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	<title>consulta &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Pronto Soccorso di Cosenza nel Caos e la Consulta boccia Commissari e Governo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2021 10:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il 9 marzo 2020 ha segnato l’inizio dell’incubo chiamato Covid19 che da una parte ha profondamente turbato il nostro Paese inginocchiando famiglia e lavoro, dall’altra mettendo a nudo una classe politica molto spesso impreparata ed incapace di risolvere i problemi in un tempo che possiamo considerare di vera e propria guerra, se pensiamo a come [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>9 marzo 2020 ha segnato l’inizio dell’incubo chiamato Covid19</strong> che da una parte ha profondamente turbato il nostro Paese inginocchiando famiglia e lavoro, dall’altra mettendo a nudo una classe politica molto spesso impreparata ed incapace di risolvere i problemi in un tempo che possiamo considerare di vera e propria guerra, se pensiamo a come sono stati ridotti sistema sanitario e pubblica amministrazione.&nbsp;Intanto <strong>i Popolari del Movimento civico NOI plaudono alle considerazioni della Corte Costituzionale</strong> che ha bocciato quasi del tutto sia i commissariamenti imposti dal Governo alla Sanità della Calabria, che Pubblica Amministrazione e Governo che, attesa la manifesta crisi locale e incapacità di provvedere, non avrebbe dovuto esitare a provvedere direttamente a colmare i vuoti strategici creatisi in Calabria e che hanno portato in molti casi alla <strong>negazione dei diritti del Corpo Sanitario che si è abbattuto sui cittadini pazienti accolti in strutture fatiscenti </strong>assolutamente non in grado di assicurare la necessaria dignità all&#8217;ammalato. Le pietose immagini provenienti dal Pronto Soccorso di Cosenza saranno ricordate per decenni. In questa direzione il <strong><a href="http://www.movimentonoi.it/">Movimento NOI</a></strong> che non ha mai abbandonato la battaglia sul territorio, aderendo alla <strong>Rete Federativa &#8220;Libertà Civica&#8221;</strong> che vede riuniti i Popolari dalle Dolomiti alla Sicilia, ha appena inaugurato il suo <strong>Dipartimento Nazionale della Salute</strong> con il fine di contribuire con sempre maggiore competenza alla riforma della Sanità ed essere utile alle forze di Governo che, come evidenziato dalla Corte Costituzionale, hanno mostrato grosso deficit.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="http://noimagazine.it/wp-content/uploads/2021/07/Corte-costituzionale.jpg" alt="Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Corte-costituzionale.jpg"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">LA CONSULTA BOCCIA COMMISSARI, GOVERNO E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE<br><strong>In queste ore, sul tema della Sanità in Calabria,</strong>&nbsp;noto sia alle cronache nazionali che alla Magistratura antimafia,&nbsp;<strong>si è espressa la Corte Costituzionale</strong>&nbsp;bastonando sia il ripetersi di commissariamenti inutili perché costretti ad operare senza strumenti, per questo anche inefficaci, sia per bacchettare Pubblica Amministrazione impreparata ad affrontare la crisi che il Governo stesso avrebbe dovuto limitare, disponendo interventi a responsabilità diretta una volta resasi conto dell’inefficacia dei suoi Commissari.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="http://noimagazine.it/wp-content/uploads/2021/07/1b.-Roma-Palazzo-della-Consulta-Foto-Giovanni-Formosa-%C2%A9-FAI-Fondo-Ambiente-Italiano-23.jpg" alt="Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 1b.-Roma-Palazzo-della-Consulta-Foto-Giovanni-Formosa-©-FAI-Fondo-Ambiente-Italiano-23.jpg"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sentenza della Consulta con toni istituzionali completa ciò che ha già detto il Covid19 in maniera brutale,</strong>&nbsp;mettendo in mostra il marciume di un sistema “Italia” malato e figlio di trent’anni di sprechi e di un’amministrazione pubblica in gran parte inadeguata e priva di competenze, al soldo della peggiore politica egoista e senza meta. Più di tutto, la Pandemia ha mostrato il volto assai mediocre di una classe politica colpevole di avere raso al suolo la sanità pubblica con grave lesione dei diritti dei cittadini e dello stesso Corpo Sanitario.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">SANITA&#8217; CALABRIA: 18 OSPEDALI PUBBLICI CHIUSI<br><strong>Il Caso “Calabria” con 18 Ospedali chiusi, dice chiaro cos’è la politica e che il tutto si svolge sulla pelle dei contribuenti.</strong>&nbsp;Paghiamo con tassazioni altissime per ricevere disservizio ed incertezza della cura.&nbsp;<strong>Con il pronunciarsi della Consulta, attendiamo le dimissioni dei Commissari Guido Longo e Isabella Mastrobuono,</strong>&nbsp;praticamente inutili nel ricoprire ruoli che non consentono, come hanno dimostrato, di risolvere problemi, se non di percepire un lauto stipendio. Cosa che, attesi i risultati, dovrebbe porli in uno stato di grande disagio se non del tutto di vergogna in una regione nella quale la Democrazia è ostaggio del bisogno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">MEDICI, INFERMIERI E OSS TRATTATI COME SCHIAVI. PAZIENTI PRIVI DI GARANZIE<br><strong>Medici, infermieri ed OSS sono trattati come gli schiavi ai tempi dell’apartheid.</strong>&nbsp;<strong>L’esempio del Pronto Soccorso di Cosenza ormai noto alla stampa nazionale, mostra come le parole della Corte Costituzionale emergono da casi concreti come questo.&nbsp;</strong>Per&nbsp;<strong>Medici, infermieri ed OSS</strong>&nbsp;niente diritti, solo doveri ed esposizione diretta, molte volte con sistemi di protezione fai da te in difesa del misterioso virus, colpiti nell’intimo e umiliati nello svolgimento del proprio dovere ovverosia salvare vite umane.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">PRONTO SOCCORSO DI COSENZA: STRUTTURA OSOLETA, AMBIENTI NON IDONEI E NON SICURI<br><strong>Esposti in ambienti inidonei e mal sanificati o a volte per niente con pazienti ammucchiati come bestie al macello.</strong>&nbsp;Ospedali che sorgono all’interno di strutture obsolete e privi di sicurezza, ove il cittadino rischia seriamente di non potersi curare a causa dell’indifferenza di chi ha deciso che il calabrese non ha diritto alla vita.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="http://noimagazine.it/wp-content/uploads/2021/07/La-Bandiera-del-Movimento-sturziano-NOI.jpg" alt="Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è La-Bandiera-del-Movimento-sturziano-NOI.jpg"/><figcaption>La Bandiera del Movimento Civico NOI</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">LE BATTAGLIE CIVICHE DEL MOVIMENTO NOI COMBATTUTE ANCHE CON LA PENNA SONO SERVITE<br><strong>La Corte Costituzionale ci dice che le battaglie del Movimento civico NOI, mentre tutta la classe politica taceva ed era letteralmente scomparsa, sono servite tutte.&nbsp;</strong>Scrivere, scrivere e ancora scrivere intrattenendo un buon rapporto con le alte istituzioni è servito. Ma non abbassiamo la guardia e per questo, oggi, dobbiamo porci alcune domande e pretendere risposte. Chi lo dice che ai cittadini calabresi bisogna negare il diritto alle cure? Chi sono questi signori che possono decidere chi deve vivere e chi morire? Perché gli ospedali non debbono avere tutto il personale necessario che possa curarci come si deve nel momento del bisogno? Certo, sarebbe opportuno chiedere anche a cittadini e corpo sanitario come fanno a votare ancora i loro carnefici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">INDISPENSABILE RIVOLGEREQUALCHE DOMANDA AL COMMISSARIO ISABELLA MASTROBUONO<br>Alla luce delle considerazioni della Consulta che boccia quasi del tutto la gestione sanitaria in Calabria,&nbsp;<strong>rivolgiamo alcune domande al Commissario dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza Isabella Mastrobuono</strong>&nbsp;anticipando una nostra richiesta di accesso civico agli atti: quando nel Pronto Soccorso si supera di gran lunga la quantità di pazienti ammissibili, chi assicura la sicurezza del paziente a 360 gradi? Essendo noto che si è giunti anche a 70 pazienti parcheggiati nel Pronto Soccorso di Cosenza. Ma è mai stato sanificato? L’Azienda sanitaria sarebbe in condizione di provarlo? In maniera particolare quando i numeri superano la normale capacità di accoglienza e vengono accolti tra gli altri pazienti anche i Covid in attesa di verifiche, ove vengono accolti? Inoltre: dopo le dimissioni del vecchio primario del pronto soccorso chi è che ne ha oggi la responsabilità? Cosa dice l’Unità Operativa del rischio clinico che dovrebbe salvaguardare la gestione del paziente e del personale? Ma esiste? A questo punto non resta che attendere l’attività risolutiva del Governo rispetto a quanto sentenziato dalla Corte Costituzionale. Il Movimento NOI continuerà la sua attività di presenza consapevole, cosciente e responsabile in difesa dei diritti di tutti.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Legge elettorale: per la Consulta, &#8221;premio e liste bloccate sono incostituzionali&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Dec 2013 22:17:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli &#8211; grrg.eu/ Contrariamente a chi prevedeva uno slittamento della decisione, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure style="width: 702px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-consulta.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" alt="consulta" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/la-consulta.jpg" width="702" height="412" /></a><figcaption class="wp-caption-text">Consulta</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli &#8211; grrg.eu/</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente a chi prevedeva uno slittamento della decisione, <strong>la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005</strong> che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione.</p>
<p style="text-align: justify;">La Corte ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali “bloccate”, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il presidente emerito della Corte, Valerio Onida, pur con la riserva di attendere la pubblicazione delle motivazioni, questo significa che non si ritorna al Mattarellum (tre quarti dei seggi eletti con il maggioritario e un quarto con il proporzionale), ma<strong> si va ad un sistema proporzionale senza premio di maggioranza</strong>, praticamente quello della Prima Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è però sicuro. Il premio di maggioranza potrebbe tornare ma a condizione che sia posta una soglia. Ad esempio, potrebbe essere attribuito alla lista o alla coalizione che ottiene almeno il 40% dei voti. Allo stato attuale di frastagliamento dei partiti, solo due grandi ammucchiate potrebbero superare quella soglia . Per cui il premio potrebbe essere previsto ma di fatto non applicato.</p>
<p style="text-align: justify;">Qual è il vantaggio del proporzionale? Che sarebbero escluse le alleanze prima del voto: ogni partito avrebbe un potere contrattuale più o meno forte in base al numero di voti e di seggi conquistati. Prospettiva assai poco entusiasmante che <strong>affosserebbe definitivamente il bipolarismo</strong>. Si aggiunga che <strong>la reintroduzione del voto di preferenza ridurrebbe di molto il potere dei segretari dei partiti di predisporre le liste dei candidati.</strong>Le conseguenze per il nuovo segretario del PD (ad esempio Renzi) sarebbero disastrose: non avrebbe quel potere che già pregusta e i suoi propositi di rottamazione svanirebbero. Proprio ieri, Renzi aveva avanzato una proposta – non perfettamente definita – che si avvicina molto al modello maggioritario francese: maggioritario a due turni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la sentenza della Consulta, aumenta la pressione sui partiti perché si mettano d’accordo su una nuova legge elettorale. E anche se l’iniziativa passasse al Governo, sarebbero sempre i partiti a dover decidere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad un primo sguardo,<strong> la decisione della Corte sembra favorire quella o quelle forze che si collocheranno al centro</strong>, sempre che siano credibili e che superino un eventuale sbarramento del 5%. Non sembra favorire né il PD né FI se quest’ultima pensasse di fare rientrare la dissidenza degli alfaniani e di aggregare altre formazioni di destra.</p>
<p style="text-align: justify;">Per dare un po’ di credibilità alla nuova legge, bisognerebbe anche ridurre il numero dei deputati (con legge costituzionale ma fattibile). Più complicato abolire il Senato e trasformarlo nella Camera delle Regioni considerando che proprio sulle Regioni stanno aumentando le critiche sull’onda delle rivelazione di scandali che non è esagerato definire grotteschi per il loro contenuto. Ma modificare, con legge costituzionale, il Senato non sarà facile e questa modifica si trascinerebbe altre modifiche sui poteri del Capo dello Stato e del Capo del Governo, ovvero un’intera riforma della Costituzione che è ancora in alto mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, <strong>facendo chiarezza su un punto, la Corte ha aumentato la confusione su tutto il resto</strong>. Ma ha almeno offerto a Letta il contenuto del discorso con cui, tra pochi giorni, si presenterà alle Camere per chiedere la fiducia. Forse era solo questo che si voleva per tirare avanti ancora un po’.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre i politici hanno nuova carne da mettere al fuoco, credendo di saziare un’opinione pubblica che, invece, mostra sintomi di inappetenza e disgusto, voglio richiamare l’attenzione su un documento della Coldiretti su dati Unioncamere relativi ai primi nove mesi 2013 rispetto all’inizio della crisi nel 2007.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la crisi <strong>sono state chiuse in Italia 140mila (136.351) stalle ed aziende</strong> anche a causa della concorrenza sleale dei prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come Made in Italy. Solo nell’ultimo anno sono scomparse 32.500 stalle ed aziende agricole e persi 36mila occupati nelle campagne. “Stiamo svendendo un patrimonio del nostro Paese sul quale costruire una ripresa economica sostenibile e duratura che fa bene all’economia all’ambiente e alla salute”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi l’Italia, anche a causa delle importazioni di minor qualità produce appena il 70% dei prodotti alimentari che consuma ed importa il 40% del latte e carne, il 50% del grano tenero destinato al pane, il 40% del grano duro destinato alla pasta, il 20% del mais e l’80% della soia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le importazioni di prodotti agroalimentari dall’estero sono aumentate in valore del 22% nei primi otto mesi del 2013. Gli arrivi di carne di maiale sono cresciuti del 16% mentre le importazioni di cereali, “pronti a diventare pasta e riso spacciati per italiani”, hanno segnato un boom (+45 %) con un +24% per il grano e un +49% per il riso. Aumenta anche l’import di latte, +26%, “anch’esso destinato a diventare magicamente Made in Italy. Netta pure la crescita delle importazioni di frutta e verdura, +33%,  con il pomodoro fresco che sovrasta tutti (+59%).</p>
<p style="text-align: justify;">Migliaia di agricoltori e allevatori che, fin da ieri, hanno invaso la frontiera del Brennero tra Italia e Austria per la mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia”, promossa da Coldiretti per difendere il settore dalle importazioni di bassa qualità spacciate come italiane, hanno innalzato striscioni espliciti: “615mila maiali in meno in Italia grazie alle importazioni alla diossina dalla Germania”, “1 mozzarella su 4 è senza latte”, “Il falso prosciutto italiano ha fatto perdere il 10% dei posti di lavoro”, “Fuori i nomi di chi fa i formaggi con caseine e cagliate”.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti,  circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia contiene materie prime straniere e sono esportati con il marchio Made in Italy, con i consumatori che peraltro sono all’oscuro di tutto ciò. Secondo Coldiretti, “gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani ma fatti con maiali allevati all’estero. Inoltre tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in etichetta; oltre un terzo della pasta è ottenuta da grano non coltivato in Italia e la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere. La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia – spiega Coldiretti – è dovuta alla ricerca del rifornimento a basso costo e senza preoccupazioni per le conseguenze sulla salute: perciò finisce nel piatto dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro che i lavoratori clandestini cinesi di Prato. Governo, Magistratura, Nuclei anti-sofisticazione, GdF, Asl e altro, che cosa fanno? A quanti miliardi assommano i danni diretti e indiretti di tutto questo? E il governo è impantanato sull’Imu. Questo non è un Paese serio, quale che sia la legge elettorale.</p>
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		<title>Giuliano Amato &#8220;gran riserva della repubblica&#8221; alla Consulta (in attesa del Quirinale)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2013 11:43:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli &#8211; www.grrg.eu Come aveva anticipato il Corriere della sera, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha nominato Giuliano Amato giudice della Corte Costituzionale. Spetta infatti al Capo dello Stato la nomina di cinque giudici su quindici e Amato succede a Franco Gallo, di nomina presidenziale, che lascerà la Corte e la presidenza il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_6289" aria-describedby="caption-attachment-6289" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-6289" title="giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare.jpg" alt="Giuliano Amato Presidente della Consulta con il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giuliano-amato-giorgio-napolitano-consulta-corte-costituzionale-ilparlamentare-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6289" class="wp-caption-text">Giuliano Amato Presidente della Consulta con il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli &#8211; www.grrg.eu</p>
<p style="text-align: justify;">Come aveva anticipato il <em>Corriere della sera</em>, il Presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong> ha nominato <strong>Giuliano Amato</strong> giudice della <strong>Corte Costituzionale</strong>. Spetta infatti al Capo dello Stato la nomina di cinque giudici su quindici e Amato succede a <strong>Franco Gallo</strong>, di nomina presidenziale, che lascerà la Corte e la presidenza il 16 settembre prossimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna critica può essere sollevata nei confronti di questa scelta poiché il personaggio ha tutti i requisiti per l’alto incarico. Ma porta anche un contributo di peso per la sua esperienza politica. Si può rilevare che la caratura politica è maggiore di quella accademica in una proporzione nettamente superiore a quella degli altri giudici del passato con precedenti di passaggio alla Camera o al Senato.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte <strong>la Consulta ha accentuato, nel corso degli anni, il suo profilo politico</strong> anche come conseguenza del fatto che, oltre ai cinque giudici di nomina quirinalizia, altri cinque sono eletti dal Parlamento e solo cinque, cioè un terzo del totale, provengono dai vertici delle magistrature e dal mondo strettamente accademico, contro i due terzi che hanno una più o meno marcata impronta politica. Inoltre la Corte è stata chiamata ad emettere giudizi su leggi approvate sullo sfondo di dure contrapposizioni politiche, su proposte di referendum anch’essi ad alto tasso di politicità e su conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato che sono di per sé eminentemente politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe dire che, da “riserva della Repubblica”, <strong>Amato è passato a una categoria superiore: quella di “gran riserva della Repubblica”</strong>. La nomina attenua il suo passato di impegno politico, prima con Craxi e poi con il Pds, e lo proietta in una dimensione <em>super partes</em> che, all’occorrenza, potrà tornare utile. Inoltre vanta una non comune competenza in campo economico e finanziario.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato il 13 maggio 1938 a Torino, Amato adesso ha 75 anni, quindi è ben posizionato per succedere a Giorgio Napolitano quando l’attuale Capo dello Stato riterrà di avere compiuto la sua missione e si dimetterà prima di completare il secondo settennato.  A oggi,  la previsione è per il 2015, o al massimo il 2016, dopo che l’Italia sarà uscita dalla crisi economica, e la riforma elettorale e costituzionale saranno state realizzate, e si saranno svolte nuove elezioni politiche, le prime dell’era post-berlusconiana. Non si può comunque escludere una accelerazione La previsione se la situazione politica dovesse precipitare. In questo caso,  l’elezione del presidente della Repubblica diventerebbe una moneta di scambio tra le forze politiche, ma una situazione di stallo potrebbe anche in questo caso favorire Amato.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, pretendenti ce ne sono molti, ma mentre sono tutti fermi (come D’Alema o Prodi) o hanno fatto un passo indietro (Monti) o rischiano di essere emarginati, Amato, con la sua costanza, il duro lavoro, e le altre virtù che gli sono riconosciute, ha fatto un passo avanti.  Se proprio gli andrà male, arriverà comunque alla presidenza della Consulta. Ma credo che egli sia convinto di salire al Quirinale entro un paio d’anni.</p>
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