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	<title>Finanze &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Berlino ci fa i conti in tasca. E spuntano consigli su una batosta sui risparmi.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 18:05:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[da Il Giornale.it &#8211; Berlino ci fa i conti in tasca. &#8220;Gli italiani facciano una patrimoniale del 20% invece di chiedere i soldi a noi&#8221;, parola di Daniel Stelter, economista tedesco. E per la sua tesi utilizza un punto caro ai sovranisti: le famiglie italiane, considerato l’alto risparmio e il basso indebitamento privato, sono più ricche di quelle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14645" aria-describedby="caption-attachment-14645" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/euro.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-14645" alt="Euro" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/euro.png" width="750" height="498" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/euro.png 750w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/euro-300x199.png 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/euro-406x270.png 406w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14645" class="wp-caption-text">Euro</figcaption></figure>
<p>da Il Giornale.it &#8211; Berlino ci fa i conti in tasca. <em>&#8220;Gli italiani facciano una patrimoniale del 20% invece di chiedere i soldi a noi&#8221;, </em>parola di <strong>Daniel Stelter</strong>, economista tedesco. E per la sua tesi utilizza un punto caro ai <strong>sovranisti</strong>: le famiglie italiane, considerato l’alto risparmio e il basso indebitamento privato, sono più ricche di quelle tedesche.</p>
<p><cite>&#8220;Un prelievo una tantum tra il 14 e il 20 per cento ridurrebbe il debito pubblico italiano a un livello inferiore di quello teutonico. E resterebbero comunque più ricchi di noi&#8221;</cite>. Ma partiamo dall’inizio.</p>
<h2>Il Recovery found</h2>
<p><strong>Olaf Scholz</strong>, ministro delle Finanze tedesco, Spd, in un&#8217;intervista fa capire in modo chiaro che il Recovery fund, il Fondo Ue per la ripresa, potrà essere attuato soltanto a precise condizioni che richiederanno tempi non brevissimi, ovvero il contrario di quanto sostiene il nostro presidente del Consiglio, <strong>Giuseppe Conte</strong>. Esiste una perfetta sintonia tra il ministro delle Finanze e la cancelliera Angela Merkel, Cdu, che durante il vertice Ue del 26 aprile aveva detto: <cite>&#8220;Se stiamo andando, verso la mobilitazione di una quantità di denaro senza precedenti, allora dobbiamo avere coerenza nei sistemi di tassazione delle società e ci serve un sentiero di convergenza: non una quantità enorme di idee diverse su come usare i nostri sistemi fiscali&#8221;</cite>.</p>
<p>Scholz e Merkel, secondo quanto ricostruito da <a href="https://www.italiaoggi.it/"><em>Italia Oggi</em></a>, mettono sotto schiaffo Paesi Ue assai diversi tra loro, comunque, tutti in difetto agli occhi di Berlino. Lo è l’<strong>Olanda</strong>, primo paradiso fiscale in Europa per le grandi imprese. E lo è l’<strong>Italia</strong>, dove il sistema tributario, a giudizio dei tedeschi, non contrasta a dovere l’evasione fiscale ed è troppo tenero nei confronti della ricchezza privata delle famiglie (9.900 miliardi), che è di gran lunga superiore al debito pubblico (2.500 miliardi). Dunque, un dito puntato soprattutto contro l’Italia che prima di chiedere solidarietà agli altri paesi <strong>Ue</strong>, farebbe bene a fare i famosi compiti a casa.</p>
<p>L’Italia sarebbe insomma costretta quanto prima a<strong> </strong>fare da sola se vorrà racimolare le risorse necessarie per la ripresa. Il che, con o senza <strong>Mes</strong>, con o senza Troika, vuol dire una cosa sola: ubbidire a Berlino e aumentare il prelievo fiscale in una precisa direzione: la <strong>patrimoniale</strong>. E su questo punto è utile fare due conti. Secondo un autorevole istituto di ricerca tedesco (Diw), il patrimonio medio (liquidi, risparmi, immobili) delle famiglie è in Germania pari a 60mila euro, mentre in altri Paesi Ue è di 100mila euro, con Italia e Spagna che hanno più del doppio. Il tutto a causa di una diversa distribuzione del risparmio privato che in Germania è maggiore per quantità totale che in Italia, ma distribuito male, tanto che il 10% delle famiglie ne possiede il 60%, mentre il 40% ha ne ha poco o nulla. Non solo: da noi l’80% delle famiglie abita in case di proprietà, contro il 44% tedesco. Dati che inducono politici e media tedeschi di centro, destra e sinistra a porre una domanda quasi ovvia, dal loro punto di vista: perché mai le nostre famiglie, che sono più povere, dovrebbero aiutare i ricchi italiani con i <strong>Recovery bond</strong>, ossia con debito comune?</p>
<h2>La tesi di Stelter</h2>
<p>Di questo ha parlato <em>Manager Magazine</em>. Un’autorevole rivista tedesca con un articolo proprio a firma del nostro Daniel Stelter. Rivela senza tanti giri di parole ciò che il governo federale di <strong>Berlino</strong> ha chiaro in mente da tempo, ma non osa ancora dire ad alta voce: l’Italia, con una <strong>patrimoniale</strong> del 14%, potrebbe ridurre il debito pubblico, pari a 2.500 miliardi, ben al di sotto dell’attuale 137% del Pil (1.800 miliardi), scendendo fino al 60%. Esattamente la quota virtuosa della Germania, in linea con Maastricht. Si tratta di una provocazione. Che però chiarisce l’impostazione tedesca di fronte a questo tema.</p>
<p>Stelter avrebbe fatto breccia nel cuore dei tedeschi. Così, dopo un primo articolo su <em>Magazine Manager</em>, ne ha scritto un altro più ampio su <em>Focus.de</em>, in cui, arriva a una conclusione: dopo il salasso di una patrimoniale tanto pesante, le famiglie italiane avrebbero ancora un patrimonio superiore rispetto a quello delle famiglie tedesche. Messaggio che avrà fatto piacere anche alla signora Merkel, convinta che l’Italia può benissimo salvarsi da sola, senza alcuna condivisione dei debiti.</p>
<p>Stelter nella sua analisi elenca altri dati interessanti. Mette a confronto l’indebitamento pubblico e quello privato (imprese e famiglie) di otto Paesi: Germania, Austria, Italia, Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio e Francia. L’<strong>Italia</strong> risulta, ovviamente, il Paese con il debito pubblico più elevato (137,3% del Pil) con la Germania nella posizione più virtuosa (61). Se però si considera il debito privato, sommando i debiti delle imprese e quelli delle famiglie, la classifica cambia totalmente. E l’Italia mostra di avere il debito privato più basso degli otto Paesi presi in esame (111% del Pil, sommando il 69% delle imprese al 41% delle famiglie), migliore perfino di quello della <strong>Germania</strong> (114% del Pil, di cui 59% imprese e 54% famiglie).</p>
<h2>Addio bond patriottici</h2>
<p><cite>&#8220;In nessun altro Paese il settore privato è così poco indebitato come in Italia. In nessun altro Paese le famiglie sono così poco indebitate e soltanto in Germania le imprese hanno meno debiti in rapporto al Pil. Quindi è ovvio chiedersi perché l’Italia non si aiuti da sola. Se il governo italiano trasferisse parte del proprio debito verso il settore privato, questo sarebbe comunque meno indebitato rispetto al settore privato della maggior parte degli altri Paesi&#8221;</cite>, spiega <strong>Stelter</strong>. Poi l’economista trova il tempo per attaccare il fronte sovranista. <cite>&#8220;Le famiglie italiane detengono direttamente appena 100 miliardi di titoli di Stato&#8221;</cite>, quasi a sottolineare la scarsa fiducia dei risparmiatori italiani nei bond del proprio Paese. Il che non depone granché a favore dei ventilati <strong>bond patriottici</strong> suggeriti da Giulio Tremonti, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. E poiché perfino alcuni critici tedeschi gli hanno fatto notare che le famiglie italiane, avendo più immobili che contanti e risparmi, potrebbero avere della difficoltà a pagare una patrimoniale così elevata, Stelter ribatte: <cite>&#8220;Gli italiani potrebbero facilmente prendere in prestito i soldi necessari per pagare le tasse, visto che il loro debito privato è molto basso&#8221;</cite>.</p>
<p>Insomma, per concludere, Berlino si permette di farci i conti in tasca. Una questione spinosa che trova, tra l’altro, il favore di vari politici nostrani tra cui <strong>Mario Monti</strong> da sempre favorevole a una <strong>patrimoniale</strong>. Magari i risparmiatori italiani avranno un’altra idea. Non considerando il fatto che, in un ciclo economico recessivo, mettere le mani in tasca ai lavoratori non sarebbe proprio il massimo. Sarebbe il colpo di grazia.</p>
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		<title>Antonio Mastrapasqua perde una poltrona e sei italiani su dieci mangiano cibo scaduto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2014 17:06:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[Redazione ILPARLAMENTARE.IT/ Antonio Mastrapasqua ha rassegnato le sue dimissioni  anche alla luce delle decisioni del Consiglio dei Ministri grazie alla quale da oggi &#8220;non si possono assumere incarichi così rilevanti senza esclusività&#8221;. Letta tira un sospiro di sollievo dicendogli &#8220;è cosa buona e giusta&#8221; e lo ringrazia per il suo impegno diligente etc., etc., etc.  Questa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Redazione ILPARLAMENTARE.IT/</p>
<figure style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/antonio-mastrapasqua-economia-finanze-2.jpg"><img decoding="async" alt="antonio-mastrapasqua-economia-finanze" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/antonio-mastrapasqua-economia-finanze-2.jpg" width="790" height="466" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Antonio Mastrapasqua rassegna le dimissioni e Letta ringrazia</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Antonio Mastrapasqua ha rassegnato le sue dimissioni  anche alla luce delle decisioni del Consiglio dei Ministri grazie alla quale da oggi &#8220;non si possono assumere incarichi così rilevanti senza esclusività&#8221;. Letta tira un sospiro di sollievo dicendogli &#8220;è cosa buona e giusta&#8221; e lo ringrazia per il suo impegno diligente etc., etc., etc.  Questa la cronaca di oggi 2 febbraio 2014. ma la realtà è un&#8217;altra e dobbiamo poter dire che Antonio Mastrapasqua (una brava persona n.d.r.) ha rappresentato e rappresenta ancora quella parte invadente di Italia che non va e che deve essere cambiata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ANTONIO MASTRAPASQUA</strong><br />
Il suo nome è diventato simbolo della &#8220;poltrona&#8221; e potrebbe diventare un marchio di quel modello di Made in Italy incline alla politica del volere tutto, ma proprio tutto. Immaginate cinquemila Mastrapasqua e di conseguenza capirete perché, di conseguenza, sei italiani su dieci sono costretti a mangiare cibo scaduto (vedi <a title="Corriere della Sera" href="http://www.corriere.it/economia/14_febbraio_01/coldiretti-cibi-scaduti-tavola-6-italiani-10-a205d83c-8b3c-11e3-bf44-9aaf223b3498.shtml " target="_blank">Corriere della Sera</a> oppure <a title="TGCOM" href="http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/2014/notizia/cibi-scaduti-ok-6-italiani-su-10_2024533.shtml" target="_blank">TG COM</a> che riportano le indagini di Coldiretti. E’ chiaro che in questo clima sarebbe naturale anche per una testata che come la nostra intende rispettare le Istituzioni, pensare: ANTONIO MASTRAPASQUA, VERGOGNATI insieme a te tutti coloro i quali ti hanno messo nella condizione di diventare il simbolo di una Italia che deve essere cancellata perché possa essere riscritta una sua pagina decente di storia dedicata al bene comune. Ma noi non lo pensiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, per dovere di cronaca, rispolveriamo qualche news dalla rete che vi riproponiamo per comprendere bene alcune storia che hanno visto protagonista Antonio Mastrapasqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Da <a href="www.beppegrillo.it" target="_blank">www.beppegrillo.it</a> &#8211; <strong>a cura di Giorgio Meletti</strong> &#8211; Nunzia C., 78 anni, vedova di Gela, due giorni fa si è uccisa gettandosi dal quarto piano poco dopo aver appreso che la sua pensione di reversibilità era stata ridotta dall’Inps da 800 a 600 euro. A Bari, il giorno di Capodanno, un pensionato di 73 anni si è buttato anche lui dal quarto piano dopo aver ricevuto la richiesta di 5 mila euro indebitamente percepiti negli anni precedenti. Un sindacalista di Bari, Franco Filieri della Cisl, protesta inascoltato contro la “vessatoria operazione dei recuperi Inps, con assurde richieste di restituzione di somme servite per provvedere alle necessità primarie della vita”. Il problema è scottante, come dimostra il verbale di una tesa riunione svoltasi lo scorso 25 novembre. Intorno al tavolo il presidente-padrone dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, il direttore generale Mauro Nori, il magistrato della Corte dei Conti delegato al controllo dell’istituto, Antonio Ferrara, e il collegio dei sindaci revisori al completo. Un consesso un po’ strano, ma l’unico possibile, visto che l’istituto previdenziale – che gestisce ogni anno centinaia di miliardi di euro e le pensioni di milioni di italiani – non ha un consiglio d’amministrazione. “Una follia – protesta Guido Abbadessa, presidente del consiglio di vigilanza sull’Inps – non può esserci tanto potere concentrato in una sola persona”. Nella riunione si discute delle nuove “modalità di gestione dei crediti derivanti da indebiti pensionistici nelle fasi antecedenti all’avviso di addebito”. Traduciamo dal burocratese. Negli assegni di pensione ci sono delle componenti (per esempio gli assegni familiari) dipendenti da eventuali altri redditi del pensionato. Perciò ogni anno chi percepisce un assegno dall’Inps deve comunicare i suoi redditi, e gli uffici verificano se per caso è venuto meno qualche diritto. Spesso si tratta di limare pensioni da fame. Mastrapasqua ha inventato una modalità severa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Antonio-Mastrapasqua.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-7461" alt="Antonio-Mastrapasqua" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Antonio-Mastrapasqua.jpg" width="500" height="503" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Antonio-Mastrapasqua.jpg 500w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Antonio-Mastrapasqua-150x150.jpg 150w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Antonio-Mastrapasqua-298x300.jpg 298w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Antonio-Mastrapasqua-268x270.jpg 268w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Antonio-Mastrapasqua-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>Una volta che gli uffici accertano che è venuto meno un diritto, e che sono state versate somme indebite, mandano una secca lettera (l’avviso di addebito) con cui si annuncia la riduzione dell’assegno mensile, e il recupero degli “indebiti pregressi” con trattenute rateali sulle mensilità future. Il pensionato non può far altro che pagare, e nel frattempo fare ricorso senza però sapere su quali dati e con quale calcolo si è arrivati alla infausta diagnosi. Con questo nuovo sistema sono state mandate 350 mila lettere ad altrettanti pensionati. Nella riunione del 25 novembre è il magistrato della Corte dei Conti a sollevare più di un’obiezione. Intanto, ricorda, prima dell’avviso di addebito una modalità più attenta servirebbe a ridurre il contenzioso. Sull’Inps gravano quasi 900 mila cause in sospeso con i pensionati. Nel 2010 se ne sono definite 318 mila, secondo la Corte dei Conti, ma in 60 mila casi è stata risolutiva la morte del pensionato, mentre in caso di sentenza sulla materia previdenziale l’Istituto perde metà delle cause. Il magistrato Ferrara fa notare a Mastrapasqua anche un altro aspetto che dovrebbe essere “maggiormente ponderato”. Se un pensionato non comunica i suoi redditi all’Inps, l’omissione comporta in automatico la perdita di certi assegni accessori. Siccome stiamo parlando di anziani, in molti casi il pensionato ha l’Alzheimer, o comunque non è in gran forma. Dice Ferrara a Mastrapasqua: “È il dipendente dell’Inps che deve provvedere alla verifica del reddito entro l’anno in corso, non è l’assicurato che deve farsene carico sempre e comunque. L’Inps non è l’Agenzia delle Entrate e quindi la pura logica di riscossione deve essere mediata dal ruolo che lo stesso Istituto ricopre come ente di tutela”. Ecco, la Corte dei Conti, custode del denaro pubblico, ricorda a Mastrapasqua che l’Inps esiste per accompagnare la vecchiaia dei nostri padri e nonni, non per vessarli come un esattore. Mastrapasqua va dritto come un treno: pur assicurando attenzione “alle osservazioni del Magistrato”, conferma che farà come ha deciso. Il presidente del Collegio dei sindaci, Maria Teresa Ferraro, fa un ultimo tentativo: “Discutiamone prima con i ministeri vigilanti”. Mastrapasqua chiude la discussione: il mio documento non giustifica “allarmismi di qualsivoglia natura”, dice, e va bene così. Partono le 350 mila lettere, e chi ne ha la forza e la capacità fa ricorso. Magari gli uffici hanno sbagliato. Ma la cosa non interessa al presidente dell’Inps. “In tre anni che sono alla guida dei pensionati Cgil sono riuscita a vederlo solo una volta”, dice Carla Cantone, “e così non so come spiegargli che i pensionati vivono nella paura di questa lettera senza preavviso e senza possibilità di contraddittorio”. (See more at: http://<a href="http://www.roccocipriano.it/wordpress/2012/04/05/inps-inps-hurra-il-padre-padrone-dellinps-antonio-mastrapasqua-adotta-il-metodo-equitalia-di-cui-e-ovviamente-vicepresidente" target="_blank">www.roccocipriano.it/wordpress/2012/04/05/inps-inps-hurra-il-padre-padrone-dellinps-antonio-mastrapasqua-adotta-il-metodo-equitalia-di-cui-e-ovviamente-vicepresidente</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A cura di Caterina Pernicon</strong> &#8211; Anche se non ve ne siete mai accorti, il giardiniere che cura i vostri gerani potrebbe essere Antonio Mastrapasqua. Più probabilmente è l’amministratore del vostro condominio. Perché il Super direttore dell’Inps e Vice presidente di Equitalia quasi certamente gode del dono dell’ubiquità. Infatti oltre alle 25 cariche note, dalla presidenza di Idea Fimit, la più grande società immobiliare italiana (con 9,5 miliardi di patrimonio e 23 fondi), alle molteplici poltrone nei collegi sindacali, ha anche un’altra serie d’incarichi. Da oltre dieci anni (agosto 2011) Mastrapasqua è direttore dell’Ospedale israelitico di Roma, un nosocomio con tre sedi, la più importante sull’isola Tiberina di fronte al Fatebenefratelli, dove “Mr Inps” deve far quadrare i conti. Ma come troverà il tempo? Tra un’analisi del sangue e un check up cardiaco? Non solo: da giugno dello stesso anno, il Super commercialista – uomo da un milione e duecento mila euro l’anno – è anche Amministratore unico della Litorale SpA, azienda per lo sviluppo economico turistico e occupazionale del litorale laziale. Quindi, oltre ai pensionati, i cattivi pagatori, le case e le cure, Mastrapasqua si occupa anche degli stabilimenti balneari e dei loro estivi frequentatori. Ma insomma, dove lo troverà tutto questo tempo? Tra l’altro, si sa, “Mr Inps” deve il suo fisico atletico alla frequentazione del circolo Canottieri Roma. Ha proprio tutte le carte in regola per diventare l’idolo delle donne-madri-lavoratrici che un’ora per la palestra se la sognano. Il nostro Super commercialista, invece, non solo si dedica allo sport ma si occupa anche della promozione di quello per i disabili, dal suo incarico di Vice presidente vicario e membro della giunta esecutiva dell’Enpsdi (Ente nazionale promozione sportiva disabili). Carica che mantiene addirittura dal 1992, parola di curriculum ufficiale pubblicato sul sito dell’Inps e di Equitalia. Non manca poi il tempo per gli amici: con Giampaolo Letta, figlio di Gianni (il grande regista della sua carriera nella Pubblica Amministrazione), va a fare jogging. Con Paolo Garimberti, presidente della Rai, si ritrova al circolo. Infine, nei ritagli di tempo – davvero non sappiamo quali – scrive anche articoli economico finanziari, che gli sono valsi il tesserino da giornalista pubblicista. Forse, l’idea del Super Inps è nata dopo l’attenta valutazione delle potenzialità ubique del Super presidente. &#8211; See more at: <a href="http://www.roccocipriano.it/wordpress/2012/04/05/inps-inps-hurra-il-padre-padrone-dellinps-antonio-mastrapasqua-adotta-il-metodo-equitalia-di-cui-e-ovviamente-vicepresidente" target="_blank">http://www.roccocipriano.it/wordpress/2012/04/05/inps-inps-hurra-il-padre-padrone-dellinps-antonio-mastrapasqua-adotta-il-metodo-equitalia-di-cui-e-ovviamente-vicepresidente</a></p>
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		<title>Senato della Repubblica Italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 16:03:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Senato della Repubblica (spesso semplicemente Senato) è, unitamente alla Camera dei deputati, una delle due assemblee che costituiscono il Parlamento italiano. La Costituzione Italiana prevede che il Senato sia composto da 309 senatori eletti in Italia più 6 nella Circoscrizione Estero sicché il loro numero totale è di 315 membri eletti tra i cittadini [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5529" aria-describedby="caption-attachment-5529" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="senato-della-repubblica" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/senato-della-repubblica.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5529" title="senato-della-repubblica" alt="Senato della Repubblica Italiana" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/senato-della-repubblica.jpg" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/senato-della-repubblica.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/senato-della-repubblica-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/senato-della-repubblica-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5529" class="wp-caption-text">Senato della Repubblica Italiana</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Il Senato della Repubblica (spesso semplicemente Senato) è, unitamente alla Camera dei deputati, una delle due assemblee che costituiscono il Parlamento italiano. La Costituzione Italiana prevede che il Senato sia composto da 309 senatori eletti in Italia più 6 nella Circoscrizione Estero sicché il loro numero totale è di 315 membri eletti tra i cittadini italiani che abbiano compiuto i 40 anni d&#8217;età. Il parlamentare del Senato è detto senatore (abbreviato: sen.) La carica di senatore è elettiva e termina con la fine della legislatura, tuttavia fanno parte del Senato anche alcuni senatori a vita e senatori di diritto e a vita in numero variabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Sede del Senato della Repubblica è Palazzo Madama, a Roma, dove si riunisce sin dalla sua nascita (1948). In precedenza la stessa sede ospitava, dal 1871 (poco dopo lo spostamento della capitale del Regno d&#8217;Italia a Roma), il Senato del Regno; sedi precedenti del Senato del Regno furono Palazzo Madama a Torino (1861-1865) e Palazzo Vecchio a Firenze (1865-1871).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SISTEMA DI ELEZIONE DEL SENATO</strong><br />
Per l&#8217;articolo 57 della Costituzione, il Senato della Repubblica è eletto su base regionale; per l&#8217;art.58 i senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età. Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua prima stesura, la Costituzione prevedeva un numero variabile di senatori in base alla popolazione di ciascuna regione; in seguito il numero dei Senatori elettivi venne fissato a 315. Prevedeva inoltre che la durata della legislatura, a differenza della Camera, fosse di sei anni.</p>
<p style="text-align: justify;">I seggi vengono divisi tra le regioni in base alla popolazione corrispondente, prevedendo che alla Valle d&#8217;Aosta spetti 1 senatore, al Molise 2, e a ciascuna delle restanti regioni un numero non inferiore a 7. Per la Circoscrizione Estero (nella quale sono iscritti i cittadini residenti all&#8217;estero) sono riservati 6 seggi.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima legge elettorale del dopoguerra, come per la Camera dei deputati, prevedeva una ripartizione dei seggi entro ciascuna regione in senso proporzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dal 1994 era stato introdotto un nuovo sistema elettorale per la proclamazione dei senatori. È entrato in vigore, con la nuova legge elettorale, il cosiddetto periodo della Seconda Repubblica, che comportava una sostanziale abolizione del sistema proporzionale &#8220;puro&#8221; in vigore sino a quel momento. 232 senatori venivano eletti con un sistema di tipo maggioritario: in ciascuno dei 232 collegi in cui veniva diviso il territorio italiano, si presentano dei candidati (con delle liste collegate) e viene eletto chi raccoglie il maggior numero di voti. Questo sistema costituisce il fondamento del bipolarismo: generalmente, infatti, nei collegi si presenta un candidato del centrosinistra e uno del centrodestra, in aggiunta ad altri eventuali candidati di partiti minori. I restanti 83 senatori venivano eletti con un sistema di tipo proporzionale; questi seggi, già attribuiti in numero fisso alle 20 regioni italiane, venivano distribuiti tra le liste cui erano collegati i perdenti nei collegi uninominali della regione in proporzione alla somma dei voti di questi ultimi (i voti raccolti dai vincitori dei collegi non venivano conteggiati).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2005 è stata introdotta una nuova legge elettorale, che prevede una ripartizione proporzionale dei seggi all&#8217;interno delle regioni, più un premio per la lista di maggioranza relativa. Le singole liste possono coalizzarsi per raggiungere il cosiddetto premio di maggioranza: alla coalizione che risulti di maggioranza relativa all&#8217;interno di ciascuna regione viene attribuito un numero di senatori pari ad almeno il 55% a meno che non le spetti comunque una quota superiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l&#8217;attribuzione dei seggi sono previsti uno sbarramento del 20% dei voti per le coalizioni e uno dell&#8217;8% per i partiti non coalizzati (o facenti parte di coalizioni che non raggiungano il 20%). All&#8217;interno delle coalizioni i voti sono ripartiti tra le liste aventi raggiunto almeno il 3% dei voti. Tali sbarramenti sono solo teorici, in quanto l&#8217;esiguo numero di seggi per ciascuna circoscrizione pone di fatto il limite per l&#8217;accesso alla rappresentanza ben più in alto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I SENATORI A VITA</strong><br />
Diventano &#8220;senatori di diritto e a vita&#8221;, per il primo comma dell&#8217;art. 59 della Costituzione, tutti i presidenti della Repubblica Italiana, una volta terminato il proprio mandato, salvo possibile rinuncia, prevista dallo stesso comma. Il presidente della Repubblica, per il secondo comma dell&#8217;articolo medesimo, può individuare e nominare &#8220;senatore a vita&#8221; personalità che hanno reso lustro alla Nazione per altissimi meriti nei campi sociale, scientifico, artistico e letterario. Queste personalità non possono superare il numero di cinque sebbene alcuni presidenti della Repubblica abbiano interpretato tale norma nel senso che ciascuno di essi potesse nominarne sino a cinque.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GLI ORGANI PARLAMENTARI</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Il Consiglio di Presidenza</strong></span><br />
Il Consiglio di Presidenza costituisce il vertice amministrativo del Senato. È composto dal presidente, che lo presiede, e da:</p>
<p style="text-align: justify;">Vicepresidenti<br />
Questori<br />
Segretari</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #800000;">Il Collegio dei Questori<br />
</span></strong>I tre senatori questori sovrintendono collegialmente al buon andamento dell&#8217;Amministrazione, al cerimoniale, al mantenimento dell&#8217;ordine e alla sicurezza delle sedi del Senato, secondo le disposizioni del presidente. Essi compongono altresì il Collegio dei Questori.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>I Gruppi Parlamentari</strong></span><br />
I senatori si organizzano in gruppi parlamentari a seconda dello schieramento politico di appartenenza. È previsto un gruppo misto per quei senatori le cui formazioni non raggiungono la consistenza di almeno 10 parlamentari, e i senatori non iscritti ad alcuna componente. Tuttavia il Consiglio di Presidenza può autorizzare la costituzione di gruppi con meno di 10 iscritti, purché rappresentino un partito o un movimento organizzato nel paese che abbia presentato, con il medesimo contrassegno, in almeno 15 regioni, proprie liste di candidati alle elezioni per il Senato ed abbia ottenuto eletti in almeno tre regioni, e purché ai gruppi stessi aderiscano almeno 5 senatori (anche se eletti con diversi contrassegni).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>La Conferenza dei Capigruppo</strong></span><br />
La Conferenza dei capigruppo è presieduta dal presidente del Senato e costituita dai presidenti dei gruppi parlamentari. Il Governo è sempre informato delle riunioni della Conferenza per farvi intervenire un proprio rappresentante.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>L&#8217;Assemblea</strong></span><br />
L&#8217;Assemblea è costituita da tutti i senatori riuniti in seduta a Palazzo Madama, che organizzano il proprio lavoro secondo un calendario costituito da ordini del giorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Commissioni e Giunte<br />
</strong></span>Sono organi collegiali, costituite da senatori per attingere informazioni o indagare su indirizzi specifici.<br />
Attualmente (XVI Legislatura) operano le seguenti Commissioni permanenti:</p>
<p style="text-align: justify;">1ª Affari costituzionali<br />
2ª Giustizia<br />
3ª Affari esteri, emigrazione<br />
4ª Difesa<br />
5ª Bilancio<br />
6ª Finanze e tesoro<br />
7ª Istruzione pubblica, beni culturali<br />
8ª Lavori pubblici, comunicazioni<br />
9ª Agricoltura e produzione agroalimentare<br />
10ª Industria, commercio, turismo<br />
11ª Lavoro, previdenza sociale<br />
12ª Igiene e sanità<br />
13ª Territorio, ambiente, beni ambientali<br />
14ª Politiche dell&#8217;Unione europea</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>e le seguenti Giunte:<br />
</strong></span>Giunta per il Regolamento<br />
Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari<br />
Commissione per la biblioteca e per l&#8217;archivio storico.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Le Commissioni bicamerali</strong></span><br />
Le Commissioni bicamerali sono composte collegialmente da senatori e deputati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ELEZIONI DEL PRESIDENTE DEL SENATO<br />
</strong>All&#8217;apertura di una nuova legislatura il presidente provvisorio del Senato è il senatore più anziano. In fase di elezione del nuovo presidente i sei senatori più giovani fungono da segretari.<br />
L&#8217;elezione del presidente del Senato comporta al massimo quattro scrutini di votazioni a scrutinio segreto da effettuarsi in due giorni differenti.<br />
Nelle prime due votazioni, per essere eletti, è necessario raggiungere il quorum della maggioranza assoluta dei componenti del Senato (315 senatori più quelli a vita). Nello scrutinio seguente, che viene effettuato il giorno successivo le prime due votazioni, è necessario raggiungere la maggioranza dei voti dei presenti conteggiando anche le schede bianche. Nel caso non si sia ancora riusciti a eleggere un presidente si procede alla quarta, ed ultima votazione che consiste in un ballottaggio tra i due candidati che precedentemente hanno ottenuto più voti. Viene eletto chi riceve la maggioranza relativa dei voti; in caso di parità tra i due è eletto il più anziano.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Elezioni: &#8220;la difficile scelta del Nemico&#8221;. Attenta riflessione di Alessandro Corneli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 19:07:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli In Italia, il bipolarismo non ce l’ha fatta. Ha lasciato l’odore, che per sé non è né gradevole né sgradevole. Ma lascia tracce che emergono nella difficoltà che i partiti principali hanno mostrato nel a trovare il Nemico. Nel bipolarismo, era facile. Silvio Berlusconi ha tentato una straordinaria capriola, che avrebbe annullato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5431" aria-describedby="caption-attachment-5431" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="elezioni-vendola-bersani-di-pietro" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/elezioni-vendola-bersani-di-pietro.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5431" title="elezioni-vendola-bersani-di-pietro" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/elezioni-vendola-bersani-di-pietro.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/elezioni-vendola-bersani-di-pietro.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/elezioni-vendola-bersani-di-pietro-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/elezioni-vendola-bersani-di-pietro-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5431" class="wp-caption-text">A Vasto: Bersani tra Vendola e Di Pietro</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di <strong>Alessandro Corneli</strong></p>
<p>In Italia, il bipolarismo non ce l’ha fatta. Ha lasciato l’odore, che per sé non è né gradevole né sgradevole. Ma lascia tracce che emergono nella difficoltà che i partiti principali hanno mostrato nel a trovare il Nemico. Nel bipolarismo, era facile.</p>
<p><strong>Silvio Berlusconi</strong> ha tentato una straordinaria capriola, che avrebbe annullato la negatività che aveva accumulato nel periodo immediatamente precedente e seguente alle sue dimissioni nel novembre 2011: indurre Mario Monti ad assumere la leadership di “tutti i moderati”. Non gli è riuscita ma, essendosi più degli altri identificato nel bipolarismo, ha imboccato rapidamente la strada: <strong>il Nemico è Bersani, ultima incarnazione del Nemico di sempre, la sinistra</strong>. Poiché l’odore del bipolarismo è ancora disperso nell’aria che respiriamo, questa scelta gli sta portando risultati: i sondaggi registrano un suo recupero.</p>
<p>Pierluigi Bersani avrebbe preferito la logica bipolare. Non a caso, ha fatto di tutto per rallentare una modifica della legge elettorale: il Porcellum gli andava e gli va benissimo (come a Berlusconi). E così è andata. Aveva cominciato da lontano, dal convegno di Vasto, quando aveva stretto a sé Nichi Vendola e Antonio Di Pietro. Poi <strong>si è accorto che i due alleati toglievano voti al Pd, e allora ha dovuto fare una scelta: si è tenuto Vendola e ha lasciato Di Pietro andare alla deriva</strong>. Le dimissioni di Berlusconi, il pronto appoggio al governo tecnico, hanno consentito a Bersani di recuperare punti nei sondaggi sulle intenzioni  di voto, e questo gli ha dato coraggio fino a fargli accettare delle primarie libere in cui Matteo Renzi  gli ha dato del filo da torcere, almeno nella prima tornata. Gli sarebbe piaciuta un’intesa di non belligeranza con Monti, ma come giustificare di fronte al suo elettorato il voto del Pd a favore di tanti provvedimenti pesanti varati dal governo tecnico? La tentazione è stata forte di combattere su due fronti: contro Monti e contro Berlusconi, ma la consapevolezza di correre un grave pericolo lo ha fermato. Così, <strong>alla fine, ha dichiarato: il Nemico è Berlusconi, responsabile di tutte le difficoltà presenti e future.</strong> Un bipolarismo di ripiego, un trinceramento di sicurezza.</p>
<figure id="attachment_5433" aria-describedby="caption-attachment-5433" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="Antonio-Ingroia" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Antonio-Ingroia.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5433" title="Antonio-Ingroia" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Antonio-Ingroia.jpg" alt="Antonio Ingroia" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Antonio-Ingroia.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Antonio-Ingroia-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Antonio-Ingroia-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5433" class="wp-caption-text">Antonio Ingroia</figcaption></figure>
<p>Bersani deve però registrare il fatto che,<strong>per Vendola</strong>, suo principale alleato, <strong>il Nemico è Monti</strong>. Anche <strong>per Antonio Ingroia il Nemico è Monti</strong>. Entrambi pescano sul serbatoio dell’ala sinistra del Pd. Ma Vendola sta dentro l’alleanza, Ingroia è fuori e contro, e punta espressamente sulle contraddizioni del Pd. Pungolato dalla “grande stampa”, Bersani ha detto “no” alla patrimoniale, ma Venìdola e Ingroia la vorrebbero. L’idea bersaniana di rimodulare l’Imu avrebbe qualche possibilità se, dalla dichiarazione di principio, scendesse a qualche numero.</p>
<p>E <strong>Mario Monti</strong>? A secondo di come andranno le elezioni e di come si formerà il governo, le analisi sulla sua campagna elettorale si sprecheranno.<strong>Verrà fuori o come un genio o come un ingenuo</strong>. Intanto è già possibile dire qualcosa. Anzitutto ha fatto un po’ di vuoto intorno a sé: Passera si è defilato, o è stato costretto a defilarsi: un concorrente alla premiership in meno. Poi la Lista Monti ha attirato consensi, svuotandole, sia dall’Udc di Pierferdinando Casini (ridotto al 4%) sia da Fli di Gianfranco Fini (che oscilla intorno all’1%). <strong>Quindi Monti ha detto</strong> <strong>che</strong>, poiché il centrosinistra è “sinistra” e il centrodestra è “destra”, <strong>il futuro è lui</strong>: delle riforme, della ripresa, della riduzione delle tasse, della modifica dell’Imu, del no al redditometro (e anche del no al Quirinale). Una sfida a tutto campo, una guerra su due fronti, <strong>un ripudio netto e coerente del bipolarismo</strong>. Ma fino ad oggi i sondaggi non lo premiano: dal 12% al 15%. Che possa portare via voti a destra e a sinistra è difficile: il suo serbatoio è il circa 30% di elettori che al momento sono ancora decisi di non andare a votare. Ma ,se cambieranno idea, si sparpaglieranno, lasciando inalterati i rapporti proporzionali. Qualche battuta arrogante, qualche battuta fuori dalle righe mentre le reiterate accuse al governo “precedente” dimostrano che <strong>l’odore di bipolarismo penetra anche nelle fila montiane</strong>.</p>
<p><strong>Per Beppe Grillo</strong> non ci sono problemi: <strong>il Nemico è tutti</strong>. Non solo i partiti ma anche i sindacati, eccetto la Fiom. Il leader del Movimento 5 Stelle ha rotto un tabù: nessuno, in Italia, aveva mai attaccato le confederazioni sindacali che si sono subito ricompattate e che probabilmente si impegneranno maggiormente nella campagna elettorale. Però Grillo ha toccato un nervo scoperto del sistema-Italia. <strong>L’attacco ai sindacati gli poterà il consenso</strong> di chi pensa che essi abbiano avuto non poche responsabilità nel declino industriale del Paese e nel ritardo con cui sono state fatte alcune riforme. Dai picchi del 16-18%, Grillo è sceso al 10-12% ma il fronte aperto sui sindacati potrebbe portargli altri consensi.</p>
<p>Infine, per quanto i partiti abbiano un po’ ripulito le liste dei candidati eliminando alcuni cosiddetti i<strong>mpresentabili</strong>, e per quanto enfatizzeranno questa operazione, <strong>la gente sa che non erano questi quattro o otto gatti ad affondare le finanze pubbliche</strong>. L’operazione potrebbe dare risultati inferiori alle aspettative o risultare controproducente.</p>
<p>Fonte GR&amp;RG</p>
<p>&nbsp;</p>
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