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	<title>Giustizia &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Da Cdm via libera al ddl Nordio, via l&#8217;abuso d&#8217;ufficio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jun 2023 21:22:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma presentata dal guardasigilli Carlo Nordio che tra l&#8217;altro cancella il reato di abuso d&#8217;ufficio e pone limiti al potere di appello del pm. &#8220;Ho sentito inesattezze sul vuoto di tutela che si realizzerebbe con l&#8217;abolizione dell&#8217;abuso d&#8217;ufficio che non c&#8217;è affatto, il nostro arsenale è il più [&#8230;]]]></description>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="456" src="https://www.ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ministronordio.jpeg" alt="" class="wp-image-16558" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ministronordio.jpeg 700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ministronordio-300x195.jpeg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ministronordio-414x270.jpeg 414w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/ministronordio-696x453.jpeg 696w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri, Roma, 7 giugno 2023. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Consiglio dei ministri</strong> ha approvato la riforma presentata dal guardasigilli Carlo Nordio che tra l&#8217;altro cancella il reato di abuso d&#8217;ufficio e pone limiti al potere di appello del pm. &#8220;<strong>Ho sentito inesattezze sul vuoto di tutela che si realizzerebbe con l&#8217;abolizione dell&#8217;abuso d&#8217;ufficio che non c&#8217;è affatto</strong>, il nostro arsenale è il più agguerrito d&#8217;Europa&#8221;. Lo ha detto il ministro della Giustizia Nordio nella conferenza stampa al termine del Cdm. Nella riforma approvata dal Cdm<strong> non c&#8217;è&#8217; &#8220;un bavaglio alla stampa&#8221;</strong>, ha assicurato Nordio. &#8220;Spero che l&#8217;approvazione della riforma avvenga nel più breve tempo possibile. Mi auguro che l&#8217;opposizine sia fatta in termini razionali e non emotivi. Il Parlamento deve essere disposto ad ascoltare. Il mio auspicio è che si argomenti con le ragioni del cervello&#8221;, ha aggiunto Nordio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tajani: Berlusconi sarebbe soddisfatto da riforma della giustizia</strong><br>&#8220;Ho voluto ricordare&#8221; in Cdm &#8220;l&#8217;umanità di questo uomo che si è battuto sempre per gli ideali in cui credeva, checché ne possano dire i detrattori: uno di questi era la giustizia giusta per ogni cittadino che potesse essere giudicato con le regole e le garanzie che in una democrazia spettano ad ognuno di noi. Berlusconi sarebbe soddisfatto se fosse qui ad ascoltare le parole del ministro Nordio per quanto riguarda le decisioni adottate dal cdm in materia di diritto penale&#8221;. Così il vicepremier Antonio Tajani aprendo la conferenza stampa al termine del Cdm.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nordio: i giudici non possono criticare leggi, è interferenza<br></strong>&#8220;E&#8217; patologico che in Italia molto spesso la politica abbia ceduto alle pressioni della magistratura sulla formazione delle leggi. Questo è inammissibile. Il magistrato non può criticare le leggi, come il politico le sentenze. Ascoltiamo tutti, ma il governo propone e il Parlamento dispone. Questa è la democrazia e non sono ammesse interferenze&#8221;, ha detto il ministro&nbsp;<strong>Nordio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nordio ha espresso il &#8220;rammarico&#8221; che Silvio Berlusconi non possa &#8220;assistere al primo passo verso una riforma radicale in senso garantista &#8220;. &#8220;Il reato di abuso d&#8217;ufficio è stato modificato varie volte per circoscriverne i limiti, ma sono continuate iscrizioni nel registro degli indagati e informazioni di garanzia che costituivano il vero motivo della paura della firma per cui sindaci e amministratori non firmavano nulla e questo è un grande danno economico che si riversa sui cittadini&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Anm: via l&#8217;appello del pm? prevedibile incostituzionalità<br></strong>L&#8217; Anm ribadisce le sue critiche all&#8217;eliminazione dell&#8217;abuso ufficio. Ed è il presidente Giuseppe Santalucia a insistere sulle ragioni di fondo. &#8220;Il ministro Nordio sembra dimenticare che la riforma del 2020 punisce la violazione dolosa della legge, non di altre norme, quando la legge non consente alcuna valutazione discrezionale: cioè dice al pubblico ufficiale &#8216;deve fare questo o devi omettere di fare quest&#8217;altro&#8217;. Come si può pensare -dice intervistato da Radio anchio- che un comportamento di questo tipo in palese violazione di legge, fatta per avvantaggiare se stesso o i propri amici o danneggiare altri, possa sfuggire alla norma penale, io sinceramente non capisco&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Secondo Santalucia l&#8217;abrogazione del reato non potrà avere l&#8217;effetto di fermare le indagini su questo tipo di condotte. </strong>&#8220;Quando il privato si sente violato dal pubblico ufficiale che secondo lui ha sfruttato l&#8217;ufficio per vantaggi personali, le indagini vanno fatte&#8221;. Anzi &#8220;l&#8217;abrogazione del reato , di fronte a una denuncia, costringerà il pm a trovare nel sistema una norma diversa con cui poter far luce su quanto avvenuto&#8221;. &#8220;Credo si vada incontro a una nuova pronuncia di incostituzionalità&#8221;, dice poi Santalucia sull&#8217;eliminazione del potere di appello del pm contro le sentenze di assoluzione per i reati non particolarmente gravi, contenuta nel ddl Nordio. &#8220;Questa norma era stata introdotta dalla cosiddetta legge Pecorella già nel 2006 e appena un anno dopo bocciata dalla Corte Costituzionale, che disse non si può alterare la parità delle condizioni tra pm e imputato&#8221;. E ora &#8220;si comprime il potere del pm e non si interviene sull&#8217;altro versante.E&#8217; uno sbilanciamento a danno dell&#8217;accusa pubblica&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte ANSA</p>
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		<title>&#8220;Era Mio Padre&#8221; &#8230;di Adriana Musella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Apr 2023 19:34:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[adriana musella]]></category>
		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[gennaro musella]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[vittime di mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura di Adriana Musella/ Il ricordo di un dolore sara&#8217; sempre dolore. Fa male! Parlando di mio papá ancora oggi non riesco a non essere emotivamente coinvolta. Ma la memoria e&#8217; un imperativo categorico. Sono trascorsi tanti anni da quel 3 maggio del 1982. Fino ad allora, di mafia avevo solo sentito parlare, una [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">a cura di Adriana Musella/</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ricordo di un dolore sara&#8217; sempre dolore. Fa male! Parlando di mio papá  ancora oggi non riesco a non essere emotivamente coinvolta. Ma la memoria e&#8217; un imperativo categorico. <strong>Sono trascorsi tanti anni da quel 3 maggio del 1982</strong>. Fino ad allora, di mafia avevo solo sentito parlare, una storia come altre da leggere o un film da vedere. <strong>Quel giorno fummo chiamati alla realtà e il problema rivoluzionò le nostre esistenze</strong>, mandando in frantumi il corpo di un uomo, i suoi e i nostri sogni, per sempre. Era una  calda giornata di sole, <strong>Gennaro Musella</strong>, <strong>alle 8,20, scese come al solito di casa, pochi metri, l’apertura della portiera, la messa in moto, il boato assordante</strong>. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Reggio Calabria, tremò come scossa da un terremoto: mio padre veniva disintegrato da una potentissima carica di tritolo posizionata sotto il sedile di guida.&nbsp;</p></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="957" height="589" src="https://www.ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Immagine-uccisioneGennaroMusella2022-05-03-082239.jpeg" alt="" class="wp-image-16503" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Immagine-uccisioneGennaroMusella2022-05-03-082239.jpeg 957w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Immagine-uccisioneGennaroMusella2022-05-03-082239-300x185.jpeg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Immagine-uccisioneGennaroMusella2022-05-03-082239-439x270.jpeg 439w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Immagine-uccisioneGennaroMusella2022-05-03-082239-768x473.jpeg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Immagine-uccisioneGennaroMusella2022-05-03-082239-696x428.jpeg 696w" sizes="(max-width: 957px) 100vw, 957px" /><figcaption>Il&nbsp;<strong>3 maggio 1982&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.citynow.it/luoghi/reggio-calabria/" target="_blank">Reggio Calabria</a></strong>&nbsp;viveva una delle pagini più tristi e crudeli della propria storia.</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’auto si accartocciò su se stessa</strong>, volando in aria per poi tornare al suolo, mentre l’urlo straziante della gente si alzava in cielo.&nbsp;<strong>Sull’asfalto si formò una voragine</strong> che ancora oggi, quando piove molto, riaffiora. Una colonna di fumo nero, fitto, circondò gli edifici, mentre <strong>il corpo dell&#8217;uomo giaceva dilaniato e sventrato. I suoi occhi spalancati sembravano essere quasi increduli</strong>. Di lui rimase solo un tronco monco; <strong>il cervello spappolato fu trovato appiccicato sul muro di un edificio della via antistante, una mano raccolta sull’asfalto</strong>. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Moriva così mio padre, Gennaro Musella, moriva in una terra non sua ma&nbsp;di cui s’era innamorato, sognando di creare una seconda Positano in terra di Calabria. Ma il suo sogno fu disintegrato con lui e il suo sorriso spento. Dopo appena due giorni, avrebbe compiuto 57 anni. </p></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="960" height="691" src="https://www.ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IMG-20230501-WA0006.jpg" alt="Adriana Musella " class="wp-image-16511" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IMG-20230501-WA0006.jpg 960w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IMG-20230501-WA0006-300x216.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IMG-20230501-WA0006-375x270.jpg 375w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IMG-20230501-WA0006-768x553.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/IMG-20230501-WA0006-696x501.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Adriana Musella</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">In un attimo di follia, la distruzione di un corpo, di una vita, di una famiglia che non è mai stata più la stessa e che da ieri ad oggi non ha smesso mai di pagare le conseguenze di quella tragedia che ci ha timbrato a fuoco la vita è che ci portiamo dentro. <strong>Mio padre non era un eroe ma una persona semplice e buona che ha pagato a caro prezzo la sua ribellione alla prepotenza e alla sopraffazione mafiosa, nel difendere dignità e libertà</strong>. Ho trascorso la mia vita nella testimonianza quotidiana al fine di trasmetterne memoria e ricordarlo alle coscienze della gente. Non so se ci sono riuscita ma certamente so di aver fatto tutto quello che potevo…bene o male, poco o molto, ma assolvendo al mio dovere di figlia e di cittadina. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="820" height="546" src="https://www.ilparlamentare.it/wp-content/uploads/musella-gennaro-quotidianodelsud_net.jpeg" alt="" class="wp-image-16506" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/musella-gennaro-quotidianodelsud_net.jpeg 820w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/musella-gennaro-quotidianodelsud_net-300x200.jpeg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/musella-gennaro-quotidianodelsud_net-405x270.jpeg 405w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/musella-gennaro-quotidianodelsud_net-768x511.jpeg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/musella-gennaro-quotidianodelsud_net-696x463.jpeg 696w" sizes="auto, (max-width: 820px) 100vw, 820px" /><figcaption>Gennaro Musella</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando ad essere ucciso è un personaggio delle Istituzioni, le Istituzioni stesse lo ricordano ma, se a cadere sono cittadini comuni, i palazzi restano molto lontani e si rischia di ucciderli due volte</strong> <strong>nella dimenticanza e nella negazione di verità e giustizia</strong>. Ecco che allora nasce per i familiari l’esigenza di mettersi in gioco e il dolore si fa forza e strumento indispensabile di riscatto. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Le vittime di mafia non gridano vendetta ma esigono e meritano giustizia, orfani di un futuro loro rubato con la sopraffazione.</p></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="540" src="https://www.ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adranamusella-gennaromusella.jpeg" alt="" class="wp-image-16508" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adranamusella-gennaromusella.jpeg 720w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adranamusella-gennaromusella-300x225.jpeg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adranamusella-gennaromusella-360x270.jpeg 360w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adranamusella-gennaromusella-696x522.jpeg 696w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>Adriana Musella con Piero Grasso già Presidente del Senato a Reggio Calabria in occasione del 35° anniversario della morte di Gennaro Musella</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La lotta della memoria contro l’oblio rappresenta il riscatto dalla barbarie per non rendere vane tante morti ingiuste e dare un senso a ciò che senso non ha. Il ricordo di alcuni uomini e la loro orrenda fine va trasmesso perché possa trasformarsi in patrimonio comune.&nbsp;<strong>A loro è stata riservata la parte più difficile, quella di morire, a noi resta un compito molto più agevole, diffonderne e tutelarne la memoria per non renderne vano il sacrificio ma trasformarlo in opportunità nella costruzione di una coscienza civile</strong>.</p>
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		<title>A giudizio a Cosenza i delegati del colosso Repsol Italia Spa accusati di tentata estorsione alla “Gallo Petroli sas”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 May 2021 19:25:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono stati rinviati al giudizio in sede di udienza preliminare dal Tribunale di Cosenza i rappresentanti legali del colosso petrolifero &#8220;Repsol Italia Spa&#8221; con la pesante accusa di tentata estorsione continuata ai danni dell&#8217;imprenditore cosentino Francesco Gallo difeso dall&#8217;Avv. Gianpiero Calabrese del Foro di Cosenza. La prima udienza del processo è fissata innanzi al Tribunale [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono stati rinviati al giudizio in sede di udienza preliminare dal Tribunale di Cosenza i rappresentanti legali del colosso petrolifero <strong>&#8220;Repsol Italia Spa</strong>&#8221; con la pesante accusa di tentata estorsione continuata ai danni dell&#8217;imprenditore cosentino <strong>Francesco Gallo</strong> difeso dall&#8217;<strong>Avv. Gianpiero Calabrese</strong> del Foro di Cosenza. La prima udienza del processo è fissata innanzi al <strong>Tribunale di Cosenza </strong>in data <strong>8 novembre 2021 alle ore 9:00.</strong> A chiedere il rinvio a giudizio innanzi al <strong>Giudice Piero Santese</strong> è stato il Sostituto Procuratore della Repubblica <strong>Margherita Saccà.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1500" height="1020" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/repsol-Italia-estorsione.jpg" alt="" class="wp-image-15651" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/repsol-Italia-estorsione.jpg 1500w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/repsol-Italia-estorsione-300x204.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/repsol-Italia-estorsione-397x270.jpg 397w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/repsol-Italia-estorsione-768x522.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/repsol-Italia-estorsione-696x473.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/repsol-Italia-estorsione-1068x726.jpg 1068w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Gli alti dirigenti della &#8220;Repsol Italia Spa&#8221; sono <strong>Sanjuan Sanchez Sarachaga</strong>, rappresentante legale a amministratore delegato della <strong>“Repsol Italia Spa</strong>&#8221; e&nbsp;<strong>Marrazzo Giuseppe</strong>, Direttore Commerciale della predetta società, difesi dall’<strong>Avv. Salvatore Scuto del Foro di Milano.</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si terrà dunque a Cosenza uno dei processi più importanti nel settore petrolifero.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1080" height="632" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tribunale-cosenza-e1599684218319-1080x632-1.jpg" alt="tribunale-cosenza-rinvio a giudizio Repsol Italia Sanjuan Sanchez Sarachaga e Giuseppe Marrazzo" class="wp-image-15370" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tribunale-cosenza-e1599684218319-1080x632-1.jpg 1080w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tribunale-cosenza-e1599684218319-1080x632-1-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tribunale-cosenza-e1599684218319-1080x632-1-461x270.jpg 461w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tribunale-cosenza-e1599684218319-1080x632-1-768x449.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tribunale-cosenza-e1599684218319-1080x632-1-696x407.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tribunale-cosenza-e1599684218319-1080x632-1-1068x625.jpg 1068w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">I due alti dirigenti sono imputati del delitto p. e p. dagli artt. 81, 110- 56-629 cp., poiché, in tempi diversi, con più azioni esecutive di in medesimo disegno criminoso, previo accordo e in concorso tra loro, <strong>Sanjuan Sanchez Sarachaga</strong>, nella sua qualità di rappresentante legale e amministratore delegato della &#8220;Repsol Italia&#8221; Spa, e Marrazzo Giuseppe, Direttore commerciale della predetta società, dietro la minaccia di interrompere, recedendo, tutti i rapporti economici, commerciali intrattenuti tra la società &#8220;Repsol Italia Spa&#8221; e la &#8220;Gallo Petroli s.a.s.&#8221; <strong>compivano atti idonei diretti in modo non equivoco</strong> a costringere Gallo Francesco, ad accollarsi, in nome e lui per conto della società da lui rappresentata, nonostante l&#8217;assenza di alcuna ragione economica, parte del debito di altra società per oltre 400 mila Euro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I due avrebbero costretto l&#8217;imprenditore cosentino a sottoscrivere e consegnare effetti per l&#8217;intera somma e a titolo personale, in assenza di alcuna controprestazione. &#8220;Mediante tale condotta &#8211; riporta l&#8217;atto di rinvio a giudizio &#8211; i due alti dirigenti della &#8220;Repsol Italia Spa&#8221; cercavano di procurarsi un profitto ingiusto&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Accuse molto pesanti che</strong>, <strong>da quanto si evince dalle dichiarazioni della Procura della Repubblica di Cosenza, sarebbero non equivoche.</strong></p>
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		<title>Fabio Gallo: troppa corruzione. Salto generazionale è indispensabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2020 19:34:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Gallo]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[movimento noi]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Fabio Gallo riflette sul tema della corruzione nel mondo della politica e della pubblica amministrazione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_15146" aria-describedby="caption-attachment-15146" style="width: 1700px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-15146" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari.jpg" alt="Fabio Gallo - Portavoce Nazionale del Movimento NOI" width="1700" height="935" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari.jpg 1700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari-300x165.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari-480x264.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari-768x422.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari-1536x845.jpg 1536w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari-696x383.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/fabio-gallo-movimento-noi-popolari-1068x587.jpg 1068w" sizes="auto, (max-width: 1700px) 100vw, 1700px" /></a><figcaption id="caption-attachment-15146" class="wp-caption-text">Fabio Gallo &#8211; Portavoce Nazionale del Movimento NOI</figcaption></figure></p>
<p>Stiamo attraversando un momento per davvero difficile da decifrare. Ogni tentativo potrebbe risultare rischioso e porci in errore. Riflettere ci fa bene, perché questo mondo appartiene anche ad ognuno di noi e paghiamo quotidianamente le drammatiche conseguenze del nostro disinteresse verso i grandi temi. La politica, ad esempio, da cui discendono i mali del nostro vivere quotidiano.</p>
<p>Si parla molto di &#8220;onestà&#8221;, termine inflazionato, ma il problema è profondo. Oggi non basta essere onesti. Per governare sono richieste competenze dimostrabili, una storia alle spalle che lo attesti e, soprattutto, una storia che dimostri l&#8217;<strong>incorruttibilità</strong> di chi crede di potere essere utile nel mondo della politica. Si, perché <strong>entrare nel mondo della politica significa pretendere di amministrare la vita di tutti.</strong> E questa pretesa deve trovare giustificazione nella qualità della persona e nelle sue reali capacità. Le dobbiamo pretendere.</p>
<p>Leggendo i principali quotidiani nazionali ci rendiamo conto che politica e pubblica amministrazione a qualsiasi livello, sono piagate da un male oscuro che giunge fino all&#8217;amministrazione della Giustizia: <strong>la corruzione. </strong></p>
<p><strong>A Cosenza la Polizia di Stato ha arrestato il Prefetto</strong> mentre intascava una bustarella e a Catanzaro è stato arrestato il <strong>Presidente di una sezione della Corte d&#8217;Appello</strong> che da dieci anni intascava buste piene di danaro per appianare processi. Una situazione talmente grave che ha indotto il Procuratore della Repubblica di Catanzaro <strong>Nicola Gratteri</strong> a dichiarare che <strong>&#8220;bisogna essere feroci con i Magistrati corrotti&#8221;</strong></p>
<p>L&#8217;incorruttibilità dovrebbe essere la maggiore risorsa di ogni cittadino che ha studiato, che ha elevato la propria conoscenza, che ha investito la propria vita negli studi. Ma anche di tutti quei cittadini che anche senza studi, hanno edificato la propria esistenza sul <strong>&#8220;buon senso&#8221;</strong> che giunge attraverso la voce della coscienza che  imperativa ci dice: <strong>&#8220;questa cosa non si fà&#8221;.</strong></p>
<p>Sarebbe opportuno chiederci quale resistenza può opporre la cittadinanza alla corruzione dilagante che occupa sempre più spazio sui giornali. Sarebbero in grado i cittadini di creare muro, di opporsi, di ribellarsi al dilagare della corruzione che porta via giorno dopo giorno la vita di tutti? </p>
<p>Me lo sono chiesto. Una risposta chiara e che non perdona la troviamo in un recente articolo pubblicato anche da questa Testata, a cura del Prof. <strong>Mario Caligiuri</strong> che ha fondato il corso di studi in <strong>&#8220;Intelligence&#8221;</strong> presso l&#8217;UNICAL. A proposito della capacità di analisi dei cittadini italiani scrive: &#8220;<strong>il 75 per cento non sa interpretare una semplice frase in italiano, il 27 per cento sono analfabeti funzionali</strong> e nelle classifiche internazionali combattiamo per conquistare gli ultimi posti nelle abilità di base&#8221;. </p>
<p>Non siamo messi bene e lo vediamo nel mondo dei social che confermano queste percentuali. La situazione è davvero critica. E&#8217; necessario un salto generazionale e una vera scuola di formazione politica che eviti il peggio. La parola d&#8217;ordine deve essere <strong>&#8220;NO Corruzione!&#8221; </strong></p>
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		<title>Luigi Incarnato arrestato dalla Procura guidata da Nicola Gratteri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 14:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Dalle Regioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[LUIGI INCARNATO]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Gratteri]]></category>
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					<description><![CDATA[Corruzione elettorale. Con questa accusa è stato arrestato Luigi Incarnato commissario della Sorical (Società Risorse Idriche Calabresi), dalla Procura della Repubblica di Catanzaro all&#8217;interno dell&#8217;indagine &#8220;Rinascita-Scott&#8221; coordinata dal Procuratore Nicola Gratteri. Luigi incarnato (PD) secondo l’accusa, al fine di ottenere a proprio vantaggio il voto elettorale, avrebbe offerto a Pietro Giamborino (ex Consigliere regionale della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="540" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/luigi-incarnato-1.jpg" alt="" class="wp-image-16030" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/luigi-incarnato-1.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/luigi-incarnato-1-300x180.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/luigi-incarnato-1-450x270.jpg 450w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/luigi-incarnato-1-768x461.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/luigi-incarnato-1-696x418.jpg 696w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption>Luigi Incarnato</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Corruzione elettorale</strong>. Con questa <strong>accusa è stato arrestato Luigi Incarnato</strong> commissario della Sorical (Società Risorse Idriche Calabresi), dalla Procura della Repubblica di Catanzaro all&#8217;interno dell&#8217;indagine <strong>&#8220;Rinascita-Scott&#8221;</strong> coordinata dal Procuratore <strong>Nicola Gratteri.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="790" height="466" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg" alt="Il Procuratore Nicola Gratteri" class="wp-image-12360" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /><figcaption>Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Luigi incarnato</strong> (PD) secondo l’accusa, al fine di ottenere a proprio vantaggio il voto elettorale, avrebbe offerto a<strong> Pietro Giamborino </strong>(ex Consigliere regionale della Calabria)<strong> e Pino Cuomo</strong> (che accettavano l’accordo) <strong>la propria disponibilità a favorire gli interessi economico-imprenditoriali ai due</strong>, in quanto interessati alla realizzazione, nel Comune di Paola, di un centro di accoglienza straordinario per migranti richiedenti asilo, presentandoli al sindaco di Paola, Roberto Perrotta, e propiziando un incontro (al quale prese parte anche lo stesso Incarnato) per la illustrazione a Perrotta dell’iniziativa imprenditoriale di Cuomo. Questo l’episodio che è costato ad Incarnato l’arresto in regime di detenzione domiciliare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I PM <strong>contestano a Giamborino l’aggravante mafiosa</strong>, per aver agevolato e rafforzato il sodalizio ‘ndranghetistico da riconoscere nella locale di Piscopio. Prima della Procura della Repubblica di Catanzaro a tentare l&#8217;arresto di Luigi Incarnato era stata quella di Reggio Calabria poi respinta dal GIP.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Lande desolate: chiesto rinvio giudizio per Oliverio, Adamo, Bruno Bossio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[eleonora]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2019 22:08:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, accusato di abuso d&#8217;ufficio e corruzione. La richiesta riguarda l&#8217;inchiesta &#8220;Lande desolate&#8221; su alcuni appalti gestiti dalla Regione Calabria. Dall&#8217;inchiesta sono emersi presunti illeciti, in particolare, nella gestione da parte della Regione Calabria degli appalti riguardanti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, accusato di abuso d&#8217;ufficio e corruzione. La richiesta riguarda l&#8217;inchiesta &#8220;Lande desolate&#8221; su alcuni appalti gestiti dalla Regione Calabria. Dall&#8217;inchiesta sono emersi presunti illeciti, in particolare, nella gestione da parte della Regione Calabria degli appalti riguardanti l&#8217;avio superficie di Scalea, l&#8217;ovovia di Lorica e il rifacimento di Piazza Bilotti, l&#8217;unica delle tre opere pubbliche che é stata portata a termine.</p>
<p><figure id="attachment_14265" aria-describedby="caption-attachment-14265" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adamooliveriobossio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14265" alt="Da SX Nicola Adamo, il Presidente Mario Oliverio e l'on. Enza Bruno Bossio" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adamooliveriobossio.jpg" width="1000" height="600" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adamooliveriobossio.jpg 1000w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adamooliveriobossio-300x180.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/adamooliveriobossio-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14265" class="wp-caption-text">Da SX Nicola Adamo, il Presidente Mario Oliverio e l&#8217;on. Enza Bruno Bossio</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inchiesta, nel dicembre 2018, aveva portato all&#8217;emissione a carico di Oliverio di un provvedimento di obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore, dove risiede, poi revocato dalla Corte di cassazione. Il rinvio a giudizio é stato chiesto anche per l&#8217;ex vicepresidente della Regione Calabria, Nicola Adamo, e per la moglie di quest&#8217;ultimo, Enza Bruno Bossio, deputata del Pd, accusati di corruzione. L&#8217;udienza preliminare é stata fissata per il 17 ottobre.</p>
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		<title>‘Ndrangheta, 35 arresti. Il procuratore Gratteri accostato a Falcone in una intercettazione: “Morto che cammina”</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2019/05/ndrangheta-35-arresti-il-procuratore-gratteri-accostato-a-falcone-in-una-intercettazione-morto-che-cammina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2019 15:25:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[catanzaro]]></category>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Gratteri]]></category>
		<category><![CDATA[procura]]></category>
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					<description><![CDATA[“Un morto che cammina”. Per le cosche crotonesi, il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri era come Giovanni Falcone. L’accostamento è esplicito ed emerge dalle intercettazioni registrate dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta “Malapianta” che stamattina ha portato all’arresto di 35 persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, estorsione, usura, porto illegale di armi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_14152" aria-describedby="caption-attachment-14152" style="width: 1300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14152" alt="Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro  Nicola Gratteri" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri.png" width="1300" height="536" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri.png 1300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri-300x123.png 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri-480x197.png 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicolagratteri-1024x422.png 1024w" sizes="auto, (max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14152" class="wp-caption-text">Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">“Un morto che cammina”. Per le cosche crotonesi, il procuratore della Repubblica di Catanzaro <strong>Nicola Gratteri </strong>era come <strong>Giovanni Falcone.</strong> L’accostamento è esplicito ed emerge dalle intercettazioni registrate dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta “Malapianta” che stamattina ha portato all’arresto di 35 persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, estorsione, usura, porto illegale di armi e intestazione fittizia di beni.</p>
<p style="text-align: justify;">Una “potentissima locale di ‘ndrangheta smantellata” a Crotone dove il boss di San Leonardo di Cutro Alfonso Mannolo e i suoi sodali avevano timore sia del procuratore Gratteri sia delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Chi si pentiva, per i boss faceva una scelta “vergognosa”: <i>“Ha fatto altre dichiarazioni?”</i>. “<i>Dice che sta cantando a ruota libera… così mi hanno detto”. </i>Capicosca e luogotenenti del clan avevano paura di essere arrestati e, nei loro discorsi, commentavano l’operato di Gratteri apostrofandolo con frasi ingiuriose (“Questo è un figlio di p….”). Più inquietanti, invece, le considerazioni di disprezzo in cui il procuratore di Catanzaro è stato accostato a Giovanni Falcone. “Un morto che cammina” è la frase intercettata durante una conversazione che, però, – è scritto nel provvedimento di fermo – non contemplava alcuna concreta progettazione, né tanto meno costituiva prova di una concertazione volta a pianificare un attentato nei confronti del procuratore Gratteri”.</p>
<div id="adv-intext-0" style="text-align: justify;" data-sizes="[[300,250],&quot;fluid&quot;,[336,280]]" data-ad-unit="FattoQ_300x250_First_Art">
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<div id="viralize-native-p4blbeuhgpo">Il blitz dell’operazione “Malapianta” è scattato stamattina all’alba quando la guardia di finanza ha eseguito un provvedimento di fermo firmato dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Luberto e dai pm Paolo Sirleo, Antonio De Bernardo e Domenico Guarascio. In carcere è finito Alfonso Mannolo, 80 anni, considerato dagli inquirenti “il capo indiscusso dell’omonimo sodalizio mafioso” legato anche alla famiglia dei Grandi Aracri.</div>
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<p style="text-align: justify;">Per gli inquirenti, “la sua caratura criminale – è scritto nel provvedimento di fermo – appare manifesta ben oltre il notorio, quale essere il vero referente del comprensorio di San Leonardo di Cutro. La sua indiscussa carica ‘ndranghetistica ne fa uno dei principali protagonisti della ‘ndrangheta crotonese. Pianifica le estorsioni nei confronti delle diverse strutture turistiche del litorale crotonese, attua il reimpiego dei capitali lucrati dalla consorteria, discute della politica criminale della locale di ndrangheta con gli altri referenti della provincia quali Nicolino Grande Aracri”. Stando all’inchiesta, nonostante i suoi 80 anni, era attivo nel settore dell’usura che curava personalmente implementando la “bacinella” della cosca. Inoltre Alfonso Mannolo si recava “presso i domicili degli imprenditori vessati dalla consorteria spendendo chiaramente la matrice ‘ndranghetistica del sodalizio”. In manette anche i suoi figli, Dante e Remo <wbr />Mannolo di 51 e 47 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Stando a una vecchia informativa finita agli atti del processo “Stige”,  la famiglia Mannolo gestirebbe attualmente una ditta che si occupa della distribuzione del caffe ‘Santos Caffè’ e alcuni distributori di benzina, oggi sequestrati dalla Guardia di finanza. Alcune intercettazioni, inoltre, registrate dalla Dda in recenti inchieste, dimostrerebbero il coinvolgimento della cosca in affari legati alla droga. Per eseguire il provvedimento di fermo sono sono stati impiegati oltre 250 militari delle fiamme gialle di Crotone e dello Scico.</p>
<p style="text-align: justify;">Al Gr1, il procuratore Gratteri ha dichiarato che “alcune famiglie di ‘ndrangheta controllavano il respiro di un intero territorio della provincia di Crotone, l’indagine ne ha svelato i loro interessi. Avevano controllo assoluto sul territorio e chiedevano la tangente a tutti gli operatori turistici di quell’area, sottoponendoli anche a usura; rilevavano tutte le attività commerciali al punto che oggi abbiamo sequestrato diversi distributori di benzina, alberghi, ristoranti e bar. Vendevano cocaina in cinque regioni d’Italia e all’estero”. Il traffico di sostanze stupefacenti (hashish, cocaina ed eroina) era certamente tra i più redditizi per i Mannolo che acquistavano la droga dai clan di Reggio Calabria e Vibo Valentia. A Crotone c’era la base operativa dello spaccio. Nel quartiere di via Acquabona, infatti, la cosca aveva il suo “fortino” dove risiedono centinaia di persone appartenenti al gruppo degli “zingari”. Case abusive e vialetti stretti dove le donne e i bambini venivano utilizzati come vedette per lo spaccio.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo droga e usura. Storicamente attiva nel settore del traffico di sigarette, la “locale” di San Leonardo di Cutro dettava legge anche per quanto riguarda la gestione dei villaggi turisticiattraverso “una costante quanto pesantissima vessazione posta in essere con l’imposizione di proventi estorsivi, di assunzioni di lavoratori vicini alla consorteria ‘ndranghetista nonché di fornitori di beni e servizi anch’essi graditi alle cosche annullando, di fatto, ogni forma di libero mercato e di concorrenza”. Le regole erano chiare: i proprietari delle strutture ricettive dovevano subire l’estorsione di denaro contante per milioni di euro o affidare alla cosca la gestione di manodopera, forniture e manutenzioni: “Un progetto delinquenziale condiviso dalle consorterie operanti nella ‘circoscrizione’ criminale di Cutro” che, nel tempo, sono riuscite a imporre la loro assoluta egemonia in relazione a qualsivoglia aspetto delle attività connesse alla gestione di alberghi e villaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">I sospetti dei pm sono stati riscontrati anche dalle dichiarazioni di alcuni imprenditori come Giovanni Notarianni, titolare della società che gestisce il villaggio “Porto Kaleo”. Fino al 2013 è stato stritolato dalla cosca. Quando ha smesso di pagare, sono iniziate le intimidazioni. Nel 2001 Notarianni fu costretto a pagare 250mila euro “una tantum” ad Alfonso Mannolo che impose anche una “tassa mensile” corrispondente a 2mila euro per i servizi di “sicurezza e guardiania”. Cinque mila euro annui, invece, doveva versarli per le “cure termali” del boss. Con l’operazione “Malapianta”, la Guardia di finanza ha sequestrato beni e società per 30 milioni di euro. Durante la conferenza stampa, il procuratore capo Gratteri che “la ‘locale’ di San Leonardo di Cutro può sembrare piccola, insignificante, e invece già negli anni ’70 Cosa Nostra aveva impiantato in quel territorio una raffineria per la lavorazione e la produzione dell’eroina: questo a conferma della credibilità criminale di questa organizzazione, perché vuol dire che già a quel tempo c’era una struttura ben radicata, al punto da confrontarsi con la Cosa Nostra di quegli anni, che non è quella di oggi ma è quella che dominava gran parte del territorio nazionale e persino negli Stati Uniti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha affermato: “Trentacinque arresti per ‘ndrangheta a Crotone: grazie alle Guardia di Finanza, che ha messo in campo più di 250 uomini. Continua la pulizia, contro clan e delinquenti vari. E presto, col decreto sicurezza bis, avremo nuovi strumenti per combattere scafisti, mafiosi e delinquenti che aggrediscono le forze dell’ordine. Dalle parole ai fatti!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Il Fatto Quotidiano</p>
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		<title>Movimento NOI: Mario Occhiuto si dimetta o paghi i debiti per riscattare libertà di amministrare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2018 15:36:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dalle Regioni]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Cosenza]]></category>
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					<description><![CDATA[“Quando la difesa è peggiore dell’accusa, non c’è più niente da fare: togliere il disturbo. La Città chiede: chi pagherà i suoi debiti? Non possono essere i Cittadini”. Il Movimento NOI non ha ruolo in queste politiche. Nel rispetto dei problemi debitori del Primo Cittadino che sono questioni che afferiscono la sfera personale, ma anche di tutti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_13114" aria-describedby="caption-attachment-13114" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-occhiuto1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-13114" alt="Mario Occhiuto - Sindaco della Città di Cosenza" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-occhiuto1.jpg" width="800" height="497" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-occhiuto1.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-occhiuto1-300x186.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-occhiuto1-434x270.jpg 434w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13114" class="wp-caption-text">Mario Occhiuto &#8211; Sindaco della Città di Cosenza &#8211; foto: Rete</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">“Quando la difesa è peggiore dell’accusa, non c’è più niente da fare: togliere il disturbo. La Città chiede: chi pagherà i suoi debiti? Non possono essere i Cittadini”. Il <b>Movimento NOI</b> non ha ruolo in queste politiche. Nel rispetto dei problemi debitori del Primo Cittadino che sono questioni che afferiscono la sfera personale, ma anche di tutti i Cittadini di Cosenza, chiede legalità e trasparenza e interviene solo dopo la sua odierna conferenza stampa.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo dichiara l&#8217;Ufficio Comunicazione Istituzionale del <strong>Movimento cattolico NOI</strong>, a proposito del <strong>caso Occhiuto</strong>, il Sindaco della Città di Cosenza, protagonistra di una torbida vicenda che rischia si sovrapporre e rendere coincidenti le conseguenza di una situazione debitoria personale, <strong>che va rispettata,</strong> con le conseguenze di essa che ricadrebbero sui Cittadini che, in base ad una precisa sentenza proveniente dal <strong>Palazzo di Giustizia di Cosenza</strong>, potrebbero dover pagare al posto del loro Primo Cittadino. Si parla di cifre da capogiro. Proprio al fine di scongiurare tale ipotesi sia il Primo Cittadino che l&#8217;opposizione hanno convocato stamattina 2 Marzo una conferenza stampa ma il Sindaco non avrebbe convinto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MARIO OCCHIUTO SI DIMETTA O ESTINGUA I DEBITI PER CONQUISTARE LIBERTA&#8217; DI AMMINISTRARE</strong><br />
“Abbiamo atteso in religioso silenzio – afferma il Movimento NOI &#8211; con il rispetto che si deve alla verità e alle istituzioni, da chiunque esse siano guidate, una risposta a questa brutta ed imbarazzante storia dei debiti personali del <b>Sindaco di Cosenza Mario Occhiuto</b>. Abbiamo atteso una reazione a quella che rappresenta una delle cose più infamanti che colpiscono il primo cittadino della <b>Città di Cosenza</b> esposta, per questo, a livello nazionale. Abbiamo ascoltato le tesi a sostegno di una <strong>sentenza emanata da un Giudice</strong> e non abbiamo voluto esprimerci a riguardo per il rispetto profondo che nutriamo nella Magistratura e per la Giustizia. Oggi, però, abbiamo registrato una conferenza stampa con una risposta chiara ed inequivocabile del sindaco della Città di Cosenza. Constatiamo, con profondo rammarico, che la risposta è peggiore dell’accusa. Il primo cittadino mostra di evadere le argomentazioni creando, <strong>nell’immaginario collettivo</strong>, un mondo virtuale nel quale si dice vittima e perseguitato, nell’evidente tentativo di sfuggire all’interrogativo a lui rivolto dalla Cittadinanza che teme, e per questo lo interroga, di dover pagare i suoi debiti. <strong>Emerge un aspetto grave</strong>, una sorta di difesa d’ufficio e il voler da un lato delegittimare la sentenza di un Giudice e dall’altro quello di impegnarsi in una assai imprudente arrampicata sugli specchi. Oggi, e questa è l’evidenza pubblica dei cittadini e della politica, un’intera città si è ribellata a questo scenario temerario che la Giustizia ha promosso come una verità: i debiti del sindaco li pagheranno i cittadini!</p>
<p style="text-align: justify;">Ormai – <strong>conclude la nota del Movimento NOI </strong>&#8211; anche per il clima elettorale che si respira <b>Palazzo dei Bruzi,</b> si aggrava una posizione sempre più fragile di un rappresentante delle Istituzioni che dovrebbe tutelare i cittadini, piuttosto che farli sentire nel pieno smarrimento, <b>gravati di colpe che non hanno</b>. A questo punto, il Primo Cittadino di Cosenza, dovrebbe necessariamente e immediatamente saldare, se è nelle condizioni di farlo, la grossa mole di debiti personali e solo dopo, riprendere a governare la città guadagnando la libertà di farlo senza alimentare ombre e sospetti. Se tutto ciò non fosse possibile, il sindaco di Cosenza dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni e risolvere i problemi nelle sedi opportune”.</p>
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		<title>Catanzaro, anziana malata di Sla maltrattata in clinica. Lei denuncia via mail: nove arresti tra medici e infermieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jul 2017 17:56:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Maltrattavano una donna malata di Sla. L’hanno chiamata “Urla silenziose” ed è l’inchiesta che oggi ha portato all’arresto di nove persone tra cui un medico, diversi infermieri e operatori socio-sanitari della casa di cura San Vitaliano di Catanzaro, una struttura privata convenzionata con il servizio sanitario nazionale, specializzata nel trattamento delle malattie neuromuscolari – Sla e neurodegenerative. La casa di cura, di cui è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-12436" alt="clinica-sanvitaliano-catanzaro" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro.jpg" width="981" height="737" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro.jpg 981w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro-300x225.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/clinica-sanvitaliano-catanzaro-359x270.jpg 359w" sizes="auto, (max-width: 981px) 100vw, 981px" /></a><br />
Maltrattavano una donna malata di <strong>Sla</strong>. L’hanno chiamata “<strong>Urla silenziose</strong>” ed è l’inchiesta che oggi ha portato all’<strong>arresto di nove persone</strong> tra cui un medico, diversi infermieri e operatori socio-sanitari della <strong>casa di cura</strong> <strong>San Vitaliano di Catanzaro</strong>, una struttura privata convenzionata con il <strong>servizio sanitario nazionale</strong>, specializzata nel trattamento delle malattie neuromuscolari – Sla e neurodegenerative.</p>
<p><figure id="attachment_12360" aria-describedby="caption-attachment-12360" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-12360" alt="Il Procuratore Nicola Gratteri" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gratteri5-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12360" class="wp-caption-text">Il Procuratore Nicola Gratteri</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">La casa di cura, di cui è proprietario il <strong>gruppo Citrigno</strong>, è al centro di un’indagine della sezione di polizia giudiziaria del <strong>Nisa </strong>e della <strong>Polizia di Stato</strong>. Su richiesta del procuratore <strong>Nicola Gratteri</strong>, dell’aggiunto <strong>Vincenzo Luberto</strong> e del sostituto <strong>Stefania Paparazzo</strong>, il gip <strong>Barbara Saccà</strong> ha disposto gli arresti domiciliari per gli indagati accusati <strong>maltrattamenti</strong> nei confronti di una paziente malata di <strong>Sla</strong> che negli ultimi cinque anni aveva sporto numerose denunce. I magistrati contestano al medico e gli infermieri anche le aggravanti dell’aver agito per <strong>motivi abbietti</strong>, ovvero per dispetto o per ritorsione a causa delle continue richieste di assistenza da parte della paziente, <strong>abusando dei poteri</strong> e violando i doveri inerenti alla loro funzione.</p>
<p style="text-align: justify;">La vittima è una donna, completamente paralizzata, che non aveva parenti o amici contrariamente alla maggior parte dei pazienti del reparto. Tuttavia, secondo gli inquirenti, è “una persona <strong>assolutamente vigile </strong>e percepisce coscientemente gli atti di scherno posti in essere nei suoi confronti”.  L’unico strumento a sua disposizione per comunicare con l’esterno era un computer da cui poteva inviare mail. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/13/catanzaro-malata-di-sla-offesa-e-maltrattata-in-clinica-puzzi-come-un-asino-qui-mi-stanno-ammazzando/3726730/" target="_blank">Ed è così che si è rivolta all’autorità giudiziaria denunciando le continue <strong>condotte vessatorie </strong>di cui è stata vittima.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Avviata le indagini, le <strong>intercettazioni ambientali</strong> disposte dalla Procura di Catanzaro sono riuscite a dimostrare quanto segnalava la paziente.  Tre anni di indagini e filmati nei quali si vede la donna rimproverata con “<strong>cinismo ed insensibilità</strong>”. Per i pm, la paziente ha subito “<strong>comportamenti persecutori</strong>, vessatori, a volte aggravati da rabbiosi insulti, posti in essere da parte di alcuni operatori sanitari del centro clinico”.  Tra le gravissime condotte perpetrate nei suoi confronti c’è lo <strong>spegnimento dell’audio</strong> del comunicatore. Oppure le spostavano semplicemente <strong>il monitor</strong>, così impedendo al lettore ottico di intercettare le sue pupille.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo, la paziente veniva privata non solo della sua voce ma anche della possibilità di impiegare il suo tempo attraverso attività quali <strong>la lettura</strong>, le ricerche su internet, <strong>telefonare ad un amico </strong>o ad un parente, leggere e scrivere e-mail.  Senza quel dispositivo elettronico posto di fronte al suo viso, la casa di cura “San Vitaliano” diventava per lei <strong>una sorta di prigione</strong> dove era costretta, inerme nel suo letto, a fissare una parete, nella piena consapevolezza di non poter comandare al suo corpo altro movimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comportamento degli indagati, quindi, ha imposto alla paziente  un regime di vita “<strong>doloroso e mortificante</strong>”, tale da cagionarle frequenti <strong>crisi di pianto </strong>e da impedirle, a seguito della privazione del dispositivo elettronico, di comunicare in qualsiasi modo, di svolgere le uniche attività possibili per la persona offesa e, soprattutto, comunicare con gli operatori e, finanche, di chiedere assistenza.  Secondo gli inquirenti, gli operatori sanitari “hanno agito con <strong>inciviltà</strong>, <strong>mancanza del sentimento di umanità e assoluta mancanza di rispetto delle regole dello Stato</strong> e in particolare di quelle regole che guidano l’esercizio della professione sanitaria”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le persone arrestate</strong> sono  Emanuela Caporale, 41 anni, di Lamezia Terme; Denisia Elena Rosu, 39 anni, nata in Romania e residente a Catanzaro; Giacinto Muraca, 38 anni, di Catanzaro; Tonino Bria, 35 anni, nato Cosenza ma residente a Luzzi; Antonio Di Bari, 29 anni, di Cosenza; Giovanni Presta, 55 anni, di San Lucido; Donatella Folino Gallo, 29 anni, di Soveria Mannelli; Caterina Ester, 30 anni, nata a Cosenza e residente a Rota Greca; Giuseppe Rotundo, 39 anni, di Catanzaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Il Fatto Quotidiano &#8211; servizio a cura di Lucio Musolino</p>
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		<title>A Cosenza: Procura della Repubblica sequestra 7 sale operatorie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2016 22:05:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[marisa manzini]]></category>
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					<description><![CDATA[Di Fabio Gallo/direttore editoriale/ Le condizioni in cui versa l&#8217;Ospedale Civile di Cosenza sono note da tempo come i casi di malasanità, i tempi di attesa cui sono sottoposti i pazienti che ad esso ricorrono e, come dimostra questo sequestro, le condizioni igienico sanitarie. Lo sforzo tanti medici impegnati con serietà professionale tale da fare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_11412" aria-describedby="caption-attachment-11412" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sala-operatoria.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-11412" alt="Sala Operatoria " src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sala-operatoria.jpg" width="800" height="504" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sala-operatoria.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sala-operatoria-300x189.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sala-operatoria-428x270.jpg 428w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11412" class="wp-caption-text">Sala Operatoria</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">Di Fabio Gallo/direttore editoriale/</p>
<p style="text-align: justify;">Le condizioni in cui versa l&#8217;Ospedale Civile di Cosenza sono note da tempo come i casi di malasanità, i tempi di attesa cui sono sottoposti i pazienti che ad esso ricorrono e, come dimostra questo sequestro, le condizioni igienico sanitarie. Lo sforzo tanti medici impegnati con serietà professionale tale da fare eccellere, ad esempio e solo per citarne uno, il reparto di Cardiologia, è vanificato da una struttura fatiscente che richiederebbe un impegno politico e istituzionale serio, per la risoluzione definitiva del problema. L&#8217;Annunziata, ricordiamo, è riferimento sanitario di un bacino di cittadini provenienti dalla provincia davvero importante e sembra, nonostante le reiterate denunce di esponenti politici locali e regionali, non riuscire a emergere da una crisi che ormai sa di grottesco.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi i Carabinieri &#8211; comunica ANSA &#8211; hanno sequestrato 7 sale operatorie dell&#8217;ospedale civile &#8220;Annunziata&#8221; di Cosenza dopo avere accertato una serie di carenze sotto il profilo igienico-sanitario. Il provvedimento é stato emesso dal pm della <strong>Procura della Repubblica</strong>, <strong>Donatella Donato</strong>, sotto le direttive del Procuratore, <strong>Mario Spagnuolo</strong>, e del procuratore aggiunto<strong> Marisa Manzini.</strong> Il sequestro é stato eseguito dai carabinieri della Compagnia di Cosenza assieme ai militari del Nas.<br />
Le sale operatorie sequestrate sono quelle dei reparti di Chirurgia generale e di Ortopedia, ove è presente anche una sala di day surgery per oculistica. Il sequestro é stato disposto con facoltà d&#8217;uso condizionato e segue a controlli che hanno evidenziato rischi di contaminazione derivanti dalla promiscuità nel ciclo sporco-pulito, dalla presenza di locali adibiti a stoccaggio di rifiuti speciali in aree non previste, nonché dal mancato rispetto dei parametri microclimatici e microbiologici previsti con la pressurizzazione delle sale operatorie.</p>
<p style="text-align: justify;">Di certo l&#8217;intervento della Procura della Repubblica di Cosenza ha finalmente acceso i riflettori su una vicenda che, a questo punto, non può che fare i conti con la realtà e prenderne atto innanzi alla Magistratura che sembra l&#8217;unica istituzione atta al ripristino dell&#8217;ordine e della legalità. La Sanità pubblica, servizio primario per la salute e la tutela dei diritti del cittadino alla cura, in Calabria è un dramma.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;immagine pubblicata è prelevata dalla rete e non rappresenta una delle sale sequestrate.</p>
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