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	<title>Giuliano Amato &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Berlusconi, video messaggio: Pd con le spalle al muro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2013 18:23:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dopo diversi rinvii, il videomessaggio di Silvio Berlusconi è stato consegnato alle ore 18 del 18 settembre. Durata: 17 minuti. Una sintesi di vecchi e nuovi propositi, di vecchie e nuove accuse. Rilancio di Forza Italia, come previsto e annunciato, ma in chiave più movimentista, quasi para-grillina, che l’establishment del partito, tuttavia, finirà probabilmente per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_6325" aria-describedby="caption-attachment-6325" style="width: 495px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="silvio-berlusconi" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/silvio-berlusconi3.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-6325" title="silvio-berlusconi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/silvio-berlusconi3.jpg" alt="Silvio Berlusconi" width="495" height="278" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/silvio-berlusconi3.jpg 495w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/silvio-berlusconi3-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/silvio-berlusconi3-480x270.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/silvio-berlusconi3-469x263.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/silvio-berlusconi3-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6325" class="wp-caption-text">Silvio Berlusconi</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Dopo diversi rinvii, il videomessaggio di Silvio Berlusconi è stato consegnato alle ore 18 del 18 settembre. Durata: 17 minuti. Una sintesi di vecchi e nuovi propositi, di vecchie e nuove accuse. Rilancio di Forza Italia, come previsto e annunciato, ma in chiave più movimentista, quasi para-grillina, che l’establishment del partito, tuttavia, finirà probabilmente per smorzare.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, oggi, non interessa fare un bilancio del berlusconismo. Sarebbe prematuro. Né è opportuno fare previsioni di lungo termine. Solo una valutazione tattica sulla notizia vera contenuta nel messaggio: <strong>l’appoggio al governo Letta continua</strong>. Quanto alle proposte che faranno i ministri del Pdl per fare uscire l’Italia dalla crisi, si vedrà.</p>
<p style="text-align: justify;">Berlusconi non ha staccato la spina al Governo né ha usato minacce o toni tali da provocare una qualsiasi rottura dell’alleanza. Proprio questo <strong>ha fatto infuriare il segretario del Pd, Guglielmo Epifani</strong>, le cui dichiarazioni al termine del videomessaggio sono state sopra le righe. Ha detto: “Ho trovato le dichiarazioni fatte da Silvio Berlusconi sconcertanti per i toni da guerra fredda usati, offensivi nei confronti del centrosinistra”.</p>
<p style="text-align: justify;">Così <strong>restano aperti tutti i problemi di Epifani, il primo dei quali è contenere Matteo Renzi</strong>. Adesso, senza crisi di governo, dovrà convocare il Congresso tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre e, probabilmente, cedere la sedia al sindaco di Firenze che, nei confronti di Enrico Letta, dovrà parlare chiaro, con riferimento a singoli contenuti della politica governativa.<strong>Spetterà quindi al nuovo segretario del Pd decidere quando la collaborazione con il Pdl dovrà finire</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Se Berlusconi avesse rotto l’alleanza, il Congresso del Pd sarebbe saltato ed Epifani sarebbe rimasto a gestire l’eventuale formazione di un Letta-bis o, come qualcuno già sostiene, un Amato-ter. Il presidente Napolitano, infatti, dopo il fallimento di Monti e quello eventuale di Letta, dovrebbe cercare un cavallo del tutto nuovo (si fa per dire), e l’avere nominato Giuliano Amato giudice della Corte costituzionale equivale, in prospettiva, alla nomina di Monti a senatore a vita e relative conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Il discorso di Berlusconi non è stato entusiasmante, ma <strong>ha messo il Pd con le spalle al muro, e ha anche ridotto i margini di manovra di Napolitano</strong> senza però entrare in polemica con il Quirinale. La mossa è stata quindi tatticamente valida. La palla è stata rilanciata da Berlusconi nell’altra metà del campo. La partita sarà ancora lunga.</p>
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		<title>Giuliano Amato &#8220;gran riserva della repubblica&#8221; alla Consulta (in attesa del Quirinale)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2013 11:43:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli &#8211; www.grrg.eu Come aveva anticipato il Corriere della sera, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha nominato Giuliano Amato giudice della Corte Costituzionale. Spetta infatti al Capo dello Stato la nomina di cinque giudici su quindici e Amato succede a Franco Gallo, di nomina presidenziale, che lascerà la Corte e la presidenza il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_6289" aria-describedby="caption-attachment-6289" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-6289" title="giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare.jpg" alt="Giuliano Amato Presidente della Consulta con il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6289" class="wp-caption-text">Giuliano Amato Presidente della Consulta con il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli &#8211; www.grrg.eu</p>
<p style="text-align: justify;">Come aveva anticipato il <em>Corriere della sera</em>, il Presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong> ha nominato <strong>Giuliano Amato</strong> giudice della <strong>Corte Costituzionale</strong>. Spetta infatti al Capo dello Stato la nomina di cinque giudici su quindici e Amato succede a <strong>Franco Gallo</strong>, di nomina presidenziale, che lascerà la Corte e la presidenza il 16 settembre prossimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna critica può essere sollevata nei confronti di questa scelta poiché il personaggio ha tutti i requisiti per l’alto incarico. Ma porta anche un contributo di peso per la sua esperienza politica. Si può rilevare che la caratura politica è maggiore di quella accademica in una proporzione nettamente superiore a quella degli altri giudici del passato con precedenti di passaggio alla Camera o al Senato.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte <strong>la Consulta ha accentuato, nel corso degli anni, il suo profilo politico</strong> anche come conseguenza del fatto che, oltre ai cinque giudici di nomina quirinalizia, altri cinque sono eletti dal Parlamento e solo cinque, cioè un terzo del totale, provengono dai vertici delle magistrature e dal mondo strettamente accademico, contro i due terzi che hanno una più o meno marcata impronta politica. Inoltre la Corte è stata chiamata ad emettere giudizi su leggi approvate sullo sfondo di dure contrapposizioni politiche, su proposte di referendum anch’essi ad alto tasso di politicità e su conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato che sono di per sé eminentemente politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe dire che, da “riserva della Repubblica”, <strong>Amato è passato a una categoria superiore: quella di “gran riserva della Repubblica”</strong>. La nomina attenua il suo passato di impegno politico, prima con Craxi e poi con il Pds, e lo proietta in una dimensione <em>super partes</em> che, all’occorrenza, potrà tornare utile. Inoltre vanta una non comune competenza in campo economico e finanziario.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato il 13 maggio 1938 a Torino, Amato adesso ha 75 anni, quindi è ben posizionato per succedere a Giorgio Napolitano quando l’attuale Capo dello Stato riterrà di avere compiuto la sua missione e si dimetterà prima di completare il secondo settennato.  A oggi,  la previsione è per il 2015, o al massimo il 2016, dopo che l’Italia sarà uscita dalla crisi economica, e la riforma elettorale e costituzionale saranno state realizzate, e si saranno svolte nuove elezioni politiche, le prime dell’era post-berlusconiana. Non si può comunque escludere una accelerazione La previsione se la situazione politica dovesse precipitare. In questo caso,  l’elezione del presidente della Repubblica diventerebbe una moneta di scambio tra le forze politiche, ma una situazione di stallo potrebbe anche in questo caso favorire Amato.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, pretendenti ce ne sono molti, ma mentre sono tutti fermi (come D’Alema o Prodi) o hanno fatto un passo indietro (Monti) o rischiano di essere emarginati, Amato, con la sua costanza, il duro lavoro, e le altre virtù che gli sono riconosciute, ha fatto un passo avanti.  Se proprio gli andrà male, arriverà comunque alla presidenza della Consulta. Ma credo che egli sia convinto di salire al Quirinale entro un paio d’anni.</p>
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		<title>Quirinale e Governo: veti incrociati e asimmetrici. A cura di Alessandro Corneli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 09:23:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A cura di Alessandro Corneli www.grrg.eu Dice Berlusconi: “No a Prodi al Quirinale”. Dice Bersani: “No al governissimo”. Dice Renzi: per il governo bisogna prendere atto che il Pdl c’è; per il Quirinale, no a Marini e Finocchiaro, sì a Prodi. Il M5S, nella fase preliminare, ha detto sì a Prodi (inviso a Berlusconi) e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a class="lightbox" title="prodi-dalema-amato" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/prodi-dalema-amato.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-5739" title="prodi-dalema-amato" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/prodi-dalema-amato.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/prodi-dalema-amato.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/prodi-dalema-amato-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/prodi-dalema-amato-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a>A cura di Alessandro Corneli</strong><br />
<a href="http://www.grrg.eu" target="_blank">www.grrg.eu</a></p>
<p>Dice Berlusconi: “No a Prodi al Quirinale”. Dice Bersani: “No al governissimo”. Dice Renzi: per il governo bisogna prendere atto che il Pdl c’è; per il Quirinale, no a Marini e Finocchiaro, sì a Prodi. Il M5S, nella fase preliminare, ha detto sì a Prodi (inviso a Berlusconi) e sì a Bonino (gradita a Berlusconi ma non a Bersani), pur non essendo né l’un né l’altra le prime scelte del Movimento che andrebbero a un magistrato, che in quanto tale non piace a Berlusconi. Per Berlusconi, che nella sua vita politica ha sempre combattuto i “comunisti”, al Quirinale vedrebbe bene anche D’Alema, che nel sangue (politico) ha conservato molto comunismo.</p>
<p>Le incongruenze all’interno di queste posizioni – come mai Renzi appoggia Prodi, avversato da Berlusconi, nel momento stesso in cui apre a Berlusconi? Come mai Renzi attacca Bersani eppure appoggia Prodi che è gradito a Bersani? Come mai Bersani attacca Renzi, spaccando il partito, mentre ha bisogno del partito compatto per vincere la battaglia del Quirinale e anche quella del Governo? – si spiegano principalmente per due ragioni: la divisione interna  la Pd e il tentativo estremo di Berlusconi di non essere messo fuori dal gioco politico.</p>
<p>Che Berlusconi perdesse le elezioni era scontato, indipendentemente dal M5S anche se molti voti ex Pdl sono finiti al partito di Grillo. Ma a far perdere Bersani è stata la fuga di voti dal Pd verso M5S. Quindi <strong>Pd e Pdl hanno lo stesso interesse a ridimensionare il M5S</strong>: perché non si mettono d’accordo almeno su una legge elettorale che penalizzi i “grillini”? Proprio la non-vittoria del Pd avrebbe consentito a Bersani di sganciarsi dall’antiberlusconismo di principio sbandierato lungo tutta la campagna elettorale; non lo ha fatto e ha clamorosamente dato spazio a Renzi. Si tratta solo di errori politici? Perché Bersani non fa come Berlusconi, ponendo il veto su Amato, e costringendolo ad inseguire?</p>
<p>Molte cose non tornano in questo convulso avvicinamento all’elezione del successore di Napolitano. E poi si trascura un fatto fondamentale.<strong> Una volta eletto, il Capo dello Stato entra in possesso di tutte le funzioni e le prerogative del suo ufficio e nessuno può imporgli determinati comportamenti</strong>. Non ci sono impegni o promesse che tengano. Oscar Luigi Scalfaro, nel 1992, doveva incaricare Craxi e invece incaricò Amato. Se Amato verrà eletto, ha un precedente cui riferirsi, sia per quanto riguarda la nomina del capo del Governo sia per quanto riguarda eventuali elezioni anticipate: lo stesso Scalfaro le decise nel 1996 solo dopo che Berlusconi aveva perso l’alleanza con la Lega e una vittoria della sinistra era certa. Bersani e Berlusconi sbagliano a credere che se il successore di Napolitano sarà di loro gradimento, prenderà decisioni a loro gradite. Forse potrà farlo nell’immediato, ma poi le situazioni cambiano, soprattutto in un periodo lungo di sette anni.</p>
<p>In un quadro generale di reciproci sospetti – testimoniato dal repentino innalzamento della polemica tra Renzi e Bersani, dai veti di Renzi su Marini e Finocchiaro, dalla dura replica di quest’ultima a Renzi; cui si aggiungono un certo rinnovato presenzialismo di Mario Monti, gli scontri all’interno della Lega e le tensioni dentro e intorno al M5S – dal punto di vista dei maggiori partiti e dei loro leader, l’interesse sarebbe quello di eleggere una personalità più debole e con esperienza di vita politica più limitata di personaggi come Prodi o Amato. Non è certo che l’autorevolezza e le conoscenze del Capo dello Stato possono influire sullo spread. Su questo influisce la ripresa economica. E su questa influisce una realtà economica che non dipende dal Quirinale. Ai vertici europei, per l’Italia va il Capo del Governo non il Capo dello Stato.</p>
<p>Sarebbe infine pericoloso che il nuovo governo e le forze politiche della sua maggioranza, stabile o instabile, pensassero di avere una sponda nel Quirinale anziché nel Parlamento. Se ciò accadesse, l’unica riforma che si potrebbe fare sarebbe quella elettorale, ma niente altro. Se prefiguriamo uno scenario in cui il successore di Napolitano faccia politica quotidiana, allora il caos è assicurato.</p>
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		<title>Un ALIENO ai Parioli: Alessandro Corneli. Le Fondazioni Bancarie e l&#8217;Ircocervo di Amato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Feb 2013 14:42:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Roma: Fabio Gallo incontra un Alieno ai Parioli. Cari amici, come sapete raramente interferisco con le attività del Gruppo ComunicareITALIA di cui mi pregio essere Direttore Editoriale. Ma questa notizia è destinata a modificare il nostro pensiero, il nostro modo di vedere le cose, di rivolgere il nostro sguardo al futuro. Per il bene comune. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5474" aria-describedby="caption-attachment-5474" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="alessandro-corneli" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5474" title="alessandro-corneli" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli1.jpg" alt="Il Professore Alessandro Corneli - esperto in Relazioni internazionali e geopolitica, Strategia globale, Analisi previsionale.  " width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli1-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5474" class="wp-caption-text">Il Professore Alessandro Corneli - esperto in Relazioni internazionali e geopolitica, Strategia globale, Analisi previsionale.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Roma: <strong>Fabio Gallo incontra un Alieno ai Parioli</strong>. Cari amici, come sapete raramente interferisco con le attività del Gruppo ComunicareITALIA di cui mi pregio essere Direttore Editoriale. Ma questa notizia è destinata a modificare il nostro pensiero, il nostro modo di vedere le cose, di rivolgere il nostro sguardo al futuro. Per il bene comune. Penso dobbiamo riflettere molto sul contenuto di questo articolo che, probabilmente, ci lascerà intuire perché i partiti si combattono occupando tutti gli spazi che potrebbero, invece, essere destinati alla produttività delle Aziende italiane e al mercato del lavoro, senza parlare realmente di programmi concreti. Sicuramente avrete fatto caso che i termini &#8220;IMU&#8221;, e &#8220;TASSE&#8221; sulla prima casa, sono i più inflazionati. Nella realtà non vi è speranza, nei programmi di nessun partito, di travare un vero progetto di riforma di una società profondamente piagata da una moltidudine di ingiustizie sociali assumono la forma spettrale di un grande e pericoloso serpente che morde con ferocia e veleno mortale se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">GLI ALIENI SONO SULLA TERRA. NE HO CONOSCIUTO UNO.<br />
Abbiamo recentemente ascoltato Medvedev affermare che gli Alieni sono sulla terra. Anche Putin lo ha confermato chiedendo al suo collega Presidente Obama di fare il primo annuncio. Non potevamo farci sfuggire l&#8217;occasione e, se per &#8220;alieni&#8221; intendiamo esseri dotati di intelligenza superiore e capaci di concederci un salto nella conoscenza tale da salvare quanto rimane della nostra Economia, allora noi de IL PARLAMENTARE.IT, non attenderemo che sia Obama ad annunciare il grande evento.<br />
Oggi, infatti, vi presentiamo un Alieno vero! Il suo nome terrestre è Alessandro Corneli e per anni, incredibile a credersi, si è mascherato da Professore Universitario, esperto in Relazioni internazionali, Geopolitica, Strategia globale, Analisi previsionale. In verità, chi ha studiato con lui ne parlava già lasciando intendere che qualcosa di strano il Professore avesse; mai, però, fino a dovere prendere atto che si trattasse proprio di un Alieno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho avuto l&#8217;onore di incontralo e lui, diversamente da come fanno gli umani, ci ha subito ricevuti in uno studio pieno di libri e di entusiasmo per un&#8217;Italia migliore, degna della sua Storia.<br />
Non possiamo nascondere l&#8217;emozione ma una volta innanzi al Professore e messi a nostro agio, gli ho rivolto la domanda che tutti oggi, imprenditori, cittadini, giovani, insomma tutti gli esseri viventi avrebbero voluto rivolgere ad un Alieno:<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PROF. ALESSANDRO CORNELI, CI FACCIA CAPIRE COSA SONO QUESTE FONDAZIONI BANCARIE<br />
</strong>L&#8217;Alieno ha così risposto:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Il loro inventore, <strong>Giuliano Amato</strong>, oggi particolarmente silenzioso sulla vicenda MPS, le definì <strong>“ircocervo”</strong>: un essere ambiguo, per metà caprone e per metà cervo, ma dalle grandi potenzialità. Per capire come e perché nacquero le fondazioni bancarie, e come e perché Giuliano Amato vi salì sopra come su un tappeto volante, e quale è stata la loro influenza sul progressivo declino dell’Italia, bisogna proiettare la vicenda sul suo specifico sfondo storico.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>A livello mondiale, gli anni ’80 rappresentavano il rilancio del liberismo economico <strong>che voleva seppellire il keynesianesimo</strong>: <strong>meno Stato, privatizzazioni, liberalizzazioni, deregolazione e finanza creativa per “dare mercato” alla libera circolazione dei capitali.</strong> A livello europeo, la Commissione spingeva per realizzare il mercato unico fondato sulla libera circolazione anche dei capitali e, in nome della concorrenza, chiedeva la fine degli “aiuti di Stato”, in pratica la privatizzazione di quei settori economici – industriali ma anche finanziari come le banche – che erano di proprietà o a partecipazione pubblica e quindi “naturalmente” beneficiari di aiuti pubblici che falsavano il principio di concorrenza e la logica di mercato.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L’Italia aveva una grossa fetta di economia pubblica, industriale e finanziaria,</strong> ma aveva già pensato bene (cioè male) di appendersi mani e piedi a un crescente debito pubblico che consentiva al consociativismo politico-sindacale di governare il Paese distribuendo a piene mani risorse del futuro per sostenere la spesa corrente, imprese deficitarie, l’occupazione, il reddito e quindi la pace sociale (e i voti ai partiti). In quelle condizioni, sarebbe stato impossibile entrare a far parte della progettata unione economico-finanziaria europea. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, tre problemi da risolvere si presentavano quindi allo stesso tempo:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> &#8211; Risanare i conti dello Stato;</em><br />
<em> &#8211; Privatizzare industrie e banche secondo le indicazioni dell’Europa;</em><br />
<em> &#8211; Gestire il già enorme debito pubblico.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Giuliano Amato, già in orbita socialista dopo un giovanile passaggio in Cgil, stretto collaboratore di <strong>Bettino Craxi</strong>, si era già fatto notare per la sua competenza nel campo del diritto pubblico. Egli aveva capito che il moderno consigliere del Principe deve avere una profonda competenza giuridica: deve sapere tradurre in norme/leggi/regolamenti le volontà e gli interessi politici. Aveva capito che il potere stava nella finanza e sapeva che i tre obiettivi sopra ricordati, a seconda del modo in cui sarebbero stati raggiunti, avrebbero rivoluzionato gli assetti di potere in Italia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Il dilemma era: privilegiare gli interessi della politica oppure accettare fino in fondo la logica liberista allora dominante e aiutare il sistema economico italiano a passare da una forte presenza dello Stato a una presenza più leggera e irrobustire la propria competitività?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non ebbe dubbi: scelse la prima soluzione, modificata all’italiana: privatizzare, favorendo acquisizioni a buon mercato da parte dei più forti soggetti economici, ma allo stesso tempo conservare un ampio margine di manovra al potere politico. Sapeva che privatizzare le industrie, e specie le buone industrie, sarebbe stato facile. Più complicato il settore bancario. A questo punto sfornò la grande idea: le fondazioni bancarie.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In un Paese come il nostro, dalla grande tradizione giuridica, non è difficile fare leggi abbastanza ingegnose e quindi tali da essere non solo abbastanza elastiche nella loro applicazione, ma anche abbastanza arabescate per mascherare interessi particolari sotto roboanti obiettivi di interesse generale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Aggiungo che un altro dato non era sfuggito all’innegabile intelligenza del personaggio: la progressiva dislocazione del potere dallo Stato centrale agli Enti territoriali. L’attivazione delle Regioni a statuto ordinario, a partire dal 1970, stava producendo i suoi effetti. Gli ingredienti della polpetta c’erano tutti e ne venne fuori la Legge 218/90 del 30 luglio 1990 sul riassetto del settore creditizio (con l’invenzione delle fondazioni bancarie) cui seguì il DL 356/90 del 20 novembre dello stesso anno. Secondo il giurista <strong>Francesco Galgano</strong>, scomparso il 6 febbraio 2012, l’operazione riuscì scippando alla <strong>Banca d’Italia</strong> la gestione della privatizzazione delle banche e portandola sotto il controllo della politica, attraverso la creazione delle fondazioni che finivano sotto il controllo delle forze sociali del territorio (cioè delle forze politiche dominanti nei singoli territori). Da notare che il ministro del Tesoro dell’epoca era <strong>Guido Carli</strong>, ex governatore della Banca d’Italia.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Amato riuscì in questo modo ad accontentare tutte le forze politiche/sociali, creando per loro, su tutto il territorio, delle casseforti (le fondazioni bancarie) in grado di erogare una vasta gamma di risorse che le forze politiche, in modo quasi sempre consociativo, avrebbero saputo “indirizzare” nel modo più “produttivo” per la politica stessa. Reazione entusiastica anche da parte degli Enti territoriali, a corto di risorse proprie poiché non era stato ancora riformato il Titolo V della Costituzione: a ciò avrebbe provveduto, appena undici anni dopo, nel 2001 (governo Amato agli sgoccioli) uno stretto alleato di Amato, <strong>Franco Bassanini,</strong> aprendo la voragine del deficit sanitario (forse che prima, in Italia, si moriva a grappoli?), e alimentando per vie incrociate il meccanismo dello spreco (e della corruzione), che è diventato ancora peggiore del debito pubblico, come dimostrano le recenti inchieste sugli sprechi e la corruzione di alcune importanti Regioni.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Amato non tardò a raccogliere i frutti di tanta intelligenza applicata agli interessi della politica, cioè dei politici, e della finanza. Meno di due anni dopo la 280/90, e precisamente il 28 giugno 1992, abbandonati i lidi craxiani, fu chiamato da <strong>Oscar Luigi Scalfaro</strong> a presiedere il Governo. Il suo governo sarà ricordato per la manovra lacrime e sangue da <strong>93mila miliardi di lire e il prelievo del 6% da tutti i conti correnti bancari</strong>. Ma anche, a settembre successivo, per la svalutazione della lira, costretta a uscire dal Sistema monetario europeo, ma che rese più facili e più convenienti le privatizzazioni (e dette un po’ di respiro alle esportazioni). La manovra e le privatizzazioni erano il prezzo per entrare in Europa; la svalutazione fu un regalo alla speculazione (Ciampi era governatore della Banca d’Italia e bruciò nell’operazione le riserve faticosamente accumulate dal lavoro italiano).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quanto al terzo punto – <strong>il debito pubblico</strong> – la classe dirigente italiana ha preso una pesante cantonata. Aveva pensato che esso sarebbe stato fatto proprio, e quindi garantito, dall’Unione economica e monetaria europea. Non fu così: ogni Paese fu costretto a tenersi il proprio debito e nei vent’anni successivi, il debito che era pari al 108% del Pil nel 1992, è salito fino al 126% attuale, superando la soglia dei <strong>2mila miliardi di euro</strong>. Adesso ci riprova chiedendo gli eurobond.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>DI CHI E&#8217; LA COLPA</em><br />
<em>Colpa di chi? Dal punto di vista strutturale, tra il 1990 e il 1993, il sistema economico non fu messo nelle condizioni di prepararsi all’Unione economica e monetaria, in particolare né dal governo Amato né dal successivo governo Ciampi, che pure dichiaravano di lavorare per il risanamento e per l’Europa. Privatizzarono, ma non liberalizzarono. Così il sistema economico italiano ha dovuto arrangiarsi e, quando è esplosa la crisi finanziaria internazionale nel 2007, per tale imprevidenza strategica pregressa, si è trovato senz’armi.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Dal punto di vista politico, è da segnalare che, dal primo governo Berlusconi insediato il 10 maggio 1994, alle dimissioni dello stesso Berlusconi il 16 novembre 2011, sono passati 221 mesi: di questi, Berlusconi ne ha passati 122 a <strong>Palazzo Chigi</strong> mentre tutti gli altri governi non berlusconiani sono stati al potere per 99 mesi, cui possiamo aggiungere i residui 4 mesi di Monti (fino a metà marzo prossimo) per complessivi 103 mesi. La responsabilità politica della non-soluzione dei problemi italiani è perciò da dividere in parti quasi uguali (se vogliamo essere pignoli: Berlusconi al 54,5% e gli altri il 45,5%). Con una considerazione aggiuntiva: che più passa il tempo, più i problemi si aggravano. E, come per la Grecia, ciò che per l’Italia poteva essere risolto nel triennio 1990-1993 sarebbe stato più facile di quello che si sarebbe dovuto risolvere nel triennio 2008-2010 nel pieno di una crisi finanziaria ed economica mondiale. Poi, la campagna elettorale è altra cosa&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">IL PARLAMENTARE.IT ringrazia il Professore Alesandro Corneli e tutti gli alieni che come lui, potrebbero salvare l&#8217;Italia con il potere dell&#8217;Intelligenza, senza raggio laser.<br />
Vi invitiamo a consultare <a href="http://grrg.eu/ " target="_blank">grrg.eu</a>. Qui troverete molte storie di Alieni che portano nomi noti a tutti sia nel mondo della politica che dell&#8217;economia.</p>
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		<title>Quirinale, la conquista del Palazzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 18:35:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5423" aria-describedby="caption-attachment-5423" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="palazzo-quirinale" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/palazzo-quirinale.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-5423 " title="palazzo-quirinale" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/palazzo-quirinale.jpg" alt="Veduta della restaurata Galleria di Alessandro VII del Palazzo del Quirinale" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/palazzo-quirinale.jpg 600w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/palazzo-quirinale-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/palazzo-quirinale-480x268.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/palazzo-quirinale-469x262.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/palazzo-quirinale-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5423" class="wp-caption-text">Veduta della restaurata Galleria di Alessandro VII del Palazzo del Quirinale</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di <strong>Alessandro Corneli</strong></p>
<p>Lo avevo anticipato l’11 gennaio (Vedi articolo: Quirinale, partiti i primi due siluri), ma la battaglia per il Quirinale è stata ufficialmente aperta il 15 gennaio da Silvio Berlusconi che ha detto di essere disposto a votare Mario Draghi. Il quale ha subito fatto sapere di essere intenzionato a restare alla guida della Bce fino alla scadenza del mandato nell’ottobre 2019. Poiché Berlusconi detta i modi di questa campagna elettorale, tutti <strong>i giornali hanno tolto il velo sulla corsa per il Quirinale</strong>. Il <em>Corriere della Sera</em>del 16 gennaio ha messo le mani avanti: “Sul Quirinale trattativa che sarà ‘svincolata’ dagli equilibri di governo”, aggiungendo però: “Salgono le quotazioni di Giuliano Amato”. Quello che avevo scritto l’11 gennaio.</p>
<p>Come è noto, i primi nomi che vengono fatti, di solito lo sono per essere bruciati. Così anche Mario Draghi, che non desidera nemmeno essere scottato, ha chiuso le illazioni. Per la verità il suo nome circolava da tempo: Berlusconi ha solo sollevato il coperchio. Circolava nell’ambito di un disegno più vasto, del quale mi limito a dire che prevedeva l’elezione alla presidenza del Senato di Pierferdinando Casini sulla scia di una forte affermazione del “centro” alle prossime elezioni. Non solo i sondaggi non lo confortano, ma mentre per la presidenza della Camera avanza la candidatura di Dario Franceschini, Bersani deve evitare che al Senato, se dovesse assumere la guida del Governo, ci fosse un presidente che, invece di velocizzare i disegni di legge,  li sottoponesse prima ad un “vaglio tecnico”. Dopo essersi dato tanto da fare, Casini potrebbe raccogliere assai poco.</p>
<p>Un Pierluigi Bersani vincitore delle elezioni, potrebbe ritentare l’operazione di Prodi nel 2006 quando riuscì a fare eleggere Giorgio Napolitano al Quirinale con i soli voti del centrosinistra. Adesso <strong>Bersani potrebbe lanciare Massimo D’Alema</strong>, cui deve la conquista della Segreteria del partito, <strong>o Romano Prodi</strong>, per garantirsi l’appoggio di tutte le componenti del Pd. <strong>Questa strategia passa per un contenimento del partito di Monti-Casini-Fini</strong> e sembra prevalere poiché Bersani ha detto: “Chi non vota Pd aiuta Berlusconi”, che equivale alla linea scelta da Berlusconi: “Il mio rivale è Bersani”. <strong>Ha rincarato la dose Franceschini</strong> che, commentando le aperture di Monti sulla riduzione delle tasse, ha detto: “Non si risponde al pifferaio (così Monti aveva definito Berlusconi, rinunziando con palese sforzo al linguaggio tecnico – ndr) suonando il piffero”. Poi, rivolgendosi direttamente a Monti, ha aggiunto con freddezza: “Forse si fa prendere la mano da un’avventura in politica che non conosce. Gli consiglio un po’ di prudenza” (da <em>la Repubblica</em> del 16 gennaio). Ovviamente <strong>Monti non ci sta ad essere schiacciato dalla logica bipolare Bersani-Berlusconi</strong>: “Il voto utile sono io”, ha detto, spiegando: “Non esiste un voto di serie A o di serie B, ci dispiace che il segretario democratico usi questo vecchio modo di considerare gli elettori”. Casini – che si sente un po’ isolato – ha detto che “Bersani e Berlusconi sono parallelamente d’accordo”.</p>
<p>Bersani non crede alla rimonta di Berlusconi. Per questo vuole contenere al massimo il “centro” di Monti e Casini e apre anche ad Ingroia, seguendo la vecchia tattica di <strong>non avere nemici a sinistra</strong>. Ma è costretto a pensare fin da ora alla battaglia per il Quirinale poiché <strong>spetterà al nuovo Capo dello Stato “proteggere” la vittoria del centrosinistra</strong>. Sembra evidente che Berlusconi, che comunque disporrà di un buon pacchetto di voti nel Parlamento riunito in seduta comune dal 15 aprile per eleggere il successore di Napolitano, preferirebbe un candidato sufficientemente lontano dal Pd, come potrebbe essere Giuliano Amato che, dati i suoi precedenti, non avrebbe scrupoli a prendere decisioni forti se la situazione politica, ed eventualmente anche economica, dovesse precipitare. Potrebbe spingere per una riedizione della “grande coalizione”, che declasserebbe la vittoria elettorale del Pd. Ma poi siamo sicuri che il Presidente della Repubblica italiana non sia scelto anche con la partecipazione di soggetti esterni al Parlamento?</p>
<p>Fonte GR&amp;RG</p>
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