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	<title>enrico mentana &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Mentana: PD e FI morti. Salvini piglia tutto ma M5S è nocciolo duro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Nov 2018 16:55:03 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;">1 <strong>C&#8217;è un asso pigliatutto, e si chiama Matteo Salvini.</strong> È il traino unico dello stupefacente raddoppio (virtuale) in soli otto mesi dei voti alla Lega, che già il 4 marzo aveva più che quadruplicato rispetto al 4% delle elezioni 2013. <strong>È l&#8217;interprete perfetto</strong>, per argomenti e modalità mediatiche, di pulsioni e esigenze che si sono fatte strada tra gli elettori. A ognuno di noi può piacere o al contrario inquietare, ma<strong> in sede di analisi questo è un dato di fatto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> 2 <strong>Tutto l&#8217;arco della sinistra ha perso il bandolo della matassa.</strong> Abituato a vivere al di sopra delle sue possibilità elettorali (cinque anni di governo, due presidenti della Repubblica eletti nella stessa legislatura, i principali ruoli rappresentativi tra organismi istituzionali, autorità di garanzia, imprese di interesse pubblico, guida delle Camere e delle principali commissioni parlamentari, il tutto grazie al 25% ottenuto nel voto 2013) <strong>il Pd non riesce a superare i postumi del kappaò di marzo</strong>, nè se ne avvantaggiano gli scissionisti di LeU, anzi. La netta impressione è che quei partiti non abbiano in sé gli strumenti e le energie per una severa autoanalisi e il necessario radicale cambiamento. Come se il cambio di stagione politica li avesse messi irrimediabilmente fuori corso. Anche qui, può piacere o far disperare, ma un centro-sinistra sotto il 20% e incapace di contrastare l&#8217;inerzia dei suffragi rischia di essere fuori gioco.</p>
<p style="text-align: justify;">3 <strong>Il MoVimento 5 stelle perde virtualmente quattro punti rispetto a marzo.</strong> È vero che punta a riscuotere il dividendo politico-elettorale che dovrebbe derivargli dall&#8217;introduzione del reddito di cittadinanza, ma è ancor più vero che soffre visibilmente la leadership di immagine di Salvini, ben più forte di quella di Di Maio. <strong>Il m5s ha un nocciolo duro di elettori più alto</strong> di tutte le altre forze politiche, ma l&#8217;erosione nel voto di opinione, se si confermasse a maggio, potrebbe aprire dei problemi. Ma resta il dato di fondo: non esisteva elettoralmente prima del 2013, ha esordito con il 25% e al secondo colpo ha preso il 33%. E la sua percentuale nel sondaggio, sommata a quella dell&#8217;alleato di governo, fa un totale di oltre il 63%, con pochi riscontri a livello internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"> 4 <strong>La crisi di Forza Italia appare irreversibile.</strong> Essendo un partito da tempo strutturato sul territorio, e nelle giunte di alcune regioni tra le più importanti, mantiene comunque una fetta di elettorato in <strong>un centro-destra che però è ormai egemonizzato dalla Lega.</strong> Con un fondatore e leader ultraottantenne e un delfino che è il presidente del Parlamento Europeo, non precisamente un&#8217;istituzione popolarissima in questa fase, si trova nello scomodo ruolo di sleeping partner in un&#8217;alleanza che credeva di dominare per sempre. Diverso il discorso <strong>per Fratelli d&#8217;Italia, altrettanto marginale</strong> ma almeno già dall&#8217;inizio in sintonia con le nuove linee forti della destra. La sua collocazione all&#8217;opposizione (non scelta) può giovare al partito della Meloni dal punto di vista tattico. Ma è difficile pensare a un futuro fuori dal recinto salviniano. Fonte TNews</p>
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