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	<title>borsa &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>L’induzione mediatica e il quarto potere passato di mano ai social network</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2016 21:52:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a cura di Paolo Callari  Mentre il Giappone corre a gran velocità, oggi le Borse non hanno risentito del frastuono mediatico che annunciava il peggio, manifestando chiara positività. Ciò, aiutato dalle speranze che il rilancio dell’industria americana e gli sgravi fiscali alle società nel programma del neo presidente Donald Trump, potranno portare buoni guadagni anche per i gruppi stranieri. I [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_11409" aria-describedby="caption-attachment-11409" style="width: 799px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donal-trump1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-11409" alt="Il Presidente degli Stati Uniti d'America Donal Trump" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donal-trump1.jpg" width="799" height="541" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donal-trump1.jpg 799w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donal-trump1-300x203.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/donal-trump1-398x270.jpg 398w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></a><figcaption id="caption-attachment-11409" class="wp-caption-text">Il Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America Donal Trump</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">a cura di <strong>Paolo Callari </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mentre il <strong>Giappone</strong> corre a gran velocità, oggi le Borse non hanno risentito del frastuono mediatico che annunciava il peggio, manifestando chiara positività. Ciò, aiutato dalle speranze che il rilancio dell’<strong>industria americana</strong> e gli <strong>sgravi fiscali</strong> alle società nel programma del <strong>neo presidente Donald Trump, </strong>potranno portare buoni guadagni anche per i gruppi stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">I MEDIA INCAPACI DI LEGGERE LA REALTA&#8217; AMERICANA<br />
Ma ciò che oggi ha spinto il Nikkei su del 6,72% (ha chiuso poi a +6,7%, il maggior rialzo dal 15 febbraio) alle ore 7:30 italiane è la forte risalita del dollaro sullo yen. Il cambio è a 105,41, contro quota 102 di ieri notte quando le prime notizie davano Trump vincitore. Nonostante oggi le testate giornalistiche Italiane mobilitino l’attenzione dei lettori sul malcontento che ha portato gli Americani a manifestare in piazza le borse reagiscono in maniera opposta. Allego un abstract di un articolo pubblicato ieri dal <strong>Dottore Alfredo Mantici</strong> direttore editoriale di <strong>Lookout News</strong>: “I media incapaci di leggere la realtà americana. <strong>Il terzo grande sconfitto</strong> di questa mattina del 9 novembre è il sistema dei media, americani ed europei, che hanno partecipato alla campagna elettorale non come osservatori ma come supporter spesso acritici e sempre unanimi della candidata democratica.</p>
<p style="text-align: justify;">OPINION MAKER: VITTORIA TRUMP STORDISCE<br />
L’informazione sui temi della campagna elettorale è stata costantemente indirizzata verso la demonizzazione di Trump e l’idealizzazione della Clinton, spesso presentata al pubblico come una novella “Giovanna d’Arco” in lotta contro un pericoloso sporcaccione, molestatore incallito e impenitente (Trump_New_York_Times). Visti i toni delle campagne giornalistiche che in America e in Europa hanno scandito gli ultimi dodici mesi di campagna elettorale, è comprensibile che oggi, nei commenti della stragrande maggioranza degli opinion maker del giornalismo americano il termine più usato per parlare della vittoria di Trump, sia<strong> “stunning”,</strong> che sta a indicare qualcosa che<strong> “stupisce” e che “stordisce”. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">I MEDIA NON VOLEVANO CREDERE CHE TRUMP AVESSE VINTO<br />
Stupiti e storditi sono i commentatori e quegli elettori democratici che, sulla scorta di <strong>sondaggi</strong> che a posteriori sembrano più che inaffidabili, chiaramente manipolatori, erano fino a poche ore fa convinti che <strong>Hillary Clinton</strong> avesse la vittoria in tasca.<strong> “I media non volevano credere che Trump avrebbe vinto</strong>. Così hanno preferito guardare da un’altra parte”. Questo è il titolo di un’editoriale del <strong>Washington Post</strong> di questa mattina e sintetizza in modo imbarazzato lo strabismo con il quale il giornalismo ha seguito la campagna elettorale americana.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; TRAMONTATA LA CLASSE POLITICA DEI PROFESSIONISTI<br />
Uno strabismo che, anche in Italia, andrebbe corretto più che con la chirurgia, con una buona dose di autocritica.” <strong>Pertanto il populismo attribuito a Grillo e a Trump non è né un male né la cura dei mali.</strong> E’ il segno impresso nella politica che<strong> la classe politica stessa, quella dei professionisti di lungo corso, è tramontata.</strong> L’elettore non ha più bisogno del parlamentare professionista perché oggi le esigenze e le idee vengono trasmesse direttamente in rete, così come il controllo. <strong>Il ciclo vita del politico e la sua shelf life è a breve scadenza.</strong> Il consumatore privilegia il fresco al prodotto a lunga conservazione, come evidenziano i mercati. La liquidità del sistema oggi ha la sua fase di rottura alla quale seguirà una ristrutturazione creativa e propositiva come nei cicli di Shumpeter. Il rischio per gli <strong>Stati Uniti D’America</strong> è <strong>BRICS</strong> e il protezionismo di Trump a questo dovrà trovare rimedio.</p>
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		<title>La Cina fa crollare a picco Piazza Affari che tocca -5,1%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2015 19:19:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
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					<description><![CDATA[Milano, 24 ago. (askanews) &#8211; La crisi cinese, con la Borsa di Shanghai che ha lasciato sul terreno l&#8217;8,5% (il calo giornaliero più pesante da febbraio 2007), hanno mandato letteralmente nel panico i mercati mondiali. Un vero e proprio panic-selling innescato dai timori di una brusca e duratura frenata dell&#8217;economia cinese, a cui si sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9653" aria-describedby="caption-attachment-9653" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/borsa-cinese.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-9653" alt="Borsa Cina" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/borsa-cinese.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/borsa-cinese.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/borsa-cinese-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/borsa-cinese-457x270.jpg 457w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9653" class="wp-caption-text">Borsa di Shanghai &#8211; Cina</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Milano, 24 ago. (askanews) &#8211; La crisi cinese, con la Borsa di Shanghai che ha lasciato sul terreno l&#8217;8,5% (il calo giornaliero più pesante da febbraio 2007), hanno mandato letteralmente nel panico i mercati mondiali. Un vero e proprio panic-selling innescato dai timori di una brusca e duratura frenata dell&#8217;economia cinese, a cui si sono aggiunti, in una catena di eventi legati tra loro, il crollo delle materie prime, con il prezzo del petrolio piombato ai livelli del 2009, e le turbolenze sulle valute dei paesi emergenti mentre l&#8217;euro è volato fino a toccare un picco oltre 1,17 dollari.</p>
<p style="text-align: justify;">Un lunedì nero iniziato questa mattina con i tonfi degli indici asiatici (Tokyo ha perso il 4,6%) e proseguito poi in Europa &#8211; con flessioni che hanno superato nel primo pomeriggio anche gli otto punti percentuali &#8211; e a Wall Street, con il Dow arrivato a cedere mille punti nei primi istanti di scambi. Perdite giornaliere record per ritrovare le quali bisogna tornare al 2008, con la bancarotta di Lehman Brothers. Sul finale gli indici del Vecchio Continente hanno cercato di limitare i danni ma il risultato è comunque pesantissima: Milano ha perso il 5,96% &#8211; peggior seduta dall&#8217;agosto 2011, in piena crisi dello spread &#8211; Parigi il 5,35%, Madrid il 5,06%, Francoforte il 4,7%, Londra il 4,67%.</p>
<p style="text-align: justify;">Da brividi il bilancio di Atene che ha chiuso con un ribasso del 10,54% a 568,38 punti, sui minimi degli ultimi tre anni. Sul mercato obbligazionario, lo spread tra Btp e Bund decennali si è portato in area 130 punti: solo una settimana fa viaggiava in area 115.</p>
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		<title>Silvio Berlusconi: va bene DIMEZZARE I PARLAMENTARI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 15:56:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La manovra più dolorosa degli ultimi anni affronterà dalla prossima settimana la prova di fuoco del Parlamento tra contestazioni delle opposizioni, critiche delle parti sociali, ultimatum della Lega e fronde interne alla maggioranza. Per il centralino di Villa San Martino ad Arcore (dove il premier ha passato la settimana di Ferragosto, dedicata alle cure di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_2535" aria-describedby="caption-attachment-2535" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a rel="attachment wp-att-2535" href="https://ilparlamentare.it/2011/08/silvio-berlusconi-daccordo-a-dimezzare-i-parlamentari/silvio-berlusconi-5/"><img decoding="async" class="size-full wp-image-2535" title="Silvio-Berlusconi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Silvio-Berlusconi2.jpg" alt="" width="469" height="283" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Silvio-Berlusconi2.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Silvio-Berlusconi2-300x181.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Silvio-Berlusconi2-447x270.jpg 447w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-2535" class="wp-caption-text">Silvio Berlusconi su IL PARLAMENTARE.IT</figcaption></figure>
<p>La manovra più dolorosa degli ultimi anni affronterà dalla prossima settimana la prova di fuoco del Parlamento tra contestazioni delle opposizioni, critiche delle parti sociali, ultimatum della Lega e fronde interne alla maggioranza. Per il centralino di Villa San Martino ad Arcore (dove il premier ha passato la settimana di Ferragosto, dedicata alle cure di un fastidioso problema ad un braccio) sono passate le telefonate di ministri, esponenti della maggioranza, leader delle parti sociali che Berlusconi ha ascoltato per sondare la possibilità di modificare alcune misure che non lo convincevano ed aveva accettato sotto l&#8217;urgenza di dare una risposta immediata ai mercati e alla Bce.</p>
<p>Il premier a tutti ripete che le decisioni prese il 13 agosto hanno salvato il Paese da una situazione drammatica. <strong>I titoli di Stato italiani erano investiti da un&#8217;ondata di vendite</strong>, il rischio di una deriva «greca» era fortissimo. «Abbiamo varato una manovra di tale portata in 4 giorni &#8211; è il bilancio del presidente del Consiglio -. Era la condizione indispensabile perché la Banca centrale europea scendesse in campo a difenderci sui mercati. Noi abbiamo fatto il nostro dovere e la Bce è intervenuta ed ha bloccato la speculazione sul nostro Paese. Un risultato importante».</p>
<p>Il premier si rende conto però che dopo i giorni dell&#8217;emergenza, sono partite contestazioni a raffica sui contenuti della manovra. In particolare sul contributo di solidarietà che colpisce quel ceto medio che le tasse le paga fino all&#8217;ultimo centesimo e in gran parte aveva votato per il centrodestra. I malumori nel suo stesso partito stanno crescendo. Il presidente del Consiglio ha spiegato a tutti i suoi interlocutori che in Parlamento si può aprire ora una fase diversa.</p>
<p>Le pensioni di anzianità, insieme al contributo di solidarietà, sono sicuramente il nodo più intricato della partita nella maggioranza. I parlamentari «frondisti» del Pdl chiedono a gran voce di intervenire, la Lega ancora ieri ha ripetuto il suo no. Ma dietro le rigidità ufficiali forse qualcosa si sta muovendo. C&#8217;è un pressing costante su Bossi e sugli altri leader leghisti per fare qualcosa anche su questo fronte. La linea del premier punta ad un provvedimento che porti a 100 la quota (somma dell&#8217;età più gli anni di contributi) per andare in pensione di anzianità, una misura che porterebbe praticamente alla scomparsa del ritiro anticipato dal lavoro. E qualcosa deve essere messo in cantiere per anticipare la data (ora il 2028) in cui le donne che lavorano nel settore privato andranno in pensione a 65 anni come gli uomini. Al Parlamento viene affidato il compito di verificare se questa strada è percorribile. «Sto ragionando con Bossi su questo punto», fa sapere il premier che confida sulla disponibilità che avrebbe dimostrato l&#8217;altro importante leader leghista, Roberto Maroni, che gode di un buon seguito tra gli eletti del Carroccio.</p>
<p>Se le pensioni di anzianità non sono più un tabù, allora potrebbe essere affrontata più tranquillamente la modifica di quel contributo di solidarietà che colpisce chi supera i 90.000 euro di reddito. Una tassa che il premier sta esaminando con numeri, grafici per verificare quale è il suo impatto reale. «Le cifre vere da pagare, introducendo anche il quoziente familiare, sono molto più basse di quelle riportate in questi giorni &#8211; dice Berlusconi -. Il contributo peserà davvero sui contribuenti che dichiarano dai 200.000 euro in su, circa 84.000 persone». Con misure alternative, si ragiona a Palazzo Chigi, sarebbe meglio toglierla di mezzo («è solo una piccola parte della manovra») per sgombrare il campo da quella che questi italiani che le tasse le hanno sempre pagate vivono come un&#8217;ingiustizia. «È un punto che va lasciato al Parlamento &#8211; aggiunge il presidente del Consiglio -. Certo avremo la resistenza di quelle parti sociali che volevano che anche i ricchi piangessero un po&#8217;&#8230;». Così come va lasciata al confronto tra senatori e deputati la decisione di farla durare tre anni oppure due come era stato detto inizialmente prima della sorpresa annunciata dal ministro dell&#8217;Economia Tremonti.</p>
<p>Misure alternative? Ma quali? Il nuovo tentativo sulle pensioni d&#8217;anzianità innanzitutto. L&#8217;aumento di un punto dell&#8217;Iva, che vede in trincea i commercianti ma trova la disponibilità di un ampio fronte di forze sociali e parlamentari, e qualche ulteriore provvedimento sui costi della politica. Il premier è favorevole alla proposta di dimezzamento del numero dei parlamentari, lanciata da Sergio Romano in un editoriale sul Corriere della Sera : «È la mia idea da sempre. Per me la Camera deve avere 300 deputati e il Senato 150 eletti», afferma.</p>
<p>Berlusconi, nonostante la tempesta politica, non sembra temere per la tenuta della maggioranza e del suo partito. «All&#8217;interno del Pdl &#8211; dice &#8211; non c&#8217;è alcuna confusione. I cosiddetti frondisti sono molto legati a me, mi telefonano tutti i giorni. Sono certo che seguiranno le mie indicazioni». È sicuro anche che la sua maggioranza reggerà fino alla fine della legislatura: l&#8217;idea di dimettersi prima del 2013, come richiesto ripetutamente dalle opposizioni, non lo sfiora minimamente. Anche perché il premier spera ancora in un&#8217;intesa con l&#8217;Udc di Casini. Un partito che, nelle sue considerazioni, non potrà mai allearsi con Bersani, Vendola e Di Pietro, a meno che non voglia perdere una parte consistente dei suoi elettori.</p>
<p><strong>A preoccuparlo sono invece di più i mercati.</strong> Le Borse continuano a franare, insensibili a ogni azione e a ogni pronunciamento dei leader mondiali. A Berlusconi non è piaciuta la proposta di tassare le transazioni finanziarie avanzata dal presidente francese Nicolas Sarkozy e dal cancelliere tedesco Angela Merkel. L&#8217;idea &#8211; ricorda il premier &#8211; era già stata bocciata dal G20, averla rilanciata ha aggravato i timori dei mercati, già spaventati dal rischio di una nuova recessione dell&#8217;economia Usa. «Che senso ha proporre una tassa di questo genere quando gli operatori con un semplice clic possono spostarsi su un&#8217;altra piazza borsistica?», si domanda. La caduta di Piazza Affari, con gruppi come Enel, Eni, Unicredit e Intesa che hanno visto crollare il valore delle loro azioni, rende poi concreto un altro pericolo: grandi aziende italiane possono finire nelle mani di qualche gruppo straniero che può approfittare dei prezzi da saldi di fine stagione.</p>
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