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	<title>donne &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>NOI Donne: dibattito sul tema &#8220;il Senso di responsabilità. Sanità e gestione Vaccini&#8221;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2021 13:59:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
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					<description><![CDATA[Webinar interregionale del Movimento NOI dedicato alle Donne sul tema portante del &#8220;Senso di Responsabilità&#8221; nel campo della Sanità e della Gestione dei vaccini. Le Donne di Sicilia e Calabria rifletteranno sui temi scottanti che richiedono molta attenzione. &#8220;Se desideriamo che le cose vadano come devono e vorremmo abbiamo il dovere di intervenire&#8221;. Segui qui [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Webinar interregionale del Movimento NOI dedicato alle Donne sul tema portante del &#8220;<strong>Senso di Responsabilità</strong>&#8221; nel campo della <strong>Sanità</strong> e della <strong>Gestione dei vaccini.</strong> Le Donne di Sicilia e Calabria rifletteranno sui temi scottanti che richiedono molta attenzione. &#8220;Se desideriamo che le cose vadano come devono e vorremmo abbiamo il dovere di intervenire&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Segui qui la diretta oppure sulla pagina Facebook del Movimento NOI o su NOIRdaio.eu. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Movimento NOI Donne: il Senso di responsabilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 20:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Correttezza, coscienziosità e senso del Dovere sono componenti fondamentali della Responsabilità. Un forte senso di responsabilità implica qualcosa di più. Una cosa infatti è sentire una responsabilità un&#8217;altra è assumersi una responsabilità. Se desideriamo che le cose vadano come devono e vorremmo abbiamo il dovere di intervenire. Puoi seguire la diretta sulla pagina Facebook del [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Correttezza, coscienziosità e senso del Dovere sono componenti fondamentali della Responsabilità. Un forte senso di responsabilità implica qualcosa di più. Una cosa infatti è sentire una responsabilità un&#8217;altra è assumersi una responsabilità. Se desideriamo che le cose vadano come devono e vorremmo abbiamo il dovere di intervenire. Puoi seguire la diretta sulla pagina Facebook del Movimento NOI, sulla Testata Giornalistica IlParlamentare.it e su NOIRadio.eu.</p>
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		<title>Popolari, Donne e Bene Comune. Il senso di Responsabilità.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2021 15:01:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
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					<description><![CDATA[Le Donne si chiedono dove sia finito il senso di responsabilità della classe politica. Ne discutono oggi in questo Webinar su &#8220;Popolari, Donne e Bene Comune. Il senso di Responsabilità&#8221;. Potrete seguire la diretta qui, cercando su Facebook @movimentonoi, o ascoltare su www.noiradio.eu. Potrete anche commentare e intervenire in diretta cliccando su questo link https://streamyard.com/9u6wr3t7jh.]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Le Donne si chiedono dove sia finito il senso di responsabilità della classe politica. Ne discutono oggi in questo Webinar su &#8220;Popolari, Donne e Bene Comune. Il senso di Responsabilità&#8221;. Potrete seguire la diretta qui, cercando su Facebook @movimentonoi, o ascoltare su www.noiradio.eu. Potrete anche commentare e intervenire in diretta cliccando su questo link https://streamyard.com/9u6wr3t7jh.</p>
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		<title>Mattarella 8 marzo dedicato a tutte le donne che lottano contro il virus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2020 11:39:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Television Post]]></category>
		<category><![CDATA[8 marzo 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[«Per i motivi che tutti conosciamo, quest’anno non potremo celebrare la giornata internazionale della donna al Quirinale. Ma desidero egualmente inviare a tutte le donne italiane e a quante si trovano in Italia un messaggio di vicinanza, di solidarietà. Rivolgo, anzitutto, un pensiero riconoscente alle donne – e sono tante – che si stanno impegnando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«Per i motivi che tutti conosciamo, quest’anno non potremo celebrare la giornata internazionale della donna al Quirinale. Ma desidero egualmente inviare a tutte le donne italiane e a quante si trovano in Italia un messaggio di vicinanza, di solidarietà. Rivolgo, anzitutto, un pensiero riconoscente alle donne – e sono tante – che si stanno impegnando negli ospedali, nei laboratori, nelle zone rosse per contrastare la diffusione del virus che ci preoccupa in questi giorni. Lavorano in condizioni difficili, con competenza e con spirito di sacrificio, con dedizione. Con la capacità esemplare di sopportare carichi di lavoro molto grandi. A loro, in special modo, desidero dedicare questa importante giornata. Da tanto tempo le donne, in tutto il mondo, sono protagoniste di importanti progressi sociali e culturali. In numerose occasioni e in diversi ambiti sono state motori del cambiamento. Vorrei inoltre sottolineare come le donne contribuiscano, in misura particolare, a cogliere il valore universale e concreto del dialogo, della solidarietà, della pace. Sostenere e rispettare la condizione femminile, ascoltare le donne vuol dire, in realtà, rendere migliore la nostra società per tutte e per tutti».</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Canale Youtube</p>
<div id="container">
<div id="text-container"><a dir="auto" spellcheck="false" href="https://www.youtube.com/channel/UCWVTngiI0h4XpCB_nKtdY7g">Presidenza della Repubblica Italiana Quirinale</a></div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div></div>
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		<title>Regione Calabria dimentica le Donne. Interviene Associazione &#8220;WWW&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 20:51:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dalle Regioni]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[what women want]]></category>
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					<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo &#8211; CALABRIA &#8211; Apprendiamo con disappunto dalla stampa di una singolare marcia indietro da parte dell’amministrazione regionale sul rinnovo dell’Organismo Indipendente di Valutazione della Regione Calabria, uno tra i pochi, per chi non lo sapesse, a imporre espressamente la rappresentanza di entrambi i generi al suo interno, così come previsto dalla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_11727" aria-describedby="caption-attachment-11727" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mariarosalba-bernaudo1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-11727" alt="La Calabria vista dalle Donne" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mariarosalba-bernaudo1.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mariarosalba-bernaudo1.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mariarosalba-bernaudo1-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mariarosalba-bernaudo1-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11727" class="wp-caption-text">La Calabria vista dalle Donne</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Riceviamo e volentieri pubblichiamo &#8211; CALABRIA &#8211; Apprendiamo con disappunto dalla stampa di una singolare marcia indietro da parte dell’amministrazione regionale sul rinnovo dell’<strong>Organismo Indipendente di Valutazione della Regione Calabria</strong>, uno tra i pochi, per chi non lo sapesse, a imporre espressamente la rappresentanza di entrambi i generi al suo interno, così come previsto dalla l. r. 3/12. Così nessuna novità, purtroppo. Già sotto la precedente amministrazione, tutti i membri erano uomini. Oggi,al momento del rinnovo dell’Organismo, le procedure selettive indette per la scelta dei componenti esterni ed interni designano due uomini per i componenti esterni e una donna per quello interno.</p>
<p style="text-align: justify;">A comunicarlo è l&#8217;Associazione W.W.W.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo nemmeno 10 giorni &#8211; continua l&#8217;Associazione delle Donne &#8211;  la componente interna, a seguito di rinuncia, è stata sostituita da un componente uomo, l’unico ad essersi collocato nella graduatoria interna in posizione utile alla surroga, senza tenere in alcun conto l’obbligo all’equilibrio di genere imposto dalla disciplina che istituisce questo importante organismo di vigilanza. Sia la l.r. 3/12, all’art. 11, sia il relativo Regolamento di funzionamento, agli artt. 31-32, richiamano il disposto della rappresentanza di genere in modo assiomatico: “l’Organismo regionale indipendente di valutazione presso la Giunta regionale, [è] composto da tre membri, di entrambi i generi, di cui almeno uno esterno all&#8217;amministrazione regionale, scelto tra esperti in materia di management ed organizzazione dell&#8217;amministrazione pubblica e gli altri scelti anche tra soggetti interni, in possesso di un&#8217;adeguata esperienza nella predetta materia, maturata anche nell&#8217;ambito dell&#8217;amministrazione regionale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tocca, quindi, ricordare l’impraticabilità di una simile composizione, che non solo viene a ledere il principio delle pari opportunità sancito a tutti i livelli normativi, traducendosi in una odiosa forma di discriminazione, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale, ma soprattutto appare ancora più ingiustificata alla luce della considerazione per cui la nomina di almeno un componente per genere non può essere in alcun modo derogata dalla eventuale assenza di candidati in una delle categorie selezionate. Tanto più che, in questo caso, l’organismo non si era ancora neppure insediato, obbligando la Regione alla ripetizione della procedura. Nessun dubbio sulla professionalità dei componenti nominati, eppure, appare francamente impossibile credere che dalle selezioni non siano emerse candidature femminili idonee, ulteriori a quella della componente designata e poi surrogata, perché, se così fosse, non sarebbe che l’ennesima conferma della esistenza del “tetto di cristallo” che impedisce alle donne il raggiungimento delle cariche più elevate. Se non si sono registrate candidature femminili in numero sufficiente, anche provenienti dall’esterno, se ne deve dedurre che è mancata una adeguata diffusione della selezione stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è tollerabile questo ennesimo attacco alla parità di accesso alle mansioni lavorative più elevate, specie se compiuta da una pubblica amministrazione che, tra i propri doveri istituzionali, la garanzia delle pari opportunità tra uomini e donne per l&#8217;accesso al lavoro ed il trattamento sul lavoro, in un momento in cui la presenza delle donne, sotto il profilo occupazionale, appare schiacciata tra i ruoli tradizionali di accudimento e l’ambizione alla realizzazione professionale, nella cronica carenza di strumenti di conciliazione e di seria eliminazione del divario di genere nel mondo del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amministrazione deve impegnarsi, può impegnarsi, e fare meglio di così. Se davvero vi è stata una discriminazione, deve essere rimossa e corretta prima possibile dagli enti competenti, affinché non passi il messaggio di un’amministrazione che tutela le donne solo a parole, per poi “dimenticarsene” nei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Presidente, la invitiamo ad agire subito!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Nicola Gasparro: Corso di Formazione su &#8220;Responsabilita’ Professionale delle Ostetriche&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2016 20:16:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto]]></category>
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		<category><![CDATA[prof. nicola gasparro]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura della REDAZIONE/ L&#8217;Avvocato Nicola Gasparro è stato il Responsabile Scientifico e Docente/Relatore del Corso di Formazione organizzato dal Collegio delle Ostetriche della Provincia di Lecce che si è svolto dal 27 al 28 ottobre a san Cesario  di Lecce presso la Sala Attico del Comune. NICOLA GASPARRO: L&#8217;OSTETRICA, COMPITI E RESPONSABILITA&#8217; L’Ostetrica, storicamente “ [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_11677" aria-describedby="caption-attachment-11677" style="width: 900px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gasparro-4.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-11677" alt="nicola-gasparro-4" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gasparro-4.jpg" width="900" height="635" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gasparro-4.jpg 900w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gasparro-4-300x211.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/nicola-gasparro-4-382x270.jpg 382w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11677" class="wp-caption-text">Professore Nicola Gasparro</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">a cura della REDAZIONE/</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>Avvocato Nicola Gasparro</strong> è stato il Responsabile Scientifico e Docente/Relatore del Corso di Formazione organizzato dal Collegio delle Ostetriche della Provincia di Lecce che si è svolto dal 27 al 28 ottobre a san Cesario  di Lecce presso la Sala Attico del Comune.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NICOLA GASPARRO: L&#8217;OSTETRICA, COMPITI E RESPONSABILITA&#8217;</strong><br />
L’Ostetrica, storicamente “ levatrice”: una donna a cui un tempo veniva attribuito il compito, in via esclusiva, di aiutare e sostenere le altre donne nel delicato momento del parto. Tutto ciò, finché l’arte dell’Ostetricia non è divenuta ( in tempi a noi più vicini) oggetto di interventi legislativi che ne hanno cristallizzato le mansioni in compiti e responsabilità ben definite analoghe a quelle degli altri operatori professionali e distinguibili in responsabilità disciplinare – penale – civile i cui elementi costitutivi si concretizzano nei classici elementi della negligenza, imprudenza e imperizia.</p>
<p><b> </b></p>
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			</item>
		<item>
		<title>What Women Want: la Calabria vuole le Donne.</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2014/11/what-women-want-la-calabria-vuole-le-donne/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2014 15:47:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Life Style]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura de IL PARLAMENTARE.IT/ Si chiama WWW &#8211; “What Women Want” ed è la Calabria che vogliono le Donne. E&#8217; il Movimento politico e culturale nato da appena due mesi e già accoglie circa 1000 Donne: Avvocati, Medici, Casalinghe, Universitari, insomma uno spaccato della società che da oggi intende partecipare attivamente alla vita politica del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_8486" aria-describedby="caption-attachment-8486" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mariarosalba-bernaudo.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-8486" alt="What Woman Want -mariarosalba-bernaudo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mariarosalba-bernaudo.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mariarosalba-bernaudo.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mariarosalba-bernaudo-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mariarosalba-bernaudo-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8486" class="wp-caption-text">What Woman Want – La Calabria vista dalle Donne</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">A cura de IL PARLAMENTARE.IT/</p>
<p style="text-align: justify;">Si chiama WWW &#8211; “<strong>What Women Want</strong>” ed è la Calabria che vogliono le Donne. E&#8217; il Movimento politico e culturale nato da appena due mesi e già accoglie circa 1000 Donne: Avvocati, Medici, Casalinghe, Universitari, insomma uno spaccato della società che da oggi intende partecipare attivamente alla vita politica del Paese al fine di sollecitare l&#8217;attenzione delle Istituzioni Governative verso le problematiche che concretamente devono essere affrontate al fine di risolvere i problemi del lavoro, dello sviluppo economico e sociale della Calabria e, non ultimo, anzi per primo, il ruolo delle Donne nella vita politica e decisionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>WHAT WOMEN WANT</strong>: <strong>PRESENTATE PROPOSTE PER FUTURO GOVERNATORE DELLA CALABRIA</strong><br />
E’ stato presentato Venerdì 14 Novembre, a Lamezia Terme, presso la Sala Affreschi di Palazzo Nicotera, il documento propositivo che le donne del movimento politico regionale “<strong>What Women Want</strong>”, che conta quasi mille adesioni, intendono sottoporre all’attenzione del futuro Presidente della Calabria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>What Women Want</strong><br />
In particolare, le promotrici presenti ne hanno illustrato il contenuto agli organi di stampa e hanno chiarito come il metodo di lavoro scelto abbia un obiettivo di azione che vada ben oltre la scadenza elettorale.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno rappresentato le istanze del Movimento e hanno risposto alle domande dei giornalisti alcune tra le sue promotrici: <strong>Alba Mazzotta</strong> (Montalto -CS), <strong>Bianca Rende</strong> (Cosenza), <strong>Mariarosalba Bernaudo</strong> (Rende), <strong>Vincenzina Perciavalle</strong> (Vibo Valentia), <strong>Michela Cortese</strong> (Crotone), <strong>Rosa Lacava</strong> (Catanzaro), <strong>Maria Grazia Mallone</strong> (Reggio Calabria).</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Costituzione di parte civile sistematica della Regione nei processi di violenza alle donne;</li>
<li>Costruzione di una legge quadro regionale sullaparità di genere, nel solco delle più moderne legislazioni nazionali ed europee, che comprenda l’attivazione di strategie di genere innovative e trasversali da declinare in ogni settore delle politiche di sviluppo regionali, ivi comprese quelle di conciliazione.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La vita delle donne e degli uomini calabresi ha bisogno di una virata che sarà possibile se a questa inversione partecipano la comunità intera, le intelligenze tutte e le capacità di governo maschili e femminili.</p>
<p style="text-align: justify;">Attivo da circa due mesi, il gruppo <b>WWW </b> ha già raccolto CIRCA 1000 adesioni sul web.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>What Women Want </strong>nasce dall’indignazione per l’esclusione della doppia preferenza di genere dalla legge elettorale appena approvata, per i numerosi casi di violazione della quota di genere prevista per le Giunte comunali dalla legge Del Rio, disattesa da molti Sindaci, per la composizione delle liste elettorali, che hanno visto un numero ridottissimo di donne candidate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>What Women Want</strong> è uno spazio libero, aperto al contributo di tutte le intelligenze, femminili e maschili, che si confrontano proponendo obiettivi politici, primo fra tutti quello di aumentare la presenza femminile nelle istituzioni e nei luoghi delle decisioni politiche a partire dal deficit attualmente presente proprio nella massima assemblea elettiva regionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>What Women Want</strong> vuole essere un presidio di autentica partecipazione, ampliata alle nuove generazioni, per la costruzione di un patrimonio nuovo di diritti e di democrazia, che avvantaggi tutta la collettività regionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>What Women Want</strong> si pone come soggetto proponente, attraverso un metodo di lavoro che approfondisce e valuta taluni temi, sia sul web che attraverso incontri territoriali, per arrivare alla definizione di idee e proposte da sottoporre al futuro Governo regionale e alle comunità amministrative locali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>What Women Want</strong> intende essere luogo di pensiero, elaborazione e azione politica in tutti i settori dell’attività di governo regionale (Famiglia, Non autosufficienti, Scuola, Sanità, Trasporti, Ambiente, Politiche abitative, ecc&#8230;), attraverso proposte concrete che guarderanno anche ai canali di finanziamento possibili verso la nostra Regione, con particolare attenzione a quelle legate al ciclo di programmazione 2014-2020. Offrire, così, un’altra ‘visione’ della Calabria, più attenta alla cura e al bene comune.</p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><b>Questi i punti finora condivisi sui quali il movimento chiede esplicita condivisione a chi sara’ chiamato a guidare la Calabria nei prossimi 5 anni</b></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Maggiore attenzione, nella selezione della classe dirigente, alle capacità e alle intelligenze libere della Regione, al di fuori dell’appartenenza ai gruppi di potere che finora hanno impedito lo sviluppo e la crescita della Calabria;</li>
<li>Valorizzazione e riconoscimento delle esperienze e dei saperi delle donne, di cui la futura o il futuro Presidente non potrà fare a meno se davvero vorrà cambiare la vita pubblica dei calabresi e delle calabresi;</li>
<li>Riforma della legge elettorale con l’introduzione della doppia preferenza di genere e della presenza equilibrata di generi nelle liste;</li>
<li>Composizione paritaria della nuova giunta regionale ed equilibrata rappresentanza di genere nei vertici amministrativi regionali;</li>
<li>Adeguata copertura economica per le politiche femminili: dai centri anti-violenza passando per gli organismi di parità e di rappresentanza, le politiche del lavoro e la legislazione esistente a presidio dei diritti inviolabili delle donne;</li>
<li>Costituzione di parte civile sistematica della Regione nei processi di violenza alle donne;</li>
<li>Costruzione di una legge quadro regionale sulla parità di genere, nel solco delle più moderne legislazioni nazionali ed europee, che comprenda l’attivazione di strategie di genere innovative e trasversali da declinare in ogni settore delle politiche di sviluppo regionali, ivi comprese quelle di conciliazione.</li>
<li>La vita delle donne e degli uomini calabresi ha bisogno di una virata che sarà possibile se a questa inversione partecipano la comunità intera, le intelligenze tutte e le capacità di governo maschili e femminili.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b> </b></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Più dignità alle Donne. Lo ha detto Giorgio Napolitano ai Media</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2013/11/piu-dignita-alle-donne-lo-ha-detto-giorgio-napolitano-ai-media/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2013 13:53:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[comunicato quirinale]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale]]></category>
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					<description><![CDATA[di ANSA/ &#8220;Le donne siano rappresentate con sobrietà e dignità nei media, così come si è impegnata a fare la Rai&#8221;: lo afferma il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio a un convegno di Pubblicità Progresso. Il Presidente della Repubblica sottolinea che: &#8220;La dilagante rappresentazione del corpo femminile come bene di consumo rafforza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure style="width: 702px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano-Presidente-della-Repubblica-Italiana-.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" alt="giorgio napolitano-media-stampa-donne" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Giorgio-Napolitano-Presidente-della-Repubblica-Italiana-.jpg" width="702" height="412" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano chiede ai Media rispetto per le Donne</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">di ANSA/</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Le donne siano rappresentate con sobrietà e dignità nei media</strong>, così come si è impegnata a fare la Rai&#8221;: <strong>lo afferma il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano</strong>, in un messaggio a un convegno di Pubblicità Progresso. Il Presidente della Repubblica sottolinea che: &#8220;<em>La dilagante rappresentazione del corpo femminile come bene di consumo rafforza fuorvianti atteggiamenti possessivi nei confronti della donna&#8221;</em>. <em>&#8220;Amarezza, indignazione e dolore genera il perpetuarsi della violenza sulle donne, così frequente proprio sulle compagne di vita. È bene quindi che il recente provvedimento del governo abbia considerato i legami sentimentali come un&#8217;aggravante&#8221;</em>. Afferma Napolitano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL COMUNICATO DEL QUIRINALE</strong><br />
&#8220;Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della IX Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale con il titolo &#8216;Il valore della diversità. Verso una nuova cultura di genere&#8217;, promossa dalla Fondazione Pubblicità Progresso, ha inviato al Presidente Alberto Contri, un messaggio nel quale ha rilevato che l&#8217;evento &#8220;conferma l&#8217;impegno di Pubblicità Progresso per migliorare la convivenza civile e il benessere collettivo nel nostro paese, contribuendo ad affermare sia il valore dell&#8217;uguaglianza delle opportunità sia il rispetto delle diversità a tutti i livelli e in tutti gli ambiti della vita quotidiana&#8221;. Il Presidente della Repubblica ha così proseguito: &#8220;L&#8217;obiettivo del programma presentato in questa conferenza riguarda le diversità di genere. Valorizzare le donne non ha solo una dimensione etica, ma è anche importante sul piano economico, come dimostra la capacità delle donne di affermarsi e di dare il proprio contributo in tutti i campi, una volta che siano liberate da vincoli giuridici e da pregiudizi sociali. Amarezza, indignazione e dolore genera poi il perpetuarsi della violenza sulle donne, così frequente proprio sulle compagne di vita. È bene quindi che il recente provvedimento del governo abbia considerato i legami sentimentali come un&#8217;aggravante. Si deve però rilevare che la dilagante rappresentazione del corpo femminile come bene di consumo rafforza fuorvianti atteggiamenti possessivi nei confronti della donna. È opportuno quindi che le donne siano rappresentate con sobrietà e dignità nei media, così come si è impegnata a fare la Rai. D&#8217;altra parte, non possiamo nasconderci che proprio la maggiore eguaglianza conseguita dalle donne sul lavoro e nelle professioni può suscitare pericolosi atteggiamenti di reazione. È giusto quindi operare con accortezza e a tutto campo come appunto si propone di fare, all&#8217;interno del suo progetto biennale, Pubblicità Progresso, alla quale auguro pertanto di continuare a fare avanzare il paese verso un traguardo che sappiamo quanto sia difficile raggiungere pienamente&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Femminicidio e Tortura: l’inganno delle etichette. Parola all&#8217;esperto</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2013/06/femminicidio-e-tortura-linganno-delle-etichette-parola-allesperto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2013 16:32:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[codice penale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[etichette]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[golem]]></category>
		<category><![CDATA[Il Parlamentare]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio fumo]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[I proponenti di due DDL che vorrebbero introdurre i nuovi reati dimenticano che esistono già le aggravanti dell’omicidio che consentono di contemplare i casi specifici. Le incongruenze della propaganda. L’art. 613 del codice penale (stato di incapacità procurato mediante violenza) è, in questo momento, uno dei più frequentati in Parlamento. Al Senato, infatti, sono “in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_6027" aria-describedby="caption-attachment-6027" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="femminicidio-ilparlamentare" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-6027 " title="femminicidio-ilparlamentare" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare.jpg" alt="Femminicidio e Tortura" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare.jpg 600w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare-480x268.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare-469x262.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/femminicidio-ilparlamentare-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6027" class="wp-caption-text">Femminicidio e Tortura</figcaption></figure></p>
<p>I proponenti di due <strong>DDL</strong> che vorrebbero introdurre i nuovi reati dimenticano che esistono già le aggravanti dell’omicidio che consentono di contemplare i casi specifici. Le incongruenze della propaganda.</p>
<p><strong>L’art. 613 del codice penale</strong> (stato di incapacità procurato mediante violenza) è, in questo momento, uno dei più frequentati in Parlamento. Al Senato, infatti, sono “in cottura” due distinti disegni di legge che si propongono di fare seguito alla norma predetta, aggiungendo un inevitabile art. 613 bis.<br />
Il primo (d&#8217;iniziativa dei senatori Mussolini, Repetti, Alberti Casellati, Pelino, Bonfrisco, Chiavaroli, Longo, D’Alì, Scoma, De Siano, Marin, Piccoli, Floris, D’Anna, Milo, D’Ambrosio Lettieri, Bruni, Liuzzi, Torrisi, Razzi, Caliendo, Giro, Carraro, Viceconte, Cassano, Bruno, Aiello, Piccinelli, Galimberti, Mandelli, Caridi, Rizzotti e Bernini), ha ad oggetto “Introduzione del reato di femminicidio”.<br />
Il secondo (d&#8217;iniziativa dei senatori Casson, Amati, Chiti, Cirrinnà, Cucca, De Monte, Dirindin, Favero, Fedeli, Filippi, Ginetti, Granajola, Guerra, Lo Giudice, Paglieri, Pegorere, Pezzopane, Pinotti, Puglisi, Puppato, Spilabotte, Vaccari, Barani e Palermo), si propone di introdurre nell’ordinamento italiano il delitto di tortura.<br />
Nonostante “l’accostamento numerico”, ci sembra di poter dire si tratti di due iniziative di spessore e natura non comparabili.<br />
Procediamo con ordine.<br />
L’art 1 del primo disegno di legge recita (allo stato): &lt;<em>Nel libro secondo, titolo XII, capo III, sezione III del codice penale, dopo l&#8217;articolo 613 è inserito il seguente:<br />
“Art. 613-bis. &#8211; (Reato di femminicidio). &#8212; La pena è aumentata da un terzo fino alla metà se i reati previsti dagli articoli 575, 581, 582, 584, 586, 594, 595, 600, 600-bis, 600-ter, 601, 605, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 609-undecies, 610, 612, 612-bis e 613, commessi a danno di donne, sono tali da provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, ivi compresi quegli atti idonei a creare la coercizione o la privazione della libertà”&gt;&gt;.<br />
</em>L’art. 1 del secondo disegno di legge è (a tutt’oggi) così concepito:<em> Nel libro secondo, titolo XII, capo III, sezione III, del codice penale, dopo l&#8217;articolo 613 è aggiunto il seguente:<br />
“”Art. 613-bis. &#8212; (Tortura). Chiunque con violenza, minacciando di adoperare o adoperando sevizie o infliggendo trattamenti disumani o degradanti la dignità umana, infligge acute sofferenze fisiche o psichiche ad una persona privata della libertà personale o non in grado di ricevere aiuto, al fine di ottenere da essa o da altri informazioni o dichiarazioni su un atto che essa o altri ha commesso o è sospettata di aver commesso, ovvero al fine di punire una persona per un atto che essa o altri ha commesso o è sospettata di aver commesso, ovvero per motivi di discriminazione etnica, razziale, religiosa, politica, sessuale o di qualsiasi altro genere, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. La stessa pena si applica a chi istiga altri alla commissione del fatto o non ottempera all&#8217;obbligo giuridico di impedirne il compimento.<br />
Se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio, nell&#8217;esercizio delle funzioni, la pena è della reclusione da quattro a dodici anni.<br />
La pena è aumentata se dal fatto deriva una lesione grave o gravissima”&gt;&gt;<br />
</em><br />
<strong>La prima (nuova) fattispecie criminosa esordisce addirittura con un neologismo</strong><strong>. Così, accanto al parricidio (artt. 576-577), all’uxoricidio ed al fratricidio (art. 577 comma secondo), all’infanticidio (art. 578),</strong> <strong>all’omicidio del consenziente (art. 579), all’omicidio preterintenzionale (art 584) e all’omicidio colposo (art. 589), alla morte come conseguenza di altro delitto (art. 586), dovremmo annoverare “l’omicidio di genere”, appunto il femminicidio.<br />
</strong>Qualche questione si pone immediatamente.</p>
<p><strong><em>Quid juris</em> se la vittima è la sorella dell’imputato </strong>(sorellicidio, forse meglio che soricidio, che sembrerebbe l’uccisione di un topo)?<br />
<strong>Per il secondo comma dell’art 577, in tal caso, la pena è della reclusione da 24 a 30 anni; ma, poiché la sorella è – in genere – una donna, in base alla normativa che si vorrebbe introdurre, la pena dovrebbe essere aumentata da un terzo fino alla metà. Ma su quale pena si dovrebbe calcolare l’aumento: su quella –oggi- prevista per l’omicidio semplice (art. 575, non inferiore a 21 anni), ovvero sulla pena (già aumentata) di cui al ricordato secondo comma dell’art. 577?<br />
</strong>Nel primo caso, si avrebbe una pena da 28 anni a 31 anni e 6 mesi; nel secondo, da 32 a 45 anni. Ma, nella prima ipotesi, la sanzione sarebbe, grosso modo, coincidente con quella oggi prevista; nella seconda, contrasterebbe col massimo edittale previsto dall’art. 23 cod. pen. e sforerebbe di oltre 10 anni le eccezioni specificamente contemplate dal codice (es. art. 630 comma secondo); senza contare che una pena di 45 anni è un ergastolo “di fatto”, cioè una pena perpetua, che risulterebbe introdotta surrettiziamente, senza chiamarla col suo nome.<br />
Non è l’unica incongruenza.<br />
<strong><br />
</strong><strong>Come abbiamo appena visto, la pena è aumentata</strong><strong>(da un terzo alla metà), non solo nel caso della uccisione di una donna, ma anche con riferimento –tra gli altri- ai delitti ex artt. 600 bis, 600 ter, 609 bis, 609 quater, 609 octies (prostituzione minorile, pornografia minorile, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo). Ebbene, si tratta dei delitti con riferimento ai quali l’art. 4 della legge 172/2012 ha previsto la pena dell’ergastolo, in caso di omicidio, se la morte è stata determinata in occasione della consumazione dei predetti reati. In tale ipotesi, ovviamente, l’effetto aggravante della nuova e più severa normativa verrebbe a essere completamente assorbito.</strong><strong><br />
I proponenti poi evidentemente “dimenticano” (perché certamente lo sapevano) che il nostro ordinamento penale prevede, per consentire al giudice di operare tra un minimo e un massimo di pena, graduandola sulla gravità concreta del fatto, di spaziare, non solo nei limiti edittali, ma di avvalersi del “gioco” delle circostanze, aggravanti e attenuanti.<br />
Così, oltre alle aggravanti specifiche per l’omicidio (delle quali si è fatto cenno sopra), esistono –come è noto- le aggravanti applicabili a qualsiasi delitto (e tra queste, alcune fanno certamente al caso nostro: avere agito per motivi abietti o futili, avere adoperato sevizie o avere agito con crudeltà, avere abusato dei propri poteri, della propria autorità, di relazioni domestiche, di relazioni di ufficio, di relazioni di coabitazione o di ospitalità; e poi ancora, le qualità personali e lo <em>status</em> della vittima: la così detta minorata difesa ex art. 61 n. 5 cod.pen.) e, in più, l’avere approfittato di un soggetto minorenne (art. 61 n. 11 ter cod.pen.).<br />
</strong><strong>Ci sembrava che l’armamentario repressivo a disposizione del giudice penale fosse già abbastanza fornito e che non fosse necessario introdurre doppioni, creando confusione, sovrapposizioni, incertezza applicativa.<br />
</strong><strong><br />
Ma vi è di più.<br />
Non sarà forse <em>politically correct</em>, sostenerlo in questo momento storico, ma francamente ci sembra che </strong><strong>affermare, in via generale e astratta, che offendere (nella vita, nell’incolumità, nell’onore ecc.) una donna sia cosa differente che offendere un uomo nei medesimi beni e valori, sia fatto grave e incongruo.</strong><strong> Introdurre la logica delle “quote rosa” nel sistema repressivo penale non ha senso, se si vuole mantenere fermo il principio di eguaglianza dell’art. 3 della Costituzione.</strong></p>
<p>È certo che, accanto all’eguaglianza formale (l’eguaglianza dei diritti), debba essere realizzata l’eguaglianza sostanziale (l’eguaglianza delle possibilità). Per raggiungere tale secondo scopo può essere necessario, a volte, un intervento riequilibratore, che, tenendo conto della situazione di fatto, crei una categoria di cittadini “più eguali” degli altri. È la logica, appunto, della “riserva di <em>chance</em>“ in favore di soggetti svantaggiati in partenza e, tra questi, non è dubbio che, in molti settori, vi siano le donne. Ma deve trattarsi di <em>corpora</em> normativi di contenuto propositivo-propulsivo, non negativo-repressivo, quali sono le norme penali.<br />
<strong>La vita (la libertà ecc.) di un essere umano ha e deve mantenere eguale valore, quale che sia il sesso (o, se si preferisce, il genere) della vittima.<br />
</strong><strong>L’esatto contrario, ci pare, di quanto affermato dalla senatrice Mussolini (<em>“</em></strong><em>Una risposta attesa dalle vittime e dalle loro famiglie, nel pieno rispetto dell’articolo 3 della nostra Costituzione, secondo il quale tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”</em><strong>). Un passaggio che non esiteremmo a definire orwelliano.</strong></p>
<p>Qui non si vuole negare che la violenza (fino alla soppressione fisica), gli atti persecutori, le vessazioni, gli insulti in danno delle donne costituiscano comportamenti decisamente odiosi e, per altro, particolarmente allarmanti, in quanto, per quel che riportano i <em>media,</em> essi sono in pericoloso aumento; si vuol semplicemente affermare, da un lato, il principio che, di fronte alla giustizia (<em>maxime</em> quella penale), siamo e dobbiamo essere tutti eguali, dall’altro, il noto (e negletto) criterio in base al quale <em>entia non sunt multiplicanda sine necessitate</em>, in quanto <strong>la proliferazione di fattispecie incriminatrici, circostanze aggravanti, ipotesi “speciali” di reati (ovvero ipotesi di reati speciali) complica inutilmente il lavoro dell’interprete, fornisce scappatoie al reo, determina incertezze applicative.<br />
</strong><strong><br />
La ragione dell’aumento degli episodi di violenza sulle donne non va ricercata nella scarsa incisività della risposta repressiva (“equamente” inefficace sia per le donne che per gli uomini), va ricercata, probabilmente, nel fatto che gli uomini (alcuni uomini) non tollerano il percorso che le donne (alcune donne) stanno completando verso l’eguaglianza (dei diritti e delle possibilità), l’autonomia e l’autodeterminazione e quindi reagiscono utilizzando quella che è (che fu) la causa prima della loro “superiorità”: la forza muscolare, l’aggressività competitiva, la prestanza fisica.</strong></p>
<p><strong>Come si usa dire oggi, dunque, si tratta di una questione culturale, che, pertanto, andrebbe affrontata con i mezzi (e sopportando i tempi) che simili problematiche comportano, non emanando incongrue norme, apparentemente draconiane.</strong></p>
<p><strong>Ma il discorso non può finire qui: (almeno) altre due considerazioni si impongono.<br />
La prima: </strong><strong>come al solito, di fronte all’acuirsi di fenomeni criminali, la (ahimè) nostra classe politica reagisce inasprendo le pene.</strong><strong> Sarebbe troppo facile, addirittura scontato, richiamare le “grida” manzoniane. Ma un luogo comune non è meno vero, solo perché se ne abusa. </strong><strong>Un’efficace controllo penale presuppone certamente sanzioni adeguatamente severe, ma si realizza, innanzitutto, fornendo a chi è incaricato della attività di accertamento/repressione mezzi sufficienti e validi, che garantiscano incisività e rapidità al sistema.<br />
</strong><strong>La senatrice </strong>Rizzotti, al momento della presentazione del disegno di legge sul femminicidio, ha proclamato: &#8220;<em>Vogliamo tempi certi per le sentenze. Perché bisogna fare giustizia per le vittime e ridare un senso di giustizia alle famiglie delle vittime</em>&#8220;.<br />
Come darle torto!? Ma <strong>la certezza dei tempi (e delle pene) costituisce davvero uno dei <em>desiderata</em> della classe politica? A giudicare da certe prese di posizione e da alcune condotte “concludenti” sembra lecito dubitarne.</strong><br />
Eppure, alcune semplici modifiche legislative “a costo zero” potrebbero essere prese. Torneremo sul punto.</p>
<p>La seconda: finché non si smetterà di piegare le leggi a fini propagandistici (<em>rectius</em>: di produrle per tali fini) si avranno leggi-manifesto inapplicabili o, se va bene, inutili, ma –comunque- dannose in quanto suscitano aspettative che non possono soddisfare.<br />
<strong>Sono illuminanti, al proposito, le parole della senatrice Alberti Casellati: &#8220;<em>Questo disegno di legge è</em> <em>un monito forte che corrisponde a un ’basta’ e fa da corollario alla Convenzione di Istanbul. L’87 per cento delle donne uccise avevano già subito violenze e chiesto aiuto  precedentemente”.<br />
</em><strong>Appunto: un monito, non una legge;</strong></strong><strong> un <em>advertising</em>, non uno strumento di regolazione sociale e di repressione delle forme più gravi di devianza. La logica è quella pubblicitaria: ad una platea preoccupata (e adeguatamente preparata) si fornisce un “prodotto” che la soddisfi, nell’immediato, principalmente sul piano emozionale.</strong></p>
<p>Si è scritto, negli anni passati (Moccia S., “<em>La perenne emergenza</em>”, Napoli, 1997), circa l’abuso della legislazione dell’emergenza, ma ormai siamo al cospetto della legislazione dell’apparenza!<br />
<strong>La legge penale è divenuta un prodotto di consumo (sarà casuale l’utilizzo del termine “pacchetto”?), ma di un consumo “usa e getta”, perché poi ci saranno nuove norme per nuove esigenze.<br />
Da qui, l’importanza dell’etichetta e “femminicidio” è una espressione perfetta</strong><strong>, da questo punto di vista.<br />
Che importanza ha se viene qualificato come reato quella che è in realtà una (approssimativa) circostanza aggravante? Che importanza ha se si creano incongruenze e aporie nel sistema? Che importanza ha se poi il disegno di legge non diverrà mai (speriamo) legge?<br />
Importante è il <em>battage</em>, il lancio pubblicitario, il messaggio, la comunicazione politica o, appunto, come è stato detto, il “monito”.<br />
E allora l’articolato normativo può anche essere scritto in maniera sciatta, atecnica, ripetitiva e ridondante.<br />
</strong>Gli omicidi (artt. 575, 584), pensiamo di poter sostenere, provocano sempre danni.. “di natura fisica”, per esprimersi come la norma che si vorrebbe varare; lo stesso dicasi per le percosse e le lesioni (artt. 581, 582), mentre non è dubbio che i reati di natura sessuale (artt. 600 bis e ter, 609 bis, quater, quinquies, octiese, undecies) comportino sofferenze di natura… sessuale. La violenza privata e la minaccia (artt. 610, 612) determinano indubitabilmente coercizione della libertà (ma allora perché è stato dimenticato il sequestro di persona?) e così via. E dunque: bisogna chiedersi che senso ha aver riportato nel corpo della norma, dopo il richiamo alle varie fattispecie incriminatrici, la menzione di quei danni (fisici, psicologici, economici) che costituiscono “l’in sé” di quei reati.</p>
<p><strong>C’è seriamente da chiedersi se chi ha scritto il testo sul femminicidio abbia mai letto gli articoli cui ha voluto fare riferimento.</strong> Ma forse, per le ragioni sopra ricordate, la domanda, più che retorica, è superflua.<br />
<strong>Non va poi trascurato che l’aggravante in questione dovrebbe essere applicata anche ai delitti di ingiuria e diffamazione. Dunque, ad esempio, per la diffamazione a mezzo stampa, consumata in danno di una donna, la pena potrebbe raggiungere i 9 (nove!) anni di reclusione.<br />
Ma non si tratta dello stesso Parlamento e delle stesse forze politiche che si indignano per la condanna al carcere dei giornalisti e/o che chiedono la depenalizzazione della diffamazione?</strong></p>
<p><strong>E passiamo alla tortura.<br />
</strong>Qui siamo sicuramente in presenza di un “prodotto” (letterariamente e giuridicamente) più raffinato. Si ha tortura –nell’ottica dei proponenti- quando i trattamenti disumani o degradanti sono, non solo applicati, ma anche solo minacciati (dunque: tortura fisica e/o psicologica). La vittima, inoltre, deve trovarsi del tutto in balìa del suo carnefice (si pensi al sequestro di persona o a un soggetto incarcerato oppure ristretto nelle camere di sicurezza). Non basta: la condotta dell’agente deve essere rivolta a un fine specifico (estorcere informazioni o dichiarazioni), ma anche può essere determinata dal desiderio di punire il soggetto passivo, tanto per quel che ha fatto, quanto per quel che è o rappresenta, in ragione della sua appartenenza etnica, religiosa, della sua fede politica, del suo genere o, comunque, in quanto appartenete a una determinata categoria di individui.<br />
Dunque: a fronte di un elemento materiale dai confini piuttosto incerti (quando una sofferenza può essere qualificata acuta?), è richiesto, tuttavia, il dolo specifico.<br />
Naturalmente è previsto un aumento di pena tanto se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un  pubblico servizio nell’esercizio delle loro funzioni, quanto se dagli atti di tortura deriva una lesione grave o gravissima, ovvero la morte. Se la morte è causata intenzionalmente, ovviamente, siamo in presenza di un omicidio e la pena esplicitamente prevista dalla nuova norma è l’ergastolo (come, d’altra parte, nel sequestro di persona a scopo di estorsione, ipotesi in cui, ovviamente, la vittima è nella piena signoria del soggetto attivo; né più e né meno come nel reato che si vorrebbe introdurre).<br />
<strong>Questo, dunque, il contenuto dell’art. 1 (gli articoli seguenti contengono disposizioni processuali o di coordinamento, che non è il caso di analizzare in questa sede).<br />
Anche nel caso della tortura, tuttavia, la domanda che dobbiamo porci è la stessa: era necessaria la introduzione di questo “nuovo” reato?</strong></p>
<p>Il nostro codice penale prevede già le lesioni volontarie (artt. 582-583-585), con pene, ovviamente, “variabili”, ma che possono superare i 10 anni di reclusione.<br />
Prevede inoltre molte altre ipotesi delittuose che possono sovrapporsi –in tutto o in parte- alla tortura: il sequestro di persona (art. 605): pena reclusione da 6 mesi a 8 anni, con varie ipotesi di aggravamento, l’indebita limitazione di libertà personale (art. 607): pena reclusione sino a 3 anni, l’abuso di autorità contro arrestati (art. 608): pena reclusione sino a 30 mesi, l’abuso di ufficio (art. 323): pena reclusione da 1 a 4 anni, con possibilità di ipotesi aggravata, la violenza o minaccia per costringere taluno a commettere un reato (art. 611): pena reclusione fino a 5 anni, con possibilità di ipotesi aggravata, il già ricordato sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630): pena reclusione da 25 a 30 anni, ulteriormente aggravabile, la riduzione o il mantenimento in schiavitù (art. 600): pena da 8 a 20 anni.<br />
Naturalmente ai delitti di cui sopra (e specialmente in caso di lesioni) sono applicabili le aggravanti comuni (ex art 61 cod.pen.) con conseguente aumento di un terzo della pena (motivi abietti e futili, ricorso a sevizie, abuso di poteri ecc.).<br />
E dunque è da chiedersi che ragione ci sia di introdurre una nuova figura criminosa.<br />
Non si risponda che tanto ci è imposto da accordi stretti in sedi soprannazionali, perché ciò cui l’Italia è obbligata in ragione di tali accordi è la introduzione (ma anche il mantenimento) di una disciplina sostanziale che preveda le ipotesi di reato che si ritiene debbano essere presenti nell’ordinamento di ciascuno Stato aderente, non l’applicazione di una etichetta (ancora una volta!) che rispecchi il titolo di reato dato in sede internazionale.<br />
<em>“Ce lo chiede l’Europa”</em> è, ormai, una formula abusata, che ha perso il suo <em>appeal</em>.<br />
<strong>La ragione –se non si vuole ipotizzare la solita operazione propagandistica- è allora un’altra: la necessità di evitare la prescrizione per i reati di lesioni, di abuso di ufficio, di abuso di autorità contro arrestati e altre figure “minori”.<br />
</strong>Una pena della reclusione da 3 a 10 anni, da 4 a 12 (nel caso di tortura imputabile a pubblico ufficiale o a incaricato di pubblico servizio) o, addirittura, fino a 16, in caso di lesioni gravissime, comporterebbe un termine di prescrizione “ragguardevole”.<br />
E così episodi vergognosi, come quelli verificatisi a Genova negli anni scorsi, non rimarrebbero, di fatto, impuniti.<br />
<strong>Ma è un percorso tortuoso quello che, per evitare l’effetto estintivo del trascorrere del tempo, invece di incidere direttamente sulla disciplina della prescrizione, si propone di fare ciò aumentando le pene edittali o addirittura introducendo nuove figure di reato.<br />
</strong>Le vicende (penali e parlamentari) degli ultimi anni rendono evidente che è venuto il momento di mettere mano agli artt. 157 ss. cod.pen. e, poiché la prescrizione è istituto, di fatto, “a cavallo” tra il sostanziale e il processuale, anche ad alcune norme del codice di rito.<br />
A nostro parere, il tempo necessario a prescrivere un reato può anche essere significativamente abbreviato, ma, poiché la <em>ratio</em> dell’istituto consiste nella manifestazione del disinteresse dello Stato in ordine all’accertamento dei fatti e alla eventuale applicazione della pena, <strong>sarebbe logico prevedere (almeno per i reati non bagattellari) che il <em>dies a quo</em> fosse fissato nel momento in cui il P.M. riceve o acquisisce la <em>notitia criminis</em>, non nel momento in cui il reato è commesso.</strong> E inoltre, dopo la sentenza di primo grado (manifestazione plastica dell’interesse pubblico all’accertamento dei fatti), la prescrizione dovrebbe non essere più operativa, prevedendosi “a compensazione” termini perentori per lo sviluppo negli eventuali, ulteriori gradi di giudizio.<br />
Ma, a nostro parere, il problema non sarebbe risolto nemmeno così.<br />
Fin tanto che il maturare della prescrizione non diventi una conseguenza naturale del trascorrere del tempo (per quanto di naturale possa esservi in un processo), ma sia anche (e principalmente) una strategia difensiva, l’istituto sarà sempre strumentalizzato in un’ottica di pura dilazione dell’accertamento processuale.<br />
Contrastando una intollerabile situazione di fatto, occorrerebbe creare nell’imputato l’interesse alla celebrazione del processo, impedendogli di coltivare l’aspirazione al rinvio, alla dilazione e, quindi, in ultima analisi, alla prescrizione del reato o, quantomeno, alla scomparsa o all’inaridimento delle fonti di prova.<br />
Da questo punto di vista, infatti, per quanto grave possa essere questa affermazione, ogni tattica dilatoria è, di fatto, una (almeno potenziale) attività di inquinamento probatorio.<br />
E allora bisognerebbe “agganciare” il decorrere della prescrizione, oltre che, come si è detto, per quel che riguarda la fase delle indagini, alla cognizione della <em>notitia criminis</em> da parte del P.M., alla conoscenza legale della pendenza del processo da parte dell’imputato, per quel che riguarda la fase dibattimentale. Vale dire: fintanto che l’imputato non abbia ricevuto regolare notifica (o non sia comunque comparso), il decorso della prescrizione dovrebbe rimanere –ancora una volta- bloccato.<br />
Non è tutto.</p>
<p>A nostro parere, esiste -nell’ambito del processo penale e, anzi, del diritto penale- una categoria di indagati/imputati “più eguale” degli altri. Si tratta di quelle persone che, per essere state investite di pubbliche funzioni (e per essere, di conseguenza, depositarie ed esercenti di pubblici poteri) dovrebbero, in caso di rinvio a giudizio, essere giudicate con precedenza rispetto ai cittadini “comuni”. Esponenti politici, magistrati, pubblici amministratori, appartenenti alle forze di polizia e via elencando hanno ricevuto (direttamente o indirettamente) una delega dai consociati: quella di esercitare, per loro conto e in loro nome, una serie di poteri, poteri forti e penetranti, capaci di imporre condotte, di vincolare scelte, di determinare, in una parola, il presente e di ipotecare il futuro dei deleganti stessi.<br />
Sarebbe giusto e opportuno che si accertasse, nel più breve tempo possibile, se di tale delega essi continuino a esser degni, quando, nei loro confronti, sia stata formulata una seria accusa, penalmente rilevante.<br />
Ebbene, ognuno di noi può verificare quanto la realtà sia distante da tale ipotesi.<br />
Se così stanno le cose (ed è difficile negarlo), allora <strong>la frenetica attività parlamentare, volta alla introduzione di nuove figure criminose, corredate da severe pene, e alla creazione di “delitti ideologici”, connotati da roboanti “affermazioni di principio”, rappresenta solo una maniera per fare la faccia feroce, costituisce una manovra diversiva, in ultima analisi, per non affrontare, seriamente e sistematicamente, i problemi della giustizia penale</strong>, alla quale, come abbiamo visto, si chiedono “<em>tempi certi</em>”, ma per la quale, evidentemente, al di là delle chiacchiere, non si  vogliono tempi brevi.</p>
<div><strong>Maurizio Fumo Golem Informazione</strong></div>
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		<title>Laura Boldrini: Donne, pericolosa pubblicità osè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 18:24:37 +0000</pubDate>
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<p>&#8221;L&#8217;Italia e&#8217; tappezzata di manifesti con donne discinte e ammiccanti. Tutto si vende attraverso il corpo delle donne. In tv i modelli sono quelli della casalinga o della donna seminuda. Da li&#8217; alla violenza, il passo e&#8217; breve&#8221;. Lo ha detto la presidente della Camera, Laura Boldrini, ad un convegno a Roma sulla violenza sulle donne. &#8221;Se da donna passi a oggetto, il messaggio e&#8217; chiaro &#8211; ha aggiunto Boldrini &#8211; di un oggetto puoi fare quello che vuoi&#8221;.</p>
<p>Ci complimentiamo con il Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini- dicono un gruppo di ragazzi. Se lo avesse detto un uomo sarebbe scoppiata una guerra senza precedenti. Finalmente a dirlo è una Donna delle Istituzioni. Speriamo che questo messaggio possa iniziare a far discutere per un&#8217;inversione di mentalità, di cultura, che sta trasformando anche i media in fabbriche di oggetti.</p>
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