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	<title>difesa nazionale &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Immigrati: &#8220;I barconi vanno affondati prima che prendano il mare&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2015 16:50:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di ILGIORNALE.IT/ È la ricetta di Francesco Rutelli a quella che lui stesso definisce un&#8217;«emergenza criminale», l&#8217;abbandono delle navi alla deriva con centinaia di uomini, donne e bambini a bordo che è l&#8217;ultima frontiera dell&#8217;emigrazione selvaggia. Rutelli, andiamo con ordine. Perché l&#8217;Italia e l&#8217;Europa dovrebbero darle ascolto? «Perché come presidente del Copasir scrissi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8704" aria-describedby="caption-attachment-8704" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/immigrati.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-8704" alt="rutelli, copasirservizi segreti" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/immigrati.jpg" width="700" height="400" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/immigrati.jpg 700w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/immigrati-300x171.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/immigrati-472x270.jpg 472w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8704" class="wp-caption-text">Secondo Rutelli, ex capo del COPASIR, i barconi vanno fermati subito</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura di ILGIORNALE.IT/</p>
<p>È la ricetta di Francesco Rutelli a quella che lui stesso definisce un&#8217;«emergenza criminale», l&#8217;abbandono delle navi alla deriva con centinaia di uomini, donne e bambini a bordo che è l&#8217;ultima frontiera dell&#8217;emigrazione selvaggia.</p>
<p><strong>Rutelli, andiamo con ordine. Perché l&#8217;Italia e l&#8217;Europa dovrebbero darle ascolto?</strong></p>
<p>«Perché come presidente del Copasir scrissi la relazione al Parlamento approvata all&#8217;unanimità il 29 aprile 2009 sulla tratta degli esseri umani e le sue implicazioni per la sicurezza della Repubblica: 75 pagine di analisi dei flussi dei migranti organizzati da organizzazioni criminali internazionali e di proposte rivolte al governo italiano e all&#8217;Ue. È tutto online, per chi abbia voglia di leggerlo».</p>
<p><strong>Sono passati quasi sei anni. Che cosa è cambiato, nel frattempo?</strong></p>
<p>«La situazione oggi è di una gravità senza precedenti, c&#8217;è stato un salto di qualità del traffico di uomini. Ora i trafficanti acquistano un&#8217;imbarcazione per poche centinaia di migliaia di euro, la caricano di disperati disposti a pagare, guadagnano cinque volte tanto e poi abbandonano la nave alla deriva per evitare di essere arrestati. Con due implicazioni gravissime a mio avviso sottovalutate da chi guarda al fenomeno ancora con gli occhi di vent&#8217;anni fa. La prima è che si tratta di un crimine contro l&#8217;umanità. E contro la navigazione, la cui sicurezza è messa a repentaglio».</p>
<p><strong>E la seconda?</strong></p>
<p>«Le organizzazioni criminali che gestiscono questo traffico lo utilizzano come strumento di finanziamento di entità che stanno preparando l&#8217;offensiva nei nostri confronti. Con la droga, la tratta dei migranti sta alimentando incessantemente il potere economico e politico delle nuove mafie e dei movimenti fondamentalisti e terroristici».</p>
<p><strong>Come possiamo rispondere a questo scenario quasi apocalittico?</strong></p>
<p>«Emergenze gravi richiedono risposte più forti del passato. Occorre affondare navi e barche gestite dai trafficanti criminali prima che imbarchino le persone, così da scoraggiare drasticamente l&#8217;industria illecita che sta prosperando».</p>
<p><strong>Un&#8217;azione alla radice?</strong></p>
<p>«Un&#8217;azione che colpisca i network criminali direttamente nelle centrali direttive e organizzative, nei porti e nei tragitti che precedono gli imbarchi».</p>
<p><strong>Da dove dovremmo partire?</strong></p>
<p>«Al momento la situazione più pericolosa è alle porte di casa nostra, in Libia».</p>
<p><strong>Come sarebbe possibile agire fuori dai confini europei?</strong></p>
<p>«Naturalmente bisognerebbe assicurarsi la collaborazione di alcuni dei Paesi da cui le carrette partono. Qualcosa che l&#8217;Italia fece in Albania per stroncare il business degli scafisti all&#8217;inizio anni &#8217;90, sostanzialmente con la collaborazione del governo di Tirana. E che la comunità internazionale ha fatto e continua a fare per eliminare la pirateria al largo della Somalia e nell&#8217;Oceano Indiano. Si può e deve rafforzare la collaborazione coi diversi Paesi non complici della tratta di esseri umani».</p>
<p><strong>Da un punto di vista giuridico non sembra facile.</strong></p>
<p>«Certo, ma l&#8217;Ue dovrebbe muoversi per crimini contro l&#8217;umanità, ciò che renderebbe il suo intervento irrefutabile. E i capi del traffico una volta catturati andrebbero su iniziativa europea davanti al Tribunale penale internazionale».</p>
<p><strong>Un&#8217;utopia?</strong></p>
<p>«No. Il Partito Democratico Europeo, di cui sono copresidente e che conta 14 eurodeputati, ha già chiesto alla commissione Juncker di occuparsi urgentemente di combattere i trafficanti di esseri umani, mai così potenti nel Mediterraneo e in Africa. E ho constatato una grande attenzione da parte di Dimitris Avramopoulos, commissario europeo per le migrazioni».</p>
<p><strong>E l&#8217;accoglienza?</strong></p>
<p>«L&#8217;Europa non può accogliere all&#8217;infinito. Attualmente esistono 15 milioni di profughi da conflitti in corso, molti di più se si considerano anche i rifugiati interni. Possiamo e dobbiamo accogliere un numero limitato di persone, quelle che rischiano la vita, sulla base di regole e procedure trasparenti. E aiutare i molti che soffrono in loco. Altrimenti ci facciamo dettare le regole dai trafficanti, che grazie anche alla loro disponibilità economica stanno diventando più potenti degli Stati».</p>
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