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	<title>Decapitati &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Italia alla ricerca di Leader normali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 20:05:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Decapitati]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Floris]]></category>
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<p>Contemplare, attoniti, la nazione nella quale viviamo. E alla fine sentirci in un solo modo: «decapitati». È così che Giovanni Floris ammette di percepire se stesso e quelli che lo circondano in questo periodo. Non a caso è il titolo che ha scelto per il suo ultimo libro:<em>Decapitati. Perché abbiamo la classe dirigente che non ci meritiamo</em>(Rizzoli). Il conduttore di «Ballarò» compie un viaggio nella classe dirigente italiana, per bocciarla (quasi) in toto. Scrive Floris: «Suonano lontane le parole di Alcide De Gasperi: &#8220;Badate che nella vita pubblica non importerà tanto quello che voi direte, ma quello che voi sarete&#8221;. In questi 60 anni chi lo ha ascoltato? In pochi, tra i politici di oggi. E in pochi anche tra noi cittadini, che in qualche modo li abbiamo scelti e tollerati». Risultato disarmante: «Ora i nostri capi si stanno incamminando sul viale del tramonto: politica, economia, cultura, da dove viene la crisi di leadership che ha decapitato l&#8217;Italia?».</p>
<p><strong>È una storia della nostra Repubblica</strong>, quella che tratteggia Giovanni Floris, evidenziando le molteplici dicotomie italiane: Cavour e Garibaldi, Agnelli e Marchionne, Totti e Baggio, Riina e Giovanni Paolo II. Le tante volte in cui la fiducia è andata (sbagliando) all&#8217;Uomo della provvidenza, e quelle in cui invece sul ponte di comando sono finiti leader normali: i De Gasperi e i Pertini, i Ciampi e gli Amato. Secondo Floris quelli che, più di tanti altri, sono riusciti a tirar fuori il Paese dalla crisi in cui versava. Da promuovere, per lui, poi, sono soprattutto gli «eroi senza megafono». Due esempi su tutti: Carlo Rosselli e Giorgio Ambrosoli. Storie quanto mai attuali, le loro, e alle quali ispirarsi per individuare un criterio attraverso il quale tentare di costruire una nuova classe dirigente. Che infatti, per il conduttore di «Ballarò», è ciò che serve con maggiore urgenza. Il quesito più difficile al quale rispondere, però, è uno solo: dove cercarla? Scrive Floris: «In mancanza di investimenti sulla formazione, bisogna ripartire da quello che c&#8217;è: gli uomini e le donne italiani. Da quello che fanno, quindi dalle loro professioni. Da quello che pensano, quindi la loro attuale formazione politica e culturale».</p>
<p><strong>Esiste poi, secondo l&#8217;autore di <em>Decapitati</em></strong>, un forte parallelismo tra l&#8217;attuale periodo storico italiano, caratterizzato dal berlusconismo, e la fase craxiana degli anni Ottanta: «A partire dalla modernità tanto agognata e mai raggiunta, che a quei tempi sembrava impersonata dal Psi di Craxi e in questi anni dal pluribattezzato partito di Berlusconi». Adesso, invece, siamo in una fase di transizione, dove «la prossima leadership verrà raccolta, non conquistata&#8230; La mia idea è che questo Paese non verrà preso di slancio da un uomo forte, ma consegnato dagli elettori a chi avrà il coraggio di sobbarcarsi una nazione messa in ginocchio da una crisi pesantissima». L&#8217;Obama italiano, dunque? «No, una semplice persona per bene che si slanci oltre». Ma il primo passo «tocca ai cittadini: occorre la capacità di diventare un po&#8217; leader di se stessi. Ognuno nella sua vita deve riprendere il coltello dalla parte del manico e ricordarsi che il potere dei capi poggia sulle spalle di chi è comandato». Per non farsi più decapitare.</p>
<p>Angela Frenda Corriere della Sera</p>
<p>&nbsp;</p>
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