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	<title>corte strasburgo &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Alta Corte dei Diritti dell&#8217;Uomo: arrivata la seconda condanna per l&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 20:55:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[corte strasburgo]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 702px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/maurizio-belpietro.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" alt="maurizio belpietro-condanna italia-corte dei diritti dell'uomo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/maurizio-belpietro.jpg" width="702" height="412" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Maurizio Belpietro: si pronuncia a suo favore Alta Corte dei Diritti dell&#8217;Uomo</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; giunta la seconda condanna per l&#8217;Italia. La prima ottenuta dall&#8217;istanza esposta all&#8217;Alta Corte di Strasburgo dal Giornalista napoletano Roberto Ormanni per la vicende giudiziaria che coinvolse il noto coreografo di RAIUNO Fabio Gallo; la seconda, eccola appena pronunciata dalla Grande Corte dei Diritti Umani, è per il caso Belpietro condannato a Milano a 4 mesi. Ora, esattamente come nel caso di Roberto Ormanni, l&#8217;Italia dovrà risarcire il Giornalista. Un evidente piaga che la politica italiana dovrà sanare, prima o poi perché, come dice l&#8217;Alta Corta di Strasburgo, <em><strong>&#8220;Condannare un giornalista alla prigione è una violazione della libertà d&#8217;espressione, salvo casi eccezionali&#8221;.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">La prima condanna giunse all&#8217;Italia il 17 Luglio 2007 a favore del Giornalista Roberto Ormanni a favore del quale intervenne la sentenza dell&#8217;Alta Corte che tutela i Diritti fondamentali dell&#8217;Uomo che condannò il Governo italiano a risarcire i danni provocati al Giornalista Ormanni che, a parere dei Giudici di Stasburgo, aveva diritto di esprimere attraverso gli organi della Stampa il punto di vista del noto artista di RAIUNO che fu soggetto ad una vera e propria persecuzione da parte dell&#8217;allora Procuratore della Repubblica di Cosenza Alfredo Serafini. Una persecuzione senza precedenti nella storia giudiziaria italiana. Il procuratore, infatti, tentò in tutti i modi di trascinare il noto artista senza mai riuscirvi proprio grazie ai suoi stessi colleghi che in diverse sedi di giudizio proscioglievano puntualmente l&#8217;artista, anche dopo lunghi processi, proprio come quelli svoltisi nel Tribunale di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi, la storia si ripete con il Giornalista Belpietro</strong><br />
Il direttore di &#8220;Libero&#8221;, Maurizio Belpietro, ha vinto il ricorso a Strasburgo contro la condanna per diffamazione inflittagli per la pubblicazione, nel novembre 2004, di un articolo ritenuto diffamatorio nei confronti dei magistrati Giancarlo Caselli e Guido Lo Forte. Per la Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, infatti, condannare un giornalista alla prigione è una violazione della libertà d&#8217;espressione. Lo Stato ora dovrà risarcire Belpietro.</p>
<div><strong>La condanna a Belpietro &#8211;</strong> Maurizio Belpietro fu condannato per diffamazione a quattro mesi di carcere, poi sospesi, per aver pubblicato, nel novembre 2004, un articolo firmato da Raffaele Iannuzzi dal titolo &#8220;Mafia, 13 anni di scontri tra pm e carabinieri&#8221;, ritenuto diffamatorio nei confronti dei magistrati Giancarlo Caselli e Guido Lo Forte.<br />
<strong><br />
Per i giudici di Strasburgo: pena troppo severa &#8211; </strong>I giudici di Strasburgo nella sentenza spiegano che una pena così severa rappresenta una violazione del diritto alla libertà d&#8217;espressione del direttore di Libero. La Corte sottolinea infatti che Belpietro venne condannato dalla Corte d&#8217;Appello di Milano non solo a risarcire Lo Forte e Caselli per un totale di 110mila euro, ma fu anche condannato a quattro anni di prigione. <strong>Secondo la Corte è questa parte della condanna, anche se poi sospesa, a costituire una violazione della libertà d&#8217;espressione. </strong><strong>La prigione per un reato commesso a mezzo stampa è quasi sempre contro la libertà di espressione &#8211;</strong> La Corte infatti ritiene che, nonostante spetti alla giurisdizione interna fissare le pene, la prigione per un reato commesso a mezzo stampa è quasi sempre incompatibile con la libertà d&#8217;espressione dei giornalisti, garantita dall&#8217;articolo 10 della convenzione europea dei diritti umani. Solo in circostanze eccezionali, come per esempio nel caso di incitamento alla violenza o di diffusione di discorsi razzisti, può essere ammessa. Secondo i giudici di Strasburgo, nonostante l&#8217;articolo di Iannuzzi sia stato giustamente considerato diffamatorio, esso non rientra in quei casi eccezionali per cui può essere prevista la prigione.</div>
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