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	<title>Bologna &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Bologna Città del &#8220;Grande Gelo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 11:11:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[BOLOGNA &#8211; Dov&#8217;è finita Bologna? A cura di Aldo Cazzullo &#8211; Dove sono finite le grandi famiglie dell&#8217;industria? I Gentili hanno venduto i saponi Panigal ai tedeschi, i Sassoli de&#8217; Bianchi hanno venduto la Buton agli americani, i Goldoni hanno venduto agli inglesi, i Ferretti (barche) ai cinesi, i Gazzoni Frascara hanno venduto l&#8217;Idrolitina e le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_3892" aria-describedby="caption-attachment-3892" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/2012/02/bologna-citta-del-grande-gelo/bologna/" rel="attachment wp-att-3892"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-3892" title="Bologna" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Bologna.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Bologna.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Bologna-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Bologna-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-3892" class="wp-caption-text">Bologna su IL PARLAMENTARE.IT</figcaption></figure>
<p><strong>BOLOGNA</strong> &#8211; Dov&#8217;è finita Bologna?<br />
A cura di Aldo Cazzullo &#8211; Dove sono finite le grandi famiglie dell&#8217;industria? I Gentili hanno venduto i saponi Panigal ai tedeschi, i Sassoli de&#8217; Bianchi hanno venduto la Buton agli americani, i Goldoni hanno venduto agli inglesi, i Ferretti (barche) ai cinesi, i Gazzoni Frascara hanno venduto l&#8217;Idrolitina e le Dietorelle agli svizzeri; ma il caso più doloroso è quello dei Galletti, che hanno venduto la mortadella Alcisa ai modenesi. Ai Galletti resta però il ristorante Diana, tempio della borghesia cittadina, dove eredi delle varie casate, dopo aver investito in alloggi da affittare agli studenti, si ritrovano per il pranzo della domenica.<br />
Dove sono finiti i cinema del centro di Bologna? I più grandi hanno chiuso: l&#8217;Arcobaleno di piazza Maggiore, il Metropolitan e l&#8217;Imperiale di via Indipendenza. Se non altro, al posto del cinema Ambasciatori c&#8217;è la libreria Coop, arrivata seconda al concorso dei negozi più belli al mondo (il vincitore è in Cina). Ma dell&#8217;Apollo hanno fatto un centro commerciale, dal Giardino, dal Marconi, dall&#8217;Adriano e dal Minerva hanno ricavato appartamenti, sempre da affittare a studenti; chiusi anche il Settebello, l&#8217;Olimpia, l&#8217;Embassy, il Fulgor; il Nosadella ha traslocato in periferia; il Fellini di viale XII giugno ora è una sala scommesse.</p>
<p><strong>Dove sono finite le fabbriche di Bologna? </strong>Chiusi i cantieri Fochi, chiuse le officine Casaralta. Chiusa la Malaguti, in crisi da anni la Moto Morini, regge la Ducati, che però non è più la fabbrica di un tempo, dove lavoravano tante operaie da indurre William, leggendario macellaio dal collo taurino, ad aprire bottega ai cancelli; e ai colleghi, che gli chiedevano notizie, rispondeva: «Vedo passare settemila ragazze, vuoi che non ne abbia avute il dieci per cento?» (William non diceva esattamente «avute»).</p>
<p><strong>A proposito: dove sono finiti i macellai di Bologna?</strong>Erano più di 700 all&#8217;apice del boom economico, ora sono meno di cento. Decimata una categoria importante nella storia di una città sanguigna e gaudente: beccai erano i Carracci, sublimi pittori; beccai erano i Bentivoglio, che quando divennero notai e signori di Bologna conservarono la bottega, per ricordare a sé stessi da dove venivano. Simbolo di vigore e potere, la mercatura delle carni ha esercitato per secoli una primazia sulle altre, segnata anche dalle gesta erotiche; così, quando un macellaio confidò ai colleghi che la moglie lo tradiva con un fruttivendolo, venne espulso dalla categoria. Fu un sodale di William, Raffaellino, a motivare la sentenza: «Sono tre secoli che noi frequentiamo le mogli dei fruttivendoli, e finora non era mai accaduto il contrario!» (Raffaellino non disse esattamente «frequentiamo»). Quando nel &#8217;99 uno di loro si candidò a interrompere 54 anni di governo comunista, un barone universitario disse che un ex macellaio con la licenza media non poteva fare il sindaco di Bologna. Il giorno dopo, Giorgio Guazzaloca fu travolto dall&#8217;abbraccio di artigiani e operai comunisti, che come lui non avevano potuto studiare.<br />
Dove sono finiti i cantautori, gli artisti, gli intellettuali bolognesi? Qui avevano preso casa Gianna Nannini e Renato Zero, Antonio Albanese e Diego Abatantuono, Umberto Eco e Michele Serra: se ne sono andati tutti. Neppure Francesco Guccini abita più in via Paolo Fabbri 43, nel quartiere piccoloborghese della Cirenaica, accanto al vecchio pensionato del numero 45, cui dedicò una delle sue canzoni più malinconiche; e quando lo seppero, i vicini del numero 41 andarono a bussare a Guccini all&#8217;alba, badando a non essere visti, e gli sussurrarono: «Noi preferiremmo non comparire&#8230;». È tornato a Bologna però Lucio Dalla, ha comprato casa sui tetti di san Petronio, dove da ragazzo gli capitava di uscire, &#8220;per sentire gli odori dei mangiari e i discorsi della gente&#8221;, e talora di addormentarsi. In questi giorni di neve sta limando la canzone che porterà a Sanremo, cedendo alle insistenze di un compagno di giovinezza: «Con Gianni Morandi tutte le domeniche tifavamo Bologna allo stadio. Ma lo spareggio del &#8217;64 contro la Grande Inter si giocò a Roma, e non avevamo i soldi per andarci. Così accendemmo la radio davanti a una parete bianca, immaginando di proiettare la partita sul muro. Quando segnò Fogli, dalle finestre aperte arrivò il grido di 400 mila persone, il grido della città».</p>
<p><strong>Dov&#8217;è finita la Bologna della politica?</strong> Questa era la capitale dell&#8217;altra Italia, del partitone comunista. Poi è diventata il laboratorio dell&#8217;Ulivo e del Partito Democratico, inventato da Nino Andreatta, costruito da Prodi e da Parisi. Ma il Pd, almeno come lo sognavano Andreatta e suo figlio Filippo, non è mai nato o perlomeno ha perso le radici bolognesi. Gli intellettuali del Mulino litigano, hanno fatto fuori il direttore della rivista Ignazi, ora devono scegliere un nuovo presidente al posto di Pedrazzi. Per il resto, a Fini di bolognese resta solo l&#8217;accento, Casini torna qui la domenica per portare al Diana la madre e il fratello Federico, identico a lui. Non si riesce neppure a trovare un sindaco bolognese: Cofferati era di Cremona, Delbono di Mantova. Incappato in un brutto scandalo &#8211; la fidanzata segretaria, le missioni-vacanza in coppia, il bancomat finanziato dall&#8217;amico imprenditore &#8211; si dimise dopo che le bolognesi sfilarono sotto il Comune con uno striscione definitivo: «Contro la crisi, bancomat per tutte». Adesso c&#8217;è Virginio Merola, da Santa Maria Capua Vetere, ma non è che abbia lasciato tracce; tanto meno quelle degli spartineve, che si sono visti poco e tardi. Un po&#8217; tutti dicono che la città è governata da Errani, presidente della Regione, e da Roversi Monaco, presidente della Fondazione Carisbo. E quindi c&#8217;è da preoccuparsi se Fabio Roversi Monaco, interrogato sulla sua Bologna, parla di «decadenza comoda».</p>
<p><strong>Nato nel &#8217;38 ad Addis Abeba, figlio del governatore</strong>della regione di Sabbatà, per strada viene fermato da parroci che gli chiedono di restaurare anche la loro chiesa, come ha fatto con San Colombano e con il Compianto di Niccolò dell&#8217;Arca, lo splendido gruppo in terracotta con le Marie che piangono il Cristo. Spiega Roversi Monaco che i due veri punti di forza sono l&#8217;Università e la Fiera. Lui è stato rettore dell&#8217;Università per 15 anni e presidente della Fiera sino a sei mesi fa, e ammette che le cose non vanno benissimo: la città resta ricca, ma ancora non s&#8217;accorge del ridimensionamento. Di «grave decadenza» parla ogni 4 ottobre, san Petronio, e a ogni Te Deum del 31 dicembre anche l&#8217;arcivescovo Carlo Caffarra. Il suo predecessore Biffi definiva Bologna «sazia e disperata»; ora non è neppure così sazia. I mitici asili nido costano fino a 575 euro al mese, come collegi svizzeri; il metrò non si è fatto, e 49 bus «intelligenti» Civis, pagati e mai usati, languono nei depositi. Della Fiera si parla sui giornali per l&#8217;arte, che riguarda poche centinaia di mercanti e galleristi (quest&#8217;anno 50 in meno), e per il Motorshow, detestato dai bolognesi perché porta il turismo del sacco a pelo. I soldi si fanno con le fiere dei cosmetici &#8211; Bologna è la prima città d&#8217;Italia per consumo di profumi -, delle piastrelle (Cersaie) e dell&#8217;edilizia (Saie); ma la concorrenza di Milano si fa sentire. Giovedì scorso Pisapia è venuto qui sotto la neve, a promettere al collega Merola alleanza e non guerra. Ma a Milano (e a Torino) sono già finite le storiche banche bolognesi: la Carisbo a Intesa, il Credito Romagnolo a Unicredit.<br />
L&#8217;Università con i suoi 83 mila iscritti regge, impoverita però dai tagli e dal meccanismo di cooptazione, che non produce più scuole come quella di economia: Caffè, Andreatta, Sylos Labini, Prodi, Quadrio Curzio. Soprattutto, Bologna ha divorziato dai suoi studenti. Lo si vide nei giorni dell&#8217;assassinio di Marco Biagi, quando i neolaureati non interruppero il rito delle corone d&#8217;alloro e del pranzo coi parenti. Lo si è visto lunedì scorso, quando i centri sociali hanno contestato la laurea a Napolitano.<br />
Erano gli arrabbiati che occupano l&#8217;aula C di Scienze politiche, gli anarchici di Fuori Luogo, i duri del Crash, i dialoganti del teatro Tpo, e gli studenti di Bartleby, che vivono in una vecchia stazione della Croce Rossa ribattezzata come lo scrivano di Melville, quello che diceva «preferirei di no», dove custodiscono la collezione di riviste letterarie del poeta Roberto Roversi. Bartleby è in una via di fruttivendoli pachistani. Inutile chiedere indicazioni a loro: sono a Bologna soltanto a vendere frutta. Dalle vie dei pachistani di solito clochard e punkabbestia girano al largo, perché «quelli menano». I ragazzi di Bartleby raccontano ciò che si legge sugli annunci immobiliari: non si trova una stanza a meno di 400 euro, una camera a meno di 500, un monolocale a meno di 600; mangiare in mensa costa 7 euro, come a Montecitorio; e la città li guarda di malocchio, ricambiata. Da campus urbano i portici di via Zamboni e di piazza Verdi diventano luogo di spaccio, scippo, o anche solo insulti e sguardi aggrottati. Pure i musicisti di strada che tradizionalmente suonano sotto casa di Lucio Dalla, da quando lui reclutò un gruppo per un concerto, non assomigliano ai barboni romantici di «Piazza Grande». Piuttosto, a quelli disperati di «Com&#8217;è profondo il mare»: «Siamo i gatti neri, siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri/ e non abbiamo da mangiare».</p>
<p><strong>Bologna non era solo la capitale dell&#8217;altra Italia</strong>, comunista. Rappresentava anche il sogno di una città laboriosa come Milano e calorosa come Napoli. Il crocevia d&#8217;Italia: l&#8217;Appennino che comincia subito fuori porta Saragozza, il Mediterraneo in fondo alla via Emilia. Il degrado dei rapporti umani si tocca con mano, come altrove, ma qui è più doloroso vedere il motociclista puntare il pedone passato col rosso, notare lo sguardo avido del bottegaio in attesa dietro l&#8217;insegna «compro oro».</p>
<p><strong>Questo non significa che Bologna sia diventata</strong> una città qualsiasi. Anche nei giorni della grande gelata, i bolognesi li trovavi per strada, anche un po&#8217; più sorridenti del solito, qualcuno con gli sci di fondo, altri a tirarsi palle di neve sugli scalini di San Petronio. Un professore o ricercatore universitario ogni cento abitanti, i grandi collezionisti d&#8217;arte come gli Enriquez e i Golinelli, 250 comitati pro o contro qualcosa, una vita culturale e artistica che può tornare tra le più ricche d&#8217;Europa, e ogni tanto consegna alla scena nazionale uno Stefano Benni, un Freak Antoni, un Alessandro Bergonzoni. Ci sono famiglie e fabbriche che resistono, ad esempio nel settore del packaging: i Vacchi, i Marchesini, i Seragnoli, che impacchettano sigarette e finanziano il centro per i malati terminali. I Maccaferri esplorano le energie alternative, la Datalogic di Romano Volta ha il business dei codici a barre, un ramo dei Sassoli de&#8217; Bianchi si è inventato la Valsoia. Persino Bergonzoni, il grande affabulatore, ha una fabbrica, dove passa due pomeriggi la settimana: viti e ingranaggi, 50 operai, «dopo qualche anno difficile ora scoppiamo di lavoro». Passati gli azzardi di Consorte, Unipol e le Coop tentano di creare con Premafin il secondo gruppo assicurativo del Paese. E, dopo i restauri di conventi, affreschi, palazzi, Bologna assomiglia sempre più alla definizione che ne diede Pasolini, «la città più bella d&#8217;Italia», quella che ha conservato meglio l&#8217;impianto medievale, e un poco l&#8217;antica arte di vivere, che contempla anche la pietà e la speranza. Quando la moglie del macellaio Raffaellino si ammalò di Parkinson, anche lui si fece ricoverare con un sotterfugio al Giovanni XIII, e passò gli ultimi dieci anni a espiare le proprie colpe e tenerle le mani. E da qualche parte ci devono essere ancora oggi due ragazzi che ascoltano le partite del Bologna immaginando di proiettarle contro un muro bianco, e un giorno diventeranno Dalla e Morandi.</p>
<p>Corriere della Sera.it</p>
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		<title>Senza Silvio la Sinistra si annoia ed entra in crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 12:08:34 +0000</pubDate>
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<p><strong>Senza più lo spauracchio del &#8220;Cavaliere Nero&#8221; la sinistra è disorientata. Sia a livello nazionale che nelle Giunte comunali le alleanze si sfaldano e vengono a galla i disaccordi.</strong> Da Nord a Sud sono molte le amministrazioni in crisi d&#8217;identità. Così a Bologna l&#8217;esecutivo di Merola è finito in una palude dopo il voto sulla fusione di due controllate del trasporto pubblico. A Milano Pisapia e l&#8217;assessore Boeri hanno litigato. Ma anche a Potenza non se la passano bene, con i Verdi che hanno abbandonato il Pd. E in provincia di Bolzano i democratici si dividono, mentre a Livorno Rifondazione perde pezzi. La crisi non risparmia il Sud dove il sindaco di Vibo Valentia ha azzerato la Giunta.</p>
<p><strong>Il caso certo più eclatante e vicino nel tempo è quello di Bologna</strong> dove la delibera approvata da parte del Consiglio comunale sulla fusione tra Fer e Atc per la costituzione di una nuova società che gestisca il trasporto pubblico locale ha sollevato un vespaio. La delibera è passata con l&#8217;astensione della lista Vendola-Frascaroli. &#8220;Un partito di maggioranza non si astiene, perché astenersi significa delegare ad altri le decisioni&#8221;, ha attaccato i vendoliani Sergio Lo Giudice, capogruppo del Pd in Comune.</p>
<p><strong>Altro caso eclatante è quello di Milano, dove il sindaco Pisapia ha &#8220;epurato&#8221; un suo assessore, Stefano Boeri</strong>. L&#8217;ex responsabile  all&#8217;Expo, già candidato alle primarie contro il sindaco, era in rottura su tutta la linea. Il casus belli è stata la diatriba sul progetto di museo di arte moderna della capoluogo lombardo. Pisapia ha strigliato Boeri e gli ha tolto la delega all&#8217;Expo lasciandogli solo quella alla Cultura.</p>
<p><strong>Tempi bui anche per Livorno che ha passato un brutto periodo dopo che Alessandro Cosimi,</strong> sindaco dal 2004 in quota Pd, è stato contestato duramente da alcuni membri della Giunta e dai lavoratori scesi in piazza per chiedere risposte concrete alla crisi che ha colpito l&#8217;industria locale. Caso che ha portato ad un cambio della segreteria del Pd, dove Di Rocca ha lasciato il posto a Samuele Lippi.</p>
<p><strong>A parte le grandi città anche le piccole realtà locali sono in crisi e cercano un nuovo nemico da demonizzare</strong>. In Basilicata i Verdi hanno deciso di rompere con il Pd e il presidente Vito De Filippo sta cercando di raffreddare gli animi. A Vibo Valentia, Francesco De Nisi, ha azzerato la Giunta provinciale. E persino a Laives, in Trentino Alto Adige, il sindaco non ha più la maggioranza e sta valutando se allargare all&#8217;Udc.</p>
<p><em>Di Tommaso Cinquemani &#8211; affariitaliani</em></p>
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		<title>Indignati a Roma, Napoli, Milano, Bologna. Mario Draghi: Hanno ragione! Mondo in rivolta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 10:37:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Indignati]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo in rivolta]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;I giovani hanno ragione a essere indignati&#8221; ma &#8220;a patto che non degeneri la protesta&#8221;. Lo afferma il governatore della Banca d&#8217;Italia Mario Draghi in una conversazione informale con la stampa al G20. &#8220;Se la prendono con la finanza come capro espiatorio, li capisco, hanno aspettato tanto: noi all&#8217;età loro non l&#8217;abbiamo fatto&#8220;. Gli indignato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_2981" aria-describedby="caption-attachment-2981" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a rel="attachment wp-att-2981" href="https://ilparlamentare.it/2011/10/tutti-indignati-a-roma-napoli-milano-bologna-il-mondo-e-in-rivolta/mario-draghi-3/"><img decoding="async" class="size-full wp-image-2981" title="Mario-Draghi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mario-Draghi2.jpg" alt="" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mario-Draghi2.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mario-Draghi2-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Mario-Draghi2-160x90.jpg 160w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-2981" class="wp-caption-text">Mario Draghi - Indignati hanno ragione</figcaption></figure>
<p>&#8220;<strong>I giovani hanno ragione a essere indignati&#8221;</strong> ma &#8220;a patto che non degeneri la protesta&#8221;. Lo afferma il governatore della Banca d&#8217;Italia Mario Draghi in una conversazione informale con la stampa al G20. <strong>&#8220;Se la prendono con la finanza come capro espiatorio, li capisco, hanno aspettato tanto: noi all&#8217;età loro non l&#8217;abbiamo fatto</strong>&#8220;.</p>
<p>Gli indignato non sono ragazzini ma tra essi moltissimi genitori che non vedono il futuro per i figli in una società e in una classe politica che ha dimostrato di non avere saputo governare questo mondo. &#8220;Siamo senza alternative &#8211; afferma un padre di 60 anni. Per davvero non riesco a capire come possa mio figlio che con due lauree lavora in un call center, avere una vita serena e, soprattutto, una famiglia. Ora basta &#8211; afferma &#8211; le cose devono cambiare altrimenti le cambieremo noi&#8221;.<br />
&#8220;La politica, se ci sarà, sarà alla fine del corteo . afferma una ragazza che sta organizzando insieme ai suoi amici per il migliore successo della manifestazione. La presenza della politica ci fa piacere perché questa manifestazione è anche perché loro possano capire quali sono i problemi di cui noi stiamo parlando. Intendiamo manifestare come sempre pacificamente ma purtroppo non possiamo garantire per le infiltrazioni possibili, come in ogni manifestazione. Noi intendiamo, però, manifestare tutta la nostra indignazione perché vogliamo un futuro&#8221;.</p>
<p>CHI ERANO FINO A IERI GLI INDIGNATI</p>
<p><em>&#8220;<strong>Noi siamo gli indignati, gli anonimi, i senza voce. Eravamo in silenzio, in ascolto. Osservavamo</strong>. Ma non quelli che erano in alto, coloro che reggono le redini, ma un po&#8217; ovunque, là dove siamo tutti e tutte in attesa del momento per unirci. I partiti, associazioni e sindacati non ci rappresentano. Non è tuttavia quel che ci auguriamo, perché ognuno rappresenta se stesso. Vogliamo concepire e costruire il migliore dei mondi possibili. insieme lo potremo e lo faremo. Senza paura. Le prime scintille sono scoccate nei paesi arabi, dove centinaia di migliaia di persone hanno occupato le piazze e le strade allo scopo di ricordare ai loro governi che il popolo detiene il vero potere. Poco dopo gli islandesi si sono impadroniti delle strade per esprimersi e decidere del loro avvenire; il popolo spagnolo non ha tardato a riempire piazze dei quartieri, dei villaggi e di altre città. Attualmente, la fiamma della contestazione si è propagata rapidamente ad altri paesi come la Francia, la Grecia, il Portogallo, l&#8217;Italia e la Turchia. Nel frattempo degli echi sorgono in America, in Asia e numerosi focolai di contestazione appaiono un po&#8217; ovunque. I problemi sono globali e la rivoluzione sarà globale anch&#8217;essa, senza questo il nostro appello non potrebbe sussistere. Il momento è giunto di recuperare i nostri spazi pubblici per discutere e costruire tutti insieme l&#8217;avvenire. Popolo del mondo, alzati!!!&#8221;</em></p>
<p>LINK pertinenti all&#8217;argomento:</p>
<p><a href="http://www.luciocolavero.com/il-blog/cosa-e-la-spanishrevolution-italianrevolution/">Manifesto politico degli Indignati</a></p>
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<p><strong>15 Ottobre 2011 &#8211;</strong> Sono arrivati in piazza della Repubblica a Roma i primi partecipanti alla manifestazione nazionale del movimento degli Indignati prevista per le ore 14. Zaini e sacchi a pelo alla mano sono giunti con i pullman da Milano alla stazione Anagnina e da qui si sono spostati nella zona di Termini. &#8220;La passione politica non ha prezzo &#8211; recita uno dei primi cartelli esposti in piazza &#8211; per tutto il resto c&#8217;é Berluscard&#8221;. &#8220;Siamo del popolo viola di Milano &#8211; dice Pino, tra i primi arrivati in piazza della Repubblica -. Siamo arrivati con dieci pullman alla stazione Anagnina e di qui alcuni sono andati a San Giovanni dove è in corso un&#8217;assemblea pubblica, altri stanno facendo un giro per Roma in attesa dell&#8217;inizio del corteo&#8221;. &#8220;Perché mi sento un indignato? &#8211; dice Pino &#8211; Perché mio figlio guadagna 700 euro al mese, assiste disabili ed è costantemente precario e non può costruirsi un futuro. Spero che oggi non ci siano scontri, ma la tensione credo sarà inevitabile&#8221;.</p>
<p>DEVASTATE CARROZZE TRENO A CASSINO, UN FERMATO &#8211; Alcuni manifestanti che intendevano partecipare al corteo degli Indignati a Roma hanno devastato due carrozze di un treno che dal sud li portava a Roma. E&#8217; avvenuto all&#8217;altezza di Cassino, nel Frusinate, secondo quanto riferito dalla Polfer del Lazio. Una persona è stata fermata e 4 sono state denunciate.</p>
<p>INDIGNATI, ROMA CITTA&#8217; BLINDATA</p>
<p>di Lorenzo Attianese</p>
<p>Tensioni a Roma e a Milano e una mobilitazione nazionale per la quale sono annunciate 100 mila persone a Roma in occasione della &#8216;giornata della rabbia&#8217;. Sale la &#8216;temperatura&#8217; delle proteste in attesa del corteo degli indignati che oggi sfileranno in una Capitale blindata, dove si cerchera&#8217; di scongiurare il rischio del ripetersi degli episodi dello scorso 14 dicembre, quando si scateno&#8217; nella citta&#8217; una vera e propria guerriglia urbana. Ieri a Roma gli studenti hanno improvvisato un corteo raggiungendo piazza Montecitorio e dopo la notizia dell&#8217;esito delle votazioni sulla fiducia al governo hanno lanciato uova contro la Camera. Poi hanno bloccato via del Corso seduti in strada per alcuni minuti. A Milano, invece, hanno sfilato duemila persone e una ventina di studenti hanno tentato di entrare nella sede meneghina della banca americana Goldman Sachs: hanno lanciato ortaggi e sacchi di immondizia dopo essere stati respinti da alcuni dipendenti. Alcuni momenti di tensione si sono verificati anche con la polizia che presidiava la sede della Fininvest.</p>
<p>Un crescendo di proteste che si spera non culmini nel corteo di oggi a Roma dove sono attese &#8211; secondo gli organizzatori &#8211; oltre 100 mila persone da tutta Italia, provenienti da 50 province diverse. Venti pullman sono previsti solo da Napoli. Il corteo partira&#8217; intorno alle 14 da piazza della Repubblica, passando per via Cavour, i Fori Imperiali, via Labicana, fino a raggiungere piazza San Giovanni. E alla manifestazione parteciperanno anche alcuni politici, come il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e l&#8217;ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti. In testa ci saranno i rappresentanti di varie realta&#8217; sociali in lotta, dai precari ai cassaintegrati. A seguire anche esponenti dei centri sociali, movimenti e studenti. Tra di loro c&#8217;e&#8217; il rischio che possano infiltrarsi alcuni &#8216;specialisti&#8217; dei tafferugli, come alcuni ultras che potrebbero agire a volto coperto creando tensioni. I manifestanti non escludono comunque blitz a sorpresa e deviazioni annunciando una mobilitazione permanente con degli accampamenti, tipo tendopoli, nei luoghi simbolo della citta&#8217;, come i Fori Imperiali. La questura di Roma si prepara ad affrontare quindi una giornata difficile e delicata.</p>
<p>Il questore di Roma, Francesco Tagliente, ha firmato un&#8217;ordinanza per garantire la sicurezza della citta&#8217;. E&#8217; previsto un dispositivo &#8221;ad assetto variabile&#8221;, in continua evoluzione a seconda del cambiamento degli scenari volta per volta. Potrebbero essere circa 1.500 gli uomini delle forze dell&#8217;ordine impegnati. E&#8217; stato elaborato per l&#8217;occasione un &#8221;modulo operativo aperto&#8221;, per consentire la flessibilita&#8217; e la rapidita&#8217; dello spostamento dei mezzi e degli uomini delle forze dell&#8217;ordine cosi&#8217; da assicurare la dinamicita&#8217; e l&#8217;efficacia delle risorse impiegate anche di fronte ad eventi imprevedibili.</p>
<p>INDIGNATI:IN PIAZZA IN TUTTO MONDO, GUIDATI DAL WEB</p>
<p>di Michele Esposito</p>
<p>Il countdown è iniziato e rimbalza sul web a ritmi via via più sostenuti, dagli Stati Uniti all&#8217;India, dalla Spagna all&#8217;Italia. Oggi, in tutto il mondo, sarà la giornata degli indignati, il movimento che, partendo da Madrid è dilagato in una manciata di mesi nei 5 continenti chiamando a raccolta per il 15 ottobre studenti, precari, disoccupati, pensionati. Tutti, &#8220;uniti per un cambiamento globale&#8221;, come recita il titolo del sito internet del movimento internazionale. Ed è proprio il web il filo rosso che unisce questi &#8216;indignados&#8217; planetari, abilissimi a diffondere la voce attraverso la rete, i social network, twitter. Il sito &#8216;United for a global change&#8217; ha una pagina Facebook con più di 18mila iscritti. Il video-slogan del movimento, della durata di poco più di un minuto, è tra i più cliccati su Youtube e negli ultimi giorni ha fatto il giro del mondo. La clip inizia con una grande sveglia che suona per le principali città del pianeta, alterna le immagini dei &#8216;grandi&#8217; della Terra a quelle delle proteste organizzate negli ultimi mesi in Grecia, Spagna, Nordafrica. &#8220;La situazione è intollerabile, il sistema è corrotto, l&#8217;indignazione globale&#8221;, indicano le scritte che si sovrappongono sulle immagini, al ritmo delle percussioni. Quindi, l&#8217;appello conclusivo: &#8220;é tempo di unirsi, è tempo che loro ci ascoltino, gente del mondo ribellatevi&#8221;. E &#8216;loro&#8217;, scrivono gli organizzatori sulla prima pagina del sito, sono &#8220;i politici e le elite della finanza&#8221; che &#8220;non ci rappresentano: devono sapere che siamo noi a decidere per il nostro futuro&#8221;, per una &#8220;vera democrazia&#8221;. Il richiamo degli &#8216;indignados&#8217; parte da lontano, dall&#8217; adunata di Puerta del Sol del 15 maggio. Ma, fin dal primo esordio, i manifestanti iberici avevano programmato una convocazione europea. Presto però la voce si è sparsa al di là degli oceani. Oggi gli indignati scenderanno in 951 città di 82 Paesi diversi. Sfileranno &#8220;pacificamente&#8221; a Madrid, Roma, Londra, Mumbai, Belgrado, Rabat riempiendo le piazze simbolo del potere dei quattro angoli del globo. A New York, gli &#8216;indignants&#8217; di Wall Street hanno già da giorni occupato Zuccotti Park. Su Twitter, da tutto il mondo arrivano ringraziamenti, appelli dell&#8217;ultim&#8217;ora, aggiornamenti. E si legge come nell&#8217;arcipelago di Kiribati, in pieno Oceano Pacifico, le manifestazioni siano già cominciate. Il resto del mondo dovrà aspettare ancora una manciata di ore.</p>
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