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	<title>dollaro &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>L’Euro compie 20 anni. Adottata in 19 paesi la moneta unica è la valuta più usata nel mondo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Dec 2021 14:40:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[Il cammino verso l&#8217;unione monetaria sono iniziati nel 1988, dal primo gennaio del 2002 la valuta comune è entrata concretamente nelle tasche dei cittadini degli stati membri. Agli 11 paesi iniziali se ne sono aggiunti altri 8 nel corso degli anni. Gentiloni: &#8220;Ora unione economica e fiscale&#8221;. L’euro compie 20 anni. E, tutto sommato, in [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Il cammino verso l&#8217;unione monetaria sono iniziati nel 1988, dal primo gennaio del 2002 la valuta comune è entrata concretamente nelle tasche dei cittadini degli stati membri. Agli 11 paesi iniziali se ne sono aggiunti altri 8 nel corso degli anni. Gentiloni: &#8220;Ora unione economica e fiscale&#8221;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’euro compie 20 anni. E, tutto sommato, in questi due decenni <strong>sembra aver acquistato vigore seppur con alti e bassi</strong>. Oggi la moneta unica europea è utilizzata in 19 paesi dove abitano<strong> 350 milioni di persone</strong>. Più in generale è la valuta più utilizzata al mondo dopo il dollaro. Significa che anche paesi che non la adottano la utilizzano per gestire scambi commerciali o emettere obbligazioni denominate in euro. Fuori dagli Stati Uniti circolano dollari per un ammontare pari a <strong>13mila miliardi</strong>, fuori dai paesi euro so trovano <strong>3,4 mila miliardi di euro. </strong>“L’euro è la seconda moneta di riserva a livello mondiale e il suo peso nei mercati finanziari sta aumentando anche grazie alle emissioni di debito comune nell’ambito di Next Generation Ue. Ma per quanto possiamo essere fieri di questi successi, <strong>la casa comune dell’euro rimane incompleta</strong>. L’unione monetaria c’è: dobbiamo ora finire di<strong> costruire quella economica e fiscale.</strong> Vincere questa sfida dovrà essere la priorità per il terzo decennio della nostra moneta europea.”, ha detto oggi il commissario Ue agli Affari Economici<strong> Paolo Gentiloni</strong> in occasione del ventennale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I primi passi verso l’euro furono compiuti <strong>nel 1988</strong> quando l’allora presidente della Commissione Ue, il francese<strong> Jacques Delors</strong>, europeista e uno dei padri dell’Unione, mise in piedi un comitato ad hoc i cui lavori gettarono le basi per il <strong>trattato di Maastricht</strong>, firmato nella cittadina olandese nel <strong>1992</strong> dopo duri negoziati e che costituì le fondamenta della moneta unica europea. In particolate il trattato fissava i <strong>parametri di finanza pubblica</strong> richiesti ai paesi che avessero voluto adottare la moneta unica. Sono le famose regole del <strong>3%</strong> del Pil come soglia massima di deficit e del<strong> 60%</strong> come limite per il debito. Già all’epoca l’Italia e il Belgio eccedevano quest’ultima cifra, tuttavia visto il peso geopolitico del paese, membro fondante della Comunità europea per Roma fu disposta una deroga con l’impegno a riportare gradualmente il debito al di sotto del 60%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Francia di&nbsp;<strong>François Mitterand</strong>&nbsp;ottiene la promessa che la moneta unica diventi realtà<strong>&nbsp;non più tardi del 1999</strong>.&nbsp;<strong>La Germania,</strong>&nbsp;restia ad abbondonare il suo marco, ottiene in garanzia una&nbsp;<strong>banca centrale disegnata sul modello della Bundesbank</strong>&nbsp;tedesca con la lotta all’eccessiva&nbsp;<strong>inflazione</strong>&nbsp;come compito principale. Alla fine il passaggio all’euro, e quindi ad una moneta più debole rispetto al marco, ha avuto l’effetto di favorire la costante crescita delle esportazioni di Berlino. Vantaggio che sembra aver superato quello ottenuto dai paesi meno virtusoi in termini di minori interessi da pagare sul debito pubblico. Non mancano incidenti di percorso, come la bocciatura del Trattato e della moneta unica nel referendum indetto dalla<strong>&nbsp;Danimarca.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Bce diventa operativa nel 1998&nbsp;<strong>e il primo gennaio 1999</strong>&nbsp;viene lanciato l’euro come moneta ufficiale di 11 Paesi (Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Finlandia e Austria.&nbsp;<strong>Nel 2001 si aggancia la Grecia</strong>&nbsp;e da Atene partirà nel 2009 la crisi più grave che la moneta unica ha dovuto attraversare nei suoi primi 20 anni. Il primo gennaio 2002 vengono messe in circolazione&nbsp;<strong>le banconote e monete in euro, e ritirate le valute nazionali</strong>. Da allora si sono aggiunti alla moneta unica&nbsp;<strong>Slovenia</strong>&nbsp;(2007),<strong>&nbsp;Cipro e Malta</strong>&nbsp;(2008), Slovacchia (2009) e poi<strong>&nbsp;Estonia</strong>&nbsp;(2011), Lettonia (2014) e Lituania (2015). Alla guida della Banca centrale europea, con sede a Francoforte, e quindi dell’euro c’è oggi la francese&nbsp;<strong>Christine Lagarde</strong>. Prima di lei si sono avvicendati l’italiano&nbsp;<strong>Mario Draghi</strong>&nbsp;(2011- 2019), il francese&nbsp;<strong>Jean Claude Trichet</strong>&nbsp;(2003 – 2011) e l’olandese&nbsp;<strong>Wim Duisenberg.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte Il Fatto Quotidiano</p>
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		<title>Il Dollaro, l&#8217;Euro, l&#8217;Oro: Cina, e Russia verso una moneta che detronizzerà il Dollaro?</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2014/07/il-dollaro-leuro-loro-cina-e-russia-verso-una-moneta-che-detronizzera-il-dollaro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2014 22:16:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziari]]></category>
		<category><![CDATA[dollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Gallo]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[gestione della conoscenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Introduzione di Fabio Gallo &#8211; direttore editoriale Gruppo ComunicareITALIA/ Lo stato confusionale che genera l&#8217;eccesso d&#8217;informazione sempre più orizzontale e veloce non ci consente approfondimenti indispensabili, invece, per comprendere davvero come stanno le cose e dove la nostra società sta andando. Quante cose vere ci vengono propinate ogni giorno? e quante false per confondere le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_8062" aria-describedby="caption-attachment-8062" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-8062" alt="crisi-finanziaria-dollaro-alesandro corneli-fabio gallo-geopolitica-gestione della conoscenza" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1.jpg" width="700" height="400" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1.jpg 700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1-300x171.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/crisi-finanziaria1-472x270.jpg 472w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8062" class="wp-caption-text">Il Dollaro e l&#8217;esasperazione universale</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">Introduzione di Fabio Gallo &#8211; direttore editoriale Gruppo ComunicareITALIA/</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stato confusionale che genera l&#8217;eccesso d&#8217;informazione sempre più orizzontale e veloce non ci consente approfondimenti indispensabili, invece, per comprendere davvero come stanno le cose e dove la nostra società sta andando. Quante cose vere ci vengono propinate ogni giorno? e quante false per confondere le nostre idee mentre qualcuno o qualcosa acquista i diritti della nostra Memoria, della nostra Storia, delle nostre Tradizioni? mentre qualcuno acquista le nostre terre, i nostri uliveti, i vigneti, e ora gli aranceti? Il passaggio super veloce della comunicazione analogica a quella digitale, diciamo la verità, non ci ha consentito di comprendere ancora perché ognuno di noi, da circa dieci anni, dipende dal suo telefono divenuto strumento potenzialmente interagente con l&#8217;universo della rete. Proprio lei, la Rete (internet) è la grande meretrice che mostra i suoi aspetti accademici e le sue &#8220;app&#8221; come mammelle di latte per la crescita dei nostri figli e nipoti, per nascondere, invece, un piano unico, semplice, avvilente: il controllo dell&#8217;Umanità. Allora, in questo clima abbiamo bisogno di essere guidati come bambini da chi ha una coscienza internazionale e per questo non mi stancherò mai di ringraziare uno dei più grandi analisti esperti in geopolitica, oggi viventi e di cui mi onoro sentirmi discepolo. Una speranza&#8230;, mi sia concessa.</p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli / visita anche www.grrg.eu</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, 8 luglio, potrebbe diventare una data da ricordare. Senza molta enfasi, con toni moderati, il <em>Corriere della Sera</em> ha dedicato la pagina 11 a un tema di portata globale: <strong>il ruolo del dollaro</strong>. Lo ha fatto sotto il segno della cronaca e non dell’analisi, riferendo le parole del ministro francese delle Finanze, <strong>Michel Sapin, che ha evocato la necessità di limitare l’uso del dollaro come valuta principe del commercio internazionale</strong>. Il riferimento a de Gaulle, che nel 1965, allora presidente della Repubblica, pronunziò un violento attacco contro l’egemonia della valuta americana e il suo inaudito privilegio di poter acquistare beni e servizi semplicemente stampando carta-moneta, era d’obbligo, come pure il titolo provocatorio e auto-protettivo: “Parigi alla crociata anti-dollaro”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A de Gaulle andò male</strong>. Tre anni dopo il suo attacco, lo scoppio del “maggio ‘68”, paralizzando la Francia per un mese, spazzò via le riserve auree che Parigi aveva accumulato. Altri tre anni, e nel 1971 <strong>gli Stati Uniti misero fine alla convertibilità del dollaro in oro</strong>, ponendo fine al regime dei cambi fissi. Quel regime che aveva sostenuto i “magnifici trenta” anni di straordinari progressi economici e sociali dell’Occidente, dall’inizio degli anni ’40 all’inizio degli anni ’70. Poi cominciarono le crisi petrolifere, le svalutazioni competitive e i tentativi in sede europea per mettervi riparo (serpente monetario, Sme. infine l’euro) e finalmente la globalizzazione dove ciascuno ha giocato con la massima spregiudicatezza le proprie carte <strong>sotto la regia della finanz</strong>a che, per conseguire i suoi obiettivi, cioè i massimi profitti dovunque si presentassero le migliori occasioni, <strong>ha destabilizzato l’economia reale, quella che produce beni e crea occupazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CHI USA DOLLARI CADE SOTTO LA GIURISDIZIONE DEGLI STATI UNITI</strong><br />
Il <em>Corriere</em> ha preso il coraggio forse sulla spinta del <em>Financial Time</em>s, che il giorno prima, 7 luglio, aveva scritto che le relazioni transatlantiche sono in uno stato di apatia perché la confusione e l’incomprensione stanno prendendo il sopravvento nei rapporti tra Usa ed Europa. La scintilla è scoccata con la <strong>condanna di Bnp-Paribas</strong> a pagare una multa di nove miliardi di dollari perché aveva trattato con il governo del Sudan colpevole di massacri nel Darfur e sotto embargo americano. La condanna è stata resa possibile perché la banca francese aveva fatto transazioni in dollari; non le sarebbe successo nulla se le avesse fatte in un’altra moneta. <strong>Chi usa dollari, cade quindi sotto la giurisdizione degli Stati Uniti</strong>. Ad alcuni ciò sembra eccessivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA CIA AVEVA RECLUTATO UN AGENTE DEL SERVIZIO SEGRETO TEDESCO</strong><br />
Questo episodio avrebbe spinto il ministro francese a fare dichiarazioni di stampo gollista. Solo che, oggi, la Francia conta in Europa molto meno di mezzo secolo fa. La Germania è d’accordo? Sapin ha forse approfittato anche della nuova polemica tra Berlino e Washington: <strong>si è saputo che</strong> <strong>la Cia aveva reclutato un agente del servizio segreto tedesco</strong> per avere informazioni, <strong>dopo</strong> che la Nsa aveva intercettato il telefonico di Angela Merkel e le assicurazioni di Obama alla Cancelliera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CINA E RUSSIA: TOGLIERE DAL TRONO IL DOLLARO E TROVARE UNA NUOVA MONETA<br />
L’affare è grosso, ma non è la Francia a guidarlo, bensì la Cina</strong> (con una certa intesa con la Russia). Pechino e Mosca hanno smesso di acquistare titoli di Stato americani; Pechino, inoltre, accumula oro e Shanghai ne è diventato il principale mercato. Il presidente della Banca centrale cinese da qualche anno afferma che è necessario <strong>togliere il dollaro dal trono e trovare una nuova moneta</strong>, ricavata da un cesto delle più importanti, per regolare gli scambi commerciali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GERMANIA, SOGGETTO DECISIVO<br />
Il soggetto decisivo sarà la Germania</strong>, la quale, a modo suo, ha creato per sé una situazione di privilegio con l’adozione dell’euro. In un modo molto semplice. <strong>Nel caos del regime dei cambi fluttuanti, ha imposto, con la moneta unica, il cambio fisso ai suoi partner</strong>, che sono stati obbligati a rinunziare alle svalutazioni competitive cui ricorrevano periodicamente per tenere testa alla formidabile economia germanica.  Per questo motivo la Germania continua ad essere competitiva a livello mondiale, anche se con crescente fatica, nonostante il cambio euro-dollaro sia a 1,36. A soffrirne sono altri Paesi dell’eurozona, come Francia e Italia. Quindi bisognerà attendere che anche in Germania si avverta il peso di questo cambio perché Berlino prenda posizione e scenda in campo sulla questione sollevata dal ministro francese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ITALIA: SEGNALI POSITIVI&#8230;PER I SALDI<br />
Quanto all’Italia</strong>, l’attenzione è concentrata sullo scontro verbale tra Renzi e Grillo mentre il ministro dell’Economia, Padoan, che ora presiede l’Ecofin, ripete “serenamente” che il debito italiano è tra i più sostenibili e il <strong><em>Sole 24 Ore</em></strong>, giulivo, <strong>vede “segnali positivi” in questi primi giorni di saldi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A COSA SERVE IL SERVIZIO CIVILE? A RIDURRE LA DISOCCUPAZIONE</strong><br />
Per ridurre la disoccupazione giovanile, si pensa a reintrodurre, per 100 mila ragazzi, il “servizio civile”, a poco più di 400 euro al mese, per un anno, a turno. E Napolitano si scaglia contro il bicameralismo perfetto. In vista delle elezioni per l’Anm, <strong>la Procura di Milano torna a spaccarsi</strong>, <strong>segnale inequivocabile che una “riforma della giustizia” è dietro l’angolo</strong>, ma gli slide diffusi dal ministro sono, com’era prevedibile, solo slogan conditi di buon senso e di buone speranze. Bolle di sapone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A LONDRA SI TEME UNA BOLLA FINANZIARIA<br />
A Londra, invece, si teme una nuova bolla finanziaria</strong>. Lo stesso FT, qualche settimana fa, aveva sollevato la questione del ruolo del dollaro. <span style="text-decoration: underline;">Speriamo che la grande partita non abbia bisogno, per trovare una soluzione, di un nuovo conflitto militare generalizzato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PAPA FRANCESCO MINACCIATO DI MORTE?</strong><br />
Papa Francesco, che non si stanca di condannare questa economia finanziarizzata, adesso ha avuto, secondo alcuni, una chiara minaccia dalla criminalità organizzata. Ma lui va avanti imperterrito perché, contro i guru della finanza e i padrini, crede nel <strong>“non prevalebunt”</strong>, una super-assicurazione.</p>
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		<title>La Grande Mistificazione: l&#8217;EUROPA e l&#8217;EURO dopo la CRISI &#8211;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2013 17:37:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[Conti pubblici]]></category>
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		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli/grrg.eu/ Le notizie di oggi scacciano quelle di ieri, la memoria svanisce. I discorsi (specie dei politici) che riguardano il futuro promettono sempre qualcosa di positivo. Da oltre due anni ci si racconta – non solo in Italia –  che, dopo la fase di austerità e correzione dei conti pubblici, ci sarà la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/svalutazione-euro.jpg"><img decoding="async" alt="svalutazione-euro-crisi-dollaro-mistificazione finanziaria" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/svalutazione-euro.jpg" width="790" height="466" /></a><figcaption class="wp-caption-text">La Grande Mistificazione: l&#8217;Europa e l&#8217;Euro prima e dopo la Crisi</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli/grrg.eu/</p>
<p style="text-align: justify;">Le notizie di oggi scacciano quelle di ieri, la memoria svanisce. I discorsi (specie dei politici) che riguardano il futuro promettono sempre qualcosa di positivo. Da oltre due anni ci si racconta – non solo in Italia –  che, dopo la fase di austerità e correzione dei conti pubblici, ci sarà la ripresa e che ciò che vene fatto è ben fatto. Non si dimentica di aggiungere qualche variante locale. In Italia,  Monti e Letta hanno spesso ripetuto  che l’eredità che avevano ricevuto era disastrosa, dovuta a una politica (quella di Berlusconi) fatta, soprattutto a partire dal 2007-2008, cioè dopo l’inizio della grande crisi finanziaria, senza consapevolezza, negando la crisi, evitando di prendere provvedimenti seri. E poi, naturalmente, c’è la crisi stessa, per superare la quale, occorre “più Europa” anziché “meno Europa” perché l’Europa ha la ricetta giusta. In genere, ci si fida di un medico dopo avere sperimentato che le sue diagnosi e le sue terapie hanno funzionato bene, ma non ci si fida di un medico che ha sbagliato diagnosi e terapie. Per le sue passate performance, possiamo fidarci dell’Europa?</p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto il <strong>Working Paper n. 56</strong> del Centro Studi Confindustria, licenziato a <strong>dicembre 2006</strong>, quindi elaborato prima della crisi, durante il secondo governo Prodi, ex presidente della Commissione ed europeista convinto. All’epoca, presidente di Confindustria era Luca Cordero di Montezemolo. Benché, come si legge nel frontespizio, le valutazioni espresse impegnino esclusivamente i loro autori (nel caso specifico: Anna Ruocco e Ciro Rapacciuolo), la pubblicazione è pur sempre di Confindustria e del suo Centro Studi. Il tiolo: “Nessuno stimolo alla crescita dell’area dell’euro dalla politica economica? Alcune evidenze empiriche”. <strong>Il periodo esaminato va dal 2002 (anno dell’introduzione della moneta unica nelle tasche dei cittadini dell’Eurozona) al 2005, ovvero termina due anni prima dell’inizio della crisi finanziaria</strong>. Quindi nella fase ascendente ed euforica dell’introduzione della moneta unica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ricordo se questo studio ebbe qualche impatto. Bisognerebbe cercare nei giornali dell’epoca. È uno studio importante perché compilato ex ante, rispetto alla crisi, quando nessuno la intravvedeva dietro l’angolo, e non è nemmeno uno studio ex post, nel quale i dati empirici possono essere raggruppati con il senno di poi. È questo genere di lavori che bisognerebbe rispolverare di tanto in tanto, perché consentono un esame non condizionato dall’attualità e dalle relative polemiche. Esso <strong>ci consente di valutare il funzionamento (lungimiranza, mezzi, politiche) dell’Unione europea prima della crisi, onde accordarle fiducia o esprimere qualche perplessità prima di concederle maggiori poteri</strong> come essa chiede secondo una logica di accanimento terapeutico. Perché l’argomento forte “occorre più Europa” è tautologico e indimostrabile; è solo un atto di fede; meglio: è una scelta politica, che può rivelarsi disastrosa sul piano economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, bastano poche citazioni di quel testo per smantellare tutte le considerazioni che da qualche tempo vanno per la maggiore e anche per filtrare, opportunamente, certe dichiarazioni che riguardano il futuro e che sollecitano certe politiche. (Miei i grassetti all’interno delle citazioni riportate tra virgolette)</p>
<p style="text-align: justify;">L’inizio del saggio non consente interpretazioni diverse e di comodo: “Tra il 2002 e il 2005 il PIL dell’area dell’euro è cresciuto in media dell’1,2% all’anno, <strong>un ritmo di crescita molto inferiore a quello degli Stati Uniti e a quelli sperimentati in passato dal Continente</strong>… Il rallentamento dell’area dell’euro è dovuto a fattori di debolezza strutturale interni (nel mercato del lavoro, delle merci, dei servizi) aggravati dalla concorrenza sempre più agguerrita da parte dei paesi emergenti”. Osservo: l’euro non ha fatto bene alla crescita, l’ha rallentata. Oppure i fattori indicati avrebbero agito comunque e l’euro sarebbe superfluo? Oppure i calcoli sui benefici che ciascun Paese aderente ha effettuato sono stati così egoistici da elidersi? In questo caso, l’europeismo dichiarato dai sottoscrittori era pura finzione o pura illusione (come quello di chi, in Italia, pensava di poter diluire il debito pubblico nella vasca europea).</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordando che lo studio non si riferisce all’Italia ma a tutta l’Eurozona, osservo che l’elenco dei fattori di debolezza strutturale implica una rimozione del tipo: “spostate di 100 km il Monte Bianco, spianate il Massiccio Centrale, abolite i Pirenei”, e simili. Ovvero: si fa presto a dire, ma <strong>una politica seria deve essere soprattutto realistica, altrimenti è velleitaria</strong> <strong>e si traduce in una auto-assoluzione</strong> di fronte agli obiettivi mancati. Quanto alla concorrenza sempre più agguerrita da parte dei paesi emergenti, o si è (era) in grado di capire le conseguenza della globalizzazione oppure li si è immaginati come alieni extraterrestri.</p>
<p style="text-align: justify;">Aggiungo di mio i seguenti dati:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          il 2 gennaio 2002 il cambio euro/dollaro era di 1,106</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          il 2 gennaio 2003 il cambio euro/dollaro era di 0,957</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;           il 2 gennaio 2004 il cambio euro/dollaro era di 0,794</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;           il 3 gennaio 2005 il cambio euro/dollaro era di 0,740</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;           Il 24 dicembre 2013 (a titolo di confronto) era di 0,730</p>
<p style="text-align: justify;">Rilevo inoltre che l’apprezzamento sempre più deciso dell’euro nei confronti del dollaro iniziò a partire dall’ottobre 2004 quando il cambio scese al di sotto dello 0,800. Quindi, per quasi due anni, l’euro non dovette pagare il costo di una sopravvalutazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Procediamo con le citazioni: “I vincoli alle politiche di bilancio, imposti dalla normativa europea, <strong>non hanno indotto i Paesi membri a ridurre la spesa corrente al netto degli interessi</strong>, che nell’area dell’euro, tra il 1998 e il 2005, è perfino cresciuta, seppure di poco” (con due eccezioni: Austria a Germania – è ricordato in nota).  Rilevo che porre dei vincoli e non vederli rispettati può apparentemente assolvere il medico che ordina una medicina ma il malato non la prende. Ma in questo caso sbaglia il medico che non sa che il paziente non può sopportare una certa medicina. O si voleva indebolire ulteriormente chi era già debole?</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora: “A partire dal 2002, con il rallentamento dell’economia europea, <strong>la politica di bilancio non solo non ha svolto una funzione di sostegno alla crescita ma ha mancato pure l’obiettivo del risanamento</strong>”. Poiché, aggiungono gli autori, gli Stati membri sono tenuti a perseguire nel medio termine il risanamento dei conti pubblici, ma non hanno vincoli sul “come” raggiungere tale risultato, “in molti casi questo ha indotto i governi ad attuare politiche di bilancio con discreti risultati nel breve periodo rinviando però al futuro la soluzione dei problemi strutturali”. Osservo: come dire che il comandante ordine al plotone di marciare compatto per venti km ma il plotone si sbanda e ciascuno va per conto suo. Che si fa? Si rimuove il comandante.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli autori esaminano poi la politica monetaria della Bce. Non trascurando le variazioni di indirizzo nei passaggi da un presidente all’altro (da Duisenberg a Trichet), sostengono che essa, “pur senza averlo come obiettivo esplicito,<strong> ha esercitato un’azione di sostegno ciclico dell’economia</strong> europea nelle fasi depressive(2001-2005) e un’azione restrittiva nelle fasi di crescita sostenuta (1999-2001)”. Osservo: ciò vuol dire che<strong> se la Bce ha fatto bene, lo ha fatto ai margini dei suoi compiti istituzionali</strong>. Ciò può incoraggiare chi vuole dare più poteri alla Bce, ma va a critica di chi l’ha concepita male. Se l’architetto sbaglia, la costruzione crolla, prima o poi.</p>
<p style="text-align: justify;">Rilevate infine le discrasie tra politiche di bilancio e politica monetaria, gli autori concludono “che l<strong>a politica economica complessiva non ha fornito quello stimolo alla crescita nell’area che avrebbe potuto esercitare</strong>”. Osservo: in linguaggio crudo, ha fallito. E ha fallito in tempi normali, non in tempi di crisi. Possiamo fidarci?</p>
<p style="text-align: justify;">È bene precisare che gli autori non mostrano tracce di scetticismo sul processo di integrazione europea e sull’euro. Anzi: per il 2006 percepivano segnali positivi. Ma, a loro avviso, i dati empirici dimostrano che nel quadriennio 2002-2005 “le politiche di bilancio nell’area dell’euro, condizionate dal rispetto di rigidi target numerici sul deficit, <strong>non solo non hanno raggiunto l’obiettivo di risanare in modo stabile i conti pubblici, ma non hanno nemmeno perseguito un efficace sostegno della crescita nell’area</strong>, né nel lungo termine – come sarebbe negli obiettivi – né nel breve”. Ripeto: allora c’è da fidarsi?</p>
<p style="text-align: justify;">In questi ultimi anni, a crisi finanziaria esplosa, è stata accentuata la linea del rispetto di “rigidi target numerici” che, in sostanza, ha però avuto un solo obiettivo: salvare le banche attraverso l’austerity imposta ai popoli. Si può ammettere che una crisi bancaria avrebbe travolto il Continente e staremmo peggio di quanto stiamo, ma si deve anche ammettere che <strong>la politica europea pre-crisi ha fallito i suoi obiettivi</strong>. È vero che, nel dicembre 1991, quando furono fissati i parametri di Maastricht, si prevedeva a una lunga fase di crescita del 5% annuo, ma poi bisognava, non appena questo traguardo apparve irraggiungibile, correre ai ripari anziché irrigidirsi. Come tuttora si tende a fare e avendo indebolito, anche se in misura disuguale, tre delle quattro maggiori potenze economiche dell’Ue: Spagna, Italia e Francia (la prima potenza, la Germania, almeno all’apparenza non sembra essersi indebolita ma il coperchio sulle pentole delle sue banche non è stato ancora sollevato ). In ogni caso, è piena disinformazione considerare la crisi attuale come risultato macroscopico della crisi finanziaria esplosa negli Stati Uniti; bisogna invece ammettere che, prima che questa arrivasse, l’Europa era già fuori strada.</p>
<p style="text-align: justify;">Piuttosto che correre a tappare una falla dopo l’altra, e proseguire la navigazione, reprimendo ogni tentativo di ammutinamento, sarebbe più opportuno volgere la prua verso un grande cantiere navale e sottoporre il gigante a una revisione integrale, cambiando i pezzi e le regole di ciò che non ha funzionato. Forse chi sta in prima classe sente meno i contraccolpi, ma se la nave affonda, affondano tutti.</p>
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