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	<title>Emma Bonino &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Emma Bonino: Ministro degli Esteri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 20:08:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nata a Bra nel 1948, si trasferisce molto giovane a Milano. Qui frequenta la facolta&#8217; di Lingue e Letterature straniere all&#8217;Universita&#8217; Bocconi, dove si laurea nel 1972. Entra in politica giovanissima e nel 1976, a 28 anni, viene eletta alla Camera dei Deputati con il Partito Radicale. Tre anni dopo l&#8217;arrivo alla Camera, nel 1979, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5802" aria-describedby="caption-attachment-5802" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="emma-bonino-ministro" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/emma-bonino-ministro.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-5802" title="emma-bonino-ministro" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/emma-bonino-ministro.jpg" alt="Emma Bonino - Ministro degli Esteri del Governo Letta" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/emma-bonino-ministro.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/emma-bonino-ministro-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/emma-bonino-ministro-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5802" class="wp-caption-text">Emma Bonino - Ministro degli Esteri del Governo Letta</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Nata a Bra nel 1948, si trasferisce molto giovane a Milano. Qui frequenta la facolta&#8217; di Lingue e Letterature straniere all&#8217;Universita&#8217; Bocconi, dove si laurea nel 1972.</p>
<p style="text-align: justify;">Entra in politica giovanissima e nel 1976, a 28 anni, viene eletta alla Camera dei Deputati con il Partito Radicale. Tre anni dopo l&#8217;arrivo alla Camera, nel 1979, viene eletta al Parlamento europeo. Nel 1989 diviene presidente del Partito Radicale Transnazionale, carica che ricopre fino al 1993. Da sottolineare come nel 1991 la Camera dei Deputati italiana approva una mozione a sua prima firma che impegna il governo a impedire la proliferazione delle armi convenzionali e in particolare delle mine antiuomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1993, anno in cui incontra per la prima volta il Dalai Lama, Bonino assume la carica di segretario del Partito Radicale, mentre nel 1994 e&#8217; eletta in Parlamento con il Polo delle Liberta&#8217; E&#8217; invece del gennaio 1995 la nomina a Commissario europeo per gli aiuti umanitari, la politica dei consumatori e la pesca, su indicazione del governo guidato da Silvio Berlusconi. A distanza di due giorni dall&#8217;insediamento, vola nella ex Jugoslavia, denunciando l&#8217;impotenza dell&#8217;Europa e il disinteresse dell&#8217;ONU rispetto alla cronicizzazione della guerra nei Balcani e alla pulizia etnica in corso. Bonino lascera&#8217; l&#8217;incarico di Commissario nel 1999. Nello stesso anno ha partecipato alle elezioni europee con una lista che portava il suo nome ottenendo l&#8217;8,5% dei voti e diventando la quarta forza politica nazionale. Risultato non replicato alle elezioni politiche del 2001. Dopo la debacle, si trasferisce al Cairo per poi tornare al Parlamento Europeo nel 2004.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornera&#8217; in Parlamento nel 2006 quando si candidera&#8217; con la lista della Rosa nel Pugno, un partito nato dall&#8217;unione di Radicali Italiani e Socialisti Democratici Italiani. Lo stesso anno viene nominata ministro delle Politiche Europee e del Commercio internazionale del governo Prodi II. Capolista del Partito Democratico in Piemonte alle elezioni politiche del 2008, viene eletta al Senato di cui sara&#8217; vicepresidente.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; invece del 2010 il tentativo di conquistare la Regione Lazio. Appoggiata dal Partito Radicale e dal Pd, perdera&#8217; la corsa alla Pisana contro la candidata del centrodestra, Renata Polverini. ASCA</p>
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		<title>Colle: Milena Gabanelli candidato a 5 stelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 10:13:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[È Milena Gabanelli il candidato del Movimento 5 Stelle, selezionato al termine dei due turni di &#8220;quirinarie&#8221; online. È quanto comunicato dal Movimento sulla web tv La Cosa. Gli altri candidati in ordine di preferenze ottenute sono Gino Strada, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Ferdinando Imposimato, Emma Bonino, Gian Carlo Caselli, Dario Fo, Romano Prodi. «Ci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5752" aria-describedby="caption-attachment-5752" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="milena-gabanelli" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena-gabanelli.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-5752" title="milena-gabanelli" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena-gabanelli.jpg" alt="Milena Gabanelli candidata al Quirinale dal Movimento 5 Stelle" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena-gabanelli.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena-gabanelli-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/milena-gabanelli-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5752" class="wp-caption-text">Milena Gabanelli candidata al Quirinale dal Movimento 5 Stelle</figcaption></figure>
<p>È <strong>Milena Gabanelli il candidato del Movimento 5 Stelle</strong>, selezionato al termine dei due turni di &#8220;quirinarie&#8221; online. È quanto comunicato dal Movimento sulla web tv La Cosa. Gli altri candidati in ordine di preferenze ottenute sono <strong>Gino Strada, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Ferdinando Imposimato, Emma Bonino, Gian Carlo Caselli, Dario Fo, Romano Prodi.</strong></p>
<p>«Ci pensi Bersani, ci pensi» a votare Gabanelli per il Quirinale. «Potrebbe essere un inizio? Chissà. Provi, provi a votarla. Poi vedremo» se a partire dai temi dei «rimborsi elettorali» e della«corruzione», se sarà possibile «trovare una convergenza». Beppe Grillo, insomma, sembra aprire al segretario Pd.</p>
<p>«Volevo dare un consiglio a Bersani, senza ironie, senza battute. Seriamente potrebbe essere un punto di incontro: voti la Gabanelli anche lei. Voti una signora che ha sempre fatto bene il suo lavoro. La Gabanelli è una che non ha mai fatto inciuci con Berlusconi, un miracolo di questi tempi. E poi è una signora. Sarebbe veramente un grande segnale», ha detto Grillo in un videomessaggio si rivolge al segretario del Pd, aggiungendo: «Ci pensi Bersani, ci pensi. Potrebbe essere veramente l&#8217;inizio di una, chissà, collaborazione. Provi. Provi a votarla. E cominciamo da lì. Poi vedremo: rimborsi elettorali, legge anti corruzione, incandidabilità di Berlusconi. Magari troveremo una convergenza. Se non con lei, con i giovani del Pd».</p>
<p>Poi, in serata, l&#8217;ex comico precisa: «Non c&#8217;è alcuna apertura al Pd perché i sondaggi darebbero Berlusconi in crescita: non sono valutazioni che abbiamo fatto. La legge sull&#8217;incandidabilità dell&#8217;uomo di cerà è pronta adesso il Pd dovrà votarla altrimenti ne risponderà ai propri elettori e al Paese».</p>
<p><strong>L&#8217;ex comico ha anche aperto al costituzionalista Stefano Rodotà</strong>: «La Gabanelli è una mossa vincente e straordinaria, ma Rodotà è perfetto e deve essere votato: è un altro nome spendibile benissimo dalla Sinistra». «Non sappiamo se accetteranno &#8211; ha aggiunto Grillo &#8211; ma noi proseguiremo su questa strada perché è questo il vero cambiamento che Bersani deve solo cogliere», ha concluso.</p>
<p><strong>Per Grillo, «il Movimento ha espresso un miracolo</strong>: la <strong>signora Gabanelli Presidente della Repubblica italiana</strong>. È straordinario, proprio in sintonia col Movimento. Io spero vivamente che accetti. Qualcuno &#8211; prosegue Grillo &#8211; ha detto che potrebbe diventare con la Gabanelli la Repubblica delle manette. Eh! Chissà che non sia un&#8217;idea anche quella con la quale ci potremmo togliere qualche soddisfazione».</p>
<p>Gabanelli. «<strong>Quando pensano che tu sia all&#8217;altezza di un compito così grande si può solo essere onorati, perchè è altamente gratificante»</strong>. Così Milena Gabanelli commenta con l&#8217;Ansa la scelta di M5s di proporla alla presidenza della Repubblica. Gabanelli ha detto di essere «assolutamente commossa e anche sopravvalutata». «In merito alla candidatura &#8211; ha aggiunto la giornalista &#8211; quando i proponenti mi chiederanno però risponderò. Intanto ci penserò questa notte. Ora posso dire solo che sono assolutamente commossa e anche sopravvalutata». È un premio alle sue battaglie? «Le battaglie le faccio nel campo di mia competenza, ovvero nel territorio che conosco», ha risposto.</p>
<p>Ai grillini che propongono Milena Gabanelli il Partito Democratico ricorda la necessità, prevista anche in Costituzione, di cercare un&#8217;ampia maggioranza. Fonti del Pd, infatti, su questa questione evidenziano che la Costituzione vale per tutti e prevede i 2/3 per le prime tre votazioni e dunque se ognuno arriva alla prima votazione con le proprie bandierine è difficile &#8211; sottolineano &#8211; arrivare a una candidatura ampiamente condivisa. Il Messaggero.it</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mario Monti &#8211; Presidente del Consiglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 16:10:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; Non potendo pubblicare la Biografia ufficiale del Presidente Mario Monti poichè sul sito ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in data 20 Gennaio 2012 ancora non risulta inserita, abbiamo pensato di offrirti alcuni tratti della vita del Presidente Mario Monti offerti a cura di Marco Cobianchi diPanorama.it. Ma quale Trilaterale? Ma che gruppo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_3859" aria-describedby="caption-attachment-3859" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/2012/01/mario-monti-presidente-del-consiglio/mario_monti_3/" rel="attachment wp-att-3859"><img decoding="async" class="size-full wp-image-3859" title="Mario Monti" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mario_Monti_3.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mario_Monti_3.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mario_Monti_3-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mario_Monti_3-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-3859" class="wp-caption-text">Il presidente del Consiglio Mario Monti</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non potendo pubblicare la Biografia ufficiale del Presidente Mario Monti poichè sul sito ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in data 20 Gennaio 2012 ancora non risulta inserita, abbiamo pensato di offrirti alcuni tratti della vita del Presidente Mario Monti offerti a cura di Marco Cobianchi diPanorama.it.</p>
<p>Ma quale Trilaterale? Ma che gruppo Bilderberg? Ma quale Goldman Sachs e finanza internazionale pseudomassonica… La marcia di avvicinamento di<strong>Mario Monti</strong> verso la categoria esistenziale degli «italiani più ammirati all’estero» non è lastricata dalla partecipazione a misteriosi club antidemocratici, ma da ben più prosaiche amicizie nostrane.</p>
<p>La biografia di MM è nota: a 22 anni è già laureato in economia all’Università Bocconi, subito dopo parte per Yale, dove studia con il premio Nobel <strong>James Tobin</strong>; poi torna in Italia nel 1969, in tempo, ma riesce a evitare la contestazione studentesca, a insegnare nelle Università di Trento e di Torino. Ed è qui, a Torino, che inizia la sua ascesa. Inevitabilmente entra in contatto con il mondo Fiat e, ad appena 26 anni, viene notato dai due «viceré» sabaudi, <strong>Franzo Grande Stevens </strong>e<strong>Gianluigi Gabetti</strong>, custodi dell’impero di <strong>Gianni Agnelli</strong>.</p>
<p>In quegli anni stringe amicizie importanti, tutte nell’ambito accademico: tra queste quelle di <strong>Mario Deaglio</strong>, ordinario di economia internazionale, di sua moglie <strong>Elsa Fornero</strong>, vicepresidente del consiglio di sorveglianza della Banca Intesa e docente di economia politica, e di <strong>Terenzio Cozzi</strong>, presidente dell’Associazione degli economisti italiani.</p>
<p>Le amicizie sono quelle giuste e non possono non portare all’ingresso nella corte di Agnelli che, dopo il suo rientro a Milano come docente della Bocconi, lo nomina nel consiglio d’amministrazione della Fiat nel 1988, ad appena 45 anni. L’anno dopo diventa rettore della Bocconi ed entra nei cda anche della Comit, grazie a <strong>Francesco Cingano</strong>, e delle Generali. Da tutti i cda si dimette in concomitanza con lo scoppio di Tangentopoli.</p>
<p>Il giro milanese di Monti si incentra su quel motore immobile del potere che è stato per decenni <strong>Ariberto Mignoli</strong>, scomparso nel 2003, avvocato della Mediobanca e presidente del patto di sindacato nell’istituto fondato da <strong>Enrico Cuccia</strong>. Da lì a <strong>Piergaetano Marchetti</strong> il passo è un soffio. Marchetti, presidente della Rcs, lo introduce alle colonne del <em>Corriere della sera</em>, il giornale per il quale scrive editoriali, nel 1992 raccolti in un saggio ormai introvabile: <em>Il governo dell’economia e della moneta</em> (Longanesi), uno dei pochissimi libri che portano il suo nome come autore.</p>
<p>Le amicizie, compresa quella con <strong>Romano Prodi</strong>, sono le più classiche. Un po’ meno classica è la sua dottrina economica. Non è liberista e non è keynesiano: Monti è uno dei pochissimi economisti italiani, assieme per esempio a <strong>Stefano Zamagni</strong> (non a caso è circolato il suo nome come ministro dello Sviluppo), seguace dell’<strong>economia sociale di mercato</strong>, una dottrina economica nata in Germania negli anni 40 che coniuga liberismo economico e giustizia sociale esaltando il ruolo regolatore dello stato.</p>
<p>Monti, da questo punto di vista, è «economically incorrect». Su<em>Lavoce.info</em>, influente sito d’informazione economica guidato da <strong>Tito Boeri</strong>(che ha sprezzantemente definito l’economia sociale di mercato «un metodo scientifico per socializzare le perdite e privatizzare i profitti»), non è citato praticamente mai. Idem su <em>Noisefromamerika</em>, il sito liberista dei docenti italiani negli Stati Uniti guidato da <strong>Alberto Bisin</strong>, per i quali quella teoria nemmeno esiste. Probabilmente lo pensa anche il più illustre dei suoi allievi, <strong>Alberto Alesina</strong>.</p>
<p>Le sue amicizie torinesi verosimilmente gli hanno provocato qualche imbarazzo quando assunse, su mandato del governo di <strong>Massimo D’Alema</strong>, l’incarico di commissario europeo alla Concorrenza tra il 1999 e il 2004 (nei cinque anni precedenti era stato commissario al Mercato interno su mandato del primo governo di <strong>Silvio Berlusconi</strong>). In quel ruolo doveva firmare la<strong> concessione di aiuti di stato alle imprese e la Fiat</strong>, proprio in quegli anni, incassò sussidi come non mai. Tra il 1999 e il 2002 Monti si trovò a valutare ben otto richieste di aiuti pubblici provenienti dal Lingotto. Alla fine cinque vennero accolte e tre bocciate.</p>
<p>Quelle accolte furono a vantaggio di Pomigliano d’Arco (39,6 miliardi di lire concessi nel 1999), Termoli (54 miliardi nel 1999), Mirafiori Carrozzeria (69 miliardi concessi nel 2000), Melfi (78 miliardi concessi nel 2001) e per l’Iveco di Foggia (121,6 milioni di euro concessi nel 2002). In totale, l’ex consigliere d’amministrazione della Fiat concesse qualcosa come 500 miliardi di lire dell’epoca alla sua ex azienda, mentre i tre aiuti bocciati valevano un totale di 131,6 miliardi. In quegli anni deve essersi slogato il polso a forza di firmare aiuti di stato e per un liberale come lui non deve essere stato piacevole, tanto che alla fine del mandato disse: «Bisogna autonomamente passare da un’economia assistita a un’economia competitiva».</p>
<p>Da <strong>commissario Antitrust</strong> viene soprannominato «SuperMario», anche se non mancano le sconfitte: per tre volte il giudice del Lussemburgo dà il via libera a tre fusioni tra multinazionali bocciate da Monti. Tre scivoloni nella sua carriera, che rivelano un approccio «quantitativo» al problema della concorrenza (quanto può ingrandirsi un’impresa) e meno «qualitativo» (quali sono i vantaggi dell’allargamento).</p>
<p>Nel 2004, dopo 10 anni trascorsi nelle nebbie del Belgio, MM torna alla Bocconi dove riprende gli studi sull’economia sociale di mercato che è il cuore della dottrina sociale della Chiesa: per questo è fatale che Monti abbia <strong>forti legami in Vaticano</strong>. Il suo cardinale di riferimento è sempre stato<strong> Camillo Ruini</strong>, ex presidente della Conferenza episcopale italiana. È amico anche di <strong>Ettore Gotti Tedeschi</strong>, presidente dello Ior e consulente del Papa nella stesura finale dell’ultima enciclica Caritas in veritate che Monti ha accolto, non a caso, anche come un trattato economico oltre che come un documento dottrinario.</p>
<p>Attorno a lui, nel tempo, si è creata un’aura di sacralità, tanto che i suoi interventi pubblici sono definiti goliardicamente dai suoi colleghi come «l’ostensione del sacro Monti» e il suo ufficio alla Bocconi è chiamato «il tabernacolo».</p>
<p>Cattolico, ma non buonista, MM non è antipolitico perché non ha mai fatto politica, bensì perché per lui politica e disciplina contabile sono grandezze che coincidono e assumono addirittura una prospettiva religiosa. È così perché, «impedendo ai politici di gravare con il disavanzo e il debito pubblico sulle generazioni future, rispondono a un grande principio cristiano, che è quello della solidarietà».</p>
<p>E non è europeista perché non crede nell’Italia, ma perché per lui l’obiettivo di ogni singolo paese dovrebbe essere quello di cedere sovranità politica, dopo avere ceduto quella monetaria: «<em>I passi avanti dell’Europa sono cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario</em>» ha detto in un discorso alla Bocconi all’inizio di quest’anno. Il suo orizzonte, insomma, è l’Europa e in questo è in perfetta sintonia con l’ex commissario europeo <strong>Emma Bonino</strong>, esponente dell’unico partito anticlericale italiano, i radicali.</p>
<p>Monti interpreta la crisi economica in modo inedito: è<strong> l’occasione per gli stati di diventare «migliori»</strong>. Per questo ha detto che «un giorno la crisi della Grecia sarà ricordata come il più grande successo dell’euro»; perché sarà l’euro a riportare la Grecia e l’Italia sui binari della disciplina di bilancio. E chi non ci crede mette in crisi l’euro più di quanto non abbiano fatto le scorribande di Atene e il debito pubblico italiano.</p>
<p>Per questo le sue critiche più dure, in questi ultimi anni, MM le ha riservate alla Germania, che non ha creduto nelle capacità taumaturgiche della moneta unica. «Anche l’agosto 2011 italiano, non è un altro successo dell’euro?» si è chiesto in una conferenza, riferendosi alle quattro riscritture della manovra economica fino a quando proprio l’Europa non ha accettato l’ultima, la più dura.</p>
<p>A proposito: fra Monti e il ministro dell’Economia <strong>Giulio Tremonti</strong> mai nemmeno uno sguardo, così come rapporti non proprio idilliaci legano il prof a Berlino e Parigi. Alla Germania, da commissario, ha imposto di togliere la garanzia statale esplicita sulle casse di risparmio e alla Francia ha imposto di vendere alcuni asset strategici della Alstom prima di nazionalizzarla.<strong>Angela Merkel</strong> e <strong>Nicolas Sarkozy </strong>non l’hanno presa bene, anche perché hanno provato a contraddirlo, cosa che lui non sopporta.</p>
<p>Nel 2007 chiamò <strong>Gianemilio Osculati</strong>, ex capo della McKinsey Italia, alla carica di amministratore delegato della Bocconi della quale era presidente. Due mesi dopo Osculati se ne andò. Non si è mai capito bene perché: si parlò di un litigio sul costo delle rette universitarie. Di certo si sa solo che tra i due ci fu un breve faccia a faccia. Nel tabernacolo di MM.</p>
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