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	<title>Euro &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>L’Euro compie 20 anni. Adottata in 19 paesi la moneta unica è la valuta più usata nel mondo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Dec 2021 14:40:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[Il cammino verso l&#8217;unione monetaria sono iniziati nel 1988, dal primo gennaio del 2002 la valuta comune è entrata concretamente nelle tasche dei cittadini degli stati membri. Agli 11 paesi iniziali se ne sono aggiunti altri 8 nel corso degli anni. Gentiloni: &#8220;Ora unione economica e fiscale&#8221;. L’euro compie 20 anni. E, tutto sommato, in [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Il cammino verso l&#8217;unione monetaria sono iniziati nel 1988, dal primo gennaio del 2002 la valuta comune è entrata concretamente nelle tasche dei cittadini degli stati membri. Agli 11 paesi iniziali se ne sono aggiunti altri 8 nel corso degli anni. Gentiloni: &#8220;Ora unione economica e fiscale&#8221;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’euro compie 20 anni. E, tutto sommato, in questi due decenni <strong>sembra aver acquistato vigore seppur con alti e bassi</strong>. Oggi la moneta unica europea è utilizzata in 19 paesi dove abitano<strong> 350 milioni di persone</strong>. Più in generale è la valuta più utilizzata al mondo dopo il dollaro. Significa che anche paesi che non la adottano la utilizzano per gestire scambi commerciali o emettere obbligazioni denominate in euro. Fuori dagli Stati Uniti circolano dollari per un ammontare pari a <strong>13mila miliardi</strong>, fuori dai paesi euro so trovano <strong>3,4 mila miliardi di euro. </strong>“L’euro è la seconda moneta di riserva a livello mondiale e il suo peso nei mercati finanziari sta aumentando anche grazie alle emissioni di debito comune nell’ambito di Next Generation Ue. Ma per quanto possiamo essere fieri di questi successi, <strong>la casa comune dell’euro rimane incompleta</strong>. L’unione monetaria c’è: dobbiamo ora finire di<strong> costruire quella economica e fiscale.</strong> Vincere questa sfida dovrà essere la priorità per il terzo decennio della nostra moneta europea.”, ha detto oggi il commissario Ue agli Affari Economici<strong> Paolo Gentiloni</strong> in occasione del ventennale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I primi passi verso l’euro furono compiuti <strong>nel 1988</strong> quando l’allora presidente della Commissione Ue, il francese<strong> Jacques Delors</strong>, europeista e uno dei padri dell’Unione, mise in piedi un comitato ad hoc i cui lavori gettarono le basi per il <strong>trattato di Maastricht</strong>, firmato nella cittadina olandese nel <strong>1992</strong> dopo duri negoziati e che costituì le fondamenta della moneta unica europea. In particolate il trattato fissava i <strong>parametri di finanza pubblica</strong> richiesti ai paesi che avessero voluto adottare la moneta unica. Sono le famose regole del <strong>3%</strong> del Pil come soglia massima di deficit e del<strong> 60%</strong> come limite per il debito. Già all’epoca l’Italia e il Belgio eccedevano quest’ultima cifra, tuttavia visto il peso geopolitico del paese, membro fondante della Comunità europea per Roma fu disposta una deroga con l’impegno a riportare gradualmente il debito al di sotto del 60%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Francia di&nbsp;<strong>François Mitterand</strong>&nbsp;ottiene la promessa che la moneta unica diventi realtà<strong>&nbsp;non più tardi del 1999</strong>.&nbsp;<strong>La Germania,</strong>&nbsp;restia ad abbondonare il suo marco, ottiene in garanzia una&nbsp;<strong>banca centrale disegnata sul modello della Bundesbank</strong>&nbsp;tedesca con la lotta all’eccessiva&nbsp;<strong>inflazione</strong>&nbsp;come compito principale. Alla fine il passaggio all’euro, e quindi ad una moneta più debole rispetto al marco, ha avuto l’effetto di favorire la costante crescita delle esportazioni di Berlino. Vantaggio che sembra aver superato quello ottenuto dai paesi meno virtusoi in termini di minori interessi da pagare sul debito pubblico. Non mancano incidenti di percorso, come la bocciatura del Trattato e della moneta unica nel referendum indetto dalla<strong>&nbsp;Danimarca.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Bce diventa operativa nel 1998&nbsp;<strong>e il primo gennaio 1999</strong>&nbsp;viene lanciato l’euro come moneta ufficiale di 11 Paesi (Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Finlandia e Austria.&nbsp;<strong>Nel 2001 si aggancia la Grecia</strong>&nbsp;e da Atene partirà nel 2009 la crisi più grave che la moneta unica ha dovuto attraversare nei suoi primi 20 anni. Il primo gennaio 2002 vengono messe in circolazione&nbsp;<strong>le banconote e monete in euro, e ritirate le valute nazionali</strong>. Da allora si sono aggiunti alla moneta unica&nbsp;<strong>Slovenia</strong>&nbsp;(2007),<strong>&nbsp;Cipro e Malta</strong>&nbsp;(2008), Slovacchia (2009) e poi<strong>&nbsp;Estonia</strong>&nbsp;(2011), Lettonia (2014) e Lituania (2015). Alla guida della Banca centrale europea, con sede a Francoforte, e quindi dell’euro c’è oggi la francese&nbsp;<strong>Christine Lagarde</strong>. Prima di lei si sono avvicendati l’italiano&nbsp;<strong>Mario Draghi</strong>&nbsp;(2011- 2019), il francese&nbsp;<strong>Jean Claude Trichet</strong>&nbsp;(2003 – 2011) e l’olandese&nbsp;<strong>Wim Duisenberg.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte Il Fatto Quotidiano</p>
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		<title>&#8220;L’Italia deve uscire dall’euro&#8221;. Il consiglio del Nobel Stiglitz</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jul 2018 23:38:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Eugene Stiglitz]]></category>
		<category><![CDATA[premio nobel]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Italia farebbe bene a uscire dall’euro. A dirlo, questa volta, è un premio Nobel. Joseph Eugene Stiglitz, economista e saggista statunitense, Nobel per l’Economia nel 2003, non ha dubbi: &#8220;L&#8217;Eurozona ha bisogno di una riforma radicale, ma visto che questa non ci sarà a causa dell&#8217;opposizione della Germania, l&#8217;Italia farebbe bene a uscire dalla moneta unica, una mossa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_13410" aria-describedby="caption-attachment-13410" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/stiglitz-world-economic-forum-annual.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-13410" alt="stiglitz-world-economic-forum-annual" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/stiglitz-world-economic-forum-annual.jpg" width="800" height="533" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/stiglitz-world-economic-forum-annual.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/stiglitz-world-economic-forum-annual-300x199.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/stiglitz-world-economic-forum-annual-405x270.jpg 405w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-13410" class="wp-caption-text">Joseph Eugene Stiglitz, economista e saggista statunitense, Nobel per l’Economia nel 2003</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">L’<strong>Italia</strong> farebbe bene a uscire dall’<strong>euro</strong>. A dirlo, questa volta, è un premio Nobel.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Joseph Eugene Stiglitz</strong>, economista e saggista statunitense, <strong>Nobel per l’Economia nel 2003</strong>, non ha dubbi: &#8220;L&#8217;Eurozona ha bisogno di una riforma radicale, ma visto che questa non ci sarà a causa dell&#8217;opposizione della Germania, l&#8217;Italia farebbe bene a uscire dalla moneta unica, una mossa sì rischiosa ma che porterebbe vantaggi chiari, lineari e considerevoli&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il consiglio arriva, in forma scritta, sulle pagine web di <a href="https://www.politico.com/"><em>Politico</em></a>, in cui Stiglitz commenta le posizioni di Salvini e Di Maio circa la riforma, sempre più necessaria, dell’Europa che, parole sue, &#8220;ha fortemente bisogno di essere riformata&#8221;, peccato che <strong>Bruxelles</strong>, invece di attuare questi cambiamenti vitali, &#8220;abbia introdotto forti restrizioni su debiti e deficit” che rappresentano ulteriori ostacoli alla ripresa economica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L’economista a stelle e strisce punta il dito contro <strong>Berlino</strong>, che ritiene primo responsabile dell’attuale impasse europeo: &#8220;Il problema è la riluttanza della Germania che blocca ogni cambiamento&#8221; chiosa Stiglitz.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Il Giornale.it</p>
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		<title>Perimetri e parametr­i, fini e confini. Buongiorno Europa!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Mar 2017 14:46:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[paolo callari]]></category>
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					<description><![CDATA[Di Paolo Callari Mentre il piano della Commis­sione Europea sta per creare un merca­to unico dei capitali, entro il 2019, cosa che potrebbe aiutare ad affronta­re carenza di capitali propri negli investimenti della piccola e media impresa, se sposta la sua attenzione verso un mercato dei capitali integrato, che prom­uova il ricorso al capitale azionario [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/europa-a-roma.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-12086" alt="europa-a-roma" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/europa-a-roma.jpg" width="1152" height="768" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/europa-a-roma.jpg 1152w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/europa-a-roma-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/europa-a-roma-405x270.jpg 405w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/europa-a-roma-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1152px) 100vw, 1152px" /></a>Di Paolo Callari</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre il piano della <strong>Commis­sione Europea</strong> sta per creare un <strong>merca­to unico dei capitali</strong>, entro il 2019, cosa che potrebbe aiutare ad affronta­re carenza di capitali propri negli investimenti della piccola e media impresa, se sposta la sua attenzione verso un mercato dei capitali integrato, che prom­uova il ricorso al capitale azionario più che al finanziame­nto del debito, e spinga gli invest­itori istituzionali ad ass­umersi maggiori risc­hi legati all&#8217;econom­ia reale, le <strong>farneticazioni antieuropeiste</strong> contin­uano ad imperversare sulla scena internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ieri 24 Marzo, su Corriere de­lla Sera, Antonio Po­lito, guarda con sgu­ardo analitico il fatto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Grandi colossi delle piattaforme interat­tive di internet <strong>pot­rebbero fornire prod­otti vecchi in forma commerciale alterna­tiva</strong>. Automobili elettriche, a mo di esempio, ricaricabili da colon­nine di energia elet­trica ad alto numero di watt, per consentire una ricarica rapida, vendute con un piano tariffario, come oggi vengono venduti i cellulari, pagando le ricariche con un piano mensile, non di gigabyte da consumare, ma di chilometri da percorrere.</p>
<p style="text-align: justify;">L’integrazione , olt­re ogni frazionament­o, per il mercato gl­obalizzato è già avv­enuta ai tempi che Siracusa, divenendo <strong>“La Magna Grecia”</strong>, posta al <strong>centro del Mediterraneo, polo di attrazione degli scambi commerc­iali,</strong> siamo nel 734 avanti Cristo, oggi, <strong>Brexit,</strong> il naz­ionalismo<strong> racconta storie per lo meno an­acronistiche</strong> se non in controtendenza al­la osmosi naturale dei mercati globali che, rispetto ai fenomeni dello sca­mbio di uomini, se sono passeggeri pagan­ti, bene, se sono pr­ofughi che fuggono dalle guerre, muri al­ti e fili spinati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi il fenomeno del terrorismo si sa­rebbe potuto evitare all’origine stermin­ando mercenari senza patria e senza band­iera ma, a quanto pa­re, il business della guerra, alimentato dall’erigere perimetri e confini, regge alla prova di mantenere il sessanta per cento del fatturato glob­ale. Potrebbe sembrare semplicistico definire così il fenomeno del terrorismo che in­vade l’Europa ma, vi­sto così, ha la sua funzione strategica di fr­azionare un perimetro che con la sua mon­eta, <strong>l’euro, ha infr­anto il monopolio mo­ndiale del dollaro.</strong></p>
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		<title>UE gioca di anticipo: &#8220;non possiamo escludere l&#8217;uscita della Grecia dall&#8217;Euro&#8221;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2015 14:22:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
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		<category><![CDATA[grexit]]></category>
		<category><![CDATA[Jean Claude Juncker]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[Giungendo all&#8217;Eurogruppo dei ministri delle Finanze, il vicepresidente della Commissione europea, Vladis Dombrovskis ha affermato che la Grecia &#8220;se non si ricostruisce la fiducia non si può escludere&#8221; potrebbe uscire dall&#8217;Euro.  &#8220;Certamente non è il nostro obiettivo &#8211; ha messo le mani avanti il responsabile di euro e dialogo sociale &#8211; non è la nostra intenzione, ma se non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_9515" aria-describedby="caption-attachment-9515" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Vladis-Dombrovskis.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-9515" alt="Vladis-Dombrovskis" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Vladis-Dombrovskis.jpg" width="795" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Vladis-Dombrovskis.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Vladis-Dombrovskis-300x175.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Vladis-Dombrovskis-460x270.jpg 460w" sizes="(max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9515" class="wp-caption-text">Vladis-Dombrovskis</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Giungendo all&#8217;<strong>Eurogruppo</strong> dei ministri delle Finanze, il vicepresidente della Commissione europea, <strong>Vladis Dombrovskis </strong>ha affermato che la Grecia <strong>&#8220;se non si ricostruisce la fiducia non si può escludere&#8221;</strong> potrebbe uscire dall&#8217;Euro.  &#8220;Certamente non è il nostro obiettivo &#8211; ha messo le mani avanti il responsabile di euro e dialogo sociale &#8211; non è la nostra intenzione, ma se non si ricostruisce la fiducia non si può escludere&#8221;. Dopo il no al referendum in Grecia sull&#8217;ultima proposta di aiuti avanzata dall&#8217;Ue &#8211; ha affermato <strong>Vladis Dombrovskis &#8211; </strong>ora da parte di Atene &#8220;serve un pacchetto di proposte completo e esteso.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo allora &#8211; ha spiegato Dombrovskis &#8211; le democrazie dell&#8217;eurozona potranno muoversi avanti&#8221;. Anche il presidente della Commissione Ue, <strong>Jean-Claude Juncker</strong>, ha detto che <strong>bisogna fare il possibile per &#8220;evitare un&#8217;uscita della Grecia dall&#8217;Eurozona&#8221;,</strong> assicurando che &#8220;la Commissione continuerà a lavorare per far sì che si torni al tavolo negoziale e si raggiunga un accordo&#8221; fra Atene e i creditori dell&#8217;Eurozona.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Nell&#8217;Ue ci sono alcuni che in modo aperto o nascosto puntano sul &#8216;Grexit&#8217;</strong>. La mia esperienza &#8211; ha osservato il presidente della Commissione &#8211; è che le risposte troppo facili sono spesso risposte sbagliate; in Europa non esistono risposte facili, l&#8217;Europa è un tentativo continuo di trovare compromessi. Alla grande nazione greca non si deve dare l&#8217;impressione che si vuole fare uscire la Grecia dall&#8217;Eurozona e dall&#8217;Ue&#8221;. ASCA</p>
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		<title>Grecia: la lista delle riforme è arrivata all&#8217;UE e Bruxelles &#8220;buon punto di partenza&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2015 12:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Riforme]]></category>
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					<description><![CDATA[A comunicare che la lista di riforme chiesta dall&#8217;Eurogruppo al governo greco è arrivata &#8220;nella notte, ma in tempo&#8221; è la portavoce della direzione generale degli affari economici e monetari della Commissione Ue. Il piano, composto da sei pagine, è stato anticipato lunedì dal quotidiano tedesco Bild, e prevederebbe 7 miliardi di risparmi da lotta a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_8985" aria-describedby="caption-attachment-8985" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tsipras-grecia.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8985" alt="Tsipras-grecia-riforme-europa" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tsipras-grecia.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tsipras-grecia.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tsipras-grecia-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/tsipras-grecia-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8985" class="wp-caption-text">Tsipras</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">A comunicare che la lista di riforme chiesta dall&#8217;Eurogruppo al governo greco è arrivata &#8220;nella notte, ma in tempo&#8221; è la portavoce della direzione generale degli affari economici e monetari della Commissione Ue. Il piano, composto da sei pagine, è stato anticipato lunedì dal quotidiano tedesco Bild, e prevederebbe 7 miliardi di risparmi da lotta a corruzione, contrabbando, evasione fiscale, riforma della burocrazia e patrimoniale sui ricchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l&#8217;Unione europea &#8211; riporta TGCOM &#8211; la lista di Atene &#8220;è sufficientemente completa per essere un valido punto di partenza per una positiva conclusione della revisione del programma, come chiesto dall&#8217;Eurogruppo&#8221; ed &#8220;è incoraggiata dal forte impegno a combattere evasione fiscale e corruzione&#8221;. &#8220;Ulteriori specifiche &#8211; fanno sapere fonti europee &#8211; sono attese prima della fine di aprile&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avanti solo con le privatizzazioni già avviate</strong><br />
La Grecia &#8220;si impegna a non ritirare le privatizzazioni già completate e a rispettare, in base alla legge, quelle per cui è stato lanciato il bando&#8221;, ma &#8220;rivedrà quelle non ancora lanciate puntando a migliorare i benefici a lungo termine per il Governo&#8221;, scrive il governo greco nella lista di riforme.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aumento del salario minimo dopo la consultazione Ue</strong><br />
Il governo greco farà &#8220;un &#8216;phase in&#8217; di un nuovo approccio intelligente sulla contrattazione collettiva per bilanciare la flessibilità con l&#8217;equità. Questo include l&#8217;ambizione di aumentare il salario minimo&#8221; che però &#8220;sarà fatto in consultazione con le istituzioni europee&#8221;, si legge nella liste di riforme.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Revisione Iva e lotta all&#8217;evasione</strong><br />
Rivedere l&#8217;Iva perché non abbia &#8220;impatto negativo sulla giustizia sociale&#8221; ed evitare &#8220;sconti ingiustificati&#8221;. Rafforzare i concetti di &#8220;frode ed evasione&#8221;, sostituire le esenzioni con misure sociali, &#8220;assicurare che tutte le aree della società, specialmente le benestanti, contribuiscano equamente&#8221; alla spesa, si legge ancora nel piano greco all&#8217;Ue.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Meno ministeri, consulenti e benefit ai politici</strong><br />
La Grecia anche ridurrà i ministeri da 16 a 10, i consulenti e i benefit di ministri e parlamentari e avvierà una &#8220;spendig review in ogni area della spesa pubblica&#8221; per &#8220;razionalizzare&#8221; i ministeri dove la spesa non destinata a salari e pensioni &#8220;ammonta a un incredibile 56% del totale&#8221;. Rivedrà inoltre la spesa sanitaria, ma &#8220;garantendo l&#8217;accesso universale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Schaeuble presenta richiesta al Bundestag per gli aiuti ad Atene</strong><br />
Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha presentato la richiesta del governo al Bundestag, affinché i parlamentari tedeschi approvino il prolungamento del programma di aiuti. La richiesta è però condizionata all&#8217;assunzione, da parte di Atene, di impegni seri sulle riforme da affrontare e all&#8217;approvazione della lista del governo ellenico, da parte di Commissione Ue, Bce e Fmi. Il voto dovrebbe avvenire venerdì mattina.</p>
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		<title>La Grande Mistificazione: l&#8217;EUROPA e l&#8217;EURO dopo la CRISI &#8211;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2013 17:37:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
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		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli/grrg.eu/ Le notizie di oggi scacciano quelle di ieri, la memoria svanisce. I discorsi (specie dei politici) che riguardano il futuro promettono sempre qualcosa di positivo. Da oltre due anni ci si racconta – non solo in Italia –  che, dopo la fase di austerità e correzione dei conti pubblici, ci sarà la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/svalutazione-euro.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" alt="svalutazione-euro-crisi-dollaro-mistificazione finanziaria" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/svalutazione-euro.jpg" width="790" height="466" /></a><figcaption class="wp-caption-text">La Grande Mistificazione: l&#8217;Europa e l&#8217;Euro prima e dopo la Crisi</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli/grrg.eu/</p>
<p style="text-align: justify;">Le notizie di oggi scacciano quelle di ieri, la memoria svanisce. I discorsi (specie dei politici) che riguardano il futuro promettono sempre qualcosa di positivo. Da oltre due anni ci si racconta – non solo in Italia –  che, dopo la fase di austerità e correzione dei conti pubblici, ci sarà la ripresa e che ciò che vene fatto è ben fatto. Non si dimentica di aggiungere qualche variante locale. In Italia,  Monti e Letta hanno spesso ripetuto  che l’eredità che avevano ricevuto era disastrosa, dovuta a una politica (quella di Berlusconi) fatta, soprattutto a partire dal 2007-2008, cioè dopo l’inizio della grande crisi finanziaria, senza consapevolezza, negando la crisi, evitando di prendere provvedimenti seri. E poi, naturalmente, c’è la crisi stessa, per superare la quale, occorre “più Europa” anziché “meno Europa” perché l’Europa ha la ricetta giusta. In genere, ci si fida di un medico dopo avere sperimentato che le sue diagnosi e le sue terapie hanno funzionato bene, ma non ci si fida di un medico che ha sbagliato diagnosi e terapie. Per le sue passate performance, possiamo fidarci dell’Europa?</p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto il <strong>Working Paper n. 56</strong> del Centro Studi Confindustria, licenziato a <strong>dicembre 2006</strong>, quindi elaborato prima della crisi, durante il secondo governo Prodi, ex presidente della Commissione ed europeista convinto. All’epoca, presidente di Confindustria era Luca Cordero di Montezemolo. Benché, come si legge nel frontespizio, le valutazioni espresse impegnino esclusivamente i loro autori (nel caso specifico: Anna Ruocco e Ciro Rapacciuolo), la pubblicazione è pur sempre di Confindustria e del suo Centro Studi. Il tiolo: “Nessuno stimolo alla crescita dell’area dell’euro dalla politica economica? Alcune evidenze empiriche”. <strong>Il periodo esaminato va dal 2002 (anno dell’introduzione della moneta unica nelle tasche dei cittadini dell’Eurozona) al 2005, ovvero termina due anni prima dell’inizio della crisi finanziaria</strong>. Quindi nella fase ascendente ed euforica dell’introduzione della moneta unica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ricordo se questo studio ebbe qualche impatto. Bisognerebbe cercare nei giornali dell’epoca. È uno studio importante perché compilato ex ante, rispetto alla crisi, quando nessuno la intravvedeva dietro l’angolo, e non è nemmeno uno studio ex post, nel quale i dati empirici possono essere raggruppati con il senno di poi. È questo genere di lavori che bisognerebbe rispolverare di tanto in tanto, perché consentono un esame non condizionato dall’attualità e dalle relative polemiche. Esso <strong>ci consente di valutare il funzionamento (lungimiranza, mezzi, politiche) dell’Unione europea prima della crisi, onde accordarle fiducia o esprimere qualche perplessità prima di concederle maggiori poteri</strong> come essa chiede secondo una logica di accanimento terapeutico. Perché l’argomento forte “occorre più Europa” è tautologico e indimostrabile; è solo un atto di fede; meglio: è una scelta politica, che può rivelarsi disastrosa sul piano economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, bastano poche citazioni di quel testo per smantellare tutte le considerazioni che da qualche tempo vanno per la maggiore e anche per filtrare, opportunamente, certe dichiarazioni che riguardano il futuro e che sollecitano certe politiche. (Miei i grassetti all’interno delle citazioni riportate tra virgolette)</p>
<p style="text-align: justify;">L’inizio del saggio non consente interpretazioni diverse e di comodo: “Tra il 2002 e il 2005 il PIL dell’area dell’euro è cresciuto in media dell’1,2% all’anno, <strong>un ritmo di crescita molto inferiore a quello degli Stati Uniti e a quelli sperimentati in passato dal Continente</strong>… Il rallentamento dell’area dell’euro è dovuto a fattori di debolezza strutturale interni (nel mercato del lavoro, delle merci, dei servizi) aggravati dalla concorrenza sempre più agguerrita da parte dei paesi emergenti”. Osservo: l’euro non ha fatto bene alla crescita, l’ha rallentata. Oppure i fattori indicati avrebbero agito comunque e l’euro sarebbe superfluo? Oppure i calcoli sui benefici che ciascun Paese aderente ha effettuato sono stati così egoistici da elidersi? In questo caso, l’europeismo dichiarato dai sottoscrittori era pura finzione o pura illusione (come quello di chi, in Italia, pensava di poter diluire il debito pubblico nella vasca europea).</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordando che lo studio non si riferisce all’Italia ma a tutta l’Eurozona, osservo che l’elenco dei fattori di debolezza strutturale implica una rimozione del tipo: “spostate di 100 km il Monte Bianco, spianate il Massiccio Centrale, abolite i Pirenei”, e simili. Ovvero: si fa presto a dire, ma <strong>una politica seria deve essere soprattutto realistica, altrimenti è velleitaria</strong> <strong>e si traduce in una auto-assoluzione</strong> di fronte agli obiettivi mancati. Quanto alla concorrenza sempre più agguerrita da parte dei paesi emergenti, o si è (era) in grado di capire le conseguenza della globalizzazione oppure li si è immaginati come alieni extraterrestri.</p>
<p style="text-align: justify;">Aggiungo di mio i seguenti dati:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          il 2 gennaio 2002 il cambio euro/dollaro era di 1,106</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          il 2 gennaio 2003 il cambio euro/dollaro era di 0,957</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;           il 2 gennaio 2004 il cambio euro/dollaro era di 0,794</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;           il 3 gennaio 2005 il cambio euro/dollaro era di 0,740</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;           Il 24 dicembre 2013 (a titolo di confronto) era di 0,730</p>
<p style="text-align: justify;">Rilevo inoltre che l’apprezzamento sempre più deciso dell’euro nei confronti del dollaro iniziò a partire dall’ottobre 2004 quando il cambio scese al di sotto dello 0,800. Quindi, per quasi due anni, l’euro non dovette pagare il costo di una sopravvalutazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Procediamo con le citazioni: “I vincoli alle politiche di bilancio, imposti dalla normativa europea, <strong>non hanno indotto i Paesi membri a ridurre la spesa corrente al netto degli interessi</strong>, che nell’area dell’euro, tra il 1998 e il 2005, è perfino cresciuta, seppure di poco” (con due eccezioni: Austria a Germania – è ricordato in nota).  Rilevo che porre dei vincoli e non vederli rispettati può apparentemente assolvere il medico che ordina una medicina ma il malato non la prende. Ma in questo caso sbaglia il medico che non sa che il paziente non può sopportare una certa medicina. O si voleva indebolire ulteriormente chi era già debole?</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora: “A partire dal 2002, con il rallentamento dell’economia europea, <strong>la politica di bilancio non solo non ha svolto una funzione di sostegno alla crescita ma ha mancato pure l’obiettivo del risanamento</strong>”. Poiché, aggiungono gli autori, gli Stati membri sono tenuti a perseguire nel medio termine il risanamento dei conti pubblici, ma non hanno vincoli sul “come” raggiungere tale risultato, “in molti casi questo ha indotto i governi ad attuare politiche di bilancio con discreti risultati nel breve periodo rinviando però al futuro la soluzione dei problemi strutturali”. Osservo: come dire che il comandante ordine al plotone di marciare compatto per venti km ma il plotone si sbanda e ciascuno va per conto suo. Che si fa? Si rimuove il comandante.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli autori esaminano poi la politica monetaria della Bce. Non trascurando le variazioni di indirizzo nei passaggi da un presidente all’altro (da Duisenberg a Trichet), sostengono che essa, “pur senza averlo come obiettivo esplicito,<strong> ha esercitato un’azione di sostegno ciclico dell’economia</strong> europea nelle fasi depressive(2001-2005) e un’azione restrittiva nelle fasi di crescita sostenuta (1999-2001)”. Osservo: ciò vuol dire che<strong> se la Bce ha fatto bene, lo ha fatto ai margini dei suoi compiti istituzionali</strong>. Ciò può incoraggiare chi vuole dare più poteri alla Bce, ma va a critica di chi l’ha concepita male. Se l’architetto sbaglia, la costruzione crolla, prima o poi.</p>
<p style="text-align: justify;">Rilevate infine le discrasie tra politiche di bilancio e politica monetaria, gli autori concludono “che l<strong>a politica economica complessiva non ha fornito quello stimolo alla crescita nell’area che avrebbe potuto esercitare</strong>”. Osservo: in linguaggio crudo, ha fallito. E ha fallito in tempi normali, non in tempi di crisi. Possiamo fidarci?</p>
<p style="text-align: justify;">È bene precisare che gli autori non mostrano tracce di scetticismo sul processo di integrazione europea e sull’euro. Anzi: per il 2006 percepivano segnali positivi. Ma, a loro avviso, i dati empirici dimostrano che nel quadriennio 2002-2005 “le politiche di bilancio nell’area dell’euro, condizionate dal rispetto di rigidi target numerici sul deficit, <strong>non solo non hanno raggiunto l’obiettivo di risanare in modo stabile i conti pubblici, ma non hanno nemmeno perseguito un efficace sostegno della crescita nell’area</strong>, né nel lungo termine – come sarebbe negli obiettivi – né nel breve”. Ripeto: allora c’è da fidarsi?</p>
<p style="text-align: justify;">In questi ultimi anni, a crisi finanziaria esplosa, è stata accentuata la linea del rispetto di “rigidi target numerici” che, in sostanza, ha però avuto un solo obiettivo: salvare le banche attraverso l’austerity imposta ai popoli. Si può ammettere che una crisi bancaria avrebbe travolto il Continente e staremmo peggio di quanto stiamo, ma si deve anche ammettere che <strong>la politica europea pre-crisi ha fallito i suoi obiettivi</strong>. È vero che, nel dicembre 1991, quando furono fissati i parametri di Maastricht, si prevedeva a una lunga fase di crescita del 5% annuo, ma poi bisognava, non appena questo traguardo apparve irraggiungibile, correre ai ripari anziché irrigidirsi. Come tuttora si tende a fare e avendo indebolito, anche se in misura disuguale, tre delle quattro maggiori potenze economiche dell’Ue: Spagna, Italia e Francia (la prima potenza, la Germania, almeno all’apparenza non sembra essersi indebolita ma il coperchio sulle pentole delle sue banche non è stato ancora sollevato ). In ogni caso, è piena disinformazione considerare la crisi attuale come risultato macroscopico della crisi finanziaria esplosa negli Stati Uniti; bisogna invece ammettere che, prima che questa arrivasse, l’Europa era già fuori strada.</p>
<p style="text-align: justify;">Piuttosto che correre a tappare una falla dopo l’altra, e proseguire la navigazione, reprimendo ogni tentativo di ammutinamento, sarebbe più opportuno volgere la prua verso un grande cantiere navale e sottoporre il gigante a una revisione integrale, cambiando i pezzi e le regole di ciò che non ha funzionato. Forse chi sta in prima classe sente meno i contraccolpi, ma se la nave affonda, affondano tutti.</p>
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		<title>Salvare l&#8217;Italia sciogliendo l&#8217;Euro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 May 2013 17:02:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Brigitte Granville, Hans-Olaf Henkel e Stefan Kawalec Alla vigilia della guerra civile americana, Abraham Lincoln pronunciò la famosa frase &#8220;una casa divisa non può stare in piedi.&#8221; Oggi, l&#8217;Unione Europea &#8211; impegnata da decenni alla ricerca di un&#8217; &#8220;unione sempre più stretta&#8221; &#8211; deve confrontarsi con una straziante verità. La massima di Lincoln deve essere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_5972" aria-describedby="caption-attachment-5972" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="eurocrack" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eurocrack1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5972" title="eurocrack" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eurocrack1.jpg" alt="salvare l'Italia sciogliendo l'Euro" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eurocrack1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eurocrack1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eurocrack1-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5972" class="wp-caption-text">salvare l&#39;Italia sciogliendo l&#39;Euro</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Brigitte Granville, Hans-Olaf Henkel e Stefan Kawalec</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alla vigilia della guerra civile americana, <strong>Abraham Lincoln</strong> pronunciò la famosa frase &#8220;<strong>una casa divisa non può stare in piedi.&#8221;</strong> Oggi, l&#8217;Unione Europea &#8211; impegnata da decenni alla ricerca di un&#8217; <strong>&#8220;unione sempre più stretta&#8221;</strong> &#8211; deve confrontarsi con una straziante verità. La massima di Lincoln deve essere letta al contrario. <strong>Affinché l&#8217;UE possa sopravvivere, l&#8217;euro si deve sciogliere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tra il trattato di Roma del 1957 e l&#8217;Atto unico europeo, del 1986, i governi europei hanno portato avanti la più grande rivoluzione pacifica che il continente abbia mai visto nella sua lunga e travagliata storia. La creazione di una moneta unica europea avrebbe dovuto basarsi su questo notevole successo. Era supposta essere il successivo fondamentale passo verso una maggiore unità e prosperità. La crisi economica nell&#8217;Europa meridionale mostra che invece il regime dell&#8217;euro, almeno nella sua forma attuale, è diventato una minaccia mortale per entrambi questi obiettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Cipro sono intrappolati nella recessione e non possono riconquistare la competitività svalutando le loro monete. Le economie del nord della zona euro hanno dovuto partecipare a ripetuti salvataggi mettendo da parte ogni principio di finanza prudente. Un circolo vizioso di risentimento e populismo a sud e un rafforzamento del nazionalismo a nord stanno lacerando l&#8217;unione.</p>
<p style="text-align: justify;">E la crisi non è ancora finita. La Francia, la seconda economia più grande d&#8217;Europa, sta sprofondando in una grave crisi economica. Come i paesi del sud, deve riguadagnare competitività, ma come loro, essendo parte del sistema dell&#8217;euro, manca dello strumento necessario. A causa delle sue dimensioni e per il ruolo guida che ha avuto nell&#8217;evoluzione dell&#8217;UE, la Francia, come sosteniamo nella parte 2 di questo articolo, sarà fondamentale per spezzare il circolo vizioso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GAP DI COMPETITIVITA</strong>&#8216;<br />
Prima, però, che cosa è andato storto? La moneta unica europea si supponeva dovesse facilitare il funzionamento dell&#8217;economia europea. Con la fissazione del tasso di cambio nominale e l&#8217;eliminazione del rischio di cambio, l&#8217;euro avrebbe dovuto realizzare la convergenza tra le economie più forti e quelle più deboli dell&#8217;eurozona &#8211; il cosiddetto centro e periferia. Il capitale sarebbe fluito dai paesi in surplus nei conti con l&#8217;estero verso i paesi nella necessità di prendere in prestito, aumentando la produttività e la crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">La realtà è stata diversa. La moneta unica ha fissato &#8211; anzi, ha peggiorato &#8211; il divario di competitività causato dalle differenze nei tassi di inflazione e nei costi unitari del lavoro. Gli squilibri esteri sono cresciuti. Nel 1999-2011, i costi unitari del lavoro (le retribuzioni per unità di prodotto) in Grecia, Spagna, Portogallo e Francia sono aumentati rispetto alla Germania dal 19 al 26 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi meno competitivi, questo ha prodotto dei deficit delle partite correnti dal 2 al 10 per cento del prodotto interno lordo nel 2010, e un avanzo delle partite correnti in Germania del 6 per cento del PIL. Avendo escluso la possibilità di svalutare, questi squilibri possono essere affrontati solo in due modi – o con la &#8220;svalutazione interna&#8221; o attraverso trasferimenti transfrontalieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Svalutazione interna significa che i paesi in deficit cercano di riguadagnare competitività attraverso la riduzione della spesa pubblica e l&#8217;aumento della pressione fiscale, che sperano possa abbassare i prezzi e i salari in crescita. L&#8217;effetto a breve termine sarà quello di indebolire la domanda interna.</p>
<p style="text-align: justify;">A meno che non vi sia una compensazione derivante dall&#8217;aumento della domanda estera &#8211; con i paesi in surplus, in particolare la Germania, che intraprendono una politica di stimolo che aumenti un po&#8217; l&#8217;inflazione &#8211; un&#8217; &#8220;austerità&#8221; di questo tipo metterà a repentaglio la crescita economica e, quindi, le finanze pubbliche dei paesi in deficit. Tuttavia, non vi è alcuna prospettiva che la Germania &#8211; insieme agli altri paesi economicamente simili nella zona nord dell&#8217;euro &#8211; possa accettare di attuare un tale stimolo, in quanto ciò sarebbe in contrasto con la sua cultura politica ed economica. Ciò farà aumentare i dubbi sulla sostenibilità finanziaria del debito pubblico dei paesi in deficit e sulla sostenibilità politica delle loro politiche di svalutazione interna.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ESEMPIO DELLA LETTONIA</strong><br />
La Lettonia e l&#8217;Islanda dimostrano come possono essere pesanti i costi economici e sociali della svalutazione interna, rispetto ai costi di una svalutazione esterna, o del cambio. Dal 2008 al 2010, il PIL in Islanda è diminuito solo della metà (svalutazione esterna) di quanto è diminuito in Lettonia (svalutazione interna).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;occupazione è scesa del 5 per cento in Islanda contro il 17 per cento in Lettonia. I sostenitori dell&#8217;euro possono anche dire che la svalutazione interna sta cominciando a funzionare &#8211; nei paesi in crisi dell&#8217;eurozona come la Grecia i salari reali hanno iniziato a diminuire rapidamente e le riforme strutturali hanno cominciato ad aumentare la produttività. Tuttavia, non è chiaro se la tolleranza politica della Lettonia per il collasso della produzione, dell&#8217;occupazione e dei redditi può essere riprodotta anche altrove.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;alternativa principale sono i trasferimenti. I paesi in deficit possono attutire la loro contrazione con dei trasferimenti dai paesi in surplus, invece che con la svalutazione interna. Il problema è che tali trasferimenti non saranno più indolori.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima del 2008, essi hanno assunto la forma di prestiti privati transfrontalieri ai governi e alle banche, che in molti casi hanno preso in prestito i soldi offrendo immobili come garanzia. Da quando nel 2008 è scoppiata la bolla del credito, questi flussi finanziari privati sono stati sostituiti da trasferimenti dai bilanci statali, che hanno fatto lievitare i deficit di bilancio e le passività implicite dei Paesi periferici nel sistema dei pagamenti della Banca Centrale Europea (noto come Target2). Senza i trasferimenti dalla Germania e dagli altri paesi del nord, la posizione fiscale di molte economie non competitive della zona euro è diventata insostenibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali trasferimenti proverranno dal denaro dei contribuenti &#8211; fornito sia direttamente attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità, sia indirettamente attraverso le banche dei paesi creditori. (Nel caso che le banche creditrici dovessero accettare qualche forma di ristrutturazione del debito sovrano, le banche dovranno essere ricapitalizzate con denaro fornito dai contribuenti nei paesi di origine.)</p>
<p style="text-align: justify;">Questa prospettiva è dinamite politica. Quindi tali trasferimenti sono subordinati a una rigorosa disciplina di bilancio e alle riforme strutturali. Nonostante le rigide condizionalità, i contribuenti / elettori nei paesi creditori come la Germania potrebbero non adattarsi mai all&#8217;idea, creando il rischio di una reazione anti-europea. Una reazione del genere diventerebbe una certezza nel caso fin troppo probabile che le regole venissero trasgredite o messe da parte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>STAMPARE MONETA<br />
</strong>Molti governi dei paesi debitori preferirebbero avere dei trasferimenti sotto forma di denaro stampato dalla BCE &#8211; con minori, eventuali, limiti. I funzionari francesi l&#8217;hanno detto esplicitamente. Ma il meglio che possono sperare sono gli acquisti di titoli di Stato a breve termine da parte della BCE (note come outright monetary transactions). Se dovessero essere attuati, questi saranno soggetti alle stesse rigide condizioni fiscali applicate ai trasferimenti dal MES.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, le prospettive per i Paesi debitori della zona euro sono di un inasprimento fiscale implacabile e di anni di domanda carente. Ciò si tradurrà in una contrazione o, nella migliore delle ipotesi, una stagnazione della produzione e degli standard di vita. Nel frattempo, sta crescendo il sentimento anti-UE e in particolare anti-tedesco – come dimostrano le scene per le strade di Nicosia dopo la crisi di Cipro.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Stati Uniti d&#8217;Europa potrebbero salvare la situazione? Alcuni tra i primi fautori dell&#8217;euro hanno riconosciuto alla fine degli anni &#8217;90 che il progetto comportava che &#8220;l&#8217;economia doveva guidare la politica.&#8221; Essi vedevano la moneta unica come un modo per mettere il continente su un percorso irreversibile verso una piena unione politica &#8211; un obiettivo che gli elettori europei avrebbero rifiutato se gli fosse stato chiesto in maniera diretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Una maggiore mobilità del lavoro potrebbe essere uno degli elementi di questa unione. Si potrebbero immaginare le popolazioni dei paesi depressi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l&#8217;Italia, emigrare verso i paesi ricchi come la Germania e la Finlandia. In questo scenario, interi paesi potrebbero finire per somigliare a delle spopolate regioni rurali &#8211; come quelle regioni della Francia, negli anni del dopoguerra, che i giovani ben istruiti abbandonavano in massa spostandosi verso le città e lasciando dietro di sé una popolazione invecchiata, pesantemente dipendente dalle assicurazioni sociali. Le barriere linguistiche e culturali rendono comunque improbabile questa forma di aggiustamento economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece, gli appassionati dell&#8217;euro puntano le loro speranze su una unione fiscale. I trasferimenti dovrebbero prendere il posto delle migrazioni &#8211; e un nuovo quadro di responsabilità politica dovrebbe prevenire gli abusi (il cosiddetto problema del free-rider) e gestire le tensioni. Purtroppo, anche se questo sarebbe possibile, le divergenze di competitività rimarrebbero.</p>
<p style="text-align: justify;">Consideriamo i casi della Germania orientale e del sud Italia. Nella riunificazione tedesca del 1990, i salari della ex Germania orientale sono stati convertiti in marchi tedeschi 1-a-1, abbattendo in un colpo solo la competitività della Germania orientale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TRASFERIMENTI TEDESCHI<br />
</strong>In ciascuno degli anni seguenti la riunificazione, la Germania orientale ha ricevuto trasferimenti per il 4 per cento del PIL tedesco. Eppure la convergenza non c&#8217;è stata &#8211; persone giovani e istruite continuano a migrare verso la Germania occidentale. Nemmeno nel Sud Italia c&#8217;è stata convergenza, nonostante decenni di trasferimenti. La disoccupazione è il doppio di quella del Nord Italia, e il PIL privato pro capite è meno della metà.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi c&#8217;è la politica. I paesi non competitivi dell&#8217;eurozona non possono sperare di ricevere trasferimenti del valore del 25 per cento del loro PIL ogni anno, come la Germania orientale, o anche del 16 per cento del PIL, come nel sud Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa deve cedere &#8211; e dovrà essere il sistema dell&#8217;euro. Per preservare l&#8217;Unione europea, l&#8217;Unione monetaria deve essere smantellata. Il parallelo storico fin troppo rilevante è la difesa del gold standard nel periodo tra le due guerre, che arrivò quasi a distruggere la democrazia in tutto il mondo. Un solo paese può plausibilmente prendere l&#8217;iniziativa a favore di una divisione controllata del sistema dell&#8217;euro per mezzo di un&#8217;uscita comune e concordata dei paesi più competitivi. Questo paese è la Francia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta, come avremo modo di spiegare nella parte 2, il destino dell&#8217;Europa è nelle mani delle élite francesi. In linea con le sue migliori tradizioni politiche della &#8220;Fraternité&#8221;, la Francia dovrebbe promuovere una nuova strategia nel segno non del nazionalismo, ma di una solidarietà europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Una divisione del sistema dell&#8217;euro sarebbe nel migliore interesse sia della Francia che dell&#8217;Europa, perché accelerebbe il ritorno alla crescita economica dell&#8217;UE &#8211; l&#8217;unica sicura garanzia di stabilità e unità europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.bloomberg.com/news/2013-05-14/save-europe-split-the-euro.html" target="_blank">http://www.bloomberg.com/news/2013-05-14/save-europe-split-the-euro.html</a>.<br />
Traduzione: <a href="http://www.vincitorievinti.com/2013 /05/salviamo-leuropa-sciogliamo-leuro.html" target="_blank">http://www.vincitorievinti.com/2013 /05/salviamo-leuropa-sciogliamo-leuro.html</a> #. UZ8VuWQW5DQ.facebook)</p>
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		<title>Economia sommersa senza ipocrisia: parliamoci chiaro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 May 2013 16:13:15 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_5894" aria-describedby="caption-attachment-5894" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="economia3t" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/economia3t7.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5894" title="economia3t" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/economia3t7.jpg" alt="l'Economia sommersa, diffusa e senza ipocrisia" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/economia3t7.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/economia3t7-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/economia3t7-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5894" class="wp-caption-text">l&#39;Economia sommersa, diffusa e senza ipocrisia</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;"><strong>A cura di Alessandro Corneli</strong></p>
<p>Il sito online del settimanale francese <em>Le Point</em> (7-8 maggio 2013) ha pubblicato un’intervista con Eric Vernier, specialista nel campo del riciclaggio del denaro e autore di un volume appena pubblicato e intitolato<em>Techniques de blanchiment et moyens de lutte </em>(Dunod, 2013). L’intervista prende spunto da uno studio pubblicato dalla società di carte di credito Visa, secondo il quale il peso dell’economia parallela (lavoro in nero, transazioni legali non dichiarate) sarebbe diminuito in Europa dal 19% del Pil nel 2011 al 12% del Pil nel 2012 e la sua riduzione proseguirebbe anche nel 2013 nonostante la congiuntura economica negativa che spinge a moltiplicare le attività economiche non dichiarate.</p>
<p>Vernier, nell’intervista, si dichiara sbalordito dai dati forniti dallo studio del gruppo Visa, affermando che è difficile dare delle cifre esatte in un settore che per definizione è difficile da quantificare, anche se è possibile rilevare alcune tendenze. Secondo dati comunemente accettati, <strong>il lavoro nero e le transazioni non dichiarate girano intorno a 5mila miliardi di dollari all’anno in tutto il mondo</strong>. Lo studio del gruppo Visa non prende in considerazione la cifra d’affari della droga, della criminalità organizzata e del traffico di organi, che rappresentano una percentuale importante.</p>
<p>Offre poi alcuni dati relativi alla Francia, secondo i quali il 10% del Pil deriverebbe dall’economia sommersa. (<strong>In Italia è al 20% del Pil, pari a circa 350 miliardi di euro all’anno</strong>). Ma, si chiede, questo significa forse che il restante 90% è a posto? Niente affatto. Per due motivi : poiché sono troppo pochi i controllori e perché<strong> la lotta contro le frodi al fisco è decisa a livello politico</strong> : colpire più un settore e meno un altro. Inoltre, non sono solo i disoccupati e i precari a fare ricorso al lavoro nero. Ci sono pensionati che vogliono arrotondare la pensione, e lo stesso per alcuni lavoratori. <strong>Il lavoro sommerso è molto più esteso di quanto si crede</strong>. Poi ci sono le imprese che fanno ricorso al lavoro in nero, spesso con lavoratori stranieri, <em>sans papiers</em>. Accade che su 50 lavoratori, 30 siano in nero. Naturalmente lo Stato ci perde in entrate fiscali e ritenute previdenziali,<strong>ma il denaro guadagnato in nero viene speso nell’economia reale</strong> e parecchie transazioni non avverrebbero se dovessero essere dichiarate.</p>
<p>Sul dato della riduzione dell’economia sommersa, Vernier afferma che <strong>se il lavoro in nero diminuisce, è perché il lavoro nel suo complesso diminuisce</strong>. Anche l’economia parallela segue la congiuntura e non bisogna pensare a un ravvedimento di chi opera in questo modo a causa di una presa di coscienza civile. La lotta all’evasione fiscale è importante, gli annunci sono interessanti, ma è troppo presto per pronunciarsi. Possiamo riorganizzare l’amministrazione, le regole per il pagamento delle tasse e rafforzare i mezzi di lotta contro la frode, ma ci sarà sempre un limite al di sotto del quale non è possibile scendere. Sarebbe utile, ma non possibile.</p>
<p>Se questo viene detto della Francia e sulla Francia, che ha una tradizione amministrativa di efficienza alla quale l’Irtalia non si può paragonare, e se, comunque, <strong>l’economia sommersa rappresenta in tutta Europa una quota di Pil non indifferente</strong>, è solo grazie a un ripensamento generale dell’attività economica, dei sistemi fiscali, dei controlli e del ruolo dello Stato che si può pensare di ridurre il fenomeno a dimensioni accettabili, partendo anche dal principio che l’austerità non va in questa direzione.</p>
<p>Per avere un’idea della complessità del fenomeno – contro chi prospetta soluzioni facili – è opportuno riferirsi a studi sistematici, dai quali risulta che il fenomeno si presenta, con variazioni percentuali tra paesi e territori, dal punto di vista delle imprese, in modo differenziato tra:</p>
<p>&#8211;   <strong>imprese trasgressive</strong>, del tutto visibili e conformi alle principali incombenze normative, ma con una elevata propensione ad organizzare evasione ed elusione fiscale e contributiva, a forzare l’utilizzo degli strumenti di flessibilità lavorativa e l’out-sourcing, a praticare sistemi di retribuzione non conformi a quella reale;</p>
<p>&#8211;   <strong>imprese minimaliste</strong>, che rispettano al minimo i requisiti di regolarità (come iscrizione al registro ditte, posizione fiscale e previdenziale) ma utilizzano una quota degli occupati totalmente in nero, con un diffuso occultamento fiscale, con una copertura parziale, e spesso solo formale, dei diversi obblighi connaturati a una corretta attività produttiva;</p>
<p>&#8211;   <strong>imprese mimetiche</strong>, generalmente di piccole dimensioni, attorno ai 5-10 addetti, totalmente sommerse, anche grazie  al tipo di attività (servizi, edilizia) che non impone una sede visibile;</p>
<p>&#8211;   il <strong>formicaio</strong>, micro imprese o unità di lavoro individuali, con o senza partita IVA, in settori che per tipo di domanda (lavoro domestico o di cura presso famiglie) o contenuti del servizio (nuove tecnologie, attività professionali etc.) possono fruire di un elevato grado di nascondimento.</p>
<p>Dal punto di vista del mercato del lavoro, si trovano le seguenti categorie:</p>
<p>&#8211;   <strong>lavoratori regolari</strong>, che svolgono prestazioni in nero, in forma autonoma o subordinata, come seconda attività nello stesso ambito lavorativo o in diverso settore/ unità produttiva;</p>
<p>&#8211;   occupati alle dipendenze con <strong>condizioni minime di regolarità</strong>, ma con gran parte delle prestazioni non registrate sia ai fini fiscali che contributivi (straordinari, premi etc.);</p>
<p>&#8211;   lavoratori con <strong>contratti atipici o soci in cooperative di comodo</strong>, le cui forme contrattuali eludono l’effettiva condizione di occupati alle dipendenze;</p>
<p>&#8211;   dipendenti che accettano <strong>retribuzioni</strong> inferiori a quelle dichiarate;</p>
<p>&#8211;   lavoratori autonomi e professionisti <strong>irregolari</strong>;</p>
<p>&#8211;   dipendenti totalmente irregolari (<strong>non dichiarat</strong>i, con retribuzioni totalmente in nero);</p>
<p>&#8211;   <strong>immigrati irregolari</strong>.</p>
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		<title>Francia e Germania: Monti ok progressi spettacolari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 14:15:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://ilparlamentare.it/2012/02/francia-e-germania-monti-ok-progressi-spettacolari/mario_monti_2-2/" rel="attachment wp-att-3913"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-3913" title="Mario Monti" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario_Monti_21.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario_Monti_21.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario_Monti_21-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario_Monti_21-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a>La Grecia deve &#8221;seguire l&#8217;esempio&#8221; del governo italiano di Mario Monti, che ha fatto dei &#8221;progressi spettacolari&#8221; per rispondere alla crisi del debito: parola del presidente francese Nicolas Sarkozy, che insieme al cancelliere tedesco Angela Merkel lancia un forte appello ad Atene affinche&#8217; si assuma le proprie &#8221;responsabilita&#8221;&#8217; e adotti il piano di riforme chiesto dai partner europei e dal Fondo monetario internazionale (Fmi) per concedere il nuovo piano di aiuti da 130 miliardi di euro. &#8221;Insieme al cancelliere, dico che i nostri amici greci devono assumersi le loro responsabilità votando le riforme su cui si sono impegnati. Questo riguarda tutti, sia la destra sia i socialisti greci&#8221;, ha affermato Sarkozy, nel corso di una conferenza stampa congiunta a Parigi con il cancelliere tedesco Angela Merkel in occasione del consiglio dei ministri franco-tedesco.</p>
<p>&#8221;Io e la cancelliera Merkel &#8211; ha aggiunto &#8211; pensiamo che gli elementi per l&#8217;accordo non siano mai stati cosi&#8217; vicini. Sia per i creditori privati sia per i creditori pubblici. Ma ora bisogna concludere. Non avere un accordo e&#8217; per noi inimmaginabile&#8221;. Per Atene, ha proseguito il capo dell&#8217;Eliseo, &#8221;l&#8217;esempio da seguire&#8221; e&#8217; quello dell&#8217;Italia. &#8220;Stiamo vedendo il primo ministro italiano Mario Monti quale lavoro notevole stia facendo e quali progressi spettacolari stia facendo l&#8217;Italia. E&#8217; l&#8217;esempio da seguire&#8221;, ha spiegato Sarkozy, sottolineando che &#8221;i dirigenti greci si sono assunti degli impegni con l&#8217;Europa. Non c&#8217;e&#8217; scelta: il tempo stringe, devono rispettarli scrupolosamente&#8221;.</p>
<p>E ancora: &#8221;La situazione della Grecia deve essere risolta una volta per tutte&#8221;. Da parte sua, la Merkel ha detto che la Grecia deve &#8221;restare nell&#8217;euro&#8221;, ma ha lanciato un duro avvertimento alle autorita&#8217; di Atene: stop ai nuovi aiuti se non concludono l&#8217;accordo con Ue e Fmi. &#8221;Non ci puo&#8217; essere un nuovo programma&#8221; di aiuti, se la Grecia &#8221;non conclude l&#8217;accordo con la troika&#8221;, composta da Commissione Ue, Banca centrale europea e Fmi, ha avvertito la cancelliera.</p>
<p>Al termine del consiglio dei ministri franco-tedesco, Sarkozy e Merkel hanno anche auspicato che gli interessi del debito greco siano bloccati su un conto. &#8221;Sono favorevole all&#8217;idea secondo cui gli interessi del debito greco siano versati su un conto bloccato per essere sicuri che questo denaro sia disponibile in modo durevole&#8221;, ha affermato la Merkel. La Grecia si e&#8217; impegnata in un doppio negoziato, con i creditori privati, essenzialmente banche, affinche&#8217; cancellino una parte sostanziale del debito, e con la troika affinche&#8217; sblocchi un nuovo aiuto per Atene. Ue e Fmi chiedono pero&#8217; alla Grecia di concludere l&#8217;accordo con le banche e di adottare nuove misure di austerita&#8217;. Per scongiurare il default, Atene ha urgente bisogno di questo nuovo aiuto. &#8221;Non capisco molto bene che interesse ci sarebbe a far passare ancora del tempo&#8230;il tempo stringe&#8221;, ha avvertito la Merkel.</p>
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