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	<title>BCE &#8211; Il Parlamentare</title>
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	<description>News e Comunicazione su Politica e Attualità</description>
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		<title>Monito di Mario Draghi all’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2019 21:31:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
		<category><![CDATA[banca centrale europe]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[I dati negativi sul Pil dell’Italia “non sono una sorpresa” visto che le previsioni sul Paese erano state ripetutamente riviste al ribasso. “E’ abbastanza chiaro che la priorità lì è ripristinare crescita economica e occupazione. E L’Italia sa come farlo”, ha affermato il presidente della Bce, Mario Draghi nella conferenza stampa al termine del Consiglio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi5.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14102" alt="mario-draghi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi5.jpg" width="948" height="637" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi5.jpg 948w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi5-300x201.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi5-401x270.jpg 401w" sizes="(max-width: 948px) 100vw, 948px" /></a>I dati negativi sul Pil dell’Italia “non sono una sorpresa” visto che le previsioni sul Paese erano state ripetutamente riviste al ribasso. “E’ abbastanza chiaro che la priorità lì è ripristinare crescita economica e occupazione. E L’Italia sa come farlo”, ha affermato il presidente della Bce, Mario Draghi nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo.</p>
<p>“E’ molto importante che queste priorità vengano perseguite senza causare aumenti dei tassi di interesse”, ha aggiunto, perché gli incrementi dei costi di finanziamento hanno effetti recessivi sulla crescita. “Dovrebbe essere questo l’obiettivo adesso”, ha concluso Draghi. Fonte AscaNews.it</p>
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		<title>BCE, Yves Mersch contro l’abolizione dei contanti: ci collegano alla gente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Apr 2017 20:03:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[contanti]]></category>
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					<description><![CDATA[La Banca centrale europea si è nuovamente schierata contro l’abolizione dei contanti. Una ipotesi che alcuni avevano in parte attribuito anche all’istituzione per la scelta, dettata da motivazioni che però erano di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento al terrorismo, di interrompere la stampa delle maxi taglio di banconote da 500 euro. Ma “se l’Europa abolisse [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_12230" aria-describedby="caption-attachment-12230" style="width: 954px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Yves-Mersch.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-12230" alt="Yves Mersch - banca centrale europea" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Yves-Mersch.jpg" width="954" height="637" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Yves-Mersch.jpg 954w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Yves-Mersch-300x200.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Yves-Mersch-404x270.jpg 404w" sizes="(max-width: 954px) 100vw, 954px" /></a><figcaption id="caption-attachment-12230" class="wp-caption-text">Yves Mersch</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">La Banca centrale europea si è nuovamente schierata contro l’abolizione dei contanti. Una ipotesi che alcuni avevano in parte attribuito anche all’istituzione per la scelta, dettata da motivazioni che però erano di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento al terrorismo, di interrompere la stampa delle maxi taglio di banconote da 500 euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma “se l’Europa abolisse i contanti, reciderebbe l’unico legame diretto che c’è tra la gente e la moneta della Banca centrale”, ha affermato Yves Mersch, componente del Comitato esecutivo della Bce, che ha anche la delega sulle banconote, in un articolo sulla rivista Project Syndicate.</p>
<p style="text-align: justify;">“In una democrazia, un legame di questo tipo aiuta a consolidare il favore pubblico verso l’indipendenza della Banca centrale, rafforzando la fiducia e il supporto delle persone nell’efficace condotta della politica monetaria”.</p>
<p style="text-align: justify;">“La Bce continuerà a stampare banconote. Faciliteremo anche ulteriori sviluppi di soluzioni per pagamenti al dettagli innovative, integrate e competitive. Ma se un giorno il contante dovesse mai essere sostituito dalla moneta elettronica – ha avvertito il banchiere centrale – una decisione simile dovrà riflettere la volontà della gente, non la forza dei gruppi di lobby”.</p>
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		<title>Bce, Finalcial Times attacca la Germania: &#8220;E&#8217; lei il vero problema&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2016 19:37:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Banca Centrale Europea]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[germani]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Wolfgnag Schaeuble]]></category>
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					<description><![CDATA[Con un lungo e argomentato articolo, che ribalta del tutto le critiche tedesche contro la Bce, l&#8217;editorialista del Financial Times Martin Wolf mette sul banco degli imputati proprio la prima economia dell&#8217;Unione monetaria. &#8220;La Germania &#8211; è il titolo &#8211; è il maggior problema dell&#8217;area euro&#8221;. Non la Grecia, quindi, né tantomeno la linea morbida [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_10793" aria-describedby="caption-attachment-10793" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/banca-centrale-europea1.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-10793" alt="Banca Centrale Europea" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/banca-centrale-europea1.jpg" width="800" height="522" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/banca-centrale-europea1.jpg 800w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/banca-centrale-europea1-300x195.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/banca-centrale-europea1-413x270.jpg 413w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption id="caption-attachment-10793" class="wp-caption-text">Banca Centrale Europea</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Con un lungo e argomentato articolo, che ribalta del tutto le critiche tedesche contro la <strong>Bce,</strong> l&#8217;editorialista del <strong>Financial Times Martin Wolf</strong> mette sul banco degli imputati proprio la prima economia dell&#8217;Unione monetaria. <strong>&#8220;La Germania &#8211; è il titolo &#8211; è il maggior problema dell&#8217;area euro&#8221;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non la Grecia, quindi, né tantomeno la linea morbida adottata dalla Bce, composta anche da quei tassi di interesse bassi o negativi, criticatissimi in Germania ma che &#8211; conviene Wolf con il presidente della Bce Mario Draghi &#8211; sono &#8220;un sintomo&#8221; dei problemi dell&#8217;economia, e non certo la loro causa.</p>
<p style="text-align: justify;">Le idee alla base delle critiche tedesche &#8211; sfociate nel recente &#8220;attacco senza precedenti&#8221; del ministro delle finanze <strong>Wolfgnag Schaeuble a Draghi</strong> &#8211; prevedono una gestione dell&#8217;economia mantenendo il bilancio in pareggio, la stabilità dei prezzi e con una certa preferenza per la deflazione dei prezzi. Potranno adattarsi bene ad un Paese piccolo e molto aperto con l&#8217;estero, saranno &#8220;gestibili&#8221; per un Paese più grade, come la Germania, &#8220;ma non possono essere trasferite ad un sistema molto più grande, come l&#8217;area euro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto non hanno senso le pretese tedesche di imporre riforme strutturali in altri Paesi con l&#8217;idea che così questi si metterebbero in condizione di assorbire l&#8217;eccesso di risparmio che la Germania stessa non riesce a gestire. &#8220;Quello che invece sta succedendo &#8211; prosegue l&#8217;editoriale &#8211; è che si sta cercando di trasformare Eurolandia in una versione debole della Germania&#8221;. In cui tutti i Paesi sono ormai orientati ad avere avanzi di partite correnti.</p>
<p style="text-align: justify;">Wolf non nega la validità degli interessi e delle idee della Germania, ma sostiene che non debbano essere la base su cui si determinano tutte le scelte comuni nell&#8217;Unione monetaria. E conclude con un affondo: &#8220;Se i tedeschi ritengono che questo comprometta inevitabilmente il progetto europeo, allora dovrebbero uscirne fuori&#8221;. Ovviamente questo sarebbero delle gravi ripercussioni nel breve termine. Ma fin quando Berlino vuole restare nell&#8217;area &#8220;deve accettare che la Bce ha un compito da svolgere&#8221;, nell&#8217;interesse di tutti.</p>
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		<title>Mario Draghi avverte: dubbi su futuro Europa frenano investimenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2016 21:45:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
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					<description><![CDATA[Il persistere di dubbi sul futuro dell&#8217;Unione europea &#8220;contribuisce senza dubbio ad alimentare l&#8217;incertezza di persone e imprese&#8221;, ha avvertito il presidente della Bce Mario Draghi. Queste incertezze &#8220;frenano consumi e investimenti&#8221; e &#8220;rimuoverle aiuterà il rilancio&#8221;. Ma questo richiede riforme strutturali a livello di Unione europea. E &#8220;per tutti coloro che vogliono veder tornare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9091" aria-describedby="caption-attachment-9091" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9091" alt="mario draghibancheeconomia" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2.jpg" width="795" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2-300x175.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2-460x270.jpg 460w" sizes="auto, (max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9091" class="wp-caption-text">Il Presidente della BCE Mario Draghi</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Il persistere di dubbi sul futuro dell&#8217;Unione europea &#8220;contribuisce senza dubbio ad alimentare l&#8217;incertezza di persone e imprese&#8221;, ha avvertito il <strong>presidente della Bce Mario Draghi</strong>. Queste incertezze &#8220;frenano consumi e investimenti&#8221; e &#8220;rimuoverle aiuterà il rilancio&#8221;. Ma questo richiede riforme strutturali a livello di Unione europea.</p>
<p style="text-align: justify;">E &#8220;per tutti coloro che vogliono veder tornare i tassi ad un livello più normale, questa è una parte essenziale delle soluzione&#8221;, ha proseguito. Nel corso di un convegno a Francoforte della Asian Development bank, Draghi ha infatti ricordato che i bassi tassi di interesse tenuti dalla Bce e dalle banche centrali &#8220;sono un sintomo&#8221; e non una causa dei mali dell&#8217;economia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le istituzioni cercano infatti tramite questa leva di rilanciare l&#8217;attività e l&#8217;inflazione, caduta a livellui eccessivamente bassi. Ma da sole queste misure monetarie non possono incidere sui problemi di fondo e di lungo perdio, che richiedono appunto riforme strutturali. ASCA</p>
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		<title>Mario Draghi: dopo sette lunghi anni di crisi la crescita si rafforza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2015 18:32:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[politica europea]]></category>
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					<description><![CDATA[Le prospettive economiche dell&#8217;area euro sono oggi &#8220;migliori di quanto lo siano state negli ultimi sette lunghi anni di crisi&#8221;, ha affermato il presidente della Bce Mario Draghi, intervenendo ad un convegno a Sintra, in Portogallo. &#8220;La politica monetaria si sta facendo strada nell&#8217;economia. La crescita si sta rafforzando e le attese di inflazione sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9387" aria-describedby="caption-attachment-9387" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9387" alt="mario-draghi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi3.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi3.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi3-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi3-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9387" class="wp-caption-text">Mario Draghi</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Le prospettive economiche dell&#8217;area euro sono oggi &#8220;migliori di quanto lo siano state negli ultimi sette lunghi anni di crisi&#8221;, ha affermato il presidente della Bce Mario Draghi, intervenendo ad un convegno a Sintra, in Portogallo. &#8220;La politica monetaria si sta facendo strada nell&#8217;economia. La crescita si sta rafforzando e le attese di inflazione sono risalite dopo i loro minimi&#8221;. Questo però non significa &#8220;che i problemi siano risolti&#8221;, ha avvertito Draghi. Quella in corso &#8220;è una ripresa ciclica&#8221; che da sola non può rimuovere i problemi di lungo termine dell&#8217;area euro. Problemi che invece richiedono riforme strutturali, che oggi, grazie anche alla politica monetaria, possono essere affrontati in circostanze economiche più favorevoli. Servono riforme, ha detto Draghi &#8220;per agganciare il ritorno alla crescita&#8221;</p>
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		<title>Mario Draghi: ripresa si consolida. Possiamo essere ottimisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2015 22:41:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell&#8217;area euro &#8220;sta prendendo piede una ripresa economica sostenuta&#8221; e secondo Mario Draghi &#8220;possiamo essere giustamente ottimisti sulle prospettive&#8221;. Il presidente della Bce è intervenuto ad un convegno organizzato dal Sueddeutsche Zeitung a Francoforte. &#8220;Tra imprese e consumatori la fiducia sta risalendo. Le previsioni di crescita sono state riviste al rialzo. E il credito bancario [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9091" aria-describedby="caption-attachment-9091" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9091" alt="mario draghibancheeconomia" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2.jpg" width="795" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2-300x175.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi2-460x270.jpg 460w" sizes="auto, (max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9091" class="wp-caption-text">Il Presidente della BCE Mario Draghi</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;area euro &#8220;sta prendendo piede una ripresa economica sostenuta&#8221; e secondo Mario Draghi &#8220;possiamo essere giustamente ottimisti sulle prospettive&#8221;. Il presidente della Bce è intervenuto ad un convegno organizzato dal Sueddeutsche Zeitung a Francoforte. &#8220;Tra imprese e consumatori la fiducia sta risalendo. Le previsioni di crescita sono state riviste al rialzo. E il credito bancario sta migliorando sia sul lato della domanda che su quello dell&#8217;offerta&#8221;. Insomma &#8220;la maggior parte deli indicatori suggerisce che sta prendendo piede una ripresa sostenuta&#8221;. Tuttavia &#8220;questo non significa che possiamo riposare sugli allori&#8221;, ha proseguito il capo della Bce. &#8220;Al contrario, la recente ripresa ci fornisce una finestra di opportunità, con le condizioni per spingere in avanti le riforme che rendano l&#8217;area euro meno fragile e più resistente agli shock&#8221;.</p>
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		<title>Il Creditore ha un costo, il Debitore ha un ricavo. Vi sembra naturale?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2015 16:27:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
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					<description><![CDATA[A cura di Giovanni Palladino/ Oggi inizia il programma di “Quantitative Easing” (QE) della Banca Centrale Europea (BCE), che fornirà 60 miliardi di euro al mese (sino al settembre 2016) alle banche dell&#8217;eurozona. Si tratta di un generoso prestito a tasso zero che ha l&#8217;obiettivo di stimolare la ripresa economica in Europa (ma si noti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_9046" aria-describedby="caption-attachment-9046" style="width: 795px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/banca-centrale-europea.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-9046" alt="banca-centrale-europea" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/banca-centrale-europea.jpg" width="795" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/banca-centrale-europea.jpg 795w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/banca-centrale-europea-300x175.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/banca-centrale-europea-460x270.jpg 460w" sizes="auto, (max-width: 795px) 100vw, 795px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9046" class="wp-caption-text">Banca Centrale Europea</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">A cura di Giovanni Palladino/</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi inizia il programma di <strong>“Quantitative Easing”</strong> (QE) della <strong>Banca Centrale Europea</strong> (BCE), che fornirà <strong>60 miliardi di euro al mese</strong> (sino al settembre 2016) <strong>alle banche dell&#8217;eurozona</strong>. Si tratta di un generoso prestito a tasso zero che ha l&#8217;obiettivo di stimolare la ripresa economica in Europa (ma si noti bene: il prestito non è a fondo perduto: un giorno &#8211; non si sa quando &#8211; dovrà essere restituito dalle banche alla BCE). Allo stesso tempo la Banca Centrale dovrà acquistare sui mercati finanziari titoli di Stato europei e altre obbligazioni europee per un importo analogo di 60 miliardi al mese. Ma a una condizione: il rendimento massimo negativo di questi acquisti non deve superare lo 0,2% all&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Rendimento negativo? E&#8217; mai possibile? Sì&#8217;, perchè con l&#8217;arrivo del QE è stata smentita una prassi dell&#8217;economia creditizia e finanziaria, dove chi eroga un prestito riceve un ricavo periodico e chi riceve un prestito paga un costo. La grande “innovazione” è che grazie al QE può anche avvenire che il creditore finisca per avere un costo e il debitore un ricavo. Infatti, se un investitore acquista un titolo obbligazionario a un prezzo superiore a quello finale di rimborso, può subire una minusvalenza di capitale superiore all&#8217;importo degli interessi incassati. E il debitore può alla fine rimborsare il prestito con un guadagno, perchè rimborsa un importo inferiore al capitale ricevuto.</p>
<figure id="attachment_9049" aria-describedby="caption-attachment-9049" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giovanni-palladino.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-9049 " alt="giovanni-palladino" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giovanni-palladino-300x300.jpg" width="300" height="300" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giovanni-palladino-300x299.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giovanni-palladino-150x150.jpg 150w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giovanni-palladino-270x270.jpg 270w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giovanni-palladino-50x50.jpg 50w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/giovanni-palladino.jpg 681w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9049" class="wp-caption-text">Giovanni Palladino</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; quanto sta avvenendo in Germania, dove l&#8217;ultima emissione di titoli di Stato a 5 anni è stata venduta con un rendimento finale (negativo per gli investitori e positivo per il Tesoro tedesco) dello 0,08% all&#8217;anno. Ma sul mercato finanziario, dove si scambiano le vecchie emissioni dei titoli di Stato europei, ben 88 titoli (pari a un importo di 1.900 miliardi di euro) sui 346 titoli, che compongono l&#8217;Indice Bloomberg, mostrano un rendimento negativo, perchè hanno un prezzo talmente alto che &#8211; se mantenuti in portafoglio sino alla loro scadenza – gli interessi incassati non copriranno la minusvalenza subita sul capitale investito (se compro a 105 e vengo rimborsato a 100, la minusvalenza di 5 potrebbe risultare superiore agli interessi incassati).</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; la naturale conseguenza del crollo dei tassi d&#8217;interesse (ormai pari o vicini allo zero) sul mercato obbligazionario europeo, crollo avvenuto negli ultimi mesi per l&#8217;annuncio ufficiale dell&#8217;arrivo del QE, che aumenterà sensibilmente la domanda di titoli e quindi le loro quotazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi è l&#8217;inventore di questo “miracolo” (per il debitore) e “disgrazia” (per il creditore) ? E&#8217; il Prof. Ben Bernanke, studioso della “Grande Crisi” degli anni &#8217;30. A suo parere quella lunga depressione non vi sarebbe stata, se la Banca Centrale Usa &#8211; invece di ridurre la liquidità in circolazione &#8211; avesse attuato subito il QE. Soluzione che Bernanke propose nel 2001 al governo giapponese, quando fu assunto come consulente economico della Banca Centrale del Giappone (BOJ).</p>
<p style="text-align: justify;">Le banche giapponesi si videro così inondare in pochi anni di una enorme liquidità aggiuntiva (pari a $250 miliardi), che tuttavia ritornò in gran parte nelle casse della BOJ (alla voce “riserve in eccesso” del sistema bancario), perchè le imprese e le famiglie giapponesi non mostrarono una gran propensione a richiedere prestiti bancari per il perdurante clima recessivo. In gergo si dice: il cavallo non vuole bere. Quindi nel marzo 2006 la “cura Bernanke” fu interrotta, perchè non aveva motivato il cavallo a bere.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2007 Bernanke fu eletto al vertice della Banca Centrale Usa (la famosa FED) e un anno dopo &#8211; allo scoppio di un&#8217;altra “Grande Crisi” &#8211; egli riprese la cura da lui suggerita senza successo ai giapponesi. Il QE americano dapprima puntò a salvare dal fallimento le grandi banche d&#8217;investimento (o, meglio, di pura speculazione finanziaria) e poi a dare una forte spinta alla ripresa economica negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Così in soltanto sei anni la FED ha erogato nuova liquidità alle banche Usa per ben $3.900 miliardi, ma non tutta è finita a sostegno dell&#8217;economia reale. Infatti, al 4 marzo 2015 le banche americane risultano aver depositato presso la FED come “riserva obbligatoria” $99 miliardi e come “riserve in eccesso” (cioè non utilizzate in prestiti bancari alle famiglie e alle imprese) ben $2.426 miliardi! Nel 2007 queste riserve erano pari a zero&#8230;..</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò vuol dire che il 62% del QE Usa si trova sterilizzato nelle casse della Banca Centrale. Ma allora perchè si dice che il QE (dopo il fallimento in Giappone) è stato “miracoloso” per l&#8217;economia Usa, dove il tasso di disoccupazione è sceso al 5,5%? Questa cifra è vera, ma è poco noto che la discesa è dovuta in gran parte a un aumento dell&#8217;occupazione precaria a basso costo e, sopratutto, è poco noto che dal 2007 al 2014 il numero dei lavoratori americani “full time” si è ridotto da 121,1 a 116,4 milioni e che il tasso di partecipazione della popolazione attiva al mondo del lavoro si è ridotto dal 67,2% al 62,8%.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non si dice da mesi che l&#8217;occupazione è in aumento grazie al QE ? Sì, ma non si dice quanti americani hanno lasciato il mondo del lavoro a causa dei licenziamenti e dei pensionamenti. In pratica si segue il “metodo Renzi”, che giorni fa ha dichiarato: “L&#8217;ENI ha assunto 300 nuovi lavoratori!”. Ma Renzi non ha precisato che allo stesso tempo l&#8217;ENI ne ha licenziati 2.500&#8230;..</p>
<p style="text-align: justify;">La verità è che le conseguenze più importanti (e pericolose) della politica monetaria ultraespansiva adottata dal Giappone e dagli Stati Uniti sono state:</p>
<p style="text-align: justify;">• un “boom” artificiale della Borsa di Tokyo e di Wall Street;</p>
<p style="text-align: justify;">• un crollo dei tassi d&#8217;interesse che ha favorito quel “boom”;</p>
<p style="text-align: justify;">• un forte aumento dell&#8217;attività speculativa sui mercati finanziari, come naturale conseguenza della politica monetaria “accomodante” delle Banche Centrali:</p>
<p style="text-align: justify;">• un forte aumento dei prestiti al consumo (sopratutto per l&#8217;acquisto di auto) erogati per lo più a famiglie con basso reddito;</p>
<p style="text-align: justify;">• l&#8217;avvio di una pericolosa “guerra delle monete”, molte delle quali puntano a svalutarsi (euro, yen, yuan, sterlina) per guadagnare maggiore competitività nei confronti del dollaro, sotto il quale si sta tuttavia innescando la “bomba” di un debito pubblico e privato alla lunga insostenibile per la più importante valuta di riserva internazionale quale è il dollaro.</p>
<p style="text-align: justify;"> Presto il vero “spread” da osservare sarà quello fra i “Treasury bonds” Usa a 10 anni e il “bund” decennale tedesco, “spread” ora giunto a quasi 200 punti, cioè pari a più del doppio di quello italiano e spagnolo, e quasi pari al doppio di quello portoghese! Nessuno si chiede perchè i rendimenti dei titoli del Tesoro Usa stanno salendo insieme al tasso di cambio del dollaro? Sono due valori che non dovrebbero procedere nella stessa direzione: se uno sale, l&#8217;altro dovrebbe scendere e viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta sta nelle seguenti cifre: al 31 dicembre 2014 il debito pubblico Usa di $18.010 miliardi (più che raddoppiato con Obama) era coperto per il 36,6% dalla FED e da altre Banche Centrali (soprattutto la cinese e la giapponese), per il 33,6% da investitori privati e per il 29,8% da enti pubblici statunitensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò significa che BEN DUE TERZI del debito è finanziato da mani PUBBLICHE e solo UN TERZO da mani PRIVATE, che evidentemente non si fidano molto della credibilità finanziaria dello zio Sam. E ora inizia a non fidarsi neppure il più grande creditore straniero degli Stati Uniti, la Bank of China, che dallo scorso anno ha iniziato a non comprare più i titoli del Tesoro Usa con lo stesso “entusiasmo” di un tempo: nel dicembre 2013 la Cina possedeva $1.270 miliardi di questi titoli, importo sceso a $1.244 miliardi nel dicembre 2014, pur continuando ad essere molto alto il suo surplus commerciale con gli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto la risposta alla domanda (“perchè il costo dei titoli pubblici Usa sta salendo, mentre quello dei titoli pubblici dell&#8217;eurozona sta scendendo?”) è la seguente: la FED ha deciso lo scorso ottobre di chiudere le operazioni di QE, mentre la BCE le fa partire oggi. Ne consegue che il Tesoro Usa non ha più il sostegno della mano pubblica (cioè della FED e ora anche della Bank of China), mentre i titoli in euro&#8230;&#8230;..</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso sembra che la FED voglia “minacciare” di alzare a giugno &#8211; dopo ben sette anni &#8211; il livello dei tassi d&#8217;interesse. Ma gli speculatori di Borsa urlano: NON FARLO ! E&#8217; evidente che ormai la Fed è “prigioniera” di Wall Street. Ma è sopratutto evidente che “stampare” credito per le banche con il QE serve poco all&#8217;economia reale, se poi le banche lo restituiscono alla Banca Centrale facendo aumentare le “riserve in eccesso” o se lo utilizzano solo per comprare titoli di Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Temo che lo stesso avverrà con il QE della BCE. Il cavallo tornerà a bere solo quando si creeranno le condizioni favorevoli per gli investimenti da parte delle imprese: meno risorse finanziarie bruciate dal settore pubblico dell&#8217;economia e meno risorse a disposizione di una selvaggia speculazione finanziaria, che andrebbe abolita per legge. Sino a oggi la storia dimostra che il QE è servito per lo più ad aggravare &#8211; in Giappone e negli Stati Uniti &#8211; entrambi i suddetti difetti. Chi continua a credere che il QE sia “miracoloso”, potrebbe presto restare deluso. Gli articifi contabili alla lunga non pagano.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Mario Draghi: ripresa fragile. Occorrono riforme ambiziose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2014 14:41:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Eurogruppo]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8221;Abbiamo osservato che il secondo trimestre ha assistito a uno stallo della crescita dopo tre trimestri di ripresa. Continuiamo a credere che la ripresa continuera&#8217;, anche se a ritmo modesto. E&#8217; fragile, disomogena e non continua, pero&#8217; secondo noi sta continunando&#8221;. Lo ha affermato il presidente della Bce, Mario Draghi, al termine della riunione dell&#8217;Eurogruppo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_8195" aria-describedby="caption-attachment-8195" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8195" alt="mario-draghi" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi.jpg" width="790" height="466" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi.jpg 790w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi-300x176.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/mario-draghi-457x270.jpg 457w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></a><figcaption id="caption-attachment-8195" class="wp-caption-text">Mario Draghi &#8211; Presidente della Bce</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">&#8221;Abbiamo osservato che il secondo trimestre ha assistito a uno stallo della crescita dopo tre trimestri di ripresa. Continuiamo a credere che la ripresa continuera&#8217;, anche se a ritmo modesto. E&#8217; fragile, disomogena e non continua, pero&#8217; secondo noi sta continunando&#8221;. Lo ha affermato il presidente della Bce, Mario Draghi, al termine della riunione dell&#8217;Eurogruppo a Milano, alla quale ha partecipato.</p>
<p style="text-align: justify;">Eurogruppo, che nella sua prima riunione dopo la pausa estiva, ha &#8221;riconfermato il proprio impegno a ridurre effettivamente il carico fiscale sul lavoro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8221;Ridurre il cuneo fiscale e&#8217; una delle principali riforme che rendera&#8217; le nostre economie piu&#8217; competitive&#8221;, ha affermato in conferenza stampa il presidente dell&#8217;Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. &#8221;Ci sara&#8217; un ritorno degli investimenti necessari per alimentare la crescita e l&#8217;occupazione, uno dei punti fondamentali della riunione di oggi e&#8217; stato quello di porre l&#8217;accento sulle riforme strutturali perche&#8217; il ritorno degli investimenti vuol dire riforme strutturali piu&#8217; ambiziose, tutti siamo d&#8217;accordo su questo punto&#8221;, ha poi sottolineato Draghi. &#8221;E&#8217; necessario avere con urgenza riforme strutturali &#8211; ha proseguito &#8211; e i paesi devono affrontare le raccomandazioni specifiche per il 2014 in maniera determinata, perche&#8217; la politica monetaria da sola non basta senza riforme strutturali serie&#8221; ASCA</p>
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		<title>Mario Draghi &#8220;tagliente&#8221;: negli Stati Uniti hanno sbagliato la loro previsione su euro &#8211; area</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2013 12:57:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Corneli / Mentre il presidente Barack Obama si apprestava a rendere nota la scelta del successore di Ben Bernanke, il presidente della Bce, Mario Draghi, teneva una conferenza all’Harvard Kennedy School di Cambridge in cui illustrava, con rara efficacia e sintesi, le ragioni e le radici profonde del processo di integrazione europea attraverso il mercato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_6429" aria-describedby="caption-attachment-6429" style="width: 495px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="Maio-Draghi-ComunicareItali" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Maio-Draghi-ComunicareItali.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-6429" title="Maio-Draghi-ComunicareItali" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Maio-Draghi-ComunicareItali.jpg" alt="Mario Draghi" width="495" height="278" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Maio-Draghi-ComunicareItali.jpg 495w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Maio-Draghi-ComunicareItali-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Maio-Draghi-ComunicareItali-480x270.jpg 480w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Maio-Draghi-ComunicareItali-469x263.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/Maio-Draghi-ComunicareItali-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a><figcaption id="caption-attachment-6429" class="wp-caption-text">Mario Draghi</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di Alessandro Corneli /</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre il presidente <strong>Barack Obama</strong> si apprestava a rendere nota la scelta del successore di <strong>Ben Bernanke</strong>, il presidente della Bce, <strong>Mario Draghi</strong>, teneva una conferenza all<strong>’Harvard Kennedy School di Cambridge</strong> in cui illustrava, <strong>con rara efficacia e sintesi</strong>, le ragioni e le radici profonde del processo di integrazione europea attraverso il mercato unico, la moneta unica e un sistema bancario unico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MARIO DRAGHI SU EURO AREA: DA STATI UNITI  PREVISIONE ERRATA</strong><br />
Proprio alla fine dell’intervento, <strong>Draghi è stato tagliente</strong>: “Nei giorni bui della crisi – ha detto – alcuni commentatori da questa parte dell’Atlantico (cioè negli Stati Uniti – ndr), guardando l’euro-area, erano convinti che sarebbe fallita. Hanno sbagliato nella loro previsione”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>EURO ZONA: STATI MEMBRI DETERMINATI AD ANDARE AVANTI</strong><br />
Distinguendo tra un’area di libero scambio e un mercato unico, e sottolineando che la prima prevede la possibilità, per un partner, di ritirarsi, mentre la seconda è irreversibile, <strong>Draghi ha messo in chiaro la determinazione dei Paesi membri dell’eurozona di andare fino in fondo con tutte le implicazioni politiche che ne derivano</strong> e che non tolgono ai singoli Stati-membri  la capacità di fare meglio e di ricavare dall’unione i massimi vantaggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MARIO DRAGHI AVVERTE JANET YELLEN</strong><br />
I punti fermi di Draghi sono giunti a proposito poiché il presidente designato della Fed, la sua attuale vice presidente, Janet Yellen, più favorevole dello stesso Bernanke alla concessione dei maxi stimoli, dovrà decidere la tempistica  del progressivo ridimensionamento delle misure anti-crisi, ovvero la riduzione dell’immissione di nuova liquidità, attualmente intorno agli 85 miliardi di dollari al mese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>YELLEN DOVRA&#8217; GESTIRE ALLUVIONE DI DOLLARI CHE PREOCCUPA ANCHE CINA E GIAPPONE</strong><br />
La <strong>Yellen assumerà l’incarico a gennaio</strong>, quando, probabilmente, l’attuale impasse dello shutdown sarà stata superata, <strong>poiché un default provocherebbe una recessione come quella del 2008 o peggio</strong>. Ma è chiaro che dovrà gestire l’alluvione di dollari che nel corso di questi ultimi anni ha invaso il mondo e che ha <strong>allarmato non poco la Cina e il Giappone.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il traguardo di una disoccupazione al 6-5% è duro da conseguire e, con i dollari già in circolazione, ci si attende una spinta inflazionistica, che l’Europa non vuole importare, anche se potrebbe far crescere la domanda dei beni importati dagli americani. Se è vero che la Bce è sulla strada di assumere un ruolo analogo a quello della Bce, diverge la valutazione sul ruolo della liquidità (inflazione) sullo sviluppo economico. <strong>La Bce non cederà su questo punto</strong>. Draghi lo ha fatto capire con chiarezza, togliendo speranza, in alcuni Paesi europei, circa un futuro prossimo allentamento della politica di rigore.</p>
<p style="text-align: justify;">Una buona moneta, sembra sostenere Draghi, obbliga a una sana competizione e a cercare di migliorare la competitività. Le sub-aree dell’eurozona che non ne sono convinte, devono ricredersi e gli Stati Uniti devono frenare l’afflusso di dollari prima di provocare un incendio mondiale da cui essi stessi non potrebbero salvarsi. Negli ambienti della Fed si afferma che gli incentivi (creazione di liquidità) saranno sospesi a partire dalla metà del prossimo anno. Una buona notizia per la politica fin qui tenuta dalla Bce.</p>
<p style="text-align: justify;">In prospettiva, spetterà proprio alla Yellen e a Draghi verificare i tempi e i modi per la costruzione della grande area economica euro-americana, ovvero come conciliare economia finanziaria ed economia reale.</p>
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		<title>Salvare l&#8217;Italia sciogliendo l&#8217;Euro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Il Parlamentare]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 May 2013 17:02:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Brigitte Granville, Hans-Olaf Henkel e Stefan Kawalec Alla vigilia della guerra civile americana, Abraham Lincoln pronunciò la famosa frase &#8220;una casa divisa non può stare in piedi.&#8221; Oggi, l&#8217;Unione Europea &#8211; impegnata da decenni alla ricerca di un&#8217; &#8220;unione sempre più stretta&#8221; &#8211; deve confrontarsi con una straziante verità. La massima di Lincoln deve essere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5972" aria-describedby="caption-attachment-5972" style="width: 469px" class="wp-caption aligncenter"><a class="lightbox" title="eurocrack" href="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eurocrack1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5972" title="eurocrack" src="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eurocrack1.jpg" alt="salvare l'Italia sciogliendo l'Euro" width="469" height="263" srcset="https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eurocrack1.jpg 469w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eurocrack1-300x168.jpg 300w, https://ilparlamentare.it/wp-content/uploads/eurocrack1-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5972" class="wp-caption-text">salvare l&#39;Italia sciogliendo l&#39;Euro</figcaption></figure>
<p style="text-align: center;">di <strong>Brigitte Granville, Hans-Olaf Henkel e Stefan Kawalec</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alla vigilia della guerra civile americana, <strong>Abraham Lincoln</strong> pronunciò la famosa frase &#8220;<strong>una casa divisa non può stare in piedi.&#8221;</strong> Oggi, l&#8217;Unione Europea &#8211; impegnata da decenni alla ricerca di un&#8217; <strong>&#8220;unione sempre più stretta&#8221;</strong> &#8211; deve confrontarsi con una straziante verità. La massima di Lincoln deve essere letta al contrario. <strong>Affinché l&#8217;UE possa sopravvivere, l&#8217;euro si deve sciogliere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tra il trattato di Roma del 1957 e l&#8217;Atto unico europeo, del 1986, i governi europei hanno portato avanti la più grande rivoluzione pacifica che il continente abbia mai visto nella sua lunga e travagliata storia. La creazione di una moneta unica europea avrebbe dovuto basarsi su questo notevole successo. Era supposta essere il successivo fondamentale passo verso una maggiore unità e prosperità. La crisi economica nell&#8217;Europa meridionale mostra che invece il regime dell&#8217;euro, almeno nella sua forma attuale, è diventato una minaccia mortale per entrambi questi obiettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Cipro sono intrappolati nella recessione e non possono riconquistare la competitività svalutando le loro monete. Le economie del nord della zona euro hanno dovuto partecipare a ripetuti salvataggi mettendo da parte ogni principio di finanza prudente. Un circolo vizioso di risentimento e populismo a sud e un rafforzamento del nazionalismo a nord stanno lacerando l&#8217;unione.</p>
<p style="text-align: justify;">E la crisi non è ancora finita. La Francia, la seconda economia più grande d&#8217;Europa, sta sprofondando in una grave crisi economica. Come i paesi del sud, deve riguadagnare competitività, ma come loro, essendo parte del sistema dell&#8217;euro, manca dello strumento necessario. A causa delle sue dimensioni e per il ruolo guida che ha avuto nell&#8217;evoluzione dell&#8217;UE, la Francia, come sosteniamo nella parte 2 di questo articolo, sarà fondamentale per spezzare il circolo vizioso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GAP DI COMPETITIVITA</strong>&#8216;<br />
Prima, però, che cosa è andato storto? La moneta unica europea si supponeva dovesse facilitare il funzionamento dell&#8217;economia europea. Con la fissazione del tasso di cambio nominale e l&#8217;eliminazione del rischio di cambio, l&#8217;euro avrebbe dovuto realizzare la convergenza tra le economie più forti e quelle più deboli dell&#8217;eurozona &#8211; il cosiddetto centro e periferia. Il capitale sarebbe fluito dai paesi in surplus nei conti con l&#8217;estero verso i paesi nella necessità di prendere in prestito, aumentando la produttività e la crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">La realtà è stata diversa. La moneta unica ha fissato &#8211; anzi, ha peggiorato &#8211; il divario di competitività causato dalle differenze nei tassi di inflazione e nei costi unitari del lavoro. Gli squilibri esteri sono cresciuti. Nel 1999-2011, i costi unitari del lavoro (le retribuzioni per unità di prodotto) in Grecia, Spagna, Portogallo e Francia sono aumentati rispetto alla Germania dal 19 al 26 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei paesi meno competitivi, questo ha prodotto dei deficit delle partite correnti dal 2 al 10 per cento del prodotto interno lordo nel 2010, e un avanzo delle partite correnti in Germania del 6 per cento del PIL. Avendo escluso la possibilità di svalutare, questi squilibri possono essere affrontati solo in due modi – o con la &#8220;svalutazione interna&#8221; o attraverso trasferimenti transfrontalieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Svalutazione interna significa che i paesi in deficit cercano di riguadagnare competitività attraverso la riduzione della spesa pubblica e l&#8217;aumento della pressione fiscale, che sperano possa abbassare i prezzi e i salari in crescita. L&#8217;effetto a breve termine sarà quello di indebolire la domanda interna.</p>
<p style="text-align: justify;">A meno che non vi sia una compensazione derivante dall&#8217;aumento della domanda estera &#8211; con i paesi in surplus, in particolare la Germania, che intraprendono una politica di stimolo che aumenti un po&#8217; l&#8217;inflazione &#8211; un&#8217; &#8220;austerità&#8221; di questo tipo metterà a repentaglio la crescita economica e, quindi, le finanze pubbliche dei paesi in deficit. Tuttavia, non vi è alcuna prospettiva che la Germania &#8211; insieme agli altri paesi economicamente simili nella zona nord dell&#8217;euro &#8211; possa accettare di attuare un tale stimolo, in quanto ciò sarebbe in contrasto con la sua cultura politica ed economica. Ciò farà aumentare i dubbi sulla sostenibilità finanziaria del debito pubblico dei paesi in deficit e sulla sostenibilità politica delle loro politiche di svalutazione interna.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ESEMPIO DELLA LETTONIA</strong><br />
La Lettonia e l&#8217;Islanda dimostrano come possono essere pesanti i costi economici e sociali della svalutazione interna, rispetto ai costi di una svalutazione esterna, o del cambio. Dal 2008 al 2010, il PIL in Islanda è diminuito solo della metà (svalutazione esterna) di quanto è diminuito in Lettonia (svalutazione interna).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;occupazione è scesa del 5 per cento in Islanda contro il 17 per cento in Lettonia. I sostenitori dell&#8217;euro possono anche dire che la svalutazione interna sta cominciando a funzionare &#8211; nei paesi in crisi dell&#8217;eurozona come la Grecia i salari reali hanno iniziato a diminuire rapidamente e le riforme strutturali hanno cominciato ad aumentare la produttività. Tuttavia, non è chiaro se la tolleranza politica della Lettonia per il collasso della produzione, dell&#8217;occupazione e dei redditi può essere riprodotta anche altrove.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;alternativa principale sono i trasferimenti. I paesi in deficit possono attutire la loro contrazione con dei trasferimenti dai paesi in surplus, invece che con la svalutazione interna. Il problema è che tali trasferimenti non saranno più indolori.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima del 2008, essi hanno assunto la forma di prestiti privati transfrontalieri ai governi e alle banche, che in molti casi hanno preso in prestito i soldi offrendo immobili come garanzia. Da quando nel 2008 è scoppiata la bolla del credito, questi flussi finanziari privati sono stati sostituiti da trasferimenti dai bilanci statali, che hanno fatto lievitare i deficit di bilancio e le passività implicite dei Paesi periferici nel sistema dei pagamenti della Banca Centrale Europea (noto come Target2). Senza i trasferimenti dalla Germania e dagli altri paesi del nord, la posizione fiscale di molte economie non competitive della zona euro è diventata insostenibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali trasferimenti proverranno dal denaro dei contribuenti &#8211; fornito sia direttamente attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità, sia indirettamente attraverso le banche dei paesi creditori. (Nel caso che le banche creditrici dovessero accettare qualche forma di ristrutturazione del debito sovrano, le banche dovranno essere ricapitalizzate con denaro fornito dai contribuenti nei paesi di origine.)</p>
<p style="text-align: justify;">Questa prospettiva è dinamite politica. Quindi tali trasferimenti sono subordinati a una rigorosa disciplina di bilancio e alle riforme strutturali. Nonostante le rigide condizionalità, i contribuenti / elettori nei paesi creditori come la Germania potrebbero non adattarsi mai all&#8217;idea, creando il rischio di una reazione anti-europea. Una reazione del genere diventerebbe una certezza nel caso fin troppo probabile che le regole venissero trasgredite o messe da parte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>STAMPARE MONETA<br />
</strong>Molti governi dei paesi debitori preferirebbero avere dei trasferimenti sotto forma di denaro stampato dalla BCE &#8211; con minori, eventuali, limiti. I funzionari francesi l&#8217;hanno detto esplicitamente. Ma il meglio che possono sperare sono gli acquisti di titoli di Stato a breve termine da parte della BCE (note come outright monetary transactions). Se dovessero essere attuati, questi saranno soggetti alle stesse rigide condizioni fiscali applicate ai trasferimenti dal MES.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, le prospettive per i Paesi debitori della zona euro sono di un inasprimento fiscale implacabile e di anni di domanda carente. Ciò si tradurrà in una contrazione o, nella migliore delle ipotesi, una stagnazione della produzione e degli standard di vita. Nel frattempo, sta crescendo il sentimento anti-UE e in particolare anti-tedesco – come dimostrano le scene per le strade di Nicosia dopo la crisi di Cipro.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Stati Uniti d&#8217;Europa potrebbero salvare la situazione? Alcuni tra i primi fautori dell&#8217;euro hanno riconosciuto alla fine degli anni &#8217;90 che il progetto comportava che &#8220;l&#8217;economia doveva guidare la politica.&#8221; Essi vedevano la moneta unica come un modo per mettere il continente su un percorso irreversibile verso una piena unione politica &#8211; un obiettivo che gli elettori europei avrebbero rifiutato se gli fosse stato chiesto in maniera diretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Una maggiore mobilità del lavoro potrebbe essere uno degli elementi di questa unione. Si potrebbero immaginare le popolazioni dei paesi depressi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l&#8217;Italia, emigrare verso i paesi ricchi come la Germania e la Finlandia. In questo scenario, interi paesi potrebbero finire per somigliare a delle spopolate regioni rurali &#8211; come quelle regioni della Francia, negli anni del dopoguerra, che i giovani ben istruiti abbandonavano in massa spostandosi verso le città e lasciando dietro di sé una popolazione invecchiata, pesantemente dipendente dalle assicurazioni sociali. Le barriere linguistiche e culturali rendono comunque improbabile questa forma di aggiustamento economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece, gli appassionati dell&#8217;euro puntano le loro speranze su una unione fiscale. I trasferimenti dovrebbero prendere il posto delle migrazioni &#8211; e un nuovo quadro di responsabilità politica dovrebbe prevenire gli abusi (il cosiddetto problema del free-rider) e gestire le tensioni. Purtroppo, anche se questo sarebbe possibile, le divergenze di competitività rimarrebbero.</p>
<p style="text-align: justify;">Consideriamo i casi della Germania orientale e del sud Italia. Nella riunificazione tedesca del 1990, i salari della ex Germania orientale sono stati convertiti in marchi tedeschi 1-a-1, abbattendo in un colpo solo la competitività della Germania orientale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TRASFERIMENTI TEDESCHI<br />
</strong>In ciascuno degli anni seguenti la riunificazione, la Germania orientale ha ricevuto trasferimenti per il 4 per cento del PIL tedesco. Eppure la convergenza non c&#8217;è stata &#8211; persone giovani e istruite continuano a migrare verso la Germania occidentale. Nemmeno nel Sud Italia c&#8217;è stata convergenza, nonostante decenni di trasferimenti. La disoccupazione è il doppio di quella del Nord Italia, e il PIL privato pro capite è meno della metà.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi c&#8217;è la politica. I paesi non competitivi dell&#8217;eurozona non possono sperare di ricevere trasferimenti del valore del 25 per cento del loro PIL ogni anno, come la Germania orientale, o anche del 16 per cento del PIL, come nel sud Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa deve cedere &#8211; e dovrà essere il sistema dell&#8217;euro. Per preservare l&#8217;Unione europea, l&#8217;Unione monetaria deve essere smantellata. Il parallelo storico fin troppo rilevante è la difesa del gold standard nel periodo tra le due guerre, che arrivò quasi a distruggere la democrazia in tutto il mondo. Un solo paese può plausibilmente prendere l&#8217;iniziativa a favore di una divisione controllata del sistema dell&#8217;euro per mezzo di un&#8217;uscita comune e concordata dei paesi più competitivi. Questo paese è la Francia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta, come avremo modo di spiegare nella parte 2, il destino dell&#8217;Europa è nelle mani delle élite francesi. In linea con le sue migliori tradizioni politiche della &#8220;Fraternité&#8221;, la Francia dovrebbe promuovere una nuova strategia nel segno non del nazionalismo, ma di una solidarietà europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Una divisione del sistema dell&#8217;euro sarebbe nel migliore interesse sia della Francia che dell&#8217;Europa, perché accelerebbe il ritorno alla crescita economica dell&#8217;UE &#8211; l&#8217;unica sicura garanzia di stabilità e unità europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.bloomberg.com/news/2013-05-14/save-europe-split-the-euro.html" target="_blank">http://www.bloomberg.com/news/2013-05-14/save-europe-split-the-euro.html</a>.<br />
Traduzione: <a href="http://www.vincitorievinti.com/2013 /05/salviamo-leuropa-sciogliamo-leuro.html" target="_blank">http://www.vincitorievinti.com/2013 /05/salviamo-leuropa-sciogliamo-leuro.html</a> #. UZ8VuWQW5DQ.facebook)</p>
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