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	<title>Corte Costituzionale &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>La Corte (costituzionale) si ritira</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Ormanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2016 21:57:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura del Direttore de IL PARLAMENTARE.IT Roberto Ormanni/ C&#8217;è chi si meraviglia che la Consulta abbia deciso di rinviare a nuovo ruolo (dopo il referendum sulla riforma costituzionale) la decisione sulla legge elettorale, l&#8217;Italicum. Eppure su alcuni temi, autodichia in testa, la Corte si scopre sempre&#8230; politicamente corretta.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">a cura del Direttore de IL PARLAMENTARE.IT Roberto Ormanni/</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è chi si meraviglia che la Consulta abbia deciso di rinviare a nuovo ruolo (dopo il referendum sulla riforma costituzionale) la decisione sulla legge elettorale, l&#8217;Italicum. Eppure su alcuni temi, autodichia in testa, la Corte si scopre sempre&#8230; politicamente corretta.</p>
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		<title>Giuramento dei nuovi Giudici della Corte Costituzionale Modugno, Barbera, e Prosperetti.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2015 15:42:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo pomeriggio al Palazzo del Quirinale hanno prestato giuramento, dinanzi al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, i Giudici della Corte Costituzionale, Franco Modugno, Augusto Barbera e Giulio Prosperetti, eletti dal Parlamento in seduta comune il 16 dicembre 2015. Erano presenti alla cerimonia il Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, la Presidente della Camera dei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo pomeriggio al Palazzo del Quirinale hanno prestato giuramento, dinanzi al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, i Giudici della Corte Costituzionale, Franco Modugno, Augusto Barbera e Giulio Prosperetti, eletti dal Parlamento in seduta comune il 16 dicembre 2015.<br />
Erano presenti alla cerimonia il Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, il Presidente della Corte Costituzionale, Alessandro Criscuolo, i Giudici Costituzionali in carica, i Presidenti e i Giudici emeriti della Corte stessa e altre Autorità dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">21 Dicembre 2015</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Quirinale</p>
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		<title>Gaspare Sturzo: è morale che un Governo leda la Costituzione?</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2015/05/gaspare-sturzo-e-morale-che-un-governo-leda-la-costituzione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2015 19:39:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione italina]]></category>
		<category><![CDATA[gaspare sturzo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gaspare Sturzo Sono passati pochi giorni da quando la Corte Costituzionale ha affondato un aspetto del lacrimevole lodo Fornero/Monti, di cui al decreto Salva Italia del 2011, per aver sacrificato “irragionevolmente” il diritto di un certo numero di pensionati italiani, con la pensione tre volte superiore alla minima, in nome di “esigenze finanziarie non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9396" aria-describedby="caption-attachment-9396" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/don-luigi-sturzo.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-9396" alt="don-luigi-sturzo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/don-luigi-sturzo.jpg" width="795" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/don-luigi-sturzo.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/don-luigi-sturzo-300x175.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/don-luigi-sturzo-460x270.jpg 460w" sizes="(max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9396" class="wp-caption-text">Don Luigi Sturzo</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Gaspare Sturzo</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati pochi giorni da quando la Corte Costituzionale ha affondato un aspetto del lacrimevole lodo Fornero/Monti, di cui al decreto Salva Italia del 2011, per aver sacrificato “irragionevolmente” il diritto di un certo numero di pensionati italiani, con la pensione tre volte superiore alla minima, in nome di “esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio”, compromettendo il loro diritto, costituzionalmente tutelato, ad avere una prestazione previdenziale adeguata (sent. 70 del 10.3.15).</p>
<figure id="attachment_9397" aria-describedby="caption-attachment-9397" style="width: 194px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sturzo-gaspare.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-9397" alt="sturzo-gaspare" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/sturzo-gaspare.jpg" width="194" height="245" /></a><figcaption id="caption-attachment-9397" class="wp-caption-text">Gaspare Sturzo</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Pochi giorni sufficienti a un sottosegretario dell’attuale Governo per diffondere l’idea che sia immorale restituire il maltolto agli italiani, quanto alla criticata sentenza della Suprema Corte, senza prima provvedere – sembra di capire – ad un’altra “sforbiciata”.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente, è importante il rapporto intergenerazionale tra ingresso al lavoro, stipendi e pensioni, quel che non si comprende è come sia possibile non solo adottare riforme prima potenzialmente incostituzionali e, poi, quando dichiarate tali, non chiedere scusa alle persone danneggiate, ma rivendicare una supremazia morale, da esercitare con una nuova norma di legge, potenzialmente viziata d’incostituzionalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanti si sono prodigati ad esaminare le ragioni dell’incostituzionalità richiamata (vedi tra i commenti più chiari Gentili su IlSole24ore del 7.5.15). Ciò che invece noi studiosi del popolarismo sturziano vorremmo far notare È IL DISVALORE DI UNA CATTIVA NORMA che illogicamente viola il principio di uguaglianza, il divieto di introduzione di ostacoli economici che possano limitare le libertà dei cittadini (art.3 Cost.), il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro praticato (art.36 Cost.), il diritto dei lavoratori a una previdenza adeguata alle loro esigenze di vita (art.38 Cost.).</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza, stando alla decisione della Corte, a noi non sembra morale e tantomeno logico, e anche costituzionalmente accettabile che, a fronte di uno stipendio qualificato dalle funzioni svolte e dal meritevole impegno prestato, parte essenziale di una certa condizione di vita del lavoratore attivo, sulle quali sono state pagate in generale fior di tasse, qualcuno possa arrogarsi il diritto di “sanzionare” il pensionato eliminandogli per sempre la perequazione al costo della vita e al potere reale di acquisto della moneta.</p>
<p style="text-align: justify;">Si obietta come i tagli siano stati imposti dalla necessità DI SALVARE L’ITALIA dall’occhio severo della “Troika”, altri dal dissesto del bilancio pubblico e, qualcuno, dai conti sempre in disordine dell’INPS.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo ci piacerebbe osservare che per salvare il rapporto intergenerazionale, rimettere a posto i conti dello Stato, dare fiato a quelli dell’INPS, ciò che serve è nuovo lavoro, nuova imprenditoria, nuovi investimenti pubblici e privati, nuovo capitale circolante fuori dall’indotto del sistema euro conservatore dell’emissione dei titoli di Stato e delle banche investitrici a rischio zero. Ma tale equazione richiederebbe la coscienza di sapere riconoscere i fattori della produzione, le esigenze dei territori, le forze imprenditoriali presenti, le criticità di una classe dirigente e politica che rallentano il rilancio del paese. In sostanza, un nuovo progetto sociale che abbia come fine il Bene Comune e l’interesse generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui casca l’asino! DICE DON STURZO CHE PER REALIZZARE QUESTO “UTILE COLLETTIVO” SERVE UNA POLITICA RAZIONALE. Cioè, che sappia calcolare i vantaggi della propria azione guardando ai pro e i contro di ogni scelta che adotta; o meglio, nel nostro caso, andare oltre l’utile immediato di aver saputo aggiustare il bilancio con una forzatura incostituzionale, quando questo vantaggio è acquisito in modo eticamente immorale ai danni del diritto di chi ha difficoltà a difendersi innanzi a un decreto legge poi convertito, magari a suon di fiducia o sull’onda della propagandata tragedia immanente.</p>
<p style="text-align: justify;">SOSTIENE DON STURZO: “il fine dell’economia è l’utile economico; nessuno potrà ammettere che il furto e la frode siano mezzi idonei a procurare un vantaggio economico e, quindi, ammissibili, proprio perché nel ledere l’interesse dei terzi, il furto e la frode sono atti ingiusti e pertanto immorali. Lo stesso deve affermarsi per la politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Se mancare a un patto (contro la teoria pacta sunt servanda) può recare un presunto vantaggio al Paese fedifrago, non per questo ne è ammissibile la violazione che lede il diritto e i rapporti internazionali”. (Luigi Sturzo: Politica e Morale p.211.)</p>
<p style="text-align: justify;">IN CONCLUSIONE, IMMORALE NON È RESTITUIRE IL FRUTTO ILLEGITTIMO DELL’ATTO INCOSTITUZIONALE, CIOÈ IL MALTOLTO PENSIONISTICO, MA TENTARE DI PERSEVERARE UMILIANDO LA FUNZIONE DELLA CARTA COSTITUZIONALE E LA RILEVANZA ISTITUZIONALE DELL’ATTO DEI GIUDICI COSTITUZIONALI.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre dire che la tentazione politica della continuità nella violazione dell’ordine costituzionale, quanto alla norma che alla sua sentenza, non ha nel nostro ordinamento un bilanciamento in una sanzione al Governo che ha sbagliato, o che intende perseverare nel medesimo errore. LA CORTE COSTITUZIONALE – PURTROPPO – NON HA DALLA SUA IL POTERE DI SANZIONARE L’AUTORE DELL’ATTO INCOSTITUZIONALE, TANTO QUANTO AL DANNO DIRETTO AL BILANCIO DELLO STATO, CHE ALL’IMMAGINE INTERNAZIONALE DEL PAESE. Così possiamo leggere sgomenti che, se inizialmente sarebbero stati sottratti agli aventi diritto cinque miliardi, il rimborso ora potrebbe potenzialmente arrivare a tredici. Danaro che non sarà richiesto a chi ha sbagliato (interverrà la Corte dei Conti?), ma sarà corrisposto sotto forme di imposte da chi paga le tasse e, per ironia, in quota maggiore da chi ha i redditi più alti, tra i quali i pensionati sottoposti prima all’iniquità incostituzionale e ora alla gogna mediatica. IN SOSTANZA, DIO SALVI LA COSTITUZIONE, L’AUTONOMIA E INDIPENDENZA DEI SUOI GIUDICI.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>UN COMMENTO CHE INDUCE ALLA RIFLESSIONE DA LIBERA E FORTE<br />
</strong>Quello che preoccupa è l&#8217;ultima visita degli ispettori del FMI, che si è conclusa proprio con l&#8217;invito a rivedere il sistema pensionistico, da dove trarre risorse per sostenere, magari, il sistema finanziario al collasso per crediti inesigibili. Della Costituzione se ne &#8230;fregano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo a tutti un articolo di Padoa Schioppa del 2003 sul Corriere, manifesto di quello che sarebbe accaduto. Il gran maestro&#8230;del pensiero di Monti,Letta e Renzi sosteneva la &#8220;visione&#8221; finanziarista globalista che anche in EU e nel PPE sembra aver prevalso: &#8221; Nell&#8217;Europa continentale un programma completo di riforme strutturali DEVE essere attuato oggi nel campo delle PENSIONI, della Sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in tanti altri&#8230;Ma esse devono essere guidate da un principio unico: RIDURRE il livello delle PROTEZIONI che ne corso del ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l&#8217;individuo dal contatto diretto con la DUREZZA del vivere, con rovesci di fortuna, con sanzioni o la ricompensa dei difetti e delle qualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Cento anni orsono il lavoro era una necessità; la buona salute un dono di Dio; la cura del vecchio, atto di pietà famigliare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l&#8217;apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell&#8217;uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e fortuna. Oggi è sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l&#8217;individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco il pensiero- guida. Ecco stabilita anche la successione temporale dei provvedimenti già adottati: pensioni, sanità, mercato del lavoro, scuola&#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un che di &#8220;religioso&#8221; in questo programma. Le malattie di un sistema degenerato per mano politico- elettorale sono chiare anche a noi. Ma la cura prevista da Padoa Schioppa e suoi allievi uccide forse la malattia, ma sicuramente il malato. Il &#8220;medico&#8221;, legato alla finanza internazionale, non è un credibile riformatore di costumi privati e pubblici, vuole solo arricchire un piccolo nucleo di ricchi sovranazionali, garantititi da fondazioni, tribunali globali, consessi privati con funzioni pubbliche planetarie, lontani da qualsiasi Costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unico medico per i nostri Mali era e rimane l&#8217;Economia Sociale di Mercato, che prevede legalità ed equità, ma anche sussidiarietà e solidarietà, bilanciamento certo dei poteri, mediante Istituzioni partecipate e non irraggiungibili dall&#8217;occhio e dal controllo popolare. L&#8217;impoverimento progressivo degli Italiani, con alto debito pubblico, ma con ancor &#8220;troppo&#8221; alto patrimonio individuale, è una necessità per la finanza internazionale. Occorre, come prescrive Padoa Schioppa, rigenerare l&#8217;insicurezza dell&#8217;indebitato cronico in tutta la popolazione, spogliandolo attraverso il combinato disposto dell&#8217; alta tassazione e con le basse pensioni e poverissimi salari. Spogliandolo, cioè, del patrimonio immobiliare che potrebbe rassicurare anche parte delle giovani generazioni, erede della classe media che si vuole cancellare. Nuovo catasto, imposte e tasse sull&#8217;immobile, basse pensioni dei vecchi e poveri salari dei giovani: ecco distrutta una classe sociale e una ricchezza nazionale, come in Grecia. Nessuno deve essere al sicuro. Tutti appesi alla bava, senza misericordia, delle banche e di Equitalia. In questi giorni, per l&#8217;intero Lazio, opera un solo impiegato addetto alle rateizzazioni delle cartelle delle imprese, che ora rischiano il sicuro fallimento. Infatti il solo impiegato rimasto all&#8217;opera sta ancora esaminando le pratiche di dicembre 2014! Le scadenze saranno insostenibili per troppe imprese laziali, che, paradossalmente, non riescono a riscuotere i crediti dalle PA e perciò falliranno pur essendo sostanzialmente sane! Mentre rimane super attrezzato l&#8217;ufficio dedicato ai pignoramenti. Se questa non è solo sciatteria amministrativa, c&#8217;è da pensare ad una pianificazione del disastro nella chiave &#8220;filosofico- religiosa&#8221; di Padoa Schioppa.</p>
<p>G.C.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Vedi www.liberaeforte.net</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
					
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		<title>Sergio Mattarella nuovo Presidente della Repubblica</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2015/02/sergio-mattarella-nuovo-presidente-della-repubblica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Feb 2015 14:46:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Television Post]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, ha eletto oggi con 665 voti alla quarta votazione Sergio Mattarella nuovo Presidente della Repubblica. Al termine della votazione, la Presidente della Camera, Laura Boldrini, la Vicepresidente vicaria del Senato, Valeria Fedeli, con le segretarie generali delle due Camere si sono recate alla Corte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, ha eletto oggi con 665 voti alla quarta votazione Sergio Mattarella nuovo Presidente della Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine della votazione, la Presidente della Camera, Laura Boldrini, la Vicepresidente vicaria del Senato, Valeria Fedeli, con le segretarie generali delle due Camere si sono recate alla Corte Costituzionale per comunicare ufficialmente al neoeletto Presidente della Repubblica l&#8217;esito della votazione ed il processo verbale della seduta.</p>
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		<title>Fecondazione Eterologa Ammissibile. Recente sentenza della Corte Costituzionale</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2014/04/fecondazione-eterologa-ammissibile-recente-sentenza-della-corte-costituzionale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Borrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2014 20:55:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[civiltà]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[fecondazione eterologa]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Borrelli]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura di Giovanni Borrelli/ La recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato ammissibile la fecondazione eterologa, privilegiando il diritto alla  genitorialità,  non ha tenuto conto del prevalente diritto del nascituro ad  avere un padre ed una madre certi su cui fare affidamento uniti da un comune dna. Tale sentenza , che nega quindi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 702px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/corte-costituzionale.jpg"><img decoding="async" alt="corte-costituzionale-fecondazione-eterologa" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/corte-costituzionale.jpg" width="702" height="366" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Recente sentenza della Corte Costituzionale dichiara ammissibile la fecondazione eterologa</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">a cura di <strong>Giovanni Borrelli</strong>/</p>
<p style="text-align: justify;">La recente sentenza della <strong>Corte Costituzionale</strong> che ha dichiarato ammissibile la <strong>fecondazione eterologa</strong>, privilegiando il diritto alla  genitorialità,  non ha tenuto conto del prevalente diritto del nascituro ad  avere un padre ed una madre certi su cui fare affidamento uniti da un comune dna. Tale sentenza , che nega quindi di conoscere il  genitore naturale, inserisce un estraneo nel rapporto familiare  biologico, il cosiddetto donatore, e ci si consenta con molta modestia,  non rispetta l&#8217;art.29 della nostra Costituzione, che impone due figure genitoriali e non tre esonerando il vero genitore da qualsiasi responsabilità nei confronti del concepito, che qualora dovesse  diventare orfano non avrebbe il diritto di conoscere il vero genitore naturale. Non é poi paragonabile  la donazione di seme o di ovulo  alla donazione di sangue, perché se quest&#8217;ultima salva una vita, l&#8217;altra concepisce una vita, ma sottrae per mero lucro il genitore naturale ad ogni responsabilità futura nei confronti dell&#8217;incolpevole nascituro. Tutto questo é barbarie non tutela di diritti e civiltà, allorche&#8217; si consideri l&#8217; enorme  rischio della eugenetica alla luce anche della recente storia nazista.</p>
<p style="text-align: justify;">Per non parlare della mercificazione che sicuramente si avrà con gameti, ovuli e embrioni congelati ed altro su cui potranno lucrare molti disonesti. Infine quale impatto negativo avra&#8217; tale forma di procreazione?Rispondano gli psicologi veri e ci dicano se nella psiche del giovane adulto tale forma di concepimento possa  comportare sofferenza, infelicità,  risentimento  e violenza  in danno della nostra già slabrata debole società.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Legge elettorale: per la Consulta, &#8221;premio e liste bloccate sono incostituzionali&#8221;</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2013/12/legge-elettorale-per-la-consulta-premio-e-liste-bloccate-sono-incostituzionali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Dec 2013 22:17:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli &#8211; grrg.eu/ Contrariamente a chi prevedeva uno slittamento della decisione, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 702px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-consulta.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" alt="consulta" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-consulta.jpg" width="702" height="412" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Consulta</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli &#8211; grrg.eu/</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente a chi prevedeva uno slittamento della decisione, <strong>la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005</strong> che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione.</p>
<p style="text-align: justify;">La Corte ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali “bloccate”, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il presidente emerito della Corte, Valerio Onida, pur con la riserva di attendere la pubblicazione delle motivazioni, questo significa che non si ritorna al Mattarellum (tre quarti dei seggi eletti con il maggioritario e un quarto con il proporzionale), ma<strong> si va ad un sistema proporzionale senza premio di maggioranza</strong>, praticamente quello della Prima Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è però sicuro. Il premio di maggioranza potrebbe tornare ma a condizione che sia posta una soglia. Ad esempio, potrebbe essere attribuito alla lista o alla coalizione che ottiene almeno il 40% dei voti. Allo stato attuale di frastagliamento dei partiti, solo due grandi ammucchiate potrebbero superare quella soglia . Per cui il premio potrebbe essere previsto ma di fatto non applicato.</p>
<p style="text-align: justify;">Qual è il vantaggio del proporzionale? Che sarebbero escluse le alleanze prima del voto: ogni partito avrebbe un potere contrattuale più o meno forte in base al numero di voti e di seggi conquistati. Prospettiva assai poco entusiasmante che <strong>affosserebbe definitivamente il bipolarismo</strong>. Si aggiunga che <strong>la reintroduzione del voto di preferenza ridurrebbe di molto il potere dei segretari dei partiti di predisporre le liste dei candidati.</strong>Le conseguenze per il nuovo segretario del PD (ad esempio Renzi) sarebbero disastrose: non avrebbe quel potere che già pregusta e i suoi propositi di rottamazione svanirebbero. Proprio ieri, Renzi aveva avanzato una proposta – non perfettamente definita – che si avvicina molto al modello maggioritario francese: maggioritario a due turni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la sentenza della Consulta, aumenta la pressione sui partiti perché si mettano d’accordo su una nuova legge elettorale. E anche se l’iniziativa passasse al Governo, sarebbero sempre i partiti a dover decidere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad un primo sguardo,<strong> la decisione della Corte sembra favorire quella o quelle forze che si collocheranno al centro</strong>, sempre che siano credibili e che superino un eventuale sbarramento del 5%. Non sembra favorire né il PD né FI se quest’ultima pensasse di fare rientrare la dissidenza degli alfaniani e di aggregare altre formazioni di destra.</p>
<p style="text-align: justify;">Per dare un po’ di credibilità alla nuova legge, bisognerebbe anche ridurre il numero dei deputati (con legge costituzionale ma fattibile). Più complicato abolire il Senato e trasformarlo nella Camera delle Regioni considerando che proprio sulle Regioni stanno aumentando le critiche sull’onda delle rivelazione di scandali che non è esagerato definire grotteschi per il loro contenuto. Ma modificare, con legge costituzionale, il Senato non sarà facile e questa modifica si trascinerebbe altre modifiche sui poteri del Capo dello Stato e del Capo del Governo, ovvero un’intera riforma della Costituzione che è ancora in alto mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, <strong>facendo chiarezza su un punto, la Corte ha aumentato la confusione su tutto il resto</strong>. Ma ha almeno offerto a Letta il contenuto del discorso con cui, tra pochi giorni, si presenterà alle Camere per chiedere la fiducia. Forse era solo questo che si voleva per tirare avanti ancora un po’.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre i politici hanno nuova carne da mettere al fuoco, credendo di saziare un’opinione pubblica che, invece, mostra sintomi di inappetenza e disgusto, voglio richiamare l’attenzione su un documento della Coldiretti su dati Unioncamere relativi ai primi nove mesi 2013 rispetto all’inizio della crisi nel 2007.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la crisi <strong>sono state chiuse in Italia 140mila (136.351) stalle ed aziende</strong> anche a causa della concorrenza sleale dei prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come Made in Italy. Solo nell’ultimo anno sono scomparse 32.500 stalle ed aziende agricole e persi 36mila occupati nelle campagne. “Stiamo svendendo un patrimonio del nostro Paese sul quale costruire una ripresa economica sostenibile e duratura che fa bene all’economia all’ambiente e alla salute”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi l’Italia, anche a causa delle importazioni di minor qualità produce appena il 70% dei prodotti alimentari che consuma ed importa il 40% del latte e carne, il 50% del grano tenero destinato al pane, il 40% del grano duro destinato alla pasta, il 20% del mais e l’80% della soia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le importazioni di prodotti agroalimentari dall’estero sono aumentate in valore del 22% nei primi otto mesi del 2013. Gli arrivi di carne di maiale sono cresciuti del 16% mentre le importazioni di cereali, “pronti a diventare pasta e riso spacciati per italiani”, hanno segnato un boom (+45 %) con un +24% per il grano e un +49% per il riso. Aumenta anche l’import di latte, +26%, “anch’esso destinato a diventare magicamente Made in Italy. Netta pure la crescita delle importazioni di frutta e verdura, +33%,  con il pomodoro fresco che sovrasta tutti (+59%).</p>
<p style="text-align: justify;">Migliaia di agricoltori e allevatori che, fin da ieri, hanno invaso la frontiera del Brennero tra Italia e Austria per la mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia”, promossa da Coldiretti per difendere il settore dalle importazioni di bassa qualità spacciate come italiane, hanno innalzato striscioni espliciti: “615mila maiali in meno in Italia grazie alle importazioni alla diossina dalla Germania”, “1 mozzarella su 4 è senza latte”, “Il falso prosciutto italiano ha fatto perdere il 10% dei posti di lavoro”, “Fuori i nomi di chi fa i formaggi con caseine e cagliate”.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti,  circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia contiene materie prime straniere e sono esportati con il marchio Made in Italy, con i consumatori che peraltro sono all’oscuro di tutto ciò. Secondo Coldiretti, “gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani ma fatti con maiali allevati all’estero. Inoltre tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in etichetta; oltre un terzo della pasta è ottenuta da grano non coltivato in Italia e la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia – spiega Coldiretti – è dovuta alla ricerca del rifornimento a basso costo e senza preoccupazioni per le conseguenze sulla salute: perciò finisce nel piatto dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro che i lavoratori clandestini cinesi di Prato. Governo, Magistratura, Nuclei anti-sofisticazione, GdF, Asl e altro, che cosa fanno? A quanti miliardi assommano i danni diretti e indiretti di tutto questo? E il governo è impantanato sull’Imu. Questo non è un Paese serio, quale che sia la legge elettorale.</p>
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		<title>Giuliano Amato &#8220;gran riserva della repubblica&#8221; alla Consulta (in attesa del Quirinale)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2013 11:43:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli &#8211; www.grrg.eu Come aveva anticipato il Corriere della sera, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha nominato Giuliano Amato giudice della Corte Costituzionale. Spetta infatti al Capo dello Stato la nomina di cinque giudici su quindici e Amato succede a Franco Gallo, di nomina presidenziale, che lascerà la Corte e la presidenza il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_6289" aria-describedby="caption-attachment-6289" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-6289" title="giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare.jpg" alt="Giuliano Amato Presidente della Consulta con il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6289" class="wp-caption-text">Giuliano Amato Presidente della Consulta con il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli &#8211; www.grrg.eu</p>
<p style="text-align: justify;">Come aveva anticipato il <em>Corriere della sera</em>, il Presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong> ha nominato <strong>Giuliano Amato</strong> giudice della <strong>Corte Costituzionale</strong>. Spetta infatti al Capo dello Stato la nomina di cinque giudici su quindici e Amato succede a <strong>Franco Gallo</strong>, di nomina presidenziale, che lascerà la Corte e la presidenza il 16 settembre prossimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna critica può essere sollevata nei confronti di questa scelta poiché il personaggio ha tutti i requisiti per l’alto incarico. Ma porta anche un contributo di peso per la sua esperienza politica. Si può rilevare che la caratura politica è maggiore di quella accademica in una proporzione nettamente superiore a quella degli altri giudici del passato con precedenti di passaggio alla Camera o al Senato.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte <strong>la Consulta ha accentuato, nel corso degli anni, il suo profilo politico</strong> anche come conseguenza del fatto che, oltre ai cinque giudici di nomina quirinalizia, altri cinque sono eletti dal Parlamento e solo cinque, cioè un terzo del totale, provengono dai vertici delle magistrature e dal mondo strettamente accademico, contro i due terzi che hanno una più o meno marcata impronta politica. Inoltre la Corte è stata chiamata ad emettere giudizi su leggi approvate sullo sfondo di dure contrapposizioni politiche, su proposte di referendum anch’essi ad alto tasso di politicità e su conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato che sono di per sé eminentemente politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe dire che, da “riserva della Repubblica”, <strong>Amato è passato a una categoria superiore: quella di “gran riserva della Repubblica”</strong>. La nomina attenua il suo passato di impegno politico, prima con Craxi e poi con il Pds, e lo proietta in una dimensione <em>super partes</em> che, all’occorrenza, potrà tornare utile. Inoltre vanta una non comune competenza in campo economico e finanziario.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato il 13 maggio 1938 a Torino, Amato adesso ha 75 anni, quindi è ben posizionato per succedere a Giorgio Napolitano quando l’attuale Capo dello Stato riterrà di avere compiuto la sua missione e si dimetterà prima di completare il secondo settennato.  A oggi,  la previsione è per il 2015, o al massimo il 2016, dopo che l’Italia sarà uscita dalla crisi economica, e la riforma elettorale e costituzionale saranno state realizzate, e si saranno svolte nuove elezioni politiche, le prime dell’era post-berlusconiana. Non si può comunque escludere una accelerazione La previsione se la situazione politica dovesse precipitare. In questo caso,  l’elezione del presidente della Repubblica diventerebbe una moneta di scambio tra le forze politiche, ma una situazione di stallo potrebbe anche in questo caso favorire Amato.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, pretendenti ce ne sono molti, ma mentre sono tutti fermi (come D’Alema o Prodi) o hanno fatto un passo indietro (Monti) o rischiano di essere emarginati, Amato, con la sua costanza, il duro lavoro, e le altre virtù che gli sono riconosciute, ha fatto un passo avanti.  Se proprio gli andrà male, arriverà comunque alla presidenza della Consulta. Ma credo che egli sia convinto di salire al Quirinale entro un paio d’anni.</p>
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		<title>Napolitano e la triplice partita. Qualcuno potrebbe volerlo fuori dai giochi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 21:27:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giorgio Napolitano, protagonista della formazione del governo Monti, è da qualche mese sotto attacco per l’indagine sulla presunta trattativa tra lo Stato e la mafia. Ma questa potrebbe essere la scusa per metterlo fuori gioco prima della scadenza del suo mandato al Quirinale così da lasciare le forze politiche libere di giocarsi la triplice partita della legge elettorale, della formazione del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5184" aria-describedby="caption-attachment-5184" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="alessandro-corneli" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5184" title="alessandro-corneli" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli.jpg" alt="Professore Alessandro Corneli Direttore GR&amp;RG &quot;GLOBAL RESEARCH &amp; REPORTS GROUP&quot;" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/alessandro-corneli-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5184" class="wp-caption-text">Professore Alessandro Corneli Direttore GR&amp;RG                                                    &quot;GLOBAL RESEARCH &amp; REPORTS GROUP&quot;</figcaption></figure>
<p><strong>Giorgio Napolitano</strong>, protagonista della formazione del <strong>governo Monti</strong>, è da qualche mese sotto attacco per l’indagine sulla presunta trattativa tra lo <strong>Stato e la mafia</strong>. Ma questa potrebbe essere la scusa per metterlo fuori gioco prima della scadenza del suo mandato al <strong>Quirinale</strong> così da lasciare le forze politiche libere di giocarsi la triplice partita della <strong>legge elettorale</strong>, della <strong>formazione del nuovo governo</strong> e della scelta del <strong>nuovo presidente della Repubblica</strong>.  Si può aggiungere, sottotraccia, la partita trasversale per impedire che quel presidenzialismo o semipresidenzialismo <em>de facto</em> possa consolidarsi come più di un semplice esperimento dettato dall’emergenza e invece come l’anticipazione di una futura riforma costituzionale.</p>
<p>L’offensiva è partita dall’inchiesta condotta dalla <strong>Procura di Palermo</strong> sulla presunta trattativa Stato-mafia che il 13 giugno scorso ha chiuso le indagini con la richiesta di alcuni rinvii a giudizio, tra i quali anche quello  dell’ex ministro, ex parlamentare ed ex vicepresidente della Corte costituzionale, <strong>Nicola Mancino</strong>, per falsa testimonianza. Il 15 giugno iniziano a circolare sulla stampa indiscrezioni sulle registrazioni di alcune telefonate che lo stesso Mancino avrebbe  avuto con il consigliere giuridico di Napolitano, <strong>Loris</strong> <strong>D’Ambrosio</strong>, e con lo stesso Presidente, nel corso delle quali l’ex parlamentare (sottoposto a intercettazioni) avrebbe manifestato la sua preoccupazione per l’indagine di Palermo e, presumibilmente, avrebbe sollecitato un intervento del Quirinale a suo favore.</p>
<p>Nel Paese delle raccomandazioni e degli interventi autorevoli  a favore anche delle più piccole vicende personali, la storia sarebbe potuta finire in breve tempo, ma il Quirinale decise di rispondere con un certa durezza e rapidamente con una lettera dello stesso D’Ambrosio al Capo dello Stato, resa pubblica il 18 giugno, con l’offerta delle proprie dimissioni, respinte il giorno successivo. Questa reazione del Quirinale fa aumentare la curiosità sulla vicenda e da più parti si chiede che vengano resi noti i contenuti delle telefonate, ma il 21 giugno Napolitano affronta la questione con i giornalisti: “Negli ultimi giorni si è alimentata una campagna di insinuazioni e sospetti nei confronti del Presidente della Repubblica e dei suoi collaboratori, una campagna costruita sul nulla”.</p>
<p>Tre settimane più tardi, il 16 luglio, Napolitano decide di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla <strong>Corte Costituzionale</strong> nei confronti della Procura di Palermo, sostenendo che “le intercettazioni anche indirette (era Mancino l’intercettato, non chi era all’altro capo del telefono – ndr) ledono le prerogative del presidente”.  A stretto giro, la Procura di Palermo risponde di non poter distruggere le intercettazioni perché la decisione spetta al Gip, sentite le pari in causa. Il principale magistrato interessato, <strong>Antonio Ingroia</strong>, si dichiara “stupito” dal conflitto di attribuzione. Il 26 luglio, muore improvvisamente d’infarto Loris D’Ambrosio.</p>
<p>Un quotidiano, <em>Il Fatto</em>, fin dall’inizio si è gettato sulla storia delle telefonate, chiedendo che fossero resi noti i contenuti delle telefonate, e poi ha contestato la sollevazione del conflitto di attribuzione. Quindi è scesa in campo  la politica con un attacco di <strong>Antonio Di Pietro</strong>, fin dall’inizio all’opposizione del governo Monti insieme alla Lega, allo stesso presidente della Repubblica, nel frattempo attestatosi sull’attesa della sentenza della Corte costituzionale. Di Pietro, inoltre, ha collegato esplicitamente le sue critiche al Quirinale con l’inizio di un’offensiva contro di lui e contro il suo partito: “Da quando <strong>l’Italia dei Valori</strong> ha chiesto con determinazione chiarezza sulla trattativa fra Stato e mafia… e da quando ci siamo permessi di muovere delle critiche anche al presidente della Repubblica per gli interventi del Quirinale in questa vicenda, siamo diventati oggetto di una campagna di denigrazione e calunnie senza precedenti”, ha scritto sul suo blog il 9 luglio. Con un’accusa diretta al Capo dello Stato: “Prima fa finta di non vedere, e poi briga per impedire di conoscere i fatti, andando oltre i confini costituzionali del suo mandato”.</p>
<p>Le critiche di Di Pietro al Quirinale non sono state seguite dalle altre forze politiche. Anzi, hanno provocato una profonda spaccatura <strong>tra l’Idv e il Pd</strong>, pregiudicando l’alleanza che si stava consolidando in vista delle prossime  elezioni politiche.  Anche in questo caso, la polemica tra Di Pietro e il Quirinale si sarebbe potuta acquietare se , il 3 novembre, la trasmissione<em> Report</em> di Rai 3 non avesse imbastito un vero e proprio “processo” al leader dell’Idv sul modo in cui egli aveva gestito il denaro del finanziamento pubblico dei partiti mettendo insieme fatti già noti da anni e sui quali la Magistratura si era già pronunziata a favore di Di Pietro. Il quale, se durante la trasmissione è apparso in difficoltà, nei giorni successivi ha invece dato prova di sicurezza in contrasto con il fatto che dal suo partito, finito nell’occhio del ciclone anche per alcune indagini riguardanti il modo in cui alcuni suoi esponenti avevano utilizzato i fondi pubblici, erano subito usciti alcuni esponenti di primo piano.</p>
<p>Pochi giorni dopo,l’8 novembre, è <strong>il canale televisivo <em>La 7</em></strong> che, nella trasmissione <em>Servizio pubblico</em> diretta <strong>da Michele Santoro</strong>, torna sulla vicenda, ma con tutt’altro taglio. Forte di un’indagine de <em>Il Fatto</em>, che riduceva a 11 le proprietà immobiliari della famiglia Di Pietro, anziché una sessantina, consente al leader dell’Idv di spiegarsi in modo convincente. Ma il punto è che, durante la trasmissione, Enrico Mentana, direttore del <em>Tg de La 7</em>, chiede a Di Pietro se ci sia una relazione tra gli attacchi da lui subiti e quelli da lui rivolti a Napolitano.  Lo chiede con insistenza, ripetutamente, ma il leader dell’Idv non dà una risposta.</p>
<p>Non basta: il 9 novembre, sempre su <em>La 7</em>, nel programma “Crozza nel paese delle meraviglie”, il noto comico ironizza sulle proprietà immobiliari di Di Pietro ma soprattutto si produce in una lunga parodia del Capo dello Stato.</p>
<p>Lo stesso giorno, 9 novembre, il leader del <strong>Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo</strong>, che da quattro anni bersaglia Giorgio Napolitano  e che in agosto ne aveva criticato le sollecitazioni per una nuova legge elettorale, su questo stesso tema, e alla luce del voto in Sicilia del 28 ottobre, dice: “E’ colpo di Stato”.  E riceve un inedito appoggio tre giorni dopo dalla radicale <strong>Emma Bonino</strong>, secondo la quale le sollecitazioni del Quirinale affinché venga cambiata la legge elettorale hanno raggiunto “un livello da stalking”, forte anche della dichiarazione del <strong>presidente del Senato, Renato Schifani</strong>, secondo il quale, se non si modifica la legge elettorale, Grillo può arrivare all’80%.</p>
<p>Questa vicenda, di per sé abbastanza confusa, si intreccia con le ipotesi sulla data di scioglimento delle Camere:  se fossero sciolte con un discreto anticipo, sarebbe lo stesso Napolitano a gestire la successione del governo Monti prima di lasciare il Quirinale a maggio. Alla fine è lo stesso Capo dello Stato ad affermare che le elezioni si svolgeranno al termine regolare della Legislatura: il voto, quindi, si terrà probabilmente il 7 aprile, dopo la Pasqua cristiana e quella ebraica.</p>
<p>Fonte GRRG.EU &#8211; a cura di<strong> Alessandro Corneli</strong></p>
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