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	<title>finanziamento ai partiti &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Finanziamento ai partiti: cosa nasconde? A cura di Alessandro Corneli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Dec 2013 00:15:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[corte dei conti]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamento ai partiti]]></category>
		<category><![CDATA[raffaele de dominicis]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli/grrg.eu/ La notizia, apparsa nelle agenzie il 29 novembre, è questa: il procuratore della Corte dei Conti del Lazio, Raffaele De Dominicis, ha sollevato questione di legittimità costituzionale di tutte le leggi, a partire dal 1997, che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico dei partiti, per averlo fatto in difformità con quanto proclamato dai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 702px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/finanziamento-pubblico-partiti.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" alt="finanziamento-pubblico-partiti" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/finanziamento-pubblico-partiti.jpg" width="702" height="412" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Finanziamento Pubblico ai partiti</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli/grrg.eu/</p>
<p style="text-align: justify;">La notizia, apparsa nelle agenzie il 29 novembre, è questa: il procuratore della Corte dei Conti del Lazio, Raffaele De Dominicis, ha sollevato questione di legittimità costituzionale di tutte le leggi, a partire dal 1997, che hanno reintrodotto il finanziamento pubblico dei partiti, per averlo fatto in difformità con quanto proclamato dai cittadini con il referendum dell’aprile 1993. Da quel momento, i partiti avrebbero incassato – illegittimamente – 2,8 miliardi di euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo De Domincis, rammentando che il corpo elettorale, in occasione del referendum, “fornì una risposta decisamente negativa in relazione alla persistenza delle erogazioni di contributi statali a beneficio dei partiti politici e dei movimenti e/o gruppi ad essi collegati”, si solleva questione di legittimità giacché le disposizioni posteriori “sono da ritenersi apertamente elusive e manipolative del risultato referendario, e quindi materialmente ripristinatorie di norme abrogate”. Quindi, per la Corte dei Conti, “tutte le disposizioni impugnate, a partire dal 1997 e, via via riprodotte nel 1999, nel 2002, nel 2006 e per ultimo nel 2012, hanno ripristinato i privilegi abrogati col referendum del 1993, facendo ricorso ad artifici semantici, come il rimborso al posto del contributo; gli sgravi fiscali al posto di autentici donativi; così alimentando la sfiducia del cittadino e l’ondata disgregante dell’antipolitica”. Inoltre, la differenziazione degli importi dei rimborsi dopo il primo anno dalle elezioni “si configura arbitraria e discriminatoria perché consolida la posizione di vantaggio solo di quei partiti che hanno raggiunto la maggioranza politico-parlamentare”.</p>
<p style="text-align: justify;">La reazione istintiva a questa notizia potrebbe essere: finalmente! Ma bisogna contestualizzare, e ciò almeno in tre direzioni:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          la prima è il faticoso iter parlamentare del ddl sul finanziamento della politica che dovrebbe eliminare gradualmente il contributo pubblico, lasciando solo quello privato, che suscita le solite obiezioni perché alcuni partiti sarebbero più avvantaggiati (in genere, quelli dell’area governativa perché possono prendere decisioni gradite – o sgradite agli eventuali finanziatori)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          la seconda è la ripresa delle indagini sugli sprechi (che non è finanziamento) o sull’utilizzo dei fondi pubblici per fini diversi dall’attività politica in senso stretto (che riguarda l’uso distorto del finanziamento a fini privati)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          la terza è il persistente, forse in aumento, discredito che ricade sui partiti (i soli a beneficiare dell’iniziativa di De Dominicis è il M5S che si batte contro il finanziamento pubblico), ma in una fase in cui si cerca di accreditare un modello politico fondato sulla volontà di qualche istituzione, che prende decisioni e iniziative, imponendole ai partiti più che derivandole da essi. Messaggio: occorre ridimensionare i partiti sotto tutti gli aspetti. Per questo è funzionale anche la crescita dell’astensionismo e la polemica che inevitabilmente sarà innescata dall’iniziativa di De Domincis . Purché fili tutto liscio.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò avrebbe un aspetto razionale, di razionalizzazione del sistema politico se non fosse per il fatto che la regolamentazione dei partiti è prevista solo per alcuni aspetti formai nel ddl sul finanziamento della politica; che la disciplina dell’attività di lobby è ancora incerta; che ancora non si vede quale legge elettorale sostituirà il Porcellum; che, infine, in assenza di una riforma della Costituzione, non si conoscono i poteri dei diversi organi costituzionali. In altre parole, ci si preoccupa del chiodo con cui attaccare il quadro, della cornice, della parete cui appendere il tutto: manca solo la tela dipinta. Bisogna quindi essere cauti prima di festeggiare l’iniziativa di De Domincis.</p>
<p style="text-align: justify;">Foto: Luigi Gallo</p>
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		<title>Finanziamento ai Partiti, Governo: &#8220;Stop&#8221; ai fondi publlici</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2013/05/finanziamento-ai-partiti-governo-stop-ai-fondi-publlici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2013 19:50:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[belsito]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Letta]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamento ai partiti]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Quagliariello]]></category>
		<category><![CDATA[gooverno]]></category>
		<category><![CDATA[lusi]]></category>
		<category><![CDATA[procura reggio calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[Mentre la Procura della Repubblica di Reggio Calabria indaga su una falla di alcuni milioni di Euro relativi a rimborsi dei capi gruppo della Calabria i quali ora devono risponderne alla Magistratura, il Governo ha detto &#8220;STOP AI FONDI PUBBLICI AI PARTITI&#8221;. ANSA &#8211; Mai più casi Belsito e Lusi, quando i milioni dei rimborsi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5956" aria-describedby="caption-attachment-5956" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="enrico-letta" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/enrico-letta1.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-5956" title="enrico-letta" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/enrico-letta1.jpg" alt="Il Presidente del Consiglio Enrico Letta" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/enrico-letta1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/enrico-letta1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/enrico-letta1-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5956" class="wp-caption-text">Il Presidente del Consiglio Enrico Letta</figcaption></figure>
<p>Mentre la Procura della Repubblica di Reggio Calabria indaga su una falla di alcuni milioni di Euro relativi a rimborsi dei capi gruppo della Calabria i quali ora devono risponderne alla Magistratura, il Governo ha detto &#8220;STOP AI FONDI PUBBLICI AI PARTITI&#8221;.</p>
<p>ANSA &#8211; Mai più casi <strong>Belsito e Lusi</strong>, quando i<strong> milioni dei rimborsi ai partiti finivano nell&#8217;acquisto di diamanti o viaggi alle Bahamas.</strong> Il governo trova l&#8217;accordo politico e, la prossima settimana, approverà in consiglio dei ministri il ddl per l&#8217;abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti e per introdurre, attraverso meccanismi simili al 5&#215;1000, il sostegno alla politica da parte dei cittadini. Una risposta all&#8217;antipolitica e a <strong>Beppe Grillo</strong> che però non apprezza affatto e liquida come &#8220;un bluff&#8221; la decisione del premier <strong>Enrico Letta</strong>.<br />
Fedele all&#8217;impegno preso nel suo discorso di insediamento alle Camere, Letta accelera sulla riforma del finanziamento pubblico ai partito e, contestualmente, sulla disciplina delle lobby. E porta in cdm le linee guida del provvedimento che il ministro<strong> Gaetano Quagliariello</strong> definirà per l&#8217;ok la prossima settimana. Il governo punta ad abrogare l&#8217;attuale sistema dei rimborsi elettorali &#8211; in realtà un vero e proprio finanziamento ai partiti mascherato &#8211; e ad introdurre dei meccanismi di sgravi o di incentivi fiscali per consentire ai cittadini, in un sistema di tracciabilità delle contribuzioni, di sostenere economicamente il proprio partito. Non proprio un sistema all&#8217;americana, però, a quanto si apprende, perché nel ddl si prevederà una soglia massima per le donazioni dei privati ed un sostegno da parte dello Stato: in parte su spese rendicontate fino ad un tetto da definire ma soprattutto in termini di strutture e servizi, ad esempio spazi tv e radio, affissioni o costi di spedizione. Per accedere a queste facilitazioni il governo intende definire &#8220;procedure rigorose in materia di trasparenza degli statuti e dei bilanci dei partiti&#8221; in modo da garantire, a partire dalla Carta dei partiti alla certificazione esterna dei bilanci, la massima chiarezza e democrazia interna. E&#8217; appena finito il consiglio dei ministri che il premier sceglie, non a caso visto l&#8217;argomento così popolare, la via del tweet per comunicare l&#8217;accordo politico. Una decisione sostenuta con forza anche nella riunione del cdm dal vicepremier Angelino Alfano che ricorda che l&#8217;abrogazione &#8220;era nel nostro programma elettorale&#8221;.</p>
<p>Un sostegno del governo che ora dovrà passare le forche caudine del Parlamento, dove i sì e i no all&#8217;abrogazione attraversano trasversalmente tutte le forze politiche. Nel Pdl, ad esempio, esprime dubbi Fabrizio Cicchitto così come nel Pd, storicamente contrario ad una abrogazione totale ma favorevole ad una revisione del sistema, uno dei maggiori fan dell&#8217;apertura al finanziamento privato è Matteo Renzi. &#8220;Durante le primarie &#8211; rivendica il sindaco &#8211; eravamo solo noi a dirlo, ora vedo condivisione. Ho parlato più volte con Letta, il governo procederà spedito&#8221;. Più cauto il segretario Pd Guglielmo Epifani, che però apprezza la decisione soprattutto alla luce della crisi economica che aggiorna le priorità della finanza pubblica: &#8220;Bisogna abolire gradatamente i finanziamenti pubblici. L&#8217;importante è che si trovino finanziamenti liberi e che i partiti abbiano un ordinamento democratico&#8221;. Chi doveva esultare per l&#8217;abrogazione del finanziamento pubblico, cioé il M5S, ha invece una reazione fredda, per usare un eufemismo. Il capogruppo alla Camera Roberta Lombardi spiega che i grillini collaboreranno &#8220;per far rispettare, e non aggirare come al solito, il referendum del &#8217;93 (che abrogo&#8217; il finanziamento pubblico,ndr)&#8221;. Ma Beppe Grillo parla &#8220;dell&#8217;ennesima presa per il culo pre-elettorale del pdmenoelle&#8221;. &#8220;Comprendiamo l&#8217;irritazione dei grillini: volevano l&#8217;esclusiva e si dovranno &#8216;accontentarsi&#8217; di votare&#8221;, commenta sarcastico il ministro Giampiero D&#8217;Alia.</p>
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