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	<title>geopolitica &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>ROMA docet. La Politica è l&#8217;insieme di cordate d&#8217;affari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 16:26:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[alessabdro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[de mita]]></category>
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		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli /introduzione di Fabio Gallo Ecco un nuovo redazionale a cura del Prof. Alessandro Corneli, esperto in geopolitica, grazie al quale potremo ricevere un importante contributo di conoscenza. Molte volte ci siamo interrogati su questioni che nella nostra coscienza hanno prodotto quel vuoto strategico i cui effetti hanno finito per farci appartenere al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8600" aria-describedby="caption-attachment-8600" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/roma-mafia-poltrona.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-8600" alt="roma-mafia-poltrona" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/roma-mafia-poltrona.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/roma-mafia-poltrona.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/roma-mafia-poltrona-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/roma-mafia-poltrona-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8600" class="wp-caption-text">La Procura della Repubblica di Roma pone il suo orecchio nella Cupola di Roma in poltrona</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /introduzione di Fabio Gallo</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco un nuovo redazionale a cura del <strong>Prof. Alessandro Corneli,</strong> esperto in geopolitica, grazie al quale potremo ricevere un importante contributo di conoscenza. Molte volte ci siamo interrogati su questioni che nella nostra coscienza hanno prodotto quel vuoto strategico i cui effetti hanno finito per farci appartenere al partito del &#8220;non votanti&#8221;. Dunque la domanda perchè oggi possiamo riacquistare, seppur lentamente, la fiducia nella fare politica è: cos&#8217;è la politica? Per comprenderlo ci affidiamo a chi la conosce bene ma soprattutto a chi conosce cause ed effetti. Il caso Roma ci aiuta a capire cosa succede alla politica e quale sono i suoi mali. Ringraziamo il Prof. Alessandro Corneli per il suo contributo.<br />
Buona lettura!</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Lo scoperchiamento della pentola della cosiddetta “mafia romana” mi offre l’occasione per fissare alcuni punti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La questione morale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La questione morale non l’ha scoperta né inventata Enrico Berlinguer. Con il senno di poi, potremmo immaginare che, benché l’allora segretario del Pci la usasse contro la Dc per ottenere consensi elettorali, forse parlava pensando al fatto che essa riguardasse anche il proprio partito.</p>
<p style="text-align: justify;">In un’intervista a Eugenio Scalfari, pubblicata su <em>La Repubblica</em> del 28 luglio 1981, Berlinguer sollevò la questione affermando che “i partiti non fanno più politica. I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”… I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali… Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben detto, vero? Berlinguer non mancò di sottolineare la “diversità” del Pci. La sosterrebbe ancora oggi? Ma non è questo il punto. Il punto è che la sua “descrizione” dell’invasione delle istituzioni di ogni livello da parte della politica, per fare affari attraverso l’estensione della clientela (che poi porta voti), <strong>arrivava con 25 anni di ritardo dall’articolo di don Luigi Sturzo</strong>, pubblicato il 3 novembre 1946, su<em> Il Giornale d’Italia</em>, intitolato “Moralizziamo la vita pubblica”  e con vari anni di ritardo rispetto a una ventina di articoli pubblicati da Sturzo tra quella data e il 10 agosto 1959, due giorni dopo la morte avvenuta l’8 agosto: quest’ultimo articolo, postumo, aveva per titolo “Economia e moralità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua battaglia politica, specialmente quando i partiti italiani raccolsero il potere dopo la caduta del fascismo, Sturzo mise in guardia, entrando in rotta di collisione con la Dc, dall’interferenza della politica – e quindi dello Stato che opera attraverso le forze politiche – nella vita economica. Gli rispose con strafottenza Ciriaco De Mita. Lo ricorda Giovanni Palladino, figlio di Giuseppe, l’economista che fu confidente, consigliere ed esecutore testamentario di Sturzo. Il 14 febbraio 1974, allora ministro dell’Industria, De Mita disse: “Il finanziamento dei partiti è un fatto stabile, una costante della vita pubblica italiana… Improvvisamente si scopre che l’Enel ha finanziato i partiti, come se non si sapesse che questo è fra gli obblighi, diciamo così sub-istituzionali, dell’Enel”. <strong>De Mita</strong> servì su un piatto d’argento la strategia che poi Berlinguer attuò con abilità, ma soprattutto <strong>scavò la fossa alla Dc e a tutti i partiti che condividevano la teoria degli obblighi sub-istituzionali di tutte le istituzioni pubbliche</strong>. Ma De Mita aveva ragione: il saccheggio di denaro pubblico per sostenere la politica è “una costante della vita pubblica italiana”. Infatti non c’è differenza tra la Prima, la Seconda e la Terza Repubblica. Tra De Mita che ammetteva e ratificava, e Renzi che si dichiara “sconvolto”, onore al primo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La democrazia, i partiti e i soldi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Fini, su <em>Il Fatto quotidiano</em> di oggi, ha scritto: “Proprio perché basate sulla competizione fra partiti, le democrazie sono, storicamente e statisticamente, fra i regimi più corrotti del mondo. I partiti per competere hanno bisogno di soldi”. Se ha ragione chi dice che non si possono abolire le banche per evitare che ci siano le rapine in banca (e così pure le gioiellerie, le tabaccherie e quant’altro), i partiti non si possono abolire né si può abolire la democrazia. Fini conclude con una notazione significativa: “Se prima era la politica corrotta e corruttibile a dirigere le danze, adesso deve ubbidire alla criminalità cui si è strettamente intrecciata. Non solo a Roma, ma in tutte le Regioni del Paese e quindi nell’Italia intera”.</p>
<p style="text-align: justify;">È facile dire: lo Stato (inteso in senso lato di tutti i poteri pubblici) resti fuori dall’economia. Ma lo Stato gestisce dal 35 al 50% o anche più del Pil: voglio dire che il suo intervento si ramifica, anche solo a livello normativo, in tutti i settori della vita economica e ogni legge finisce inevitabilmente per favorire alcuni e sfavorire altri, pur nella sua natura di “uguale per tutti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, sul <em>Corriere della sera</em>, Giuseppe Maria Berruti accusa lo Stato inefficiente di essere all’origine della corruzione e giustamente osserva che “la logica della buona amministrazione” dovrebbe impedire che di certi fenomeni debba arrivare ad occuparsi la giustizia penale. Il punto critico è che <strong>la “buona amministrazione”, incarnata teoricamente dalla burocrazia, è stata decapitata</strong>: al posto dei suoi vertici naturali, selezionati per concorso e per merito quanto agli avanzamenti, sono stati imposti vertici politici: ministri, sottosegretari con spartizione delle deleghe (ed eventuale loro moltiplicazione), alti dirigenti di nomina politica paracadutati sulla testa delle amministrazioni, ovvero personaggi tutti inevitabilmente e necessariamente politici, che rispondono ai rispettivi partiti, e ne curano gli interessi diffusi. Non voglio dire che, senza tali vertici politici, le amministrazioni centrali e periferiche sarebbero immuni dalla tentazione della corruzione e della concussione, ma di certo quella burocrazia che volesse attenersi alle leggi e ai regolamenti (per quanto distorsivi possano essere le une e gli altri) non ha più le spalle coperte ed è costretta o ad alimentare le iniziative saltuarie della magistratura o ad opporvisi (per compiacere i politici).</p>
<p style="text-align: justify;">La proliferazione della classe politica in senso ampio ha necessariamente ridotto lo spazio della burocrazia tradizionale (e idealizzata) fatta di servitori dello Stato, cioè delle leggi, che restano indifferenti ai mutamenti politici di vertice, anche se legittimati dal voto popolare. I criteri oggettivi – come quelli del rendimento o della ricerca di soluzioni più efficienti nell’interesse dei cittadini – sono stati accantonati per fare posto ai criteri soggettivi: l’appalto si dà a chi è più vicino al partito localmente dominante, e la burocrazia obbedisce, talvolta ricavandone qualche vantaggio. Quale ufficio tecnico è così indipendente nel tracciare una nuova strada da resistere alle pressioni politiche di chi vuole che passi nelle vicinanze di… piuttosto che nelle vicinanze di…? E via moltiplicando.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Occorrerebbe restaurare il profilo del burocrate “servitore dello Stato”</strong>, garantendogli poteri, competenze e garanzie. Dallo Stato in quanto Stato bisognerebbe togliere la politica, che oggi significa potere economico. Ma che cosa resterebbe dello Stato? È ovvio che <strong>la risposta sta nella concezione che la politica ha di se stessa: non più un mezzo per la conquista (e successione gestione) del potere, ma servizio al Paese attraverso proposte alternative</strong>. È attraverso la legge – non attraverso il mercato – che si possono indurre i cittadini a destinare maggiori risorse alla scuola e alla ricerca piuttosto che al gioco d’azzardo. Ne deriva che non basta risanare sul piano umano, cioè etico e culturale al tempo stesso, la pubblica amministrazione, ma anche la magistratura, le forze di polizia, il corpo degli insegnanti, il servizio sanitario, ecc. <strong>Prendersela con una singola casta quanto tutto il Paese è un groviglio di caste ha poco senso</strong>. Se si vuole ripulire un prato, non basta limitarsi a raccogliere le siringhe; bisogna raccogliere anche le cartacce, le lattine e le bottiglie, gli escrementi, le buste di plastica, le erbacce e i detriti naturali. E poi bisogna smaltire il tutto in modo corretto e proficuo, non nasconderlo sotto il tappeto. Tutti devono aprire gli occhi perché – e questo non va dimenticato – la democrazia è di tutti. Altrimenti la democrazia resta un sepolcro imbiancato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roma docet.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quello che ci insegna il caso di Roma. Che occorre una rivoluzione integrale, dentro e fuori ciascuno di noi. Dimostra che Tangentopoli, berlusconismo e antiberlusconismo, lotta alla casta e alle corporazioni, austerità e riforme sono state operazioni di sviamento dai veri problemi italiani.</p>
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		<title>E se Beppe Grillo fosse più furbo di Matteo Renzi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2014 21:02:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli / Grillo, sulle riforme volute da Renzi, ha detto: “E’ un colpo di Stato”. Risposta di Renzi: “Grillo ha preso un colpo di sole”. E via di questo passo. Per quanto ancora durerà questa sceneggiata? Renzi ha fatto il furbo, dando a credere che prendesse sul serio la disponibilità del M5S al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8124" aria-describedby="caption-attachment-8124" style="width: 702px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/beppe-grillo-movimento-5-stelle2.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-8124" alt="Beppe Grillo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/beppe-grillo-movimento-5-stelle2.jpg" width="702" height="412" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/beppe-grillo-movimento-5-stelle2.jpg 702w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/beppe-grillo-movimento-5-stelle2-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/beppe-grillo-movimento-5-stelle2-460x270.jpg 460w" sizes="(max-width: 702px) 100vw, 702px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8124" class="wp-caption-text">Beppe Grillo</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /</p>
<p style="text-align: justify;">Grillo, sulle riforme volute da Renzi, ha detto: <strong>“E’ un colpo di Stato”</strong>. Risposta di Renzi: <strong>“Grillo ha preso un colpo di sole”</strong>. E via di questo passo. Per quanto ancora durerà questa sceneggiata?</p>
<p style="text-align: justify;">Renzi ha fatto il furbo, dando a credere che prendesse sul serio la disponibilità del M5S al dialogo sulle riforme; in realtà voleva mandare un messaggio a Berlusconi, il quale ha confermato la fedeltà al patto del Nazareno, pur avanzando qualche riserva sui contenuti delle riforme poiché non è insensibile alle molte critiche che si elevano nei loro confronti.</p>
<p style="text-align: justify;">Grillo ha fatto il furbo, dimostrando disponibilità a dialogare con Renzi sui contenuti, ma il suo obiettivo era di spingere Renzi e Berlusconi a confermare l’alleanza così da acuire il dissenso all’interno del Pd e nei partiti minori, timorosi di essere penalizzati dalla nuova elegge elettorale più che dalla riforma del Senato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi, tra i due, aveva più da perdere? Non Grillo, a cui non è costato molto dire di essere disponibile a fare le riforme con Renzi, vanificando in tal modo la linea politica adottata dal premier per le recenti elezioni europee, tutta orientata a combattere l’antieuropeismo dei grillini. È invece Renzi ad avere perso più di quanto abbia creduto di guadagnare perché non si è staccato di dosso Berlusconi. I sondaggi, per la prima volta, dopo due mesi, attribuiscono al Pd un po’ meno del 40% delle intenzioni di voto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’obiettivo di Grillo è di mettere sullo stesso piano Renzi e Berlusconi</strong>, affermando che la loro alleanza sul tema delle riforme  produce dei mostri mentre l’azione del Governo va contro tutte le promesse fatte da Renzi. Non solo Renzi non ha ottenuto nulla dall’Europa, ma tutti gli indicatori economici volgono al peggio. <strong>Il peso dell’Italia in Europa non è cresciuto</strong> nonostante gli sforzi del tecnico Monti, l’approccio moderato di Letta e il dinamismo del giovane ex sindaco di Firenze. <strong>L’Italia è sempre al paolo con i suoi problemi</strong>, ai quali si risponde nel solito modo: <strong>aumento del debito pubblico e aumento delle tasse</strong>. È vero che i magazzini delle promesse sono stracolmi, ma il prodotto si avvicina alla data di scadenza senza che sia stato consumato.</p>
<p style="text-align: justify;">“Noi non molliamo”, dice Renzi sulle riforme. E chi è contro, “boicotta”. Strana assonanza con il “Vincere, e vinceremo” e con il “Taci, il nemico ti ascolta”. In sintesi: “Boia chi molla”.</p>
<p style="text-align: justify;">E questa sarebbe politica? Sarebbe una politica rinnovata, volonterosa e con le idee chiare? Dove sono i provvedimenti rivoluzionari? Dov’è finita la priorità dell’occupazione?  Non è colpa di Renzi se l’economia non riparte poiché le cause sono tante e non solo italiane. Allora perché fare gli stessi discorsi dei suoi predecessori? Dov’è il cambiamento? “Dire bugie non paga”, affermava Fanfani. Lo ha ricordato il ministro Boschi e forse non si è resa conto che il principio poteva valere anche per il suo leader.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il Pil crescesse in funzione della quantità di twitter che Renzi scambia con amici e avversari, saremmo felici di avere un premier tecnologicamente aggiornato. Purtroppo questa “cultura tecnologica” non influenza l’economia.  Non solo: a colpi di twitter e di blog, Grillo alla fine potrebbe battere Renzi che è caduito nel tranello di rispondergli.</p>
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		<title>Il Dollaro, l&#8217;Euro, l&#8217;Oro: Cina, e Russia verso una moneta che detronizzerà il Dollaro?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2014 22:16:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziari]]></category>
		<category><![CDATA[dollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Gallo]]></category>
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					<description><![CDATA[Introduzione di Fabio Gallo &#8211; direttore editoriale Gruppo ComunicareITALIA/ Lo stato confusionale che genera l&#8217;eccesso d&#8217;informazione sempre più orizzontale e veloce non ci consente approfondimenti indispensabili, invece, per comprendere davvero come stanno le cose e dove la nostra società sta andando. Quante cose vere ci vengono propinate ogni giorno? e quante false per confondere le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8062" aria-describedby="caption-attachment-8062" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-8062" alt="crisi-finanziaria-dollaro-alesandro corneli-fabio gallo-geopolitica-gestione della conoscenza" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1.jpg" width="700" height="400" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1.jpg 700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1-300x171.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1-472x270.jpg 472w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8062" class="wp-caption-text">Il Dollaro e l&#8217;esasperazione universale</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">Introduzione di Fabio Gallo &#8211; direttore editoriale Gruppo ComunicareITALIA/</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stato confusionale che genera l&#8217;eccesso d&#8217;informazione sempre più orizzontale e veloce non ci consente approfondimenti indispensabili, invece, per comprendere davvero come stanno le cose e dove la nostra società sta andando. Quante cose vere ci vengono propinate ogni giorno? e quante false per confondere le nostre idee mentre qualcuno o qualcosa acquista i diritti della nostra Memoria, della nostra Storia, delle nostre Tradizioni? mentre qualcuno acquista le nostre terre, i nostri uliveti, i vigneti, e ora gli aranceti? Il passaggio super veloce della comunicazione analogica a quella digitale, diciamo la verità, non ci ha consentito di comprendere ancora perché ognuno di noi, da circa dieci anni, dipende dal suo telefono divenuto strumento potenzialmente interagente con l&#8217;universo della rete. Proprio lei, la Rete (internet) è la grande meretrice che mostra i suoi aspetti accademici e le sue &#8220;app&#8221; come mammelle di latte per la crescita dei nostri figli e nipoti, per nascondere, invece, un piano unico, semplice, avvilente: il controllo dell&#8217;Umanità. Allora, in questo clima abbiamo bisogno di essere guidati come bambini da chi ha una coscienza internazionale e per questo non mi stancherò mai di ringraziare uno dei più grandi analisti esperti in geopolitica, oggi viventi e di cui mi onoro sentirmi discepolo. Una speranza&#8230;, mi sia concessa.</p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli / visita anche www.grrg.eu</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, 8 luglio, potrebbe diventare una data da ricordare. Senza molta enfasi, con toni moderati, il <em>Corriere della Sera</em> ha dedicato la pagina 11 a un tema di portata globale: <strong>il ruolo del dollaro</strong>. Lo ha fatto sotto il segno della cronaca e non dell’analisi, riferendo le parole del ministro francese delle Finanze, <strong>Michel Sapin, che ha evocato la necessità di limitare l’uso del dollaro come valuta principe del commercio internazionale</strong>. Il riferimento a de Gaulle, che nel 1965, allora presidente della Repubblica, pronunziò un violento attacco contro l’egemonia della valuta americana e il suo inaudito privilegio di poter acquistare beni e servizi semplicemente stampando carta-moneta, era d’obbligo, come pure il titolo provocatorio e auto-protettivo: “Parigi alla crociata anti-dollaro”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A de Gaulle andò male</strong>. Tre anni dopo il suo attacco, lo scoppio del “maggio ‘68”, paralizzando la Francia per un mese, spazzò via le riserve auree che Parigi aveva accumulato. Altri tre anni, e nel 1971 <strong>gli Stati Uniti misero fine alla convertibilità del dollaro in oro</strong>, ponendo fine al regime dei cambi fissi. Quel regime che aveva sostenuto i “magnifici trenta” anni di straordinari progressi economici e sociali dell’Occidente, dall’inizio degli anni ’40 all’inizio degli anni ’70. Poi cominciarono le crisi petrolifere, le svalutazioni competitive e i tentativi in sede europea per mettervi riparo (serpente monetario, Sme. infine l’euro) e finalmente la globalizzazione dove ciascuno ha giocato con la massima spregiudicatezza le proprie carte <strong>sotto la regia della finanz</strong>a che, per conseguire i suoi obiettivi, cioè i massimi profitti dovunque si presentassero le migliori occasioni, <strong>ha destabilizzato l’economia reale, quella che produce beni e crea occupazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CHI USA DOLLARI CADE SOTTO LA GIURISDIZIONE DEGLI STATI UNITI</strong><br />
Il <em>Corriere</em> ha preso il coraggio forse sulla spinta del <em>Financial Time</em>s, che il giorno prima, 7 luglio, aveva scritto che le relazioni transatlantiche sono in uno stato di apatia perché la confusione e l’incomprensione stanno prendendo il sopravvento nei rapporti tra Usa ed Europa. La scintilla è scoccata con la <strong>condanna di Bnp-Paribas</strong> a pagare una multa di nove miliardi di dollari perché aveva trattato con il governo del Sudan colpevole di massacri nel Darfur e sotto embargo americano. La condanna è stata resa possibile perché la banca francese aveva fatto transazioni in dollari; non le sarebbe successo nulla se le avesse fatte in un’altra moneta. <strong>Chi usa dollari, cade quindi sotto la giurisdizione degli Stati Uniti</strong>. Ad alcuni ciò sembra eccessivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA CIA AVEVA RECLUTATO UN AGENTE DEL SERVIZIO SEGRETO TEDESCO</strong><br />
Questo episodio avrebbe spinto il ministro francese a fare dichiarazioni di stampo gollista. Solo che, oggi, la Francia conta in Europa molto meno di mezzo secolo fa. La Germania è d’accordo? Sapin ha forse approfittato anche della nuova polemica tra Berlino e Washington: <strong>si è saputo che</strong> <strong>la Cia aveva reclutato un agente del servizio segreto tedesco</strong> per avere informazioni, <strong>dopo</strong> che la Nsa aveva intercettato il telefonico di Angela Merkel e le assicurazioni di Obama alla Cancelliera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CINA E RUSSIA: TOGLIERE DAL TRONO IL DOLLARO E TROVARE UNA NUOVA MONETA<br />
L’affare è grosso, ma non è la Francia a guidarlo, bensì la Cina</strong> (con una certa intesa con la Russia). Pechino e Mosca hanno smesso di acquistare titoli di Stato americani; Pechino, inoltre, accumula oro e Shanghai ne è diventato il principale mercato. Il presidente della Banca centrale cinese da qualche anno afferma che è necessario <strong>togliere il dollaro dal trono e trovare una nuova moneta</strong>, ricavata da un cesto delle più importanti, per regolare gli scambi commerciali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GERMANIA, SOGGETTO DECISIVO<br />
Il soggetto decisivo sarà la Germania</strong>, la quale, a modo suo, ha creato per sé una situazione di privilegio con l’adozione dell’euro. In un modo molto semplice. <strong>Nel caos del regime dei cambi fluttuanti, ha imposto, con la moneta unica, il cambio fisso ai suoi partner</strong>, che sono stati obbligati a rinunziare alle svalutazioni competitive cui ricorrevano periodicamente per tenere testa alla formidabile economia germanica.  Per questo motivo la Germania continua ad essere competitiva a livello mondiale, anche se con crescente fatica, nonostante il cambio euro-dollaro sia a 1,36. A soffrirne sono altri Paesi dell’eurozona, come Francia e Italia. Quindi bisognerà attendere che anche in Germania si avverta il peso di questo cambio perché Berlino prenda posizione e scenda in campo sulla questione sollevata dal ministro francese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ITALIA: SEGNALI POSITIVI&#8230;PER I SALDI<br />
Quanto all’Italia</strong>, l’attenzione è concentrata sullo scontro verbale tra Renzi e Grillo mentre il ministro dell’Economia, Padoan, che ora presiede l’Ecofin, ripete “serenamente” che il debito italiano è tra i più sostenibili e il <strong><em>Sole 24 Ore</em></strong>, giulivo, <strong>vede “segnali positivi” in questi primi giorni di saldi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A COSA SERVE IL SERVIZIO CIVILE? A RIDURRE LA DISOCCUPAZIONE</strong><br />
Per ridurre la disoccupazione giovanile, si pensa a reintrodurre, per 100 mila ragazzi, il “servizio civile”, a poco più di 400 euro al mese, per un anno, a turno. E Napolitano si scaglia contro il bicameralismo perfetto. In vista delle elezioni per l’Anm, <strong>la Procura di Milano torna a spaccarsi</strong>, <strong>segnale inequivocabile che una “riforma della giustizia” è dietro l’angolo</strong>, ma gli slide diffusi dal ministro sono, com’era prevedibile, solo slogan conditi di buon senso e di buone speranze. Bolle di sapone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A LONDRA SI TEME UNA BOLLA FINANZIARIA<br />
A Londra, invece, si teme una nuova bolla finanziaria</strong>. Lo stesso FT, qualche settimana fa, aveva sollevato la questione del ruolo del dollaro. <span style="text-decoration: underline;">Speriamo che la grande partita non abbia bisogno, per trovare una soluzione, di un nuovo conflitto militare generalizzato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PAPA FRANCESCO MINACCIATO DI MORTE?</strong><br />
Papa Francesco, che non si stanca di condannare questa economia finanziarizzata, adesso ha avuto, secondo alcuni, una chiara minaccia dalla criminalità organizzata. Ma lui va avanti imperterrito perché, contro i guru della finanza e i padrini, crede nel <strong>“non prevalebunt”</strong>, una super-assicurazione.</p>
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