un crimine».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E sulla possibilità di abolire il reato di clandestinità?</strong><br />
«È totalmente illegale. In termini giuridici la clandestinità è reato. Un ministro dovrebbe dovrebbe saperlo – e uso appositamente il condizionale – visto che dovrebbe rappresentare le istituzioni. La Kyenge, che dice che il reato di clandestinità andrebbe abolito e non andrebbe considerato un reato assume una posizione eversiva e contro la legge. Che considera l’ingresso illegale di una persona nel territorio nazionale come un reato. E questo succede in ogni Paese del mondo… perché l’Italia dovrebbe fare eccezione?».</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: www.intelligonews.it</p>
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		<title>Enrico Mattei, italiano profeta dell&#8217;energia considerato pericoloso da Londra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 12:48:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[eni enrico mattei]]></category>
		<category><![CDATA[inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8216;UOMO CHE guardava al futuro: con questo titolo, stasera e domani, va in onda su Rai Uno la fiction su Enrico Mattei. Ma ai suoi tempi, per i sussiegosi e pragmatici funzionari della diplomazia britannica, più che guardare al futuro il capo dell&#8217;Eni era l&#8217;uomo che intralciava il loro presente. Anzi, seriamente e decisamente lo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_4295" aria-describedby="caption-attachment-4295" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="enrico-mattei" href="https://ilparlamentare.it/?attachment_id=4295"><img decoding="async" class="size-full wp-image-4295" title="enrico-mattei" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/enrico-mattei.jpg" alt="Enrico Mattei - l'Uomo che guardava al futuro" width="469" height="278" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/enrico-mattei.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/enrico-mattei-300x177.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/enrico-mattei-455x270.jpg 455w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-4295" class="wp-caption-text">Enrico Mattei - l&#39;Uomo che guardava al futuro</figcaption></figure>
<p>&#8216;UOMO CHE guardava al futuro: con questo titolo, stasera e domani, va in onda su Rai Uno la fiction su Enrico Mattei. Ma ai suoi tempi, per i sussiegosi e pragmatici funzionari della diplomazia britannica, più che guardare al futuro il capo dell&#8217;Eni era l&#8217;uomo che intralciava il loro presente. Anzi, seriamente e decisamente lo minacciava.</p>
<p>Fino al punto di&#8230;? Alt, no, questo non si può dire. Anche se il cospicuo dossier arrivato in Italia include carte a loro modo profetiche &#8211; tipo la fotocopia di un articolo del Financial Times che a due giorni dalla morte di Mattei si chiede se questi &#8220;dovrà andarsene&#8221; (Will signor Mattei have to go?) &#8211; i documenti recuperati da Mario J. Cereghino negli archivi britannici non autorizzano forzature, né automatismi cospirativi. Eppure, a meno di tre mesi dall&#8217;incidente aereo di Bascapé, 27 ottobre 1962, in un documento classificato come &#8220;segreto&#8221;, dal ministero dell&#8217;Energia scrivono al Foreign Office: &#8220;L&#8217;Eni sta diventando una crescente minaccia agli interessi britannici. Ma non dal punto di vista commerciale [&#8230;] La minaccia dell&#8217;Eni si sviluppa, in molte parti del mondo, nell&#8217;infondere una sfiducia latente nei confronti delle compagnie petrolifere occidentali&#8221;. Insomma, l&#8217;Eni incoraggia &#8220;l&#8217;autarchia&#8221; energetica a scapito dell&#8217;Inghilterra.</p>
<p>Una questione di principio. A settembre, al ministero degli Esteri del governo di Sua Maestà, fanno il punto &#8220;sui passi per contrastare il gruppo italiano&#8221;. Ovviamente &#8220;è una materia da trattare con attenzione&#8221;. Ci sono questioni da girare all&#8217;intelligence: &#8220;Fino a che punto l&#8217;Eni dipende dal petrolio russo? [&#8230;] È possibile distinguere tra le attività dell&#8217;Eni e gli interessi italiani? [&#8230;] Siamo in grado di affrontare il problema della virulenta propaganda di Mattei contro l&#8217;imperialismo e contro le compagnie petrolifere?&#8221;. Non si conoscono le risposte. Eppure tante altre carte ricostruiscono in modo abbastanza impressionante lo scenario, il contesto, l&#8217;atmosfera che nell&#8217;autunno del 1962 si era venuta a creare attorno a quello che è diventato un eroe da tele-fiction.</p>
<p>Lo storico Nico Perrone, il massimo studioso di Mattei, ha esaminato questi documenti: &#8220;Contengono giudizi più sottili, più articolati e più intelligenti di quelli che si trovano negli archivi americani. A Washington reagivano grossolanamente e in ritardo; mentre gli inglesi avevano capito meglio e subito&#8221;.</p>
<p>I funzionari britannici stanno addosso al presidente dell&#8217;Eni. Abbondano le schede, i rapporti, i memorandum. Si inventano pure il termine Matteism per indicare un modo di fare politica e affari. A loro modo lo ammirano anche. Questo si legge in un rapporto del Foreign Office alla legazione britannica di Washington: &#8220;Mattei punta in alto. A nostro parere è un manager tosto e un uomo potente nonché pericoloso&#8221;.</p>
<p>È il 1957 quando l&#8217;ambasciatore a Roma, Ashley Clarke, nota: &#8220;A differenza di molti esponenti democristiani non sembra corrotto a livello personale. Vive in modo tutto sommato modesto. Il suo unico svago è la pesca: non ci pensa due volte a volare in Alaska per una battuta di pesca di una settimana [&#8230;] Si trova nelle condizioni di fare gran bene o gran male all&#8217;Italia&#8221;.</p>
<p>È vanesio, certo, e dittatore. Mostra &#8220;tendenze napoleoniche&#8221; ed &#8220;estrema suscettibilità&#8221;. Gli americani, fanno sapere a Londra i diplomatici di Sua Maestà, pensano che &#8220;soffra di megalomania&#8221;. I difetti di un personaggio ragguardevole sono spesso la faccia in ombra delle sue virtù: &#8220;Come tutti gli uomini che si sono fatti da sé, Mattei è vanitoso e non tollera il benché minimo affronto, soprattutto se proviene da uno straniero. Nel lavoro è autocratico e spietato, ma al contempo molto ammirato e rispettato&#8221;.</p>
<p>Dinamismo e dedizione al lavoro, gli riconosce anche un dirigente della Bp: &#8220;È l&#8217;apostolo delle imprese statali. Però molti ritengono che la sua psicologia si avvicini molto al concetto de &#8220;Lo Stato sono io&#8221;&#8221;. Questo orgoglio può solleticare un certo spirito sportivo degli inglesi, ma certo non li rassicura negli affari. Mattei fa il diavolo a quattro, fa abbassare i prezzi del petrolio dall&#8217;Iran all&#8217;Etiopia, dal Marocco al Pakistan all&#8217;Arabia Saudita. Un po&#8217; bluffa, ma dal punto di vista degli inglesi un po&#8217; anche bara. O almeno: &#8220;Gioca con più mazzi di carte allo stesso tempo&#8221;, si legge in un memorandum del ministero dell&#8217;Energia. Clarke insiste: &#8220;È un tipo che non si ferma dinanzi a niente&#8221;.</p>
<p>Dai documenti si capisce che il &#8220;pericolo&#8221; è doppio. Riguarda da un lato le questioni dell&#8217;energia, ma dall&#8217;altro va a sbattere sulle alleanze e sulla stabilità di intere aree del mondo, a partire dal Medio Oriente, per giunta all&#8217;indomani della crisi di Suez. Il guaio supplementare è che dell&#8217;anticolonialismo questo italiano ha fatto una bandiera. Il petrolio è un mezzo per affermare una politica sociale e nazionale: &#8220;I successi in Egitto e in Persia gli hanno dato alla testa [&#8230;] Di fatto ha dato fuoco alle navi&#8221;.</p>
<p>Le compagnie petrolifere cominciano a &#8220;preoccuparsi seriamente della loro posizione in Italia&#8221;, avvisa l&#8217;addetto commerciale dell&#8217;ambasciata di Roma nel luglio del 1960. Ma già ad agosto Clarke prevede: &#8220;Non vi è dubbio che in futuro Mattei diventerà una notevole spina nel fianco delle nostre imprese, anche in altre aree del mondo&#8221;. E colpiscono le conclusioni su questo personaggio &#8220;indubbiamente infido&#8221; che &#8220;in passato ha già utilizzato tattiche ricattatorie [&#8230;] E Mattei non solo non è crollato, ma al momento è più forte che mai&#8221;.</p>
<p>Ha appena concluso accordi commerciali con l&#8217;Urss e si dispone a stringerne con la Cina comunista: &#8220;In futuro&#8221;, scrivono all&#8217;ambasciata britannica di Pechino, &#8220;potrebbe fornire ai cinesi tutto il petrolio di cui hanno bisogno&#8221;. Così da Londra cercano di capire se il governo italiano ispira o si limita a coprire le scorribande dell&#8217;Eni, o se è pronto a scaricare il leader del cane a sei zampe. Le carte offrono resoconti mortificanti sui politici italiani: distratti, ambigui, sfuggenti. Il ministro degli Esteri, il liberale Martino, fa spallucce; il presidente Segni è tutto preso dall&#8217;agricoltura.</p>
<p>Meno vaghi, anche se sorprendentemente ostili all&#8217;Eni, appaiono due diplomatici italiani. Un funzionario del Foreign Office contatta a Londra un diplonatico italiano, Prunas: &#8220;La sua impressione è che, se non affrontato in maniera appropriata, Mattei potrebbe diventare pericoloso: e nel dirmi ciò&#8221;, specifica Mr Beeley, &#8220;mi ha chiesto di mantenere il massimo riserbo&#8221;. Lo stesso riserbo che in tempi non sospetti il segretario generale della Farnesina, marchese Rossi-Longhi, chiede a Mr Hohler, incaricato d&#8217;affari dell&#8217;ambasciata: &#8220;Secondo Rossi-Longhi potremmo raggiungere migliori risultati assumendo un atteggiamento fermo e piuttosto duro con Mattei&#8221;.</p>
<p>In realtà, dai documenti trovati da Cereghino viene fuori che il governo britannico, per tutto il 1961, spinge la Bp e la Shell, due delle sette sorelle, a trovare un accordo con l&#8217;Eni: &#8220;Fino a quando&#8221;, scrive nell&#8217;agosto del 1961 Mr Laskey, un funzionario dell&#8217;ambasciata, &#8220;continueranno a considerare Mattei come una sorta di verruca o di escrescenza da ignorare (o che al momento non può essere asportata) è difficile che egli si comporti in maniera amichevole&#8221;.</p>
<p>Niente di più difficile: e infatti Mattei insiste nel suo gioco &#8211; anche se forse non si rende conto che sta oltrepassando il terreno petrolifero per entrare di slancio nel campo scivoloso degli equilibri geopolitici. È di nuovo un italiano, il banchiere Lolli, Bnl, a mettere sull&#8217;avviso gli inglesi: &#8220;I sentimenti antiamericani di Mattei sono così forti che potrebbero trasformarsi in un pericolo sostanziale. In altre parole, potrebbe commettere qualche sciocchezza&#8221;. Meglio quindi che le compagnie inglesi trovino un&#8217;intesa.</p>
<p>L&#8217;unico leader italiano che tiene testa a Mattei è Fanfani. Nell&#8217;autunno del 1961 l&#8217;allora presidente del Consiglio convoca a Palazzo Chigi Arnold Hofland, responsabile del settore Europa meridionale della Shell. Fanfani tenta una spericolata mediazione: &#8220;Personalmente il premier non vede di buon occhio l&#8217;intesa con Mosca e si è detto pronto ad annullarla. A patto però che Mattei sia messo in condizione di aggiudicarsi quei diritti estrattivi che permetterebbero all&#8217;Italia di disporre di una fonte di rifornimento autonoma&#8221;.</p>
<p>Il colloquio dura due ore e mezzo, ma non produce risultati. Peggio: Hofland, petroliere disincantato, concorda con l&#8217;ambasciatore sul fatto che Mattei &#8220;risulta sempre più pericoloso, anche se&#8221;, aggiunge, &#8220;personalità come Paul Getty sono in grado di creare grane ben peggiori&#8221;. Clarke è più risoluto e pessimista: quelli che chiama &#8220;i ricatti di Mattei&#8221; sono &#8220;meno marginali di quanto sembrano&#8221;. In questo cupo scenario, pur venato da un garbato understatement, si apre il 1962: l&#8217;ultimo della vita di Mattei.</p>
<p>Ora, anche in politica internazionale, i &#8220;pericoli&#8221; è meglio sventarli per tempo; e nessuno ama farsi &#8220;ricattare&#8221;. C&#8217;è parecchio nervosismo all&#8217;ambasciata di Roma, al ministero dell&#8217;Energia, alla Bp, alla Shell. Il 7 agosto i funzionari del Foreign Office inseriscono in un già corposo dossier una strana, ma eloquente nota semi-anonima.</p>
<p>La spedisce, su carta intestata, un non meglio identificato Mr Searight: &#8220;Di recente una certa persona ha sostenuto una conversazione con una importante personalità dell&#8217;industria petrolifera che recentemente è entrata in contatto con Mattei. A suo dire, Mattei gli avrebbe confidato la seguente riflessione: &#8220;Ci ho messo sette anni per condurre il governo italiano verso una apertura a sinistra (in italiano nel testo, ndr). E posso dire che ce ne vorranno di meno per far uscire l&#8217;Italia dalla Nato e metterla alla testa dei Paesi neutrali&#8221;&#8221;. I &#8220;Non Allineati&#8221;, come si diceva in quegli anni. Aggiunge la noticina: &#8220;Non ci sono motivi per dubitare che tali affermazioni siano state effettivamente fatte&#8221;. Possibile: il personaggio era quello che era. Gli eroi da tele-fiction guarderanno pure al futuro, ma intanto è ancora la lezione del passato che bisognerebbe capire meglio.</p>
<p>A cura di Filippo Ceccarelli &#8211; Repubblica</p>
<p>I documenti</p>
<p>I documenti del Foreign Office su Enrico Mattei su cui sono basate queste pagine sono stati trovati dal ricercatore Mario J. Cereghino negli Archivi nazionali britannici di Kew Gardens, a sud di Londra, e sono ora consultabili presso l&#8217;Archivio Casarrubea di Partinico, in provincia di Palermo (www.casarrubea.wordpress.com)</p>
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