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	<title>informazione &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Il Papa: Rete dono di Dio ma velocità dell&#8217;informazione supera la nostra capacità di riflessione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2014 18:23:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a cura della Redazione de IL PARLAMENTARE.IT/ Ci preme far sapere al Santo Padre e ai suoi collaboratori che siamo molto felici perché vediamo trattato un argomento che ci sta molto a cuore, al quale dedichiamo molto spazio ritenendolo fondamentale per un moderno discernimento efficace e costruttivo che non trascuri nessuno degli aspetti di quello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_7219" aria-describedby="caption-attachment-7219" style="width: 716px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/papa-francesco-2.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-7219" alt="papa-francesco-vaticano" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/papa-francesco-2.jpg" width="716" height="412" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/papa-francesco-2.jpg 716w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/papa-francesco-2-300x172.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/papa-francesco-2-469x270.jpg 469w" sizes="(max-width: 716px) 100vw, 716px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7219" class="wp-caption-text">Papa Francesco</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;">a cura della Redazione de IL PARLAMENTARE.IT/</p>
<p style="text-align: justify;">Ci preme far sapere al Santo Padre e ai suoi collaboratori che siamo molto felici perché vediamo trattato un argomento che ci sta molto a cuore, al quale dedichiamo molto spazio ritenendolo fondamentale per un moderno discernimento efficace e costruttivo che non trascuri nessuno degli aspetti di quello che Fabio Gallo – esperto di gestione della conoscenza della Fondazione “Paolo di Tarso”, considera il “Potere della Rete”, da tenere sotto controllo. La comunicazione in Rete, a parere dell’esperto della “Paolo di Tarso” è ancora di carattere bidimensionale a causa della sua velocità nel somministrare informazione istantanea. Mancherebbe di tridimensionalità, dunque di ambienti nei quali si favorisce il discernimento. Sarebbe proprio questa velocità in un certo senso voluta, imposta, a rendere vana la stessa comunicazione che finisce per ruotare intorno a se stessa per produrre schiavitù.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Santo Padre oggi affronta questo tema ritenendo giustamente Internet un grande servizio per <em>“offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti”</em> e in quanto tale la ritiene, essendo cosa buone,<em>“un dono di Dio”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla riflessione con la quale il Santo Padre ci dice che <em>“comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini”</em> e<em>“più uniti”</em>, però, segue quella <em>“esistono però aspetti problematici: la velocità dell’informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta”.</em> <em>“La varietà delle opinioni espresse</em> – prosegue – <em>può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questa dichiarazione ha fatto scaturire negli ambienti della “Paolo di Tarso” immensa gioia e soddisfazione per le ricerche che la Fondazione conduce da tempo i cui esiti oggi sono sostanzialmente espressi dal pensiero del Sommo Pontefice. <em>“L’ambiente comunicativo</em> – ha oggi aggiunto Papa Bergoglio – <em>può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci. Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La Fondazione “Paolo di Tarso” ha istituito da tempo un Osservatorio che lavora con riservatezza sui fenomeni della Rete che, come dimostrano pubblicazioni e fatti, anticipa di anni ciò che accade in Rete. “Non è magia – afferma Fabio Gallo – ma solo studio di fattori che determinano la gestione della conoscenza al fine di strutturare potere e nuove economie”. Oggi l’esperto della “Paolo di Tarso” è particolarmente soddisfatto ma avverte: “con queste dichiarazioni il Santo Padre ha posto una prima pietra per la costruzione di una nuova coscienza digitale che dobbiamo possedere tutti perché la rete possa produrre servizi e non schiavitù pericolose e devastanti”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL LINK DELL’ARTICOLO PUBBLICATO A DICEMBRE 2013</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilvaticanese.it/2013/12/internet-tutti-ne-parlano-ma-veramente-pochi-sanno-dove-sta-andando/">http://www.ilvaticanese.it/2013/12/internet-tutti-ne-parlano-ma-veramente-pochi-sanno-dove-sta-andando/ </a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Papa Francesco: servizio pubblico TV sia rivolto a Bene Comune</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2014 19:53:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 716px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/papa-francesco-9.jpg"><img decoding="async" alt="papa-francesco-vaticano-santasede-chiesacattolica-roma" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/papa-francesco-9.jpg" width="716" height="412" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Papa Francesco</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Citta&#8217; del Vaticano, 18 gen 2014 &#8211; Un servizio pubblico, come quello televisivo, deve essere sempre rivolto al bene comune, avere una dimensione non di semplice informazione ma anche di formazione, nel segno della professionalita&#8217;. Lo ha ricordato oggi Papa Francesco che ha ricevuto nell&#8217;Aula Nervi in Vaticano dirigenti, tecnici e giornalisti della Rai. Il pontefice ha voluto subito ringraziare i lavoratori dell&#8217;azienda per la continua collaborazione avuta tra la Santa Sede e la Rai. &#8221;Sia sul versante della radio, sia su quello della televisione, il popolo italiano &#8211; ha infatti ricordato Papa Bergoglio &#8211; ha sempre potuto accedere alle parole e, successivamente, alle immagini del Papa e degli eventi della Chiesa, in Italia, mediante il servizio pubblico della Rai&#8221;. Una collaborazione che, &#8221;si realizza con i due enti vaticani: la Radio Vaticana e il Centro Televisivo Vaticano&#8221;. &#8221;In questo modo la Rai &#8211; ha poi aggiunto il Papa &#8211; ha offerto e offre tuttora agli utenti del suo servizio pubblico la possibilita&#8217; di seguire sia gli eventi straordinari sia quelli ordinari. Pensiamo al Concilio Vaticano II, alle elezioni dei Pontefici, o ai funerali del beato Giovanni Paolo II; &#8211; ha ricordato il papa &#8211; ma pensiamo anche ai tanti avvenimenti del Giubileo del 2000, alle diverse celebrazioni,come pure alle visite pastorali del Papa in Italia&#8221;. Un passato &#8221;ricco di conquiste&#8221; che pero&#8217;, e&#8217; stato l&#8217;invito di papa Francesco, &#8221;ci chiama a un rinnovato senso di responsabilita&#8217; per l&#8217;oggi e per il domani. A tutti voi che siete qui presenti, e a coloro che per diversi motivi non hanno potuto prendere parte a questo nostro incontro, ricordo &#8211; ha aggiunto Papa Bergoglio rivolgendosi ai dipendenti Rai &#8211; che la vostra professione, oltre che informativa, e&#8217; formativa, e&#8217; un servizio pubblico, cioe&#8217; un servizio al bene comune, alla verita&#8217; e alla bellezza. Tutte le professionalita&#8217; che fanno parte della Rai, dirigenti, giornalisti, artisti, impiegati, tecnici e maestranze sanno di appartenere ad un&#8217;azienda che produce cultura ed educazione, che offre informazione e spettacolo, raggiungendo in ogni momento della giornata una gran parte di italiani. E&#8217; una responsabilita&#8217; a cui chi e&#8217; titolare del servizio pubblico non puo&#8217; per nessun motivo abdicare&#8221;. &#8221;La qualita&#8217; etica della comunicazione e&#8217; frutto, in ultima analisi, &#8211; ha concluso il Papa &#8211; di coscienze attente, non superficiali, sempre rispettose delle persone, sia di quelle che sono oggetto di informazione, sia dei destinatari del messaggio. Ciascuno, nel proprio ruolo e con la propria responsabilita&#8217;, e&#8217; chiamato a vigilare per tenere alto il livello etico della comunicazione&#8221;</p>
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		<title>La ricchezza italiana consegnata a Google 18 ottobre 2013</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2013/10/la-ricchezza-italiana-consegnata-a-google-18-ottobre-2013/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2013 15:13:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Roberto Ormanni Direttore de Il Parlamentare e Golem Informazione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Roberto Ormanni Direttore de Il Parlamentare e Golem Informazione.</p>
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		<title>Sviluppo: ComunicareITALIA incontra il Gruppo ADN Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2013 21:22:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ROMA &#8211; Il Parlamentare.it &#8211; &#8220;Il mondo produttivo italiano e in particolar modo quello del Meridione dell’Italia, così come quello della politica costruttiva e intelligente, necessita di un apposito spazio positivo nel mondo della comunicazione. Ciò, perché il processo di crescita e sviluppo economico possa essere accelerato e sostenuto anche dal basso con efficacia. Uno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_6178" aria-describedby="caption-attachment-6178" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="Il-Quirinale" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Il-Quirinale1.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-6178" title="Il-Quirinale" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Il-Quirinale1.jpg" alt="Roma - Il Palazzo del Quirinale" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Il-Quirinale1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Il-Quirinale1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Il-Quirinale1-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6178" class="wp-caption-text">Roma - Il Palazzo del Quirinale</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">ROMA &#8211; Il Parlamentare.it &#8211; <em>&#8220;Il mondo produttivo italiano e in particolar modo quello del <strong>Meridione dell’Italia</strong>, così come quello della <strong>politica costruttiva e intelligente</strong>, necessita di un apposito <strong>spazio positivo nel mondo della comunicazione</strong>. Ciò, perché il <strong>processo di crescita</strong> e sviluppo economico possa essere <strong>accelerato e sostenuto</strong> anche dal basso con efficacia. Uno spazio positivo in un mondo ove la Comunicazione sia amica dell’Italia che cresce e lavora e non distratta sempre e solo da pretestuose note di cronaca che finiscono per demolire quanto di positivo si sviluppa in Italia&#8221;.</em><br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GRUPPO ComunicareITALIA INCONTRA IL GRUPPO ADN ITALIA A ROMA</strong><br />
Questo, il contenuto scritto sull’invito rivolto dal <strong><a title="Gruppo Editoriale di Rete ComunicareITALIA per la promozione del Brand Italia e del Made in Italy" href="http://www.gruppocomunicareitalia.it" target="_blank">Gruppo Editoriale ComunicareITALIA</a></strong> per la comunicazione del <strong>Brand Italia e del Made in Italy</strong> <strong>in Rete</strong> al <strong>Gruppo ADN ITALIA</strong>. L’incontro che si è svolto nel cuore della Roma antica, nella sede del Gruppo ComunicareITALIA, è il primo di una lunga serie nella quale prenderà vita una <strong>linea editoriale positiva</strong> in termini di spazi e propositiva in termini progettuali che funzionerà anche da attrattore di esperti nel mondo della <strong>gestione della conoscenza</strong>, capaci di rivolgere il <strong>Potere della Rete</strong> e della <strong>Comunicazione Televisiva e Radiofonica Digitale</strong> in genere, verso un futuro ove quella parte importante di società onesta e produttiva possa vedersi rappresentata in modo adeguato.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL PATRIMONIO CULTURALE ITALIANO PILASTRO DELL&#8217;ITALIA CHE CRESCE</strong><br />
Il Gruppo ComunicareITALIA ha già reso disponibile il suo noto data base di prestigiose immagini digitali che ritraggono il grande <strong>Patrimonio Culturale Italiano. </strong>Ciò significa che questo modello di comunicazione appositamente studiato per aprire varchi positivi di cui c&#8217;è per davvero bisogno si avvarrà del più prestigioso contenitore di immagini che ritraggono, tra l&#8217;altro, la maggior parte del patrimonio UNESCO italiano. Una manna per l&#8217;imprenditoria e per quel mondo del lavoro che, giustamente, non desidera essere accostata a processi informativi involutivi che caratterizzano oggi parte dell&#8217;Italia e, in particolar modo il Sud. Il prossimo incontro aperto sarà fissato nel Sud dell&#8217;Italia, con molta probabilità in Calabria, da dove sembra essere partita l&#8217;istanza del mondo imprenditoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il diversivo del processo anticipato 12 luglio 2013</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2013/07/il-diversivo-del-processo-anticipato-12-luglio-2013/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jul 2013 18:32:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Governo delle grandi operette &#8211; a cura di Roberto Ormanni]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo delle grandi operette &#8211; a cura di Roberto Ormanni</p>
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		<title>Femminicidio e Tortura: l’inganno delle etichette. Parola all&#8217;esperto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2013 16:32:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I proponenti di due DDL che vorrebbero introdurre i nuovi reati dimenticano che esistono già le aggravanti dell’omicidio che consentono di contemplare i casi specifici. Le incongruenze della propaganda. L’art. 613 del codice penale (stato di incapacità procurato mediante violenza) è, in questo momento, uno dei più frequentati in Parlamento. Al Senato, infatti, sono “in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_6027" aria-describedby="caption-attachment-6027" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="femminicidio-ilparlamentare" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-6027 " title="femminicidio-ilparlamentare" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare.jpg" alt="Femminicidio e Tortura" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare.jpg 600w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare-480x268.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare-469x262.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6027" class="wp-caption-text">Femminicidio e Tortura</figcaption></figure>
<p>I proponenti di due <strong>DDL</strong> che vorrebbero introdurre i nuovi reati dimenticano che esistono già le aggravanti dell’omicidio che consentono di contemplare i casi specifici. Le incongruenze della propaganda.</p>
<p><strong>L’art. 613 del codice penale</strong> (stato di incapacità procurato mediante violenza) è, in questo momento, uno dei più frequentati in Parlamento. Al Senato, infatti, sono “in cottura” due distinti disegni di legge che si propongono di fare seguito alla norma predetta, aggiungendo un inevitabile art. 613 bis.<br />
Il primo (d&#8217;iniziativa dei senatori Mussolini, Repetti, Alberti Casellati, Pelino, Bonfrisco, Chiavaroli, Longo, D’Alì, Scoma, De Siano, Marin, Piccoli, Floris, D’Anna, Milo, D’Ambrosio Lettieri, Bruni, Liuzzi, Torrisi, Razzi, Caliendo, Giro, Carraro, Viceconte, Cassano, Bruno, Aiello, Piccinelli, Galimberti, Mandelli, Caridi, Rizzotti e Bernini), ha ad oggetto “Introduzione del reato di femminicidio”.<br />
Il secondo (d&#8217;iniziativa dei senatori Casson, Amati, Chiti, Cirrinnà, Cucca, De Monte, Dirindin, Favero, Fedeli, Filippi, Ginetti, Granajola, Guerra, Lo Giudice, Paglieri, Pegorere, Pezzopane, Pinotti, Puglisi, Puppato, Spilabotte, Vaccari, Barani e Palermo), si propone di introdurre nell’ordinamento italiano il delitto di tortura.<br />
Nonostante “l’accostamento numerico”, ci sembra di poter dire si tratti di due iniziative di spessore e natura non comparabili.<br />
Procediamo con ordine.<br />
L’art 1 del primo disegno di legge recita (allo stato): &lt;<em>Nel libro secondo, titolo XII, capo III, sezione III del codice penale, dopo l&#8217;articolo 613 è inserito il seguente:<br />
“Art. 613-bis. &#8211; (Reato di femminicidio). &#8212; La pena è aumentata da un terzo fino alla metà se i reati previsti dagli articoli 575, 581, 582, 584, 586, 594, 595, 600, 600-bis, 600-ter, 601, 605, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 609-undecies, 610, 612, 612-bis e 613, commessi a danno di donne, sono tali da provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, ivi compresi quegli atti idonei a creare la coercizione o la privazione della libertà”&gt;&gt;.<br />
</em>L’art. 1 del secondo disegno di legge è (a tutt’oggi) così concepito:<em> Nel libro secondo, titolo XII, capo III, sezione III, del codice penale, dopo l&#8217;articolo 613 è aggiunto il seguente:<br />
“”Art. 613-bis. &#8212; (Tortura). Chiunque con violenza, minacciando di adoperare o adoperando sevizie o infliggendo trattamenti disumani o degradanti la dignità umana, infligge acute sofferenze fisiche o psichiche ad una persona privata della libertà personale o non in grado di ricevere aiuto, al fine di ottenere da essa o da altri informazioni o dichiarazioni su un atto che essa o altri ha commesso o è sospettata di aver commesso, ovvero al fine di punire una persona per un atto che essa o altri ha commesso o è sospettata di aver commesso, ovvero per motivi di discriminazione etnica, razziale, religiosa, politica, sessuale o di qualsiasi altro genere, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. La stessa pena si applica a chi istiga altri alla commissione del fatto o non ottempera all&#8217;obbligo giuridico di impedirne il compimento.<br />
Se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio, nell&#8217;esercizio delle funzioni, la pena è della reclusione da quattro a dodici anni.<br />
La pena è aumentata se dal fatto deriva una lesione grave o gravissima”&gt;&gt;<br />
</em><br />
<strong>La prima (nuova) fattispecie criminosa esordisce addirittura con un neologismo</strong><strong>. Così, accanto al parricidio (artt. 576-577), all’uxoricidio ed al fratricidio (art. 577 comma secondo), all’infanticidio (art. 578),</strong> <strong>all’omicidio del consenziente (art. 579), all’omicidio preterintenzionale (art 584) e all’omicidio colposo (art. 589), alla morte come conseguenza di altro delitto (art. 586), dovremmo annoverare “l’omicidio di genere”, appunto il femminicidio.<br />
</strong>Qualche questione si pone immediatamente.</p>
<p><strong><em>Quid juris</em> se la vittima è la sorella dell’imputato </strong>(sorellicidio, forse meglio che soricidio, che sembrerebbe l’uccisione di un topo)?<br />
<strong>Per il secondo comma dell’art 577, in tal caso, la pena è della reclusione da 24 a 30 anni; ma, poiché la sorella è – in genere – una donna, in base alla normativa che si vorrebbe introdurre, la pena dovrebbe essere aumentata da un terzo fino alla metà. Ma su quale pena si dovrebbe calcolare l’aumento: su quella –oggi- prevista per l’omicidio semplice (art. 575, non inferiore a 21 anni), ovvero sulla pena (già aumentata) di cui al ricordato secondo comma dell’art. 577?<br />
</strong>Nel primo caso, si avrebbe una pena da 28 anni a 31 anni e 6 mesi; nel secondo, da 32 a 45 anni. Ma, nella prima ipotesi, la sanzione sarebbe, grosso modo, coincidente con quella oggi prevista; nella seconda, contrasterebbe col massimo edittale previsto dall’art. 23 cod. pen. e sforerebbe di oltre 10 anni le eccezioni specificamente contemplate dal codice (es. art. 630 comma secondo); senza contare che una pena di 45 anni è un ergastolo “di fatto”, cioè una pena perpetua, che risulterebbe introdotta surrettiziamente, senza chiamarla col suo nome.<br />
Non è l’unica incongruenza.<br />
<strong><br />
</strong><strong>Come abbiamo appena visto, la pena è aumentata</strong><strong>(da un terzo alla metà), non solo nel caso della uccisione di una donna, ma anche con riferimento –tra gli altri- ai delitti ex artt. 600 bis, 600 ter, 609 bis, 609 quater, 609 octies (prostituzione minorile, pornografia minorile, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo). Ebbene, si tratta dei delitti con riferimento ai quali l’art. 4 della legge 172/2012 ha previsto la pena dell’ergastolo, in caso di omicidio, se la morte è stata determinata in occasione della consumazione dei predetti reati. In tale ipotesi, ovviamente, l’effetto aggravante della nuova e più severa normativa verrebbe a essere completamente assorbito.</strong><strong><br />
I proponenti poi evidentemente “dimenticano” (perché certamente lo sapevano) che il nostro ordinamento penale prevede, per consentire al giudice di operare tra un minimo e un massimo di pena, graduandola sulla gravità concreta del fatto, di spaziare, non solo nei limiti edittali, ma di avvalersi del “gioco” delle circostanze, aggravanti e attenuanti.<br />
Così, oltre alle aggravanti specifiche per l’omicidio (delle quali si è fatto cenno sopra), esistono –come è noto- le aggravanti applicabili a qualsiasi delitto (e tra queste, alcune fanno certamente al caso nostro: avere agito per motivi abietti o futili, avere adoperato sevizie o avere agito con crudeltà, avere abusato dei propri poteri, della propria autorità, di relazioni domestiche, di relazioni di ufficio, di relazioni di coabitazione o di ospitalità; e poi ancora, le qualità personali e lo <em>status</em> della vittima: la così detta minorata difesa ex art. 61 n. 5 cod.pen.) e, in più, l’avere approfittato di un soggetto minorenne (art. 61 n. 11 ter cod.pen.).<br />
</strong><strong>Ci sembrava che l’armamentario repressivo a disposizione del giudice penale fosse già abbastanza fornito e che non fosse necessario introdurre doppioni, creando confusione, sovrapposizioni, incertezza applicativa.<br />
</strong><strong><br />
Ma vi è di più.<br />
Non sarà forse <em>politically correct</em>, sostenerlo in questo momento storico, ma francamente ci sembra che </strong><strong>affermare, in via generale e astratta, che offendere (nella vita, nell’incolumità, nell’onore ecc.) una donna sia cosa differente che offendere un uomo nei medesimi beni e valori, sia fatto grave e incongruo.</strong><strong> Introdurre la logica delle “quote rosa” nel sistema repressivo penale non ha senso, se si vuole mantenere fermo il principio di eguaglianza dell’art. 3 della Costituzione.</strong></p>
<p>È certo che, accanto all’eguaglianza formale (l’eguaglianza dei diritti), debba essere realizzata l’eguaglianza sostanziale (l’eguaglianza delle possibilità). Per raggiungere tale secondo scopo può essere necessario, a volte, un intervento riequilibratore, che, tenendo conto della situazione di fatto, crei una categoria di cittadini “più eguali” degli altri. È la logica, appunto, della “riserva di <em>chance</em>“ in favore di soggetti svantaggiati in partenza e, tra questi, non è dubbio che, in molti settori, vi siano le donne. Ma deve trattarsi di <em>corpora</em> normativi di contenuto propositivo-propulsivo, non negativo-repressivo, quali sono le norme penali.<br />
<strong>La vita (la libertà ecc.) di un essere umano ha e deve mantenere eguale valore, quale che sia il sesso (o, se si preferisce, il genere) della vittima.<br />
</strong><strong>L’esatto contrario, ci pare, di quanto affermato dalla senatrice Mussolini (<em>“</em></strong><em>Una risposta attesa dalle vittime e dalle loro famiglie, nel pieno rispetto dell’articolo 3 della nostra Costituzione, secondo il quale tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”</em><strong>). Un passaggio che non esiteremmo a definire orwelliano.</strong></p>
<p>Qui non si vuole negare che la violenza (fino alla soppressione fisica), gli atti persecutori, le vessazioni, gli insulti in danno delle donne costituiscano comportamenti decisamente odiosi e, per altro, particolarmente allarmanti, in quanto, per quel che riportano i <em>media,</em> essi sono in pericoloso aumento; si vuol semplicemente affermare, da un lato, il principio che, di fronte alla giustizia (<em>maxime</em> quella penale), siamo e dobbiamo essere tutti eguali, dall’altro, il noto (e negletto) criterio in base al quale <em>entia non sunt multiplicanda sine necessitate</em>, in quanto <strong>la proliferazione di fattispecie incriminatrici, circostanze aggravanti, ipotesi “speciali” di reati (ovvero ipotesi di reati speciali) complica inutilmente il lavoro dell’interprete, fornisce scappatoie al reo, determina incertezze applicative.<br />
</strong><strong><br />
La ragione dell’aumento degli episodi di violenza sulle donne non va ricercata nella scarsa incisività della risposta repressiva (“equamente” inefficace sia per le donne che per gli uomini), va ricercata, probabilmente, nel fatto che gli uomini (alcuni uomini) non tollerano il percorso che le donne (alcune donne) stanno completando verso l’eguaglianza (dei diritti e delle possibilità), l’autonomia e l’autodeterminazione e quindi reagiscono utilizzando quella che è (che fu) la causa prima della loro “superiorità”: la forza muscolare, l’aggressività competitiva, la prestanza fisica.</strong></p>
<p><strong>Come si usa dire oggi, dunque, si tratta di una questione culturale, che, pertanto, andrebbe affrontata con i mezzi (e sopportando i tempi) che simili problematiche comportano, non emanando incongrue norme, apparentemente draconiane.</strong></p>
<p><strong>Ma il discorso non può finire qui: (almeno) altre due considerazioni si impongono.<br />
La prima: </strong><strong>come al solito, di fronte all’acuirsi di fenomeni criminali, la (ahimè) nostra classe politica reagisce inasprendo le pene.</strong><strong> Sarebbe troppo facile, addirittura scontato, richiamare le “grida” manzoniane. Ma un luogo comune non è meno vero, solo perché se ne abusa. </strong><strong>Un’efficace controllo penale presuppone certamente sanzioni adeguatamente severe, ma si realizza, innanzitutto, fornendo a chi è incaricato della attività di accertamento/repressione mezzi sufficienti e validi, che garantiscano incisività e rapidità al sistema.<br />
</strong><strong>La senatrice </strong>Rizzotti, al momento della presentazione del disegno di legge sul femminicidio, ha proclamato: &#8220;<em>Vogliamo tempi certi per le sentenze. Perché bisogna fare giustizia per le vittime e ridare un senso di giustizia alle famiglie delle vittime</em>&#8220;.<br />
Come darle torto!? Ma <strong>la certezza dei tempi (e delle pene) costituisce davvero uno dei <em>desiderata</em> della classe politica? A giudicare da certe prese di posizione e da alcune condotte “concludenti” sembra lecito dubitarne.</strong><br />
Eppure, alcune semplici modifiche legislative “a costo zero” potrebbero essere prese. Torneremo sul punto.</p>
<p>La seconda: finché non si smetterà di piegare le leggi a fini propagandistici (<em>rectius</em>: di produrle per tali fini) si avranno leggi-manifesto inapplicabili o, se va bene, inutili, ma –comunque- dannose in quanto suscitano aspettative che non possono soddisfare.<br />
<strong>Sono illuminanti, al proposito, le parole della senatrice Alberti Casellati: &#8220;<em>Questo disegno di legge è</em> <em>un monito forte che corrisponde a un ’basta’ e fa da corollario alla Convenzione di Istanbul. L’87 per cento delle donne uccise avevano già subito violenze e chiesto aiuto  precedentemente”.<br />
</em><strong>Appunto: un monito, non una legge;</strong></strong><strong> un <em>advertising</em>, non uno strumento di regolazione sociale e di repressione delle forme più gravi di devianza. La logica è quella pubblicitaria: ad una platea preoccupata (e adeguatamente preparata) si fornisce un “prodotto” che la soddisfi, nell’immediato, principalmente sul piano emozionale.</strong></p>
<p>Si è scritto, negli anni passati (Moccia S., “<em>La perenne emergenza</em>”, Napoli, 1997), circa l’abuso della legislazione dell’emergenza, ma ormai siamo al cospetto della legislazione dell’apparenza!<br />
<strong>La legge penale è divenuta un prodotto di consumo (sarà casuale l’utilizzo del termine “pacchetto”?), ma di un consumo “usa e getta”, perché poi ci saranno nuove norme per nuove esigenze.<br />
Da qui, l’importanza dell’etichetta e “femminicidio” è una espressione perfetta</strong><strong>, da questo punto di vista.<br />
Che importanza ha se viene qualificato come reato quella che è in realtà una (approssimativa) circostanza aggravante? Che importanza ha se si creano incongruenze e aporie nel sistema? Che importanza ha se poi il disegno di legge non diverrà mai (speriamo) legge?<br />
Importante è il <em>battage</em>, il lancio pubblicitario, il messaggio, la comunicazione politica o, appunto, come è stato detto, il “monito”.<br />
E allora l’articolato normativo può anche essere scritto in maniera sciatta, atecnica, ripetitiva e ridondante.<br />
</strong>Gli omicidi (artt. 575, 584), pensiamo di poter sostenere, provocano sempre danni.. “di natura fisica”, per esprimersi come la norma che si vorrebbe varare; lo stesso dicasi per le percosse e le lesioni (artt. 581, 582), mentre non è dubbio che i reati di natura sessuale (artt. 600 bis e ter, 609 bis, quater, quinquies, octiese, undecies) comportino sofferenze di natura… sessuale. La violenza privata e la minaccia (artt. 610, 612) determinano indubitabilmente coercizione della libertà (ma allora perché è stato dimenticato il sequestro di persona?) e così via. E dunque: bisogna chiedersi che senso ha aver riportato nel corpo della norma, dopo il richiamo alle varie fattispecie incriminatrici, la menzione di quei danni (fisici, psicologici, economici) che costituiscono “l’in sé” di quei reati.</p>
<p><strong>C’è seriamente da chiedersi se chi ha scritto il testo sul femminicidio abbia mai letto gli articoli cui ha voluto fare riferimento.</strong> Ma forse, per le ragioni sopra ricordate, la domanda, più che retorica, è superflua.<br />
<strong>Non va poi trascurato che l’aggravante in questione dovrebbe essere applicata anche ai delitti di ingiuria e diffamazione. Dunque, ad esempio, per la diffamazione a mezzo stampa, consumata in danno di una donna, la pena potrebbe raggiungere i 9 (nove!) anni di reclusione.<br />
Ma non si tratta dello stesso Parlamento e delle stesse forze politiche che si indignano per la condanna al carcere dei giornalisti e/o che chiedono la depenalizzazione della diffamazione?</strong></p>
<p><strong>E passiamo alla tortura.<br />
</strong>Qui siamo sicuramente in presenza di un “prodotto” (letterariamente e giuridicamente) più raffinato. Si ha tortura –nell’ottica dei proponenti- quando i trattamenti disumani o degradanti sono, non solo applicati, ma anche solo minacciati (dunque: tortura fisica e/o psicologica). La vittima, inoltre, deve trovarsi del tutto in balìa del suo carnefice (si pensi al sequestro di persona o a un soggetto incarcerato oppure ristretto nelle camere di sicurezza). Non basta: la condotta dell’agente deve essere rivolta a un fine specifico (estorcere informazioni o dichiarazioni), ma anche può essere determinata dal desiderio di punire il soggetto passivo, tanto per quel che ha fatto, quanto per quel che è o rappresenta, in ragione della sua appartenenza etnica, religiosa, della sua fede politica, del suo genere o, comunque, in quanto appartenete a una determinata categoria di individui.<br />
Dunque: a fronte di un elemento materiale dai confini piuttosto incerti (quando una sofferenza può essere qualificata acuta?), è richiesto, tuttavia, il dolo specifico.<br />
Naturalmente è previsto un aumento di pena tanto se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un  pubblico servizio nell’esercizio delle loro funzioni, quanto se dagli atti di tortura deriva una lesione grave o gravissima, ovvero la morte. Se la morte è causata intenzionalmente, ovviamente, siamo in presenza di un omicidio e la pena esplicitamente prevista dalla nuova norma è l’ergastolo (come, d’altra parte, nel sequestro di persona a scopo di estorsione, ipotesi in cui, ovviamente, la vittima è nella piena signoria del soggetto attivo; né più e né meno come nel reato che si vorrebbe introdurre).<br />
<strong>Questo, dunque, il contenuto dell’art. 1 (gli articoli seguenti contengono disposizioni processuali o di coordinamento, che non è il caso di analizzare in questa sede).<br />
Anche nel caso della tortura, tuttavia, la domanda che dobbiamo porci è la stessa: era necessaria la introduzione di questo “nuovo” reato?</strong></p>
<p>Il nostro codice penale prevede già le lesioni volontarie (artt. 582-583-585), con pene, ovviamente, “variabili”, ma che possono superare i 10 anni di reclusione.<br />
Prevede inoltre molte altre ipotesi delittuose che possono sovrapporsi –in tutto o in parte- alla tortura: il sequestro di persona (art. 605): pena reclusione da 6 mesi a 8 anni, con varie ipotesi di aggravamento, l’indebita limitazione di libertà personale (art. 607): pena reclusione sino a 3 anni, l’abuso di autorità contro arrestati (art. 608): pena reclusione sino a 30 mesi, l’abuso di ufficio (art. 323): pena reclusione da 1 a 4 anni, con possibilità di ipotesi aggravata, la violenza o minaccia per costringere taluno a commettere un reato (art. 611): pena reclusione fino a 5 anni, con possibilità di ipotesi aggravata, il già ricordato sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630): pena reclusione da 25 a 30 anni, ulteriormente aggravabile, la riduzione o il mantenimento in schiavitù (art. 600): pena da 8 a 20 anni.<br />
Naturalmente ai delitti di cui sopra (e specialmente in caso di lesioni) sono applicabili le aggravanti comuni (ex art 61 cod.pen.) con conseguente aumento di un terzo della pena (motivi abietti e futili, ricorso a sevizie, abuso di poteri ecc.).<br />
E dunque è da chiedersi che ragione ci sia di introdurre una nuova figura criminosa.<br />
Non si risponda che tanto ci è imposto da accordi stretti in sedi soprannazionali, perché ciò cui l’Italia è obbligata in ragione di tali accordi è la introduzione (ma anche il mantenimento) di una disciplina sostanziale che preveda le ipotesi di reato che si ritiene debbano essere presenti nell’ordinamento di ciascuno Stato aderente, non l’applicazione di una etichetta (ancora una volta!) che rispecchi il titolo di reato dato in sede internazionale.<br />
<em>“Ce lo chiede l’Europa”</em> è, ormai, una formula abusata, che ha perso il suo <em>appeal</em>.<br />
<strong>La ragione –se non si vuole ipotizzare la solita operazione propagandistica- è allora un’altra: la necessità di evitare la prescrizione per i reati di lesioni, di abuso di ufficio, di abuso di autorità contro arrestati e altre figure “minori”.<br />
</strong>Una pena della reclusione da 3 a 10 anni, da 4 a 12 (nel caso di tortura imputabile a pubblico ufficiale o a incaricato di pubblico servizio) o, addirittura, fino a 16, in caso di lesioni gravissime, comporterebbe un termine di prescrizione “ragguardevole”.<br />
E così episodi vergognosi, come quelli verificatisi a Genova negli anni scorsi, non rimarrebbero, di fatto, impuniti.<br />
<strong>Ma è un percorso tortuoso quello che, per evitare l’effetto estintivo del trascorrere del tempo, invece di incidere direttamente sulla disciplina della prescrizione, si propone di fare ciò aumentando le pene edittali o addirittura introducendo nuove figure di reato.<br />
</strong>Le vicende (penali e parlamentari) degli ultimi anni rendono evidente che è venuto il momento di mettere mano agli artt. 157 ss. cod.pen. e, poiché la prescrizione è istituto, di fatto, “a cavallo” tra il sostanziale e il processuale, anche ad alcune norme del codice di rito.<br />
A nostro parere, il tempo necessario a prescrivere un reato può anche essere significativamente abbreviato, ma, poiché la <em>ratio</em> dell’istituto consiste nella manifestazione del disinteresse dello Stato in ordine all’accertamento dei fatti e alla eventuale applicazione della pena, <strong>sarebbe logico prevedere (almeno per i reati non bagattellari) che il <em>dies a quo</em> fosse fissato nel momento in cui il P.M. riceve o acquisisce la <em>notitia criminis</em>, non nel momento in cui il reato è commesso.</strong> E inoltre, dopo la sentenza di primo grado (manifestazione plastica dell’interesse pubblico all’accertamento dei fatti), la prescrizione dovrebbe non essere più operativa, prevedendosi “a compensazione” termini perentori per lo sviluppo negli eventuali, ulteriori gradi di giudizio.<br />
Ma, a nostro parere, il problema non sarebbe risolto nemmeno così.<br />
Fin tanto che il maturare della prescrizione non diventi una conseguenza naturale del trascorrere del tempo (per quanto di naturale possa esservi in un processo), ma sia anche (e principalmente) una strategia difensiva, l’istituto sarà sempre strumentalizzato in un’ottica di pura dilazione dell’accertamento processuale.<br />
Contrastando una intollerabile situazione di fatto, occorrerebbe creare nell’imputato l’interesse alla celebrazione del processo, impedendogli di coltivare l’aspirazione al rinvio, alla dilazione e, quindi, in ultima analisi, alla prescrizione del reato o, quantomeno, alla scomparsa o all’inaridimento delle fonti di prova.<br />
Da questo punto di vista, infatti, per quanto grave possa essere questa affermazione, ogni tattica dilatoria è, di fatto, una (almeno potenziale) attività di inquinamento probatorio.<br />
E allora bisognerebbe “agganciare” il decorrere della prescrizione, oltre che, come si è detto, per quel che riguarda la fase delle indagini, alla cognizione della <em>notitia criminis</em> da parte del P.M., alla conoscenza legale della pendenza del processo da parte dell’imputato, per quel che riguarda la fase dibattimentale. Vale dire: fintanto che l’imputato non abbia ricevuto regolare notifica (o non sia comunque comparso), il decorso della prescrizione dovrebbe rimanere –ancora una volta- bloccato.<br />
Non è tutto.</p>
<p>A nostro parere, esiste -nell’ambito del processo penale e, anzi, del diritto penale- una categoria di indagati/imputati “più eguale” degli altri. Si tratta di quelle persone che, per essere state investite di pubbliche funzioni (e per essere, di conseguenza, depositarie ed esercenti di pubblici poteri) dovrebbero, in caso di rinvio a giudizio, essere giudicate con precedenza rispetto ai cittadini “comuni”. Esponenti politici, magistrati, pubblici amministratori, appartenenti alle forze di polizia e via elencando hanno ricevuto (direttamente o indirettamente) una delega dai consociati: quella di esercitare, per loro conto e in loro nome, una serie di poteri, poteri forti e penetranti, capaci di imporre condotte, di vincolare scelte, di determinare, in una parola, il presente e di ipotecare il futuro dei deleganti stessi.<br />
Sarebbe giusto e opportuno che si accertasse, nel più breve tempo possibile, se di tale delega essi continuino a esser degni, quando, nei loro confronti, sia stata formulata una seria accusa, penalmente rilevante.<br />
Ebbene, ognuno di noi può verificare quanto la realtà sia distante da tale ipotesi.<br />
Se così stanno le cose (ed è difficile negarlo), allora <strong>la frenetica attività parlamentare, volta alla introduzione di nuove figure criminose, corredate da severe pene, e alla creazione di “delitti ideologici”, connotati da roboanti “affermazioni di principio”, rappresenta solo una maniera per fare la faccia feroce, costituisce una manovra diversiva, in ultima analisi, per non affrontare, seriamente e sistematicamente, i problemi della giustizia penale</strong>, alla quale, come abbiamo visto, si chiedono “<em>tempi certi</em>”, ma per la quale, evidentemente, al di là delle chiacchiere, non si  vogliono tempi brevi.</p>
<div><strong>Maurizio Fumo Golem Informazione</strong></div>
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		<title>A Roma GUS, ASR, ODG insieme verso le nuove frontiere dell’informazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2013 18:53:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Le nuove frontiere dell’informazione, il sindacato, i pubblicisti, le regole e la deontologia”. Questo il tema del convegno organizzato dal Gruppo Unitario Pubblicisti di Stampa Romana e dal Gus Romano indetto per Venerdì 8 marzo 2013, a Roma, alle ore 10, presso la sala dei Dioscuri, in via Piacenza 1. LA SCALETTA DEI LAVORI La scaletta dei lavori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5599" aria-describedby="caption-attachment-5599" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="comunicareitalia" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/comunicareitalia1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5599" title="comunicareitalia" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/comunicareitalia1.jpg" alt="GUS - ASR - ODG: insieme verso le nuove frontiere della comunicazione" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/comunicareitalia1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/comunicareitalia1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/comunicareitalia1-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5599" class="wp-caption-text">GUS - ASR - ODG: insieme verso le nuove frontiere della Comunicazione</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;" align="center">“Le nuove frontiere dell’informazione, il sindacato, i pubblicisti, le regole e la deontologia”. Questo il tema del convegno organizzato dal <strong>Gruppo Unitario Pubblicisti di Stampa Romana</strong> e dal <strong>Gus Romano indetto per Venerdì 8 marzo 2013</strong>, a Roma, alle ore 10, presso la <strong>sala dei Dioscuri, in via Piacenza 1.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA SCALETTA DEI LAVORI</strong><br />
La scaletta dei lavori è la seguente: Saluti; intervento del Segretario dell’Associazione della Stampa Romana, <strong>Paolo Butturini;</strong> saluti ed intervento del vice presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei Giornalisti, <strong>Enrico Paissan;</strong> relazione del Consigliere nazionale della <strong>Fnsi</strong> – Sindacato Unitario dei Giornalisti Italiani e vice segretario dell’<strong>A.S.R.</strong> – Associazione Stampa Romana <strong>Gino Falleri</strong>; relazione del Cons. <strong>Giuseppe Cricenti,</strong> giudice del Tribunale civile di Roma; intervento dell’avv. <strong>Nota Cerasi</strong>, consigliere nazionale dell’ordine dei giornalisti; intervento della dott.ssa <strong>Viviana Normando</strong>; relazione del Cons. <strong>Donatella Salari</strong>, giudice del Tribunale civile di Roma; relazione del Cons. <strong>Riccardo Rosetti</strong>, giudice del Tribunale di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fotografie: Cortesia Fabio Pignata<br />
</strong><strong>[nggallery id=8]</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Troppo spesso, per non dire abitualmente, si confondono gli ambiti di azione e di interazione tra politica, giustizia, istituzioni, relative sedi preposte e competenze, per moda, per cavalcare l’onda anomala della cronaca, per  superficialità, gusto del poco rispetto proprio delle professionalità. Un processo che si determina in maniera inequivocabile soprattutto a partire dal delicato ruolo dell’informazione, comunicazione, formazione, le cui parole possono giungere distorte o strumentalizzate, la cui acquisizione dati deve giustificare fini e mezzi, dalla sorgente alla diffusione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo<strong> scopo etico</strong> che deve avere necessariamente la comunicazione è insito sic et simpliciter nel concetto stesso di deontologia professionale del giornalista.</p>
<figure id="attachment_5600" aria-describedby="caption-attachment-5600" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="ComunicareItalia" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ComunicareItalia.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-5600 " title="ComunicareItalia" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ComunicareItalia.jpg" alt="Gruppo Editoriale di Rete ComunicareITALIA" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ComunicareItalia.jpg 495w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ComunicareItalia-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ComunicareItalia-480x270.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ComunicareItalia-469x263.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ComunicareItalia-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5600" class="wp-caption-text">Gruppo Editoriale di Rete ComunicareITALIA</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL GIORNALISMO INSOSTITUIBILE STRUMENTO DI CRESCITA PER LA SOCIETA&#8217;</strong><br />
Ce lo ricordano i testi realizzati dal Centro di Documentazione Giornalistica tra cui <strong>“M. Partilo, a cura di, la deontologia del giornalista, 2009”</strong> una raccolta di comunicatori autorevoli dedicata al <strong>giornalismo</strong> come <strong>insostituibile strumento per la crescita della società.</strong> La comunicazione rappresenta infatti un reindirizzamento della collettività, nella strada da perseguire insieme, senza prendere vie traverse. Un cammino che passa per i canoni della verità, della correttezza e del rispetto delle persone, istituzioni, competenze professionali, di tutti quei valori che così bene ci hanno insegnato i nostri padri.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ anche a tal fine, per il perseguimento dello scopo di comunicazione etica, che dall’incontro di un gruppo di giovani è stato costituito il Gruppo Comunicare Italia. Tra le variegate competenze dei redattori del Gruppo editoriale, promotore del Brand Italia e made in Italy in rete, anche giornalisti pubblicisti “il prezioso tessuto connettivo ed efficace da preservare” come dice sempre e scrive Gino Falleri, ad esempio, nel suo libro “L’addetto stampa professionista della comunicazione, 2012”. Giovani pubblicisti di Comunicare Italia, a partire dal Direttore Responsabile Viviana Normando, alcuni altri ideatori dovrebbero esserlo ad honorem, monitorano continuamente la rete, il dizionario degli anni presenti e a venire, utile per avere notizie in tempo reale su tutto e tutti, affinchè nei settori cui si riferiscono, la rete stessa non distorca concetti basilari, non solo per il nostro Paese ma per l’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Significativo ricordare le parole di <strong>Indro Montanelli</strong>, scritte ne <strong><em>“Il dover essere del giornalista oggi”</em></strong>, 1989 e che riassumono in calce il senso del rapporto tra deontologia, regole e informazione.</p>
<p style="text-align: justify;">“La deontologia professionale – asserta Montanelli &#8211; sta racchiusa in gran parte, se non per intero, in questa semplice e difficile parola: onestà. E’ una parola che non evita errori: essi fanno parte del nostro lavoro. Perché è un lavoro che nasce dall’immediato e dà i suoi risultati a tambur battente. Ma evita le distorsioni maliziose quando non addirittura malvage, le furbe strumentalizzazioni, gli asservimenti e le discipline di fazione o di clan di partito. Gli onesti sono refrattari alle opinioni di schieramento – che prescindono da ogni valutazione personale – alle pressioni autorevoli, alle mobilitazioni ideologiche. Non è che siano indifferenti all’ideologia, e insensibili alla necessità, in determinati momenti, di scegliere con chi e contro chi stare. Ma queste considerazioni non prevalgono mai sulla propria autonomia di giudizio. Un giornalista che si attenga a questa regoletta in apparenza facile facile potrà senza dubbio sbagliare, ma da galantuomo. Gli sbagli generosi devono essere riparati, ma non macchiano chi li ha compiuti: sono gli altri, gli sbagli del servilismo e del carrierismo – che poi sbagli non sono, ma intenzionali stilettate – quelli che sporcano”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali parole sono perfette come risposta a chi chiede: “Ma cosa vuol dire comunicazione etica?”, memento Indro Montanelli. Prima, nel 1989, agli albori dell’Europa!, veniva definita comunicazione, una parola che in sé racchiudeva tutta la dignità degli argomenti e dei rapporti impostati sul dialogo e sulla diffusione delle corrette informazioni per far sapere, conoscere, migliorare i popoli. Oggi occorre inequivocabilmente fare una distinzione per tornare sulla retta via: Comunicazione etica. Incredibile ma vero.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è da ribadire che in nessuno dei due casi, né nella comunicazione né nella comunicazione etica, ripartizione che i più attualmente non fanno e a cui non pensano affatto, deve esserci il presupposto della responsabilità, che diviene sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il codice deontologico del giornalista e il miglior esempio di attività di comunicazione, indipendentemente dalla paura del carcere oppure no!, è un solco di responsabilità a cui tutti abbiamo il dovere di attenerci per invertire la tendenza, quella rotta alla distorsione del linguaggio, un riflesso, falso, della verità.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ anche l’errata interazione tra politica, giustizia, istituzioni per il tramite della comunicazione malsana, che ha quasi azzerato, ad esempio, il senso dello Stato, che ha cambiato il significato dei ruoli pregnanti della massa, i punti fermi, un risultato ben più grave dello scadimento del mestiere del giornalista.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché è la verità che porta a scelte giuste per l’individuo e per tutti, mentre la l’infondatezza, la slealtà, la disonestà non possono che indurre all’inganno e a perseguire opzioni sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ComunicareITALIA: GRAZIE A GINO FALLERI<br />
Si ringrazia di cuore Gino Falleri per la sua preziosa attività a favore dei pubblicisti</strong> e per avere predisposto l’intervento di <strong>Viviana Normando, Direttore del Gruppo Editoriale di Rete Comunicare Italia</strong>, in una giornata formativa tra Giornalisti Uffici Stampa, Associazione Stampa Romana, Ordine Nazionale dei Giornalisti Nazionale e nello specifico del Lazio e Molise, in occasione della festa della donna, fonte di vita come lo è la comunicazione corretta non per una sola vita ma per molte altre.</p>
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		<title>Se la Germania tassa Google News</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Sep 2012 13:18:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[angela merkel germania]]></category>
		<category><![CDATA[copyryght]]></category>
		<category><![CDATA[google news]]></category>
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					<description><![CDATA[Quella pubblicata da www.domini.it è una notizia destinata a riaprire il dibattito sul diritto d’autore, quella che vede protagonisti Google News, servizio di Google dedicato alle notizie dal mondo da una parte e la Germania di Angela Merkel dall’altra, ancora una volta al centro della scena. Oggetto di discussione, la tassa che la Germania avrebbe [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_4963" aria-describedby="caption-attachment-4963" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="google-news" href="https://ilparlamentare.it/?attachment_id=4963"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4963" title="google-news" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/google-news1.jpg" alt="Google News" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/google-news1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/google-news1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/google-news1-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-4963" class="wp-caption-text">Google News</figcaption></figure>
<p>Quella pubblicata da <a href="http://www.domini.it" target="_blank">www.domini.it</a> è una notizia destinata a riaprire il dibattito sul diritto d’autore, quella che vede protagonisti <strong>Google News</strong>, servizio di Google dedicato alle notizie dal mondo da una parte e la <strong>Germania di Angela Merkel</strong> dall’altra, ancora una volta al centro della scena.<br />
Oggetto di discussione, la tassa che la Germania avrebbe imposto a favore degli editori per Google ed altri, che hanno servizi simili a Google News.<br />
Una nuova tassa dunque, per il diritto d’autore delle notizie aggregate da Google con cui dovrebbero essere tutelati gli editori grazie ad una sorta di contributo per l’utilizzo in rete delle “loro” notizie. Se la cosa dovesse passare in discussione al Parlamento tedesco, sarebbe la prima volta che un’azienda web è costretta a pagare il diritto d’autore per l’aggregazione di notizie.</p>
<p>Approfondisci e leggi tutto su <a href="http://www.domini.it" target="_blank">www.domini.it</a></p>
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		<title>Giornalisti e Hackers insieme per l&#8217;informazione trasparente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 20:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ nato lo scorso novembre a Londra e finalmente arriva anche in Italia. Si tratta del Data Journalism Handbook, il progetto ideato da un gruppo di giornalisti, hacker e mediattivisti per promuovere la trasparenza dell’informazione che sarà presentato sabato 28 aprile al festival del Giornalismo di Perugia (qui la lista dei blogger e giornalisti del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="lightbox" title="datagiurnalism" href="https://ilparlamentare.it/?attachment_id=4420"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-4420" title="datagiurnalism" alt="" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/datagiurnalism.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/datagiurnalism.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/datagiurnalism-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/datagiurnalism-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a>E’ nato lo scorso novembre a Londra e finalmente arriva anche in Italia. Si tratta del <strong>Data Journalism Handbook, il progetto ideato da un gruppo di giornalisti, hacker e mediattivisti</strong> per promuovere la trasparenza dell’informazione che sarà presentato sabato 28 aprile al festival del Giornalismo di Perugia (qui la lista dei blogger e giornalisti del Fatto quotidiano).</p>
<p>Con la tecnica del data journalism, trend in voga nelle redazioni web dei media anglosassoni, l’informazione si fa coi dati, ancor prima degli articoli. Le ‘fonti’ sono database istituzionali, tabelle governative, statistiche pubbliche, reti sociali, segnalazioni in tempo reale. Ma anche condivisioni sui social network, geolocalizzazioni, e cinguettii di Twitter. Elementi da verificare, incrociare, elaborare e, infine, rappresentare per descrivere i fatti. O fornire agli elettori tutti gli elementi per farlo da sé.</p>
<p>“Un progetto come questo è necessario”, nota Aron Pilhofer del New York Times tra gli ideatori di Hacks Hackers, “ed è sorprendente che nessuno finora ci abbia pensato”. Tra le cinquanta persone che hanno contribuito alla stesura del libro spiccano personalità di rilievo, tra cui giornalisti di primo piano come Simon Rogers e Lisa Evans (Guardian Datablog), Anthony Reuben (BBC) e Heather Brooke (membro dello staff di Wikileaks), ma anche accademici come Paul Bradshaw, professore di giornalismo investigativo alla City University London, hacker del calibro di Francis Irving di ScraperWiki, Chrys Wu, di Hacks/Hackers e Jane Park di Creative Commons.</p>
<p>Il libro, però, è in costante aggiornamento e in pieno stile wiki si può partecipare al processo di costruzione attraverso la mailing list ufficiale o seguire la discussione su Twitter. Per la traduzione in italiano invece alcuni volontari si stanno organizzando nel gruppo ‘Data journalism Italy’.</p>
<p>“Sempre più spesso si chiede ai giornalisti di ricavare articoli dai dati. Ma da dove bisogna partire e quali competenze tecniche sono necessarie per fare data journalism?”, osserva Jonathan Gray, coordinatore del progetto e membro della Open Knowledge Foundation, che ha definito le linee guida dell’handbook. Un libro, spiega Gray, che è “un manuale per il giornalista che intende trovare, elaborare, ordinare, creare e visualizzare dati, il tutto al fine di produrre e riportare i fatti”. Un filone, quello del data journalism, che nasce sull’onda dell’esigenza dei lettori di entrare in possesso dei dati e di osservare direttamente le istituzioni, a cui è richiesta sempre maggiore trasparenza. A intraprendere questo percorso, ad esempio, ci ha pensato Wikitalia. Ma nel Belpaese la strada delle competenze per aggregare i dati a scopo informativo è tutta in salita.</p>
<p>&nbsp;</p>
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