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	<title>cinema &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Marilyn Monroe moriva 60 anni fa. Era la diva delle dive</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Aug 2022 21:04:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Life Style]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[diva]]></category>
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		<category><![CDATA[marilyn monroe]]></category>
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					<description><![CDATA[Evocata da Kim Kardashian, e&#8217; tornata a vivere in maggio al Gala del Met, mentre un ritratto firmato Andy Warhol veniva battuto all&#8217;asta per 195 milioni di dollari: un record. Intanto Venezia prepara il tappeto rosso per &#8220;Blonde&#8221;, la rivisitazione dei suoi drammi interiori in una Hollywood che divora spietata i suoi miti firmata da [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1786" height="1190" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/marilyn-monroe.jpg" alt="" class="wp-image-16323" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/marilyn-monroe.jpg 1786w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/marilyn-monroe-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/marilyn-monroe-405x270.jpg 405w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/marilyn-monroe-768x512.jpg 768w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/marilyn-monroe-1536x1023.jpg 1536w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/marilyn-monroe-696x464.jpg 696w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/marilyn-monroe-1068x712.jpg 1068w" sizes="(max-width: 1786px) 100vw, 1786px" /><figcaption>Marilyn Monroe</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Evocata da Kim Kardashian, e&#8217; tornata a vivere in maggio al Gala del Met, mentre un ritratto firmato Andy Warhol veniva battuto all&#8217;asta per 195 milioni di dollari: un record.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto Venezia prepara il tappeto rosso per &#8220;Blonde&#8221;, la rivisitazione dei suoi drammi interiori in una Hollywood che divora spietata i suoi miti firmata da Andrew Dominik per Netflix con la cubana Ana de Armas protagonista.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>60 anni fa, nella notte tra 4 e 5 agosto, cessava di vivere Marilyn Monroe, la diva delle dive. </strong>Aveva solo 36 anni ed era nel pieno di una carriera inarrestabile, fermata da una overdose di barbiturici, per sempre giovane, per sempre nel pieno della sua bellezza. La versione ufficiale dichiarò il &#8220;probabile suicidio&#8221;, ma tante furono le tesi controverse, tra cui morte per omicidio commissionato da Robert Kennedy e commesso dal Dottor Ralph Greenson &#8211; psichiatra di Marilyn &#8211; con un&#8217;iniezione letale; oppure omicidio perpetrato dalla mafia di Chicago per vendicarsi dei Kennedy che gli avevano fatto la guerra. Quale che fosse stata la causa, Norma Jean Baker, questo era il suo vero nome, lasciò un vuoto incolmabile diventando istantaneamente una leggenda. Il mondo fu sconvolto al punto che una settimana dopo si registrò un&#8217;impennata di suicidi. Dieci anni dopo, Elton John dedicò alla sua scomparsa la famosa canzone &#8220;Candle in the Wind&#8221; per celebrare un&#8217;esistenza fragile come una fiammella sbattuta dal vento: un brano poi adattato per ricordare al suo funerale la principessa Diana. Faceva jogging, leggeva Dostoevskij.<br>    Per molti soltanto un simbolo, anzi &#8220;il&#8221; simbolo, del sesso in un&#8217;America ancora lontana dalla rivoluzione sessuale, Marilyn non era soltanto questo, come racconta il libro di Joyce Carol Oates (in Italia pubblicato da La Nave di Teseo) che ha ispirato il film di Dominik con Ana de Armas di cui Netflix ha appena diffuso il secondo trailer in vista del debutto globale in streaming il 28 settembre (la diva del cinema senza sala cinematografica, i tempi cambiano). &#8220;Ho interpretato Marilyn Monroe, Marilyn Monroe, Marilyn Monroe&#8221;, dice la ex Bond Girl: &#8220;Non ce la faccio a fare un&#8217;altra scena da Marilyn Monroe.<br>    Esiste solo sullo schermo, fuori sono Norma Jean&#8221;. A meta&#8217; tra realta&#8217; e fiction, il film esplora la vita della diva dall&#8217;infanzia &#8211; figlia traumatizzata di madre single &#8211; alla fama e agli amori spesso infelici: Bobby Cannavale e&#8217; &#8216;L&#8217;ex atleta&#8217; Joe di Maggio e Adrien Brody &#8216;Il commediografo&#8217; Arthur Miller da cui Marilyn divorzio&#8217; l&#8217;anno prima del suicidio. Intanto fanno furore i cimeli: <strong>&#8220;A 60 anni dalla morte e lei continua ad essere una celebrità di serie A per collezionisti, fan e musei di tutto il mondo&#8221;,</strong> ha detto Martin Nolan, il direttore della casa d&#8217;asta Julien&#8217;s di Los Angeles che la scorsa settimana ha venduto un abito di William Travilla, che aveva disegnato i costumi di scena per sei film della Monroe, per 218,750 oltre il doppio della stima di partenza: era stato indossato nel classico del 1954 &#8220;Follie dell&#8217;Anno&#8221;. L&#8217;abito piu&#8217; famoso, ovviamente, e&#8217; il &#8220;naked dress&#8221;, indossato per tre o quattro minuti &#8211; e forse danneggiato &#8211; sul red carpet del Met dalla Kardashian: cosi&#8217; attillato che fu cucito addosso a Marilyn in un camerino del Madison Square Garden per cantare &#8220;Happy Birthday Mr. President&#8221; a J.F. Kennedy con cui, si mormorava allora, aveva avuto una storia due mesi prima, a casa di Bing Crosby. (ANSA).</p>
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		<title>Loving Vincent, un film su tela raccontando Van Gogh</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jul 2017 16:29:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Life Style]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[dipinto su tela]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[life style]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;arte appassiona, educa al bello, traina il turismo, arricchisce le persone, contamina le altre espressioni creative. L&#8217;arte al cinema è ormai un trend affermato, popolare, con ogni anno nuove proposte per un pubblico curioso e devoto. Per la stagione 2017-2018 ecco intanto un&#8217;anticipazione. Il 29 luglio è l’anniversario della morte di Vincent Van Gogh, che si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_12473" aria-describedby="caption-attachment-12473" style="width: 633px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Loving-Vincent.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-12473" alt="Loving Vincent" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Loving-Vincent.jpg" width="633" height="350" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Loving-Vincent.jpg 633w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Loving-Vincent-300x165.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Loving-Vincent-480x265.jpg 480w" sizes="(max-width: 633px) 100vw, 633px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12473" class="wp-caption-text">“Loving Vincent”: lungometraggio interamente dipinto su tela.</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arte appassiona, educa al bello, traina il turismo, arricchisce le persone, contamina le altre espressioni creative. L&#8217;arte al cinema è ormai un trend affermato, popolare, con ogni anno nuove proposte per un pubblico curioso e devoto. Per la stagione 2017-2018 ecco intanto un&#8217;anticipazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 29 luglio è l’anniversario della morte di <strong>Vincent Van Gogh</strong>, che si spense a Auvers-sur-Oise il 29 luglio 1890. Il mistero della sua fine, a soli 37 anni, così come la vita dell&#8217;artista olandese sono al centro di un film originale, il<strong> primo lungometraggio interamente dipinto su tela</strong>, che arriva nelle sale italiane, per il progetto La Grande Arte al Cinema, il 16, 17, 18 ottobre: “Loving Vincent”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Loving Vincent</strong><br />
Realizzato elaborando le tele dipinte da un team di 125 artisti, il film è composto da <strong>migliaia di immagini, create nello stile di Vincent van Gogh (1853-1890)</strong>, da pittori che hanno lavorato per mesi per arrivare a un risultato originale e di enorme impatto. Opera dello studio Breakthru productions -vincitore dell’Oscar per il cortometraggio animato Pierino e il lupo- il film racconta, attraverso <strong>120 quadri e 800 documenti epistolari,</strong> la vita dell’artista olandese fino alla morte misteriosa, avvenuta a soli 37 anni e archiviata come caso di suicidio. Ma le cose andarono davvero in questo modo? Un team d’eccezione ha dato vita a un lungometraggio<strong> poetico e seducente</strong> che mescola arte, tecnologia e pittura e che sta appassionando tanto da aggiudicarsi anche il <strong>Premio del Pubblico al Festival d’Annecy</strong>.<br />
Loving Vincent, scritto e diretto da Dorota Kobiela &amp; Hugh Welchman, prodotto dalla polacca BreakThru Films e dall’inglese Trademark Films, è distribuito in Italia da Nexo Digital e Adler.<br />
È stato in primo luogo un film recitato da attori, e in seguito <strong>dipinto a mano inquadratura per inquadratura con la pittura a olio</strong>. L’effetto finale è l<strong>’interazione tra la performance degli attori</strong>che assumono il ruolo dei ritratti di Vincent, e la performance degli animatori dei dipinti, che hanno trasformato questi personaggi in pittura. Loving Vincent ha come protagonisti volti famosi abbinati ai noti dipinti che rappresentano:</p>
<p>• Douglas Booth (Jupiter: il destino dell’universo, Noah) nel ruolo di Armand Roulin<br />
• Eleanor Tomlinson (Poldark, Il cacciatore di giganti) nel ruolo di Adeline Ravoux<br />
• Jerome Flynn (Game of Thrones) nel ruolo del Dottor Gachet (il dipinto che ha detenuto il record di quadro col prezzo più alto per quattordici anni, il periodo di tempo più lungo di sempre)<br />
• Saoirse Ronan (nomination Oscar per Brooklyn e Espiazione) nel ruolo di sua figlia Marguerite Gachet<br />
• Chris O&#8217;Dowd (Le amiche della sposa, IT Crowd) è Postman Joseph Roulin<br />
• John Sessions (Filth-Il lercio, Gangs of New York) nel ruolo del fornitore di pittura di Vincent, Pere Tanguy<br />
• Aidan Turner (Poldark, Lo Hobbit) è il Barcaiolo nel dipinto di Vincent, La riva dell’Oise ad Auvers<br />
• Helen McCrory (Harry Potter) nel ruolo di Louise Chevalier, la domestica del Dottor Gachet<br />
• e presenta l’attore di teatro Robert Gulaczyk nel ruolo protagonista del film, Vincent Van Gogh</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>il 29 luglio</strong> sarà l’anniversario della <strong>morte di Van Gogh</strong>, che si spense a Auvers-sur-Oise proprio il 29 luglio 1890.</p>
<p style="text-align: justify;">Parallelamente il <strong>16, 17, 18 ottobre</strong> arriverà al cinema distribuito da Nexo Digital e Adler nell’ambito del progetto de La Grande Arte al Cinema <strong>“Loving Vincent”,</strong> il primo lungometraggio interamente dipinto su</p>
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		<title>Roberto Ormanni a Giuseppe Lorin: i Talk di oggi? per sembrare intelligenti</title>
		<link>https://ilparlamentare.it/2015/02/roberto-ormanni-a-giuseppe-lorin-i-talk-di-oggi-per-sembrare-intelligenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2015 00:16:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[cartoni animati]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe lorin]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Ormanni]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Giuseppe Lorin per Laici.it/ Le trasmissioni televisive di Renzo Arbore sono state delle vere e proprie &#8216;officine&#8217; dell&#8217;arte dell&#8217;intrattenimento, che hanno fatto conoscere al pubblico personaggi dalla più svariata allocazione culturale e artistica.&#8216;Quelli della notte&#8217; e &#8216;Indietro tutta&#8217; hanno dato alla televisione, o meglio allo spettacolo italiano, un continuum generazionale di &#8216;creativi&#8217; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_2486" aria-describedby="caption-attachment-2486" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://italia-magazine.it/wp-content/uploads/2015/02/giuseppe-lorin.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-2486" alt="Giuseppe Lorin -teatro-cinema-poesia-arte" src="http://italia-magazine.it/wp-content/uploads/2015/02/giuseppe-lorin.jpg" width="750" height="410" /></a><figcaption id="caption-attachment-2486" class="wp-caption-text">Giuseppe Lorin</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: center;">A cura di <a href="http://www.giuseppelorin.blogspot.it/p/curriculum.html" target="_blank">Giuseppe Lorin</a> per <a href="http://www.laici.it" target="_blank">Laici.it</a>/</p>
<p>Le trasmissioni televisive di <b>Renzo Arbore</b> sono state delle vere e proprie &#8216;officine&#8217; dell&#8217;arte dell&#8217;intrattenimento, che hanno fatto conoscere al pubblico personaggi dalla più svariata allocazione culturale e artistica.<b>&#8216;Quelli della notte&#8217;</b> e <b>&#8216;Indietro tutta&#8217;</b> hanno dato alla televisione, o meglio allo spettacolo italiano, un continuum generazionale di &#8216;creativi&#8217; su cui fare affidamento. Sono stati spettacoli che hanno avuto il merito di scoprire e lanciare nuovi personaggi, fra i quali <b>Roberto Benigni, Gegé Telesforo, Giorgio Bracardi, Mario Marenco, Marisa Laurito, Nino Frassica, Milly Carlucci, Daniele Luttazzi e valorizzarne altri come Michele Mirabella, Luciano De Crescenzo e Roberto Ormanni,</b> giornalista, sceneggiatore, cronista giudiziario, avvocato, direttore responsabile dei settimanali di informazione <a href="http://www.goleminformazione.it/"><b>www.goleminformazione.it</b></a> e <a href="https://ilparlamentare.it./"><b>www.ilparlamentare.it.</b></a> <b>Roberto Ormanni, </b>oltre a dirigere redazioni importanti, collabora con diverse testate ed è stato responsabile del settimanale giuridico <b>&#8216;Diritto e Giustizia&#8217; (Giuffrè editore).</b> E&#8217; anche autore del testo teatrale <b>&#8216;Due carissimi nemici&#8217;,</b> musical napoletano sulla vita dei poeti <b>Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo.</b> La commedia è stata messa in scena per due anni di seguito al <b>teatro &#8216;Cilea&#8217; di Napoli.</b></p>
<p><figure id="attachment_8942" aria-describedby="caption-attachment-8942" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/roberto-ormanni-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8942" alt="Roberto Ormanni" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/roberto-ormanni-2.jpg" width="795" height="470" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/roberto-ormanni-2.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/roberto-ormanni-2-300x177.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/roberto-ormanni-2-456x270.jpg 456w" sizes="auto, (max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8942" class="wp-caption-text">Roberto Ormanni</figcaption></figure></p>
<p><b>Roberto Ormanni, ricordando i suoi impegni nelle trasmissioni televisive ideate da Renzo Arbore come &#8216;Quelli della notte&#8217; e &#8216;Indietro tutta&#8217;, può parlarci della spontaneità artistica di quegli anni, da lei vissuta in prima persona?</b><br />
&#8220;La via mediana tra cenacolo culturale e circolo dopolavoro: questo, in sostanza, voleva essere &#8211; e in un certo senso lo fu &#8211; &#8216;Quelli della notte&#8217;. Negli anni &#8217;80, la Rai poteva ancora contare su dirigenti di grande livello culturale, quasi tutti &#8216;figli&#8217; dei concorsi Rai della metà degli anni &#8217;50. La filosofia, se così possiamo chiamarla, della proposta di Renzo era quella di esasperare, prendendola un po&#8217; in giro, la struttura stessa del &#8216;talk show&#8217;. Di cui, non a caso, la Rai vanta i diritti di primogenitura, in campo televisivo, con &#8216;L&#8217;ospite delle due&#8217;, ideato e condotto nel 1975 da Luciano Rispoli, dipendente Rai, per l&#8217;appunto, dal concorso del 1954. A questa &#8216;prima bozza&#8217; di &#8216;talk show&#8217; seguì, con Maurizio Costanzo, &#8216;Bontà loro&#8217;, nel 1976. Da quel momento, il &#8216;salotto&#8217; in tv divenne un&#8217;abitudine. Dietro molti di questi programmi, per quei tempi rivoluzionari, che rappresentarono l&#8217;evoluzione dell&#8217;assai più triste e paludata (per quanto meritoria) &#8216;Tribuna elettorale&#8217; di Jader Jacobelli dell&#8217;aprile 1961, c&#8217;era Angelo Guglielmi, che guarda un po&#8217; era anch&#8217;egli arrivato in Rai con il concorso del 1954. Lo scopo, però, non era solo fare informazione, ma anche l&#8217;intrattenimento. Poco alla volta, anzi, l&#8217;intrattenimento &#8211; parente stretto dello spettacolo &#8216;tout court&#8217; &#8211; prevalse sull&#8217;informazione. Si passò pian piano, insomma, dal cenacolo culturale al dopolavoro. E così, la chiave della recita &#8216;a soggetto&#8217; fu utilizzata da Arbore sia per fare il &#8216;verso&#8217;, un po&#8217; irriverente, al &#8216;talk show&#8217;, sia per costruire una &#8216;griglia&#8217; che potesse offrire qualcosa di nuovo. Il trucco, che Renzo ha sempre padroneggiato assai bene, è stato quello di mettere insieme autori e interpreti dall&#8217;intelligenza brillante e dall&#8217;ironia pungente, capaci di dire cose intelligenti fingendo di essere stupidi. L&#8217;esatto contrario di ciò che, spesso, accade oggi&#8230;&#8221;.</p>
<p><b>Da Renzo Arbore, ai rotocalchi televisivi di Paolo Guzzanti &#8216;Visto da sud&#8217; e &#8216;Giorno per giorno&#8217;: quale è stata la motivazione che l&#8217;ha spinta a impegnarsi nelle sceneggiature della serie a cartoni animati come &#8216;Ulisse &#8211; Il mio nome è Nessuno&#8217;, prodotta dai Raidue?</b><br />
&#8220;Forse, come spesso mi rimprovera qualcuno, la vera motivazione sta nel fatto che non ho ancora deciso cosa fare da grande&#8230; Da bambino, sempre appassionato di fumetti e cartoon, avevo una predilezione particolare per la bellissima storia &#8216;Topolino giornalista&#8217;, disegnata da Gottfredson e sceneggiata da Ted Osborn, uno dei migliori sceneggiatori Disney degli anni Trenta. E allora ho pensato che le due cose potessero essere messe insieme: fare il giornalista (che, come disse Luigi Barzini, è sempre meglio che lavorare) e lo sceneggiatore di cartoon. Scherzi a parte, l&#8217;idea di un &#8216;serial&#8217; a cartoni animati dedicato a Ulisse e all&#8217;Odissea è venuta dal rapporto quasi filiale che mi lega da sempre a Luciano De Crescenzo. Insieme con Massimo Vincenti e Stefano Santarelli (sceneggiatori veri, non come me), pensammo che visto il successo del libro di Luciano &#8216;Ulisse, il mio nome è Nessuno&#8217;, si poteva proporre alla Rai un&#8217;Odissea a cartoni animati. L&#8217;idea piacque allo storico responsabile di Rai Fiction Max Gusberti e, tra alterne vicende produttive, costellate anche, come spesso capita in questo settore, da bizzarri personaggi, alla fine ne è venuta fuori una serie di 23 puntate da 20 minuti ciascuna. In fondo, l&#8217;Odissea è il primo reportage della storia della comunicazione, visto che il cuore della storia è nient&#8217;altro che il racconto del viaggio di ritorno a Itaca che lo stesso Ulisse consegna ai Feaci&#8221;.</p>
<p><b>La nostra curiosità e attenzione va spesso su questi suoi due libri: &#8216;Il cinema di cartone (animato)&#8217; e &#8216;La mia vita dentro &#8211; Le memorie di un direttore di carceri&#8217;, entrambi editi dalla Infinito Edizioni. Ci descrive in maniera concisa le tematiche &#8216;opposte&#8217; di questi suoi due lavori?</b><br />
&#8220;Sinteticamente? Il cinema di cartone è l&#8217;approdo di un sogno &#8211; far muovere un disegno &#8211; che accompagna l&#8217;uomo fin dalla preistoria, come dimostrano gli animali raffigurati sulle pareti delle Grotte di Altamira, in Spagna, dove le tribù di 25 mila anni fa disegnarono i bisonti con otto zampe nel tentativo di dare l&#8217;idea del movimento. Il carcere, così come è oggi gestito in Italia, è il naufragio di una speranza: la pena come rieducazione e principio di reinserimento. I due opposti provocano, singolarmente, il medesimo risultato: il primo riempie i cinema, il secondo riempie i penitenziari&#8221;.</p>
<p><b>Paperino e Topolino incarnano due modelli caratteriali dell&#8217;essere umano, il succube e il saccente che ha sempre ragione: secondo lei, quale rapporto c&#8217;è tra questi due eroi del fumetto?</b><br />
&#8220;In realtà, sono due facce della stessa &#8216;medaglia&#8217; e non è un caso che metà dell&#8217;umanità adori Topolino e l&#8217;altra metà ami Paperino. È come il rapporto da Cosmos e Caos: la vita è il continuo divenire e intrecciarsi di Cosmos e Caos, ordine e disordine. Cosa sia Cosmos e cosa sia Caos, chi dei due possa prevalere con precisione è impossibile stabilirlo: bisognerebbe fermare il divenire e questo, come ci spiega Eraclito, non può mai accadere, perché significherebbe annullare sia ordine che sisordine, così che non si avrebbe più nulla da definire&#8221;.</p>
<p><b>Questi sono gli argomenti &#8216;centrali&#8217; trattati nel suo saggio &#8216;Il cinema di cartone (animato)&#8217;?</b><br />
&#8220;Può sembrare strano che si parli di filosofia in un saggio sul cartoon, ma c&#8217;è anche questo. L&#8217;obiettivo è quello di raccontare, attraverso tante storie, aneddoti e curiosità, la grande storia di un cinema nato &#8216;prima&#8217; del cinema: nel 1877. Mi auguro di esserci riuscito. Se invece, per citare il Manzoni che così chiude &#8216;I promessi sposi&#8217; (sebbene il paragone possa sembrare inopportuno) &#8220;non fossimo riusciti che ad annoiarvi, credete che non s&#8217;è fatto apposta&#8221;. D&#8217;altro canto, disegno e cinema erano sposi promessi da sempre&#8221;.</p>
<p><b>Lei è stato, in passato, responsabile del settore giustizia dell&#8217;agenzia di stampa &#8216;il Velino&#8217; e ha diretto il quotidiano giuridico &#8216;Diritto e Giustizia&#8217;, nonché il supplemento settimanale cartaceo &#8216;D&amp;G&#8217;, editi dalla società Infogiuridica Spa, del Gruppo Giuffrè. Dunque, vorremmo chiederle: secondo lei, risanare le aziende è un compito ingrato, in Italia?</b><br />
&#8220;Il risanamento più solido e duraturo di un&#8217;azienda passa, o dovrebbe passare &#8211; se l&#8217;imprenditore ha letto qualche manuale di economia aziendale &#8211; per investimenti ragionati e valorizzazioni di risorse preesistenti. E&#8217; il frutto di un equilibrio tra parziale contrazione del vecchio ed espansione del nuovo. Un po&#8217; come il principio dei vasi comunicanti di Archimede. Quando è così, il risanamento è un compito difficile e, forse, anche pericoloso, ma mai ingrato&#8221;.</p>
<p><b>Insomma, rimboccarsi le maniche e cercare di salvare il salvabile: un suo consiglio sulla gestione amministrativa in un momento così difficile per il Paese?</b><br />
&#8220;Amministrare vuol dire conoscere il passato e governare il presente mettendo le basi per il futuro. Molti, invece, credono che significhi indurre a dimenticare il passato, maneggiare il presente ed evitare, per quanto possibile, di pensare al futuro&#8221;.</p>
<p><b>Gestire la rivista settimanale &#8216;D&amp;G&#8217; e il relativo quotidiano online &#8216;Diritto e Giustizia&#8217; apportano &#8216;news&#8217; da inserire nelle rassegne stampa degli organi superiori del Governo italiano?</b><br />
&#8220;Il diritto e la giustizia rappresentano il vero e unico scudo della democrazia: l&#8217;homo politicus, inteso come uomo della polis, della città, ha come obiettivo, direi teleologico, la giustizia, che è a sua volta il fine del &#8216;naturalismo&#8217;. Ma il percorso verso la giustizia deve necessariamente avvalersi del diritto, che invece è espressione del &#8216;positivismo&#8217;: due mondi da sempre in conflitto. Se gli organi superiori del Governo riflettessero di più e conoscessero meglio le news provenienti dal complesso mondo del diritto e della giustizia, anziché oscillare ora verso l&#8217;uno, ora verso l&#8217;altra, si affronterebbero finalmente le cause di molti problemi, invece di continuare a litigare sulle conseguenze&#8230;&#8221;,</p>
<p><b>Il Senato, la Camera, la Corte costituzionale, il Quirinale, il Consiglio di Stato, la Direzione nazionale antimafia, il Comando generale dell&#8217;Arma dei Carabinieri, l&#8217;Associazione nazionale magistrati, l&#8217;Unione delle Camere penali, l&#8217;Organismo unitario dell&#8217;Avvocatura sono gli organi che seguono e leggono le news da lei approvate per la pubblicazione nella rivista &#8216;D&amp;G&#8217;?</b><br />
&#8220;Siamo riusciti a cogliere gli aspetti interessanti e stimolanti di un mondo complesso e problematico, troppo spesso raccontato attraverso la lente del pregiudizio, con la &#8216;chiave&#8217; della semplificazione a tutti i costi, che finisce per diventare approssimazione o, addirittura, mistificazione. Semplificare non vuol dire rinunciare alle parti difficili, ma comprenderle per spiegarle. Questo, i vecchi giornalisti lo sapevano e lo insegnavano. Poi c&#8217;è stato un momento nel quale la comunicazione, anche quella tecnica, in nome della semplificazione ha preteso di sostituire i pensieri con i &#8216;pensierini&#8217;. E degli insegnamenti si sono dimenticati tutti. L&#8217;interesse e, con esso, la partecipazione e il confronto che abbiamo risvegliato in istituzioni, anche professionali, prestigiose dimostrano, ancora una volta, che dalla &#8216;caverna di Platone&#8217; si può uscire&#8221;.</p>
<p><b>Le maggiori agenzie giornalistiche Agi, Ansa e Adn Kronos e i quotidiani come &#8216;La Stampa&#8217;, &#8216;La Repubblica&#8217;, &#8216;Il Messaggero&#8217;, &#8216;Il Corriere della Sera&#8217;, &#8216;Il Mattino&#8217;, &#8216;Italia Oggi&#8217; e &#8216;Il Sole 24 Ore&#8217;, come percepiscono la sua rivista?</b><br />
&#8220;Come la possibilità di scoprire che, dietro una formula tecnica, ci può essere una notizia utile all&#8217;informazione e, dunque, all&#8217;evoluzione della conoscenza&#8221;.</p>
<p><b>La sua riflessione sul terremoto politico che sta scuotendo in questi giorni la capitale d&#8217;Italia?</b><br />
&#8220;I terremoti politici sarebbero delle proficue occasioni di rifondazione se non fossero provocati, sempre e soltanto, da iniziative giudiziarie. Le quali, a loro volta, hanno ormai assunto il compito di affrontare fenomeni sociali, compensando l&#8217;inerzia dei meccanismi di controllo della società cosiddetta &#8216;civile&#8217;. Tanti anni fa, quando Tangentopoli e le inchieste sulla corruzione nella politica e nelle pubbliche amministrazioni non facevano parte nemmeno dei racconti di fantascienza, intervistai un vecchio procuratore della Repubblica che andava in pensione, il quale alla domanda &#8216;qual è il compito della magistratura nella difesa della legalità&#8217;, così rispose: &#8220;La magistratura è il chirurgo della società, interviene quando la medicina ha fallito&#8230;&#8221;.</p>
<p><b>Il suo prossimo impegno letterario?</b><br />
&#8220;Un libro sulla scuola in ospedale: un&#8217;istituzione dal 1986, di cui molti ignorano l&#8217;esistenza. Gli insegnanti d&#8217;ospedale sono professori senza lavagna e senza aula che fanno lezione a un alunno alla volta, accanto al suo letto. E nella maggior parte dei casi, oggi, si tratta di ragazzi e ragazze ricoverate nei reparti di oncologia pediatrica. Infinito Edizioni ne ha programmato la pubblicazione in primavera&#8221;.</p>
<p><b>Un augurio alla Eduardo De Filippo a tutti i politici italiani per il prossimo anno?</b><br />
&#8220;Impossibile rinunciare all&#8217;intramontabile: &#8220;Ha da passa&#8217; &#8216;a nuttata&#8230;&#8221;. Ma aggiungerei: se qualcuno di loro andasse a trascorrere la notte&#8230; altrove, forse la &#8216;nottata&#8217; passerebbe più in fretta&#8230;&#8221;.</p>
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