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	<title>don ennio spamile &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Don Ennio Stamile: Processo Ghota rito abbreviato.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Mar 2018 16:29:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[don ennio spamile]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Libera]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donStamile1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-13145" alt="Don Ennio Stamile" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donStamile1.jpg" width="994" height="656" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donStamile1.jpg 994w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donStamile1-300x197.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donStamile1-409x270.jpg 409w" sizes="(max-width: 994px) 100vw, 994px" /></a></p>
<p>Finalmente è finita! Una delle campagne elettorali più squallide della nostra storia repubblicana, l’abbiamo definitivamente archiviata. Il solito cliché, ormai arcinoto a noi italiani, anche quest’anno è stato proposto con rigorosa <i>parcodicio</i> che prevede che ad ogni intervento ne segua uno diverso e con il medesimo tempo. A dire il vero, a me personalmente sono sembrati tutti uguali, nessuna differenza! Ormai <b>sono diversi anni che i partiti hanno perso di vista la Politica</b>, scalzata da populismo imperante, inciuci, cordate, corruzioni, cambio di casacche al miglior offerente e … chi più ne ha più ne metta. Per chi si sforza di credere che <b>la Politica</b>, come ricordato in altre occasioni, “<b>è la forma più alta ed esigente della carità</b>”, lo spettacolo lascia un’amarezza profonda ed un desiderio ancora più profondo che essa torni ad essere, pensiero, visione, confronto, partecipazione, capacità di ascolto delle esigenze e dei bisogni dei cittadini ed immigrati, impegno costante per una società più giusta e solidale, libera da mafie e corruzione. Sono caparbiamente ostinato e convinto che questo desiderio si realizzi proprio a partire da questa terra di Calabria, che sta sperimentando più di ogni altra Regione il fallimento dei partiti e delle coalizioni, ne sono convinto per ciò che sento e che vedo. Sento in molti il desiderio di una sorta di Alleanza Sociale che metta assieme le forze sane presenti in ogni dove, libere da qualsiasi appartenenza, competenti ed animate da un’unica passione: <b>agire per il bene comune</b>. Vedo questo fermento negli occhi di quei tanti calabresi che ogni giorno ho la fortuna di incontrare. Questa scialba campagna elettorale ci ha fatto perdere di vista, tra l’altro, anche quello che è successo pochi giorni orsono a Reggio Calabria dove si è concluso il<b> rito abbreviato del processo “Gotha”,</b> che sintetizza cinque diverse inchieste ed altrettanti processi: “<b>Mammasantissima</b>”, “<b>Sistema Reggio</b>”, “<b>Fata Morgana</b>”, “<b>Reghion</b>”, “<b>Alchimia</b>”, che si è concluso con 28 condanne a pene variabili da 4 mesi a 20 anni di reclusione ed 11 assoluzioni. Il <b>gup Pasquale Laganà</b> ha dato lettura della sentenza in aula bunker, dando ragione all’impianto accusatorio portato avanti dai <b>pm Musolino e Lombardo,</b> frutto di un paziente e tenace lavoro della procura reggina fino a poco tempo fa retta da <b>Federico Cafiero De Raho</b>, ora chiamato a dirigere la procura nazionale antimafia. Questa sentenza, sebbene sia la prima e riguarda unicamente coloro che hanno chiesto il rito abbreviato, è di capitale importanza per il prosieguo dell’intero processo, non solo perché conferma l’impianto accusatorio, ma altresì perché riconosce l’esistenza di quella sorta di “<b>masso-‘ndrangheta</b>”, della quale si parlava da anni ma solo in ambienti molto ristretti. Una sentenza che inizia ricostruire la struttura della ’ndrangheta con particolare riferimento alle infiltrazioni e ai condizionamenti sulla pubblica amministrazione, l’economia e la politica. La mafia calabrese, quindi, si caratterizza, secondo la puntuale ricostruzione della procura, anche per la presenza di una struttura direttiva occulta che opera in sinergia con l’organo collegiale di vertice denominato “Provincia”, alla quale la struttura riservata fornisce indicazioni e scelte strategiche, <b>“allevando” i referenti in seno alle istituzioni, determinando l’elezione di uomini di fiducia in diverse fasi elettorali</b>. Gli uomini prescelti dalla criminalità organizzata per fare carriera “politico-‘ndranghetista” &#8211; aveva dichiarato in illo tempore il procuratore Cafiero De Raho &#8211; vengono tenuti continuamente sotto rigida osservazione, per vedere se meritano la fiducia della criminalità organizzata. Negli atti dell’inchiesta si fa riferimento alle elezioni comunali del 2001, alle amministrative del 2002 (comunali e provinciali), alle elezioni europee del 2004, alle regionali del 2005, alle provinciali del 2006, alle comunali del 2007, alle europee del 2009 e alle regionali del 2010. In molte parti della Calabria questo ferreo controllo da parte delle ‘ndrine locali non credo sia cambiato purtroppo. Finalmente la “zona grigia” ha iniziato a perdere il colore plumbeo dal quale per anni è stata coperta. Ciò che emerge è solo spazzatura, anzi parafrasando una frase molto colorita ma del tutto appropriata di Peppino Impastato… “una montagna di merda”. Sarà solo l’inizio, ma già ne avvertiamo l’olezzo.</p>
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		<title>Don Ennio Stamile di Libera: Chiesa e Massoneria dialogo «scandaloso»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2017 23:29:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia&Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Dalle Regioni]]></category>
		<category><![CDATA[don ennio spamile]]></category>
		<category><![CDATA[Libera]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[massoneria]]></category>
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					<description><![CDATA[Fonte: l&#8217;Avvenire di Calabria/ Un dibattito che si cerca di mantenere vivo da diverso tempo, quello sul rapporto tra Chiesa e massoneria. Da circa quarant’anni, da quando la Congregazione per la dottrina della fede ha emanato la Dichiarazione sulla Massoneria, chiarendo che se bene nel nuovo Codice di Diritto Canonico essa non viene espressamente menzionata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_12763" aria-describedby="caption-attachment-12763" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-12763" alt="Don Ennio Stamile" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile.jpg" width="1000" height="679" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile.jpg 1000w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile-300x203.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donenniostamile-397x270.jpg 397w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12763" class="wp-caption-text">Don Ennio Stamile &#8211; Libera Calabria</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">Fonte: l&#8217;Avvenire di Calabria/</p>
<p style="text-align: justify;">Un dibattito che si cerca di mantenere vivo da diverso tempo, quello sul rapporto tra <strong>Chiesa e massoneria.</strong> Da circa quarant’anni, da quando la Congregazione per la dottrina della fede ha emanato la <strong>Dichiarazione sulla Massoneria</strong>, chiarendo che se bene nel nuovo Codice di Diritto Canonico essa non viene espressamente menzionata come nel Codice anteriore “rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita”.</p>
<p style="text-align: justify;">Veniva ribadita, quindi, a chiare lettere <strong>la scomunica latae sentiae</strong> nei confronti di essa. Nessuna novità se periodicamente vengono riaccesi i riflettori sulla vexata questio. Questa volta, però, il dibattito dal titolo “Chiesa e Massoneria, così vicini e così lontani” organizzato dal GOI a Siracusa ha suscitato molto scalpore, addirittura scandalo in alcuni, per ragioni che francamente non mi sento di condividere. Intanto per l’immagine utilizzata sul manifesto. E’ stato raffigurato un <strong>Cristo con il compasso in mano</strong>, a voler rappresentare che “anche” Cristo per i massoni può essere considerato il Grande architetto dell’universo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ arcinota la strategia della fratellanza massonica tesa ad utilizzare particolari simboli, messaggi ed attività filantropiche per diffondere messaggi che non hanno nulla a che fare con un corretto approccio alla fede cristiana. Per noi Dio non è una sorta di vago noumeno kantiano o G.A.D.U. che possa essere veicolato da tutte le religioni del mondo, purché infinitamente ed indefinitivamente distante dall’uomo. Insomma, una sorta di <strong>neo-arianesimo</strong> sempre latente. Senza dover richiamare alcun “assioma rahneriano”, le nostre verità di fede si fondano su quel volto Unitrinitario di Dio che l’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù ci ha rivelato. Come ci ricorda la stessa <strong>Congregazione per la dottrina della fede</strong>, con la Riflessione ad un anno di distanza dalla Dichiarazione sulla massoneria: <strong>“solo Gesù Cristo è il Maestro della Verità e solo in Lui i cristiani possono trovare la luce e la forza per vivere secondo il disegno di Dio, lavorando al vero bene dei loro fratelli”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo bisogno né di essere massoni, né di maestri, venerabili e non, con tanto di grembiulini colorati! L’altro motivo che ha suscitato scandalo è il fatto che a questo dibattito vi partecipino il v<strong>escovo di Noto Mons. Antonio Staglianò</strong> e <strong>mons. Maurizio. P Aliotti.</strong> Intanto vorrei ricordare che trattasi di due affermati ed apprezzati teologi. Il primo, mi sento di conoscerlo molto bene essendo stato mio docente di teologia sistematica. Per usare una metafora calcistica un autentico <strong>“autogol”</strong> per chi lo ha invitato.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi numerosi testi e le sue lezioni mi hanno fatto gustare la <strong>bellezza e la profondità della fede cristiana.</strong> Al di là dei risibili tentativi di strumentalizzazione, a questi dibattiti debbono partecipare persone in grado di motivare anche teologicamente le ragioni di questa inconciliabile lontananza. Troppa la superficialità (a volte ahi noi anche l’ignoranza) che serpeggia indisturbata in molti ambienti anche ecclesiali sul rapporto Chiesa-massoneria. Infine, vorrei richiamare non solo l’importanza di quel <strong>fides quaerens intellectum</strong> (e viceversa), tanto dimenticato anch’esso soprattutto nella prassi omiletica, ma anche quell’invito al dialogo con tutti &#8211; nessuno escluso quindi &#8211; che <strong>Papa Francesco</strong> ha sin da subito intrapreso ed indicato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho l’impressione che spesso si ha paura di dialogare quasi con il timore di perdere la propria identità. Il dialogo rimane l’unica strada da percorre, affinché, nonostante le differenze, si decidono percorsi autentici di servizio al bene comune, all’impegno responsabile per la giustizia sociale. Perché scompaiano finalmente quelle sorti di “lobby di potere” tutte incentrate non solo alla ricerca ed alla custodia di esso con i soliti <strong>intrecci politico-mafiosi</strong>, ma a creare logiche di appartenenza a scapito di meriti e competenze delle quali nessuno, neanche la Chiesa in alcune sue realtà, può dirsi estraneo.</p>
<p style="text-align: justify;">http://www.avveniredicalabria.it</p>
<p style="text-align: justify;">
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