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	<title>Commissione Europea &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Conti pubblici, arrivata lettera della Commissione: “Progressi insufficienti sul debito, date chiarimenti entro venerdì”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2019 15:15:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Conti pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[procedura infrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ arrivata al Tesoro la lettera della Commissione Ue che chiede chiarimenti all’Italia sull’andamento del debito pubblico, che lo scorso anno invece di scendere è salito dal 131,4 al 132,2% del pil. Bruxelles, spiega la lettera, sta valutando la preparazione di un rapporto ex articolo 126.3 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, quello che disciplina la violazione del criterio del deficit o di quello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bruxelles-italia-contipubblici.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14148" alt="bruxelles-italia-contipubblici" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bruxelles-italia-contipubblici.png" width="1300" height="536" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bruxelles-italia-contipubblici.png 1300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bruxelles-italia-contipubblici-300x123.png 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bruxelles-italia-contipubblici-480x197.png 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/bruxelles-italia-contipubblici-1024x422.png 1024w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></a>E’ arrivata al Tesoro la lettera della <strong>Commissione Ue </strong>che chiede chiarimenti all’Italia sull’andamento del <strong>debito pubblico</strong>, che lo scorso anno invece di scendere è salito dal 131,4 al 132,2% del pil. Bruxelles, spiega la lettera, sta valutando la preparazione di un rapporto ex articolo 126.3 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, quello che disciplina la violazione del criterio del deficit o di quello del debito. Il governo ha 48 ore – fino a venerdì 31 maggio – per rispondere<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/17/manovra-rapporto-del-tesoro-sul-debito-calcoli-ue-poco-realistici-mercoledi-primo-passo-della-procedura-di-infrazione/4772549/"> elencando i fattori che considera rilevanti per spiegare il mancato rispetto della regola del debito</a>. Le spiegazioni saranno prese in considerazione nell’analisi approfondita sulla situazione che l’esecutivo europeo presenterà il 5 giugno insieme alle raccomandazioni per ogni paese europeo. In quella data in teoria la Commissione potrebbe raccomandare l’avvio di una procedura di infrazione.</p>
<div id="adv-intext-0" style="text-align: justify;" data-sizes="[[300,250],&quot;fluid&quot;,[336,280]]" data-ad-unit="FattoQ_300x250_First_Art">Nella missiva firmata dai commissari <strong>Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis</strong> e indirizzata al ministro <strong>Giovanni Tria </strong>non viene specificata l’entità della “deviazione” contestata a Roma. Il termine di paragone, comunque, sono le raccomandazioni di maggio 2018, che chiedevano all’Italia un miglioramento di 0,3% del saldo strutturale per il 2018, e di 0,6% nel 2019. Dopo l’accordo di dicembre sulla manovra, per evitare di aprire la procedura per debito eccessivo all’Italia venne concesso di fare uno sforzo pari a zero per il 2018, purché vi fosse un miglioramento nel 2019. Ma i dati definitivi di Eurostat per il 2018, pubblicati ad aprile, indicano che c’è stato un peggioramento strutturale sia sul 2018 (0,1%), sia sul 2019 (0,2%). Sui due anni, base alla quale si guarda per valutare il rispetto dei criteri del Patto, c’è stato un peggioramento di 0,3%.</div>
<div style="text-align: justify;" data-sizes="[[300,250],&quot;fluid&quot;,[336,280]]" data-ad-unit="FattoQ_300x250_First_Art"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/previsioni-di-primavera-630x435.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14147" alt="previsioni-di-primavera-630x435" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/previsioni-di-primavera-630x435.png" width="630" height="435" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/previsioni-di-primavera-630x435.png 630w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/previsioni-di-primavera-630x435-300x207.png 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/previsioni-di-primavera-630x435-391x270.png 391w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a></div>
<div style="text-align: justify;" data-sizes="[[300,250],&quot;fluid&quot;,[336,280]]" data-ad-unit="FattoQ_300x250_First_Art">Partendo dalle richieste Ue (0,3% nel 2018 e 0,6% nel 2019, cioè 0,9% sui due anni), e sottraendo la massima deviazione consentita dalle regole (0,5%), l’Italia avrebbe dovuto in teoria assicurare almeno lo 0,4%. Invece, secondo le stime Ue, il saldo strutturale, sempre sui due anni, è peggiorato di 0,3%. Ne deriva un buco dello 0,7%, ovvero oltre 11 miliardi di euro.</div>
<p style="text-align: justify;">
<p>Fonte Il Fatto Quotidiano</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Andrea Cozzolino: Commissione Europea approva programma operativo regionale della Calabria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2015 18:59:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[andrea cozzolino]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[corina cretu]]></category>
		<category><![CDATA[gerardo mario oliverio]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Andrea Cozzolino/ Il via libero definitivo della Commissione Europea al programma operativo regionale della Calabria è la dimostrazione che anche partendo da condizioni di oggettivo ritardo e difficoltà, con l&#8217;impegno costante, la disponibilità all&#8217;ascolto e il dialogo continuo con le istituzioni europee è possibile ottenere risultati importanti. Nel complesso, per i prossimi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9901" aria-describedby="caption-attachment-9901" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/andrea-cozzolino.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-9901" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/andrea-cozzolino.jpg" alt="andrea cozzolino-europa-calabria" width="800" height="524" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/andrea-cozzolino.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/andrea-cozzolino-300x196.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/andrea-cozzolino-412x270.jpg 412w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9901" class="wp-caption-text">Andrea Cozzolino &#8211; Vice Presidente della Commissione Sviluppo Regionale del Parlamento Europeo</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura di Andrea Cozzolino/</p>
<p style="text-align: justify;">Il via libero definitivo della <strong>Commissione Europea</strong> al programma operativo regionale della <strong>Calabria</strong> è la dimostrazione che anche partendo da condizioni di oggettivo ritardo e difficoltà, con l&#8217;impegno costante, la disponibilità all&#8217;ascolto e il dialogo continuo con le istituzioni europee è possibile ottenere risultati importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel complesso, per i prossimi sette anni <strong>saranno disponibili quasi 2,37 miliardi di euro</strong>, che, se utilizzati con cura, contribuiranno al miglioramento infrastrutturale, alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro in Calabria. Un risultato, quello ottenuto oggi, era tutt&#8217;altro che scontato, solo pochi mesi fa, quando invece sembrava elevato il rischio di perdere la prima annualità del programma, a causa del mancato impegno delle risorse.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo <strong>sento di ringraziare il Presidente Mario Oliverio</strong> e la <strong>Commissaria Corina Cretu</strong> per lo straordinario lavoro che hanno svolto, augurando che la collaborazione iniziata non venga smarrita e che continui per l&#8217;Intero ciclo della programmazione, assicurando un assorbimento ottimale delle risorse a disposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi, purtroppo, resta a livello europeo ancora un ultimo programma regionale da approvare, quello della Campania. Il ritardo cumulato dalla giunta di centro-destra non è stato ancora colmato e continuano a perpetrarsi incertezze e confusioni che, se non dissipate alla svelta, <strong>rischiano di far perdere alla Regione oltre 400 milioni</strong> della prima annualità della programmazione. Il tempo sta passando inesorabilmente e, non essendoci proroghe in vista, l&#8217;unica strada è inviare ai servizi della commissione il testo integrale del programma, integrato dalle modifiche concordate. <a href="https://mosbet.group/in-en/">Mostbet Online Casino India</a></p>
<p style="text-align: justify;">Viceversa, ci perderemo in sterili diatribe, gettandoci reciprocamente addosso accuse, responsabilità e recriminazioni, ma facendo pagare un conto salato ai cittadini campani. Resto convinto, tuttavia, che l&#8217;esempio calabrese sia la via maestra da perseguire e che anche la Campania riuscirà in tempo utile a portare a termine il proprio compito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>On. Andrea Cozzolino</strong>,<br />
Vice Presidente della Commissione Sviluppo Regionale del Parlamento Europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Federica Mogherini è la candidata ufficiale dell&#8217;Italia per la Commissione Ue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Aug 2014 13:18:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Federica Mogherini è la candidata ufficiale dell&#8217;Italia per la Commissione Ue e per il posto di &#8216;ministro degli Esteri&#8217; dell&#8217;Unione. Ma la partita delle nomine tra Roma e Bruxelles è ancora tutta da giocare. E quella che il presidente del nuovo esecutivo, Jean Claude Juncker, dovrà condurre con i partner Ue rischia di arrivare ai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8127" aria-describedby="caption-attachment-8127" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federica-mogherini-matteo-r.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8127" alt="Federica Mogherini-Matteo Renzi-Parlamento Europeo" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federica-mogherini-matteo-r.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federica-mogherini-matteo-r.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federica-mogherini-matteo-r-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/federica-mogherini-matteo-r-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8127" class="wp-caption-text">Federica Mogherini e Matteo Renzi</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Federica Mogherini è la candidata ufficiale dell&#8217;Italia per la Commissione Ue e per il posto di &#8216;ministro degli Esteri&#8217; dell&#8217;Unione. Ma la partita delle nomine tra Roma e Bruxelles è ancora tutta da giocare. E quella che il presidente del nuovo esecutivo, Jean Claude Juncker, dovrà condurre con i partner Ue rischia di arrivare ai tempi supplementari, facendo slittare l&#8217;insediamento del nuovo esecutivo europeo al 2015. Juncker ha ottenuto che tutti, o quasi, i governi designassero i loro commissari entro oggi. All&#8217;appello &#8211; a quanto si è appreso &#8211; mancano solo Bulgaria, Olanda, Portogallo, Danimarca e Belgio. L&#8217;Italia in zona cesarini ha ufficializzato la scelta di Mogherini, per la quale chiede da tempo il posto di Alto rappresentante Ue per la politica estera e la sicurezza (Pesc), una qualifica che porta con sé anche la nomina a vicepresidente dell&#8217;esecutivo europeo. &#8220;Caro presidente, desidero informarla che il governo italiano ha deciso di designare Federica Mogherini, attuale ministro degli esteri, come candidato al ruolo di Alto rappresentante e vicepresidente della Commissione europea&#8221;, ha scritto il premier Matteo Renzi in una lettera a Juncker. Il presidente del Consiglio ha voluto così puntualizzare anche la carica che richiede l&#8217;Italia. Secondo quanto si apprende in ambienti diplomatici, poco prima sarebbe stata la Polonia a indicare esplicitamente il suo candidato Radoslaw Sikorski, un popolare, alla poltrona di ministro degli Esteri dell&#8217;Europa nella lettera inviata a Juncker. In serata, a Varsavia, il premier polacco Donald Tusk ha affermato che Sikorski è il candidato &#8220;ideale&#8221; al ruolo di Mr Pesc. Nella missiva inviata al presidente della Commissione, Renzi gli ha rinnovato gli &#8220;auguri per un proficuo mandato&#8221;, concludendo con un &#8220;avec amitié&#8221; in francese. &#8220;Il Pse non ha il diritto di esprimere l&#8217;Alto rappresentante &#8211; aveva detto Matteo Renzi qualche ora prima di mettere nero su bianco la candidatura di Mogherini &#8211; ma ha il dovere&#8221; di farlo &#8220;in un quadro in cui la presidenza è andata a Juncker&#8221;, esponente Ppe. Dopo aver raccolto i nomi dei candidati, per il capo della prossima Commissione la parte più difficile comincia però proprio ora. Uno dei principali ostacoli per formare una squadra che possa ottenere l&#8217;indispensabile via libera del Parlamento Ue è quello delle &#8216;quote rosa&#8217;. Al momento le candidate commissarie sono solo quattro: oltre a Mogherini, la svedese Malmstrom, la ceca Jourova e la slovena Bratusek. Alle quali si potrebbero aggiungere la bulgara Georgieva e la belga Thyssen. Sempre poche rispetto alle nove che il presidente del Pe, Martin Schulz, ha indicato come soglia minima necessaria. Per questo Juncker si prepara a trattare con gli Stati &#8211; a cui potrebbe chiedere di sostituire le candidature inviate &#8211; ma solo dopo che il vertice del 30 agosto avrà messo un punto fermo su Mr o Lady Pesc e sui presidenti del Consiglio Ue e dell&#8217;Eurogruppo. L&#8217;altro rompicapo che attende Juncker è quello della ripartizione dei portafogli. La corsa di Mogherini verso l&#8217;incarico di Lady Pesc è insidiata da Georgieva che, sebbene non ufficialmente candidata, Juncker gradirebbe di più, anche per placare le proteste dei Paesi dell&#8217;Est contro l&#8217;italiana che considerano troppo vicina alla Russia. L&#8217;ex premier lussemburghese ha quindi cominciato a farsi delle idee sull&#8217;assegnazione dei portafogli. Anche perché di certo, fa sapere, la Commissione non riparerà ai torti che il Consiglio farà a qualche Paese il 30 agosto. Ovvero: chi pensa di trovare &#8216;ricompense&#8217; in Commissione, con incarichi di peso, perché ha perso la corsa ai &#8216;top-job&#8217;, si sbaglia di grosso. &#8220;La Commissione non è un&#8217;officina&#8221;, dice Juncker, che nel frattempo è andato avanti lavorando ad operazioni di &#8216;chirurgia istituzionale&#8217; per rispettare sia le aspirazioni degli Stati che i veti che qualcuno ha posto. Ad esempio: dividere in due gli affari economici, dando al francese Pierre Moscovici la gestione della crescita (e quindi del piano da 300 miliardi che Juncker ha annunciato a Strasburgo), e all&#8217;olandese Jeroen Djisselbloem (candidato solo ufficiosamente) la sorveglianza dei conti pubblici, accontenterebbe sia la Francia che la Germania. Così come dividere mercato unico dai servizi finanziari, per accontentare i britannici con il primo, ma senza consegnare nelle loro mani anche la gestione delle regole per la finanza, che la City vorrebbe cancellare tutte. Competenza che potrebbe arricchire il portafoglio di Moscovici, in continuità con il francese Michel Barnier che lo ha gestito negli ultimi anni. Si parla poi del finlandese Jyrki Katainen all&#8217;Industria, e del commercio conteso tra il tedesco Oettinger e lo spagnolo Cagnete. E che quindi potrebbe facilmente andare a qualcun altro, magari all&#8217;Italia con D&#8217;Alema, secondo alcune ipotesi che circolano nell&#8217;ipotesi che Mogherini non ce la faccia a prendere il posto di Lady Pesc. L&#8217;immigrazione andrebbe invece al greco Dimitris Avramopoulos (attuale ministro della Difesa), e l&#8217;istruzione ai danesi, che giocano una partita più importante al Consiglio con la premier Helle Thorning Schmidt. Sempre sul fronte Consiglio, all&#8217;Eurogruppo sarebbe sempre saldo il nome del ministro spagnolo Luis De Guindos &#8211; ANSA</p>
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		<title>Google e UE: servizi agli utenti o diritto alla privacy?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 11:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[Google ha risposto picche alla richiesta dell&#8217;Unione Europea di rinviare l&#8217;applicazione della sua nuova politica di trattamento dei dati personali degli utenti che verrà introdotta il primo marzo: «Chiedete e vi spiegheremo, ma rinviare no: su queste nuove regole abbiamo fatto il maggiore sforzo di comunicazione della nostra storia. Cambiare ora significherebbe disorientare i clienti». [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_3901" aria-describedby="caption-attachment-3901" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/2012/02/google-e-ue-servizi-agli-utenti-o-diritto-alla-privacy/unione-europea-su-ilparlamentar-it-2/" rel="attachment wp-att-3901"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-3901" title="Unione-Europea-su-ILPARLAMENTAR.IT" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Unione-Europea-su-ILPARLAMENTAR.IT_1.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Unione-Europea-su-ILPARLAMENTAR.IT_1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Unione-Europea-su-ILPARLAMENTAR.IT_1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Unione-Europea-su-ILPARLAMENTAR.IT_1-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-3901" class="wp-caption-text">Google e UE - si discute valore Democrazia web e sfruttamento dati personali</figcaption></figure>
<p>Google ha risposto picche alla richiesta dell&#8217;Unione Europea di rinviare l&#8217;applicazione della sua nuova politica di trattamento dei dati personali degli utenti che verrà introdotta il primo marzo: «Chiedete e vi spiegheremo, ma rinviare no: su queste nuove regole abbiamo fatto il maggiore sforzo di comunicazione della nostra storia. Cambiare ora significherebbe disorientare i clienti».</p>
<p><strong>Sembra un&#8217;arida disputa tra una sbrigativa azienda americana e burocrati europei</strong> che cercano di tutelare un interesse legittimo come la «privacy» rifugiandosi nella logica del rinvio e dell&#8217;esame analitico di documenti e procedure. In parte c&#8217;è anche questo, ma stavolta lo scontro Google-Ue è molto di più: potenzialmente una battaglia economica e culturale a tutto campo tra un Continente in crisi ma sempre forte dei suoi 500 milioni di consumatori che ha deciso di intervenire a tutela dei cittadini e di non restare inerte davanti alla conquista del suo mercato pubblicitario da parte dei giganti di Internet e, dall&#8217;altro, queste ultime imprese: non solo Google ma anche, ad esempio, Facebook che ha appena annunciato una quotazione in Borsa che gli attribuirà un valore di quasi 100 miliardi di dollari. Una capitalizzazione basata sulla sua capacità di offrire agli inserzionisti pubblicitari i profili degli utenti oggetto delle loro campagne.</p>
<p><strong>Come Google, sotto inchiesta a Bruxelles <strong>anche per violazioni delle norme Antitrust, anche Facebook è</strong></strong>, infatti, finito nel mirino dell&#8217;Unione Europea. Tra Google e Ue adesso si rischia un muro contro muro complicato da incomprensioni culturali e ostacoli istituzionali, prima ancora che dai diversi interessi economici.<br />
Alla base di tutto, due traiettorie confliggenti: da un lato Google che decide di modificare le procedure relative all&#8217;utilizzazione dei dati personali dei suoi utenti dei vari servizi (il motore di ricerca, Gmail, i video su YouTube, eccetera), unificandole in un unico protocollo valido per tutti i suoi prodotti digitali. Secondo l&#8217;azienda un vantaggio per gli utenti che dovranno fare le loro scelte di «privacy» una sola volta e che beneficeranno dei servizi di un&#8217;intelligenza artificiale a quel punto senza più limiti: capace, ad esempio, di proporti film sulla pesca quando vai su YouTube perché ricorda che avevi cercato con Google Search una canna e delle esche. Ma anche un vantaggio enorme per Google visto che quella dei dati dei consumatori sta diventando la nuova moneta mondiale.</p>
<p><strong>Dall&#8217;altro lato c&#8217;è la traiettoria dell&#8217;Unione Europea</strong>che, dopo anni di resistenza abbastanza sterili, sembra ora più determinata a tenere testa a i giganti di Internet. La decisione del Commissario europeo alla Giustizia Viviane Reading di chiedere a Google di sospendere le sue nuove procedure per consentire alle «authority» di controllo della Ue di verificare la loro piena compatibilità con le normative comunitarie si inserisce, infatti, in un&#8217;offensiva più generale: il 25 gennaio la stessa Reading ha presentato un ampio programma di protezione dei dati personali vincolante non solo per le imprese della Ue, ma anche per quelle extracomunitarie che operano «online» su questo mercato. Norme abbastanza complesse: per omogeneizzarle e farle adottare da tutti i 27 partner comunitari ci vorrà almeno un anno.</p>
<p><strong>Bruxelles <strong>solleva problemi reali,</strong></strong> ma le difficoltà di tipo politico e istituzionali rischiano di alimentare le incomprensioni con le imprese Usa e col governo di Washington che spesso interviene, in questi casi, a loro sostegno. In base alle nuove norme, ad esempio, l&#8217;indagine su un&#8217;impresa extracomunitaria dovrebbe essere compiuta dall&#8217;«authority» di controllo del Paese della Ue nel quale l&#8217;azienda in questione ha la sua sede europea. Per Google toccherà ai «controllori» della Francia, visto che la sua base principale nel nostro Continente è a Parigi, anche se la società californiana obietta che la sua sede legale in Europa è a Dublino. Materia controversa anche perché i partner europei a volte hanno visioni diverse in materia di «privacy».<br />
Bruxelles, poi, vuole inserire nelle nuove norme concetti importanti ma difficili da applicare in modo integrale, come quello del «diritto all&#8217;oblio»: il diritto dell&#8217;utente di cancellare dal web, se lo desidera, tutti i dati &#8211; foto, testi, messaggi &#8211; che lo riguardano. «In realtà &#8211; obietta Jeffrey Rosen, giurista della George Washington University &#8211; questo è un campo minato legale: rischiamo un drammatico conflitto tra diritto alla privacy e libertà d&#8217;espressione» perché, per cancellare tutti i documenti personali di un utente, compresi quelli che sono già stati condivisi, le società di Internet e i social network «dovrebbero trasformarsi in grandi censori».</p>
<p><strong>Complessi argomenti giuridici </strong>dietro i quali si celano questioni essenziali per la vita delle società democratiche: fino a che punto imprese che offrono servizi digitali ormai entrati sotto la nostra pelle possono integrare e organizzare le nostre vite? E, ancora, fino a che punto è accettabile che il controllo del mercato pubblicitario &#8211; linfa vitale del sistema di informazione dei cittadini &#8211; venga sempre più concentrato nelle mani di poche società padrone della chiavi della «privacy» e di tecnologie capaci di scrutare l&#8217;anima di miliardi di persone?</p>
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		<title>Roberto Race: rivoluzione Privacy in Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 16:30:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_3822" aria-describedby="caption-attachment-3822" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/2012/01/roberto-race-rivoluzione-privacy-in-europa/istituto-italiano-per-la-privacy/" rel="attachment wp-att-3822"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-3822" title="Istituto-Italiano-per-la-Privacy" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Istituto-Italiano-per-la-Privacy.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Istituto-Italiano-per-la-Privacy.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Istituto-Italiano-per-la-Privacy-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Istituto-Italiano-per-la-Privacy-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-3822" class="wp-caption-text">Istituto Italiano per la Privacy</figcaption></figure>
<p>Dopo oltre due anni di gestazione e di confronto con molteplici <em>stakeholder,</em> è stata annunciata questa mattina a Bruxelles la proposta della Commissione Europea per il nuovo Regolamento sulla tutela dei dati personali che sostituirà la direttiva 95/46/CE. A differenza della direttiva, il Regolamento sarà legge direttamente applicabile in ogni Stato membro, quindi anche in Italia. In sostanza, quando questo Regolamento verrà approvato e diverrà applicabile (2 anni), si verificherà una rivoluzione per la normativa privacy: il Codice Privacy ne sarà fortemente impattato, e anche a livello italiano rispetteremo adempimenti uguali ai nostri “cugini” europei.</p>
<p><strong>Luca Bolognini</strong>, Presidente dell&#8217;Istituto Italiano per la Privacy, commenta la novità con entusiasmo ma non nasconde qualche preoccupazione: “<em>La notizia di un&#8217;applicazione uniforme della privacy in tutta Europa è ottima, perché fino ad oggi le diverse normative nazionali costituivano ostacoli per il mercato e per la libera circolazione dei dati. Tuttavia, preoccupano alcune norme contenute nella proposta di Regolamento, che renderanno estremamente pesanti ed onerosi gli adempimenti per le imprese e gli enti. In Italia si è molto odiato, in passato, il DPS privacy: bene, con i nuovi obblighi introdotti dal Regolamento saranno richiesti sforzi di compliance e di documentazione molto superiori. C&#8217;è il rischio di scrivere una legge europea che farà la felicità di noi avvocati e ricercatori, senza tuttavia tenere in conto l&#8217;applicabilità concreta delle regole e delle tutele da parte di enti e aziende e nell&#8217;interesse dei cittadini</em>.”</p>
<p>L’avvocato <strong>Rosario Imperiali</strong>, che guida del Comitato Scientifico dell&#8217;Istituto Italiano per la Privacy, sottolinea come questa operazione normativa si caratterizzi per tre aspetti principali: “<em>Innanzitutto, è importante per l’allargamento dell’ambito di applicazione delle norme privacy, che domani potranno tutelare le informazioni dei residenti europei anche se presenti in Internet o nel cloud computing. Inoltre, sarà imposta alle imprese l&#8217;adozione di un vero modello organizzativo per la tutela dei dati, con l’introduzione del principio di responsabilità (accountability). In concreto, saranno le aziende a dover  dimostrare la conformità del loro operato alle regole comunitarie, in caso di controlli. Infine, colpisce l’adozione di un impianto sanzionatorio di fonte comunitaria, a garanzia dell’efficacia di quanto prescritto, con livelli massimi di rilievo, parametrati al fatturato globale annuo dell’impresa penalizzat</em>a”.</p>
<p>A cura di Roberto Race<br />
www.robertorace.it</p>
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