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	<title>Crisi economica &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Mario Draghi avverte: dubbi su futuro Europa frenano investimenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2016 21:45:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[Il persistere di dubbi sul futuro dell&#8217;Unione europea &#8220;contribuisce senza dubbio ad alimentare l&#8217;incertezza di persone e imprese&#8221;, ha avvertito il presidente della Bce Mario Draghi. Queste incertezze &#8220;frenano consumi e investimenti&#8221; e &#8220;rimuoverle aiuterà il rilancio&#8221;. Ma questo richiede riforme strutturali a livello di Unione europea. E &#8220;per tutti coloro che vogliono veder tornare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9091" aria-describedby="caption-attachment-9091" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-9091" alt="mario draghibancheeconomia" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2.jpg" width="795" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2-300x175.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2-460x270.jpg 460w" sizes="(max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9091" class="wp-caption-text">Il Presidente della BCE Mario Draghi</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Il persistere di dubbi sul futuro dell&#8217;Unione europea &#8220;contribuisce senza dubbio ad alimentare l&#8217;incertezza di persone e imprese&#8221;, ha avvertito il <strong>presidente della Bce Mario Draghi</strong>. Queste incertezze &#8220;frenano consumi e investimenti&#8221; e &#8220;rimuoverle aiuterà il rilancio&#8221;. Ma questo richiede riforme strutturali a livello di Unione europea.</p>
<p style="text-align: justify;">E &#8220;per tutti coloro che vogliono veder tornare i tassi ad un livello più normale, questa è una parte essenziale delle soluzione&#8221;, ha proseguito. Nel corso di un convegno a Francoforte della Asian Development bank, Draghi ha infatti ricordato che i bassi tassi di interesse tenuti dalla Bce e dalle banche centrali &#8220;sono un sintomo&#8221; e non una causa dei mali dell&#8217;economia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le istituzioni cercano infatti tramite questa leva di rilanciare l&#8217;attività e l&#8217;inflazione, caduta a livellui eccessivamente bassi. Ma da sole queste misure monetarie non possono incidere sui problemi di fondo e di lungo perdio, che richiedono appunto riforme strutturali. ASCA</p>
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		<title>Il ratto d&#8217;Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2015 17:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Alessandro Corneli/ Quando piove, si apre l’ombrello. Ma può non bastare se, ad esempio, l’ombrello è pieno di buchi, è rotto, non si apre, o tira un vento troppo forte. E non serve se la pioggia viene dal basso: le gocce cadono con tale violenza che rimbalzano a terra e arrivano in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9545" aria-describedby="caption-attachment-9545" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Ratto-di-europa.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-9545" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Ratto-di-europa.jpg" alt="Ratto-di-europa" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Ratto-di-europa.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Ratto-di-europa-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Ratto-di-europa-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9545" class="wp-caption-text">Il Ratto d&#8217;Europa</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura di Alessandro Corneli/</p>
<p style="text-align: justify;">Quando piove, si apre l’ombrello. Ma può non bastare se, ad esempio, l’ombrello è pieno di buchi, è rotto, non si apre, o tira un vento troppo forte. E non serve se la pioggia viene dal basso: le gocce cadono con tale violenza che rimbalzano a terra e arrivano in alto.</p>
<p style="text-align: justify;">Di sicuro, buona parte della pioggia che bagna l’Europa viene dal basso, cioè da se stessa, dal modo in cui si è costruita e da come gestisce la propria crisi.<strong>La Grecia è il dito dietro il quale si nasconde la cattiva gestione</strong>perché se Atene ha debiti per circa 220 miliardi di euro, l’Eurozona ha un debito pubblico pari a 5600 miliardi di euro. Chi è veramente al riparo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’economia finanziaria è diventata una virus della mente</strong>: tutti ragionano in termini di economia finanziaria e non se ne accorgono. Pensiamo ai risparmiatori che hanno i loro risparmi in euro: tremano all’idea di un ritorno alle valute nazionali che li ridurrebbero fortemente. Dimenticano l’economia reale. Chi ha un casa, ha un bene immobile, reale: che cosa conta se il suo valore nominale è espresso in una moneta o in un’altra? Conta se si ragiona in termini di economia finanziaria: vendo per 300 mila euro e poi li gioco sul mercato finanziario. Ma se non vendo, il valore della casa resta intatto. Fare la spesa: tutto costerebbe di più, si dice. Ma il paniere delle importazioni italiane (e di qualsiasi altro Paese) non è grandemente cambiato negli ultimi quindici anni e quindici anni fa – con le lire, i franchi, le pesetas, ecc. – si faceva la spesa, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima trincea degli europeisti è: “Europa sì, anzi più Europa, ma questa Europa no”. E quale altra? Non lo dicono perché non lo sanno e sono paralizzati dalla contemplazione del loro gruzzolo finanziario che temono di vedere scemare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due dottrine si confrontano</strong>. La prima afferma che “i debiti devono essere pagati”. Si possono dilazionare, aggiustare in qualche modo, ma devono essere pagati.&nbsp;<strong>Il debitore deve morire, ma il debito non deve essere cancellato</strong>: muoia con infamia. La seconda afferma che c’è un limite a tutto, che i patti devono essere rispettati ma senza arrivare all’annichilimento del debitore. Thomas Piketty lo ripete da tempo: più o meno tutti i maggiori Paesi europei hanno grossi debiti in valore assoluto e in termini di Pil: devono riconsiderarlo tutti insieme, guardando al futuro. Corollario: è illusorio che, fatta fuori la Grecia con ignominia, il male si fermi:&nbsp;<strong>la speculazione attaccherà chi prenderà il posto della Grecia come ultimo vagone del treno</strong>. Ovvero: è il meccanismo speculativo che deve essere fermato. Vedi Papa Francesco. Che non a caso è attaccato da tutte le parti.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricetta dell’austerità è buona se consente di ripagare un debito modesto in un tempo ragionevole: è la logica del buon padre di famiglia. Non è buona se il debito è enorme perché porta alla recessione e allora&nbsp;<strong>le banche non potranno fare più ciò che fanno: prestare soldi</strong>. Ecco la contraddizione: frenando l’economia, le banche comprano titoli di Stato e in tal modo&nbsp;<strong>si creano due circoli viziosi interdipendenti</strong>: quello dello Stato e quello delle banche che creano denaro e se lo scambiano. Mario Draghi li alimenta e, naturalmente, riceve plauso dagli Stati e dalle banche.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, scende in campo il 7° Cavalleggeri. Arrivano i nostri, arrivano gli Americani con l’ombrello aperto. Firmiamo il Ttip – il trattato transatlantico di libero scambio. L’Europa ha un debito pubblico medio del 95% rispetto al Pil e gli Usa ce l’hanno al 105%. Perfetto! Facciamo l’alleanza dei grandi debitori, ma super-armata: droni a pioggia per chi non ci sta. Chi la guida? Naturalmente Washington. Come in Afghanistan, in Iraq, in Siria e lungo tutta la fascia africana del Mediterraneo (leggi: primavere arabe)? Il Califfato ha celebrato il primo anno di vita nel modo che sappiamo, con attentati in Europa, Africa e Asia.&nbsp;Mit dem richtigen Casino kannst du dein Spielerlebnis maximieren. <a href="https://casinobonusjoe.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Hier findest du geprüfte Anbieter</a> für deine bevorzugten Spiele. Ci vorrebbe un rapido e gigantesco movimento tettonico che staccasse l’Europa dal continente euro-asiatico e l’attaccasse a quello americano, infilandosi nel Golfo del Messico. Ma forse siamo a Giove che rapisce Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto è che l’Europa non c’è e quindi non riesce a pensare se stessa. La Ue è impegnata in ben altre battaglie: vuole che in Italia si possa produrre formaggio anche con latte disidratato: Vedi il&nbsp;<em>Corriere della sera</em>&nbsp;di domenica 28 giugno che dedica alla questione la pagina 27. Ma la salvezza sarà in un hamburger con carne di manzo ormonata e speziata. E poi ci si meraviglia della disaffezione dell’opinione pubblica verso l’Europa?</p>
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		<title>UE gioca di anticipo: &#8220;non possiamo escludere l&#8217;uscita della Grecia dall&#8217;Euro&#8221;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2015 14:22:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
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					<description><![CDATA[Giungendo all&#8217;Eurogruppo dei ministri delle Finanze, il vicepresidente della Commissione europea, Vladis Dombrovskis ha affermato che la Grecia &#8220;se non si ricostruisce la fiducia non si può escludere&#8221; potrebbe uscire dall&#8217;Euro.  &#8220;Certamente non è il nostro obiettivo &#8211; ha messo le mani avanti il responsabile di euro e dialogo sociale &#8211; non è la nostra intenzione, ma se non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9515" aria-describedby="caption-attachment-9515" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Vladis-Dombrovskis.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-9515" alt="Vladis-Dombrovskis" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Vladis-Dombrovskis.jpg" width="795" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Vladis-Dombrovskis.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Vladis-Dombrovskis-300x175.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Vladis-Dombrovskis-460x270.jpg 460w" sizes="(max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9515" class="wp-caption-text">Vladis-Dombrovskis</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Giungendo all&#8217;<strong>Eurogruppo</strong> dei ministri delle Finanze, il vicepresidente della Commissione europea, <strong>Vladis Dombrovskis </strong>ha affermato che la Grecia <strong>&#8220;se non si ricostruisce la fiducia non si può escludere&#8221;</strong> potrebbe uscire dall&#8217;Euro.  &#8220;Certamente non è il nostro obiettivo &#8211; ha messo le mani avanti il responsabile di euro e dialogo sociale &#8211; non è la nostra intenzione, ma se non si ricostruisce la fiducia non si può escludere&#8221;. Dopo il no al referendum in Grecia sull&#8217;ultima proposta di aiuti avanzata dall&#8217;Ue &#8211; ha affermato <strong>Vladis Dombrovskis &#8211; </strong>ora da parte di Atene &#8220;serve un pacchetto di proposte completo e esteso.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo allora &#8211; ha spiegato Dombrovskis &#8211; le democrazie dell&#8217;eurozona potranno muoversi avanti&#8221;. Anche il presidente della Commissione Ue, <strong>Jean-Claude Juncker</strong>, ha detto che <strong>bisogna fare il possibile per &#8220;evitare un&#8217;uscita della Grecia dall&#8217;Eurozona&#8221;,</strong> assicurando che &#8220;la Commissione continuerà a lavorare per far sì che si torni al tavolo negoziale e si raggiunga un accordo&#8221; fra Atene e i creditori dell&#8217;Eurozona.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Nell&#8217;Ue ci sono alcuni che in modo aperto o nascosto puntano sul &#8216;Grexit&#8217;</strong>. La mia esperienza &#8211; ha osservato il presidente della Commissione &#8211; è che le risposte troppo facili sono spesso risposte sbagliate; in Europa non esistono risposte facili, l&#8217;Europa è un tentativo continuo di trovare compromessi. Alla grande nazione greca non si deve dare l&#8217;impressione che si vuole fare uscire la Grecia dall&#8217;Eurozona e dall&#8217;Ue&#8221;. ASCA</p>
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		<title>Mario Draghi: dopo sette lunghi anni di crisi la crescita si rafforza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2015 18:32:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[politica europea]]></category>
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					<description><![CDATA[Le prospettive economiche dell&#8217;area euro sono oggi &#8220;migliori di quanto lo siano state negli ultimi sette lunghi anni di crisi&#8221;, ha affermato il presidente della Bce Mario Draghi, intervenendo ad un convegno a Sintra, in Portogallo. &#8220;La politica monetaria si sta facendo strada nell&#8217;economia. La crescita si sta rafforzando e le attese di inflazione sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9387" aria-describedby="caption-attachment-9387" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9387" alt="mario-draghi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi3.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi3.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi3-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi3-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9387" class="wp-caption-text">Mario Draghi</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Le prospettive economiche dell&#8217;area euro sono oggi &#8220;migliori di quanto lo siano state negli ultimi sette lunghi anni di crisi&#8221;, ha affermato il presidente della Bce Mario Draghi, intervenendo ad un convegno a Sintra, in Portogallo. &#8220;La politica monetaria si sta facendo strada nell&#8217;economia. La crescita si sta rafforzando e le attese di inflazione sono risalite dopo i loro minimi&#8221;. Questo però non significa &#8220;che i problemi siano risolti&#8221;, ha avvertito Draghi. Quella in corso &#8220;è una ripresa ciclica&#8221; che da sola non può rimuovere i problemi di lungo termine dell&#8217;area euro. Problemi che invece richiedono riforme strutturali, che oggi, grazie anche alla politica monetaria, possono essere affrontati in circostanze economiche più favorevoli. Servono riforme, ha detto Draghi &#8220;per agganciare il ritorno alla crescita&#8221;</p>
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		<title>Europa, schiavitù per debiti: &#8220;il debitore è schiavo del suo creditore&#8221;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2014 14:19:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[Introduzione a cura di Fabio Gallo &#8211; direttore editoriale/ Non c&#8217;è dubbio sul fatto che questo mondo sia fallito insieme al suo attuale modello di gestione dell&#8217;economia. Si avverte sulla pelle il vento dell&#8217;intolleranza segno di un progresso al contrario che qualcuno amministra magistralmente. ma probabilmente i conti non tornano neanche all&#8217;amministratore e ora il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8483" aria-describedby="caption-attachment-8483" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/europa.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8483" alt="L'Europa e le sue catene" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/europa.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/europa.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/europa-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/europa-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8483" class="wp-caption-text">L&#8217;Europa e le sue catene</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">Introduzione a cura di Fabio Gallo &#8211; direttore editoriale/</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è dubbio sul fatto che questo mondo sia fallito insieme al suo attuale modello di gestione dell&#8217;economia. Si avverte sulla pelle il vento dell&#8217;intolleranza segno di un progresso al contrario che qualcuno amministra magistralmente. ma probabilmente i conti non tornano neanche all&#8217;amministratore e ora il mondo sta precipitando nell&#8217;abisso delle mille intolleranze e, chi ha un minimo di coscienza, avverte il pericolo dietro la sua porta. Stiamo perdendo ogni logica perché non rispondiamo più alla nostra coscienza. Ad una coscienza &#8220;umana&#8221;. Sappiamo tutti che quando la discesa è tale da non rendere sicuro nessun appiglio, si scivola in caduta libera e si diventa schiavi di regimi e poteri che, inevitabilmente, portano alla rovina. Il prof. Alessandro Corneli &#8211; noto esperto di geopolitica &#8211; torna con una sua riflessione che in questo particolare momento ci aiuta a comprendere meglio dove stiamo andando.</p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Alessandro Corneli</strong> /grrg.eu/</p>
<p style="text-align: justify;">Schiavitù per debiti. È una legge antica, in Grecia come a Roma, che provocò crisi sociali, politiche e costituzionali. Perché <strong>“il debitore è schiavo del suo creditore”</strong>. Ma, paradossalmente, <strong>nessun legame è così solido come quello che lega debitore e creditore</strong>. È vero che il primo vorrebbe scioglierlo e scappare, ma il secondo lo rafforza con tutti i mezzi, legali e, talvolta, illegali. Perché i debiti si possono fare in modo legale, essenzialmente con gli istituti che concedono credito, e che hanno dalla loro la legge dello Stato per recuperare quanto spetta a loro. Ma possono ricorrere al ricatto: come hanno fatto le banche americane nei confronti dello Stato federale: se non dà i soldi (ovvero acquistano i titoli tossici) falliscono, e tutta l’economia americana va a rotoli. E hanno avuto soddisfazione, almeno per il momento. Quanto al sistema creditizio illegale, esso è gestito dalla piccola e dalla grande criminalità e ruota intorno all’usura. I creditori non ricorrono a mezzi legali, ma alla violenza pura e semplice, grazie allo Stato quando esso non ha la forza o la volontà di contrastare il fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, Mario Draghi, che siede al vertice della suprema istituzione di credito europea, la Bce, ha riproposto l’apologo di Menenio Agrippa, che risolse la rivolta dei debitori nell’antica Roma, e ha adottato, per indicare il rapporto contrattuale che vincola debitore e creditore, un nuovo termine: <strong>condivisione</strong>. Commemorando il centenario della nascita del prof. Federico Caffè, misteriosamente scomparso nel 1983, ha detto: “La nostra esperienza mostra che la condivisione della sovranità nazionale è condizione necessaria per una fiducia duratura nel disegno del nostro comune viaggio europeo». Più in particolare: “Ogni <strong>legame duraturo</strong> vuole una solida base di fiducia reciproca. I paesi dell’Eurozona, in questi anni, hanno rafforzato i loro legami e allargato la base di fiducia su cui poggiano: una politica monetaria comune, regole di bilancio comuni, ora una vigilanza bancaria comune e presto anche un mercato di capitali comune». Infatti, secondo Draghi, la questione non è “perdere la sovranità, quella l’hanno persa i Paesi troppo indebitati, ma di acquistarla condividendola con altri Paesi dell’Eurozona”.</p>
<p style="text-align: justify;">In altre parole, <strong>il debitore resta debitore, ma “condivide” questa sua situazione con il creditore, che resta creditore</strong>. Su entrambi, si stende il potere sovrano della Bce. A vantaggio di chi? Draghi non lo dice, ma è evidente. Ci sono alcuni Stati, sull’orlo dell’insolvenza, che turbano il sonno dei creditori. Ecco allora <strong>la Bce che, sostituendosi agli Stati, con molta maggiore forza, dà la sua garanzia: i debitori pagheranno</strong>. Ciò grazie ad un sistema di vigilanza della stessa Bce che riguarderà tutti i crediti concessi dalle banche, tutte, grandi e piccole, alle imprese e, come si dice, alle famiglie, cioè per gli investimenti e per il consumo. In fondo, agli Stati si chiede di rinunziare al loro potere sovrano di fare rispettare i contratti che vengono conclusi tra soggetti che operano all’interno del suo ordinamento giuridico.</p>
<p style="text-align: justify;">Trascuro il fatto che <strong>ciò amplierà</strong>, di sicuro nel breve termine, forse anche nel medio termine, quanto al lungo termine “saremo tutti morti”, <strong>l’area del credito illegale</strong>. Mi interessa invece la <strong>prospettiva “sovietica” di una centrale di pianificazione del credito</strong>, che senza dubbio sarà più efficace del Gosplan e sarà altrettanto incontrollata e non democratica. <strong>Finalmente la finanza</strong> – la classe dei possessori del denaro o del credito che dir si voglia – <strong>metterà sotto controllo totale l’economia produttiva</strong>. Così deciderà quale territorio (Regione o Stato) potrà avere credito per fare che cosa; deciderà quali imprese potranno continuare a produrre, ottenendo credito, e quali no; deciderà che cosa i cittadini potranno acquistare a credito e che cosa no. Così verrà istituzionalizzata la burocrazia più economica, più efficace e più implacabile di tutti i tempi. La divisione internazionale del lavoro (in Europa) non sarà decisa dal mercato, con buona pace dei liberisti più o meno radicali, dei nostalgici dei corpi sociali intermedi, della libertà di scelta individuale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa c’è sull’altro piatto della bilancia? Presto detto: l’ordine</strong>. Un’idea che entusiasma qualsiasi generazione di mediocri. Perché l’ordine ingloba (o annega?) la solidarietà e si auto-identifica con la giustizia. E si trasforma in sicurezza. Ora, è noto che, <strong>tra libertà e sicurezza, tutti i mediocri scelgono la sicurezza</strong>. I farisei stanno sempre dritti e compatti in prima fila. Oggi si chiamano europeisti.</p>
<p style="text-align: justify;">A conferma della visione “bolscevica” c’è la dura accusa di Draghi contro la piaga della disoccupazione: in effetti, nella ex Urss non c’erano disoccupati.<strong>La finanza promette piena occupazione, a quale prezzo è facile intuire</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è una sola grande personalità istituzionale che si oppone all’incipiente dittatura della finanza: papa Bergoglio, che non a caso ha scelto il nome di Francesco. Quali siano le difficoltà che incontra, è cronaca di ogni giorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A LONDRA QUALCUNO INIZIA A RIFLETTERE E SPUNTA LA GIUSTA POLITICA DI PAPA FRANCESCO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma il quotidiano <em>Avvenire</em> segnala che a Londra, sede della City, qualcuno che ama la libertà ha cominciato a riflettere su queste tematiche. Riporto la notizia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>È la Dottrina sociale della Chiesa che può garantire la via di uscita dalla crisi del 2008. A sostenerlo è Clifford Longley, già corrispondente religioso del Times e del Daily Telegraph nonché commentatore della BBC, in uno studio intitolato «Just Money: How Catholic Social Teaching can redeem capitalism», ovvero «Denaro giusto: come la dottrina sociale cattolica può redimere il capitalismo».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Racconta Longley ad Avvenire: «Sono coinvolto da tre anni nell’iniziativa voluta dall’arcivescovo cattolico Nichols nella City di Londra intitolata «Un piano per un mondo degli affari migliore» (www.blueprintforbusiness.org). Si tratta di una serie di convegni per diffondere il punto di vista cattolico tra gli uomini d’affari che, di solito, sono occupati con i piccoli dettagli della vita economica e si concentrano nella massimizzazione del profitto per gli investitori e gli azionisti. La crisi economica del 2008 ha dimostrato che questo mondo ha fallito e li ha costretti a un ripensamento. È per fornire loro una risposta che ho scritto questo documento. Il centro di studi religiosi londinese “Theos” ha sponsorizzato questa ricerca e una dozzina di economisti e accademici mi hanno aiutato indicandomi la giusta direzione e correggendo alcuni errori.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Perché ritiene che la Dottrina sociale cattolica spieghi la crisi economica del 2008 e possa in qualche modo fornire gli antidoti per evitare un suo possibile ripetersi?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dagli anni Settanta e Ottanta l’ideologia prevalente, nelle economie anglosassoni, sia in Gran Bretagna sia negli Stati Uniti, è stata una fede cieca nel libero mercato che, libero dalla qualsiasi intervento statale, avrebbe prodotto ricchezza per tutti. Punto di vista proposto da Friedrich Hayek, l’economista austriaco che ha lavorato con i governi di Canada e America e ha firmato «Verso la schiavitù». Per Hayek la competizione è la legge base della vita economica. Già nella «Rerum Novarum», prima enciclica sociale della Chiesa, Leone XIII criticò queste teorie, dicendo che gli uomini sono, per loro natura, sociali, mettendo al centro la persona e invitando operai e padroni a collaborare per evitare scontri. Questa tensione, tra Dottrina sociale della Chiesa e neoliberalismo si è riproposta con la crisi del 2008. Dimostrando che il libero mercato, lasciato a sé stesso, finisce per mettere il profitto al primo posto, travolgendo così le persone.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Pensa in particolare a quel prodotto del capitalismo spinto che è la finanza speculativa?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il prezzo al quale i prodotti finanziari che hanno il dato il via alla crisi venivano comprati e venduti non aveva nessun rapporto con qualsiasi valore del mondo reale. Valevano semplicemente quello che qualcun altro era disposto a pagare per essi. Gli operatori che promuovevano questi prodotti sapevano di imbrogliare, ma, all’interno di un sistema che poneva al primo posto il denaro, questo non era importante. A metterlo in luce con chiarezza è stata l’enciclica di Benedetto XVI «Caritas in veritate», che ha sottolineato come la crisi del 2008 sia stata soprattutto una crisi di valori. Il mercato, lasciato a sé stesso, aveva divorato il capitale sociale, ovvero l’onestà degli operatori finanziari, la fiducia che nutrivano gli uni verso gli altri e la consapevolezza che avevano di servire, col loro lavoro, la comunità alla quale appartengono.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Proprio i valori che oggi la City in qualche modo tenta di recuperare?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sì. Oggi nel cuore finanziario di Londra si legge e si discute la Dottrina sociale cattolica. Il governatore della Banca di Inghilterra, Mark Carney, cattolico praticante, ha recentemente affermato che, come qualunque rivoluzione divora i suoi bambini, così anche il fondamentalismo del mercato, senza controlli, può divorare il capitale sociale, un capitale essenziale per il dinamismo di lungo termine del capitalismo stesso.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La segnalazione è importante. Essa ci dice che la logica di Draghi è la logica della finanza. Posso ammettere che ci sia, sottostante, il disegno di fare dell’Europa una superpotenza finanziaria. Ma la sovranità si esaurisce qui? Anche ristrutturando la potenza produttiva dell’Europa, grazie all’unione bancaria e relativo controllo sull’economia (e la politica), dove e come assicurarsi le materie prime e l’energia necessarie? Con la guerra? Ma, allora, l’Europa deve diventare anche una superpotenza militare. Pace all’interno e guerra all’esterno per la prossima generazione? Occorre una logica alternativa</p>
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		<title>Politica: il primato del marketing e la sua logica perversa.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2014 15:39:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro corneli]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[deficit]]></category>
		<category><![CDATA[Governo Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libero]]></category>
		<category><![CDATA[matteo renzi]]></category>
		<category><![CDATA[politica europea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli / Non scopriamo niente di nuovo se diciamo che Matteo Renzi è un maestro nel marketing politico, ma francamente – come scrive oggi Libero – questa ci mancava all’appello: tutti i ministri dovranno recarsi nelle scuole dove hanno studiato per solennizzare l’inizio del nuovo anno scolastico, ovvero per ribadire la centralità della scuola nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8198" aria-describedby="caption-attachment-8198" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8198" alt="matteo-renzi-europa" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/matteo-renzi-europa-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8198" class="wp-caption-text">Il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /</p>
<p style="text-align: justify;">Non scopriamo niente di nuovo se diciamo che <strong>Matteo Renzi</strong> <strong>è un maestro nel marketing politico</strong>, ma francamente – come scrive oggi <strong><em>Libero</em></strong> – questa ci mancava all’appello: tutti i ministri dovranno recarsi nelle scuole dove hanno studiato per solennizzare l’inizio del nuovo anno scolastico, ovvero per ribadire la centralità della scuola nel programma del Governo e dare risonanza alla riforma Giannini. Non è precisato se l’istituto prescelto dovrà essere quello della Scuola elementare, della Scuola media dell’obbligo o della Scuola media superiore poiché è possibile che lo stesso ministro bambino-giovanetto abbia cambiato istituto. Seguirà il cuore?</p>
<p style="text-align: justify;">Che questa operazione, che comunque avrà un costo, anche se limitato, sia uno spot, non c’è alcun dubbio. Che profumi un po’ di amarcord è altrettanto chiaro, avendo per obiettivo non tanto gli studenti che, in maggioranza, avendo di meno di 18 anni, non votano, ma i loro genitori e forse anche i loro nonni che invece votano, ecc. ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Non voglio parlare di questo ma della logica intrinseca, e perversa, della riduzione della politica a marketing perché, nulla essendoci di nuovo sotto il sole, richiama direttamente i regimi che hanno inventato e praticato per primi, scientificamente, il marketing politico, cioè i regimi autoritari, di destra e di sinistra. Certe cose le ho viste solo in qualche spezzone di documentari di Film Luce relativi alle utilizzazione della masse scolaresche, in divisa bianca o nera, nelle parate di regime. Arriveremo all’inno nazionale e all’alzabandiera, ogni mattina, nel cortile di ogni scuola? Arriveremo a “Sull’attenti! Entra il Direttore!”? E poi sport e musica. L’educazione all’uso del computer sembra sostituire l’educazione militare. È già una piccola fortuna, ma per gli adulti spirano venti di guerra: contro l’ISIS (Stato Islamico), contro la Russia: Angela Merkel sembra avere indossato l’elmetto. Proprio la Germania che fa i maggiori affari con la Russia. C’è qualcosa di poco chiaro. Mentre la Francia è pronta a scatenare bombardamenti sull’ex mandato siriano, con la benedizione di Obama. A noi, la Libia, che non è più uno scatolone di sabbia, ma una distesa di pericolose sabbie mobili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Juncker</strong> ha formato la Commissione Europea e <strong>si è circondato di commissari rigoristi: non è un bel segnale per l’Italia.</strong> La Francia ha visto così ridotto il successo della nomina del commissario Moscovici all’economia, ma ha reagito affermando che continuerà a sforare il deficit del 3%. Adesso comunque tutta l’attenzione è concentrata sulla Scozia dove il 18 settembre si svolgerà il referendum sull’indipendenza. Elisabetta II, con grande stile, ha rifiutato di scendere in campo: i partiti hanno voluto la Monarchia neutrale, e neutrale sia. A lei non si può tirare la giacca. “C’è nebbia sulla Manica: Il Continente è isolato”.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è il timore, se vincessero gli indipendentisti, che anche <strong>Spagna (Catalogna) e Belgio (Fiandre)</strong> dovrebbero imboccare lo stesso percorso. E perché no anche la<strong> Padania</strong>? E come opporsi ad altre richieste di indipendenza da parte di regioni fortemente caratterizzate da precedenti identitari storici, etnici, linguistici, religiosi, e, non ultimi, precisi interessi economici? E se è vero che la secessione avrebbe dei costi, mobiliterebbe anche risorse, sotto forma di spese, per realizzarsi: una variante della politica keynesiana: separarsi per spendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Aggiornamento</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo un’anticipazione dell’<strong>ANSA</strong> della rubrica <strong>“l’antitaliano”</strong> del <strong>settimanale <em>L’Espresso</em></strong>, <strong>Roberto Saviano</strong> ha definito <strong>Matteo Renzi “abile battutista”</strong>. In particolare è da segnalare questo passaggio: “”Ci si aspetterebbe umiltà silenzio, riservatezza: esistere solo quando si è al lavoro, rifuggendo ogni futilità<strong>…</strong> Se il giorno in cui si è ufficializzata la deflazione che ha portato l’economia italiana al 1959 il nostro Premier ha teatralmente mangiato il gelato, forse a breve sarà costretto a presentarsi al Paese in ginocchio e con la testa bassa, in un vuoto di parole, finalmente rappresentativo del disastro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è la prima volta che da sinistra, o dall’area progressista, arrivano attacchi a Renzi, ma a sinistra, o nell’area progressista, non ci sono leader alternativi in grado di ottenere comunque un largo consenso.  Allora qual è l’obiettivo di una tale manovra? Escludendo che possa essere quello di riaprire le porte a Berlusconi, non resta che ipotizzare che si attacca Renzi perché su varie questioni, che più o meno si configurano nel pacchetto delle riforme, egli si appoggia proprio a Berlusconi. Ma Renzi non ha alternative. E allora? Sta prevalendo la linea del “tanto peggio, tanto meglio”? Ma meglio per chi? <strong>Intanto da Bruxelles si rafforza il dubbio</strong> che l’Italia, dato il peggioramento della situazione economica, possa contenere il <strong>deficit al 2,6%, ma si dà fiducia a Renzi</strong>. Troppoe cose non sono chiare.</p>
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		<title>Natale 2013 in 48 milioni a casa e 32 per motivi economici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Dec 2013 13:58:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[federalberghi]]></category>
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		<category><![CDATA[politica italia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Redazione Il parlamentare.it/ Se vai in vacanza trovi chi ti controlla e allora stanno quasi tutti a casa. Di certo sarebbe da sciocchi credere che stare a casa, in Italia, sia una sventura per tanti che abitano nel lusso e nel prestigio di mura antiche, castelli, dimore d&#8217;epoche, centri storici di città d&#8217;arte, etc., [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/natale-in-casa.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" alt="natale-in-casa" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/natale-in-casa.jpg" width="790" height="466" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Natale 2013: 32 milioni di italiani a casa per l&#8217;effetto della crisi</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Redazione Il parlamentare.it/</p>
<p style="text-align: justify;">Se vai in vacanza trovi chi ti controlla e allora stanno quasi tutti a casa. Di certo sarebbe da sciocchi credere che stare a casa, in Italia, sia una sventura per tanti che abitano nel lusso e nel prestigio di mura antiche, castelli, dimore d&#8217;epoche, centri storici di città d&#8217;arte, etc., etc. Per molti, però, stare a casa è l&#8217;unico modo di pensare una ricorrenza come il Natale, tra parenti, amici, in famiglia. E&#8217; giusto che ognuno viva come può le festività ma non è assolutamente giusto che la Politica italiana continui ogni giorno a &#8220;fare il callo&#8221; alla povertà sempre più crescente con tutti i danni che essa comporta sulla sanità, sull&#8217;agroalimentare, dunque sui cibi che giungono a tavole, sui servizi in generale. Siamo tutti portati naturalmente ad esorcizzare la crisi ma l&#8217;impegno della politica deve essere volto a rivedere gli accordi internazionali che hanno praticamente demolito l&#8217;Economia Italiana, come ha recentemente dimostrato Coldiretti che alle frontiere ha mostrato cosa di pessimo per la nostra economia e per la nostra salute, giunge dall&#8217;Europa. Privi di una regolamentazione concreta in tal senso ogni fondo sarà un sollievo ma non una cura della malattia che sembra essere allo stato terminale.</p>
<p style="text-align: justify;">Saranno 12 milioni gli italiani che faranno una vacanza tra Natale e Capodanno, dato che, raffrontato al 2012, segna una flessione del 3%. Ciò vuol dire che i restanti 48 milioni di italiani non si sposteranno da casa durante le festività e di essi addirittura 32 milioni non lo faranno per motivi economici. I dati arrivano da Federalberghi.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare a Natale la flessione di italiani in movimento sarà dell&#8217;8% (da 6,6 milioni del 2012 a 6,07 milioni di quest&#8217;anno), con la stragrande maggioranza che rimarrà in Italia ed alloggerà per economizzare in casa di parenti o amici, mentre a Capodanno si muoveranno quasi 6 milioni di connazionali rispetto ai 5,8 milioni del 2012 (+3%), con un incremento di italiani che andranno all&#8217;estero &#8220;spinti probabilmente &#8211; secondo Federalberghi &#8211; da tariffe più vantaggiose che non risentono del clima di oppressione fiscale nel quale le nostre aziende si trovano a lavorare&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La foto è di Donato Palumbo di cui vi suggeriamo di approfondire la conoscenza su &#8220;fotocommunity&#8221;</p>
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		<title>Monti: &#8220;Non è manovra, ma misure strutturali&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jul 2012 10:36:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Governo Italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;operazione di spendig review non è una nuova manovra di finanza pubblica ma un&#8217;operazione strutturale per evitare che tra ottobre e dicembre si debba aumentare l&#8217;Iva, e per fare questo servono 4,2 miliardi. E&#8217; quanto afferma il premier Mario Monti nel corso dell&#8217;incontro con le Regioni e gli enti locali. La spending review servirà a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_4815" aria-describedby="caption-attachment-4815" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="Mario_Monti (2)" href="https://ilparlamentare.it/?attachment_id=4815"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4815" title="Mario_Monti (2)" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mario_Monti-21.jpg" alt="Il Premier Mario Monti" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mario_Monti-21.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mario_Monti-21-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mario_Monti-21-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-4815" class="wp-caption-text">Il Premier Mario Monti</figcaption></figure>
<p>L&#8217;operazione di spendig review non è una nuova manovra di finanza pubblica ma un&#8217;operazione strutturale per evitare che tra ottobre e dicembre si debba aumentare l&#8217;Iva, e per fare questo servono 4,2 miliardi. E&#8217; quanto afferma il premier Mario Monti nel corso dell&#8217;incontro con le Regioni e gli enti locali.</p>
<p>La spending review servirà a eliminare gli sprechi senza ridurre i servizi, aggiunge il presidente del Consiglio. Secondo il premier la logica della spending review si contrappone ai tagli lineari, guardando alla priorità più alte.</p>
<p>Per evitare che tra ottobre e dicembre si debba aumentare l&#8217;Iva servono 4,2 miliardi, spiega il presidente del Consiglio, aggiungendo subito dopo che però si sono aggiunte due esigenze: il tema degli esodati e il terremoto che rendono la cifra di 4,2 miliardi molto più alta.</p>
<p>BONDI, SI VUOL FARE DI PIU&#8217; SPENDENDO MENO &#8211; Con la spending review si vuol fare di più spendendo meno: lo ha riferito il commissario Enrico Bondi nel corso dell&#8217;incontro tra Governo e Enti locali. La revisione di spesa sarà parametrata a linee mediane di virtuosità, ha aggiunto, e frontiere di efficienza basate su spese pro-capite e e servizi con prezzi benchmark. E&#8217; poi anche necessario fare leva su centrali di acquisto locali.</p>
<p>L&#8217;INCONTRO CON I SINDACATI &#8211; Slitta alle ore 13 il tavolo tra Governo e Parti sociali sulla spending review, inizialmente convocato per questa mattina alle 9 a palazzo Chigi. Lo si apprende da fonti sindacali.</p>
<p>&#8220;Mi viene il sospetto che non siano così d&#8217;accordo sulle cose da fare&#8221;: così il leader della Cgil, Susanna Camusso, ai microfoni di Radio anch&#8217;io, sul posticipo (dalle 9 alle 13) dell&#8217;incontro a Palazzo Chigi tra governo e parti sociali sulla spending review. Camusso evidenzia di non conoscere &#8220;formalmente&#8221; le ragioni del rinvio, appreso solo stamattina.</p>
<p>VERSO INTERVENTI PER 3 MLD IN SANITA&#8217; &#8211; In sanità si va verso un intervento per 3-3,5 miliardi da qui al 2014, che diventano 8-8,5 miliardi se si sommano ai 5 miliardi di tagli già previsti per il prossimo biennio dalla manovra di luglio 2011. Secondo quanto si apprende, le misure per ottenere questi ulteriori risparmi si starebbero ancora limando e potrebbero puntare, oltre che sulla stretta sull&#8217;acquisto di beni e servizi, già prevista e che verrebbe in parte anticipata già al 2012, anche sul sistema di sconti sui farmaci acquistati dal Ssn.</p>
<p>GRILLI, NECESSARIA PROFONDA REVISIONE P.A. &#8211; &#8220;Data la scarsità delle risorse è innegabile che l&#8217;amministrazione pubblica necessiti di un profondo lavoro di efficientamento e di razionalizzazione&#8221;. Così il vice ministro dell&#8217;Economia, Vittorio Grilli, nel corso di un&#8217;audizione alla Commissione Finanze della Camera. &#8220;Se il governo ha agito attraverso un decreto legge&#8221; nella riorganizzazione delle agenzie fiscali e complessivamente delle articolazioni territoriali del ministero dell&#8217;Economia &#8220;é perché ritiene che ci sia una vera emergenza nel ridisegnare la macchina dello Stato&#8221;, spiega il vice ministro. &#8220;E&#8217; necessario un servizio superiore con un utilizzo di risorse minori. E&#8217; una spending review di lungo periodo&#8221;.</p>
<p>VOTO ALLA CAMERA SU DL, BARBATO ESPULSO &#8211; Sono intanto in corso nell&#8217;Aula della Camera le votazioni sul primo decreto legge sulla spending review. Al testo approvato dal Senato sono state apportate piccole modifiche con emendamenti della commissione: il decreto, che scade il 7 luglio, pertanto dovrà tornare in Senato.</p>
<p>Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha espulso dall&#8217;Aula di Montecitorio Franco Barbato dell&#8217;Idv dopo che ha urlato: &#8220;A questa maggioranza dico da parte di tutti i giovani che avete rotto i coglioni!&#8221;.</p>
<p>I DUBBI DEI PARTITI &#8211; Prende corpo il decreto di revisione della spesa pubblica, che sempre più somiglia ad una manovra fatta di tagli anche lineari e proprio per questo scatena l&#8217;altolà di Pd, Pdl e sindacati alla vigilia dell&#8217;incontro di Mario Monti con le parti sociali sulla spending review.</p>
<p>Il Pd non vuole tagliare la spesa sociale mentre sul corposo dimagrimento della spesa pubblica che il governo va delineando in queste ore il leader Cisl Raffaele Bonanni, in sintonia con Cgil e Uil, minaccia: &#8220;Se occorrerà uno sciopero generale lo faremo&#8221;. Per tutto il giorno, e ancora in serata, Monti procede nel suo lavoro istruttorio con diversi ministri. Ma il premier, con toni anche ruvidi, ricorda che i sacrifici di oggi sono figli delle leggerezze di ieri e invita i partii a comportarsi di conseguenza: &#8220;Se per decenni &#8211; dice il premier &#8211; si indulge ad assecondare un superficiale &#8216;tiriamo a campare&#8217; e a iniettare nella mente dei cittadini la sensazione che un Paese con mille risorse, compreso l&#8217;estro, possa non affrontare i seri problemi che altre nazioni hanno preso di petto, forse deve venire il momento in cui si affrontano i problemi&#8221;. Non farlo è un danno non solo per l&#8217;economia ma per lo stesso sistema democratico: perché, dice Monti, si dà l&#8217;idea che &#8220;la democrazia parlamentare non riesce a prendere decisioni di lungo periodo e si finisce per alimentare lo scetticismo dei cittadini verso quello che resta il miglio sistema politico del mondo&#8221;. Ma i partiti restano ugualmente in allerta sui tagli che non condividono. &#8220;Credo che nessuno auspichi l&#8217;aumento dell&#8217;Iva &#8211; ragiona o Bersani &#8211; e quindi dobbiamo trovare altre soluzioni, discutendo della spesa della pubblica amministrazione. Ma senza andare a toccare la sostanza e la risposta sociale. Siamo pronti a dare il nostro contributo da partito di governo che rifiuta ogni demagogia, ma che intende riferirsi sempre alla centralità della questione sociale e del lavoro&#8221;. Il Pd chiede dunque di non essere mero spettatore.</p>
<p>E anche il Pdl non vuole firmare cambiali in bianco sulla spending review. &#8220;Il nostro atteggiamento è costruttivo e positivo &#8211; apre cauto il capogruppo dei deputati Fabrizio Cicchitto -, ma vogliamo conoscerla prima per poterci riflettere sopra. Vogliamo vedere la qualità e la quantità dell&#8217;intervento&#8221;. Fli e Udc si schierano invece, come di consueto, con Monti chiedendogli di non farsi condizionare. Dall&#8217;Idv arriva intanto la cruda accusa al premier di &#8220;far cassa irresponsabilmente sulla pelle dei lavoratori&#8221;.</p>
<p>Oggi c&#8217;é il vertice con le parti sociali (&#8220;il governo si aspetta molto da questo incontro&#8221;, olia gli ingranaggi il ministro Andrea Riccardi) e poi quello con gli enti locali, che implorano di limitare tagli a sanità e trasporti. Intanto il niet di Bonanni si somma a quello dei leader Cigl Susanna Camusso (che mette in guardia dai tagli lineari e chiede una stretta sulle consulenze), Uil Luigi Angeletti e Ugl Giovanni Centrella. &#8220;Se si faranno tagli tanto per farli &#8211; dice per tutti Bonanni &#8211; si faranno solo più guai. E a quel punto, faremo iniziative in tutta Italia e in tutte le città e ci regoleremo di conseguenza. Faremo quello che serve, fino ad arrivare a uno sciopero generale&#8221;. Deplora il Pdl Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera:&#8221;Uno sciopero? Dispiace che a lanciare l&#8217;idea sia l&#8217;amico Raffaele Bonanni&#8230;&#8221;. Insomma, nonostante le borse in rialzo, lo spread in calo e le parole di ottimismo pronunciate nelle ultime ore da Monti (&#8220;comincia a vedersi la luce in fondo al tunnel&#8221;), il clima è nervoso ed il passaggio per il governo stretto. &#8220;In maggioranza prevalga il senso della responsabilità&#8221;, invita alla concordia il presidente del Senato Renato Schifani, alla vigilia del report di Monti in Parlamento sul Consiglio europeo e della mozione di sfiducia al ministro Elsa Fornero.</p>
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