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	<title>igp &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Olio extravergine Igp: è corsa al riconoscimento dei marchi regionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 17:07:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food&Drink]]></category>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1221" height="637" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp.jpg" alt="olioextravergineigp" class="wp-image-15900" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp.jpg 1221w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp-300x157.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp-480x250.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp-768x401.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp-696x363.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/olioextravergineigp-1068x557.jpg 1068w" sizes="(max-width: 1221px) 100vw, 1221px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La corsa degli oli regionali. Negli ultimi mesi si è registrata una vera e propria escalation nelle richieste di riconoscimento di oli extravergini d&#8217;oliva a indicazione geografica. La vera novità non è tanto nella richiesta del marchio Igp al posto di quello Dop (in Italia di extravergine a Denominazione d&#8217;origine protetta ce ne sono ben 44) ma del tentativo di replicare un modello di successo: quello dell’olio Toscano Igp. Un modello che ha indubbiamente funzionato perché prima ancora della certificazione Ue ha chiarito in maniera inequivocabile un’area produttiva, la Toscana, molto nota anche a livello internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="U40583842695hQF">Il successo del Toscano Igp</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un aspetto che si è rivelato decisivo nel decretare il successo dell’olio Toscano Igp che è riuscito così negli anni ad associare un numero rilevante di produttori (fino a 9mila) e a raggiungere quantitativi certificati fino a 4mila tonnellate, il 20% circa di tutto l’olio made in Italy a marchio Ue. Il restante 80% è messo insieme dalle oltre 40 Dop disseminate sul territorio (e con molte che fanno riferimento ad aree che i consumatori fanno fatica a collocare sulla cartina geografica) con l’unica eccezione della Dop Terra di Bari che, solo dopo anni di lavoro, è riuscita a raggiungere volumi analoghi a quelli dell’Igp Toscano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema chiave è quello della riconoscibilità. Ed è con questo obiettivo che sono fioccate le nuove domande. A oggi tra nuove autorizzazioni e richieste in via di riconoscimento si contano le Igp delle Marche (25 tonnellate certificate), della Calabria (281 tonnellate), della Sicilia (757 tonnellate) oltre alla Igp Puglia e l’olio Igp Lucano che, poiché sono stati riconosciuti rispettivamente a dicembre 2019 e a ottobre 2020, ancora non hanno debuttato sul mercato. Mentre sullo sfondo sono avviati i confronti per il lancio degli extravergini Igp Roma (che però comprende l&#8217;intero Lazio), Campania e Sardegna.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="U405838426957ZB">Il potenziale di Puglia, Calabria e Sicilia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’operazione è di grande rilievo soprattutto perché le Igp di Puglia, Calabria e Sicilia hanno un potenziale davvero rilevante. E si tratta anche di aree che tra le ondate migratorie del passato e i consistenti flussi turistici intercettati oggi sono anche fortemente riconoscibili all’estero. «Tutto è partito qualche anno fa – spiega David Granieri, presidente dell’Unaprol, una delle principali associazioni di produttori olivicoli – quando abbiamo capito che il progetto sull’Igp Italia non sarebbe andato in porto. Da allora abbiamo ripiegato sui marchi regionali che possono vantare nomi territoriali evocativi e al tempo stesso consentire di mettere insieme significativi volumi. Ci siamo resi conto che si riesce davvero a incidere solo se si svolge un reale ruolo sul mercato mentre se si rimane ancorati alla supernicchia si resta ai margini. Va in questa direzione anche l’ultimo progetto che abbiamo avviato di trasformare la Dop dell’olio Terre d&#8217;Otranto nella Igp Salento».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La nostra è un&#8217;esperienza di successo – spiega Fabrizio Filippi, presidente del Consorzio dell’Olio Igp Toscano –. Negli anni migliori siamo arrivati a imbottigliare oltre 4mila tonnellate di olio, quasi un terzo dell’intera produzione toscana. Nelle ultime annate le condizioni meteo e qualche caso di mancato ricambio generazionale ha ridotto la produzione sotto le 3mila tonnellate. Ma ci aspettiamo ora un rimbalzo grazie a molti nuovi uliveti che sono stati piantati. Perché dove c&#8217;è mercato si piantano nuovi uliveti».</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="U40583842695yF">Contro l’abbandono degli uliveti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">«Noi siamo stati tra i principali promotori della Igp Calabria – spiega il presidente dell’associazione olivicola cosentina, Massimino Magliocchi – perché siamo convinti possa essere una importante leva per valorizzare la produzione olivicola calabrese, seconda per volumi in Italia dopo quella pugliese. Una valorizzazione necessaria per garantire una migliore remunerazione ai produttori che già sono attivi, ma ancora di più per attrarre nuovi imprenditori e magari contrastare uno dei principali problemi dell’olivicoltura italiana degli ultimi anni: l’abbandono degli uliveti».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un trend preoccupante e che va contrastato anche perché alla base di tanti episodi di dissesto idrogeologico o degli incendi che questa estate hanno distrutto 400 ettari di uliveti nella sola Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte Il Sole24ORE di Giorgio dell&#8217;Orefice</p>
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		<title>In Brasile si gioca anche la partita del made in Italy.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2014 11:26:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/madeintaly-brasile.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-7896" alt="madeintaly-brasile" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/madeintaly-brasile.jpg" width="960" height="568" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/madeintaly-brasile.jpg 960w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/madeintaly-brasile-300x177.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/madeintaly-brasile-456x270.jpg 456w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a>C&#8217;è sempre un’apprensione <strong>100% made in Italy</strong> in Brasile che non riguarda i mondiali di calcio. A darne notizia, nei giorni in cui gli occhi di tutto il mondo sono puntati sul Paese carioca, è <strong>Coldiretti</strong>, preoccupata per quel che si troveranno a tavola i nostri azzurri, i tifosi italiani che seguiranno sul posto il campionato del mondo in Brasile e, perché no, tutti i brasiliani e gli altri turisti che vorranno <strong>gustare il vero cibo italiano</strong>.</span><b></b></p>
<p style="text-align: justify;">A cominciare dal nostro <strong>famosissimo Parmigiano</strong>, il Brasile, infatti, si classifica tra i Paesi dove più sono diffusi i prodotti alimentari Made in Italy taroccati, che vanno dal Parmesao alla Pomarola fino al salame Milano di tipo carioca.</p>
<p style="text-align: justify;">Coldiretti sottolinea come sull’atteso appuntamento calcistico le ombre non riguardino solo i ritardi nei lavori e le proteste delle classi più disagiate, ma anche la qualità dei piatti serviti come italiani senza alcun legame con il sistema produttivo nazionale. Un inganno in cui rischiano di cadere le centinaia di migliaia di tifosi che da tutto il mondo arriveranno in Brasile per seguire il campionato di calcio e che &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; rischia di provocare un grave danno economico e di immagine alla produzione Made in Italy.</p>
<p style="text-align: justify;">L’azione di una task force della Coldiretti ha permesso di scoprire la commercializzazione di prodotti come il Gran formaggio tipo grana, la ricota d’Itália, il formaggio tipo a d’Itália, la pomarola, il parmesao e il salame tipo Milano rigorosamente prodotti in Brasile. Tutti prodotti che &#8211; continua la Coldiretti &#8211; possono trarre in inganno sulla reale origine anche perché spesso le confezioni richiamano nei colori al tricolore e nelle immagini all’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche per questo è particolarmente apprezzabile – sostiene la Coldiretti &#8211; la campagna istituzionale &#8220;#iomangioitaliano&#8221;, realizzata dal ministero delle Politiche agricole alimentari in collaborazione con la Figc con un testimonial di eccezione: il commissario tecnico della Nazionale di calcio Cesare  Prandelli, protagonista dello spot istituzionale dell&#8217;iniziativa,  visibile anche sul sito Internet del governo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;obiettivo prioritario della <strong>campagna  #iomangioitaliano</strong> &#8211; sottolinea Coldiretti &#8211; è quello di contrastare a contraffazione attraverso l&#8217;informazione e aumentare il grado di  conoscenza dei marchi <strong>Dop e Igp,</strong> tra i consumatori raccontandone il valore e le caratteristiche distintive. Legare insieme due simboli del Made in Italy come il <strong>cibo italiano</strong> e la <strong>nazionale di calcio</strong> è un importante <strong>sostegno all’azione delle imprese</strong> che lottano per conquistare spazi di mercato nella difficile congiuntura economica. Gli azzurri &#8211; precisa la Coldiretti &#8211; sono gli ambasciatori dell’italianità nel mondo che trova proprio nell’alimentazione il suo carattere più distintivo. Il falso made in Italy a tavola vale nel mondo 60 miliardi pari a quasi il doppio del valore delle esportazioni dei prodotti alimentari nazionali originali.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Redazione Earth Day Italia</p>
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